La mente che mente

La mente che mente


Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org


Questo è il titolo di un libro, da me spesso citato, che raccoglie alcuni commenti di Osho su questa idea, così ben espressa in un gioco di parole, dove la prima parola "mente" è relativa al pensiero, quello che non ci abbandona mai, tranne forse nella parte di sonno senza sogni, mentre la seconda "mente" è voce del verbo mentire, cioè dire il falso consapevolmente. Da qui l'apparente paradosso del mentire a se stessi, sapendo e non sapendo di mentire. Paradosso risolto anche da Freud col disvelamento dell'inconscio, come parte preponderante del nostro pensiero.

Gli indiani Osho e Krishnamurti, col tedesco Eckhart Tolle, non sono certo gli unici maestri spirituali del nostro tempo a puntare il dito su questo argomento, in buona compagnia di filosofi come ad es. Heidegger, che col suo "Essere e tempo" indaga sul nostro rapporto esistenziale col passato, il futuro e soprattutto il presente, impalpabile eppure unico vero momento del vivere (mi si perdoni la brutale interpretazione, finalizzata a questo rudimentale articolo).

Il pensare, col suo continuo riferirsi a memorie passate e proiezioni future, in un certo senso ci sottrae il vissuto presente, che rimane però testimone di sofferenza spirituale della quale chi più, chi meno, tutti abbiamo avuto dolorose esperienze.

Se invece la nostra attenzione si sposta sulla conoscenza e sulla verità, estraniate dal puro e semplice sé, il discorso non cambia di molto. Le percezioni, i ragionamenti, le idee che siamo in grado di elaborare per conoscere il mondo, come noi stessi, si dimostrano fallaci nel raggiungere la verità anche quando questa appare evidente e apparentemente inconfutabile, come ad un allievo di Aristotele.

Perfino il famoso "cogito ergo sum" di Cartesio è stato talmente messo in discussione da perdere di autorevolezza, in buona compagnia della fisica galileiana e newtoniana, che pure ci ha proiettato nella moderna era tecnologica, ma ormai ridotta a Cenerentola del sapere scientifico. Più indaghiamo l'universo nei suoi sterminati spazi e nei suoi dettagli microscopici e più ci rendiamo conto dell'abisso di ignoranza che ci separa da una verità chiara quanto inafferrabile, sia nel mondo fisico che in quello dell'autocoscienza.

E' perciò anche nella leggerezza della poesia di un menestrello dei nostri tempi che possiamo trovare consolazione e senso di libertà ("Il suonatore Jones" di Fabrizio De André)


"Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore e allora perché coltivarla ancora, come pensarla migliore"


Così torniamo alle percezioni, personali e incomunicabili, se non per affinità, sempre approssimativa, con altri esseri umani come noi coi quali ci relazioniamo, scoprendo l'amore quando siamo fortunati.

Del resto è da 2.000 anni che Gesù ci ha stravolto la mente ripudiando la vendetta logica "dente per dente", sostituita dal perdono incondizionato, apparentemente illogico. Si può anche prescindere dalla fede, cieca e pertanto illogica, ma non si può non rimanere affascinati da questa rivoluzione culturale salvifica dalle nostre carenze spirituali. Mai come in questi tempi di rischio di apocalisse nucleare è risultato tanto evidente l'insegnamento di Gesù, maestro di Verità e di Vita.

Eppure ci sono ancora molti rancorosi pessimisti che citano le esperienze passate e presenti di guerre, spietatezze, distruzioni, oscenità senza limiti, per documentare una presunta malvagità umana, più o meno geolocalizzata, che costoro interpretano come irredimibile e fonte di colpe inespiabili, dimenticandosi così di millenni di sacrifici agli Dei mitizzati in funzione salvifica, poi superati dalla rivoluzione cristiana, che è grandiosa anche a prescindere dalla fede in Dio.

Dopo queste per me insolitamente numerose citazioni mi concedo un po' di spazio finale per le mie personali quanto modestissime elucubrazioni sul tema, frutto della mia stessa mente, che è una, indivisibile (non mi risulta di soffrire di schizofrenia) e irripetibile, per quante affinità possa avere con la mente viva di 8 miliardi di miei simili.

