New York è morta per sempre… ecco perchè

James Altucher
jamesaltucher.com

Amo New York. Quando mi ero trasferito per la prima volta a New York, era stato un sogno che diventava realtà. In ogni angolo era come essere di fronte ad una produzione teatrale, solo per me. Tante personalità, tante storie.

Ogni sottocultura che amavo era a New York. Potevo giocare a scacchi giorno e notte. Potevo andare nei cabaret. Potevo avviare qualsiasi tipo di attività. Potevo incontrare gente. Avevo famiglia, amici, opportunità. Non importa quello che avrebbe potuto succedermi, New York era una rete su cui potevo cadere e rimbalzare.

Adesso è completamente morta.

Ma New York si riprende sempre.” No. Non questa volta.

Ma New York è il centro dell’universo finanziario. Le opportunità si ripresenteranno.” Non questa volta.

New York ha visto di peggio“. No, non è vero.

Qualche settimana fa, su Facebook si è formato un gruppo per persone che stavano pianificando il trasloco e volevano parlarne e chiedere consiglio ad altri. Dopo due o tre giorni c’erano già più di 10.000 partecipanti.

Ogni giorno vedo sempre più post del tipo, “Sono a New York da sempre, ma credo che questa volta dovrò dire addio.” Post del genere ne vedo ogni singolo giorno. Salvo gli screenshot per il mio album.

Tre dei motivi più importanti per abbandonare New York:

Opportunità di business
Cultura
Cibo

E, naturalmente, gli amici. Ma se tutto ciò che sto per dire fosse anche solo 1/10 di quello che penso, non ci saranno poi così tante opportunità per stringere amicizie.

A) AFFARI

Midtown Manhattan, il centro degli affari di New York, è deserta. Anche se la gente può tornare al lavoro, i palazzi per uffici noti a tutti, come il grattacielo Time-Life, sono ancora vuoti al 90%. Le aziende hanno capito che non hanno bisogno dei loro dipendenti in ufficio.

In effetti, si sono rese conto di essere ancora più produttive con tutti a casa. Il Time-Life Building è in grado di accogliere 8.000 impiegati. Ne sono rimasti forse 500.

(Midtown riaperta, ma ancora vuota)

 

Cosa intendi?” mi aveva risposto un amico quando gli avevo detto che Midtown ora dovrebbe chiamarsi Ghost Town. “Sono nel mio ufficio adesso!

Cosa stai facendo li?

Sto facendo le valigie“, aveva detto ridendo, “Lo sto chiudendo.” Lavora nel settore dell’intrattenimento.

Un altro mio amico lavora come amministratore delegato in un’importante banca d’investimenti. Prima della pandemia, era in ufficio tutti i giorni, a volte  dalle 6:00 alle 22:00.

Ora vive a Phoenix, in Arizona. “Fino allo scorso giugno,” mi ha detto, “non ero mai stato a Phoenix.” E poi si è trasferito lì. Tutte le riunioni le fa su Zoom.

Parlavo con un curatore editoriale che è fuori città dall’inizio di marzo. “Non possiamo lamentarci di come lavoriamo. Non vedo perchè dovremmo tornare in ufficio.

Un mio amico, Derek Halpern, era convinto di rimanere. L’altro giorno ha pubblicato un post su Facebook dicendo che potrebbe cambiare idea. Derek ha scritto:

Nell’ultima settimana:

* Ho visto un senzatetto perdere la testa e iniziare ad attaccare pedoni presi a caso. Compreso sputare, lanciare roba e colpire.

* Ho visto diversi genitori single con bambino al seguito chiedere soldi per il cibo. E poi, quando qualcuno dava loro del cibo, ributtarglielo addosso.

* Ho visto un uomo urlare insulti razzisti a persone di tutte le etnie, scagliarsi contro di loro e poi fermarsi appena prima dello scontro fisico.

E c’è di peggio.

Vivo a New York da circa 10 anni. È decisamente peggiorata e non se ne vede la fine.

Il mio parco preferito è il Madison Square Park. Circa un mese, fa una ragazza di 19 anni è stata ammazzata con un colpo di pistola dall’altra parte della strada.

