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Tragedia, commedia e farsa

 

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Oggi, che il dado è tratto, sappiamo cos’è stato il referendum per l’indipendenza della Catalogna: una colossale commedia, giocata su più tavoli per una posta che non c’era, e che continua a non esserci. Il comportamento di Madrid è stato consono al copione franchista, edulcorato con i modi del terzo millennio: pallottole di gomma al posto delle mitragliatrici, gogne mediatiche al posto del garrote, e chiusura dello spazio aereo al posto dei Messerschmitt di Hitler.

Anche i catalani hanno partecipato con dovizia alla rappresentazione, urlando che Madrid è la solita prevaricatrice, che il franchismo non è mai morto, che loro hanno gli occhi azzurri e i capelli biondi come i vicini francesi, che non amano la corrida e che hanno una loro lingua.

Se non fosse stata una commedia, tutto si sarebbe fermato quando la Corte Costituzionale spagnola ha dichiarato nullo il referendum: Rajoy poteva lasciarli tranquillamente votare, ma avrebbe perso la faccia nei confronti dei vecchi hidalgo e dei nuovi sostenitori, più attenti alla torcida notturna che alla corrida. E così, qualche pallottola di gomma, qualche idiota che si è messo a sparare con una carabina ad aria compressa, ma nulla d’irreparabile, business as usual.

Inutile ricordare che la tragedia fu ben altra cosa, ottant’anni or sono: forse, l’unico particolare da indagare, rimane la possibilità di capire quali sono le vie, o meglio, le scarse possibilità d’andarsene da uno Stato sovrano, ma restiamo ancora un poco in Spagna. Pardon, Catalogna.

Ero in Spagna, anzi, Catalogna, ovverosia fra Gerona e Barcellona sul finire degli anni ’70, ospite di una delle menti più attive per l’indipendenza. Che, all’epoca, pochi consideravano: già l’essersi scrollati di dosso Francisco Franco ed il suo sodale, Carrero Blanco, tolto di mezzo dalla CIA che prese le sembianze di terrorismo basco, comunista…o quant’altro…bastava ed avanzava. Già nel 1969, il KGB faceva circolare informazioni (di fonte americana) dove si narrava di un piano per sgombrare dalla storia i vetero dittatori iberici e, finalmente, far nascere la democrazia in quei Paesi. My God, consumano troppo poco!

Il cadavere di Franco era oramai gelido, nel suo mausoleo di Los Caìdos ma il franchismo era ancora vivo e vegeto, e nessuno fiatava. Era ancora vivido il ricordo dell’ultimo morto dell’ETA, Puig Antich, che non fu garrotato perché l’Europa si oppose alla barbarie: così lo fucilarono messo “al vento” fra due alberi, legato per i polsi e le caviglie, in modo che si vedesse da lontano la sua fine. Poi, gli spararono.

Anche la mia amica, che era una fervente indipendentista, rimaneva coinvolta dal mio scetticismo: e cosa cambierebbe? Allora, riconosceva che non si può sostenere che la Catalogna fosse la più ricca terra di Spagna, che le sue industrie mantenessero il resto del Paese, poiché dietro a molte industrie catalane c’erano investimenti andalusi, degli ex hidalgo dei latifondi, che si riciclavano nella nuova Spagna repubblicana. E il Banco di Santander? Oggi è una multinazionale, ma per due secoli raccolse la ricchezza ispanica dell’America Latina. E, oggi, è al 15° posto fra le banche mondiali, quando la prima delle italiane (Intesa San Paolo) è al 26° posto.

La Spagna, e questo è il punto importante da considerare, non è come l’Italia che ricorda appena i suoi fasti Latini…no, la Spagna continua a ricevere l’eredità di un intero continente, che parla spagnolo e pensa a Madrid come al faro della sua cultura. E non solo: quanti capitali tornarono in Spagna negli ultimi due secoli!

Per questa ragione l’indipendenza della Catalogna mi sembra una melodia stonata: nata da un matrimonio fra due regnanti, da 500 anni la Spagna ha vissuto ai margini dell’Europa, con il cuore più a Caracas o Buenos Aires che a Parigi o Berlino, almeno fino alla guerra civile.

In quei lontani anni non nascondevo il mio scetticismo: vi siete appena liberati di un peso, oltre Badajoz regna ancora Marcelo Caetano, e volete già buttare altra carne al fuoco?

Ma, in fondo al suo cuore, so quel quel sogno non poteva essere sradicato, anche se non aveva molto senso. Perché il vissuto dei catalani è indissolubilmente legato alla sconfitta, e relativa durissima reazione, nella guerra civile.

Così si discuteva, fra una sonata al piano ed un piatto di riso, di fronte al mare che occupava le grandi vetrate della casa di San Antoni, ma mi rendevo conto d’essere in una situazione radicalmente diversa da quella italiana, sia per il lunghissimo passato coloniale, sia per i legami culturali ed economici che aveva lasciato: solo più di dieci dopo sarebbero apparsi in Italia i primi manifesti della Lega, quelli con la gallina dalle uova d’oro che manteneva l’Italia e un nome, quello di un solingo senatore, tale Bossi.

