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Il clima e la pista dei soldi

 

William Engdahl
journal-neo.org

Il clima. E chi l’avrebbe mai detto. Le mega-corporazioni e i mega-miliardari responsabili della globalizzazione dell’economia mondiale degli ultimi decenni, che, a forza di ricercare l’aumento delle rendite azionarie e la riduzione dei costi, hanno provocato così tanti danni al nostro ambiente, sia nel mondo industriale che nelle economie sottosviluppate di Africa, Asia e America Latina, sono i principali sostenitori del movimento di decarbonizzazione “dal basso,” dalla Svezia alla Germania, agli Stati Uniti ed oltre. Sono I rimorsi di una coscienza colpevole, o potrebbe essere un programma più profondo per la tassazione della stessa aria che respiriamo e magari qualcosa di più?

Qualunque cosa si possa credere dei pericoli della CO2 e dei rischi legati al riscaldamento globale, indicati come i futuri responsabili di una catastrofe globale dovuta ad un aumento delle temperature medie di 1,5 – 2 gradi Celsius nei prossimi 12 anni circa, vale la pena evidenziare chi sta promuovendo l’attuale ondata di propaganda e di attivismo climatico.

La finanza verde

Diversi anni prima che Al Gore e tutti gli altri decidessero di usare una giovane studentessa svedese come personificazione dell’urgenza per un intervento climatico o, negli Stati Uniti, facessero ricorso agli appelli di Alexandria Ocasio-Cortez per una completa riorganizzazione dell’economia focalizzandola su un Green New Deal, i giganti della finanza avevano già iniziato ad escogitare piani per dirottare centinaia di miliardi di fondi futuri verso investimenti in società “climatiche,” spesso senza valore.

Nel 2013, dopo anni di meticolosa preparazione, una società immobiliare svedese, la Vasakronan, aveva emesso il primo “Green Bond” aziendale. A questa azienda se ne erano aggiunte altre, tra cui Apple, SNCF e la principale banca francese, il Credit Agricole. Nel novembre 2013, la problematica Tesla Energy di Elon Musk, aveva commercializzato il primo titolo garantito da attività derivanti dal settore del fotovoltaico (Solar Asset-Backed Security). Oggi, secondo un’organizzazione denominata Climate Bonds Initiative, gli oltre 500 miliardi di dollari investiti in queste obbligazioni ‘verdi’ sono una cifra eclatante. I creatori di questo genere di obbligazioni affermano che il loro obiettivo è quello di conquistare una quota importante di quelle attività da 45 trilioni di dollari che, a livello mondiale, hanno preso l’impegno nominale di investire in progetti “rispettosi del clima.”

Il Principe Carlo, futuro monarca del Regno Unito e i circoli finanziari della Banca d’Inghilterra e della City londinese hanno promosso “strumenti finanziari verdi,” sopratutto Green Bonds, allo scopo di reindirizzare i piani pensionistici e i fondi comuni di investimento verso progetti verdi. Un attore chiave nel collegamento delle istituzioni finanziarie mondiali con l’agenda verde è Mark Carney, capo uscente della Banca d’Inghilterra. Nel dicembre 2015, il Financial Stability Board (FSB) della Bank for International Settlements (BIS), presieduto all’epoca da Carney, aveva creato un gruppo di studio sulla divulgazione finanziaria legata al clima [Task Force on Climate-related Financial Disclosure – TCFD], allo scopo di consigliare “gli investitori, i finanziatori e le compagnie assicurative sui rischi legati al clima.” Questo era certamente un obiettivo assai strano per i banchieri centrali mondiali.

