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“Lo Stato nazionale è superato”: perché Bruxelles tifa per la secessione della Catalogna

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

Si accende in Spagna lo scontro tra Madrid e Barcellona: la Guardia Civil ha arrestato una quindicina di esponenti politici e sequestrato milioni di schede relative al referendum sulla secessione della Catalogna, già proibito lo scorso febbraio dalla Corte Costituzionale. La consultazione costituisce un vero e proprio attacco all’integrità della Spagna. Le autorità di Bruxelles, possibiliste sull’indipendenza della Catalogna, al momento tacciono, ma già si alzano dalla stampa critiche per la deriva “autoritaria” del premier Mariano Rajoy. La secessione di Barcellona si inserisce nel più ampio disegno degli Stati Uniti d’Europa, dove gli Stati nazionali dovrebbe essere sostituiti da un governo federale in alto, e dalla macroregioni in basso.

Secessione della Catalogna: “il Manifesto per una rivoluzione unitaria dell’Europa” diventa realtà

Gli sforzi dell’establishment euro-atlantico per riplasmare il Vecchio Continente procedono su più linee: dall’economia alla società, dalla demografia all’integrità degli Stati nazionali. In ambito economico, abbiamo assistito all’imposizione coatta delle “riforme strutturali” di stampo neo-liberista e alla somministrazione di quell’austerità che ha portato al lastrico l’intera Europa meridionale. Sotto l’aspetto dei costumi, siamo stati testimoni di un violentissimo attacco alla famiglia tradizionale e, parallelamente, alla promozione del modello LGTB. Per quanto concerne la demografia, prima si è inflitto un duro colpo alla già bassa natalità europea con le politiche economiche lato offerta, dal chiaro sapore malthusiano, e poi si è inondato il continente con flussi migratori crescenti dall’Africa e dal Medio Oriente, destabilizzati ad hoc. Ora, è la volta degli Stati nazionali, considerati un relitto dello scorso secolo e, sopratutto, un ostacolo verso quell’Europa federale tanto agognata dall’élite liberal. Pensiamo, ovviamente, a quanto sta accadendo in Spagna.

Non è nostro interesse approfondire la storia iberica: è sufficiente dire che lo Stato spagnolo, come la maggior parte degli omologhi europei, si è consolidato nei secoli raggiungendo i propri confini naturali ed inglobando al suo interno minoranze linguistiche. È proprio su queste faglie culturali-linguistiche che si inseriscono gli sforzi per smembrare oggi la Spagna: un domani non troppo remoto potrebbe essere il turno dell’Italia e, in prospettiva, il processo dovrebbe allargarsi all’intera Europa. La cartina geografica risulterebbe così stravolta: dissolti gli Stati nazionali, la loro eredità sarebbe raccolta da un governo federale al livello più alto (i massonici Stati Uniti d’Europa) e dalle macroregioni europee al livello più basso.

Chi scavasse un poco dietro il movimento indipendentista catalano ed i suoi omologhi europei (si veda il nostro lavoro sulla Lega Nord di Gianfranco Miglio ed Umberto Bossi) scoprirebbe infatti gli stessi poteri che si nascondono dietro le istituzioni di Bruxelles: tanto i secessionisti catalani sono spietati verso il proprio centrale, quanto sono ben disposti verso la moneta unica e la tecnocrazie europea1. Lo stesso discorso vale per i vetero-leghisti del calibro di Roberto Maroni, convinto sostenitore dell’autonomia della “macroregione del Nord” dal resto dell’Italia, all’interno, ovviamente, dell’Unione Europea2.

Il primo passo per condurre gli Stati nazionali alla frantumazione consiste nel sovraccaricarli di tensioni socio-economiche: a questo scopo adempie perfettamente l’austerità cui la Spagna (idem per l’Italia) è sottoposta a partire dal 2011. La caduta verticale degli indici macroeconomici, scatena “la lotta” per le risorse, utile ad alimentare le spinte indipendentiste: la ricca Catalogna (idem la Lombardia ed il Veneto) usa la tematica del residuo fiscale positivo (paga allo Stato più di quanto riceve) per rendere accattivante l’indipendenza dalla Spagna in bolletta.

Il secondo passo coincide con lo sprigionamento delle forze separatiste (il progetto del referendum nasce nel 2012), che agiscono in perfetta sintonia con la tecnocrazia europea: è importante notare, ai fini della nostra analisi, come la Catalogna che rivendica la propria secessione dalla Spagna sia la stessa che lo scorso febbraio è scesa in piazza contro la decisione di Madrid di bloccare la ripartizione degli immigrati caldeggiata da Bruxelles3. Chi volesse indagare più a fondo, dovrebbe interessarsi dei legami massonici che uniscono il movimento separatista catalano (si veda la bandiera con espliciti richiami alla libera muratoria) agli “illuminati” che siedono ai vertici della piramide di Bruxelles.