Mente, ragione, logica, verità, coscienza, consapevolezza, sono sei cose diverse, ma che si fondono nella spiritualità, che come il settimo sigillo interpreto nel segno della pace e del silenzio, che precede un finale a sorpresa, per me positiva anche se inconoscibile a priori.

La vita umana è lunga, ma anche troppo breve per consentire gli approfondimenti che maturano con l'esperienza, costellata com'è da periodi insulsi, da sentieri interrotti, da necessità esistenziali che intralciano il percorso della ricerca. Penso che Ulisse sia un simbolo di umanità in quanto esploratore instancabile, ricercatore di esperienze, di verità del proprio mondo, caratterizzato dalla mitica dell'antica Grecia, culla della nostra discussa civiltà occidentale, oggi decadente ma non troppo, con tutti i germi necessari per una rinascita in chiave moderna, fondendosi con altre culture nell'inevitabile globalizzazione e accelerazione degli scambi reciproci tecnologicamente assistiti.

Siamo stati scagliati troppo in fretta, violentemente, da una società tribale di pochi individui ad una comunità di 8 miliardi di anime, ognuna delle quali, la mia come la vostra che mi leggete, dà un proprio contributo, nel bene e nel male, ma tende a proiettarsi verso la scelta obbligata del bene, sempre relativo nelle forme e contenuti ma assoluto nella propria essenza universale.

Perciò basta pessimismi, visto che rinasciamo continuamente dalle nostre ceneri, come il nostro spirito alla fine di un film "noir".

So benissimo che molti non sono d'accordo, e li rispetto, ma vorrei tanto che si convertissero all'ottimismo, come una popolazione decimata dalla guerra e tanto più vitale quanto più provata dalla sofferenza e dalla morte scampata.

Ci attendono tempi inediti, ricchi di contenuti vecchi e nuovi, primo tra tutti la necessità di convivere in tantissimi su un piccolo meraviglioso pianeta, che sarebbe nostro interesse curare amorevolmente come l'ambiente di casa nostra, se non fossimo accecati da stupidi interessi egoistici che finiscono inevitabilmente per convergere nel "mors tua vita mea" di famigerata memoria, una filosofia di vita che oggigiorno altro non è che una falsa ideologia mortale.

In una piccola famiglia nessuno può essere felice se qualcuno è infelice, così per noi.

I maestri spirituali sono accomunati dalla volontà di ridurre al minimo la sofferenza umana, e solo per questo meriterebbero il Nobel per la pace, se questo ex-prestigioso riconoscimento non fosse caduto così in basso. Perciò ascoltiamoli, con umile attenzione, come una musica rigeneratrice che ci aiuta ad affrontare la realtà della giornata, a superare le sbarre della gabbia mentale che ognuno si autocostruisce per legittima difesa, rimanendone però intrappolato senza apparente speranza.

Parlo per me, ma sono certo che in molti condivideranno questi pensieri, ritrovandosi in esperienze analoghe, dalle quali emanciparsi come hanno sempre fatto la maggior parte dei nostri antenati, ai quali va tutto il nostro rispetto e riconoscenza per averci consentito di esistere.

La vita è bella, la nostra vera colpa e di renderla brutta, talvolta orribile, per motivi che ci appaiono validi al momento, ma sono in realtà futili di fronte al mondo reale di cui siamo parte.

E' fatica comportarsi da umani, ma è il nostro compito e il prezzo per aver abbandonato la mera esistenza animale, istintuale, con tutte le sue gioiose meraviglie e dolorose atrocità, la cui minimizzazione in natura è compito solo del Buon Dio. Tranne che per gli allevamenti industriali, una delle nostre macchie più nere e bisognose di essere sanate urgentemente, uno tra i tanti grevi compiti di cui siamo responsabili.

"Prima gli umani e poi gli animali" è un falso principio, dal momento che tutto si tiene ed è perciò interdipendente. Ad es. la stupida ipocrisia di chi mangia serenamente la carne ma ha orrore di uccidere un pollo è uno dei segni di quanto il nostro tempo sia ancora immaturo per meritarsi il futuro prossimo, che non è "cristiano" nel senso umano del termine, cioè non perdona oltre una certa soglia fisiologicamente compatibile con l'eco-sostenibilità ambientale, e ci rende quanto ci meritiamo.

