Non vaccinare non significa essere criminali

Non vaccinare non significa essere criminali


di Valentina Bennati

comedonchisciotte.org


Non vaccinare un figlio non è un reato. È questo il chiarimento sul piano giuridico che il pediatra Eugenio Serravalle mette in evidenza in un suo recente articolo, prendendo spunto dal caso della bambina deceduta a Palermo.

La legge prevede, per la mancata vaccinazione, una sanzione amministrativa, non una condanna penale. E il fatto che, secondo le conoscenze mediche, una vaccinazione possa ridurre il rischio di una malattia, non significa poter affermare, a posteriori, che un bambino sarebbe certamente sopravvissuto se fosse stato vaccinato. La medicina può stimare la riduzione del rischio, ma non ricostruire con certezza ciò che sarebbe accaduto a una singola persona in una situazione che non si è verificata.

Serravalle richiama così la necessità di non confondere obblighi di legge, valutazioni sul rischio e responsabilità individuali, soprattutto quando gli accertamenti sono ancora in corso.
Il suo intervento è da leggere e condividere perché porta anche a interrogarsi sul racconto mediatico di questi temi: negli ultimi anni, chi sceglie di non vaccinare è stato spesso ricondotto all’etichetta di “no vax” e presentato in termini di colpa o irresponsabilità, senza affrontare la complessità delle ragioni, dei rischi e delle responsabilità in gioco.

È proprio questa complessità che, invece, merita di essere affrontata, senza etichette e senza semplificazioni.

* * *

NON VACCINARE I FIGLI NON È UN REATO

di Eugenio Serravalle
assis.it

La morte della bambina di Palermo è stata immediatamente accompagnata da una condanna pubblica dei genitori.

Il mancato adempimento dell’obbligo vaccinale è stato presentato come se equivalesse ad avere causato la morte della figlia, benché le responsabilità relative a quella tragedia debbano ancora essere accertate. Si è persino ripetuto che la bambina, se fosse stata vaccinata, sarebbe certamente sopravvissuta, trasformando una probabilità in una certezza e una famiglia in lutto in un bersaglio pubblico.

Quando si accusa qualcuno, le parole devono conservare il loro significato.

Un reato è un comportamento che la legge penale indica espressamente come tale e per il quale prevede una pena, applicata dopo un procedimento davanti a un giudice. Non tutto ciò che è vietato o obbligatorio appartiene però al diritto penale.

Sei mai passato con il semaforo rosso, hai parcheggiato in divieto di sosta oppure hai pagato in ritardo una scadenza?

In tutti questi casi hai violato una regola e puoi essere obbligato a pagare una sanzione, ma non vieni processato e non diventi un criminale.

La stessa distinzione vale per le vaccinazioni: sono obbligatorie, ma non vaccinare un figlio non è un reato.

La legge n. 119 del 2017 stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 100 e 500 euro; nelle poche Regioni che l’hanno effettivamente applicata, gli importi sono stati generalmente di circa 150 euro per le vaccinazioni comprese nell’esavalente e di altri 150 euro per quelle comprese nel vaccino MPRV, quindi circa 300 euro complessivi in caso di mancata effettuazione di entrambi. Per i bambini più piccoli sono inoltre previste limitazioni all’accesso ai servizi educativi e alle scuole dell’infanzia. Il testo della legge è consultabile sul portale ufficiale Normattiva .

Trascurare questa distinzione significa compiere qualcosa di profondamente ingiusto: trasformare due genitori che hanno appena perduto una figlia in imputati davanti all’opinione pubblica, senza attendere gli accertamenti e senza rispettare neppure ciò che stabilisce la legge.

Al dolore più insopportabile che una madre e un padre possano conoscere si aggiunge così una condanna collettiva, pronunciata da chi non conosce ancora tutti i fatti ma ha già deciso a chi attribuire la colpa.

È altrettanto scorretto affermare che la bambina, se vaccinata, sarebbe certamente viva.

Nessun vaccino è efficace nel cento per cento dei vaccinati e nessun trattamento sanitario è sicuro per il cento per cento delle persone che lo ricevono.

La medicina può stimare quanto una vaccinazione riduca la probabilità di ammalarsi o di sviluppare una forma grave, ma non può ricostruire con certezza il destino di una singola persona in una realtà che non si è verificata. Una probabilità statistica, per quanto elevata, non diventa una prova individuale soltanto perché viene utilizzata per accusare qualcuno.

Anche la vaccinazione comporta un rischio, che può essere considerato statisticamente inferiore a quello della malattia ma che non per questo scompare. Non si può mettere sulla bilancia soltanto il rischio della malattia e togliere dall’altro piatto quello delle reazioni avverse: una valutazione onesta richiede che entrambi restino visibili, senza ingigantire il primo e nascondere il secondo. Per la maggioranza delle persone il beneficio può essere superiore al rischio, mentre per chi subisce una grave reazione avversa quel rischio raro diventa il cento per cento della propria vita.