Il terzo passo è rappresentato dall’appoggio di Bruxelles alle spinte secessionistiche. Ora, bisogna distinguere tra appoggio “astratto” ed appoggio “pratico”: il primo può essere esplicito (perché non urta direttamente nessun Stato dell’Unione Europea), il secondo, calato nella realtà politica, deve essere molto più discreto, perché è grande il rischio di scatenare l’ira di qualche cancelleria. La teoria della scomparsa degli Stati nazionali, cannibalizzati dall’Unione Europea e dalle macroregioni, è esplicitamente illustrata nel libro “Per l’Europa! Manifesto per una rivoluzione unitaria”, opera degli euro-parlamentari Guy Verhofstadt e Daniel Cohn-Bendit. Secondo i due autori, ferventi europeisti4:

Gli Stati nazionali non servono più a niente, perciò è ora di voltare pagina e inaugurare la federazione europea, ovvero gli Stati Uniti d’Europa. (…). L’Europa federale è il cammino per proteggere la nostra sovranità e preservare il nostro modello sociale in un mondo dominato da imperi come Usa, Cina, India, Russia e Brasile (…) Ma cos’è in pratica la federazione europea? Il discorso è lungo, ma si può riassumere così: lo Stato nazionale (Roma, Berlino, Parigi e così via) viene scavalcato sia verso il basso, valorizzando ad esempio il ruolo degli enti locali e delle regioni, che verso l’alto, con la delega di tutta una serie di competenze a Bruxelles, come la politica estera, la difesa e, appunto, la politica economica. Una delle critiche che vengono mosse più spesso all’Euro, infatti, è di non avere uno Stato unitario dietro. Ecco che la federazione europea colmerebbe esattamente questa lacuna.”

Fin qui, la teoria. Ora si tratta di calarla nella realtà, ossia di procedere con la secessione della Catalogna dalla Spagna: su questo terreno, le autorità di Bruxelles devono necessariamente muoversi con passo felpato, per non innescare una crisi diplomatica con Madrid. Ecco quindi, Jean-Claude Juncker, presidente della commissione europea, dichiararsi possibilista alla secessione di Barcellona. Come si legge nell’articolo “Juncker apre uno spiraglio sull’indipendeza della Catalogna”5 del 14 settembre, il presidente della commissione si sbilancia:

Abbiamo sempre detto che rispetteremo la sentenza della corte costituzionale spagnola e del parlamento spagnolo. Ma è ovvio che se un giorno l’indipendenza della Catalogna vedrà la luce, rispetteremo questa scelta. Ma in quel caso la Catalogna non potrà diventare membro dell’UE il giorno successivo al voto”.

Poco importa se la Corte costituzionale spagnola ha proibito il referendum ed il premier Rajoy lo ha dichiarato illegale. Se la Catalogna svolgerà comunque la consultazione ed otterrà l’indipendenza, bé, secondo Juncker, Bruxelles dovrà a quel punto avviare l’iter per l’ingresso del nuovo soggetto politico nell’Unione Europea. Le parole di Juncker sono quasi un “nulla osta” per i separatisti catalani, tanto più che coincidono con l’apertura ufficiale della campagna referendaria6. Di fronte alla volontà dei secessionisti di ignorare la Corte Costituzionale ed alla simpatia, neppure troppo velata, che Bruxelles mostra per una Catalogna indipendente, il governo centrale non può che passare all’azione: il 15 settembre Madrid assume il controllo delle finanze catalane ed il 20 settembre, attua un ulteriore giro di vite, con l’arresto di 14 esponenti politici ed il sequestro di dieci milioni di schede elettorali. Un intervento deciso che, immancabilmente, scatena l’immediata reazione dei secessionisti: “La polizia arresta 14 funzionari catalani per evitare il referendum: scoppia la tensione” scrive La Stampa.

La commissione europea è, ovviamente, costretta a trincerarsi dietro un “no comment”7 per evitare che la crisi degeneri in un pericolosissimo braccio di ferro tra Madrid e Bruxelles. Tuttavia, salta subito all’occhio come agli ambienti “europeisti” la causa catalana stia molto a cuore: il referendum per la secessione, proibito dalla Corte costituzionale iberica, è un’espressione di democrazia, mentre la reazione del governo centrale puzza di violazione dei diritti umani.

