Libri digitali, parlano gli editori

In Senato l'allarme degli esperti già dal 2019. ComeDonChisciotte riporta gli interventi dell'“indagine conoscitiva sull’impatto del digitale sugli studenti”. Scuola digitale: Capitolo 6 – Giovanni Bonfanti, Presidente, e Paolo Tartaglino, vicePresidente, del Gruppo educativo dell’Associazione Italiana Editori (AIE)

Introduzione a cura della Redazione

Adottato con decreto del Ministro dell’Istruzione n. 161 del 14 giugno 2022 – durante il Governo Draghi – e finanziato dal PNRR come parte degli obiettivi fissati per l’ottenimento dei fondi (Target UE M4C1-19), il ‘Piano Scuola 4.0’ rappresenta il definitivo tassello per la transizione digitale di tutto il sistema scolastico italiano entro il 2025.

Lo scopo dichiarato è dotare la didattica dell’uso massivo di tecnologie informatiche, allo scopo di trasformare le aule “in ambienti innovativi di apprendimento” e realizzare “laboratori per le professioni digitali del futuro” prevedendo persino lezioni nel Metaverso, denominato orwellianamente Eduverso. Tutto in perfetta conformità con quanto stabilito dalla Commissione europea con il ‘Piano d’azione per l’istruzione digitale’ a partire dal 2018, ribadito e rafforzato nel 2021 in piena pandemia.

Per comprendere l’evoluzione della trasformazione digitale imposta dalla Commissione in Europa a partire dal 2010 vi invitiamo a scaricare il PDF allegato.

In questa sede vogliamo invece incentrarci sui pericoli che la digitalizzazione della didattica comporta per i più piccoli, i nostri figli, fratelli, nipoti; soggetti considerati fragili poiché dalla mente plasmabile che più di tutti subiranno questa trasformazione, inconsapevoli dei danni che subiranno.

Il ‘Piano Scuola 4.0’ è infatti stato adottato nonostante non esista nemmeno uno studio scientifico in grado di dimostrare la migliore efficacia della nuova didattica rispetto alla metodologia tradizionale e nonostante – fatto ancora più grave – numerose ricerche ne abbiano evidenziato i danneggiamenti dei processi di apprendimento e della salute degli studenti.

E quando tutto ciò, tra qualche anno, sarà palese – proprio come sta accadendo in questo momento in Svezia – i nostri rappresentanti non potranno giustificarsi poiché proprio la 7ª Commissione permanente del Senato italiano organizzò nel 2019, un’“indagine conoscitiva sull’impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento”, invitando alcuni dei più autorevoli esperti del settore che lanciarono un vero e proprio grido di allarme.

La Redazione ha quindi deciso di pubblicare i resoconti dell’indagine, in vari appuntamenti (1 ogni settimana) relativi alle rispettive sedute, svoltesi dal 11 giugno 2019 al 2 dicembre 2020.

Qui l’indagine integrale: https://www.senato.it/Leg18/3545?indagine=16

Resoconto n° 1 – 11 giugno 2019 – Audizione del prof. Manfred Spitzer (CAPITOLO 1)

Resoconto n° 2 – 2 ottobre 2019 – Audizione del prof. Lamberto Maffei (CAPITOLO 2)

Resoconto n° 3  – 24 ottobre 2019 – Audizione del prof. Andrea Marino (CAPITOLO 3)

Resoconto n° 4  – 27 novembre 2019 – Audizione della prof.ssa Alessandra Venturelli (CAPITOLO 4)

Resoconto n° 5 – 14 Gennaio 2020 – Audizione del prof. Raffaele Mantegazza e della  prof.sa Mariangela Treglia (CAPITOLO 5)

Resoconto n° 6  – 22 Settembre 2020 – Audizione di Giovanni Bonfanti, Presidente del Gruppo educativo dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e di Paolo Tartaglino, vicePresidente del medesimo Gruppo educativo.