Ogni regione d’Europa ha i suoi vissuti, ma proprio perché svaniti nelle nebbie della Storia sono inutili, inutile ricordare Pontida, il cardinale Ruffo, i Lanzichenecchi, Garibaldi…è storia passata, che oggi non ci può dare più niente. Se volessimo fare una sfilza di nomi di chi se ne vuole andare (o si ritiene una nazione a sé stante) sarebbe lunga: baschi, catalani, bretoni, provenzali, corsi, sardi, siciliani, lombardi, veneti, altoatesini, valloni, fiamminghi, bavaresi…e le mille dispute per capire se un alsaziano è francese o tedesco? E un abitante del Saarland?

E dopo?

Un’Europa che passasse da una ventina di Stati nazionali ad una quarantina di Stati regionali, farebbe andare in brodo di giuggiole le oligarchie che ci governano: ad un fiorire di piccoli stati sovrani, dovrebbe fare da contrappeso un maggior potere centrale. Non vi basta quello che hanno? E come lo usano?

A meno d’immaginare una sorta di vestito d’arlecchino con mille confini e dazi doganali che diventerebbero delle vere e proprie gabbie per le classi subalterne, mentre per i grandi capitalisti sarebbero facilmente valicabili.

Insomma, non vi rendete conto che la questione dei “localismi”, anziché risolvere dei problemi – il famoso “ognuno padrone a casa propria” – farebbe precipitare in un “ancora più schiavo nel proprio orticello”?.

Sono soltanto delle parole d’ordine create ad hoc dalle oligarchie per spennare meglio la gente!

La Lega, tanto per essere chiari, fu creata dal sen. Miglio il quale era uno dei pochissimi italiani ad essere abbonato al Deutsche Fernsehen, la televisione tedesca. In quegli anni, la Germania non immaginava ancora che sarebbe riuscita ad assumere quella posizione centrale, e di dominio, che ha oggi nell’Unione.

Per la prima volta, dopo la 2GM, soldati tedeschi varcarono (sotto l’egida dell’ONU, ovvio) i confini nazionali per andare dove? In Jugoslavia.

La Jugoslavia fece proprio quel percorso, dallo Stato nazionale ai piccoli Stati: molti, ancora oggi, rimpiangono Tito, ma non per Tito o il socialismo titino, bensì per l’appartenenza, senza troppe discussioni, ad un’unica entità.

Così, l’idea di staccare il Lombardo Veneto balenò dalle parti di Berlino, il sen. Miglio era disponibile…perché rinunciare a provarci? Salvo, poi, fargli fare la vita che fecero gli altoatesini i quali, poco prima e durante la guerra, vendettero i loro masi per andare a vivere in Baviera, dove finirono a fare gli schiavi dei tedeschi, Ma…non eravamo tutti tedeschi? Eh no…c’è chi è più tedesco e chi meno…

Dovremmo, allora, chiederci perché appartenere a queste entità, stabilite secoli or sono da regnanti sepolti nel dirupo della Storia, cambiati da avventurieri della politica o da rivoluzionari, perché dovrei sentirmi italiano o finnico?

Non c’è nessuna ragione per avvertire un senso d’appartenenza ad una nazionalità, se non fosse per la lingua, che c’accomuna (ecco, la dimensione multinazionale della Spagna!) e che consente di non sentirci circondati da persone che parlano strani idiomi. Di là di questo, nulla.

Forse sarebbe più opportuno che rivolgessimo le nostre attenzioni ad altri fenomeni, che ci circondano, come la presenza, direi quasi opprimente, di lavoro “a tempo”: oggi lavoro alla Coop, ma domani avrò un posto nella scuola, dopodomani sarò alle Poste, poi farò la stagione turistica estiva, mentre in Inverno andrò a lavorare in una fabbrica di panettoni.

Vi sembra questo il “rispetto” per il lavoratore sancito dalla Costituzione italiana?

Oppure per gli anziani: non sono riuscito ad andare in pensione prima del “ciclone” Fornero, poi ho tentato di raggiungere i 40 anni di contributi, ma non bastavano più, e allora mi sono travestito da APE, ma mi hanno detto che i miei contributi erano troppo bassi.

Un tempo, per fare la maestra, bastavano quattro anni d’Istituto Magistrale ma – forse che finendo così presto il percorso formativo si mettevano insieme, troppo presto, gli anni per la pensione? – adesso ci vogliono 5 anni di scuola superiore e 5 anni di formazione universitaria. Per fare la maestra.

Insomma, vogliamo capire che siamo governati da un’oligarchia finanziaria internazionale, che usa le consuetudini della democrazia borghese per i suoi sporchi fini? Siccome dovremmo averlo compreso, perché perdiamo il nostro tempo per dissertare se è meglio fare i lavoratori trimestrali in Padania od in Italia? In Catalogna od in Spagna?

Molti anni fa, primordi della Lega Nord che impazzava, bar del trevigiano con due sale: in una gli operai che giocavano a boccette ed infioravano la recente vittoria elettorale di Bossi, adesso sì che vedremo, che saremo, che faremo…

Nell’altra sala padroni, padroncini, commercianti…gente che giocava a scala un tanto a punto, ma con punti “pesanti”, tanto che ogni mano biglietti da diecimila e da cinquantamila passavano di mano. Cosa dicono? Ma lasciali dire…tanto io li rimpiazzo quando voglio con due “baluba” che vengono dall’Africa o dalla Romania…lasciali dire…chiudo!