Essere ottimisti non significa essere stupidi e/o incoscienti, al contrario significa che occorre rimboccarsi le maniche e sgobbare per il maggior buon esito possibile, secondo coscienza e possibilità personali.

Spero con questo di aver chiarito anche il mio precedente articolo "La ragione perduta", di taglio più leggero è perciò stesso più equivocabile nei contenuti, tra gli inevitabili relativismi e i più circoscritti assolutismi. E sì che avevo insistito sulla natura strumentale della ragione, intrinsecamente utilizzabile nel bene come nel male come ogni altro strumento. Ma almeno nelle sue manifestazioni più elementari la ragione a fin di bene merita un posto sul podio della competizione per la vita, ora più che mai quando le contraddizioni storiche vengono al pettine contemporaneamente e sempre più violentemente. Aut aut, è la facoltà umana che non può più aspettare di essere esercitata, in prima persona.

Ad esempio Fauci ed Epstein c'impongono un giudizio, al quale ne seguiranno moltissimi altri. C'è in gioco il perdono non verso di loro, casi estremi ed emblematici che certo non lo meritano, ma verso noi stessi e l'umanità di cui siamo parte, responsabile di poeti, santi e navigatori, ma anche di mostri.


Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

17/08/2026

Commenti (22)

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    1. absitiniuriaverbis 23 agosto 2026

      Questa invece è storia: Confucio aveva scritto nei suoi Dialoghi di "non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te". ("己所不欲 , 勿施于人"). Questa è conosciuta come la regola d'oro nella cultura cinese. 2500 orsono.

      Ora è tempo di dormire, qui ad Est siamo più avanti.

    1. akel 22 agosto 2026

      Io non parlo «…di millenni di sacrifici agli Dei mitizzati in funzione salvifica». Parlo di comunità nomadi dove il concetto di «sacrificio» non esiste, non è cocepibile uccidere un animale per non mangiarselo, dove non esistono i concetti di proprietà, di famiglia, dove non è accettabile lo spreco, dove nessuno si sente più importante del restante dell’ambiente che li circonda, tutto ha la stessa importanza per mantenere le cose funcionando. Sono comunità che nonostante siano massacrate da ormai 500 anni dai fedeli seguaci della «rivoluzione cristiana» che gli hanno anche rubato la terra in cui vivevano da 15.000 anni, ancora non concepiscono la «guerra», la violenza fine a se stessa, non concepiscono lo sterminio né di piante né di animali né di uomini e, coincidenza, non sanno cosa sia la verità, lo spirito, il bene… Non sanno cosa siano tutti i valori superiori di quelli che secondo lei «tendono naturalmente al bene» e che nel mondo reale da alcune migliaia di anni non fanno che uccidere, violentare, torturare, tradire, rubare, devastare.
      In amazzonia ne esistono ancora alcune (sempre cercando di sopravvivere alla devastazione iniziata con l’arrivo «rivoluzione cristiana»). Non mi sorprende che lei non li conosca visto che sembra che per lei questi, già che non condividono non sanno cosa sono i valori che fondano l’umanità, questi non sono neanche uomini.
      Da quello che lei dice rispetto ad Aristotele è evidente che non se lo è mai letto: se lo avesse fatto saprebbe che nei suoi testi non esistono la verità, la natura… Si confronti con i suoi testi, con le parola che lui ha scritto invece di inventarsi «verità» che non sa dimostrare.