Non credo di avere una risposta, ma penso sia chiaro: è ora di andarsene da New York.

Non sono neanche l’unico a pensarla così. Solo nel mio palazzo gli affitti sono crollati quasi del 30%: quelli che se ne vanno sono sempre di più.

Perciò…

Non è ancora un arrivederci. Ma un Newyorkese da una vita ci sta pensando.”

Ho scelto il suo post ma avrei potuto sceglierne dozzine di altri.

La gente dice: “New York ha visto di peggio” o “New York è sempre ritornata quella di prima.”

No e no.

Tanto per cominciare, quand’è che NYC ne ha viste di peggio?

Anche negli anni ’70 e ’80, quando New York era sul punto di fare bancarotta, anche quando era diventata la capitale, o quasi, del crimine degli Stati Uniti era ancora la capitale del mondo degli affari (il che significa che era il primo posto dove i giovani avrebbero potuto andare per trovare un’opportunità e cercare di arricchirsi). Dal punto di vista culturale era il meglio: c’erano artisti, teatri, media, pubblicità, editoria. Ed era probabilmente anche la capitale gastronomica degli Stati Uniti

New York non era mai stata in lockdown per cinque mesi di fila. Non durante una pandemia, una guerra, una crisi finanziaria, mai. Anche nel bel mezzo dell’epidemia di poliomielite, quando i bambini piccoli (compresa mia madre) diventavano paralitici o morivano (mia madre era rimasta zoppa), New York non aveva dovuto subire una cosa del genere..

Questo non per dire cosa si sarebbe dovuto o non si sarebbe dovuto fare. Ormai è fatta. Ora dobbiamo occuparci di ciò che È.

All’inizio di marzo, molte persone (non io) avevano lasciato New York perchè avevano immaginato che sarebbe stato più sicuro nei confronti del virus, non dovevano andare a lavorare e tutti i ristoranti erano chiusi. La gente aveva pensato: “Me ne andrò per un mese o due e poi ritornerò.”

Non è ritornato ancora nessuno.

E poi, a giugno, durante i disordini e i saccheggi, se n’era andata una seconda ondata di Newyorkesi (questa volta c’ero anch’io). Ho figli. Non c’era niente di sbagliato nelle proteste, ma ero diventato un po’ nervoso quando avevo visto alcuni video di rivoltosi che, dopo il coprifuoco, avevano cercato di entrare nel mio palazzo.

Molte persone se ne sono andate temporaneamente, ma molte definitivamente. Parecchi miei amici si sono trasferiti a Nashville, Miami, Austin, Denver, Salt Lake City, Dallas, ecc.

Ora se ne va una terza ondata. Ma per loro potrebbe essere troppo tardi. I prezzi sono scesi del 30-50% sia sugli affitti che sulle vendite, indipendentemente da quello che potrebbero dirvi gli agenti immobiliari. E gli affitti sono in aumento nelle città di secondo e terzo livello.

Adesso mi trovo, temporaneamente, ma forse anche permanentemente, nel sud della Florida. Ho persino affittato la casa a scatola chiusa.

Robyn stava guardando gli annunci attorno a Miami quando aveva notato una zona in cui non eravamo mai stati prima. Abbiamo trovato tre case che ci piacevano.

Aveva chiamato l’agente immobiliare. Posto n.1: Appena affittato nella stessa mattinata, al 50% in più rispetto al prezzo richiesto. Posto n 2: Anch’esso già affittato (da altri Newyorkesi. L’agente aveva detto che erano arrivati da New York tre ore prima, avevano visto il posto, l’avevano bloccato ed erano tornati indietro ad organizzare il trasloco). Posto n.3: disponibile.

Lo prendiamo!” La prima volta che l’abbiamo visto con i nostri occhi è stato quando siamo andati giù e ci siamo trasferiti.

Questo è temporaneo, giusto?” Ho detto a Robyn. Ma … non lo so. Il sole incomincia a piacermi. Voglio dire, quando è dietro le tende. E quando ho l’aria condizionata accesa.

Ma andiamo avanti.