E, adesso, guardatevi allo specchio e ditemi: ci tenete proprio tanto alla vostra indipendenza e ad una nuova identità? Se ci tenete proprio, andate avanti così. A Bruxelles sorridono, contenti come delle pasque.

 

Cralo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it/

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/10/tragedia-commedia-e-farsa.html

04.09.2017

Pubblicato da Davide

  • DesEsseintes

    Rosanna fa i polpettoni.

    Bertani fa i frullati.

  • Holodoc

    Divide et Impera…

    Sottoscrivo al 100%

  • Primadellesabbie

    É tutto come deve essere, i commercianti giocano a scala (seduti, bigliettoni in mano), quasi solo fortuna, gli operai a boccette (in piedi, il grappino precario su una mensola), con la pretesa di confrontarsi sull’abilità, persino la fantasia a volte. Più si scende e più si pretende di mettere ostacoli, l’abilità, la fantasia, il ragionamento perfino, tra sé ed il destino. Al vertice stanno saldi e solitari gli aristocratici russi dei bei tempi andati (ubriachi sfatti, in smoking o divisa scintillante) con la loro roulette ‘russa’, fortuna pura, il destino in diretta.

    Chiusura adatta per questo articolo.

    In sostanza vuoi che le tue priorità siano quelle giuste.

    Può darsi.

  • feaniris

    Articolo assolutamente fuori dalla storia. Tralasciando che l’Europa si è schierata a favore di Madrid, si dimentica che l’unico modo per piegare una nazione è levarne la sovranità. Più stati sovrani crei e meno è forte il potere globalizzato perché deve mediare con tutti. In italia abbiamo avuto molti stati che si misuravano a livello internazionale. O anche le poleis greche che hanno rotto la schiena alla più grande superpotenza mondiale dell’epoca.

    • Primadellesabbie

      Questo sarebbe così facile da capire che molti si vergognano di assumerlo.

      • giuseppe glavina

        Non vedo l’ora che arrivi il momento in cui le donne friulane procedono e impongono lo sminamento nucleare di Aviano mandando a casa a pedate gli occupanti USA! E’ la logica catalana dove le donne hanno già estromesso gli smargiassi spagnoli!!

        • Primadellesabbie

          Da quelle parti hanno una grande capacità di lavorare e sopportare le sventure in silenzio, le rivendicazioni e le rivolte non sono il loro forte.

          Ma non si può mai dire, durante la guerra partigiana si sono date molto da fare, su un versante e sull’altro.

          • giuseppe glavina

            Anche tu come Bertani sei ancora alquanto avvinto dal Mondo che fu!

          • Primadellesabbie

            Non lo sapevo, ma grazie per avermelo comunicato.
            E a Bertani lo hai detto?

            Comunque io parlavo dell’indole della gente di quei posti, hanno subito un rovinoso terremoto ed hanno ricostruito tutto senza tanto clamore.

            Le donne annusano l’aria dei tempi prima e meglio dei maschietti, ovunque, ma quelle della Penisola Iberica sono più ‘vivaci’.

            Quindi, da quel lato almeno, ad Aviano possono stare tranquilli.

          • giuseppe glavina

            Se lo pensi tu….Dirglielo a Bertani è stato un tutt’uno non hai che da scorrere i commenti.

    • Annibale Mantovan

      Condivido, i detrattori delle sovranità delle “piccole” nazioni omettono SEMPRE di dire che piccolo significa possibilità di controllo. Io veneto non posso sapere cosa succede in Sicilia e quindi se il B. co Sicilia fallisce perchè gli amministratori lo saccheggiano perchè dovrei essere io a pagare? Si arrangino i siciliani con la loro giustizia alla lupara e forse anche i banchieri ruberanno di meno. Indipendenza significa si che a casa mia faccio quello che mi pare ma significa anche la possibilità di controllare sulle banche, sugli amministratori, sulla giustizia e sulla CORRUZIONE, il male dei mali. Una nazione piccola formata da un solo popolo coeso ha molte più probabilità di riuscita che una grande nazione formata da decine di popoli NON coesi: il classico impero.

    • Truman

      Se crei repubbliche delle banane in presenza di uno stato nazione forte hai la situazione del Centroamerica.

  • DesEsseintes

    Cito pazientemente:

    “La Jugoslavia fece proprio quel percorso, dallo Stato nazionale ai piccoli Stati: molti, ancora oggi, rimpiangono Tito, ma non per Tito o il socialismo titino, bensì per l’appartenenza, senza troppe discussioni, ad un’unica entità.”

    Prego considerare con attenzione l’ultima frase:

    “…l’appartenenza…SENZA TROPPE DISCUSSIONI…ad un unica entità…”

    Come si chiama sta roba che lo so…non mi ricordo…aspetta…

    Ah sí…

    Imperialismo.

    Volendo essere più à la page: …”globalizzazione”…

    Bertani scrive che prima di rivendicare le questioni identitarie bisognerebbe parlare del lavoro.

    Si chiede come mai la gente si appassioni ai nazionalismi e si disinteressi del proprio destino di dipendenti sempre piu precari, delocalizzati e demansionati.

