L'uso politico della droga

Capitolo I - Modelli Culturali: la fase romantica dei paradisi artificiali

L'uso politico della droga

Introduzione a cura della Redazione

Lo scorso luglio il viceministro degli Esteri iraniano per gli Affari politici Ali Bagheri Kani denunciava pubblicamente l'Occidente e il suo braccio armato, la Nato. Riferendosi alla ventennale presenza dell'Alleanza Atlantica a Kabul, svelava non proprio un dettaglio ma forse la chiave del conflitto e dell'occupazione militare: in Afghanistan, la produzione di narcotici è aumentata di 45 volte dall'inizio della cosiddetta "guerra al terrorismo" post 11 settembre 2001.

Droga e guerra; droga e Superpotenze; droga e governi; droga e crimine organizzato; droga e affari; droga e consumo di massa; droga e società; droga e evasione; droga e stordimento; droga e relazioni; droga e dipendenza; droga e psiche. Come nasce la cultura della droga.

In poche parole: l'uso politico della droga.

E' questo il tema che il Gruppo redazionale Società, Inchieste e Reportage di ComeDonChisciotte.org ha affrontato, indagato e analizzato attraverso una serie di articoli tematici e di approfondimento sul fenomeno "droga", ormai più che diffuso e gravemente penetrato nella nostra società, già disgregata e largamente impoverita; in cui aumentano costantemente aree di marginalità, di degrado urbano e suburbano, tanto da risultare uno dei principali vettori politici del caos.

In un mondo sempre più coscritto da obblighi e sofferenze, mascherati da libertà e opportunità, è importante chiedersi perchè i governi ormai tollerino e - come vedremo in diverse forme e maniere - promuovano e permettano la diffusione della droga. E cosa essa comporti davvero alla comunità, alla persona, sia individualmente che nel suo rapportarsi agli altri.

Alla fine, l'unico che gode veramente, è il Potere.

Buona lettura.

L'uso politico della droga

Capitolo I - Modelli Culturali: la fase romantica dei paradisi artificiali

Di Sonia Milone per ComeDonChisciotte.org

"Oh giusto sottile e possente oppio! Tu che costruisci nel seno delle tenebre, con i materiali immaginari del cervello, con una arte più profonda di quella di Prassitele e di Fidia, città e templi che superano in splendore Babilonia e tutte le altre città. Tu che dal caos di un sonno turbato da incubi evochi alla luce del sole i volti di bellezze da tempo sepolte; e fisionomie familiari, benedette, ripulite e terse dagli oltraggi della tomba. Tu solo puoi dare all'uomo quei tesori, tu possiedi le chiavi del paradiso o giusto, sottile e possente oppio!"

Con questa accorata invocazione si aprono le “Confessioni di un mangiatore inglese di oppio” (1822) di Thomas de Quincey, opera che dà inizio ad un’intensa riflessione sull'uso delle sostanze da parte dei letterati. Nonostante l’impiego di stupefacenti sia, infatti, antichissimo (si pensi a piante allucinogene come la mandragola nell’area del Mediterraneo), la droga entra nel piano discorsivo dell'Occidente solo nell'Ottocento e a discuterne non sono nè i medici nè i sociologi ma gli scrittori che la inscrivono necessariamente nell'orizzonte della cultura romantica.

Il libro de Quincey avrà grande influenza sulla letteratura successiva grazie, soprattutto, alla traduzione francese che ne farà Charles Baudelaire. L’uso della droga di de Quincey era iniziato, in realtà, per lenire violenti dolori fisici divenendo poi volontario e necessario, secondo un’ambiguità che è insita nello stesso termine greco “pharmakon” (farmaco) che significa sia rimedio che veleno.

Nella prima metà dell'Ottocento l'uso dell'oppio era già molto diffuso in Inghilterra sia tra le classi agiate sia fra i proletari che lo preferivano all'alcool assai più costoso. La stessa ”Enciclopèdie” annotava alla voce oppio: "si dice che generi un'allegria sorprendente nell'animo di chi lo ingerisce e che stordisca la mente con idee e piaceri che ammaliano". Nonostante de Quincey descriva nel suo libro anche le torture e l’umiliante schiavitù dello psicotropo, con il "papa della chiesa dell'oppio" - come amava definirsi - si inaugura quello che potremmo chiamare il periodo "romantico" della droga.

È il 1860 quando Charles Baudelaire pubblica “I paradisi artificiali” in cui descrive gli effetti che l'hashish e l'oppio esercitano sulla sua immaginazione poetica perdendosi fra sinestesie, corrispondenze, vortici e dilatazioni. Il libro avrà un successo enorme ed è, indubbiamente, un capolavoro letterario. (1)

Per lo scrittore l’attrazione per le sostanze deriva dalla ricerca del sublime che urge in ogni cuore: "L'uomo ha cercato nella scienza fisica, nella farmacia, nei più volgari liquori come nei profumi più sottili, sotto tutti i climi e in tutti i tempi, il modo di fuggire, anche per poche ore soltanto, alla sua prigione di fango, di conquistare in un sol colpo il Paradiso…. I vizi dell'uomo, per pieni di orrore che siano, contengono la prova del suo gusto per l'infinito". Tuttavia, scrive, "i cercatori di Paradisi fanno il loro inferno, lo preparano, lo scavano con successo la cui previsione forse li spaventerebbe".

Per tutto il testo il rapporto con le sostanze resta intessuto nell'ambiguità, al contempo, di fascinazione per i suoi poteri immaginifici e di ribrezzo per gli effetti tossicologici e la perdita di dominio sulla propria arte. La riflessione di Baudelaire, come quella della maggior parte degli scrittori dell'epoca, ruota fondamentalmente intorno al rapporto fra stupefacenti e creatività ed è proprio per seguire i principi superiori dell'arte che, alla fine, ne depreca l'abuso. Scrive, infatti, "l’hashish è fatta per miserabili oziosi" e "l'indomani, il terribile indomani, l’impossibilità di applicarsi a un lavoro continuo vi insegna crudelmente che avete giocato un gioco proibito".

A conclusione del saggio, riporta le parole del musicista Barbereu, quasi volendole ribadire a sé stesso: “Io non capisco come l’uomo razionale e spirituale possa servirsi di mezzi artificiali per arrivare alla beatitudine poetica, dal momento che l’entusiasmo e la volontà sono sufficienti per elevarlo a un’esistenza sovrannaturale”.

Baudelaire faceva parte del “Club des hashischins” insieme a scrittori e pittori del calibro di Delacroix, de Nerval, Gautier, Chenevard, Monnier, Daumier, Barberau, Clésinger, Feuchére e, occasionalmente, anche Balzac. Si ritrovavano la sera presso l’hôtel de Lauzun di Parigi per sperimentare le droghe come veicoli di esplorazioni estetiche ed ermeneutiche sotto la supervisione del dottor Jacques Moreau de Tours che ne annotava scientificamente gli effetti. Fu proprio de Tours ad introdurre l'hashish nei salotti parigini dell'Ottocento e ad "iniziare" la maggior parte degli artisti, dopo averla provata personalmente durante i suoi viaggi in Oriente.

Si tratta dei primi, ingenui, usi di sostanze psicoattive di cui non si conoscono ancora appieno gli effetti devastanti. Il sodalizio fra intellettuali e scienziati troverà numerosi esempi anche nei decenni successivi - Walter Benjamin e il dottor Fritz Fränkel, Ernst Jünger e il chimico Albert Hofmann (inventore dell’Lsd), Aldous Huxley e lo psichiatra Humphry Osmond - e testimonia la comune volontà di indagare le nuove sostanze. È un legame che, a volte, porta a confondere i confini disciplinari: lo stesso de Tours, ad esempio, quando redige un trattato medico sugli effetti dell'hashish utilizza ciò che ha scritto Gautier, che diventa così "letteratura scientifica”.

Con i poeti maledetti si crea, loro malgrado, lo stereotipo del legame droga, arte e ribellione. Un legame che da Baudelaire passa alla Beat Generation e ai rockers degli anni Sessanta del Novecento e arriva fino ai giorni nostri.

Il concetto di droga, infatti, muta nel corso degli anni e per comprenderlo appieno occorre approfondire lo sfondo immaginativo e culturale che ne modella l’uso, l’abuso e la distribuzione.

Gli scrittori iniziano a tematizzare la droga nei loro libri solo quando la cultura comincia a legittimare la sfera dell'irrazionale consentendo di esprimere ciò che prima veniva taciuto. Rimbaud, Poe, Coleridge sono poeti “male-detti” nel senso etimologico del termine: dire il male.

Sono, infatti, anni cruciali nella ricerca estetica. Con il Romanticismo si ha il superamento della millenaria concezione mimetica dell'arte. L’opera è il prodotto spontaneo e sorgivo del genio creatore che rifiuta ogni canone esterno prestabilito, dandosi da sè le proprie regole. Il concetto del tutto nuovo di arte come creazione viene elaborato da Kant e da Goethe, per il quale, prima ancora che "dar bellezza", esiste un "dar forma" che porta ad opere che sono anche brutte, ma in quanto espressione dell'istinto spontaneo dell'uomo sono più belle del bello. Sorge la nuova categoria estetica del “sublime” che diventa il baluardo della nascente sensibilità romantica contrapposta alla categoria del “bello” che ha la sua espressione più compiuta nel classico, ideale di perfezione improntato ai canoni di misura, proporzione e armonia.