Ma è soprattutto leggendo la stampa che si evince come l’establishment euro-atlantico sia schierato a fianco dei secessionisti catalani: anziché presentare l’azione del governo centrale come una legittima difesa della costituzione e dell’ordinamento giuridico, grande enfasi è data al blitz della polizia, agli arresti, alla manifestazioni di piazza contro l’esecutivo, alla determinazione dei secessionisti catalani di procedere con il referendum, nonostante tutto. Sembra quasi di rivivere lo stesso copione cui abbiamo assistito tante volte in questi ultimi anni: le piazze delle Primavere Arabe contro i sanguinari “dittatori”, Euromaidan in Ucraina, le proteste di Gezi Park contro Erdogan, etc. etc. Già, il presidente Receo Erdogan: se la “svolta dura”8 di Mariano Rajoy dovesse intensificarsi, sono già pronti parallelismi con il sultano turco.

Poco importa, quindi, se l’Unione Europea sia agonizzante, i suoi leader più discreditati che mai, la moneta unica appesa ai destini di Mario Draghi e le forze centrifughe sempre più forti: finché la testa del serpente non sarà tagliata, bisognerà attendersi i colpi di coda dell’oligarchia euro-atlantica. Oggi tocca alla Spagna, vittima di un chiara manovra tecnocratica-massonica per smembrare la sua integrità territoriale. Un domani, potrebbe toccare all’Italia: c’è da chiedersi chi, in quel caso, sventerebbe i piani di balcanizzazione già tentati nel 1992-1993.

 

Federico Dezzani

Fonte: http://federicodezzani.altervista.org/l

Link: http://federicodezzani.altervista.org/lo-stato-nazionale-e-superato-perche-bruxelles-sostiene-la-secessione-della-catalogna/

21.09.2017

1https://it.sputniknews.com/politica/201709185037039-Catalogna-Madrid-Barcellona-Junqueras-referendum-quorum-1-ottobre-secessione-autodeterminazione-diritto/

2http://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/politica/spacca-maroni-forum-macroregione-1.306530

3http://www.lastampa.it/2017/02/18/esteri/barcellona-scende-in-piazza-vogliamo-i-rifugiati-7QPB7Xy9kwUZ12Bh8J0UCI/pagina.html

4http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/09/se-leuropa-diventa-federale/376746/

5http://it.euronews.com/2017/09/14/referendum-in-catalogna-juncker-rispettera-il-risultato-del-voto

6https://elpais.com/ccaa/2017/09/14/catalunya/1505408751_433144.html

7http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2017/09/20/catalogna-commissione-ue-non-commenta_9bfe2168-1eb3-4618-905d-d568a380bc76.html

8https://video.repubblica.it/mondo/catalogna-cevolin–svolta-dura-del-governo-rajoy-per-impedire-atti-di-disobbedienza/285108/285721?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T2

Pubblicato da Davide

  • virgilio

    “Bruxelles tifa per la secessione della Catalogna”

    semplice!!!
    perche gli USraelosionisti gli hanno gia da anni dato gli ordini e questo deve da farsi seno saranno cazzi amari!!!
    non cercate altro perche e tempo perso

  • Antonello S.

    Anche se la strategia è molto delicata, perchè potrebbe indurre a pensare che possa anche essere possibile una secessione dall’Eurozona, ritengo che Dezzani abbia ragione.
    E’ molto più semplice convincere a far parte degli Stati Uniti d’Europa, piccole macro regioni, in cui vengono frammentate radici e storie comuni, piuttosto che le Nazioni che hanno confermato con il sangue la loro identità dopo la IIWW.
    Se dovesse riuscire a Barcellona e alla Catalogna di raggiungere il suo scopo, ci sarebbero molte altre regioni in Europa pronte a seguire il loro esempio.

    • marcobaldi

      Esatto.
      Ma poi; proprio i crucchi; ricordi ?
      Furono il primo paese a ricoscere la Croazia. Dando il via alle guerre nei balcani.

  • gianlu

    l’ottimo dezzani stavolta non mi convince. Il movimento indipendentista catalano ha radici molto antiche…

    • Truman

      E quindi sarebbe un’ottima occasione da sfruttare.

      • a-zero

        Vabbè di sto passo fatevi una ditta di certificazione “bio” per tutte le rivolte e le rivoluzioni future, così stabilirete voi quelle genuine “nazionali e popolari” e quelle false.

        A me Truman sembra proprio fuorviante il concetto di “rivoluzione virginale” come se ne potesse esistere una (ad esempio quella che voi auspichereste) in cui non ci siano coinvolti interessi di potere e di dominio.

        Quel che io capisco dal vostro costrutto ideologico è che non bisogna mai più rivoltarsi contro nessun potere, a meno che la lega dei nazionalisti reazionari genuini ‘non massoni’ dia il benestare.

        Non so, ma io vi vedo molto ma molto simili ai marxisti: il problema non è il potere ma quale potere.

        Che poi uno, malevolo, potrebbe pensare che persino voi o CdC potreste essere una creatura eterodiretta dai massoni?

        Mica i massoni sono scemi da buttarsi solo a sinistra: mica gli fanno schifo i nazionalisti reazionari. Ma veramente credete che tutti ci crediamo?