    E se per la “gente” la stabilità economica contasse solo nell’ambito di un senso di appartenenza fortemente condiviso?
    Perché attenzione: le “evidenze empiriche” ci dicono che in effetti è proprio cosí…saranno tutti stupidi?

    Bertani afferma categoricamente che il sentimento di appartenenza nazionale ha senso solo per la lingua che si parla in comune.

    Bertani ha mai sentito di un certo paese che si chiama India con trenta lingue diverse e duemila dialetti?
    Vuole provare ad andare a parlare con un indiano mettendo in dubbio i fondamenti del suo spirito nazionale?
    Si accomodi…

    O quella piccola e poco nota contrada molto poco nazionalista con 235 lingue…la Cina…

    In Russia siamo a 250 circa…lí la gente piange quando parla della “Madre”…

    In conclusione due domande chiave:

    1) non viene in mente all’imperialista globalizzatore Bertani che forse il passo propedeutico ineludibile per giungere alla coscienza politica dei lavoratori è proprio un sentimento di appartenenza ben radicato?

    2) non viene in mente a Bertani che le fondamenta del sentimento di apoartenenza catalano NON si ritrovino nella lingua ma in una storia di lotte e sofferenze condotte insieme? Non nelle oretese di autonomia fiscale che sono solo la veste esteriore ma in quella determinazione a soffrire insieme che li ha portati a sfidare tutti uniti le manganellate di Madrid?

    È una distinzione che da sola fa tutta la differenza fra sottomissione e ribellione.

    • rossana

      …forse il passo propedeutico ineludibile per giungere alla coscienza
      politica dei lavoratori è proprio lo stabilirsi di un sentimento di
      appartenenza ben radicato?

      Lo penso anch’io. Il senso di continuità costruisce la comunità. E la comunità ha un perimetro dentro al quale si da leggi e ne evrifica l’applicazione o l’eventuale necessità di cambiarle, sempre al fine di mantenere e se mai aumentare il proprio potere di espansione e/o di difesa,
      Una società, come l’attuale, dove tutti possono essere e fare (teoricamente) tutto, andare ovunque, essere qualunque cosa, non è una società “aperta”, è solo una società standardizzata per l’obsolescenza programmata dell’individuo: sii chi vuoi, tanto non vali nulla e non durerai a lungo.
      Nessun potere di trattativa è possibile su vasta scala, nessuno è davvero qualcuno in un mondo dove nessuno riconosce a se stesso delle radici a cui tornare.
      Ripensavo qualche giorno fa a quella strana cosa che fanno i potenti: consolidano nel tempo, anche grazie al proprio senso di appartenenza a un nome, a una casata, a un patrimonio, il loro potere proprio grazie al loro serrare le fila in difesa del patrimonio, cioè del potere che ne deriva.
      Si conta qualcosa, anche in un paesello, solo se ci si vive da generazioni e nel tempo si consolidano conoscenza del territorio, delle storie familiari e dei patrimoni esistenti.
      Se passi l’esistenza a girare per il mondo, cambiando lavoro ogni 3 mesi, non sei figo,sei uno sradicato senza alcun interesse per il consolidamento dei patrimoni né del potere che questi consentono.

      • DesEsseintes

        Sono d’accordo sull’importanza dell’appartenenza a un “nome”.
        Che è aria che vola, il nome, eppure…

        Credo però che dovremmo iniziare a comprendere che i valori fondanti un senso di appartenenza autentico non possono più essere “oggettivati” nel territorio e nel sangue.
        Esistono fattori e valori più importanti che dovremmo imparare a considerare e a elaborare.

        • rossana

          Cominciamo a ragionare dalla base, dalle cose basiche, perché a volte ho la brutta sensazione che più ci si allarga più si finisce per perdersi e diventare complessi senza aver mai nemmeno raggiunto almeno quella base senza la quale ogni ragionamento si perde nella fuffa….

          • Primadellesabbie

            Bene, comincio con l’osservare che l’economia é un lubrificante, non un collante.

          • Trollerball

            Grazie per questa perla di saggezza…

          • DesEsseintes

            Rossana e dai, non avere paura.

            Base e fuffa sono due bastioni fiammeggianti dai quali ti senti protetta ma che sono le sbarre della tua prigione.

            Sai come diceva quello…

            “Spezza le strette sbarre, lascia che la tua mente prevalga [sugli schemi che ti hanno imposto] e si avventuri lontano, oltre i fiammeggianti bastioni del mondo, percorri con l’anima e con l’intelletto tutta l’immensità”

          • DesEsseintes

            È molto difficile fare un discorso con chi non ha le basi e parla solo di fuffa

          • Primadellesabbie

            Scusa la nuova irruzione, ho trovato, segnalato da Disqus, un tuo commento in cui mi chiedevi ragione della mia malvagità. Cercavo di giustificarmi in qualche modo, ma non lo ritrovo su CdC.
            Che maneggi vai facendo?

          • DesEsseintes

            Ho pensato che non sono fatti miei e ho cancellato.

          • Primadellesabbie

            Naturalmente, fai come credi.
            É utile sapere come sei visto.