È sotto l’egida del sublime che vengono rivalutati, ad esempio, il Medioevo barbarico, il Gotico vertiginoso, il Barocco ridondante e tutte quelle forme espressive che il monopolio della teoria del "bello" aveva emarginato dalla storia ufficiale dell’arte.

Se il classico è improntato alla ricerca del piacere estetico come sereno appagamento, equilibrio razionale e pacato distacco contemplativo, il sublime punta, all’opposto, a suscitare un turbinio di forti emozioni trascinando il soggetto in uno stato di tensione continua, perennemente insoddisfatta, dolorosa persino. Kant connoterà questa tensione estetica di una valenza religiosa poiché proprio l'esperienza del sublime rivela l'anelito dell'uomo verso l'assoluto.

Se la bellezza classica è, nella sua essenza, l’arte del limite, della misura e del finito, la sublimità è l’arte del sub-limen, cioè dell'oltrepassamento del limite, della dismisura e dell'infinito. Di qui, il gusto per la morte, per lo "sturm und drung" (tempesta e impeto) e il fascino per quei paesaggi "assoluti" in cui la natura si manifesta in tutta la sua terrificante, pericolosa, potenza. Sublime è ciò che stordisce, coinvolge e sconvolge, innalza e appassiona, commuove e incanta, trascinando in uno stato d'animo che non si può dominare con la razionalità ma da cui, anzi, si è vinti e soggiogati. Ecco perché il genio creatore deve arrischiarsi nei territori dell'estremo preferibili a quelli dell'artista mediocre che "non mirando ad alte vette non corre alcun pericolo".

Alla ricerca dei sentimenti più autentici dell'animo umano, in tensione verso il divino, l’arte reclama la possibilità di scavalcare regole fino allora inviolabili esaltando la valenza positiva della dimensione dell'eccesso.

Non sono solo i Romantici a collocare l’ispirazione in zone infere. Nel 1876, con la "Nascita della tragedia greca", Friedrich Nietzsche rovescia una volta per tutte l’idea di una Grecia tutta ordine e armonia dimostrando come, insieme a questa bellezza apollinea, ne esistesse un'altra gioiosa e pericolosa, selvaggia e conturbante, che denomina dionisiaca, in onore del dio del vino, dell'ebbrezza e della perdita di sé. In una parola, il dio dell’eccesso.

È il lato notturno del cielo ellenico che si popola di arcani iniziatici, riti dionisiaci, Misteri Eleusini. Se Apollo, il dio del sole che illumina i confini del mondo, concerne la moderazione e l'approccio logico alla vita, Dioniso, dio dell'oscurità in cui i limiti fra le cose si confondono, concerne l'approccio intuitivo, la passione, l'entusiasmo che, etimologicamente, significa ricevere il dio in sè, invasi dal furore divino e dalla possessione religiosa. Alla lira di Apollo si devono le arti visive, la poesia e la parola profetica del tempio di Delfi, a Dioniso l'arte invisibile della musica e il de-lirio rituale.

Nietzsche rintraccia la presenza dell'elemento dionisiaco nei canti in cui i popoli primitivi celebrano le sostanze narcotiche come il vino (2); nelle danze estatiche dell’epoca medioevale; nelle feste bacchiche dei popoli dell’Asia Minore da cui provengono quelle greche in cui si ha, però, il superamento della sfrenatezza istintuale orientale grazie all’influsso di Apollo che la trasfigura in potenziale creativo.

Questa bellezza dionisiaca e notturna, antitetica alla ragione, rimarrà celata sino alla fine dell’età moderna, per venire poi riscoperta come la fonte segreta e vitale delle espressioni più autentiche della cultura in un'Europa in cui ardeva lo spirito della rivoluzione, la nascita delle Nazioni, la riscoperta delle origini, i nuovi riti di fondazione.

Per Nietzsche la vera tragedia dell'Occidente è aver perso il tragico ma il processo è ormai irreversibile.(3) Il circolo dell'"eterno ritorno" non si può riavvolgere nell' "anello del Nibelungo" e le Valchirie non possono che cavalcare verso il nulla. Richard Wagner aspira a fondare il dramma, sul fluire di una musica infinita che dall'orchestra arrivi alla vita, ma Euripide ha girato il coro verso il pubblico e non più verso il Dio, demolendo per sempre le radici rituali del teatro e dell’arte tragica. La rottura di Nietzsche con Wagner sarà definitiva.

I Romantici sono gli ultimi a credere ad una rivitalizzazione del mito e a pensare che le società possano tornare a essere comunità in cui riaprire un percorso verso le profondità abissali del dionisiaco. Ma nell’Europa delle “magnifiche sorti e progressive” quella linea è ormai una vena atrofizzata. E non essendoci degli dei neanche l’ombra, l’ebbrezza diventa esperienza privata.

La droga si inscrive, dunque, in questa fenomenologia dell'eccesso che l'Ottocento connota romanticamente e che nulla ha a che vedere con la nostra visione moderna in cui essa non è altro che emarginazione, solitudine e degrado.

La droga rappresenta la terra dell’Altrove che Antonin Artaud va a cercare in Messico nel 1936 sulle tracce di una tribù dedita all'uso e al culto del peyote, un cactus dalle qualità allucinogene. (4) L'anno seguente pubblica "Al paese dei Tarahumara" in cui descrive il suo viaggio: “Il soggiogamento fisico era sempre presente. Quel cataclisma che era il mio corpo… Dopo ventotto giorni d'attesa, non ero ancora rientrato in me; bisognerebbe dire: uscito in me”. Per Artaud la droga funziona come una miccia per spalancare incessanti forme visionarie all’interno di una poetica che aspira a sospingere in uno stato di estasi e fervore, resuscitando le forze primordiali della vita congelate dall'intellettualismo astraente occidentale. Il suo è, innanzitutto, un urlo contro l'ordine costituito di una civiltà in cui l'industrializzazione stava portando alla mondializzazione dell’uomo tecnico-scientifico e alla definitiva scomparsa dell’uomo tragico.

La "radice diabolica" del peyote fu scoperta dal naturalista Francisco Hernández nel 1570, inviato da Filippo II a conoscere la botanica del Nuovo Mondo e i medicamenti usati dagli indiani. Alla fine dell'Ottocento sono molti gli studiosi incuriositi dalle sue proprietà allucinatorie, come il medico Louis Lewin che, dopo aver portato il peyote al Museo botanico di Berlino, inizia le ricerche farmacologiche che consentiranno di isolare l’alcaloide della mescalina. Nella sua opera principale, "Phantastika" (1924), descrive gli effetti delle varie droghe, l’uso rituale nelle società primitive e ne ricerca le tracce nei testi della letteratura e nelle fiabe. Lewin suddivide le sostanze psicotrope in cinque categorie: gli Euforici, gli Inebrianti, gli Ipnotici, gli Eccitanti e i Fantastici che saranno più tardi chiamati psichedelici. L’importanza di quest’opera pioneristica non sta tanto nel suo valore scientifico, che fu presto superato, ma nell’influsso che ebbe sulle generazioni di intellettuali successive come Aldous Huxley che recensì l’edizione inglese del libro.

In quegli anni, anche la cocaina diviene elemento narrativo. Ad esempio, ne "Alla ricerca del tempo perduto"(1913 - 1927), Marcel Proust descrive in più pagine, in modo preciso e appassionato, le sensazioni provate dai personaggi che la assumono, mentre Robert Desnos pubblica "L’ode à Coco" (1930), dedicando alla polvere bianca molte composizioni poetiche.

Nel 1924, nella sola Parigi si contano almeno 80.000 cocainomani. La Francia è, infatti, la maggiore "piazza" nella distribuzione di cocaina ma ben presto essa si diffonde anche in Inghilterra trovando un veicolo di propaganda nelle opere di un singolare autore come Aleister Crowley, che ne consiglia l’uso per aumentare le prestazioni sessuali e rendere più intenso l’amore. In un passo del suo "Diario di un cocainomane"(1920) scrive: “Rafforza i tuoi ardori con vino e droghe. Non aver paura: non ti faranno male!”.

Naturalmente, gli scrittori non spacciano cocaina: la droga, come ogni altro topos della letteratura, coglie ed esprime una presenza diffusa nella realtà dell’epoca, racconta un segno dei tempi, è il sintomo sublimato di un male oscuro non più occultabile della società.

Di Sonia Milone per ComeDonChisciotte.org

(L'uso politico della droga - Continua - 1/7)

Tutti gli articoli della serie

LEGGI – L’USO POLITICO DELLA DROGA – CAPITOLO I

LEGGI – L’OPPIO PER I POPOLI – L’USO POLITICO DELLA DROGA – CAPITOLO II

LEGGI – ALDOUS HUXLEY: LA DROGA COME STRUMENTO DI POTERE – CAPITOLO III

LEGGI – OPERAZIONE BLUEMOON: L’EROINA COME ARMA NARCOTIZZANTE – CAPITOLO IV

LEGGI – LA “FORMA DROGA” DELLA CULTURA CONTEMPORANEA – CAPITOLO V

LEGGI – DROGA, CARRIERA E DESTINO – CAPITOLO VI

DROGA: NARCO-CAPITALISMO E CULTURA DELLA DIPENDENZA – CAPITOLO VII

NOTE

(1) Naturalmente, Baudelaire, Artaud e gli altri grandi autori hanno e avrebbero scritto i loro capolavori anche senza l'uso di stupefacenti.