Video della sedutahttps://webtv.senato.it/Leg18/webtv_comm?video_evento=110801

Documentazione depositata agli atti: I dati dell’Osservatorio AIE sul digitale nella didattica

 

Intervento del Presidente Giovanni Bonfanti

“Signor Presidente, ringraziamo lei e la Commissione per l’invito. Com’è stato già detto, partecipano oggi insieme a me all’audizione Paolo Tartaglino, vicepresidente del Gruppo educativo dell’Associazione italiana editori (AIE), e Anna Maria Urbano, che lavora nell’Associazione e segue il Gruppo educativo.

In qualità di Presidente del Gruppo educativo dell’AIE, voglio iniziare il mio intervento commentando i risultati di una ricerca che abbiamo realizzato e di cui abbiamo già provveduto a trasmettere copia alla Commissione.

Sostanzialmente oggi vogliamo parlarvi degli ambienti digitali per la didattica, di qual è l’offerta degli editori e di quanto il digitale viene effettivamente utilizzato dagli studenti e dagli insegnanti, sulla base dei dati emersi dalle analisi condotte dal nostro osservatorio sul digitale nella didattica, sia con riferimento al periodo pre-Covid che durante l’emergenza Covid. Concluderemo poi la relazione soffermandoci sul ruolo che il digitale avrà nell’apprendimento negli anni a venire.

Faccio innanzitutto una premessa, che riteniamo doverosa e importante: a partire dall’anno scolastico 2011-2012 il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri di testo accompagnati da contenuti digitali integrativi. In sostanza, dal 2013 il collegio dei docenti può scegliere fra tre tipologie di libri di testo: il libro di tipologia «A», vale a dire il libro in versione cartacea, accompagnato da contenuti digitali integrativi; il libro di tipologia «C», che è l’estremo opposto, vale a dire il libro in versione digitale, inclusi materiali digitali integrativi; infine, il libro di tipologia «B» che, come vedremo, è ormai prevalente, cioè il libro di testo in versione sia cartacea che digitale, accompagnato anch’esso da contenuti digitali integrativi.

Volendo fornirvi qualche numero, nella scuola ogni anno in Italia vengono utilizzati dagli studenti 48 milioni di copie di libri, con 2,4 milioni di scelte adozionali. Nel nostro mercato sono presenti più di 54.000 titoli di libri di scuola e oltre 2 milioni di oggetti didattici digitali.

L’offerta editoriale per il mondo della scuola è dunque molto ampia e la quantità di materiale messo a disposizione è notevole. Pertanto, quando si parla di libri digitali, la versione ormai adottata in prevalenza è quella «B»: cartacea e digitale insieme. Non si tratta semplicemente di testi in formato PDF (Portable Document Format), ma di libri che hanno tantissimo materiale addizionale: esercizi, materiale integrativo, video, audio, test, brani musicali, laboratori, campi navigabili e così via. La versione digitale del libro di testo non è dunque una mera versione in formato PDF come qualcuno all’inizio diceva doveva essere, perchè

dal 2013 in poi tutti gli editori hanno fatto in modo che attorno al libro di testo si creasse davvero una sorta di ecosistema molto ampio, con contenuti digitali integrativi, materiale per la didattica fatta in classe con la lavagna interattiva multimediale (LIM), libro digitale interattivo, con tutto il materiale di cui ho detto prima, e-learning management system da utilizzare in classe.

La cosa importante che come editori italiani sottolineiamo, anche in occasione dei confronti che abbiamo regolarmente a livello internazionale, è che in Italia – e siamo veramente un caso molto particolare e quasi unico anche a livello europeo – ogni studente per tutte le materie e ogni insegnante per tutti i contenuti è dotato di materiali digitali di qualità per ogni necessità didattica, validati ed efficaci, senza aggravio di costi per l’utente. La tipologia «B» del libro di testo, cui ho accennato, ingloba tutti questi materiali: il libro in versione digitale, con tutti i contenuti di cui vi ho detto e tanti materiali integrativi.