Nel 2016, il TCFD, insieme alla City of London Corporation e al governo del Regno Unito, aveva avviato la Green Finance Initiative, con l’obiettivo di incanalare trilioni di dollari in investimenti “verdi.” I banchieri centrali dell’FSB avevano nominato 31 persone nel comitato direttivo del TCFD. Presieduto dal miliardario dei media finanziari Michael Bloomberg, [questo comitato] comprende personaggi chiave di JP Morgan Chase & Co, di BlackRock, uno dei maggiori gestori patrimoniali al mondo con quasi 7 trilioni di dollari, di Barclays Bank, di HSBC, la banca con sedi a Londra e ad Hong Kong ripetutamente multata per riciclaggio di droga e di fondi neri, di Swiss Re, la seconda compagnia di riassicurazioni più grande al mondo, della banca cinese ICBC, di Tata Steel, della ENI petrolifera, di Dow Chemical, del gigante minerario BHP Billington e David Blood, della Al Gore’s Generation Investment LLC. In effetti sembra che le volpi stiano scrivendo il regolamento del nuovo Pollaio Verde.

Mark Carney, della Banca d’Inghilterra, è stato anche un attore chiave negli sforzi per rendere la City di Londra il centro finanziario della finanza verde globale. Il Cancelliere dello Scacchiere britannico uscente, Philip Hammond, nel luglio 2019 ha pubblicato un libro bianco, “Strategia della finanza verde: trasformare la finanza per un futuro più verde.” Nel documento si afferma che “Una delle più influenti iniziative emergenti è la task force del settore privato sull’informativa finanziaria legata al clima (TCFD), supportata da Mark Carney e presieduta da Michael Bloomberg. [Il progetto] è stato approvato da istituzioni che rappresentano 118 trilioni di dollari di beni a livello globale.” Qui sembra esserci un piano. Il piano è la finanziarizzazione dell’intera economia mondiale usando la paura di uno scenario da fine del mondo per raggiungere obiettivi arbitrari, come “zero emissioni di gas ad effetto serra.

Goldman Sachs, un attore chiave

L’onnipresente banca di Wall Street, Goldman Sachs, da cui sono usciti, tra gli altri, il presidente uscente della BCE, Mario Draghi, e il capo della Banca d’Inghilterra, Carney, ha appena reso pubblico il primo indice globale di titoli ambientali di alto livello, elaborato insieme al CDP con sede a Londra, noto come Carbon Disclosure Project [progetto per divulgazione delle problematiche legate al carbonio]. Il CDP, in particolare, è finanziato da investitori come HSBC, JPMorgan Chase, Bank of America, Merrill Lynch, Goldman Sachs, American International Group e State Street Corp.

Questo nuovo indice, denominato ora CDP Environment EW e CDP Eurozone EW, mira a rastrellare fondi di investimento, sistemi pensionistici statali, come CalPERS (l’ente pensionistico dei dipendenti pubblici della California) e CalSTRS (il sistema pensionistico degli insegnanti dello Stato della California), attività con un valore combinato di più 600 miliardi di dollari, da investire in obiettivi scelti con cura. Le società più quotate nell’indice includono Alphabet, che possiede Google, Microsoft, ING Group, Diageo, Philips, Danone e, ovviamente, Goldman Sachs.

Entrano in scena Greta, AOC e tutti gli altri.

A questo punto, quando ci troviamo di fronte ad attivisti climatici molto popolari e fortemente pubblicizzati, come la svedese Greta Thunberg o la 29enne Alexandria Ocasio-Cortez di New York e il Green New Deal, gli eventi prendono una piega cinica. Per quanto sinceri possano essere questi attivisti, dietro alla loro promozione c’è una macchina finanziaria ben oliata che lo fa per guadagno.

Greta Thunberg fa parte di una rete strettamente collegata all’organizzazione di Al Gore e viene sfruttata commercialmente in modo cinico e professionale e utilizzata da agenzie come le Nazioni Unite, la Commissione Europea e dagli interessi finanziari dietro le quinte dell’attuale agenda sul clima. In qualità di ricercatrice e di attivista climatica, la canadese Cory Morningstar ha documentato, in una serie di eccellenti post, come la giovane Greta stia lavorando in una rete ben consolidata e collegata all’investitore del clima statunitense, nonchè ricchissimo profittatore climatico, Al Gore, presidente del gruppo Generation Investment. Il partner di Gore, l’ex funzionario di Goldman Sachs David Blood, come già detto, è un membro del TCFD creato dalla BIS. Greta Thunberg e la sua amica diciassettenne americana Jamie Margolin, vengono entrambe considerate “giovani consulenti speciali e fiduciari” della ONG svedese We Don’t Have Time, fondata dal suo Amministratore Delegato, Ingmar Rentzhog. Rentzhog è un leader del Climate Reality Project di Al Gore e fa parte della task force per la politica climatica europea. Era stato indottrinato nel marzo 2017 da Al Gore a Denver e, di nuovo, nel giugno 2018 a Berlino. Il Climate Reality Project di Al Gore è un partner di We Don’t Have Time.

