Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org
Questo è il titolo di un libro, da me spesso citato, che raccoglie alcuni commenti di Osho su questa idea, così ben espressa in un gioco di parole, dove la prima parola "mente" è relativa al pensiero, quello che non ci abbandona mai, tranne forse nella parte di sonno senza sogni, mentre la seconda "mente" è voce del verbo mentire, cioè dire il falso consapevolmente. Da qui l'apparente paradosso del mentire a se stessi, sapendo e non sapendo di mentire. Paradosso risolto anche da Freud col disvelamento dell'inconscio, come parte preponderante del nostro pensiero.
Gli indiani Osho e Krishnamurti, col tedesco Eckhart Tolle, non sono certo gli unici maestri spirituali del nostro tempo a puntare il dito su questo argomento, in buona compagnia di filosofi come ad es. Heidegger, che col suo "Essere e tempo" indaga sul nostro rapporto esistenziale col passato, il futuro e soprattutto il presente, impalpabile eppure unico vero momento del vivere (mi si perdoni la brutale interpretazione, finalizzata a questo rudimentale articolo).
Il pensare, col suo continuo riferirsi a memorie passate e proiezioni future, in un certo senso ci sottrae il vissuto presente, che rimane però testimone di sofferenza spirituale della quale chi più, chi meno, tutti abbiamo avuto dolorose esperienze.
Se invece la nostra attenzione si sposta sulla conoscenza e sulla verità, estraniate dal puro e semplice sé, il discorso non cambia di molto. Le percezioni, i ragionamenti, le idee che siamo in grado di elaborare per conoscere il mondo, come noi stessi, si dimostrano fallaci nel raggiungere la verità anche quando questa appare evidente e apparentemente inconfutabile, come ad un allievo di Aristotele.
Perfino il famoso "cogito ergo sum" di Cartesio è stato talmente messo in discussione da perdere di autorevolezza, in buona compagnia della fisica galileiana e newtoniana, che pure ci ha proiettato nella moderna era tecnologica, ma ormai ridotta a Cenerentola del sapere scientifico. Più indaghiamo l'universo nei suoi sterminati spazi e nei suoi dettagli microscopici e più ci rendiamo conto dell'abisso di ignoranza che ci separa da una verità chiara quanto inafferrabile, sia nel mondo fisico che in quello dell'autocoscienza.
E' perciò anche nella leggerezza della poesia di un menestrello dei nostri tempi che possiamo trovare consolazione e senso di libertà ("Il suonatore Jones" di Fabrizio De André)
"Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore e allora perché coltivarla ancora, come pensarla migliore"
Così torniamo alle percezioni, personali e incomunicabili, se non per affinità, sempre approssimativa, con altri esseri umani come noi coi quali ci relazioniamo, scoprendo l'amore quando siamo fortunati.
Del resto è da 2.000 anni che Gesù ci ha stravolto la mente ripudiando la vendetta logica "dente per dente", sostituita dal perdono incondizionato, apparentemente illogico. Si può anche prescindere dalla fede, cieca e pertanto illogica, ma non si può non rimanere affascinati da questa rivoluzione culturale salvifica dalle nostre carenze spirituali. Mai come in questi tempi di rischio di apocalisse nucleare è risultato tanto evidente l'insegnamento di Gesù, maestro di Verità e di Vita.
Eppure ci sono ancora molti rancorosi pessimisti che citano le esperienze passate e presenti di guerre, spietatezze, distruzioni, oscenità senza limiti, per documentare una presunta malvagità umana, più o meno geolocalizzata, che costoro interpretano come irredimibile e fonte di colpe inespiabili, dimenticandosi così di millenni di sacrifici agli Dei mitizzati in funzione salvifica, poi superati dalla rivoluzione cristiana, che è grandiosa anche a prescindere dalla fede in Dio.
Dopo queste per me insolitamente numerose citazioni mi concedo un po' di spazio finale per le mie personali quanto modestissime elucubrazioni sul tema, frutto della mia stessa mente, che è una, indivisibile (non mi risulta di soffrire di schizofrenia) e irripetibile, per quante affinità possa avere con la mente viva di 8 miliardi di miei simili.
Mente, ragione, logica, verità, coscienza, consapevolezza, sono sei cose diverse, ma che si fondono nella spiritualità, che come il settimo sigillo interpreto nel segno della pace e del silenzio, che precede un finale a sorpresa, per me positiva anche se inconoscibile a priori.
La vita umana è lunga, ma anche troppo breve per consentire gli approfondimenti che maturano con l'esperienza, costellata com'è da periodi insulsi, da sentieri interrotti, da necessità esistenziali che intralciano il percorso della ricerca. Penso che Ulisse sia un simbolo di umanità in quanto esploratore instancabile, ricercatore di esperienze, di verità del proprio mondo, caratterizzato dalla mitica dell'antica Grecia, culla della nostra discussa civiltà occidentale, oggi decadente ma non troppo, con tutti i germi necessari per una rinascita in chiave moderna, fondendosi con altre culture nell'inevitabile globalizzazione e accelerazione degli scambi reciproci tecnologicamente assistiti.