Aggiungo che l’Associazione Italiana Editori, al fine di semplificare il processo e facilitare soprattutto gli studenti, ha creato anche una piatta- forma unica, denominata «Zaino digitale» – non mi voglio soffermare troppo sul punto, ma è importante dirlo – che è una sorta di porta di ingresso alle varie piattaforme editoriali esistenti oggi in Italia, che sembrano tantissime, ma alla fine sono quattro o cinque.

Quanto è stato utilizzato il digitale prima del Covid? Il caso ha voluto che, d’accordo e insieme al Ministero dell’Istruzione, abbiamo creato un osservatorio sul digitale nella didattica, che ormai è diventato permanente, proprio per valutare in quale misura viene utilizzato il digitale da parte dei docenti e degli studenti.

Sappiamo benissimo che in Italia ormai il digitale è utilizzato da tantissimi, se non dalla maggioranza della popolazione: il 133% della popolazione ha un telefonino collegato a Internet; l’82% della popolazione utilizza Internet, il 58% utilizza i social media e così via. Il digitale dunque viene utilizzato (Internet, in particolare, viene utilizzato ogni giorno tantissimo); ma gli insegnanti usano il digitale nella didattica?

Da una ricerca condotta nel 2019 dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), è risultato che nel periodo pre-Covid il 75% degli insegnanti – quindi una percentuale molto elevata – usava i contenuti digitali per la didattica tutti i giorni o ogni settimana, per lo più per consultazione di fonti, per presentazioni, verifiche e valutazioni, e così via dicendo. Non a caso, come dicevo, la versione del libro di testo in formato cartaceo e digitale insieme è quella più scelta e adottata dagli insegnanti (siamo quasi al 93%).

Siamo poi andati a vedere anche quanto gli studenti usano le versioni digitali dei libri di testo e il materiale digitale dei libri di testo.

È risultato che, nel periodo pre-Covid, a livello nazionale in media solo il 5% di ebook era attivato. È vero che la versione del libro adottata era quella cartacea e digitale insieme; è vero che gli insegnanti usavano il digitale anche per fare lezione, ma solo il 5% degli studenti scaricava un libro di testo in formato digitale, con i contenuti digitali integrativi, e questo per una serie di fattori che poi riprenderò.

Al riguardo troverete un’analisi dettagliata per materia nella relazione che abbiamo inviato.

Che cosa è successo durante l’emergenza da Covid-19? Tutto il materiale digitale già presente e messo a disposizione dagli editori è stato utilizzato ed è stato fondamentale per gli insegnanti, dai quali chiaramente ci è stato detto: «Meno male che c’era tutto questo materiale».

Pertanto, quel 5% di studenti che, per esempio, aveva utilizzato la versione digitale del libro è più che raddoppiato durante il periodo dell’emergenza Covid e in certe materie le percentuali sono diventate elevatissime.

Ovviamente bisogna considerare gli studenti che avevano la possibilità di connettersi, che avevano i tablet, i device, in casa: sappiamo benissimo che è stato un periodo difficilissimo, però gli editori hanno messo a disposizione ancora più materiale digitale rispetto a quello che c’era già. Stiamo parlando di oltre 2 milioni di ebook scaricati nel periodo dell’emergenza e di quasi 2 milioni di materiali didattici integrativi (presentazioni Powerpoint, video, audio), tutti messi a disposizione gratuitamente degli insegnanti e delle scuole per fare lezione a distanza, senza aggravio di costi. C’era già tantissimo materiale, ma lo abbiamo incrementato e reso più facilmente fruibile.

Stiamo parlando in totale di circa 4,5 milioni di materiali consultati e scaricati nel periodo che va dal 24 febbraio ai successivi due mesi di grandissima difficoltà (marzo-aprile).

Come dicevo, il libro di testo aveva già tantissimi contenuti digitali, che sono stati utilizzati ancora di più nel momento dell’emergenza per la didattica a distanza.