Riepilogo: le aziende usano il telelavoro e non ritorneranno al sistema degli uffici. Ed è una spirale perversa: più a lungo gli uffici rimangono vuoti, più a lungo rimarranno vuoti.

Nel 2005, un gestore di hedge fund che era venuto a trovarmi mio ufficio mi aveva detto: “A Manhattan, praticamente cammini per la strada e inciampi nelle opportunità.

Adesso le strade sono vuote.

B) CULTURA

Sono co-proprietario di un locale di cabaret, Standup NY, sulla 78esima e Broadway. Sono molto, molto orgoglioso del club e grato ai miei co-proprietari Dani Zoldan e Gabe Waldman e al nostro manager Jon Boreamayo. È un grande club. Esiste dal 1986 e, prima di allora, era un teatro.

Una volta, Henry Winkler si era fermato per partecipare ad un mio podcast. È stato lui a dirmi che era stato un teatro.

Aveva detto: “Sono cresciuto due portoni più in là e mi esibivo qui da bambino. Poi sono andato a Los Angeles per interpretare Fonzie e ora sono tornato qui, al punto di partenza, per partecipare al tuo podcast. Questo posto ha una storia.” Cose del genere accadono a New York.

L’anno scorso, sono saliti sul palco Jim Gaffigan, Jerry Seinfeld, Tracy Morgan e molti altri.

C’è solo un gradino per salire sul palco. Jim Gaffigan era caduto a faccia in giù mentre lo stava salendo. Il giorno successivo, durante lo spettacolo notturno di Seth Meyers, Jim aveva detto: “Ho fallito nell’unica cosa che avrei dovuto fare: stare in piedi!

Amo il club. Prima della pandemia mi ci esibivo per tutta la settimana, oltre che in molti altri club in tutta la città e, negli ultimi mesi, anche a Chicago, Denver, San Jose, Los Angeles, Cincinnati, nei Paesi Bassi e altrove.

Mi manca.

Avevamo fatto uno spettacolo a maggio. Uno spettacolo all’aperto. Tutti socialmente distanziati. Ma la polizia ce lo aveva fatto interrompere. Immagino che stessimo diffondendo umorismo in un periodo troppo serio.

Il club sta facendo qualcosa di divertente: spettacoli all’aperto, nel parco. Questa è una grande idea.

In un momento come questo, le aziende devono dare alla comunità, non lamentarsi e non solo prendere.

Detto questo, non abbiamo idea di quando riapriremo. Nessuno lo sa. E, più a lungo restiamo chiusi, minori saranno le possibilità di riaprire con profitto.

Broadway è chiusa almeno fino alla primavera prossima. Il Lincoln Center è chiuso. Tutti i musei sono chiusi.

Dimenticatevi le decine di migliaia di posti di lavoro in questi centri culturali, dimenticatevi anche i milioni di dollari di entrate dovute ai turisti, ora persi per la chiusura di queste attività.

Ci sono migliaia di attori, produttori, artisti e l’intero ecosistema legato all’arte, al teatro, alla produzione, all’allestimento, che alimentano questi centri culturali. Persone che hanno lavorato tutta la vita per avere la possibilità di esibirsi anche una sola volta a Broadway, le cui esistenze e carriere sono state sospese.

Capisco. C’è una pandemia.

Ma la domanda ora è: cosa succederà dopo? E, data l’incertezza (visto che non esiste una risposta conosciuta) e il fatto che le persone, le città, le economie detestano l’incertezza, semplicemente, non conosciamo la risposta e questa è una brutta cosa per New York.

In questo momento, Broadway è chiusa “almeno fino all’inizio del 2021” e poi dovrebbero esserci una serie di “date mobili,” per la riapertura.

(Lo Schulman Theatre a Broadway il venerdì sera)

 

Ma è vero? Non lo sappiamo proprio. E cosa significa? Dovranno riaprire solo al 25% di capacità? Gli spettacoli di Broadway non possono sopravvivere con una limitazione del genere! E gli artisti, gli scrittori, i produttori, gli investitori, i finanziatori, i macchinisti, i proprietari, ecc. anche loro aspetteranno un anno?

