È peggio di quanto possiate immaginare

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Craig Murray
craigmurray.org.uk

I governi non possono prendere decisioni importanti in tempi brevissimi, se non nelle circostanze più estreme. In tutti gli Stati esistono meccanismi che prendono in considerazione le decisioni politiche, le soppesano, coinvolgono i vari dipartimenti dello Stato le cui attività sono interessate dalla decisione e giungono ad una conclusione, anche se non necessariamente positiva.

La decisione di interrompere i finanziamenti all’UNRWA non è stata presa da numerosi Stati occidentali in un solo giorno.

Nel Regno Unito, diversi ministeri hanno dovuto coordinarsi. Anche all’interno di un solo ministero, l’FCDO [L’Ufficio degli esteri, del Commonwealth e dello sviluppo], i vari punti di vista hanno dovuto essere coordinati attraverso comunicazioni scritte e riunioni interdipartimentali tra i dipartimenti che si occupano del Medio Oriente, delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti, dell’Europa e, naturalmente, tra la sezione diplomatica e quella dello sviluppo.

Questo processo avrebbe dovuto tenere conto dei pareri degli ambasciatori britannici a Tel Aviv, Doha, Il Cairo, Riyadh, Istanbul, Washington e alle Nazioni Unite a Ginevra e a New York.

Non si trattava necessariamente di un processo lungo, ma non era fattibile da un giorno all’altro, e non era nemmeno necessario che lo fosse. Non c’era alcun motivo pratico nell’annunciare il taglio dei finanziamenti all’UNRWA un giorno prima o un giorno dopo.

Si consideri che un processo parallelo doveva essere completato negli Stati Uniti, in Canada, in Germania, in Australia e in tutte le altre potenze occidentali che hanno contribuito alla fame a Gaza tagliando gli aiuti all’UNRWA.

Tutti questi Paesi avevano dovuto seguire le loro procedure, e solo grazie a un coordinamento preventivo – con settimane di anticipo – avevano poi annunciato tutti nello stesso giorno la distruzione del sistema di supporto vitale per i palestinesi, allora ridotti allo stremo.

E poi si consideri che ora sappiamo con certezza che gli israeliani non avevano prodotto alcuna prova della complicità dell’UNRWA nella resistenza di Hamas, prove su cui si sarebbero basate le decisioni di tutti questi Stati.

Non ho alcun dubbio che le élite politiche occidentali, strumenti pagati della macchina sionista, siano complici del genocidio dei palestinesi e della pulizia etnica di Gaza ad un livello molto più profondo di quanto la gente abbia ancora capito. Il rifiuto di Starmer e Sunak di prendere in considerazione la possibilità di porre fine alla vendita di armi e al sostegno militare a Israele non è dovuto all’inerzia o alla preoccupazione per l’industria delle armi. Il fatto è che sostengono attivamente la distruzione dei palestinesi.

La decisione coordinata delle nazioni occidentali di aggravare la carestia interrompendo i finanziamenti all’UNRWA era stata annunciata nel giro di un’ora, dopo la sentenza della Corte internazionale di giustizia secondo cui i gazesi erano a rischio immediato di genocidio, e aveva fatto sparire dai titoli dei media la sentenza sfavorevole a Israele.

Questo è stato il segnale più chiaro che le potenze occidentali non sarebbero state costrette dal diritto internazionale o dalle istituzioni a far marcia indietro di fronte ad un genocidio.

Alle potenze occidentali non importa un fico secco di 16.000 neonati palestinesi massacrati. Nessuna prova di fosse comuni negli ospedali le smuoverà. Sapevano che il genocidio era in atto e hanno continuato attivamente ad armarlo e a favorirlo.

Questo genocidio è l’obiettivo desiderato dall’Occidente. Nessun’altra spiegazione è lontanamente plausibile.

Non ho mai creduto alla tesi secondo cui Biden starebbe cercando di frenare Netanyahu, mentre, contemporaneamente, arma e finanzia Netanyahu e utilizza le forze statunitensi per combattere al suo fianco.

Biden non sta facendo alcuno sforzo per frenare Netanyahu. Biden sostiene pienamente il genocidio.