    1. DrCaligari 21 agosto 2026

      De André è il cantore perfetto di questa nostra epoca: dice cose elevatissime ma ti pianta lì, solo come uno stoccafisso. Il Piero che non risponde al fuoco per troppa bontà, Bocca di rosa che va al martirio di dover cambiare aria, per lo stress (altrui) da troppo lavoro che le è sortito. Il bombarolo che elucubra sulle sue inequivocabili ragioni. Però è un poeta, questo sì, cioè è per pochi. Ma di rimando a Ulisse le dico invece che se ne può scrivere ancora oggi uno buono, ad averci talento e impegno con tanta ispirazione. Ed è l'Horcynus horca di 'Ndria Cambria. Che torna a casa ed è capace di guardarsi intorno anche, porca miseria, ecco cos'ha di buono. Per raccontarcela in prosa la poesia che scaturisce dalle viscere telluriche della sua terra meridionale. Non troverà più se stesso, d'accordo, sarà la fucilata partita da un naviglio americano a portarselo via, ma del resto come dirlo meglio di così?

    1. akel 21 agosto 2026

      Nei miei commenti io sempre le ricordo alcune cose a rispetto delle quali lei non ha mai preso posizione.
      Da quando l’uomo determina che alcuni concetti hanno più valore delle necessità della natura, cioè da quando si colloca in una posizione di superiorità rispetto all’ambiente che lo ospita, l’umanità conosce le guerre, i genocidi, la violenza gratuita, lo spreco, la devastazione indiscriminata del territorio. È indubbio che la religione, in particolare quelle abramitiche, collocando l’uomo come fatto a immagine… di dio e come realizzatore terreno del suo progetto a rafforzato psicologicamente questa pretesa superiorità. Arte scienza e filosofia hanno lavorato instancabilmente per trasformare in una realtà acquisita (tradizione della civiltà occidentale la chiamate voi) questa pretesa superiorità.
      Se la fede in questo dio ha prodotto morte, violenza, devastazione (come del resto è il suo insegnamento, o me lo invento io?) perché accettarlo?
      Se i valori che fondano questa superiorità hanno prodotto qualche migliaio di anni di sofferenze per l’umanità perché cosiderarli validi?
      Lei scrive «mente, ragione, logica, verità, coscienza, consapevolezza» si fondono nella «spiritualità»: e allora? forse questo garante materialmente qualcosa? la fine delle guerre? Oltrettutto sono concetti che non riuscite proprio a spiegare. E bisogna ammettere che risulta veramente strano un modo di pensare che si fonda su quello che non sa spiegare.
      "Rancoroso" è il pretesto per nascondere la sua incapacità di confrontarsi?
      E come definire la sua bondosa tolleranza per chi ordina di uccidere, di odiare (la propria famiglia dice la parola di dio), per quelli che hanno sterminato e continuano a farlo intere popolazioni, per chi ha trasformato in deserto regioni ricchissime (e continua a falo)? Ignavia? O è solo bieca adulazione per il potere che protetto e garantito dalla «spiritualità» ancora oggi può uccidere e distruggere?

    2. Fedeledellacroce 22 agosto 2026

      Mi permetto di risponderti, spero non ti offendi.
      Sorridi alla vita, all'universo, ad Alberto, ché son cose fantastiche.
      Le religioni sono inutili e dannose? Sono ben d'accordo.
      Ci sono guerre e sofferenze? Si, ci sono.
      Ma la vita e il pianeta che calpestiamo, sono fantastici. Per tutto il resto "sticazzi", espressione ultima del risveglio illuminato........
      Se l'articolo invece di gesú avesse citato Buddah, ti sarebbe garbato di piú?

    3. A.P. 22 agosto 2026

      Egregio Akel, forse non si è accorto che nella sua veemente replica è caduto nella trappola concettuale del dio ebraico vendicatore? Lei accusa di bondosa (lessico portoghese) tolleranza l'autore dell'articolo nei confronti di epstein o fauci, sicuramente due personaggi inquietanti e tenebrosi; ma in realtà il perdono evocato dall'autore, secondo la mia interpretazione, non riguardava certamente lo scagionamento dei due personaggi, ma la riflessione interiore necessaria dell'uomo individuale rispetto alla propria umanità complessiva. Lei invece mi pare che avesse, secondo la mia interpretazione, più intenzioni di passare senza paura a fil di spada i due personaggi; in questo modo non si ferma il ciclo di vendetta e controvendetta ed il progresso "spirituale" mostra il passo. Di contro c'è il fallimento dell'uomo e della propria umanità proprio il contrario di ciò che ogni insegnamento filosofico propedeutico al bene esercita da secoli. Quindi mi pare in sintesi che il suo punto di vista dimostri che l'irrazionalismo abbia sempre l'ultima parola e come anima bella come ha dipinto l'autore, lei invece abbia le vestigia del dio vendicatore di biblica memoria. Questa è la mia interpretazione, magari errata: chi lo sa?