Siamo stati scagliati troppo in fretta, violentemente, da una società tribale di pochi individui ad una comunità di 8 miliardi di anime, ognuna delle quali, la mia come la vostra che mi leggete, dà un proprio contributo, nel bene e nel male, ma tende a proiettarsi verso la scelta obbligata del bene, sempre relativo nelle forme e contenuti ma assoluto nella propria essenza universale.
Perciò basta pessimismi, visto che rinasciamo continuamente dalle nostre ceneri, come il nostro spirito alla fine di un film "noir".
So benissimo che molti non sono d'accordo, e li rispetto, ma vorrei tanto che si convertissero all'ottimismo, come una popolazione decimata dalla guerra e tanto più vitale quanto più provata dalla sofferenza e dalla morte scampata.
Ci attendono tempi inediti, ricchi di contenuti vecchi e nuovi, primo tra tutti la necessità di convivere in tantissimi su un piccolo meraviglioso pianeta, che sarebbe nostro interesse curare amorevolmente come l'ambiente di casa nostra, se non fossimo accecati da stupidi interessi egoistici che finiscono inevitabilmente per convergere nel "mors tua vita mea" di famigerata memoria, una filosofia di vita che oggigiorno altro non è che una falsa ideologia mortale.
In una piccola famiglia nessuno può essere felice se qualcuno è infelice, così per noi.
I maestri spirituali sono accomunati dalla volontà di ridurre al minimo la sofferenza umana, e solo per questo meriterebbero il Nobel per la pace, se questo ex-prestigioso riconoscimento non fosse caduto così in basso. Perciò ascoltiamoli, con umile attenzione, come una musica rigeneratrice che ci aiuta ad affrontare la realtà della giornata, a superare le sbarre della gabbia mentale che ognuno si autocostruisce per legittima difesa, rimanendone però intrappolato senza apparente speranza.
Parlo per me, ma sono certo che in molti condivideranno questi pensieri, ritrovandosi in esperienze analoghe, dalle quali emanciparsi come hanno sempre fatto la maggior parte dei nostri antenati, ai quali va tutto il nostro rispetto e riconoscenza per averci consentito di esistere.
La vita è bella, la nostra vera colpa e di renderla brutta, talvolta orribile, per motivi che ci appaiono validi al momento, ma sono in realtà futili di fronte al mondo reale di cui siamo parte.
E' fatica comportarsi da umani, ma è il nostro compito e il prezzo per aver abbandonato la mera esistenza animale, istintuale, con tutte le sue gioiose meraviglie e dolorose atrocità, la cui minimizzazione in natura è compito solo del Buon Dio. Tranne che per gli allevamenti industriali, una delle nostre macchie più nere e bisognose di essere sanate urgentemente, uno tra i tanti grevi compiti di cui siamo responsabili.
"Prima gli umani e poi gli animali" è un falso principio, dal momento che tutto si tiene ed è perciò interdipendente. Ad es. la stupida ipocrisia di chi mangia serenamente la carne ma ha orrore di uccidere un pollo è uno dei segni di quanto il nostro tempo sia ancora immaturo per meritarsi il futuro prossimo, che non è "cristiano" nel senso umano del termine, cioè non perdona oltre una certa soglia fisiologicamente compatibile con l'eco-sostenibilità ambientale, e ci rende quanto ci meritiamo.
Essere ottimisti non significa essere stupidi e/o incoscienti, al contrario significa che occorre rimboccarsi le maniche e sgobbare per il maggior buon esito possibile, secondo coscienza e possibilità personali.
Spero con questo di aver chiarito anche il mio precedente articolo "La ragione perduta", di taglio più leggero è perciò stesso più equivocabile nei contenuti, tra gli inevitabili relativismi e i più circoscritti assolutismi. E sì che avevo insistito sulla natura strumentale della ragione, intrinsecamente utilizzabile nel bene come nel male come ogni altro strumento. Ma almeno nelle sue manifestazioni più elementari la ragione a fin di bene merita un posto sul podio della competizione per la vita, ora più che mai quando le contraddizioni storiche vengono al pettine contemporaneamente e sempre più violentemente. Aut aut, è la facoltà umana che non può più aspettare di essere esercitata, in prima persona.
Ad esempio Fauci ed Epstein c'impongono un giudizio, al quale ne seguiranno moltissimi altri. C'è in gioco il perdono non verso di loro, casi estremi ed emblematici che certo non lo meritano, ma verso noi stessi e l'umanità di cui siamo parte, responsabile di poeti, santi e navigatori, ma anche di mostri.
Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org
17/08/2026
absitiniuriaverbis 23 agosto 2026
Questa invece è storia: Confucio aveva scritto nei suoi Dialoghi di "non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te". ("己所不欲 , 勿施于人"). Questa è conosciuta come la regola d'oro nella cultura cinese. 2500 orsono.
Ora è tempo di dormire, qui ad Est siamo più avanti.