(2) La parola ubriaco viene da "hybris", che significa oltrepassamento dei limiti

(3) La complementarietà fra il sogno estatico apollineo e l'ebbrezza dionisiaca sono il fondamento dell’arte tragica greca che poi Socrate scinderà dando, secondo Nietzsche, inizio alla decadenza occidentale con la sua volontà di dominare la vita con il razionalismo.

(4) La piaga sociale dell'abuso di sostanze e della tossicodipendenza è un fenomeno esclusivamente Occidentale, non esiste nelle altre culture dove l'uso è cerimoniale.

Commenti (114)

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Mostra commenti 114 caricati
    1. oriundo2006 7 settembre 2023

      L'articolo mi è piaciuto, anche se sono nettamente minoritario. E' sacrosanto occuparsi di questo flagello e forse troppi critici non hanno bene inteso che l'autrice vuole riferirsi all' uso politico di queste sostanze e non ad altro. Attendiamo il seguito...!

    1. WarezSan 7 settembre 2023

      Mettiamo la parola FINE a tutte le scemenze frutto di leggende metropolitane, del tipo che la cannabis non crea danni o dipendenza di sorta, idem per la cocaina o l'eroina se usate "con moderazione" o che l'alcol è la droga che crea più assuefazione in assoluto.

      Un bel punto grosso come una casa per tagliare di netto tutte le scemenze, non fosse mai che qualche anima candida ci creda.

      Basta leggere gli studi effettuati, a seguire un bel grafico:

      https://snipboard.io/ce37hD.jpg

    1. GioCo 5 settembre 2023

      Rafforza i tuoi ardori con vino e droghe. Non aver paura: non ti faranno male!”
      Beh, detto da uno dei tanti camerieri di Moloch (santi finti e finti santi) è tutto un programma...

    1. warheit 5 settembre 2023

      potrebbero tranquillamente chiamarsi 'paradisi virtuali'.

    1. ignorans 5 settembre 2023

      Il primo di otto articoli sul tema: la droga. E al termine di otto articoli cosa rimane? Niente

    2. WarezSan 5 settembre 2023

      Questi articoli servono per portare allo scoperto chi ha avuto esperienze dirette ed ha studiato a fondo il fenomeno e chi invece vive di falsi miti vecchi di anni, stile chiacchiere da bar.
      Gente convinta che la cocaina sia roba da ricchi, da jet-set, o che enunciano assoluti con il piglio di rettori magni.
      Gente che magari si è fatta una cannetta marcia per sbaglio e si atteggia a grande conoscitrice della sostanza.

      Quindi si, non rimane nulla, perché per certe cose bisogna usare una mente aperta, che ragioni fuori dagli schemi e i luoghi comuni.

    1. ducadiGrumello 4 settembre 2023

      Invece di accapigliarsi su quale sia la sostanza più dannosa - sia detto senza intenzioni polemiche - forse bisognerebbe indagare maggiormente il meccanismo psichico sottostante ai fenomeni di assuefamento/dipendenza. David Foster Wallace ha scritto pagine definitive sull'argomento. Ps: detto da uno che, comunque, un problemino con l'alcol probabilmente ce l'ha

    2. danone 4 settembre 2023

      Duca, finchè ne produci più di quel che consumi, non è un problema...per noi :-))

    3. ducadiGrumello 4 settembre 2023

      per un certo gruppo anarchico che si ritrova occasionalmente in una zona appenninica imprecisata di vino ce n'è e ce ne sarà sempre. Ti voglio bene Dan (e sono pure sobrio, pensa te)

    4. WarezSan 4 settembre 2023

      Infatti non ci si accapiglia su quale sia più dannosa.

      Affermare che l'alcol è l'unica sostanza dannosa e instupidente per l'uomo è francamente inaccettabile.

      Significa ragionare in modo semplicistico e dogmatico e riscrivere decenni di letteratura oltre che ignorare i dati attuali.

      Un conto è leggerle le cose, un altro è viverle.

    5. ducadiGrumello 4 settembre 2023

      caro WarezSan, ho precisato infatti che non avevo intenti polemici. Mi chiedo se solo a me sembra che il modello societario oggi sia retto da una rete fittissima di dipendenze: quelle diciamo così "classiche" da sostanze, quelle emotive e psicologiche, senza tralasciare quelle alimentari ed energetiche. C'è un disegno? Qualcosa che punta a minare l'autodeterminazione, in ogni campo?

    6. WarezSan 4 settembre 2023

      Tempo addietro stetti con una collega di lavoro, mi disse essere una dipendente affettiva ma a me piaceva e non vi prestai peso.

      Mai errore fu più grande!

      La sua droga ero io, a dei livelli psicotici, inimmaginabili, almeno per me.

      La dipendenza può avere molte forme e molto è stato scritto, come sull'amore del resto.

      Il nostro modello sociale deve prevedere uno schema che poggi le fondamenta sulla dipendenza di tutti noi o non ha speranza di sopravvivere.

      La dipendenza è piacevole per il senso di mancanza che è parte integrante del desiderio.

      L'aspettativa della risoluzione del desiderio aumenta esponenzialmente il piacere.
      Un po' come chi gioca d'azzardo, non gode nella vincere ma nel perdere perché perdendo avrà la possibilità di vincere.
      È il desiderio che viene anteposto al suo raggiungimento.

      Sono bergamasco e come tanti altri ho fatto le mie esperienze con varie sostanze.

      Quello che ricordo dell'alcol è che la prima volta è stata una esperienza talmente totalizzante che non sono più riuscito a raggiungerla.

      Lo stesso è avvenuto con altre sostanze.

      Quello che fanno a livello sociale è questo, spostare il desiderio sempre più avanti, ad un palmo dal naso, così che si possa accettare tutto, qualsiasi vessazione pur di riscattarsi ed emergere.

    7. ducadiGrumello 4 settembre 2023

      direi che hai spiegato meglio di me quello che intendevo dire

    1. ndr60 4 settembre 2023

      Parlare dell'uso politico della droga vuol dire scoprire l'acqua calda: dalla guerra dell'oppio all' operazione Blue Moon (solo per citare le prime che mi vengono in mente), il potere ha sempre usato una droga o l'altra per dividere e controllare le persone. Oggi che siamo più civili e inclusivi, la droga ce l' abbiamo in tasca, a portata di un semplice tocco delle dita, in attesa di avere un bel chip impiantato nel cervello che ci terrà buoni e tranquilli, per sempre.

    1. danone 4 settembre 2023

      La droga è un arma geo-politica.
      L'impero britannico per degradare e sottomettere la Cina due secoli fa utilizzò l'oppio (la Cina dalle guerre dell'oppio ho il dubbio che non sia più una realtà sovrana, ma è sottomessa alla cabala occulta del vero potere, che etero-dirige ancora oggi il mondo intero e che ai tempi etero-dirigeva l'impero britannico).
      La corona britannica è stato il più grande trafficante di droga della storia conosciuta, altro che le narco-mafie, ancora oggi semplici dilettanti su concessione.
      La dinamica distopica che promana dal livello occulto del potere è sempre la stessa, ieri come oggi ed è paradossalmente ben visibile, lei.
      Le autorità cinesi volevano mettere un freno al devastante uso di oppio che dilagava fra il popolo?
      Se a quel potere conviene spacciare l'oppio, imporrà come cosa buona e giusta fare la guerra ai proibizionisti.
      Se quel potere decide che la droga fa male, si farà la guerra alla droga e non a chi la vuole limitare.
      Le linee guida sono sempre gli interessi diretti di quel potere, non esiste un livello etico-morale oggettivo da rispettare per loro.
      Stessa cosa per tutto il resto.
      La pace è cosa buona e giusta?
      si spingerà il movimentismo pacifinto.
      Oggi è la guerra a servire? saranno i pacifisti veri a diventare i provocatori dell'ordine pubblico.
      Non è follia, è distopia di comodo a comando, siamo dentro una guerra psicologica drogata che dura ininterrottamente da duecento anni almeno, come minimo dalle guerre dell'oppio.

    2. BrunoWald 4 settembre 2023

      Cosa dire? Tanto di cappello per il commento!

      Aggiungo (ammettendo di essere un fissato, ma non senza motivo) che c'è chi a suo tempo ha pensato bene di collaborare con simili predoni per "liberarsi" da un regime che gli era inviso, e ancora non ha preso coscienza della propria galattica coglionaggine, figuriamoci chiedere perdono in ginocchio alla nazione, che sarebbe il minimo...

      Non ne faccio questione di una parte piuttosto che un'altra: se a governare in Italia fosse stato Bokassa, oppure Attila il Flagello di Dio, sarebbe stato mille volte meglio - e degno di essere difeso a oltranza - degli angloamericani.

      Tornando in tema, la Corona britannica e gli Stati Uniti sono organizzazioni che hanno avuto successo, là dove i loro colleghi del Cartello di Medellín o quello di Sinaloa hanno fallito. E il traffico di droga non è nemmeno la peggiore delle loro attività.

    3. absitiniuriaverbis 5 settembre 2023

      Condivido quanto hai scritto.
      Non posso tuttavia non pensare che finché è in voga, per amore o passione o convenienza o necessità, attaccare l'asino dove vuole il padrone, siamo noi tutti i sempre servizievoli complici.

    1. clausneghe 4 settembre 2023

      Questa articolista di droga ne sa poco o niente, questo si nota.

    2. sbregaverse 4 settembre 2023

      Claus lascia perdere dopotutto l'
      articolista non è un'alcolista anonima.

    3. fuffolo 4 settembre 2023

      Senza la pratica, vai con la teoria. Son buoni tutti

    1. ric 4 settembre 2023

      quelle sono droghe imposte per legge....