Anche alla deputata Alexandria Ocasio-Cortez (AOC), che aveva fatto grande scalpore nei suoi primi giorni al Congresso degli Stati Uniti per aver svelato un “Green New Deal” per la completa riorganizzazione dell’economia americana, ad un costo stimato di 100 trilioni di dollari, non manca una guida competente. AOC ha ammesso apertamente di essersi candidata al Congresso su richiesta di un gruppo denominato Justice Democrats (JD). Ha detto ad un intervistatore: “Non sarei stata eletta se non avessi avuto il supporto di Justice Democrats e di Brand New Congress. Umm, in effetti sono state queste organizzazioni, è stato JD ed anche Brand New Congress, che mi avevano chiesto, in primo luogo, di candidarmi. Sono loro che mi avevano convocata, un anno e mezzo fa …” Ora che è membro del Congresso, i consiglieri di AOC comprendono anche il cofondatore di Justice Democrats, Zack Exley. Exley era già un membro della Open Society e aveva ottenuto fondi, tra gli altri, dalla Open Society Foundations e dalla Ford Foundation per creare un’organizzazione, prima ancora di Justice Democrats, per il reclutamento di candidati adatti alla carica.

La vera agenda è economica

I legami tra i più grandi gruppi finanziari del mondo, le banche centrali e le corporation globali nell’attuale spinta verso una strategia climatica radicale per l’abbandono dell’economia basata sui combustibili fossili a favore di una vaga e generica economia verde, a quanto pare, non sono affatto dovuti ad un’autentico sforzo per rendere il nostro pianeta un ambiente pulito e sano in cui vivere. Al contrario, è un programma strettamente connesso all’Agenda per il 2030 delle Nazioni Unite a favore di un’economia “sostenibile” e alla generazione di, letteralmente, trilioni di dollari di nuova ricchezza per le banche globali e i giganti finanziari che costituiscono i veri poteri in essere.

Nel febbraio 2019, a seguito di un discorso alla Commissione Europea, a Bruxelles, di Greta Thunberg, l’allora presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, dopo aver baciato galantemente la mano di Greta, sembrava essere passato all’azione reale. Aveva detto a Greta e alla stampa che l’UE avrebbe speso, nei prossimi 10 anni, centinaia di miliardi di euro per combattere i cambiamenti climatici. Juncker aveva proposto che, tra il 2021 e il 2027,“un quarto di ogni euro speso nell’ambito del bilancio dell’UE fosse destinato ad azioni volte a mitigare i cambiamenti climatici.”

Quello che lo scaltro Juncker aveva mancato di dire è che il progetto non aveva nulla a che fare con le perorazioni della giovane attivista svedese. Era già stato tutto deciso un anno prima, il 26 settembre 2018 al Vertice di One Planet, in collaborazione con la Banca Mondiale, le Fondazioni Bloomberg, il Forum Economico Mondiale ed altri. Juncker aveva abilmente usato l’attenzione dei media verso la giovane svedese per promuovere la sua agenda del clima. Il 17 ottobre 2018, pochi giorni dopo l’accordo dell’UE al vertice di One Planet, Juncker, a nome dell’Unione Europea, aveva firmato un memorandum d’intesa con Breakthrough Energy-Europe, in base al quale le società appartenenti a Breakthrough Energy-Europe avrebbero goduto di un accesso preferenziale ad ogni tipo di finanziamento.

I membri di Breakthrough Energy includono Virgin Air di Richard Branson, Bill Gates, Jack Ma di Alibaba, Mark Zuckerberg di Facebook, Sua Altezza Reale il Principe Al-waleed, Ray Dalio della Bridgewater Associates, Julian Robertson del gigante degli hedge fund Tiger Management, David Rubenstein, fondatore del Carlyle Group, George Soros, presidente del Soros Fund Management LLC, Masayoshi Son, fondatore di Softbank, in Giappone.