          • DesEsseintes

            Allora non so se lo hai letto per intero, a metà non si può, o niente o tutto.
            Ti ricordavo il commento del tuo amico francese a proposito di quel tuo post sulla descrizione di una coppia di parvenu egiziani.
            Anche lui faceva notare che sarebbe un’opera d’arte se ci fosse anche pietà…e sarebbe un’opera d’arte anche il tuo amico francese se accettasse il fatto che non è pietà ma qualcosa di più di cui si ha bisogno da entrambi i lati, da ricevere anche da parte di chi è goffo e irritante.
            Che a volte è evidentemente indifeso.

            Però non volevo suggerire alcunché né men che meno giudicare.
            Cercavo di capire.

  • giulio pelernei

    Gira e rigira è la tesi di Dezzani ma con uno stile più letterario.
    Mi dispiace Bertani, avessimo in Italia politici dello spessore etico-culturale di Puigdemont.
    Quest’uomo finirà – salvo sorprese dell’ultima ora – in carcere con l’accusa di sedizione.
    Tutto ciò per non tradire l’investitura popolare, la sua missione.
    E Lei sottovaluta la FORZA di tutto ciò?

  • Tonguessy

    “Un’Europa che passasse da una ventina di Stati nazionali ad una
    quarantina di Stati regionali, farebbe andare in brodo di giuggiole le
    oligarchie che ci governano: ad un fiorire di piccoli stati sovrani,
    dovrebbe fare da contrappeso un maggior potere centrale.”

    Ricordo solo a Bertani che se abbiamo in Italia circa la metà dei tesori architettonici del mondo è proprio grazie all’era dei Comuni. Il “fiorire di piccoli Stati sovrani” all’epoca non prevedeva alcun “maggiore potere centrale”. Si facevano i…monumenti loro. Gareggiavano nel far splendere le città dotandole di ogni possibile magnificenza. E non pagavano oneri i chicchessia. Oggi invece di finanziare magnifiche architetture si comprano banche e si manda sul lastrico la popolazione. Grazie al potere centrale, sempre più distante dai cittadini e sempre più vicino alle elites finanziarie. A breve il parlamento verrà quotato in borsa.

  • luca

    I pizzemandolinari iniziano a temere che l’onda catalana arrivi a Pizzemandolinoland … Caro Bertani ti ricordo che l’italia stessa, (rigoroasamente minuscolo), è stata creata dalla massoneria dell’epoca, con l’aiuto fondamentale e i soldi inglesi, da un reuccio che a corte e a casa parlava francese, da 4 terroristi dell’ rpoca( generalmente borghesi annoiati e influenzati dal vero nazionalismo in altri stati, la moda del tempo) e da un ladro di bestiame in camicia rossa appena tornato dall’ argentina con le orecchie mozzate per i suoi furti. Per cui, se rla massoneria di oggi ristabiliscono le cose, beh non è mai troppo tardi per rimediare alle bestialità create in passato

  • Wal78

    Mah, caro Bertani mi sembri sinceramente un po fuori dalla storia:
    – quasi tutti i grandi stati nazionali europei sono nati nel sangue e nella prevaricazione di minoranze locali e sono stati tutti fomentati da elite massoniche o comunque contigue ad essa
    – gli stati nazionali sono stati appunto creati per avere un minor numero di intermediari e sostituire il potere dei signori con il potere della legge (ovviamente controllata dai finanzieri giudaico massonici)
    – non si capisce come più piccoli stati potrebbero rappresentare un vantaggio per i globalisti dato che per centinaia di anni hanno voluto esattamente il contrario, cioè unire in aggregazioni sempre più grosse, al fine di uniformare meglio la legge e i commerci e consentire alle multinazionali e alla finanza di trionfare indisturbate.
    – gli stati piccoli sono più facili da governare per un popolo perchè il controllo sui governanti è più diretto e potrebbe potenzialmente perseguire una politica più sfaccettata, proprio grazie alla limitata dimensione.
    – la Iugoslavia è proprio il massimo esempio di stato farlocco, fin dal nome stesso. E dubito che sloveni o croati rimpiangano l’era della Iugoslavia.

    Se proprio vogliamo dirla tutta abbiamo di fronte a noi l’esempio della Svizzera. 26 stati dove ognuno fa per se, uniti in una federazione dove non c’è neanche un presidente o una vera unità nazionale, se non in alcuni intenti e valori. Eppur funziona, perchè è sempre stata il frutto di un’associazione volontaria e non dovuta alla forza delle armi. Io vivo di fianco al Canton Ticino e ti assicuro che è uno stato più sovrano dell’Italia.