    1. JHON 4 settembre 2023

      Da noi cominciò tutto con quei scappati di casa degli Yippy, erano le prime trasgressioni al modo di vivere borghese di quel tempo, anche se in realtà il fenomeno era già noto fino alla notte dei tempi. Cosa vuoi che sia uno spinello, siete dei matusa a non provare mai un' emozione, dicevano quelli la, sotto lo sguardo accondiscendente dei loro genitori, gente che per intendersi, specialmente le mamme, manifestava nelle piazze con le mani sopra il capo a forma di apparato femminile. Poi di queste prime esperienze il gioco si è fatto più duro e in campo sono scesi i duri, quelli dello slogan: "un uomo non cede mai" così tanto per mostrare la loro pervicacia, rilanciavano, come al tavolo del poker, dosi sempre più massicce di inebrianti paradisi artificiali, seguiti prontamente da generazioni di smidollati e debosciati con la sigla:"voglio una vita spericolata".
      Potrei citare ad esempio storie famigliari, che non mi riguardano personalmente, anche se mi hanno sfiorato, ma da quelle visioni ne traggo un quadro di desolazione, assolutamente privo di ogni morale e tantomeno di valori. per arrivare fino ai giorni nostri, cronaca odierna, prov. Bergamo un padre costretto ad uccidere il figlio a coltellate, per richiesta continua di denaro atto ad acquistare la "bestia che uccide l' anima e devasta la mente".
      E pensare che ai miei tempi a transitare davanti alle osterie, inebriati da quel dolce veleno di Bacco, la vita appariva meravigliosa.

    2. JHON 4 settembre 2023

      Gentilissima Redazione, volevo finire il mio articolo in un altro modo, ma è apparsa la scritta: "testo troppo lungo" ho dovuto cambiare versione, tanto la palla la tenete sempre voi. Non mi va di replicarmi al mio scritto, è come leggere un libro con il finale su un altro libro. Tenetene conto di queste osservazioni e fatene tesoro. Nella raccolta donazioni, qualcuno potrebbe dimezzare l' offerta per il seguente motivo: "mancia troppo lunga, ho accorciato la somma". Senza rancore.

    3. WarezSan 4 settembre 2023

      Il problema non sono le droghe leggere o l'alcol come viatico per sostanze più pesanti, il problema è triplice, come spiegato da Norman Earl Zinberg, ovvero:
      Drug
      Set
      Setting

      Solo inquadrando il fenomeno tenendo conto delle tre caratteristiche relative è possibile avere una comprensione concreta del fenomeno che deve essere considerato a livello individuale e non generale, come molti amano fare, in particolare personaggi di gretta cultura come Muccioli (senior e junior) o altre figure che si prodigano nel recupero dei tossicodipendenti in modo dogmatico.

      E lasciamo perdere poi narconon e derivati perché a quel livello siamo nell'ambito della truffa.

    4. Redazione CDC 4 settembre 2023

      Come abbiamo gia' comunicato, stiamo apportando modifiche sperimenentali alla parte tecnica del sito, inclusa la moderazione dei commenti e forum che presto avra' delle novita' rilevanti che comunicheremo. Cio' che attualmente non funziona verra' affrontato e migliorato, grazie della comunicazione. Mentre il riferimento, pur ironico, ad un possibile ricatto morale ed economico sulle donazioni e' completamente fuori luogo. Cerchiamo di darci una mano a migliorare, invece che scendere di livello. Per il resto, grazie della pazienza, ci saranno presto novita'. Ricordiamo che siamo una redazione di volontari, cerchiamo di venirsi incontro: non fa piacere leggere questo tipo di commenti, gratuiti ma anche ingrati.

    5. danone 4 settembre 2023

      Se le novità di cui scrivi sono come quella del limite ai commenti, vi consiglio di lasciare tutto come sta.
      Avete solo penalizzato i commentatori in questo modo e a voi che vantaggi vi ha portato l'introduzione del limite ai commenti ce lo dovete ancora spiegare.
      Dai sentiamo che t'inventi e poi mi riservo anch'io di giudicare il tuo commento gratuito ed ingrato, d'accordo?
      Vi consiglio di togliere il limite ai commenti tornando all'antico, perchè la stima e la fiducia non sono a perdere o basate sulle promesse future, ma sulle scelte fatte qui e ora e questa è stata un scelta sbagliata oggettivamente.
      Vi parlo chiaro perchè qui possiamo, quindi non accetto storie a questo mio parlare chiaro.
      Parlate chiaro pure voi.
      Se non volete ricevere commenti come quello di Jhon e il mio che voi giudicate ingrati e gratuiti, vi consiglio di dimostrare maggiore rispetto per chi scrive sul vostro sito dandogli qualità e profondità che spesso voi non dimostrate.
      L'introduzione del limite è una scorrettezza che avete fatto, senza nemmeno interpellarci.
      Quindi chi è il primo ad essere stato ingrato e gratuito?
      A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca e a voi sembra che non vi importi nemmeno più di tanto di fugare questi dubbi.
      Questi dubbi in un luogo come questo bisognerebbe fossero la prima cosa ad essere fugata, come fate a non rendervene nemmeno conto, non lo capisco proprio, se non continuando a pensare ancora più male.

    6. Redazione CDC 4 settembre 2023

      La novita' riguardera' la reintroduzione della moderazione fissa, del moderatore fisso per commenti e forum. E la cosa vi riguardera' molto da vicino, proprio perche' vi verra' chiesto di partecipare attivamente e anche ad altri tipi di iniziative. Invece di "pensar male", sarebbe meglio dimostrare fiducia. Non esiste un noi e voi. Esiste CDC e basta. Pero' ci vuole anche un po' di pazienza. Quindi cerchiamo di stare in equilibrio perche' siamo tutti dalla stessa parte.

    7. danone 4 settembre 2023

      Apprezzo questa risposta e credetemi non ho voglia di fare polemica gratuita.
      Siccome ci tengo molto a CDC, non voglio che cali di livello o che venga compromesso da chicchessia.
      Per me la scelta di limitare i commenti ha pesato sulla fiducia che avevo, diminuendola, sono sincero.
      E' una scelta che non ho capito e che considero penalizzante e basta.
      Siccome nessuno me l'ha ancora spiegata, convincendomi della sua utilità, continuo a considerarla una scelta disgraziata.
      La fiducia deve esserci, ma il consolidarla dipende da voi e da noi, non solo da noi, questo dovete tenerlo sempre in conto.

    8. WarezSan 4 settembre 2023

      Anche io non ho apprezzato la limitazione della lunghezza nei commenti ma non per una questione fiduciaria ma funzionale.

      Per il resto, non ritengo la redazione abbia alcun obbligo nell'interpellare i commentatori sulle modifiche da apportare al sito o al regolamento.
      E personalmente non ho alcun problema nel non essere interpellato.

      Non è casa mia, sono ospite, e come tale posso accettare o meno le regole, non dipende da me stabilirle.

    9. danone 4 settembre 2023

      La limitazione è ovviamente funzionale, ma penalizzare il funzionale senza motivo, fa sorgere dubbi su chi l'ha voluta e perchè, non ti sembra?
      Che qualcuno mi spieghi la sua utilità e io mi taccio.

    10. Redazione CDC 4 settembre 2023

      Per estrema trasparenza, come sempre: la limitazione della lunghezza dei commenti e' stata una delle prove tecniche per capire la necessita' o meno di persone fisse adibite alla moderazione. A breve verra' ristabilita la moderazione fissa. E verra' ripensato globalmente lo strumento moderazione. Siamo tutti nella stessa barca, e la fiducia e' la prima cosa. I sospetti lasciamoli nei confronti del Potere e del sistema. Presto comunicheremo in home page le novita' e i cambiamenti, sicuramente non perfetti ma per il bene del portale web CDC e della sua comunita', cioe' di tutti noi, senza alcun Voi. Un caro saluto Daniele.

    11. sbregaverse 4 settembre 2023

      Daniele alla prova della fossa dei leoni
      :~}
      Se non il Prize almeno il premio S.Antonio da Padova per la bontà.

    12. JHON 5 settembre 2023

      Grazie per la solidarietà Danone, fra le migliaia di lettori anonimi che quotidianamente leggono questo portale, trovarne uno che condivide le tue osservazioni è un "fenomeno da osservare". La ricchezza di una azienda o di giornale, come in questo caso, sono i dipendenti nel primo e i lettori nel secondo. E' da parecchio tempo che leggo qua su CDC di gente che si lamenta di questa "censura" del blocco dei commenti, ieri è successo a me e mi sono un pò risentito, in quanto il testo eccedeva di poche righe. D'accordo che le regole bisogna rispettarle, ma prima di applicarle si dovrebbero spiegare. Non sono qua tutto il giorno attaccato al computer, ma non mi sembra di avere mai letto, da parte della redazione, questo nuovo corso da loro intrapreso. Le vedremo? li valuteremo in corso d'opera! Comunque, rivolgo ancora un invito alla Redazione, se veramente volete riformare alcune cose che a detta vostra vanno modificate, ascoltate anche qualche proposta che arriva da gente che è dalla nascita di questo sito che lo frequenta, non per vana gloria o per qualche Like, si impegna VOLONTARIAMENTE anche a prendersi del cogl..ne gratuitamente. Ogni polemica la chiudo e speriamo di camminare ancora assieme.

    13. Martin 5 settembre 2023

      Oltre un tot di caratteri, cmq abbondante (circa 15 righe), scatta il limite. E' capitato anche a me di dover ridurre il mio commento, ma il numero consentito di caratteri non e' censorio. Se uno non ce la fa, scrive "continua" e aggiunge un altro commento.