Credetemi. Quando le multinazionali più influenti, i maggiori investitori istituzionali del mondo, tra cui BlackRock e Goldman Sachs, le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, la Banca d’Inghilterra e le altre banche centrali del BIS si schierano a favore del finanziamento di una cosiddetta agenda verde, chiamatelo Green New Deal o come volete, è tempo di guardare sotto la superficie delle campagne degli attivisti pubblici del clima e cercare le vere motivazioni. L’immagine che ne emerge è un tentativo di riorganizzazione finanziaria dell’economia mondiale usando il clima, qualcosa che il sole e la sua energia sono in grado di modificare su una scala di molti ordini di grandezza superiore a quanto potrà mai fare l’umanità, come pretesto per cercare di convincere la gente comune a compiere sacrifici incredibili per “la salvezza del nostro pianeta.”

Nel 2010, il capo del gruppo di lavoro n° 3 della commissione intergovernativa delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il dott. Otmar Edenhofer, aveva dichiarato ad un intervistatore: “… bisogna dire chiaramente che, con la politica sul clima, ridistribuiamo di fatto la ricchezza del mondo. Bisogna liberarsi dall’illusione che la politica internazionale sul clima sia una politica ambientale. Tutto questo non ha praticamente nulla a che fare con la politica ambientale, con problemi come la deforestazione o il buco dell’ozono.” Da allora, questa strategia di politica economica è diventata molto più sofisticata.

William Engdahl

Fonte: journal-neo.org
Link: https://journal-neo.org/2019/09/25/climate-and-the-money-trail/
25.09.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.
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14 Commenti

  1. Giustamente l’autore individua la ragione di tutto questo agitarsi mediatico intorno al clima : “Il piano è la finanziarizzazione dell’intera economia mondiale usando la paura di uno scenario da fine del mondo..” Il tutto serve a mantenere lo status quo della globalizzazione finanziaria, minacciata da movimenti sovranisti e dalla crescente proletarizzazione del ceto medio dell’occidente e a indirizzare le ansie dell’opinione pubblica europea dall’invasione dei migranti al ‘riscaldamento globale’. Cacciari ha fatto giustamente notare che :“Greta …. dovrebbe andare a scuola. Forse si renderebbe conto che lei è svedese, i ragazzi che scioperano oggi sono europei, ma in piazza non ci sono né indiani, né cinesi, né brasiliani. Non mi pare un problemino da poco”.
    Infatti, alla vastità delle manifestazioni fa da contrappeso la mancanza assoluta di programmi che non siano un nuovo modo per giustificare l’aumento delle tasse e quindi il continuo impoverimento della popolazione. Quando non si tratta di sfacciate contraddizioni : porti aperti, ius soli e diminuzione della cementificazione? E dove li metti gli immigrati, sotto i ponti? Io di progetti concreti tipo : pulizia degli oceani dal mare di plastica che li inquina, contenimento dell’esplosione demografica in Africa e nel mondo musulmano, gestione dell’acqua nelle zone aride, riforestazione, trasporto delle merci su rotaia ecc. ecc. devo ancora sentir parlare.

  2. Bè..la Chiesa Verde si è formata..prepariamoci a diventare fedeli zelanti..che l’accusa di apostasia non ci lascerà scampo..

    Va anche detto che le Chiese non amano la devozione sincera al messaggio..quanto piuttosto la venerazione della gerarchia ecclesiastica..
    Chi vuol vivere in modo verde senza subordinarsi a banche ..fondi..e usura ..è avvertito..

    Nondimeno porre un limite alla crescita quantitativa e non a quella qualitativa è giusto e preveggente..ma dobbiamo sempre essere sfruttati dai preti..?