    Sono d’accordo che i problemi grossi sono i lavoro, la finanza ecc ecc, tuttavia tali problemi sono stati creati esattamente dagli stati nazione, che sono da sempre autoritari sul territorio applicando la legge sempre con la forza delle armi e del diritto. Ed proprio il trionfo del cosiddetto “stato di diritto” che ha permesso il controllo totale della finanza e del commercio sulle nazioni

  • gix

    Anche io approvo al 100%, ma basta vedere fra i commenti per capire che le divisioni e le complicazioni ce le creiamo da soli. E’ evidente che avere dentro l’europa stati sovrani discretamente grandi, come l’Italia, con debiti altrettanto grandi da affossare l’europa stessa della finanza e delle banche, è peggio che avere una quarantina di staterelli gestibili con più facilità. Anche sulla Storia, di queste nazioni, ci sarebbe da dire molto. Sono molto d’accordo su quanto dice Bertani, la dove si punta l’attenzione sul fatto che avvenimenti, guerre e politiche di secoli fa non hanno più collegamenti veri ed effettivi con i fatti di oggi. La storia, oltre a dirci da dove veniamo, ci dovrebbe semmai insegnare a non ripetere più certi errori, ma tant’è. Ci sarà sempre qualcuno pronto a dire che l’Italia è una creazione massonica e non di popoli, senza pensare che quei massoni lì ragionavano con gli ideali, le politiche e i rapporti di forza, anche militari, dell’epoca, che nulla hanno a che vedere con oggi. Se l’Italia oggi è quello che è, non è certo per colpa o per merito di quei massoni, se non altro perché anche quelli di oggi saranno un tantino cambiati.

    • Trollerball

      Purtroppo regna la confusione e molti pensano che il Granducato di Monte Mario o il Principato di Puffolandia, una volta liberatisi dal gioco dell’Italia, erede dei massoni e connivente col potere di Grumland, avrebbero ben altra voce in capitolo. Loro sì, piccolini coraggiosi, potrebbero imporre i propri interesse all’Impero dei Bakster. Armati di immigrati, buona volontà e voglia di lavorare.
      Dopo aver letto i commenti, dico purtroppo e lo dico con un po’ di amarezza…

  • giuseppe glavina

    Si nota subito che Bertani viva di luce riflessa di un mondo che non esiste più perché morto. Decidere di partire per giudicare l’oggi con la lente sugli anni settanta ne è una conferma. Bertani apparteneva a pieno titolo a quel mondo ed è deceduto( culturalmente parlando) con esso, colpito da una sindrome molto comune(specie tra gli intellettuali) nota come Ego Ipertrofico da Smania Individuale. Vano perciò vederlo utile nell’attualità!

  • Rolmas

    “Insomma, vogliamo capire che siamo governati da un’oligarchia finanziaria internazionale…” scrive Bertani.
    Leggendo i commenti, mi sembra che non tutti hanno capito che siamo governati da un’oligarchia finanziaria, anzi. E se non si capisce questo….

    • giuseppe glavina

      Lo abbiamo capito eccome altrimenti non saremo qui ma goderci la serata spensierati. Sei forse tu che non hai capito forse un po’ meglio i suoi reali meccanismi…..

      • Rolmas

        Bene, allora donaci un po’ del tuo sapere, vediamo se ne sai davvero qualcosa o sei solo un fanfarone

        • giuseppe glavina

          Ah ah fanfarone sei tu si vede che non ti guardi in giro e avendo un po’ di cervello ti dai fare per trarne le opportune deduzioni. Il sapere se c’è l’ho è una mia forza, una conquista che non si dispensa dalla cattedra. La sua utilità potrebbe essere nel provocare riflessioni e innalzare la capacità critica secondo la libera volontà di ognuno. Essere consapevoli è una conquista individuale non si regala. Ergermi a professore? Lo potrei anche fare,nei miei limiti ovvio, allora sì che mi sentirei un fanfarone!

          • Rolmas

            Chi denigra gli altri, li abbassa e si erge a sapiente o è un presuntuoso o è un fanfarone oppure anche entrambi. Dal tuo intervento, mi pare di capire che tu ricadi nella terza categoria.

          • giuseppe glavina

            Bah siccome siamo singolarità ognuno se la cava come può, ci riesce meglio chi è più preparato e temprato perché ha più forza. Per concludere, che siamo dominati da elite finanziarie lo sanno anche i marziani, come ottengono il necessario consenso per continuare a dominare molti di meno. La questione è principalmente politica, cominciare a squarciare il velo propagandistico vuol dire definire meglio i reali interessi in campo, vuol dire sollecitare la creazione e lo sviluppo di veri soggetti antagonistici che possono e devono metterli fuori gioco! Perciò Rolmas se hai forza datti da fare se non ce l’hai non cercare alibi pretestuosi che tanto non servono a niente.

          • Rolmas

            Dici: “…che siamo dominati da elite finanziarie lo sanno anche i marziani”.
            Parlo con molta gente “normale”, giovani e meno giovani, uomini e donne, e non trovo che tutti abbiano capito da chi siamo dominati. I più accorti parlano di “banche” in generale, ma non vanno oltre. Dietro le banche ci sono gruppi di potere e persone, le quali controllano l’informazione e l’economia; attraverso i media e la propaganda controllano e influenzano l’intero sistema; il cerchio si chiude e il loro potere si consolida. Questo livello di approfondimento è già alla portata di pochi. In questo e in altri forum, la consapevolezza del problema è molto ampia ed anche il livello di approfondimento. Quindi, adesso che mi rivolgo a te, so che trovo un interlocutore in grado di controbattere le mie affermazioni, migliorando il livello di conoscenza del problema. Ma quando mi rivolgo alla gente che mi circonda, nella vita reale intendo, so di non essere capito e so di rischiare l’emarginazione tipica del complottista. La stragrande maggioranza delle persone non sa nemmeno che le banche possono creare denaro dal nulla e sono pochissimi quelli che hanno sentito parlare di qe o sanno che cos’è. Faccio la mia parte e non cerco alibi, ma tutto questo mi rende poco ottimista sul futuro.