    14. Martin 5 settembre 2023

      Ma quanto ti costa scrivere "continua" ed aggiungere un secondo commento?

    15. JHON 5 settembre 2023

      Sono in parte d' accordo con te, WarezSan, ma il rispetto delle regole vale per entrambi. Faccio un esempio: Vengo a casa tua educatamente, chiedo di parlare con te di un certo Argomento, tu rispondi: OK. parla! Comincio il discorso, magari è troppo noioso il mio racconto, tu intervieni con un: Basta sei troppo lungo, nella descrizione. Come mi dovrei comportare a questo punto? Minimo ti sbatto la porta in faccia e addio. Perciò il mio ragionamento è una frase fatta: La mia libertà finisce quando inizia la tua?

    16. WarezSan 5 settembre 2023

      Dal mio punto di vista la libertà di cui godiamo qui, è pari alla libertà che ci è concessa.

      Da quanto ho intuito è stato un tentativo per valutare se il carico di lavoro da parte dei volontari si sarebbe potuto alleggerire o essere almeno sostenibile in ottica di moderazione draconiana.

      Anche se questo portale si rifà a concetti liberali in termini di diritto alla parola non significa che tali concetti debbano essere considerati universali.

      Per chiarire, se domani la redazione dovesse decidere di eliminare la sezione commenti in blocco o di assoggettare la pubblicazione degli interventi ad una verifica preventiva lo capirei.

      Ho una mia idea in merito, più d'una, e di certo decisamente meno conciliante di quanto deciso finora.

    17. robertocasiraghi 5 settembre 2023

      Ridurre il commento comporta l'effetto negativo che chi scrive sa già a priori che non sarà libero di sviluppare il commento nel modo più consono ma dovrà invece castrare il proprio pensiero per farlo rientrare nei limiti per cui la qualità e/o la completezza del commento risulteranno pregiudicate o sotto l'aspetto della qualità o quello della completezza. Chi commenta non deve essere obbligato a tener d'occhio il "tassametro" con il patema se ce la farà o meno a completare il proprio pensiero prima dell'arrivo del fatale stop. Teniamo presente inoltre che la parte più interessante del sito sono i commenti e che gli articoli commentati, funzionalmente, costituiscono solo l'incentivo alla pioggia di commenti che seguiranno e che normalmente si incaricano di valutare ma anche di approfondire, completare e in definitiva migliorare l'articolo di partenza. Per quale motivo la redazione dovrebbe infliggere una punizione in primo luogo a sé stessa e ai suoi commentatori e in secondo luogo alla grande platea dei propri utenti e lettori? Per quanto riguarda poi la possibilità di mascherare la continuazione del proprio pensiero con il trucchetto del commento al proprio commento, la prima cosa da notare è quanto risulti avvilente e penoso ricorrere ai trucchi come fossimo dei monelli furbi e la seconda è che il trucco, che è assimilabile per il fastidio che dà ad un'interruzione pubblicitaria nel bel mezzo di un thriller, può funzionare solo se siamo i primi a commentare noi stessi.

    18. Martin 6 settembre 2023

      Scrivere "continua" e aggiungere una seconda parte non mi sembra un grosso ed avvilente sforzo.

    19. danone 7 settembre 2023

      Roberto non potevi essere più esplicativo, complimenti davvero, hai espresso benissimo le sensazioni di fastidio che suscita questo vincolo.
      Inoltre rimane oscura l'utilità del sito ad adottare una modalità castrante del genere.

    1. LuxIgnis 4 settembre 2023

      L'unica droga che veramente istupidisce e danneggia l'uomo è in giro da millenni, perfettamente legale, ovunque e alla portata di tutti di cui i suoi effetti provocano alla lunga qualche decina di migliaia di morti (diretti e indiretti) all'anno solo in Italia.
      Chiaramente è l'alcool. Nessun'altra droga si avvicina neanche pallidamente a questi risultati.
      Il resto, compreso questo articolo, sono baggianate ipocrite.

    2. WarezSan 4 settembre 2023

      Vallo a dire ai cocainomani, o agli eroinomani, o a chi si è bruciato con le sostanze sintetiche in voga trent'anni addietro..

      Posso dire se una persona ha fatto uso di eroina anche anche solo guardandola in faccia, anche se questa è pulita da decenni.

      Dire che l'unica vera droga che danneggia l'uomo è l'alcol è un grave errore.

    3. LuxIgnis 4 settembre 2023

      I dati sono quelli. Li puoi cercare e trovare facilmente.
      Non credo che puoi sapere se una persona ha fatto uso di eroina dopo decenni. È una tua sparata. Li conosco bene anch'io. Ci sono cresciuto insieme con alcuni di loro e so perfettamente cosa è e cosa non è l'eroina.

    4. WarezSan 4 settembre 2023

      I dati NON affermano che l'alcol sia l'unica droga che veramente instupidisce e danneggia l'uomo.
      Non posto i link perché altrimenti la risposta ci mette giorni ad essere approvata ma chiunque ha la possibilità di verificarlo in pochi attimi.

      Una affermazione come la tua è decisamente semplicistica e denota un approccio demagogico al fenomeno.

      Tu affermi di essere cresciuto insieme ad eroinomani, se questo è vero dovresti conoscerne l'impatto fisico irreversibile in funzione del fatto che il taglio è sempre stato un problema.

      Anche qui, pensa quel che vuoi in merito alle mie considerazioni, ma di certo non parlo con leggerezza di certi argomenti.

    5. LuxIgnis 4 settembre 2023

      Se metti un link non va in moderazione.
      Morti per alcool in Italia in 10 anni:
      https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/alcol-uccide-piu-di-fumo-e-droga435mila-morti-in-Italia-in-10-anni-8cb848a0-1ad0-465c-96a4-9c39276bc745.html
      Sono circa 43500 in media annui.
      Morti per overdose (non solo eroina) si è raggiunto il picco di 300 morti l'anno nel 2013 se non sbaglio. Non trovo i dati degli anni 80 ma a memoria dovremmo essere su quella cifra.
      Facendo le dovute proporzioni si evince tranquillamente che sono molti di più quelli per alcool che per altre sostanze. Quanto sono gli eroinomani e quanti sono gli alcolizzati?

      Dici bene una cosa che il taglio è sempre stato un problema soprattutto negli anni 80 (quando ero un ragazzo e ce li avevo intorno e in classe). Ma molti ne sono comunque usciti fuori. Difficile, faticoso ma ce l'hanno fatta e recuperando una situazione fisica ottimale. Considera anche che i "non sfigati" possono accedere a eroina di migliore qualità.
      Una cirrosi epatica invece non la recuperi. Vai in trapianto.

      P.S. Non dico certamente che l'eroina non sia pericolosa. Lo è. Ma l'alcool è peggio e di molto. E io ho detto che istupidisce e danneggia in risposta all'articolo, ma fa molto di più perché l'alcolizzato è molto pericoloso anche per gli altri.

    6. Martin 4 settembre 2023

      E' la principale e piu' diffusa, ma non certo l'unica

    7. WarezSan 4 settembre 2023

      Tu hai parlato di alcol come UNICA droga che DANNEGGIA E INSTUPIDISCE l'uomo.

      Hai quindi enunciato un assoluto, e questo non corrisponde al vero.
      Vi sono innumerevoli altre droghe che danneggiano l'uomo in modo permanente e molte di queste non hanno effetti psicotropi.

      Per quanto riguarda le morti, ecco i dati USA:

      Nel 2021 [dati CDC - Centers for Disease Control and Prevention ] i morti per overdose sono stati pari a 106,000 di questi per oppioidi sintetici sono pari a 70,601 principalmente fentanyl con un incremento di decessi pari a 32,537 sul 2020.

      Nel 2022 sempre secondo il CDC https://www.cdc.gov/ i morti di overdose per droghe sintetiche sono schizzati a 109.000 per difetto (accertati).

      Per quanto riguarda l'alcol non vi sono dati precisi relativi alle morti annuali che si attestano sui 140.000 annui, il trend non è disponibile in quanto si basa sul protocollo ARDI (Alcohol-Related Disease Impact Application) che usa parametri variabili di anno in anno ed è il più possibile omnicomprensivo delle morti collegate all'abuso di alcool.
      Questo significa che NON comprende solamente i morti per cirrosi epatica ma anche tutti i morti correlati all'abuso di alcol.

      Al 2021 [fonte CDC] i morti per cirrosi epatica negli USA sono pari a 56,585 che comprendono tutte le morti per cirrosi epatica, non solo quelle correlate all'abuso di alcol quindi un numero inferiore rispetto ai 70,601 per overdose di droghe sintetiche nello stesso arco temporale.

    8. sbregaverse 4 settembre 2023

      Sbaglio o qualcuno ha detto di qualcosa ch'è oppio per le moltitudini ¿?

    9. sbregaverse 4 settembre 2023

      Peccato, che spreco, tutti quei morti per nulla, potevano morire più proficuamente in una guerra dove veniva
      ( arscchhshh aschhhhhssh ahhhhhhs)
      esportata democrazia.

    10. ndr60 4 settembre 2023

      Ovviamente anche l'alcool è una droga ma in Italia o in Francia non sarà mai illegale, altrimenti che fine farebbero i pregiatissimi vini bianchi e rossi, champagne e spumante compresi? Sarebbe possibile impedirne il consumo interno e permetterne la sola esportazione?