  3. Non c’è niente da fare il Popolo è bue da più di cinquemila anni e sarà bue da qui all’eternità.

    • Io mi sono rassegnata al Popolo Bue, signor Peruffo. . Voglio anche essere generosa: la gente ha i suoi problemi personali a cui pensare ecc ecc
      Che ne dice se del popolo ce ne infischiamo come del resto fanno quelli che “dirigono”? Tanto ho sempre più l’impressione che le cose si giochino, per così dire, fra cerchie molto ristrette e il popolo bue non segue appassionatamente ne quelle ne noi. Vadano a fan e combattiamo da soli. Il Popolo poi, segue il vincitore, come da copione.

  4. Un tempo dicevano che erano le grandi fabbriche e megaindustrie coi loro giganti camini di fumo a inquinare l’aria e l’acqua. Le zone industriali delle città e le città-industrie. Non esistono più? Mai che qualcuno ne parli o le attacchi. Si parla di ciò che può fare il singolo, da basso. E che costringeranno a fare, fra non molto. Ma loro, i grandi industriali che si sono arricchiti con fumi e sversamenti non dicono niente? Non gli chiede niente Greta a quelli?

  5. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Il clima. E chi l’avrebbe mai detto. Le mega-corporazioni e i mega-miliardari responsabili della globalizzazione dell’economia mondiale degli ultimi decenni, che, a forza di ricercare l’aumento delle rendite azionarie e la riduzione dei costi, hanno provocato così tanti danni al nostro ambiente, sia nel mondo industriale che nelle economie sottosviluppate di Africa, Asia e America Latina, sono i principali sostenitori del movimento di decarbonizzazione “dal basso,” dalla Svezia alla Germania, agli Stati Uniti ed oltre. Sono I rimorsi di una coscienza colpevole, o potrebbe essere un programma più profondo per la tassazione della stessa aria che respiriamo e magari qualcosa di più?
    Chi l’avrebbe mai detto? Finalmente si comincia a realizzare quello che ho sempre scritto in questo forum: la finanza più becera e criminale, il nuovo eco-capitalismo, sta cercando come una mostruosa “Araba Fenice” di riciclarsi, ma non dalle sue ceneri, ma da quelle del pianeta che hanno distrutto.
    Comunque, a prescindere da tutto, i problemi ambientali dovuti all’attività umana sono seri e mettono in forse la sopravvivenza dell’umanità. E alla luce di ciò, il tentativo di “riciclarsi” non sarebbe, come ipotizza l’autore dell’articolo “, un programma più profondo per la tassazione della stessa aria che respiriamo…“, e nemmeno potrebbe essere “ un rimorso di coscienza colpevole“, perché questo branco di imbecilli criminali (imbecilli come coloro che li tengono al potere) la coscienza non ce l’hanno. Il loro comportamento è solo paranoia pura scaturita da menti aberrate che se ne fregano se il loro modello di sviluppo capital consumistico si rivela insostenibile sotto tutti i punti di vista, sia da quello sociale sia da quello ambientale soprattutto.

  6. Prepararsi per la prossima tosatura/scorticatura a base fiscale, specialmente per l’ovile italiano.
    I Sinistri al governo sono già all’opera, siete avvertiti.

  7. Sempre occhi e triangoli nei “loghi” Fantasia zero.

  8. E la farsa continua.Gli adulti ormai sono succubi al potere,con questo magheggio climatico anche i giovani,diventeranno schiavi del potere.Felici e contenti di esserlo,ma ovviamente senza rendersene conto.