Non solo: in quel periodo i docenti hanno anche partecipato alla formazione, visto che quello col digitale è un insegnamento diverso rispetto a quello tradizionale. In particolare, hanno preso parte a webinar di formazione gratuiti messi a loro disposizione, quasi 700.000 insegnanti. Sono state inoltre attivate circa 150.000 classi virtuali e ci sono state tantissime richieste di informazioni telefoniche o via email ai call center degli editori, proprio per cercare di lavorare in quel periodo di grande difficoltà: abbiamo stimato di aver ricevuto in quel periodo circa 25 richieste al minuto.

Abbiamo cercato di dare un grande supporto oggettivo e da questo punto di vista c’è davvero il merito di tutti gli editori che hanno lavorato bene con le scuole in un momento di difficoltà.

In buona sostanza abbiamo capito che gli studenti, tutti nativi digitali (hanno tutti un telefonino e così via), alla fine anche durante il lockdown hanno utilizzato moltissimo i libri di carta: le percentuali di libri scaricati che ho indicato prima (10%, che può diventare 15, 20 o 30) ci dicono che la maggioranza ha utilizzato il cartaceo, perché la carta comunque anche in lockdown e in condizioni di difficoltà è uno strumento utile per studiare: su questo potrà poi dirvi meglio, anche dal punto di vista scientifico, il dottor Tartaglino.

Quindi la versione cartacea del libro anche a distanza, anche con il lockdown, si è rivelata un elemento importante, scelto dagli studenti anche in presenza di materiale e di strumenti digitali con i quali si faceva didattica a distanza. Sia il libro in versione cartacea che quello digitale sono diventati strumenti molto utili e molto apprezzati nella didattica a distanza, come ci dicono i feedback registrati dal nostro osservatorio.

Lascio a questo punto la parola al vicepresidente del Gruppo educativo dell’AIE, Paolo Tartaglino, che vi spiegherà le altre implicazioni che abbiamo registrato durante l’emergenza Covid”.

 

Intervento del vicePresidente Paolo Tartaglino

“Signor Presidente, onorevoli senatori, proseguo il discorso sviluppato finora dal Presidente Bonfanti ribadendo come gli editori di testi scolastici abbiano già da tempo investito in tecnologia digitale in accompagnamento ai libri. Si tratta di un tema a noi molto caro, che seguiamo da tempo e che nel tempo abbiamo anche cercato di approfondire attraverso indagini e con l’osservatorio permanente.
Come ha già detto il collega, ogni studente dispone per ogni materia di due versioni del libro di testo, a stampa e in digitale, e può scegliere quale usare. Abbiamo osservato che tendenzialmente lo studente usa il libro a stampa per varie ragioni: perché la lettura su carta sembra favorire lo sforzo analitico rispetto alla lettura sullo schermo; perché sfogliare le pagine consente di rivedere gli appunti e le sottolineature (non che il digitale non lo permetta, ma probabilmente l’elemento tattile, il fatto di avere un libro tra le mani aiuta); perché la pagina attiva la memorizzazione. Sicuramente l’abbinamento tra carta e digitale è stato vincente nel periodo della didattica a distanza, ma sarà comunque un abbinamento da proseguire, perché è utile, importante e in linea con gli stili di apprendimento degli studenti.

I motivi della scelta degli studenti per lo studio sul libro a stampa sono stati approfonditi attraverso una ricerca europea del 2018 di quasi 200 studiosi, nota anche come Dichiarazione di Stavanger, circa l’impatto della digitalizzazione sulle pratiche di lettura. In questa, come in altre ricerche, si sottolinea come talvolta con la lettura su supporto digitale si tenda a sopravvalutare la propria capacità di comprensione da parte dello studente, che crede di aver capito tutto, mentre la lettura su carta è quella che più aiuta la memorizzazione.

Proprio questo tema, cioè la tendenza da parte degli studenti – e non solo – a sopravvalutare la loro capacità di comprensione nella lettura digitale rispetto alla lettura cartacea è quello che poi tendenzialmente porta a preferire la seconda.