    11. LuxIgnis 4 settembre 2023

      Si come al solito la vuoi mettere in caciara perché non hai argomenti.
      Io parlo di Italia quello che succede negli USA non mi interessa. E i dati sono chiari.
      Si io penso che l'alcool sia veramente l'unica che danneggia e istupidisce. E lo fa a più livelli. Basta conoscere un alcolizzato per rendersene conto. Ma era anche in risposta all'articolo che fa una carrellata di droghe ma si scorda la più pericolosa. In confronto le altre sono acqua fresca.
      Non ho mai detto che l'alcolismo dia solo problemi di cirrosi epatica, che tra l'altro può accadere anche negli astemi.
      Il Fentanyl è un fenomeno recente e rientra nei farmaci, è prescrivibile a differenza delle droghe propriamente dette a parte da poco la cannabis (che per me non è una droga) e che venga usata come droga è al pari di altri farmaci. Ed è molto pericolosa. Se vogliamo comprendere anche quelli allora dico solo che sono la terza causa di morte nel mondo. E non sono solo droghe. Quindi peggio di ogni cosa.
      Ma qui stai mischiando cose e comunque in Italia le cose stanno così.

    12. LuxIgnis 4 settembre 2023

      È la più pericolosa ed è legale. E come istupidisce lei non ha paragoni per questo ho detto unica.

    13. LuxIgnis 4 settembre 2023

      Ci sarebbe un sommovimento popolare se vietassero l'alcool.
      Ma comunque io intendevo far notare l'ipocrisia di molti contrari alle droghe. È comunque l'abuso di ogni sostanza che è deleterio.

    14. WarezSan 4 settembre 2023

      Certo, infatti la salvia divinorum, per dirne una, non instupidisce vero?

      Ci sono centinaia di sostanze che hanno effetti psicotropi superiori e l'unicità a cui ti riferivi era anche relativa alla letalità.

      Dai su, siamo seri.

    15. LuxIgnis 4 settembre 2023

      Non mi risultano morti per la salvia divinorum. Nè comportamenti strani accertati.
      Allora la faccio più chiara l'alcool è la più pericolosa perché oltre a fare male a sé stessi lo fa e molto anche agli altri. E questo è accertato. Violenze varie sotto l'effetto dell'alcool, incidenti e quant'altro. Forse l'unica che ha questo effetto è la cocaina, ma sempre meno dell'alcool. Le altre droghe non portano a comportamenti pericolosi per gli altri.
      E come letalità è di gran lunga la peggiore.

    16. WarezSan 4 settembre 2023

      1) Se per te "metterla in caciara" significa citare dati atti a stabilire che le tue affermazioni non sono corrette allora così sia.
      A me nulla cambia.

      2) Il fatto che i dati siano relativi agli USA non è rilevante ai fini della liceità dei dati, anzi è vero il contrario.
      I dati sono dati e come tali fattuali.

      3) Non è la nazione che definisce la letalità delle sostanze ma i dati sulle sostanze stesse, e quelli parlano chiaro.
      Gli USA hanno una base statistica maggiore e come tale ben più affidabile di quella italiana.

      4) Per quanto riguarda il Fentanyl è una droga.
      Punto.
      Il fatto che sia prescrivibile o meno non ne cambia la natura, leggiti la definizione di "droga" nell'accezione corrente se non mi credi (fonte Treccani).

      5) Sei stato TU a sostenere che l'alcol sia l'unica droga che danneggia e instupidisce l'uomo, non io.
      E non è nemmeno la più letale come dimostrano i dati.

      Quando scrivi che "in Italia le cose stanno così" dimostri di avere un approccio dogmatico alla questione, e molto semplicistico.

      Quando scrivi che "la cannabis non è una droga" dimostri di non avere conoscenze in merito, ne dirette ne indirette.
      O se ne hai, sono basate su assunti errati.

    17. WarezSan 4 settembre 2023

      Io non ho parlato di letalità ma di effetto psicotropo, e mi sono riferito a quello che hai affermato tu.
      Io la divinorum l'ho provata quando era legale, e non so cosa tu possa intendere con comportamenti strani.
      Io di dico che gli effetti sono stati molto più potenti dell'acido lisiergico.
      Basta la mia esperienza diretta, o vuoi anche altre testimonianze?
      Google è lì per te.

      L'alcol non è la sostanza più letale, e il concetto di "peggiore" lo tralascio in quanto frutto di valutazioni personali.

      Quando scrivi che "Forse l’unica che ha questo effetto è la cocaina, ma sempre meno dell’alcool" scrivi un altro assoluto essendo riferito a "violenze e incidenti vari", ci sono innumerevoli altre sostanze che rendono la persona violenta o inabile a svolgere mansioni.

      Non starò qui a smontare ogni singola affermazione portando altri dati perché il mio tempo preferisco impiegarlo in altro modo, lascia che ti dica che non hai conoscenza approfondita di questo mondo, ma solo superficiale.

    18. LuxIgnis 4 settembre 2023

      Se è per questo secondo l'accezione estesa per droga lo sono tutti i farmaci. Farmakos vuol dire veleno.
      Lo vedi che la butti in caciara!
      Degli USA non me ne frega niente e non è vero che hanno dati più affidabili ma che baggianata!
      Se dovessi prendere i dati mondiali sulla letalità dell'alcool non cambierebbe di una virgola il mio discorso.
      Io ho detto che per me non è una droga la cannabis in quanto non provoca danni e non è pericolosa ne per sé né per gli altri. So benissimo come viene classificata.

    19. WarezSan 4 settembre 2023

      Ancora con la "caciara",
      c'è un motivo se si usa l'accezione corrente, me evito di disquisirne in merito in quanto inutile.

      Per quanto riguarda i dati, sarebbe interessante capire perché consideri le fonti che ho indicato NON affidabili.

      Non fosse che la corrente amministrazione in udienza congressuale ha fatto di tutto per nasconderli.

    20. LuxIgnis 4 settembre 2023

      Ti arrampichi sugli specchi.
      Che l'alcool generi spesso un comportamento violento è un dato di fatto.
      Io non conosco altre sostanze così diffuse che hanno questo effetto. Ci saranno sicuramente alcuni farmaci ma rientriamo nel discorso dei farmaci.
      Le mie non sono valutazioni personali i dati parlano chiaro, e l'Italia non è neanche uno dei peggiori se andiamo a vedere le statistiche dei paesi europei nordici dove l'alcolismo è molto diffuso, penso che rabbrividiremo.
      E che vorresti dire con la salvia? Li ho letti gli effetti e la considero da cretini. Che esistono sostanze psicotrope in natura? Ce l'hai probabilmente nel parco sotto casa se le conosci.
      Io parlo di pericolosità.

    21. LuxIgnis 4 settembre 2023

      Non le considero inaffidabili ma sei tu che hai detto che le nostre lo sono. Sono affidabili quanto lo sono le nostre.
      Forse tu dovresti spiegare perché consideri le loro più affidabili delle nostre.
      Il Fentanyl è diventato un grosso problema negli USA ma mi dispiace non fanno testo perché hanno grossi problemi in tutti i campi. Anche nell'alcool e parecchio.
      Ed è un farmaco approvato dal FDA.

    22. WarezSan 4 settembre 2023

      Non ho detto che le nostre NON sono affidabili ma che lo sono meno in quanto a base statistica.
      O vuoi riscrivere anche le basi che regolano la statistica?
      Il fatto che sia un farmaco che è approvato dalla FDA non ne sminuisce gli effetti e non ne invalida la classificazione.

      Per concludere, prima dici :
      "Degli USA non me ne frega niente e non è vero che hanno dati più affidabili ma che baggianata!"

      E poi:
      "Non le considero inaffidabili ".

      E tutto in poche righe.

    23. LuxIgnis 4 settembre 2023

      Gli USA hanno una base statistica maggiore e come tale ben più affidabile di quella italiana.

      Quindi vorresti dire che noi non abbiamo statistiche affidabili? E che differenza fa?
      Se non è affidabile è perché mancano dei dati, cioè statistica. È l'unico motivo per cui una cosa è affidabile o no.
      Lo vedi che ti arrampichi sugli specchi?

      Non ne sminuisce gli effetti ma ne fa una cosa differente dalle droghe propriamente dette. Ma come ti ho detto se per droga intendiamo tutto come è il significato originario della parola allora potremmo parlare per ore di quanti farmaci sono pericolosi.

    24. WarezSan 4 settembre 2023

      Ancora.
      Io dico quello che scrivo.

      "Quindi tu vorresti dire che..."

      Tu insisti nel volermi mettere in bocca cose che non dico, e per fortuna che scriviamo.
      Per l'ultima volta, tu ragioni per assoluti, non io.
      Non ho mai detto che le nostre statistiche non sono affidabili ma che lo sono meno.
      E su questo punto non intendo andare oltre.

      In sintesi più la base statistica è ampia più i dati statistici sono affidabili.

      Non sto qui a discettare oltre di statistica perché servirebbero giorni.

      Il resto lo tralascio perché capzioso.

    25. LuxIgnis 4 settembre 2023

      Guarda che è chiaro quello che hai detto è inutile che ora te lo rimangi.
      E ripeto dovresti spiegare perché ritieni che i dati statistici italiani siano incompleti, sono meno ampi e quindi meno affidabili (non è certo per il numero della popolazione spero, se no quelli cinesi o indiani sono perfetti. Hanno una base ampissima).
      La statistica è fatta in proporzioni non in numeri assoluti.
      Le basi italiane sono proporzionate alla popolazione italiana, quelle americane a quella degli USA e quelle cinesi a quella della Cina. Non è questo che fa un dato più affidabile o meno, il campione è ampiamente valido.
      Se fosse questo e spero proprio di no, ti porto i dati mondiali dei problemi dell'abuso dell'alcool e visto che il problema del Fentanyl è ristretto al momento e per fortuna solo agli USA, non ne esce bene il tuo discorso.