        Il potere e il dominio o sono un male in sè a qualunque livello di relazione umana (e per me lo sono) oppure lo sono a seconda dei gusti, delle ambizioni e delle circostanze.

        • Eric Maria Gerets

          Quasi tutte partono genuine,quasi, però il problema non è la partenza bensì l arrivo e soprattutto chi si incontra durante il cammino è proprio questo il concetto da cui bisogna iniziare a ragionare.
          Nessuna rivoluzione può esistere e venir portata a termine se un potere economico/politico di una certa rilevanza non si mette d impegno.
          Ogni rivoluzione portata a termine diventa potere il discrimine sta nel capire se in un determinato momento storico quel cambio di potere porta più vantaggi o più svantaggi al popolino, chi lo appoggia e perché, qual è il fine ultimo.
          La Catalogna che va in piazza contro Madrid che non vuole la ripartizione dei “migranti”, la loro autonomia che improvvisamente viene vista come l ultima battaglia di libertà, secondo te di chi fanno il gioco?
          Te la rigiro, se la Catalogna avesse fatto una manifestazione oceanica contro le quote migranti e per un autonomia regionale si, ma in questo momento all interno di quadro nazionale, contro l’Europa o contro l euro visto come il vero attuale nemico, secondo te avrebbe ricevuto il plauso dei “poteroni”?
          Sarebbero stati così magnanimi i media?
          Sarebbe ancora battaglia di democrazia e di diritti o di converso si parlerebbe di populisti, sovversivi chiusi nel proprio orticello, egoisti ed opulenti?
          L ultima cosa che vorrei far notare, come mai da due decenni se si parla di interesse nazionale si viene bollati come passatisti, quante volte abbiamo sentito: eh ma L ITALIA(o la spagna) È TROPPO PICCOLA IN UN MONDO GLOBALE !!!

          Eh già l l Italia, la Spagna sono piccole invece la Catalogna, il Veneto, la Scozia diventano improvvisamente gigantesche.
          Io direi che serve una riflessione.

          • a-zero

            Ottimo, dunque riflettiamo. Ma su cosa riflettiamo? Io non ne so molto, per cui cerco informazioni su cui riflettere.

            Purtroppo mi pare che ultimamente su CdC le opinioni (le contro-opinioni) siano molto di più delle informazioni.

            Tu stesso chiudi la tua analisi catalana su due punti: l’immigrazione e il mondialismo. Ora ti pare che tutto il vario mondo e la varia storia possa essere spiegata da questi due cardini? A me pare un po’ forzato, pare un po’ un costrutto ideologico e basta.

            Cerco informazioni. Ad esempio, anzi persino, i comunisti stanno dando delle informazioni a più ampio raggio qui:

            http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/09/22/catalogna-comunque-vada-madrid-gia-perso-095810

            e qui:

            http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/09/21/catalogna-polizia-portuali-sciopero-095797

            Su CdC lo spauracchio delle navi piene di sbirri castigliani e questi altri ti informano di come i portuali catalani si adoperano a boicottarli. Questi altri ti dicono che il fronte indipendentista è variegato e ti dice anche la composizione di classe. Ma lasciamo perdere la riflessione tanto per voi sono tutti eterodiretti.

            Dezzani dice che Bruxeselles sia a favore di Barcellona, ma il comunicato di Bruxeselles dice chiaro e tondo che i confini della Spagna non si toccano. quegli altri informano invece che gli US sono “sibillini” e possibilisti su Barcellona: ecco un punto di riflessione – perchè Washington e Bruxelles non parlano all’unisono?

            Poi perchè, tornando al campo ideologico, la Brexit si e la Scozia e Barcellona no? Perchè Junker ha ribadito che Barcellona si scordi di rimanere nella UE se lascia Madrid?

            A me sembra un mosaico molto più variegato dello gnocco fritto ideologico di Dezzani. Perciò i punti di riflessione sono più di due. Cominciate dunque a riflettere voi che siete più bravi di me sicuramente.

            Io aspetto di leggervi.

          • Eric Maria Gerets

            Io non metto il bollino su niente, non ho nessuna ideologia rivoluzionaria di riferimento, non capisco a cosa ti riferisci quando parli di questo, che sinceramente con il mio commento precedente nulla ha a che vedere.
            Perdonami, sono limitato ma non ho capito con chi ce l hai.
            L UE e l’euro servono all impero americano e alla finanza transnazionale, gli stessi che vogliono gli Stati Uniti D Europa ovvero un mezzo continente nel quale i popoli che vi abitano non hanno alcun potere decisionale, privati di politica difesa, moneta, esercito nazionale, industria pesante, ricerca, un melting Pot di genti immigrate, precarie senza radici senza storia, senza tradizioni.
            La via per raggiungere lo scopo più facilmente è sfaldare quel che resta degli stati nazionali, come?
            Appoggiando secessionismi inutili, lotte fiscali estemporanee, diatribe linguistiche fini a se stesse.

