Il tuo futuro è scritto nei test INVALSI: 1) le preoccupazioni del Garante della Privacy

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www.roars.it. 29.01.2024

Di Rossella Latempa

Siamo ad oltre un anno dalla diffusione da parte dell’INVALSI del nuovo indicatore di fragilità degli studenti. Si tratta di un bollino individuale attribuito algoritmicamente agli allievi che non raggiungono livelli ritenuti adeguati nei test standardizzati. Le scuole ci stanno lavorando. Tale indicatore consentirebbe di quantificare la cosiddetta dispersione implicita e di prevedere precocemente il rischio di abbandono scolastico. Va tutto bene? Non proprio. Gli esiti dei test standardizzati stanno assumendo un nuovo carattere predittivo e preventivo rispetto al futuro del singolo studente, con conseguenze imprevedibili e preoccupanti: i risultati dei test INVALSI non sono controllabili né revisionabili da parte di chi li riceve. Sono da accettare come puro atto di fede. Questi, nella sostanza, i timori espressi dal Garante per la protezione dei dati personali in un recente dibattito dal titolo più che mai attuale: “Intelligenza artificiale: come proteggere i dati e come utilizzarli per la dispersione scolastica?” L’Autorità parla di “miscela esplosiva dati-Intelligenza Artificiale” e dei pericoli di ”etichettatura sbagliata”. Ricorda che è necessario fissare dei limiti ed esigere il diritto ad una “revisione umana” del processo algoritmico. Perché “se cediamo all’idea che ciò che è tecnologicamente possibile è [anche] democraticamente sostenibile”, il risultato finale è il “governo della tecnologia”. Vogliamo davvero delegare ad un circolo ristretto di esperti, i nuovi oracoli INVALSI, la possibilità di predire il successo o l’insuccesso degli studenti a partire da un test?

1. Schedatura studenti “fragili: il punto della situazione

Siamo ad oltre un anno dalla diffusione da parte dell’INVALSI del nuovo indicatore di fragilità degli studenti: un bollino individuale attribuito algoritmicamente agli allievi che non raggiungono livelli ritenuti adeguati nei test standardizzati. Tale indicatore consentirebbe di quantificare la cosiddetta dispersione implicita e di prevedere precocemente il rischio di abbandono scolastico. Gli esiti dei test standardizzati assumono così un nuovo carattere predittivo e preventivo rispetto al futuro del singolo studente.

L’indicatore di fragilità INVALSI permette di individuare precocemente gli studenti che maggiormente sono esposti ai rischi connessi all’insuccesso scolastico” (qui) “L’idea è proprio quella di fornire indicatori che probabilisticamente individuano dei fragili. Come dire: se ho determinate caratteristiche fisiche, sono esposto a determinati rischi, e mi controllerò per prevenirli. Un’altra lettura delle cose favorisce l’oscurantismo”. (qui)

Queste le parole del Presidente INVALSI, nell’ottobre e novembre 2022. Da allora, nessuno ha più parlato del bollino di fragilità. Non se ne sono preoccupati i politici, non i pedagogisti o gli scienziati dell’educazione; non le associazioni di genitori o quelle sindacali, che dopo qualche comunicato di denuncia, non ci risulta abbiano monitorato l’iter della schedatura INVALSI.

Intanto, le scuole ci stanno lavorando. Alcune stanno “attenzionando” gli studenti classificati “fragili” (le foto sono tratte da circolari pubbliche, messe in rete dai vari istituti).

circolare-2circolare-fragili-1

Di recente, il 25 novembre scorso, il tema si è riproposto nell’ambito degli Stati Generali della scuola digitale (App.3.4), in un dibattito dal titolo: “Intelligenza artificiale: come proteggere i dati e come utilizzarli per la dispersione scolastica?”.

Riportiamo di seguito alcuni stralci tra i più interessanti, ma prima di andare avanti nella lettura, è utile ricordare alcune premesse.

  • La schedatura di tutti gli studenti italiani da parte dell’INVALSI, esclusi (per adesso) i bambini di 7 e 10 anni, avviene in maniera algoritmica, tramite batterie di test computerizzati.
  • La correzione delle domande è gestita in maniera centralizzata, e l’emissione dei “voti” INVALSI, che in alcuni casi si concretizzano nel bollino di fragilità individuale, non è verificabile direttamente dallo studente che li acquisisce.
  • La banca dei quesiti INVALSI non è pubblica e la compilazione dei test non è verificabile ex post da parte dello studente o del genitore interessato.
  • Le soglie con cui INVALSI definisce la distinzione algoritmica tra sommersi e salvati, ovvero fragili e non fragili, non sono note, né ricavabili dalla documentazione istituzionale. Il margine di errore non è noto né discutibile.
  • Infine, non esistono standard di competenze fissati normativamente nel nostro ordinamento, fatta eccezione per i quadri di certificazione linguistica, importati da quelli internazionali. Sebbene INVALSI continui a ripetere di poter misurare le competenze minime richieste, non esiste alcuna definizione né regolamentazione di quali siano questi minimi. Inoltre, è bene ricordare che gli elenchi di traguardi di competenze (1) sono fissati normativamente solo per il primo ciclo, mentre per il secondo ciclo sono frutto di una selezione operata da un non noto “gruppo di lavoro INVALSI” in maniera del tutto autoreferenziale (vedi foto di seguito, Quadro Riferimento Matematica 2018, pag 10).