    4. maghi 22 agosto 2026

      perdi solo tempo. La spiritualità lavora su dimensioni che non hanno niente a che vedere con le misere tre su cui lavora la mente, la ragione, la scienza e tutto lo scibile umano. Chi non ha esperienze spirituali vere e divine non può capire ciò che dico. Quindi inutile perdere tempo.

    5. absitiniuriaverbis 23 agosto 2026

      Se mi dimenticassi per un momento di essere quel che sono, a proposito del to commento direi: sante, anzi, Sante parole.

    6. absitiniuriaverbis 23 agosto 2026

      Sei da vero fantastico! Mi hai messo di buon umore. Grazie di cuore e lo dico sinceramente.
      Vere e divine scrivi, buttando al macero tutto il resto, incluso tutte le epoche e tradizioni e culture... perché solo tu sai.

      Ognuno ha ed avrà quello che si è meritato.

    7. absitiniuriaverbis 23 agosto 2026

      Posso non concordare, e non concordo, con quanto scrivi.
      Apprezzo però la tua conclusione perché esprime, almeno a parole, il dubbio.
      È questione di opinioni.

    8. absitiniuriaverbis 23 agosto 2026

      Questa invece è storia: Confucio aveva scritto nei suoi Dialoghi di "non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te". ("己所不欲 , 勿施于人"). Questa è conosciuta come la regola d'oro nella cultura cinese. 2500 orsono.

      Ora è tempo di dormire, qui ad Est siamo più avanti.

    9. A.P. 23 agosto 2026

      Perché sempre pensare che l'irrazionale sia superiore al razionale; e perché pensare che il razionale sia superiore all'irrazionale. A me queste diatribe mi paiono puerili. A mio avviso fare dell'irrazionale la guida per la vita mi sembra fuori luogo anche perché in ogni gesto quotidiano, anche il più banale abbiamo bisogno dell'aspetto razionale. Oggi nel vivere pratico siamo razionali, l'umanità ha per scopo la razionalità perché gli consente di sopravvivere, ma grandi filosofi del passato hanno immaginato che l'irrazionalità fosse l'autentica natura dell'uomo. L'uomo è sempre stato affascinato dal mistero e lo sarà sempre perché noi siamo esseri curiosi di natura; ma i misteri sono tali solo perché il fine è il suo disvelamento; chiunque abbia a cuore la verità non potrà che porsi in modo razionale di fronte al mistero. Capisco che questa non è la posizione dell'irrazionalista perché per esso tutto è senza senso, tutto sarà annichilito e la sola validità dell'esistenza resta nel mondo dell'imperscrutabile. Per coerenza, come quando si invitavano i comunisti dei paesi occidentali ad andare a vivere in unione sovietica, esorto i seguaci dello spiritualismo di andare a vivere nel deserto messicano e nutrirsi di peyote, oppure andare vivere con gli aborigeni australiani ad adorare ayers rock. Il mondo civilizzato non è il loro posto; ma si sà, è bello fare l'anticonformista (irrazionale) con le comodità del mondo civilizzato. Il nazismo ce lo ha insegnato, ma a quanto pare non abbiamo capito ancora la lezione.