            Un catalano che si schiera in questo momento storico, contro una Madrid allo sfascio, si dichiara pro euro pro UE e pro immigrazione non ha capito un beneamato tubo di quel che gli accade intorno.
            Chi cavalca e appoggia questa battaglia, non lo fa per spirito di libertà e di democrazia ma per servire interessi completamente antipopolari.
            Dezzani dice più o meno questo ed ha perfettamente ragione.

            Ti riformulo la domanda alla quale non hai risposto :

            “”Te la rigiro, se la Catalogna avesse fatto una manifestazione oceanica contro le quote migranti e per un autonomia regionale si, ma in questo momento all interno di quadro nazionale, contro l’Europa o contro l euro visto come il vero attuale nemico, secondo te avrebbe ricevuto il plauso dei “poteroni”?
            Sarebbero stati così magnanimi i media?
            Sarebbe ancora battaglia di democrazia e di diritti o di converso si parlerebbe di populisti, sovversivi chiusi nel proprio orticello, egoisti ed opulenti?
            L ultima cosa che vorrei far notare, come mai da due decenni se si parla di interesse nazionale si viene bollati come passatisti, quante volte abbiamo sentito: eh ma L ITALIA(o la spagna) È TROPPO PICCOLA IN UN MONDO GLOBALE !!!

            Eh già l l Italia, la Spagna sono piccole invece la Catalogna, il Veneto, la Scozia diventano improvvisamente gigantesche.
            Io direi che serve una riflessione.””

          • a-zero

            “Non ho cpaito con chi ce l’hai”

            Ce l’ho con questa tesi ideologica per cui shcierarsi per l’indipendenza della Catalogna vuol dire schierarsi con i i mondialisti e con gli USA.

            Io non sostengo la tesi contraria, vorrei capire. E mi pare che piantare la tenda ideologica su un campo in divenire (o mettere il bollino di qualità) sia un po’ presuntuoso, nel senso di ridurre fenomeni sociali a una semplicità ideologica manichea.

            E questo riguarod la rivoluzione o le rivolte che sono ormai da evitare come la peste. Io il modello ideologico della rivoluzione ce l’avevo prima. Adesso non ci redo più al giorno fatato o alla grande sera, bensì perchè i cambiamenti sociali (rivoluzione sociale) sono molto più complesis, profondi e lenti, anche costellati di rivolte.

            Ma non stigmatizzo la rivolta per il fatto che possa essere etero diretta, tosto per il deficit di autonomia dei rivoltosi in generale.

          • a-zero

            ” eh ma L ITALIA(o la spagna) È TROPPO PICCOLA IN UN MONDO GLOBALE !!!”

            Personalmente non ho mai sostenuto una roba simile. Per me il federalismo parte dall’autonomia dell’individuo, figurati.

          • a-zero

            “Nessuna rivoluzione può esistere e venir portata a termine se un potere
            economico/politico di una certa rilevanza non si mette d impegno.”

            Appunto, perciò dal vostro punto di vista dovreste mettere il bollino su ogni rivolta e dirci quella che per voi è buona e qulla che non è buona a seconda delle vostre prospettive. Poi uno si regola anche sulle vostre prospettive (senza mistificarle) e si regola di conseguenza.

            “il discrimine sta nel capire se in un determinato momento storico quel cambio di potere porta più vantaggi o più svantaggi al popolino, chi lo appoggia e perché, qual è il fine ultimo.”

            Il popolino (che brutta parola riduttiva e spregiativa) ha rotto il cazzo con i vantaggi e gli svantaggi estemporanei: deve magnare e fottere ed evitare bastonate. Basta un capoccione carismatico messo a blla posta e il gregge s’accheta.

            Come diceva la canzone:

            “Finché siam gregge, è giusto che ci sia cricca social per leggi decretar”

            Sbaglierò, ma secondo me il cambio di potere è solo una ristrutturazione dello sfruttamento del popolo. Quindi quale vuoi che sia il fine ultimo? Il fine ultimo del potere è il continuare il potere. Che differenza fa per chi rimane sfruttato? Ah già il benessere sociale … beh caro mio, nulla si crea dal nulla, perciò per un popolo da far star bene ce ne vogliono quattro da spremere (vedi imperialismo/colonialismo).

            Quel che voglio dire è che è giusto che siano eterodirette le rivoluzioni fino a chè chi le fa non le farà per sè e non fidando nel nuovo potere.

            Quando c’è una rivolta si apre comunque uno spazio-tempo di sospensione: magari arrivarci con meno speranze fideistiche in questo o quel nuovo potere sarebbe più salutare per il “popolino” al di là degli interessi e degli affaracci dei potentati.

