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Un “Maidan francese” o una rivolta nazionale?

OLLIE RICHARDSON
thesaker.is

Prima di affrontare l’argomento di questo articolo vorrei rendere un omaggio speciale a William Blum. Per coloro che non lo sapessero, è morto per malattia il 9 dicembre, all’età di 85 anni. A chi non lo conosce, consiglierei di leggere in particolare “Killing Hope” [Uccidere la speranza]. È un’enciclopedia delle aggressioni della CIA contro l’umanità. L’importanza del lavoro di Blum è infinita ed è un esempio che tutti noi dovremmo seguire.

Ora andiamo al nocciolo della questione: le rivolte in Francia. Non entrerò nella cronologia degli eventi, viene aggiornata quotidianamente e comporterebbe molti tweet con video incorporati e commenti personali (ho già scritto qualcosa sull’argomento qui). Al contrario, quello di cui vorrei discutere sono le diverse reazioni ai disordini che sono apparse su Internet. Anche se vorrei fare prima una precisazione: anche se termini come “globalismo” ed “élite” non rendono in pieno giustizia alla reale complessità della geopolitica e delle relazioni internazionali, per ragioni di opportunità, sarò costretto ad usarli. Penso che, in ogni caso, i lettori saranno indirizzati nella giusta direzione.

Qualche premessa

Fin dagli attacchi false flag dell’11 settembre, i social media sono diventati la principale forza motrice dei cambiamenti socioeconomici. E le cose non sono diverse nella Francia di oggi. I “Gilets Jaunes” (i giubbotti gialli) e la borghesia liberale che si oppone alla “violenza” si sono scambiati colpi a vicenda sia su Twitter che su Facebook. I principali canali di notizie francesi (BFM TV, LCI, France Info, France 24, Euronews, Cnews, ecc.) avrebbero il compito di collegare fatti specifici e presentare poi allo spettatore uno schema (narrativo). Naturalmente, il profano accetta di solito le tesi dei media mainstream come fossero “verità rivelate”, perché è “semplicemente impossibile che possano mentire in tal modo, i giornalisti sono degni di fiducia”. Inutile dire che nessun canale televisivo è, nel modo più assoluto, “obbiettivo”, dal momento che alle spalle c’è sempre un finanziatore e un simile concetto di “obbiettività,” in ogni caso, non “esiste,” dal momento che le guerre sono generalmente il prodotto di disaccordi (la Carta delle Nazioni Unite, apparentemente, non basta a garantire neanche una pace regionale, figuriamoci la pace globale). Anche se Dio viene citato come punto di riferimento, la storia ha dimostrato che non riesce ad impedire che si verifichino conflitti (si prega di fare riferimento a ciò che il Vaticano sta facendo ora in Ucraina).

La scienza causa anche conflitti di paradigmi: il cambiamento climatico ne è un buon esempio. È come se la guerra fosse semplicemente quello che gli esseri umani hanno fatto da sempre: una lotta per la sopravvivenza. Anche la persona più “pacifica” ha dei pulsanti che possono essere premuti. In effetti, quei programmi della CIA, come MK Ultra e Camp Bucca, avevano proprio lo scopo di reperire tali bottoni. D’altro canto, la maggior parte degli esseri umani può essere d’accordo sul fatto che sganciare bombe sui bambini sia sbagliato, quindi non possiamo veramente dire che la speranza sia stata completamente uccisa …

In ogni caso, secondo i media mainstream francesi ci sono 3 categorie principali di persone coinvolte nei disordini: i pacifici manifestanti “Gilets Jaunes”, l’”ultra-sinistra”/”estrema destra” e “les casseurs” (quelli che semplicemente spaccano tutto). Senza voler riempire troppo l’articolo con la propaganda fabbricata dal team di Macron, diciamo solo che quelli che indossano un giubbotto giallo e urlano “Macron Demission” e che qualche volta restituiscono al mittente (Compagnies Républicaines de Sécurité) un candelotto lacrimogeno, sono i più fedeli alla causa (liberare la Francia dal globalismo) e che gli altri, quelli che portano i passamontagna e/o inalberano cartelloni “antifa” sono i pro-sistema (cioè i liberali). Sì, i “titushki” esistono anche in Occidente. Il problema è che ci sono veramente quelli che ne hanno i co***oni pieni dello stato e della società che li circonda, e che si mettono con gioia a spaccare tutto per ottenere “vendetta”, mentre, allo stesso tempo, non hanno nessun interesse per la politica,  perché per farlo avrebbero probabilmente bisogno di un diploma universitario. D’altra parte, ci sono quelli inviati da Macron per infiltrarsi nei “Gilets Jaunes” e screditarli. Quindi, il gruppo dei “casseurs” non ha un’identità facilmente risolvibile.

