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Catalogna, l’unica soluzione è il referendum

DI NICOLA TANNO

jacobinitalia.it

Sulla situazione che si è venuta a creare attorno alla richiesta di indipendenza non bisogna fidarsi dei giudizi superficiali. La questione catalana, con tutte le sue contraddizioni, non può essere rimossa.

La salma di Francisco Franco vola sul cielo di Madrid. Dopo quasi 45 anni dalla sua morte, 43 dalle prime elezioni democratiche e 23 anni di governi socialisti, finalmente lo stato spagnolo non si farà più carico della cura delle spoglie del Caudillo, ovvero del responsabile della Guerra Civile e di quarant’anni di dittatura. Il suo corpo è stato esumato dalla Valle de los Caídos (dove ancora è sepolto il fondatore della Falange, Primo de Rivera) e posto in una cripta della famiglia. La classe politica e intellettuale spagnola che si è chiesta per anni per quale motivo fosse ancora diffusa nel mondo la leggenda nera sulla democrazia spagnola, si deve essere posta il problema che forse la custodia del cadavere di un genocida non dovesse essere il migliore dei biglietti da visita. Un tentativo di mostrare i passi in avanti della democrazia spagnola, quindi, se non fosse che ci si è arrivati con un po’ di ritardo. E se non fosse, soprattutto, che mentre il cadavere del dittatore vola in elicottero, il mondo intero sta assistendo proprio in Spagna a una frattura politica territoriale senza precedenti nell’Europa occidentale dal 1945.

Dopo la sentenza che ha condannato dodici dirigenti indipendentisti a pene tra i 9 e i 13 anni  per i reati di sedizione e appropriazione indebita in occasione del referendum per l’indipendenza della Catalogna del primo ottobre 2017 e la successiva dichiarazione unilaterale, c’è stata un’ampia reazione popolare. Questa risposta, che ha coinvolto tantissima gente, merita un’attenta osservazione per le forze che l’hanno determinata e per le prospettive di questo conflitto. Si tratta di mobilitazioni attese da tempo ma di una portata numerica e di un radicalismo (metodologico e ideologico) accresciuti, nonché di una capacità organizzativa sorprendente. Di contro, la dura reazione delle forze di polizia (catalana e statale), l’incapacità pressoché totale del governo spagnolo di intavolare un dialogo politico con quello catalano – oltre alla prospettiva di lunghi anni di carcere per i dirigenti indipendentisti – lasciano presupporre che lo stallo per la soluzione delle rivendicazioni separatiste continuerà a lungo. C’è solo un modo per uscirne: convocare un referendum concordato e vincolante per permettere a tutti i cittadini catalani di scegliere il proprio futuro

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Pubblicato da Davide

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