Lo stesso vale per i musei, il Lincoln Center e le altre le migliaia di attrazioni culturali per cui milioni di persone venivano ogni anno a New York.

Il baracchino degli hot dog fuori dal Lincoln Center? Sparito.

C) CIBO

Il mio ristorante preferito è chiuso per sempre. OK, passiamo al mio secondo preferito. Chiuso per sempre. Terzo favorito, chiuso definitivamente.

Pensavo che il PPP [Paycheck Protection Program, il programma di finanziamenti alle piccole imprese, N.D.T.] avrebbe dovuto dare una mano. No? E i soccorsi di emergenza? No. Agevolazioni fiscali? Disoccupazione? No e no. OK, il mio quarto preferito, o quello a cui ordinavo sempre il cibo d’asporto? No e no.

Verso la fine di maggio avevo fatto delle passeggiate e avevo visto che molte attività erano state sbarrate con tavole di legno. Ok, avevo pensato, perché le proteste possono scatenare saccheggi e i ristoranti si stanno proteggendo. Riapriranno di sicuro.

Guardando più da vicino, avevo visto i cartelli. Da locare. Da affittare. Da qualunque cosa.

Prima della pandemia, un ristorante medio aveva a disposizione solo 16 giorni di contanti [il numero di giorni in cui un’azienda può rimanere in attività se non effettua vendite o non incassa denaro dai clienti, N.D. T.]. Alcuni ne avevano di più (McDonald) e altri meno (la tavola calda greca a gestione familiare).

Yelp stima che il 60% dei ristoranti negli Stati Uniti abbia già chiuso.

La mia ipotesi è che a New York chiuderà più del 60%, ma chi lo sa?

Qualcuno mi ha detto: “Bene, la gente sarà ora incentivata a venire e ad aprire nuovi ristoranti! C’è meno concorrenza.

Non credo che sappiate come funzionano i ristoranti.

I ristoranti vogliono altri ristoranti nelle vicinanze. Ecco perché c’è una strada a Manhattan (la 46°, tra l’8° e la 9°) chiamata Little India e un’altra chiamata Koreatown.

I ristoranti sono uno di fianco all’altro e poi, quando la gente dice: “Andiamo a mangiare fuori,” anche se non sanno dove vogliono mangiare, vanno nella zona in cui si trovano tutti i ristoranti.

Se i ristoranti non fossero raggruppati, meno persone andrebbero fuori a pranzo (sarebbero indecisi su quale scegliere e quindi preferirebbero rimanere a casa). I ristoranti richiamano altri ristoranti.

E ancora, cosa succederà ai dipendenti di questi ristoranti? Se ne sono andati. Hanno lasciato New York. Dove sono andati? Conosco molte persone che sono andate nel Maine, Vermont, Tennessee, in zone residenziali, Indiana, ecc. Sono ritornare a vivere con i loro genitori o con gli amici o comunque a vivere più a buon mercato. Se ne sono andati, e per sempre.

E chi è che oggi si sveglia e dice: “Non vedo l’ora di aprire una pizzeria proprio dove altre 100.000 pizzerie hanno appena chiuso“? La gente aspetterà un po’ e vedrà. Vorranno assicurarsi che il virus sia sparito, o che ci sia un vaccino o che ci sia un modello di business redditizio.

Ma … c’è anche di peggio.

D) IL SETTORE IMMOBILIARE COMMERCIALE

Se i proprietari di immobili e i padroni di casa perdono i loro inquilini principali (le attività commerciali del pianoterra, gli uffici ai piani intermedi, i benestanti ai piani superiori, ecc.), allora falliscono.

E cosa succede quando falliscono?

Niente, in realtà. E questa è la cattiva notizia.

Quelli che sarebbero stati disposti ad affittare o ad acquistare dicono: “Mmm, corre voce che New York tornerà come negli anni ’70, quindi, anche se i prezzi potrebbero essere inferiori del 50% rispetto ad un anno fa, penso che aspetterò ancora. Meglio andare sul sicuro!