Allo stesso modo, anche il paradigma “ultra-sinistra”/”estrema-destra” creato dalle istituzioni non è semplice da riassumere. Lo scopo principale di questo modello è quello di orientare il discorso politico verso il cosiddetto centro (globalismo/dittatura dell’UE) e allontanarlo dalle idee “selvagge,” come quella di uno standard di vita più umano.

Ci sono “anarchici”, “femministe”, “comunisti”, “socialisti”, “antifascisti”, “suprematisti bianchi”, ecc. Tutti questi termini descrivono essenzialmente la stessa cosa: liberali che creano conflitti sociali. In Francia, persino il Partito Comunista è “comunista” solo di nome. In realtà, questa è diventata una tendenza mondiale, dove le agenzie di intelligence hanno infiltrato con successo i movimenti “comunisti” e li hanno trasformati in un sistema capace di derubare i poveri e dare [qualcosa] ai più poveri, mentre le élites ricche, super ricche e nascoste non vengono toccate. Questa descrizione, in Russia, calza a pennello a Pavel Grudinin e a Gennady Zyuganov, anche se, in effetti, sono diventati a pieno titolo delle quinte colonne, che invocano la rimozione di Putin perché non lancia un’atomica su Kiev o non riduce le tasse.

In Francia, questa descrizione si adatta bene a Benoît Hamon e a Jean-Luc Mélenchon, che assomigliano sempre più, ogni giorno che passa, a Bernie Sanders (un altro pagliaccio pseudo-socialista). Per farla breve, questi sono guardiani liberali, che, consapevolmente o stupidamente, vogliono preservare l’attuale sistema di “protettori e mignotte”, perchè vedono che la mangiatoia (rifornita dalle tasse) è lì pronta, tutta per loro. Però, nel frattempo Jean-Luc Mélenchon sta cavalcando l’onda dei “Gilets Jaunes” e si mostra in pubblico come loro leader non dichiarato, anche se gli stessi giubbotti gialli sono decentrati e hanno solo capi locali (uno per ogni regione o provincia) (un esempio: Tristan Lozach).

La verità è che l’establishment francese sta disperatamente cercando di tenere le pecore dentro l’ovile. I media mainstream, di proprietà delle élite danarose (bisogna ricordare che molte di esse sono sioniste, come Patrick Drahi) creano queste categorie speciali per tenere divisa la società e mettere le persone le une contro le altre. La “femminista” viene contrapposta all'”anarchico”, l’”estrema sinistra” all'”estrema destra”, i sostenitori di Bernard Henri-Levy contestano quelli di Dieudonné, ecc. Lo scopo è creare un paradosso perenne che tenga il lavoratore e la donna incatenati al macigno del credito e  li punisca quando cercano di liberarsi (in questo caso, l’utilizzo del luogo comune “antisemitismo” è l’arma principale).

Mentre possiamo tentare di delineare il sistema socio-economico generale esistente in Francia, il fatto è che questo sistema non è affatto francese. In realtà, ha smesso di essere francese il 1 ° novembre 1993, quando è stata fondata l’Unione Europea. Da quel momento, un ologramma tossico sta fluttuando sopra l’intero continente europeo, iniettando nella materia grigia della popolazione l’idea che l’UE sia una specie di super-nazione, quasi  una razza ariana, dove le persone sono state incatenate le une alle altre attraverso la “tolleranza”. I confini reali (sia proverbiali che fisici) sono sfumati, le culture sono diventate una cultura (scusate, volevo dire “multiculturalismo”). In realtà, la nozione stessa di “tolleranza” implica quella di un parassita che bisogna sopportare.

Questo è un concetto piuttosto pessimistico, no? E, naturalmente, più le prostitute della stampa blaterano di “democrazia”, unità”, “uguaglianza”, ecc., più dimostrano che la realtà consiste nell’esatto opposto: dittatura, frammentazione, disuguaglianza. Quale descrizione corrisponde in modo più accurato a ciò che stiamo vedendo nel mondo occidentale?