          • giuseppe glavina

            Il problema non è ricercare la consapevolezza dei più, io non aspiro a questo se non secondariamente. La questione è primariamente politica.Quanto si può resistere e rimanere passivi di fronte ad un abbrutimento senza precedenti della vita sociale? Proporre una risposta delineando azioni adeguate verso ciò si rivela molto più necessario e urgente dell’andare a fondo sulle cause. Nelle azione pratiche contano più le risposte che le domande.

      • Trollerball

        Tu si li hai capiti i meccanismi? Da quello che scrivi mi sembra di no…

  • Vamos a la Muerte

    Analisi ampiamente condivisibile.
    Le macroregioni – derivanti dallo smembramento degli Stati Nazionali – governate da una potentissima entità sovranazionale, sono il sogno dell’oligarchia finanziaria.

    • giulio pelernei

      Dire “potentissima elite” serve proprio a creare il fantasma della paura e la conseguente inazione.
      I catalani sono l’esempio di come affrontare la “potentissima elite”.

      • DesEsseintes

        Esatto.
        Speriamo che durino o quantomeno che riescano a ottenere qualcosa.

      • Rolmas

        Ma i catalani non stanno affrontando l’elite finanziaria, altri sono i suoi nemici. Con l’elite se la vedranno dopo

        • giulio pelernei

          Stanno affrontando il potere monarchico-costituzionale.

          • Rolmas

            Piccolo potere in confronto a quello finanziario…

          • giulio pelernei

            E siccome è un piccolo potere, lasciamolo lì dov’è.
            D’altra parte, sconfiggerlo non servirebbe a nulla.

    • giuseppe glavina

      Miopia Miopia Miopia, potrebbe anche diventare il ritornello di una qualche canzone per incoraggiare il ravvedimento dei più sprovveduti …..

      • Rolmas

        Con un paio di occhiali son sicuro che risolvi il tuo problema

  • michele d’onofrio

    decidiamoci (senza smettere.di discutere, per carità), o siamo dell idea che all’élite finanziaria conviene l’unione europea (lontana dai cittadini, pochi decisori, un unico centro da influenzare …) o pensiamo che lo staterello è più influenzabile e ricattabile dello stato grande. non possiamo avere un giorno un’idea e giorno dopo un’altra. Finora, mi sembra che con i grandi stati (Usa?) la finanza se la stia spassando alla grande. Meglio ancora sta facendo con l’Ue. Personalmente sono dell’idea che avvicinare il potere ai cittadini (al limite con le città-stato) sia meglio che allontanarlo (con grandi stati e unioni soprastatali)

    • Rolmas

      La Grecia è un piccolo paese, ha scarsa influenza ed ha un PIL limitato. La BCE poteva aiutarli a uscire definitivamente dall’impasse stampando tre mesi di Q.E. Tutti i problemi della Grecia sarebbero stati risolti con un’operazione finanziaria che non avrebbe avuto alcuna incidenza sugli equilibri europei. Lo ha fatto? No, li hanno indebitati fino all’osso, hanno provocato un impoverimento generale della popolazione ed un crollo verticale del PIL. Far fare quella stessa fine ad uno stato come l’Italia o la Spagna sarà piuttosto arduo. Tu pensi che la Catalogna potrà sopravvivere meglio nell’Europa dei Rothschild? Bene, è come dire che un piccolo pesce sopravvive meglio di uno grande a un pescecane, pur essendo tutti e tre rinchiusi nella stessa vasca.
      Sono d’accordo con te su due cose. 1. Con i grandi stati la finanzia se la sta spassando. Ma le cose possono cambiare ed un grande stato può mettersi di traverso e cambiare le carte in tavola. 2. E’ meglio avvicinare il potere ai cittadini. Ma in situazione normale, non quando davanti alla porta di casa abbiamo un nemico armato fino ai denti che da soli non possiamo battere.

      • giuseppe glavina

        Se ragioni così puoi tranquillamente chiudere i battenti e startene chiuso in casa, tanto fuori che ci stai a fare.