    26. alessandroparenti 4 settembre 2023

      Comumque dovresti distinguere tra chi consuma alcool e chi è alcolizzato. Io personalmente bevo pur non essendo un alcolizzato. E sono uno dei tanti. Poi conosco molti che bevono troppo e conosco anche alcolizzati. Quelli che conosco che tirano coca sono tutti senza soldi, indipendentemwnte da quanto guadagnano. Vuol dire che consumano tutto quello che possono.

    27. alessandroparenti 4 settembre 2023

      Forse potresti dire: "È la più pericolosa perchè legale". Non sappiamo cosa succederebbe se la cocaina pura la vendessero i tabaccai a 5 euro il grammo.

    28. alessandroparenti 4 settembre 2023

      Con certe sostanze nell'abuso ci finisci sempre, se ne hai le possibilità. Con l'alcool no.

    29. Martin 5 settembre 2023

      Quello che e' successo nelle Filippine con lo shabu, una specie di metamfetamina che ti riduce a niente nel giro di qualche mese, e che e' consumata dal 3% della popolazione. Ma il problema a quanto pare e' stata la repressione "fascista" di Duterte.

    30. Martin 5 settembre 2023

      Avete ragione tutti e due. E' indisputabile che l'alcohol e' la droga piu' diffusa e letale, ma e' da secoli parte della cultura occidentale. Gli USA avevano provato a eliminarlo con il proibizionismo, senza risultati.

      Il problema e' evitare che anche altre droghe entrino a far parte della cultura occidentale, ed ormai ci siamo: marijuana e antidepressivi prescritti modello chewing gum, e poco ci manca anche per la cocaina.

      Il discorso che visto che c'e' l'alcohol, allora vanno bene le altre droghe, per me non va.
      Si tratta di ridurre i danni, specialmente tra i giovani.

    31. LuxIgnis 5 settembre 2023

      Distinguo, distinguo e non ho nulla contro l'alcool ma neanche contro le altre droghe. Ho detto nella discussione che è l'abuso il problema.
      Per quanto riguarda la cocaina mi dispiace ma sbagli di grosso. La cocaina è sempre stata la droga preferita delle fasce alte. Non è un caso che la usano attori, politici, imprenditori. Molto diffusa in questi ambienti.
      Anche l'alcoolista arriva a un punto che spende quello che ha per l'alcool.

    32. LuxIgnis 5 settembre 2023

      È legale perché questo è un mondo ipocrita. Ma è legale perché è giusto che lo sia come sarebbe giusto che lo siano anche le altre.
      Ci hanno provato in America a fare diventare l'alcool illegale e si sanno il casino che ne è scaturito. La liberalizzazione porterebbe a un controllo del problema maggiore.
      Non è certo il prezzo che invoglia o frena. Nemmeno ti immagini di quanto sia diffusa la cocaina e che giro di affari c'è.

    33. Pfefferminz 5 settembre 2023

      Il discorso di fondo, secondo me, dovrebbe riguardare la struttura della personalità di un individuo. La mia tesi è che chi ha una personalità equilibrata (integrata) non ci pensa neanche ad assumere droghe, perché è già soddisfatto della sua vita. Non ne sente il bisogno.

    34. LuxIgnis 5 settembre 2023

      Discorso ipocrita che difende una tra le droghe più deleterie che esistono. Il fatto che sia culturalmente accettabile non regge. Anche la cannabis o la coca o gli allucinogeni vari erano e sono culturalmente accettate in certe regioni del mondo.
      E sono anche medicine potenti non come l'alcool che non ha nessuna utilità come medicina (viene usato solo come solvente) anzi è veleno puro. Vai a leggere quello che sono gli effetti sul fegato dell'alcool.

      Non ho niente contro l'alcool, quando capita bevo e nel passato ne ho fatto anche un po' di abuso. Ma la realtà delle cose è questa. Ed è la più pericolosa in giro per sé e per gli altri.

      Il fatto è che ripeto i proibizionisti sono solo dei fottuti ipocriti.

    35. Martin 5 settembre 2023

      Proprio non afferrero' mai il manicheismo aggressivo con il quale, in conformita' alla forma mentis comune a cristianesimo, cattolicesimo e marxismo - che uno ne sia cosciente o no - si traccia puntualmente una linea sicura tra Bene e Male, e tra buoni e cattivi, o piu' semplicemente tra bianco e nero - con tanti saluti al grigio.
      E' una forma mentis che adultera qualunque questione.

      Ho gia' scritto che l'alcohol e' la peggiore delle droghe in circolazione, ma che non e' eliminabile. Ci hanno a suo tempo provato gli USA, ed e' andata malissimo.

      Si tratta semplicemente di limitare i danni cercando di evitarne ulteriori, quali ad esempio non solo marijuana e company, ma il consumo generalizzato di antidepressivi, ormai parte della nostra cultura, con grande gioia non solo delle pharma ma anche di psicologi e psichiatri.

    36. WarezSan 5 settembre 2023

      "peggiore"?

      Cosa intendi oer "peggiore"?

    37. LuxIgnis 5 settembre 2023

      Guarda per tua informazione non c'è un dato che è uno che attesti che la Marijuana sia pericolosa in nessuna maniera. Nessun morto, nessun problema. Anzi è una medicina meravigliosa, utilissima a tantissime persone anche non malate.
      Chi è il manicheo allora?
      Io o tu che annoveri ancora la Marijuana tra le droghe pericolose per i giovani su basi esclusivamente ideologiche.
      Ma veramente siamo al bue che dice cornuto l'asino.
      Se la Maria è pericolosa lo è 1000 volte meno dell'alcool. I dati parlano chiaro.

    38. Martin 5 settembre 2023

      E' sicuro e indisputabile che e' molto meno pericolosa dell'alcohol, ma per me il discorso non cambia.

    39. WarezSan 5 settembre 2023

      Parli per sentito dire, leggendo due righe al volo quando devi rispondere, come hai fatto per la salvia divinorum ignorando le esperienze dirette di chi le ha vissute.

      Io ne ho fatto uso per anni e si, è pericolosa, in quanto arriva ad annullare la vita sociale, distrugge la capacità di concentrazione e mnemonica.

      Io ho avuto effetti di astinenza quando ho smesso, e di molto superiori al tabacco.

      Ma è inutile presentarti dati e esperienze dirette, visto il tuo approccio dogmatico e fuori dal tempo.

    40. Martin 5 settembre 2023

      E' quella piu' diffusa, ossia che fa piu' morti, malati cronici e incidenti stradali

    41. alessandroparenti 5 settembre 2023

      Non sbaglio, Lux. Conosco un numero enorme di artigiani e operai, spesso nell'edilizia, che si tirano tutto quello che hanno. Ti posso assicurare da amici nel settore che i lavoratori cge allestiscono stand fieristici, lavoro sregolato,senza orari e faticosi, tirano cocaina in una percentuale che va dall'80 al 90 percento. Poi bevono anche e magari non disdegnano le slot. Ma comunque, anche se guadagnano comodi 3000 euro(250 ore al mese come minimo) non posso definirli di fascia alta e molti sono dell'est Europa.

    42. WarezSan 5 settembre 2023

      Certo, se consideri i collaterali allora la tua affermazione è corretta.

    43. alessandroparenti 5 settembre 2023

      Quanto sia diffusa non ho bisogno di immaginarlo. Lo so e anche bene. E a 55 anni la devo ancora provare, tanto conosco i guai a cui porta.

    44. alessandroparenti 5 settembre 2023

      Conosco pochissimi che si sentono molto soddisfatti della loro vita, visto anche il tipo di società in cui siamo

    45. LuxIgnis 5 settembre 2023

      Che ci siano anche di fascia bassa tra gli utilizzatori non c'è dubbio. Ma la cocaina è sempre stata appannaggio delle classi alte. E questo è risaputo. È molto diffusa proprio perché è un tonico e combatte la fatica.
      Ma la colpa qui dov'è? Nella coca o in una concezione del lavoro che è diventata estenuante?

    46. LuxIgnis 5 settembre 2023

      Questo è vero solo in parte.
      Se fosse vero totalmente allora tutte le società tribali e native che ne hanno sempre fatto uso dovrebbero essere pieni di squilibrati. E questo non è vero.
      Molti pensatori eccezionali facevano uso di droghe. L'umanità ne ha sempre fatto uso.
      La vita è difficile, questa è la realtà. Non è per niente una passeggiata.
      E non è un caso che le sostanze che chiamiamo droghe agiscono perché già ce l'abbiamo dentro di noi. Sono già in noi.
      A parte l'alcool che è un veleno.
      Ma anch'esso anche una persona equilibrata come dici tu si può gustare un buon bicchiere di vino o un grappino. Perché non può essere valido anche per le altre droghe? Dov'è veramente la differenza?
      A meno che tu non intenda come persona equilibrata colui che si nega ogni piacere ma io non la considero molto equilibrata.
      Ogni cosa ha il suo prezzo, se lo si conosce lo si può pagare tranquillamente.