In ogni caso, nessuno sembra essere in grado di descrivere che cosa significhi essere “europeo”. Tutte le spiegazioni sembrano ruotare intorno ad una cosa: i soldi. Una valuta, un mercato, un pacchetto di regolamenti fiscali. E’ una cosa simile all’incapacità degli Inglesi di definire cosa significhi veramente essere “inglesi.” I Beatles? Fish and Chips? La pioggia? Beh, per uno scozzese i Beatles sono inglesi, non scozzesi. Fish and Chips, a detta di tutti, sono l’invenzione di un immigrato ebreo (o almeno così dice Wikipedia). E la pioggia, beh, questa non è certo un’esclusiva. Da tutta questa confusione ne consegue che dovremmo dimenticare come gli inglesi abbiano invaso territori, ridotto in schiavitù i nativi e poi annesso le loro terre. Dovremmo dimenticare come gli Stati Uniti siano arrivati di corsa ad Omaha Beach e abbiano occupato metà di Berlino, evitando che la “peste rossa” si diffondesse ulteriormente. Dovremmo dimenticare come i missili nucleari americani siano stati schierati sul continente europeo e puntati contro la “malvagia Russia”, grazie al progetto-simulacro della “NATO” (la NATO sembra abbia dei “confini”).

Senza distrarci nel descrivere quanto cancerogena sia l'”UE”, questo è un argomento che merita un articolo separato (o più articoli), consiglio a tutti coloro che vogliono sapere che cosa essa rappresenti VERAMENTE di osservare ciò che sta accadendo ora in Ucraina. E non intendo il Donbass. Voglio dire a Kiev, Chernigov, Sumy, Zaporozhye, Odessa, Kherson, Kharkov, Cherkassy, Lvov, Dnepropetrovsk, ecc. In tutto il paese. In ogni singola regione dell’Ucraina il mondo “civilizzato” occidentale (Poroshenko li chiama “partner internazionali”) sta cancellando con la forza l’eredità sovietica (o almeno i suoi resti tangibili) e la sta sostituendo con il modello UE:

*L’educazione gratuita e di qualità nelle diverse lingue native (russo, ucraino, ungherese, ecc.): finita. A Kiev è in corso un nuovo test pilota, in base al quale gli alunni dovranno pagare per la propria istruzione primaria (per penne, carta, ecc.). Ciò condurrà alla diffusione a livello nazionale di un sistema scolastico a pagamento. Gli stessi programmi didattici si basano quasi esclusivamente sulla promozione della favola dell'”aggressione russa”.

*I farmaci di qualità basati sulla ricerca sovietica/russa: finiti. Ora l’EU e BigPharma americana stanno arrivando in tutto il paese e le malattie di un tempo, che erano state debellate nell’URSS, come il morbillo, sono ora a livello di epidemia nazionale. Assistenza sanitaria di alta qualità e gratuita: finita. L’Ucraina sta passando al modello americano di assistenza sanitaria: quella in cui un’ambulanza non verrà da te se sei povero, e dove dovrai viaggiare per chilometri per vedere un medico di base, perché gli ambulatori del tuo villaggio sono stati chiusi.

*Le società e le attività di proprietà statale vengono vendute in massa al miglior offerente (nonostante il prezzo di vendita sia di solito una frazione del suo valore reale) dalla cerchia di Poroshenko o dai suoi sostenitori occidentali.

*Il costo reale della vita (bollette e alimentazione) cresce esponenzialmente, al punto tale che i pensionati e persino gli adolescenti preferiscono buttarsi dalla finestra piuttosto che patire un altro giorno di sofferenze.

E l’elenco potrebbe continuare. In altre parole, nonostante l’UE abbia dichiarato esplicitamente, più di una volta, che l’Ucraina non entrerà tanto presto a far parte dell’Unione, il processo di occidentalizzazione delle infrastrutture del paese continua senza sosta. E la situazione riguardante l’adesione alla NATO è la stessa: l’Ucraina non aderirà all’alleanza per tutta la durata della nostra vita, a prescindere dai comunicati stampa provenienti da Via Bankova [a Kiev, sede della Amministrazione Presidenziale, n.d.t.]. Leggete per favore questo e questo articolo, per avere un’idea di ciò che l’UE sta realmente facendo in Ucraina. Per farla breve: l’Ucraina sta diventando sempre più simile alla Francia, che, a sua volta, diventa sempre più simile alla Grecia.