La storia di Giorgio Tremante e dei suoi figli mostra quanto questa realtà possa essere concreta. Tremante aveva quattro figli e tre di loro subirono gravissime conseguenze riconosciute dal Ministero come causalmente collegate alla vaccinazione antipoliomielitica Sabin: Marco morì nel 1971 a sei anni, Andrea nel 1980 a quattro anni, mentre il gemello Alberto sopravvisse con gravissime lesioni neurologiche e respiratorie. Dopo quanto era accaduto al primo figlio, i genitori avevano chiesto inutilmente che i gemelli fossero esonerati dalla vaccinazione, ma la loro richiesta non fu accolta e dovettero affrontare una lunghissima battaglia per ottenere il riconoscimento istituzionale.

Ho conosciuto personalmente Giorgio Tremante e ho ascoltato direttamente da lui questa storia, che non riguardava un’astratta disputa sulla politica vaccinale, ma un padre che aveva visto morire due figli e un terzo sopravvivere con una gravissima disabilità. Ne ho ricostruito più ampiamente la vicenda nell’articolo di AsSIS “Vaccino obbligatorio: che cosa significa davvero” .

Se Giorgio Tremante, dopo avere visto morire il primo figlio, avesse rifiutato la stessa vaccinazione per gli altri, la sua decisione non sarebbe nata da una paura immaginaria, ma da quanto era già accaduto nella sua famiglia. Definirlo per questo un padre irresponsabile o criminale avrebbe significato ignorare la sua esperienza, il suo dolore e il dovere di protezione che sentiva nei confronti degli altri figli. Eppure i genitori che temono una malattia vengono considerati prudenti, mentre quelli che temono una reazione avversa, persino quando ne hanno già conosciuta una, sono spesso descritti come incoscienti.

La vicenda Tremante non dimostra che i vaccini siano sempre pericolosi, così come la morte di Palermo non dimostra che ogni bambino non vaccinato sia destinato a morire. Dimostra che il rischio non può essere riconosciuto soltanto quando conferma la scelta preferita. Se un bambino non vaccinato si ammala, si sostiene che la vaccinazione lo avrebbe certamente salvato; se un bambino vaccinato subisce un danno, si ricorda invece alla famiglia che nessun trattamento è sicuro al cento per cento. Usare la certezza per raccontare i benefici e la probabilità per giustificare i danni significa applicare due criteri diversi alla stessa realtà.

Per attribuire una responsabilità penale non basta mettere in fila tre circostanze — un bambino non era vaccinato, si è ammalato ed è morto — perché occorrono una condotta prevista dalla legge come reato, prove precise e un rapporto causale dimostrato. La maggiore probabilità di protezione offerta da un vaccino non equivale alla certezza che quella specifica morte sarebbe stata evitata.

Neppure il Tribunale per i minorenni interviene automaticamente perché un bambino non è vaccinato. Il giudice può adottare provvedimenti quando esiste una situazione concreta e grave di pregiudizio per il minore e, nell’ambito di un procedimento aperto per motivi importanti, può anche disporre una vaccinazione. Il percorso, tuttavia, non può essere rovesciato: la mancata vaccinazione, considerata da sola, non rende una madre o un padre incapace di occuparsi del proprio figlio.

Si possono sostenere le vaccinazioni, criticare la decisione dei genitori e applicare le conseguenze stabilite dalla legge, ma non si può trasformare una scelta sanitaria in una colpa penale e una famiglia in lutto in un bersaglio pubblico.

La legge prevede una sanzione economica per chi non vaccina i figli, non una condanna penale: non vaccinare è una violazione sanzionata, ma non trasforma un genitore in un criminale.

https://www.assis.it/non-vaccinare-i-figli-non-e-un-reato/

CIRCA L'AUTORE:

Eugenio Serravalle è medico pediatra, specialista in Pediatria Preventiva e Puericultura e Patologia Neonatale. Libero professionista a Pisa, si occupa da anni di salute pediatrica, prevenzione ed educazione alimentare. È docente di omeopatia classica, relatore in convegni e conferenze, presidente dell’associazione AsSIS e autore di numerosi libri sulle vaccinazioni e sulla salute dei bambini.
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Valentina Bennati
ComeDonChisciotte.Org

Commenti (10)

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Mostra commenti 10 caricati
    1. Dado 6 ottobre 2026

      Non vaccinare non significa essere criminali.
      Due negazioni si possono semplificare rimuovendole entrambe, quindi:
      Vaccinare significa essere criminali.

