AMAZONIADE: LA SOCIETÀ DEL FUTURO – IL GURU

La rubrica di ComeDonChisciotte.org alla scoperta di Amazon assieme al giornalista e documentarista Massimiliano Cacciotti. AMAZONIADE sarà con noi per venti settimane, sempre di venerdì. Buona lettura e buona visione.

Venti capitoli e venti video, di settimana in settimana. È una sorta di viaggio agli inferi col biglietto di ritorno, quasi fossi un novello Dante, ma privo di un Virgilio a farmi da guida.

E allora, visto che Virgilio non c’è, in questo lungo viaggio mi accompagnate voi?

AMAZONIADE CAPITOLO 16

Il guru

Di Massimiliano Cacciotti per ComeDonChisciotte.org

Oggi, in pausa, vado a prendere un caffè al distributore automatico. Dietro di me, in fila, c’è un tipo che mi fissa. Sento il suo sguardo, una roba così insistente che mi mette quasi in imbarazzo. Dopo un po’, il tipo decide di rompere gli indugi: “Oh, ma te lo devo proprio dire eh – mi fa – Sai, è da parecchi giorni che ti guardo, come ti muovi, come ti comporti qui”. “Ah sì? E perché?” gli faccio io, stupito. “Sì, perché sei diverso dagli altri. Tu non ti sbatti come un dannato, come un drogato, come fanno tutti qui. Tu vai tranquillo, col tuo passo, come se non te ne fregasse niente di niente. Sembri un guru!”

Un guru! Ci fermiamo a scherzare un po’ su questa cosa, nei quattro minuti che ci restano fino a fine pausa, sotto gli sguardi occhiuti e un po’ infastiditi della security, che però non interviene. Mi dice di chiamarsi Marco e che prima faceva il grafico in uno studio di pubblicità. Mi dice pure che vorrebbe essere come me, vorrebbe fare come me, fregarsene di tutto, ma alla fine, preso dall’ansia del rate, non ci riesce.

Quando torno in postazione, dopo avere ribedgiato il badge per segnalare la mia presenza, ho una sensazione strana: un guru! Non mi era mai successo di sentirmi il punto di riferimento di qualcuno, un ammirato modello di comportamento e di morale. Inconsapevole di esserlo, oltre tutto.

Mentre pacco i miei pacchi, mi accorgo di sentirmi diverso, quasi come se un’aureola mi avesse cinto la testa. M’immagino vestito di bianco, con un sari e un lungo bastone ricurvo, un Gandhi de’ noantri, leader di una silenziosa rivolta non violenta degli ultimi della terra. Luce e punto di riferimento delle masse. Certo, però, non è che ha fatto una gran bella fine quel Gandhi: poveraccio lui è morto ammazzato.

Forse, allora, se proprio devo essere guru, meglio essere un guru da macchietta, uno alla Riccardo Pazzaglia, l’attore amico di Renzo Arbore. Mi ricordo di un suo vecchio sketch da avanspettacolo, che poi anche altri hanno copiato: “Me ne vado a fare il guru” s’intitolava. E mi ricordo il coretto che lo spingeva a fare quella difficile scelta di vita: “Ma vattene a fare il guru, ma che me n’importa a me? Se tu vai a fare il guru, me fai nu regalo a me. Io chello pensavo sempre: sta grazia putess’ avé! Ma famm’ campà a me pure, va a fare il guru luntan’ a me!”

E poi io non sono il punto di riferimento di nessuno. Non ho nessuna rivolta non violenta da guidare. È solo che continua a farmi male la spalla, anche se meno dell’altro giorno e perciò ho abbassato il ritmo. È solo che mi pare che questa storia del rate per avere il blu badge, cioè il contratto a tempo indeterminato, è un’enorme sciocchezza. È solo che non vedo più né Sara, né Roberta al lavoro in postazione.

Certo che è strano che a loro le hanno mandate via e io, invece, sono ancora qui. Licenziano le stakanoviste rapide e bravissime e tengono in attività uno come me, uno che, a quanto pare, è il leader segreto dei briganti, il mito dei fancazzisti, uno che viaggia a ritmi lentissimi e con una spalla malandata.

E se non fosse un caso? E se volessero proprio così? Perché Sara e Roberta ci tenevano tanto e avrebbero fatto di tutto per avere il blue badge. Meglio mandarle via, prima di correre questo rischio. Uno come me, invece no. Si sa che, dopo un po’, uno come me scoppia di suo. E allora non romperà certo le scatole per avere il blue badge, uno come me, quando riceverà il benservito. E così avranno di nuovo i posti liberi per una nuova infornata di green badge, di paria ansiosi di fare il rate, gente da spremere e da licenziare qualche mese dopo.

Certo, sarebbe diabolico, se fosse così. E non lo so se è vero, non lo so se sto solo delirando per non sentire il dolore alla spalla. Però una cosa è certa: qui a Passo Corese di nuovi blu badge non credo proprio che ne verrà distribuito nessuno, che tu sia bravo o no. Di benserviti, invece, a decine di migliaia. Basta solo aspettare.

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