    47. LuxIgnis 5 settembre 2023

      Sei un caso più unico che raro.La conosco benissimo e conosco un 'infinità di persone che la usano o l'hanno usata, quello che dici riguarda solo te ed esclusivamente te.
      Certo è che chi si sballa dalla mattina alla sera è un cretino conclamato. E ne ho conosciuti. Non è la cannabis a rendere asociali è proprio questo tipo di persona che lo è di suo. È quel tipo di persona che è dipendente da tutto.
      Dovrebbe evitare anche la cioccolata.

    48. WarezSan 5 settembre 2023

      Continui con i titoli e i giudizi gratuiti.
      Quello che dici non ha senso, è solo una ridda di luoghi comuni.

      Non sono asociale, non ho una dipendenza dal cibo, non l'ho dall'alcol né da altre sostanze.
      L'astinenza da cannabis è cosa più comune di quanto si pensi e dura settimane di inferno.
      Tu definisci le sostanze "da cretini", chi ne fa uso smodato "un cretino".

      Parli per interposta persona, non accetti le testimonianze dirette di chi le cose le ha fatte.

      "ho conosciuto gente che..."
      "ho letto gli effetti che ha..."
      "chi si sballa dalla mattina alla sera è..."

      Questo approccio la dice lunga, come ho scritto parli per sentito dire in modo superficiale.

      Rimani pure nelle tue convinzioni, che il mondo gira lo stesso.

    49. WarezSan 5 settembre 2023

      Fatti di crack e poi dimmi se puoi farne un uso sociale.

    50. LuxIgnis 5 settembre 2023

      Ho parlato forse di crack?
      Prendi 15 caffè al giorno e poi mi fai sapere.

    51. LuxIgnis 5 settembre 2023

      Ho l'impressione che sia tu a non saperne niente e inventi storie come di tua consuetudine. Tu menti spesso e volentieri.
      È se, devo darti credito, una tua esperienza personale che non ha riscontri nei fatti.
      Sono almeno 6 milioni di consumatori di cannabis in Italia sono tutti tossicodipendenti? Non mi pare che ci sia questo allarme. Non ci sono uomini in fila ai centri per la tossicodipendenza per problemi di cannabis. Salvo eccezioni non ci sono.
      Forse non hai idea di cosa vuol dir dipendenza. Perché puoi essere dipendente dalla cioccolata, o dalla caffeina per fare un esempio. E staccarsene può dare problemi.
      Ma l'astinenza è un'altra cosa. Tu stai parlando della cannabis come se parlassi dell'eroina. Ergo tu non ne sai nulla.

      E rinnovo chi si sballa dalla mattina alla sera qualunque sia la sostanza che usa è un cretino che ha grossi problemi psichici di suo non indotti dalla droga.

      Tu di mondo conosci solo il tuo ed è spesso fantasioso.

    52. Pfefferminz 5 settembre 2023

      Sono d'accordo, Lux. Il bicchierino di vino, a chi piace, è una forma di godimento e questo vale senz'altro anche per altre sostanze. Quello che volevo esprimere, ma è piuttosto banale, è che la personalità integrata, equilibrata, non diventa dipendente, non vi si aggrappa come ad un'ancora di salvezza. È questo che fa la differenza, il saper governare gli impulsi. Ma, by the way, l'opposto di equilibrato non è squilibrato nel senso di "matto". Per le società tribali si può fare un discorso a parte, perché la forma mentis è diversa dalla nostra. Non intendevo "negarsi i piaceri", ci mancherebbe. 😉

    53. LuxIgnis 5 settembre 2023

      Concordo perfettamente. Anzi alcune di queste sostanze possono aiutare a trovare un equilibrio. Sempre cum grano salis.

    54. alessandroparenti 5 settembre 2023

      La colpa è del fatto che c'è. Perchè piace e fa star bene, liberando nell'organismo sostanze appaganti che altrimenti di rado vengono diffuse in quelle concentrazioni.

    1. warheit 4 settembre 2023

      la scusa di ogni drogato è quella che l'alcool fa più male e che lo vendono al supermercato e nei bar.

    2. paulbressac 4 settembre 2023

      ma no ti chiedi perché in un determinato momento la legge borghese mette fuori legge alcune sostanze e altre no? quali i criteri per determinare l'illegalità?

    3. Martin 4 settembre 2023

      Se si parte dal concetto di "legge borghese", inevitabilmente si finisce nel nulla. Molte droghe sono state inizialmente tollerate, fino a quando non se ne e' accertata la tossicita'.
      La borghesia non c'entra proprio un cavolo.

    4. paulbressac 4 settembre 2023

      mi sembra strano dire "La borghesia non c’entra proprio un cavolo" se è proprio la borghesia con le sue leggi che decide per la prima volta nella storia di proibire il commercio di alcune sostanze. Quanto alla tossicità penso che tu stia scherzando. Prova a verificare quello che vendono al supermercato, e non parlo di alcool, vedi quello che vendono come alimento per i bambini.

    5. warheit 4 settembre 2023

      dipende a quali sostanze ti riferisci, non sono un esperto in materia ma non credo che in Italia siano mai state legalizzate le droghe leggere ad esempio, per cui non so in base a quale paragone ti riferisci.

    6. WarezSan 4 settembre 2023

      Non è la tossicità il discrimine per determinarne la legalità, ma altri fattori per esplicare i quali non basterebbe un anno intero.

      Al momento le droghe sono liberalizzate, "tutte", nessuna esclusa, e comprendo nel termine "droghe" pure le sostanze dopanti.
      Non tutte sono legalizzate, ma questo è, appunto, un altro discorso.

    7. Martin 4 settembre 2023

      Ripeto, la borghesia non significa nulla in questo caso. L'aumento della regolazione e della legislazione e la nascita del welfare e dello Stato sociale nel tardo 1800 - primo 1900 non sono riconducibili semplicemente alla borghesia

    8. emilyever 4 settembre 2023

      Nel bellissimo libro di Guido Blumir e Luigi Cancrini, La droga e il sistema si racconta di come negli Stati Uniti , con lo slogan "Riportiamo le nostre donne a casa" (si era nell'ultimo trentennio del XIX secolo) si misero fuori legge le fumerie d'oppio cinesi, specie lungo la costa ovest, quando le donne borghesi cominciarono a frequentarle troppo, anche come analgesici, e per sotituirle fu diffusa l'Heroisch, a cura della cara Bayer, che già conosceva gli effetti collaterali di dipendenza

    9. Gio 5 settembre 2023

      Se spacci cocaina in strada e ti beccano vai in galera per qualche anno, se chiedi una licenza e apri un bar per spacciare alcool dormi tranquillo la notte. Il tabacco, poi. Mica lo puoi vendere liberamente. Le droghe, quelle davvero pesanti, le può spacciare solo lo Stato e un motivo ci sarà.

    10. mago 5 settembre 2023

      il fatto che sia una droga certifica che è tossica,anche una bevanda energetica presa a quantità industriali è tossica, la tolleranza è ad uso politico o di convenienza di certi.

    11. mago 5 settembre 2023

      Non sono legalizzate ma ci sono piu spacciatori per le strade che preti e suore,il legalizzare è una pagliacciata.

    12. warheit 5 settembre 2023

      perché è pieno di consumatori di merda e loro ci guadagnano,
      tutta gente che non ha alcun desiderio di fare un lavoro onesto, quindi spacciano.

    13. warheit 5 settembre 2023

      preferisco sempre quello che apre il bar e vende alcool, la droga è per i perdenti e lo Stato gratifica questi ultimi.

    14. WarezSan 5 settembre 2023

      Nemmeno puoi coltivarlo liberamente il tabacco ...

    15. WarezSan 5 settembre 2023

      Mica solo dei drogati, anche di chi parla per sentito dire senza averne esperienza diretta.
      Quando facevo largo uso di cannabis mai nessuno dei miei sodali si è mai sognato di affermare che non avesse effetti avversi o che non vi fossero effetti collaterali anche pesanti.

      Qui c'è gente che sostiene faccia bene, che sia una medicina meravigliosa, panacea di mali, lanciandosi in paragoni azzardati che non si sentivano da almeno gli anni 60.

      Addirittura si spingono nel dire che la cocaina sia possibile assumerla in modo moderato senza problemi, come fosse un buon bicchiere di brandy, ignorando la scia di morte e dolore che si porta dietro per arrivare ai nasi felici. E lo stesso vale per altre sostanze. Almeno fumavo quel che producevo, senza vendere o cedere a nessuno.

      Io non voglio cambiare il pensiero di questi soggetti, sarebbe inutile, mi importa solamente avvisare a chiare lettere chi pensa che vi sia un fondo di verità in questo relativismo.

      A mio avviso, sono affermazioni al rilancio, al raddoppio, perché dopo aver scritto certe castronerie certi soggetti non lasciano, raddoppiano!

    16. Gio 6 settembre 2023

      Ma che discorsi, certo!

    17. davec.dj 3 ottobre 2023

      Sei un pirla.

    18. warheit 3 ottobre 2023

      è una discussione di un mese fa,
      scusa se ti ho offeso, ti ha fatto effetto solo ora la dose?
      bucati ancora.

    1. emilyever 4 settembre 2023

      Dell'uso del laudano come medicinale e calmante anche per i bambini nella classe operaia inglese attraverso gli sciroppi tipo "Il cordiale di Godfrey", come racconta Engels nel saggio La condizione della classe operaia inglese nel 1848, sarà trattato nelle prossime puntate?

    2. Primadellesabbie 4 settembre 2023

      Praticamente non avevano farmaci, droghe pesanti anche per la febbre.

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