  9. Anche la finanza tiene figli (non si sà di chi sono ma li tiene) non c’è da stupirsi se dimostrano sensibilità per il pianeta. Statisticamente è risaputo che ci sono più filantropi nella finanza globale che tra gli “operai” ( avete mai sentito di un operaio che finanzia vaccini alle adolescenti in India ?).
    Personalmente provo profonda ammirazione per questi ipermen che sanno organizzarsi, trasformare le sconfiitte in vittorie (scaricando le perdite sulle masse) si fanno anche difendere da utili idioti, sceltri tra di noi e pagati da noi ( geniale, questi si che il cervello gli funziona). Invece gli utili idioti (cornuti e mazziati) si fanno la lotta tra poveri e meno poveri, litigano per le bucce di patate e le ossa del pollo, a sinistra si dice che spettano a chi produce da dipendente, a destra si dice che spettano a chi qualcosa produce da imprenditore, tra chi vuole meno spesa pubblica e servizi e chi vuole più tasse per spesa pubblica e servizi, vince la finanza e si prende tutto (geniale)
    Ma se devo essere sincero, da uomo di sinistra, l’apoteosi dell’imbecillità, oggi come oggi, spetta a noi ex comunisti reali, passati al comunismo virtuale (quello dei diritti civili e del politicamente corretto, i buoni, o meglio, gli utili idioti del neoliberismo capitalistico/finanziario).
    E resto basito dai miei compagni che chiedono più tasse e patrimoniali, più forza lavoro a basso costo (schiavi) energia più cara (forse anche meno pulita) in nome del CO2 e della salvezza di un pianeta che non ci appartiene, tasse su merendine e contanti, qualcuno in questi giorni chiede anche più Bibbiano ( i nostri figli non sono nostri ma dello stato- che è sempre stato così, ma almeno Hitler e Mussolini non avevano la sfacciataggine di urlarcelo in faccia) compagni miei, io resto ben convinto comunista e socialista ( solo tutti insieme c’è speranza) ma l’agenda che state portando avanti non è lotta continua contro il capitalismo, oggi, finanziarismo- è lotta tra poveri, è taglio delle palle per far dispetto al vicino di casa che ha la macchina più grossa è odio di classe contro le PMI che toglie il motore a quell’ascensore sociale, per cui tante lotte e tanto sangue i nostri nonni hanno versato.
    No c’è tassa, non c’è costo sociale, non c’è mafia, non c’è opera pubblica utile o inutile, non c’è parlamento in italia o all’estro, non c’è banca o moneta, non c’è guerra utile al popolo, sono tutti strumenti per schiavizzare il popolo con i beni/soldi/lavoro dello stesso popolo.
    Più tasse e costi maggiori per l’energia in nome della salvezza del pianeta- svegliatevi, ci stanno di nuovo facendo fessi, son tutti costi che pagheremo noi per far fare utili alla finanza ( Benetton docet ).

    • Sulla capacità di organizzarsi e di perpetuare il loro potere, aveva ragione Barnard, il quale avrebbe fatto un servizio utile a tutti noi se avesse continuato a fustigarci su questo: è inutile, finchè non capiremo che occorre farsi il mazzo per diventare consapevoli, non avremo speranze contro costoro. Poi è chiaro, il potere probabilmente non è fatto da geni, ha semmai i mezzi e le risorse per portare al proprio servizio menti e capacità superiori. Ma il potere commette anche molti errori, solo che mettendo in campo varie soluzioni, alla fine la strategia vincente la trova sempre. Anche io non ho alcuna intenzione di mollare i miei ideali di sinistra e socialisti, e pertanto concordo sulle gravi responsabilità di coloro che oggi si professano di sinistra e poi fomentano le guerre tra poveri. Ma non è difficile individuare ed isolare certa gente, prima o poi lo capiranno anche i più ingenui.

  10. L’unica uscita da questo tremebondo complotto capitalista è una “vera catastrofe naturale irreversibile” certo, coinvolgerebbe tutti, sicuramente non benvenuta ma, forse per una volta, avremmo qualcosa di veramente orrizzontale.