    10. akel 23 agosto 2026

      Allora non mi sono spiegato e mi scuso.
      Quando parlo di «bondosa tolleranza» mi riferivo ai testi sui quali si fonda quella che è comunemente definita la «civiltà occidentale» pieni di incitazioni all’odio, alla violenza. Mi riferivo al comportamento di quella parte dell’umanità che si riconosce nei principi là stabiliti e che negli ultimi 2500 è riuscita a praticare vari genocidi, sterminare animali, desertificare territori, inquinare fiumi, laghi e oceani… ma che secondo l’autore dell’articolo è la parte dell’umanità che «tende naturalmente al bene»!
      Parlo anche dell’ingiustificabile costume di fare di questa parte dell’umanità l’uomo in generale. Non solo l’intera umanità ha vissuto centinaia di migliaia di anni senza conoscere i valori di cui parla l’autore del testo ma sopravvivono ancora oggi comunità nomadi nel cui universo simbolico non esiste niente che possa compararsi con i valori della «civiltà occidentale». Divinità, sacrificio, spirito, proprietà, famiglia, bene… niente di tutto questo esiste per loro e (coincidenza!) non esiste la guerra, è incocepibile distruggere qualsiasi forma di vita se non lo si fa per necessità, non si sentono superiori al resto dell’ambiente che li ospita… E (altra coincidenza) sono comunità sterminate negli ultimi 500 anni da chi «tende naturalmente al bene»!
      Infine le citazioni e parafrasi del testo di aristotele che dovrebbero garantire l’«universalità» dei «valori occidentali» mostrano solo che l’autore non ha mai letto quello che ha scritto aristotele.

    11. AlbertoConti 24 agosto 2026

      Caro akel,
      quel che ho scritto nero su bianco non corrisponde affatto alla tua interpretazione. Non so con quali criteri tu affronti una lettura, ma i tuoi numerosi commenti sui miei ultimi articoli dimostrano che capisci roma per toma.
      Giusto per fare un esempio: non ho mai sostenuto la presunta superiorità della cultura "occidentale" sulle altre culture. Semplicemente la cultura occidentale ci appartiene (nel bene e nel male) per questioni anagrafiche, ed è riconosciuta universalmente come erede della cultura dell'antica Grecia, quella dei grandi filosofi, come Aristotele, che ho citato semplicemente in riferimento ai suoi "allievi", che al tempo di Galileo ne condannavano le idee presumendo di avere la verità in tasca (Terra fissa al centro dell'universo). Quindi tutto il contrario di quanto mi attribuisci. Prova a rileggere i mie ultimi 2 articoli, ma con maggior attenzione e larghezza di vedute. Grazie.

    12. akel 24 agosto 2026

      Io dico che lei trasforma l’uomo occidentale con i suoi «valori» in tutta l’umanità.
      «la tecnologia … è frutto della ragione».
      «forse per questo il Buon Dio, o la natura secondo altri, ci ha dotato di un cervello…»
      «La ragione in senso lato è soprattutto uno strumento di sopravvivenza tipico ed esclusivo dell’uomo»…
      «Ma la vita è guerra»…
      «L’identità di Popolo è una forma di coesione evoluta delle primordiali società tribali»…
      per parlare dell’uomo usa solo concetti della «civiltà occidentale».
      quando poi scrive di «… una presunta malvagità umana, più o meno geolocalizzata» mostra anche il cinismo di qualsiasi etnocentrismo. o forse lei conosce qualche tribu nomade dell’amazzonia che abbia praticato qualche genocidio che abbia devastato il territorio, che abbia dichiarato qualche guerra negli ultimi 15000 anni?
      Se vuole posso continuare e mostrarle come lei in tutti i suoi testi lei «confonde» l’uomo dei valori occidentali con l’intera umanità. Nei suoi testi l’uomo è sempre e solo l’uomo occidentale.
      E sembra che lei consideri questi concetti (ragione, pensare, spirito, logica…) come eterni, ma per garantirgli questo privilegio bisognerebbe almeno spiegare cosa questi concetti significano e lei non riesce proprio a farlo.
      Io invece semplicemente mi chiedo perché l’umanità che si dichiara razionale, logica, spirituale, che tende naturalmente al bene… ha passato gli ultimi 2500-3000 anni (cioè da quando questi valori si sarebbero imposti) usando sistematicamente la violenza indiscriminata contro il resto dell’umanità e contro l’ambiente che la ospita, e invece chi non ha nella sua struttura simbolica questi concetti, chi non ha la famiglia, lo spirito, gli dei, la verità, la ragione, la proprietà… la guerra non la fa, non concepisce la violenza fine a se stessa, non devasta il territorio, non concepisce lo spreco.
      Perché non usa ragione, logica, spirito, verità e lo spiega ?