Per la verità, noi abbiamo tenuto conto anche di altri studi. In particolare, ci piace lo studio condotto da Marianne Wolf, una neuroscienziata cognitiva che ci ricorda come fondamentalmente non siamo nati per leggere, ma per vedere, per muoverci, per parlare. La lettura è un’acquisizione successiva, che viene forgiata, costruita. Quali sono i fattori chiave: ciò che si legge (quindi il contenuto, soprattutto); come si legge (quindi attraverso quale mezzo, che può essere il testo stampato o lo schermo digitale); e anche come si impara a leggere.

Indubbiamente leggere significa elaborare un’informazione per costruire una conoscenza. Nel momento in cui la lettura permette di trasformare le informazioni in conoscenza analitica possiamo dire che mette anche in moto dei sentimenti. Questo processo cognitivo è l’inizio dell’empatia, della compassione. Sembrerebbe quindi che di una storia letta su uno schermo ricordiamo meno dettagli e che anche la comprensione sia inferiore rispetto a quella di una storia letta su carta, che ci aiuta nella lettura cosiddetta profonda e che mette in moto anche degli elementi emozionali e di empatia.

È chiaro a questo punto che lettura su carta e lettura su supporto digitale sono diverse, ma complementari, entrambe adatte per scopi scientifici. È pertanto necessario immaginare che le persone, gli studenti, i ragazzi debbano cominciare a lavorare con un cervello sia in digitale che in analogico: questo è un po’ il tema.

Passo di nuovo la parola al collega Bonfanti”.

 

Intervento del Presidente Giovanni Bonfanti

“Guardando dunque avanti verso il 2030, come cambia il mondo del lavoro?

A questo proposito abbiamo ripreso una riflessione di un po’ di anni fa, ma che pensiamo sia molto attuale e moderna. Il mondo del lavoro cambierà, la tecnologia condizionerà il lavoro: è quanto stiamo vivendo tutti i giorni. Non a caso oggi siamo collegati a distanza, mentre solo un anno fa avremmo cercato di essere presenti.

Saranno richieste flessibilità, resilienza e adattabilità; il lavoro sarà interconnesso e mobile; ci saranno rapporti più orizzontali, quindi con meno gerarchie; rimarranno le qualifiche alte e basse e scompariranno le qualifiche intermedie; sarà richiesta la capacità di autogestione e di imparare lavori sempre nuovi, per cui diventerà indispensabile saper acquisire nuove abilità e competenze. Questo è quanto ci chiede il mondo del lavoro nel percorso verso il 2030.

Che cosa dunque deve cambiare di fronte a questa complessità, di fronte a un mondo in trasformazione? L’istruzione di base deve essere personalizzata e riteniamo che da questo punto di vista lo strumento del libro di testo possa veramente dare una mano a tutto tondo, perchè non c’è solo la carta, come diceva il collega. L’altro tema essenziale è la formazione continua; e su questo passerei di nuovo la parola al vicepresidente Tartaglino”.

Intervento del vicePresidente Paolo Tartaglino

“La scuola andrà a modificare la sua impronta didattica, passando dalla didattica trasmissiva (quella dell’insegnante, l’apprendimento per la scuola) all’apprendimento cooperativo, centrato sulle competenze, ma soprattutto sullo studente, che non apprende più per la scuola, ma per la vita. Lo studente è al centro e l’apprendimento è personalizzato e proprio perchè, come dicevamo prima, gli stili di apprendimento sono diversi l’uno dall’altro, auspichiamo che un insegnamento che tenga conto dello stile di apprendimento dello studente possa facilitare il raggiungimento degli obiettivi didattici ed educativi, ovviamente anche attraverso le tecnologie digitali.

Concludo dicendo che aggiungere le tecnologie del XXI secolo alle pratiche di insegnamento diluisce l’efficacia dell’insegnamento: la tecnologia può amplificare l’effetto di un ottimo insegnamento, ma un’ottima tecnologia non può sostituire un cattivo insegnamento. Questa è la conclusione cui è giunta la stessa OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nel 2015 e pensiamo che anche oggi, post-Covid, con tutta l’esperienza che abbiamo fatto, sia molto attuale”.


I resoconti dell’“indagine conoscitiva sull’impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento” – Capitolo 6.

Scuola digitale:

CONTINUA…

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