  11. Questa isteria apocalittica è una pacchia, per i padroni del discorso che l’hanno innescata ed anche per noi che ce la trastulliamo. Tornando al motivo sottostante tutto questo, il presunto riscaldamento globale, convenientemente rinominato emergenza climatica per svincolarlo dall’idea di notti sudaticcie poco probabili in inverno, osservo che i dati sui quali si fonda questa narrazione, i dati che Bertani in precedenza richiedeva come fattore dirimente la questione, semplicemente non esistono, non nel senso che lui, o altri, intendono; cioè quello di numeri affidabili nella loro oggettività esente da manipolazione od interpretazione. Mi spiego con un esempio (che potere trovare in originale sul portale del NOAA, la National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti, corrispondente suborbitale della NASA); la temperatura degli oceani, che è soggetta a variazioni minori e su tempi maggiori di quella dell’atmosfera, viene misurata con continuità e diffusamente da più di un secolo, ed in base ai valori ottenuti si costruiscono quei grafici utilizzati per sostanziare l’attuale ‘clima’ di emergenza; tuttavia la temperatura, tra le grandezze fisiche fondamentali, è quella di più difficile misurazione (rispetto ad esempio a lunghezza, massa o tempo): anche quando misuriamo la ‘febbre’ con il termometro, lo strumento ci fornisce in realtà la sua temperatura (quella del suo elemento sensibile, per esempio del mercurio contenuto nel bulbo), la quale, in certe condizioni, approssima quella della persona ammalata; in generale il procedimento di misura altera la quantità misurata. Nel passato la temperatura dell’acqua degli oceani veniva misurata prelevandone un campione con un secchio calato a mare ed immergendo in esso un termometro a mercurio; in seguito il prelievo veniva effettuato tramite apposite aperture, “prese a mare” praticate nello scafo metallico delle navi; attualmente le misure vengono generalmente effettuate automaticamente da delle boe ancorate sul fondo dotate di termometri elettronici (con elemento sensibile a semiconduttore). I tre metodi di misura non sono completamente equivalenti in quanto l’alterazione introdotta dal procedimento differisce da caso a caso: nel primo il secchio ed il termometro vengono scaldati per semplice contatto da manipolazione dall’operatore, il marinaio, che esegue la procedura, conseguentemente alterando la temperatura dell’acqua, prelevata in quantità modesta; nel secondo l’acqua viene riscaldata dalle lamiere della nave, la quale rappresenta un corpo caldo, relativamente all’acqua dell’oceano, a motivo della presenza di un motore e di ambienti mantenuti comunque a temperatura superiore; nel terzo caso la boa, pur possedendo degli elementi caldi, una batteria e della elettronica di servizio, risulta meno influente sulla temperatura dell’acqua; per rendere confrontabili e raccordare i dati sperimentali occorre stimare l’influenza di ciascun metodo di misura e valutare l’entità dell’alterazione introdotta; questo è stato fatto mediante dei modelli matematici a seguito dei quali le temperature misurate precedentemente sono state abbassate per tener conto dell’aumento di temperatura provocato dalla metodo di misura della stessa. A questo punto vi renderete conto di come questa elaborazione dei dati risulti determinante, considerando che il presunto riscaldamento globale medio viene quantificato dell’ordine dei decimi di grado centigrado a decennio.
    Un altro esempio, a logica invertita, è dato dalla rete di rilevazione della temperatura atmosferica a terra; negli Stati Uniti (e non solo) le centraline di misura dei vari parametri atmosferici sono state costruite nel XIX secolo in zone remote, onde non risentire delle alterazioni provocate dalla contiguità con le zone urbanizzate; queste stazioni di rilevamento risultano però essere, adesso, addossate se non incluse in quelle zone, inevitabilmente circondate da altre costruzioni, strutture e parcheggi per il personale di servizio; se questi cambiamenti possono alterare limitatamente la quantità di pioggia o l’intensità dei venti sicuramente provocano un riscaldamento dell’aria circostante a causa del maggior assorbimento della radiazione solare e del calore dissipato dalle strutture stesse, risultando in un aumento delle temperature misurate; tuttavia in questo caso non si è proceduto ad una stima di questa alterazione ed alla conseguente riduzione delle temperature misurate nei tempi recenti, riduzione che potrebbe smentire la narrativa riscaldamentista.
    Concludo questo intervento decisamente prolisso segnalandovi un articolo (in inglese), pubblicato a Giugno sulla rivista Nature, ove si attribuisce ad un inaudito ciclo magnetico solare di grande periodo, circa 350 anni, sovrapposto ad uno di periodo ancora maggiore, circa 2000 anni, dovuto ad un meccanismo di doppia dinamo stellare, l’aumento osservato della irradianza solare, causa prima del riscaldamento del nostro pianeta, e pure degli altri 7 …
    https://www.nature.com/articles/s41598-019-45584-3.pdf