    1. Leo Giannakis 17 settembre 2026

      Grazie vax dangerous

    1. AlbertoConti 17 settembre 2026

      Il Dott. Serravalle è un pediatra valente e coscienzioso, che ha avuto il coraggio di contrastare apertamente alcune assurdità terapeutiche tipiche della nostra epoca, imposte e forzate dal complesso industriale sanitario tristemente noto in tutto il mondo come big pharma. Una per tutte, la "vaccinazione" obbligatoria contro il covid fin dalla più tenera età, di cui erano certi i rischi gravi tanto quanto la sua inutilità nel salvare la vita di bambini contagiati dal virus sars-cov-2.
      Chiunque nuoce ad un bambino è un essere abominevole, tantopiù se in veste di professionista della tutela della salute dei bambini. Eppure il 95% dei pediatri italiani non si è schierato dalla parte del Dott. Serravalle, bensì dalla parte del ministero della salute presieduto da Speranza e del tutto sottomesso agli interessi di big pharma, nella fattispecie dei "vaccinatori" per interesse illecito, con un non-vaccino sperimentale e sicuramente pericoloso per i suoi effetti avversi a breve, medio e lungo termine. Per i quali già si sapeva molto (come l'inutilità in età pediatrica), ma non tutto, mancando un'effettiva sperimentazione degna di questo nome.
      Ripeto, il 95% dei pediatri italiani si è accodato a questo schifo, parandosi il posteriore con l'applicazione di protocolli medici e leggi di stato criminali. Non è solo memoria storica, è attualità più che mai.
      Poveri genitori! Hanno il 95 % di probabilità di mettre il loro figli nelle mani di questi miserabili.

    2. akel 17 settembre 2026

      Lei scrive a rispetto del vaccino anticovid «di cui erano certi i rischi gravi tanto quanto la sua inutilità». mi può per favore fornire dati che confermano queste parole. Io ho solo trovato statistiche che mostrano tra vaccino e eventi avversi una relazione temporale che evidentemente può al massimo essere considerato un indizio da cui iniziare a investigare.
      E comunque penso che prima di tutto bisognerebbe stabilire se i diritti del singolo devono anteporsi alle necessità della comunità.
      grazie per l'attenzione

    3. AlbertoConti 17 settembre 2026

      X akel.
      nel mio commento mi riferisco chiaramente alla vulnerabilità dei bambini al covid, pressoché nulla.
      Un bimbo contagiato con la sars-cov-2 guariva spontaneamente come da un raffreddore.
      Le statistiche parlano da sole, quando sono oneste, cioè veritiere. E poi lei crede ancora alla bufala che i nipotini uccidevano i nonni col contagio? Vuol dire che la propaganda di allora non è stata ancora sbugiardata a sufficienza. C'è ancora molto da lavorare per far emergere le tante verità nascoste, ma il tempo lavora in questo senso, di scoperchiare il vaso di pandora. Certo che informarsi da più fonti gioverebbe agli ingenui e accorcerebbe i tempi della liberazione da un mainstream falso e ingannatore.

    4. me-stesso 17 settembre 2026

      È necessità di una comunità un vaccino (anti difterico nel caso della bambina morta, ma anche anti tetano) che non protegge dal contagio, ma solo dalla tossina prodotta da quel batterio?
      È necessità di una comunità un vaccino che si è AMPIAMENTE dimostrato inutile nel proteggere dal contagio, come nel caso del vaccino COVID? E non tiriamo fuori la scusa di non dover intasare gli ospedali e menate del genere

    5. akel 17 settembre 2026

      Io le ho solo chiesto i dati o la fonte che le permettono di affermare che del vaccino anticovid «erano certi i rischi gravi tanto quanto la sua inutilità». è una affermazione basata su che cosa concretamente?
      Lei dice «erano certi…»: come lei lo sa?
      Cosa centra il nonno e i nipoti?

    6. akel 18 settembre 2026

      Caro Alberto Conti, le ho chiesto una cosa semplicissima: a partire di quali fatti reali (ricerche, studi, statistiche, pubblicazioni…) lei può affermare che del vaccino anticovide «erano certi i rischi gravi tanto quanto la sua inutilità». E mi ha mostrato il niente. Sembra che lei non si preoccupi minimamente di affermare verità che poi lei stesso non riesce a collegare con qualcosa di concreto! Mi ha chiesto se credo nella possibilità di contagio tra nonno e nipote!? è sicuro di sentirsi bene?

    7. Marchesi 19 settembre 2026

      Puoi fornire dati, e fonti a sostengo delle tue tesi?

    8. Marchesi 19 settembre 2026

      Noto uno schema ricorrente su questo portale.

      Alcuni articoli sono interessanti, e riportano dati e fonti, altri si basano su opinioni non verificabili, ma la costante sono i commentatori che sembrano interpretare dei ruoli che (non ho idea da quanto tempo) interpretano alla perfezione.

      Purtroppo quei personaggi scelti hanno una cosa in comune: ripetono gli stessi concetti contando sulla validazione vicendevole.

      Quando poi sono chiamati a dimostrare i loro assunti, i giocattoli si rompono in un lampo.

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