Le reazioni agli eventi in Francia

Come ho accennato in precedenza, i social media sono diventati la principale forza trainante degli attuali eventi esplosivi in ​​Francia e la stampa crea semplicemente narrative aggregando [notizie] e commenti popolari di diversa natura, confezionandoli poi secondo le necessità del caso. Infatti, il “giornalismo” di oggi è solo una gara di aggregazione. In ogni caso, le reazioni ai disordini in Francia possono essere suddivise in 3 categorie:

Il segmento occidentale “filorusso”

Questa categoria forma la propria posizione sulle diverse questioni socio-economiche sulla base di quello che dicono i cosiddetti “media alternativi”. La maggior parte delle persone in questa categoria legge anche RT e Sputnik e ha semplicemente perso la fiducia nei media internazionali e le loro opinioni sono in qualche modo dissonanti dal discorso mainstream. Hanno alcune nozioni su ciò che vuol dire vivere in Europa (occupazione americana) e capiscono che la vita in Occidente sta iniziando a somigliare molto a quella di una piantagione, dove il negro che lavora nei campi è subordinato al negro di casa, che, a sua volta, prende ordini dal padrone. Perciò, questa categoria sa che Macron lavora per i Rothschild e che è la stessa “merde” di Theresa May e di Angela Merkel, e sa che i “Gilets Jaunes” stanno semplicemente combattendo contro il globalismo.

Il segmento occidentale degli zombie liberali

Un esempio chiave del perché questa categoria differisca da quella “filo-russa” è il tema dell’immigrazione. I liberali comuni, quelli che protestano per Sentsov o per i “gulag per gli omosessuali” in Cecenia, mascherano il proprio razzismo (ereditato a livello genetico dai loro antenati colonizzatori) fingendo di essere solidali con le minoranze etniche, come se esse fossero inferiori e avessero bisogno di aiuto dalla razza eletta. Hanno anche versato lacrime di coccodrillo per i “bambini gasati da Assad”, ma non vogliono parlare del Trattato di Sykes-Picot o dei bombardamenti atomici sul Giappone. Sono sempre le “vittime” di qualcosa e hanno bisogno degli scontri sociali per ridurre tutti al loro livello, in modo da non sentirsi insicuri. Per questa categoria le rivolte di Parigi sono finanziate da Putin e rappresentano una minaccia per la “democrazia”. Sono ignari del fatto che il governo ha una lista di terroristi (denominata “Fiche S”) ma che non fa nulla per tenerli in prigione o espellerli se sono privi di cittadinanza francese, mentre, allo stesso tempo, migliaia di pacifici “Gilets Jaunes” vengono incarcerati in tutto il paese solo per aver difeso i loro diritti costituzionali. La Russia non ha bisogno di interferire in Francia; La Francia raccoglierà quello che lei stessa aveva seminato, quando aveva saccheggiato il Medio Oriente. Sfortunatamente per i francesi, il boomerang siriano ha fatto un’inversione ad U abbastanza rapidamente.

Il segmento russo

Coloro che vivono in Russia e che generalmente non hanno un’idea di che cosa sia la vita nell’UE pensano che quello che sta succedendo in Francia sia un “Maidan”, probabilmente finanziato da Trump perché “Macron vuole creare un esercito europeo”. Vedono scene a Parigi simili a quelle di Kiev del 2014: gente che suona il pianoforte davanti alla polizia antisommossa, oggetti in fiamme, lanci di cubetti di porfido, un grande raduno di gente sugli Champs d’Elysee, ecc. Si affidano alle immagini visuali e non riescono a staccarsi a sufficienza da ciò che è successo, e sta accadendo, in Ucraina per vedere il quadro più ampio. Ovviamente non è colpa loro, perché non possiamo essere ubiquitari. Ma possiamo condurre la nostra ricerca primaria e trarre conclusioni tramite una triangolazione. Sebbene sia vero che le rivoluzioni colorate comportano influenze esterne, quello che sta accadendo in Francia non è una rivoluzione colorata.

Come mai?

Innanzitutto, la Francia è il paese più tassato in Europa. Il costo della vita crescente ha costretto, negli ultimi anni, oltre 120 milioni di persone ad usufruire dalle banche alimentari. Il 50% del salario va allo stato. Chiunque ne abbia la possibilità può venire in Francia e vedere la situazione finanziaria con i propri occhi. E, anche se si potrebbe dire che l’America si è accaparrata il malcontento esistente nella società (tipo le “proteste per l’elettricità” a Yerevan,” in Armenia), questa è una affermazione che affronteremo fra poco.