    13. akel 24 agosto 2026

      Quanto ad Aristotele non posso che cofermare quello che ho già scritto, lei non non se lo è mai letto.
      Per quello che lei scrive di Heidegger (« che col suo “Essere e tempo” indaga sul nostro rapporto esistenziale col passato, il futuro e soprattutto il presente, impalpabile eppure unico vero momento del vivere (mi si perdoni la brutale interpretazione, finalizzata a questo rudimentale articolo)», è evidente invece che Essere e tempo non lo ha neanche mai sfogliato!
      «soprattutto il presente»? Ma nel paragrafo 6 di Essere e Tempo – dove è dichiarato il compito generale che si prefigge heidegger: «distruzione del contenuto tradizionale dell’ontologia antica» – sta scritto: «Nel suo essere effettivo, l’Esserci è sempre come e «che cosa» già era. Esplicitamente o no, esso è il suo passato.»
      Lei afferma l’esatto contrario di quello che Heidegger scrive e la chiama «brutale interpretazione»? Dove nell’intera opera di Heidegger possiamo trovare qualcosa che si possa comparare con «il presente, impalpabile eppure unico vero momento del vivere». Lei sta scherzando. Qui lei inventa, semplicemente inventa. Così rischia di rendersi ridicolo!
      Se lo legga il paragrafo 6 di essere e tempo, c’è una bellissima distruzione (dice Heidegger) della tradizione. Sono poche pagine.
      Anche quando dice che «la tecnologia è frutto della ragione» dice esattamente il contrario di aristotele e della tradizione a cui lei da tanto valore.

    14. akel 25 agosto 2026

      La sua ignoranza in filosofia è assolutamente abissale

    15. AlbertoConti 25 agosto 2026

      Di abissale qui c'è soltanto la sua maleducazione, nel trinciare giudizi basati sulla sua interpretazione distorta del mio scritto. Non capisco poi perchè il moderatore lasci passare i suoi insulti e non la mia risposta di ieri nel merito dei principali argomenti controversi. In ogni caso non mi presterò più a considerare seriamente critiche di questo tipo, tanto "dotte" quanto preconcette e pretestuose. Akel adieu!

    16. AlbertoConti 25 agosto 2026

      Meno male che c'è qualcuno che prende le cose dal verso giusto. Grazie A.P.

    17. AlbertoConti 25 agosto 2026

      P.S. quando dico "la mia risposta di ieri nel merito dei principali argomenti controversi" mi riferisco non a quella a mio nome che appare datata 24/8 (vedi sopra), ma ad una successiva che entrava anch'essa nel merito delle critiche successivamente aggiunte da akel. Evidentemente si è persa, ma non importa, tanto è inutile parlare con chi non vuole intendere, travisando i significati a livello patologico, come ad es. il riferimento alla "tecnologia frutto della ragione" che non ha niente a che fare col pensiero di Aristotele, da me citato solo in relazione ai suoi "allievi", gli aristotelici che hanno condannato Galileo. Su di loro mi sono espresso, senza voler entrare in alcun modo nel pensiero originale di Aristotele. Cioè akel mi accusa di ignoranza su cose che non ho mai trattato nel mio articolo, stile troll. Comunque ripeto, non voglio più aver a che fare con certi personaggi, che passano dalle loro fantasie agli insulti.

    18. akel 25 agosto 2026

      Ma quali insulti? Lei ha rispetto di heidegger ha proposto un'interpretazione semplicemente ridicola

    19. BrunoWald 26 agosto 2026

      Che il sig. akel sia un troll ci sono pochi dubbi, Alberto. Altrimenti, perché prendersi il disturbo di commentare su un sito che non gli piace, solo per criticarne i contenuti e innescare polemiche fini a se stesse? È inoltre rivelatrice la tecnica di screditare sistematicamente gli interlocutori sul piano personale, per non parlare della boria da saputello che viene a dare lezioni dal pulpito.

      Fra l'altro, la moderazione ha fatto sparire anche a me due risposte a questo soggetto, sia qui che in altro articolo, mentre il signore è lasciato libero di pontificare a suo piacimento. Sarà lecito chiedersi il perché?

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