    • giulio pelernei

      Vivo in Catalunya e conosco molte persone che vogliono la secessione proprio per le ragioni storiche di cui parli tu.
      Il loro sentimento [Catalunya è una nazione] è solo un’esca per raggiungere l’obiettivo di cui parla Dezzani.
      Ma quando glielo fai notare, loro ti rispondono che Catalunya diventerà un’altra Svizzera…
      Ma io dico loro che la Svizzera non c’ha l’euro e la Catalunya invece sì…
      Ma non c’è niente da fare.
      Sono convinti.

      • gianlu

        Quando si desidera intensamente qualcosa non si è così razionali da capire che c’è qualcuno che ti possa manipolare.
        D’altra parte penso mi chiedo: è davvero più facile controllare queste regioni rispetto agli stati nazionali

        • DesEsseintes

          Qualcosa mi dice che se la Bretagna o la Baviera volessero l’indipendenza la UE non manterrebbe un tono cosí neutrale.
          Chissà perché…

        • giulio pelernei

          Sono convinto che la maggior parte dei politici separatisti catalani sono in buona fede ma stanno navigando a vista.

  • Mi pare che i tg Rai , uno e due, oltre che alcune trasmissioni orribili, stile “la vita in diretta” o “i fatti vostri”, hanno visto di buon occhio la decisione di Madrid, e , forse per attaccare velatamente la Lega, sono quasi apertamente contrari alla autodeterminazione del popolo catalano. Loro stessi avrebbero i baschi , mentre la Francia la Corsica, noi la “Padania” e da sardo aggiungo la Sardegna. Ogni nazione oggi, come in passato, ha delle aree geografiche che sono state inglobate e trattenute senza possibilità di separarsi . Ora non ho ben capito se le regioni spagnole hanno o meno più autonomia delle nostre. Per il resto non sono così convinto che ci sia la massoneria dietro il movimento catalano: nel caso nostro, in Sardegna, se c’è la massoneria è di una loggia perdente , visto le bastonate che prendiamo alle elezioni. Sarà che siamo mentalmente indietro, o per non autoffendermi dico che “forse non siamo ancora pronti , o culturalmente preparati. Per frenare dicono che come regione non siamo in grado di stare in piedi, mentre la Padania e la Catalogna sì.

    • Trollerball

      Hai dimenticato la Sicilia, il Friuli, la Valle d’Aosta, l’Alto Adige, la città libera di Trieste…

  • permaflex64

    Separazione delle macroregioni economicamente più forti in vista di una possibile riaggregazione intorno ad un euro nucleo francotedesco è verosimilmente la politica che Bruxelles potrebbe perseguire per fronteggiare le spinte centrifughe di rottura dell’unione. Anche il discorso dell’euro a due velocità apparentemente sembra ricalcare lo stesso disegno e pure la formazione di un esercito europeo a perno tedesco, ultimamente reparti polacchi,romeni ed olandesi si stanno aggregando sotto la guida della Bundeswehr nominalmente in funzione antirussa. Mentre da noi si girano i pollici (aspettando che la Le Pen ci faccia uscire dall’euro o quant’altro dite voi), da altre parti sottotraccia, si agisce.

  • DesEsseintes

    In altre parole: i nazionalismi in se stessi non significano una mazza e possono tranquillamente essere rigirati come frittatine a favore delle oligarchie.
    Il nazionalismo non serve a un cavolo al fine del risveglio dei popoli.
    È un ideale d’accatto buono per i freschini d’allevamento appena usciti dal guscio.

    Ho la vaga impressione che dovesse separarsi la Catalogna, in Francia e in Germania NON si diffonderà alcun tipo di contagio indipendentista

    • MarioG

      O magari significa che qualcuno tende a rigirare la parola ‘nazionalismo’ a c.d.c.
      a causa delle sue predisposizioni geneticamente culturali.
      Chiamiamolo pure “regionalismo catalano”, che se è vero quanto fa notare Dezzani, cioè:

      “è importante notare, ai fini della nostra analisi, come la Catalogna che
      rivendica la propria secessione dalla Spagna sia la stessa che lo
      scorso febbraio è scesa in piazza contro la decisione di Madrid di bloccare la ripartizione degli immigrati caldeggiata da Bruxelles”

      manco c’assomiglia a un nazionalismo sia pure d’accatto.

      • DesEsseintes

        Intanto apprezzo molto che non ti fai menare per il naso con questa storia della Catalogna per la quale Madrid avrebbe tutte le giustificazioni del moneonoer usare le maniere forti.
        Però se ci pensi (voce del verbo: pensare) con quello che hai scritto mi hai dato ragione.
        L’identità di un gruppo non è automaticamente il nazionalismo e il nazionalismo è un ideale fondativo che non vale una cicca.
        Già oatria è diverso da nazione ma comunque non é lí la chiave.