E poi mentre tutti aspettano … i prezzi scendono ulteriormente. Quindi, la gente vede scendere i prezzi e dice: “Meno male che ho aspettato. Ma cosa succederà se aspetto ancora di più?! ” E tutti aspettano, e così i prezzi scendono ancora di più.

Questa è chiamata spirale deflazionistica. La gente aspetta. I prezzi scendono. Nessuno vince veramente. Perché i proprietari e i padroni di casa falliscono. Meno soldi vengono spesi per la città. Nessuno si trasferisce in città, quindi non c’è movimento nei mercati. E le persone che già possiedono un alloggio nella zona e possono permettersi di resistere sono costrette ad aspettare ancora di più che riaprano i ristoranti, i servizi, ecc. a cui erano abituate.

Bene, allora i prezzi caleranno abbastanza, in modo da permettere a tutti di comprare.

Risposta: forse si, forse no. Alcuni possono permettersi di resistere e non venderanno. Quindi aspettano. Altri falliranno e ci saranno dei contenziosi che creeranno altri problemi per il settore immobiliare della zona. E i grandi prestatori e gli istituti di credito potrebbero aver bisogno di un qualche tipo di salvataggio o affrontare fallimenti a catena. Chi sa cosa accadrà?

E) UNIVERSITA’

Ci sono quasi 600.000 studenti universitari sparsi in tutta New York. Dalla Columbia alla NYU a Baruch, Fordham, St. John’s, ecc.

Obbligheranno all’apprendimento remoto? Ai ragazzi sarà permesso rimanere nei campus? Un po’ di tutte e due. Alcuni college aspetteranno un semestre per decidere, alcuni faranno metà e metà, per altri sarà un optional.

Ma questo lo sappiamo: c’è incertezza e confusione. Non so di nessun college in procinto di riaprire.

Va bene, potreste dire, quindi in un semestre o due potrebbe essere tutto a posto.

Non così in fretta. Supponiamo che solo 100.000 di quei 600.000 non tornino all’università e decidano di non affittare un appartamento a New York. Parliamo di tanti appartamenti che rimarranno vuoti.

E questo significa che molti padroni di casa non saranno più in grado di pagare le proprie bollette. Molti avevano acquistato quegli appartamenti per studenti per guadagnarsi da vivere. Quindi, tutto questo si ripercuoterà sui proprietari, sul personale di supporto, sulle banche, sui docenti, ecc.

In altre parole, non lo sappiamo. Ma peggiorerà molto, prima di migliorare.

F) OK, OK, MA NYC TORNA SEMPRE QUELLA DI PRIMA

Sì, certo. L’11 settembre vivevo a tre isolati da Ground Zero. Il centro, dove vivevo, era stato distrutto, ma era ritornato come prima nel giro di due anni. Tanta tristezza e tante difficoltà e poi quella zona era rapidamente diventata la parte più attraente di New York.

E, nel 2008/2009, c’erano state molte sofferenze durante la Grande Recessione, ancora una volta molte difficoltà, ma tutto era tornato come prima.

Ma … questa volta è diverso. Non bisognerebbe dirlo, ma questa volta è vero. Se credete che questa volta non sia diverso, se credete alla resilienza di New York, spero abbiate ragione.

Non ho alcun vantaggio a dire una cosa del genere. Amo New York. Ci sono nato. Ci vivo da sempre. Vivo ANCORA lì. Amo tutto di New York. Rivoglio il 2019.

Ma questa volta è diverso.

Un motivo: la larghezza di banda.

Nel 2008, la velocità media della larghezza di banda era di 3 megabit al secondo. Non bastava per una riunione su Zoom con una qualità video affidabile. Ora supera i 20 megabit al secondo. È più che sufficiente per i video di alta qualità.

C’è un prima e un dopo. PRIMA: niente telelavoro. DOPO: tutti possono lavorare da remoto.

La differenza? Una maggiore larghezza di banda. Tutto qui. La gente ha lasciato New York e si è spostata su mondi completamente virtuali. Il Time-Life Building non ha bisogno di riempirsi di nuovo. Wall Street è ora dappertutto, non più in un unico edificio di Manhattan.