In secondo luogo, dal momento che la Russia ha ormai un vantaggio incolmabile sul complesso militare-industriale statunitense e sulle sue lobby straniere, ha dispiegato gli S-400 in Siria, e ha annullato [durante la guerra nel Donbass] il progetto Bandera in Ucraina grazie a due accerchiamenti ben studiati (Debaltsevo e Ilovaisk), il tutto senza violare la legge internazionale o qualsiasi trattato, ora l’America vuole stracciare il trattato INF e rimettere in gioco i missili a medio raggio, nel tentativo di uscire dall’impasse geopolitica in cui si trova. Naturalmente, questa mossa costringerà Mosca (e la Cina) a compiere passi reciproci, quindi è, in realtà, una mossa a somma zero. Ma, in questo scenario, l’UE diventa l’agnello sacrificale. Mentre la Germania (dove, per inciso, Trump ha le proprie radici) è consapevole del fatto che ha bisogno del Nord-Stream 2 per respingere i tentativi di Trump di paralizzare l’economia tedesca, sa anche che la situazione potrà svilupparsi in modo tale da costringerla ad opporsi attivamente all’America e ad intraprendere un percorso imperialista. Come un cagnolino che si libera completamente dalla catena.

Terzo e ultimo, Bernard Henri-Levy afferma che i “Gilets Jaunes” sono cattivi, quindi significa che, in realtà, sono buoni e hanno a cuore gli interessi della gente (a volte le cose possono essere veramente semplici).

Riassumendo, Trump non guadagnerebbe nulla mettendo in scena un “Maidan” in Francia, perché dare forza ai lavoratori francesi non riporterebbe di certo all’obbedienza la Francia, farebbe esattamente l’opposto e rovescerebbe i risultati degli ultimi 70 anni. A meno che, naturalmente, Trump non sia una sorta di genio rivoluzionario ed abbia un piano per distruggere il globalismo e la CIA (cosa di cui, basandomi su quello che l’America sta facendo in altre parti del mondo, dubito fortemente).

Conclusione

Mentre guardiamo la TV o vediamo con i nostri occhi come la polizia attacca la sua stessa gente e difende l'”1%”, vediamo spesso giornalisti e commentatori porsi la domanda “dove stiamo andando, che cosa verrà dopo?”. Apparentemente, stiamo correndo come polli senza testa, mentre una grande guerra (chiamata a volte “Terza Guerra Mondiale”) si profila all’orizzonte. Alcuni siti web ti diranno che “WW3” arriverà domani alle 17:00, e poi 24 ore dopo ti diranno che, infatti, sarà domani, ma alle 9 del mattino. Poi, dopo altre 24 ore, diranno che, in verità, sarà domani alle 00:01. Se però vogliamo affrontare seriamente questa domanda, dobbiamo prima di tutto renderci conto che il pianeta stava già ruotando prima che noi nascessimo e, molto probabilmente, continuerà a ruotare anche dopo che saremo morti. Ad esempio, le nostre vite rappresentano in media 80 orbite intorno al sole. In secondo luogo, dobbiamo riconoscere che il cliché “Roma non è stata costruita in un giorno” contiene un briciolo di verità. In realtà, non era stata edificata in un giorno, allo stesso modo in cui l’URSS di Lenin e poi di Stalin non era stata costruita in un giorno. Entrambi gli esempi hanno comportato un livello di sacrificio che sembra impensabile nella realtà odierna “io per primo” di Instagram”. Più di 27 milioni di sovietici si erano sacrificati per dare all’Unione Sovietica una possibilità di esistere dopo il giugno del 1941. Non avevano avuto il tempo di guardarsi l’ombelico, né si erano lasciati andare ai masochistici scenari holliwoodiani di un’apocalisse nucleare. Avevano preso una posizione uniforme, che andasse bene con qualunque tipo di sfida; indipendentemente da quanto grande o piccola fosse sembrata. Hanno abbassato la tesa e hanno lavorato, per la nazione; народ.

Vogliamo cambiare, ma non sappiamo ancora che cosa vogliamo costruire. O lo sappiamo?

“Quando c’è stato non può esserci libertà, ma quando c’è libertà non ci sarà stato ” – Lenin

 

Ollie Richardson

Fonte: thesaker.is
Link: https://thesaker.is/maidan-in-france-or-a-national-uprising/
12.12.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.