        • marcobaldi

          E dov’ e’ ?

          • DesEsseintes

            Ne abbiamo parlato diffusamente qui in home e sul forum c’è un thread proprio su questo

            https://comedonchisciotte.org/forum-cdc/#/discussion/98454/diffondere-un-monachesimo-vincente/p1

          • marcobaldi

            Sono d’ accordo con l’ idea della battaglia culturale e sulla forza della testimonianza. Per quanto non mi piace il “quasi religioso”.

            Ma ci dovra’ pur essere un qualcosa che deve legare i soggetti cui Voi volete portare questo messaggio ?

            E quale sarebbe questo legame FONDAMENTALE se non la lingua ?
            Ovvero se non la CULTURA NAZIONALE (non e’ una parolaccia) ITALIANA ?
            Ovvero il territorio su cui insiste il (decadente) dominio di tale cultura ?

          • DesEsseintes

            Il “quasi religioso” è essenziale e anche la lingua ma in una maniera un po’ diversa da quello che si pensa.
            Ciò che dovrebbe unire, e l’avevo spiegato ma so che è la parte più complessa, è il fatto stesso di imporsi IN GRUPPO delle rinunce che naturalmente devono materialmente e simbolicamente rappresentare un rifiuto del potere (quindi televisione e calcio prima di tutto ma anche uso di cocaina e/o droghe sintetiche, sbronze continue il weekend etc etc Secondo me si comincia con due e dovrebbero essere tv e calcio)

            Ci vuole una persona di carisma però sennò la gente non ha il coraggio di assumere una mentalità antagonista

          • marcobaldi

            La prima rivoluzione sta nel linguaggio. Cioe’ nella comunicazione.
            Scrivere un buon italiano (invidio molto chi lo sa fare) e’ un atto antagonista. Oggi..:-(

            Che prepara a un incontro col prossimo che predispone al colloquio (collaborazione) piuttosto che all’ antagonismo “para religioso”; sistematicamente strumentalizzato pro domo sua dal potere temporale…

          • DesEsseintes

            Non mi riferivo al “buon italiano” che anzi secondo me è una delle ragioni per la quale la nostra lingua è ridotta a un ferrovecchio inutilizzabile.

    • Truman

      Si, ricordo un fresco d’allevamento, un certo Antonio Gramsci, che si interessava molto a questi temi. Evidentemente era un pivello.

      • DesEsseintes

        Ogni tanto hai questa curiosa tendenza a trincerarti con ostentato orgoglio dietro gli ipse dixit.
        Non ho scritto nulla in contrario a Gramsci e comunque anche se fosse mi arrogo la presunzione di avere le mie idee.
        Tu sei libero di cercare prima delle rassicuranti conferme autorevoli che fra l’altro, effettivamente, conferisono un certo prestigio, è vero…
        Io ho un altro modo di pensare e altre scale di valori.
        Sempre con il permesso del WM, naturalmente.

        • Truman

          L’argomento qui in discussione è delicato e non mi sembra il caso di scavare trincee sulle proprie opinioni. Comunque non mi sembra di aver espresso opinioni su quanto successo, né tanto meno di essermi trincerato. Facevo solo notare che tra quelli che classificheresti come “freschi d’allevamento” andrebbe a finire anche Gramsci.

          • DesEsseintes

            No, ma anche se fosse?
            Non capisco questo tuo amore frequentemente espresso per le fonti autorevoli.

            Comunque no, Gramsci non c’entra perché siamo nel 2017 e le cose sono diversissime.
            Esiste un identitarismo romantico della prima metà del XIX secolo, esiste quello militar nazionalista di dopo il 1870 etc…sono ideali che originano dalla stessa radice ma col tempo si differenziano sempre di più dalla prima formulazione.
            Oggi il nazionalismo può avere un valore solo come ideale propedeutico per ricominciare a organizzare le fila di una coscienza di popolo in grave difficoltà ma se non viene elaborato e superato diventa controproducente, come testimonia per esempio il fiasco elettorale della Le Pen.
            Controproducente, in particolare, significa che perde univocità e può essere tranquillamente rigirato in un senso o nell’altro, contro ma anche a favore del potere.
            A quel punto diventa indispensabile la riflessione e la riformulazione (o l’abbandono).

            Si tratta della stessa identica cosa della “coscienza di classe” (e anche della lotta di classe, naturalmente).
            Andava bene fino a prima della seconda guerra mondiale, poi ha avuto l’ultima fiammata nella quale ha dimostrato tutta la sua vacuità e manipolabilità fino agli anni settanta e oggi è come “Pong” di fronte ai videogame di ultima generazione.