Siamo ufficialmente ad AB: After Bandwidth. E, per quanto riguarda l’intera storia di New York (del mondo), fino ad ora siamo stati BB: Before Bandwidth.

Apprendimento da remoto, riunioni da remoto, uffici da remoto, prestazioni da remoto, tutto da remoto.

Questa è la vera differenza.

Tutti hanno passato gli ultimi cinque mesi ad adattarsi ad un nuovo stile di vita. Nessuno vuole attraversare in volo l’intero continente per una riunione di due ore, quando può farlo altrettanto bene su Zoom. Posso vedere “commedie dal vivo” su Zoom. Posso prendere lezioni online dai migliori insegnanti del mondo quasi gratuitamente invece di pagare 70.000 dollari l’anno per un numero limitato di insegnanti che possono, o non possono, essere bravi.

Ognuno si trova ora di fronte a delle scelte. Si può vivere nella capitale della musica, Nashville, si può vivere nella “Silicon Valley del futuro,” ad Austin. Si può vivere nella propria città natale, dovunque essa sia. E si può essere altrettanto produttivi, ottenere lo stesso stipendio, avere una migliore qualità di vita ad un costo inferiore.

G) COS’È CHE TI FAREBBE TORNARE?

Per anni non ci saranno opportunità di business. Le aziende se ne faranno una ragione. La gente se ne farà una ragione. Sarà sempre più conveniente per le aziende funzionare da remoto e la trasmissione dati può solo diventare più veloce.

Aspettavi che eventi, conferenze, riunioni e forse anche uffici interi inizino ad operare nella realtà virtuale, una volta che tutti, dal centro di Manhattan, si saranno sparpagliati per il resto del paese.

La qualità dei ristoranti inizierà a salire in tutte le città di secondo e di terzo livello, man mano che talento e abilità arriveranno nei luoghi dove saranno rapidamente apprezzati e utilizzati.

Idem per gli eventi culturali.

E poi le persone si chiederanno: “Aspetta un secondo, pagavo oltre il 16% in tasse statali e comunali  mentre, in tutti questi altri stati e città, ci sono pochissime o addirittura nessuna tassa? E non devo affrontare tutti i mal di testa di New York?

Perché ci sono dei mal di testa a New York. E anche tanti. Solo che facevamo finta di non vederli perché c’era anche tanta roba buona.

New York ha un deficit di 9 miliardi di dollari, 1 miliardo di dollari in più di quanto il sindaco pensasse di avere. Come fa una città a ripagare i propri debiti? Sopratutto con gli aiuti statali. Ma il deficit statale è semplicemente fuori controllo. Poi ci sono le tasse. Ma, se a New York si perdono circa 900.000 posti di lavoro e decine di migliaia di imprese, questo significa meno tasse, a meno di non aumentarle.

Poi ci sono i pedaggi dei tunnel e dei ponti. Ma sempre meno persone si recano al lavoro. E i college di proprietà comunale? Sempre meno studenti ritornano alle università. E le tasse sulla proprietà? Sempre più gente fallisce e deve svendere le proprietà.

Quale ragione ci potrebbe essere per ritornare a New York?

Amo la mia vita a New York. Ho amici in tutta New York. Persone che conosco da decenni. Potevo uscire dal mio appartamento, attraversare la strada e c’era il mio cabaret, potevo salire sul palco ed esibirmi. Un tragitto di qualche minuto con Uber e potevo incontrare qualcuno o andare a giocare a ping pong o andare a vedere un film o partecipare ad un podcast o qualcuno di passaggio poteva intervenire nel mio podcast.

Potevo uscire la sera e cenare nei miei ristoranti preferiti e poi assistere alle rappresentazioni dei miei attori preferiti. Potevo andare al parco e giocare a scacchi, vedere gli amici. Potevo approfittare di tutto ciò che questa meravigliosa città aveva da offrire.

Ora non più.

James Altucher

Fonte: jamesaltucher.com
Link: https://jamesaltucher.com/blog/nyc-is-dead-forever-heres-why/

Tradotto da Markus per comedonchisciotte.org