Me ne sono convinto ancora di più quando ho ripensato agli omicidi commessi dagli israeliani sulla Mavi Mamara, nel 2010, quando avevano assassinato dieci operatori umanitari disarmati che tentavano di consegnare aiuti alla Freedom Flotilla a Gaza. Le azioni di Israele erano state chiaramente omicide e in violazione del diritto internazionale. Joe Biden, in qualità di Vicepresidente, aveva difeso Israele con fermezza. È essenziale capire che Joe il genocida è sempre stato Joe il genocida.

[Il vicepresidente] Joe Biden ha preso l’iniziativa di difendere il raid [israeliano] di fronte all’opinione pubblica statunitense. In un’intervista alla PBS, ha descritto il raid come “legittimo” e ha sostenuto che gli organizzatori della flottiglia avrebbero potuto sbarcare altrove prima di trasferire gli aiuti a Gaza. “Quindi qual è il problema? Qual è il problema nel voler a tutti i costi andare direttamente a Gaza?” ha chiesto Biden a proposito della missione umanitaria. “Beh, è legittimo che Israele dica: ‘Non so cosa ci sia su quella nave. Questi tizi stanno lanciando otto – tremila razzi sul mio popolo'”.

Biden non è stato ingannato da Netanyahu. Sta attivamente favorendo Netanyahu e condivide con lui l’obiettivo della piena occupazione israeliana di Gaza dopo che il popolo palestinese sarà stato massacrato o espulso nel Sinai. Condivide con Netanyahu anche l’obiettivo di un più ampio conflitto regionale in cui gli Stati Uniti e gli Stati del Golfo dovrebbero combattere insieme ad Israele contro Iran, Siria, Yemen ed Hezbollah. Questa è la loro visione comune del Medio Oriente: il Grande Israele e l’egemonia statunitense che opera attraverso le monarchie sunnite.

Se credete a tutte le dichiarazioni della Casa Bianca sul tentativo di Biden di frenare Netanyahu, vi suggerisco di guardare invece ai portavoce della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato che rifiutano di accettare ogni singolo caso di atrocità israeliana e si rimettono a Israele per ogni singolo crimine.

Attualmente mi trovo in Pakistan e devo dire che è stato un grande sollievo trovarmi in un Paese in cui tutti capiscono perché l’ISIS, Al Nusra ecc. non hanno mai attaccato gli interessi israeliani e vedono esattamente cosa stanno facendo i governi occidentali per Gaza. Ciò che viene compreso dai Paesi in via di sviluppo è fortunatamente compreso anche dalla generazione Z in Occidente.

I regimi arabi del Golfo e della Giordania dipendono dai servizi di sicurezza e dalla sorveglianza israeliana e statunitense per proteggersi dai propri popoli. La mancanza di proteste di piazza davvero massicce contro i loro regimi da parte dei popoli arabi è una testimonianza diretta dell’efficacia di questa feroce repressione, soprattutto quando Stati come la Giordania combattono effettivamente a fianco di Israele contro le armi iraniane.

La carta anti-iraniana è ovviamente il trucco che Biden e Netanyahu hanno ancora da giocare. Promuovendo un’escalation con l’Iran, i politici occidentali hanno potuto sostenere che le ragioni per armare Israele sono reali – e credo siano rimasti sinceramente perplessi quando hanno scoperto che l’opinione pubblica non se l’è bevuta.

Per quanto riguarda Gaza, la classe politica, in tutto il mondo occidentale e arabo, è completamente distaccata dal popolo. Assistiamo alla repressione in tutto il mondo, mentre conferenze pacifiche vengono prese d’assalto dalla polizia in Germania, gli studenti vengono picchiati dalla polizia nei campus americani e nel Regno Unito anziani bianchi come me sono oggetto di quel tipo di continue molestie che da tempo subiscono i giovani musulmani.

Questo non è il lavoro di Netanyahu che opera come una canaglia. In tutto il mondo occidentale è il risultato delle macchinazioni di una classe politica di professionisti sottomessi al sionismo, con la supremazia di Israele come articolo di fede fondamentale.

I tempi non sono così bui per caso. È voluto che siano così bui.

Craig Murray

Fonte: craigmurray.org.uk
Link: https://www.craigmurray.org.uk/archives/2024/04/worse-than-you-can-imagine/
26.04.2024
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Craig Murray è autore, divulgatore e attivista per i diritti umani. È stato ambasciatore britannico in Uzbekistan dall’agosto 2002 all’ottobre 2004 e rettore dell’Università di Dundee dal 2007 al 2010.

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