  • Grandepuffo
  • Wal78

    Dezzani, guarda che tutti gli stati nazione europei sono dei progetti massonici, Italia in primis, ma anche Spagna, Francia, Belgio e pure la Germania. Tutti progetti calati dall’alto e le varie minoranze che si opponevano sono state totalmente schiacciate (basta riguardare cosa fecero i castigliani nei paesi baschi ed andalusia, i savoia nel sud italia, la francia in Bretagna ed Occitania

    • a-zero

      Figurati i turchi con gli armeni.

      Ma sai le nazioni sono tutte nate per amorevole persuasione e ammirazione delle tribù periferiche verso la tribù centrale di eletti.

      Poi è arrivato il progetto modialista (che risale in verità almeno ad Akenaton) nato proprio da un mondo pieno di … stati nazionali!

  • Eric Maria Gerets

    Perfetto Dezzani, perfetto!
    Improvvisamente il diritto di secedere e di promulgare referendum per le più svariate indipendenze rientra nel novero della più alta forma di democrazia e dei diritti umani, ricordo che non più tardi di un paio di decenni addietro chi osava anche solo parlarne veniva bollato come sovversivo che metteva a rischio l ordinamento democratico, in Spagna in Italia in Scozia ovunque, oggi mi ritrovo i “poteroni” sovranazionali che sono possibilisti in Catalogna, appoggiano la Scozia e tacciono su referendum autonomisti come quello che si terrà in Veneto ad ottobre.
    Ma guarda un po’….

    • DesEsseintes

      Ma infatti è una situazione paradossale.

      Questo mi sembra la conferma del fatto che i “concetti’ anche se perfettamente definiti, in realtà non “dicono” assolutamente nulla e possono essere rigirati come si vuole alla maniera insegnata dai sofisti.
      Ovviamente, rigirati a favore del potere.

      Occorrerebbe in primissima istanza stabilire un “discorso” che significa

      1) NON si stabilisce qual è la verità e una volta accertata ci si può mettere d’accordo

      2) ci si mette d’accordo e quella è la verità

      Concetti avanzatissimi… 😉

  • robertis

    Nella remota ipotesi di separazione avremmo due stati nazionali al posto di uno e la Catalogna sarebbe uno stato con forte identità nazionale anche grazie al decennale uso identitario della lingua locale.

  • a-zero

    Voglio portare alla riflessione critica riguardo le tesi di Dezzani e per contribuire alla riflessione così come ci invita, ottimamente, a fare il commentatore Eric Maria Gerets questo: siete andati a vedere che dice El Pais?

    Andate e vedrete come sia sul fronte di combattimento antisecessionista. In particolare questo:

    “La maquinaria de injerencias rusa penetra la crisis catalana – La red global que actuó con Trump y el Brexit se dedica ahora a España”

    https://politica.elpais.com/politica/2017/09/22/actualidad/1506101626_670033.html

    Ora cosa è la “red global”? Perchè el Pais tira per la giaccheta Putin sul banco degli imputati secessionisti?

    Putin non è dalla parte dei giusti contro i globalisti?

    A proposito di potere, massonerie ecc … ma i Borbonici regnanti da che parte stanno?

    Forse che le case reali europee sono estranee al divenire del potere nei secoli in tutte le sue forme come su questo sito sia gli articoli che i commentatori stanno sempre a menarne la dietrologia?

    Allora che si fa, siccome la faccenda a Barcellona è u n po’ rossa, siccome magari un Antonio Tejero può star più simpatico di un rosso catalano, allora la chiudiamo con due battute (senza scomodare i rettiliani) dietrologiche? Questo è il dubbio che mi viene.

    Allora se vogliamo riflettere, riflettiamo cercando vari spunti di riflessione.

    Dezzani e i commentatori che lo apprezzano a me sembra che chiudano tutta la partita con due battute ideologiche (immigrazione e mondialismo) quando invece la questione presenta, come è naturale che sia, molte più sfacetatture.

    Fare operazione di misconoscimento e di riduzione non mi pare una cosa molto intellettualmente onesta.

    Tutto qui.

  • a-zero

    Chiedo scusa per l’insistenza.

    Però vorrei anche ricordare a chi non sta bene la spinta autonomista e indipendentista della Catalogna e che afferma apertamente trattasi di massoneria globalista chi sono coloro che si oppongono non solo all’indipendenza, a anche all’autonomia avanzata della catalogna, non sono forse coloro fra cui Aznar che come Berlusconi erano, campioni di anticomunismo, fra i servi più attivi degli USA nell’invasione dell’Iraq nel 2003?

    No so, ma ame a legegre certe cose pare di sognare.

    Ma nel 2001 e nel 2003 chi se le ricorda le propagande guerrafondaie delle destre europee (spece italiana e spagnola) a favore delle esportazioni di democrazia degli USA?

    Dopo 10 anni contrordine, tutti antiimperialisti e antimondialisti.

    Cosa c’è lo zio sam vi ha dato buca?