      • mario michele d’onofrio

        Interessante. Premesso che di temi come questo dovrebbe farsi carico la politica, provo a ribadire la mia opinione e confutare la tua, senza pretendere di intavolare una discussione che, forse, in calce ad un articolo potrebbe essere fuori luogo.
        Tu, giustamente,tiri fuori l’esempio della Grecia: è stata sacrificata, dici. E l’ha fatto la BCE che avrebbe potuto aiutarla aumentando il suo bilancio di un niente e non l’ha fatto, ma, ci hai pensato? il centro di potere che tu hai evocato si trova a migliaia di chilometri da Atene, a Francoforte. Come vedi, è stato accuratamente allontanato dai cittadini (io direi dagli esseri umani). Tu parli di uno strumento monetario che adesso va di moda chiamare QE (una volta si sarebbe chiamato semplicemente politica monetaria espansiva e anche nei nomi si nota una forma di allontanamento); ora, come sai bene, questo strumento consiste (e non era così quando si chiamava politica monetaria) nel mettere soldi freschi di “stampa” nelle tasche della finanza a spese delle tasche di tutti (ammesso che si rimborsi il debito) dai maltesi ai finlandesi, greci compresi. Quindi questo strumento è studiato dalla finanza per la finanza e tutto avviene nella capitale (o nella principale provincia) dell’impero, nella capitale di un superstato, lontano dagli occhi indiscreti delle classi subalterne.
        Voglio raccogliere la tua metafora dell’acquario per chiederti: quanto deve essere grande il tuo “pesce grande” perchè abbia una seppur minima speranza di cavarsela al cospetto di un pescecane? Se il pescecane è un pescecane di tutto rispetto e il capitalismo finanziario, ma direi il capitalismo tout court, lo è, non c’è grandezza che tenga:di fronte al pescecane il tuo “pesce grande” soccombe e soccombe prima del pesce più piccolo, col quale lo squalo non perde tempo. Anche perchè, il pescecane non agisce da solo. 1992, il pescecane Soros divorò due economie del G7 e ne mise in ginocchio la moneta. Soros non fece quel macello tutto da solo, in quel caso giocò anche il ruolo di pesce pilota tirandosi dietro molti altri pescecani che portarono a termine la missione. Domanda: erano piccole le economie di Italia e Regno Unito? Altra domanda: abbiamo presente le modalità con cui si scelgono i governanti? Perchè mai la finanza dovrebbe permettere che una grande economia cada nelle mani di chi potrebbe mettersi di traverso? Cosa sta succedendo in Venezuela, In Brasile, ecc? Io sono dell’idea che le classi governanti delle grandi economie siano più suscettibili di essere infiltrate e scelte dal capitalismo finanziario rispetto ai piccoli stati che possono essere meglio controllati dai cittadini. Chi scrive le direttive a Buxelles? I cittadini UE, i parlamentari, i commissari nominati o direttamente i lobbisti?
        Per quanto riguarda l’avvicinamento del potere ai cittadini, io penso che sia proprio nei momenti di pericolo che si debba fare ricorso al popolo perchè quando le cose vanno bene l’argomento non interessa nessuno.
        Non ti annoio oltre e ti saluto

        • Rolmas

          Premetto che condivido le tue considerazioni di base. Cambiano soltanto le mie convinzioni su ciò che sarebbe meglio fare per superare una situazione che sta diventando ogni giorno più intricata. Hai aperto molti nuovi argomenti, mi soffermo su alcuni.
          I politici preferiscono parlare di ius soli, saluto fascista o LGBT, piuttosto che occuparsi di cose che potrebbero costare la loro poltrona. Per il momento, da questa classe politica, auto-nominatasi, auto-referenziale e lontana dal popolo, non ci possiamo aspettare nulla.
          Quando finirà il Q.E., i tassi saliranno, saremo esposti alle speculazioni sullo spread, il governo dovrà pagare interessi più elevati sul debito pubblico e per reperire le risorse finanziarie dovrà aumentare le tasse. Ci attendono tempi molto difficili.
          Per quanto riguarda la speculazione fatta in Italia, Soros ha avuto man forte da Ciampi, della cui buonafede dubito molto. Se Ciampi avesse agito con un minimo di coerenza e competenza, la speculazione sarebbe fallita e Soros avrebbe perso un sacco di soldi. Ciampi è il colpevole (infiltrato delle elite?).
          Credo che la Spagna sia già un pesce abbastanza grande per non essere mangiato dal pescecane finanziario. Mentre invece la Catalogna da sola diventa preda facile e fa diventare preda facile anche il resto della Spagna. Per ora i governanti catalani hanno espresso l’intenzione di rimanere nella UE e nell’euro. Quindi, anche loro sono comunque dalla parte del potere finanziario e non intendono scardinare i meccanismi consolidati.
          “El pueblo unido jamàs serà vencido”, diceva una vecchia canzone degli Inti-Illimani. Credo molto in questa affermazione. In Catalogna vedo la frammentazione del popolo, gli uni contro gli altri, vedo la sua disunione.
          Il Venezuela, almeno per ora, si salva grazie al fatto che il popolo mantiene una certa unità. Per quando si apriranno le falle, se si apriranno, è già pronto un certo Capriles Radonski, beniamino della finanza internazionale, pronto a fare il suo ingresso trionfale e ad assoggettare il Venezuela al potere delle elite. La forza del Venezuela è l’unione del suo popolo.
          Ripeto, è un mio modo di percepire le cose. Sono d’accordo con le tue considerazioni di base, ma non con le conclusioni di ciò che è meglio fare per venire fuori da questa situazione. L’Europa dei Rothschild, degli Attali e dei potenti, va prima sfondata e poi rifondata. Rifondata dal popolo. Ma sfondata da chi? Non dai popoli divisi, bensì dai popoli uniti.

  • Trollerball

    Hai portato un buon esempio, e ti dirò che la gente da quelle parti non ne voleva sapere dell’UE e della Nato. Adesso sono quasi tutti dentro, tranne la Serbia e pochi altri. Un grande paese spezzettato in otto. Dice un proverbio africano: “se vuoi mangiarti un elefante intero, devi prima tagliarlo in piccoli pezzi…”. E così hanno fatto.