2. Il dibattito INVALSI – Garante per la Protezione dei dati personali

Protagonisti:

  • Guido Scorza, componente del Garante per la Protezione dei dati personali (nella trascrizione di seguito, GARANTE)
  • Roberto Ricci, Presidente INVALSI (di seguito, INVALSI)
  • Ilaria Iacoviello, Giornalista Sky tg 24 (di seguito, Giornalista).

Per punti:

1) La miscela esplosiva dati-intelligenza artificiale

Giornalista: [..] approfondiremo il discorso dell’IA, se effettivamente è uno spauracchio ed è molto difficile da arginare oppure se utilizzata nel corretto modo può essere una risorsa, per la scuola e ancor di più per combattere la dispersione scolastica. Partirei da Scorza: cosa ne pensi dell’IA e come è possibile proteggere tutti i dati che abbiamo?

GARANTE: [..] Quando uniamo IA e dati la miscela diventa esplosiva. I dati sono di fatto proiezioni, frammenti dell’identità di una persona. Messi insieme rappresentano la persona. Il chi siamo nella dimensione digitale [..]

Giornalista: Cosa vogliamo farci con i dati, a livello scolastico? […] Dati, IA e sistema di valutazione come si intersecano?

INVALSI: [..] i dati in educazione oggi ci consentono di individuare precocemente degli indicatori di fragilità.

[..] I dati ci danno informazioni di probabili ricorrenze.

[..] Chi fa il nostro mestiere si deve muovere nel momento in cui ritiene che la probabilità di queste ricorrenze sia molto alta e che valga la pena di correre il rischio di commettere un errore. Questa è la grande valutazione, che è esattamente la valutazione che fa il medico, che si muove, iper-semplificando, in una prospettiva probabilistica. Nel momento in cui assume una data scelta ha fatto una valutazione di tipo probabilistico. Noi oggi in educazione facciamo ancora molta fatica a fare questo.

[..] Noi oggi abbiamo degli strumenti che ci consentono già alla scuola primaria di individuare elementi di ricorrenza con probabilità altissima, superiore al 90% di essere in condizione di fragilità educativa. Il che vuol dire disperdersi, non terminare la scuola, ma oggi mi verrebbe da dire oggi il tema della dispersione in senso classico sta acquistando un ruolo marginale. Il vero tema è la dispersione non tanto in senso di mancanza di diploma [ma la dispersione implicita], cioè uscire dalla scuola senza le componente di base minime. E su questo la frontiera digitale è un’opportunità enorme.

2) Il fine NON giustifica i mezzi

Giornalista: Come possiamo lavorare insieme in fase di progettazione e non quando la frittata è fatta?

GARANTE: Non è facile [..] Quando noi arriviamo a sanzionare, essendo la nostra la difesa di un diritto fondamentale, significa che purtroppo il diritto di qualcuno è già stato travolto. Magra la consolazione di dire adesso ti faccio pagare una sanzione, assolutamente inutile dirlo quando quel soggetto è la pubblica amministrazione, perché diventa veramente una partita di giro [..]

Sicuramente qui il tema non può essere il fine a guidare le scelte. La nobiltà del fine, la dispersione scolastica, talvolta rischia di traviare, perché rischia di tradursi non necessariamente nelle intenzioni di chi quel fine persegue, nell’accettazione del principio per cui se è nobile il fine allora il mezzo diventa anch’esso lecito.

In una stagione in cui il tecnologicamente impossibile non esiste più e il tecnologicamente possibile è tutto se cedo all’idea che quello che è tecnologicamente possibile e legittimo è democraticamente sostenibile, il risultato finale [..] è che il governo diventa della tecnologia. La tecnocrazia travolge la democrazia perché la vera regola la fissa la soluzione tecnologica.

3) Il diritto ad una revisione umana della decisione

[..] Il vero tema è: noi abbiamo dentro la disciplina europea della privacy l’antidoto al rischio di errore nel ragionamento probabilistico, che dice [che] ognuno ha diritto, di fronte ad una decisione algoritmica, e quindi probabilistica nel senso che si diceva prima, di chiedere a chi utilizza quello strumento di rivedere in maniera umana la decisione. Di dire cioè: forse l’algoritmo è sbagliato, con le tue risorse umane ripeti la decisione.

Giornalista: ma è molto difficile ..

GARANTE: [..] rischiamo di consegnarci mani e piedi agli algoritmi e tecnologia [..] che esce dai laboratori di ricerca ormai sempre più nelle mani dei privati e quindi è sviluppata nel loro legittimo interesse

Giornalista: Roberto, in un’ipotesi futura di collaborazione fra scuole e garante, come vedi questa possibilità e messa a terra dei progetti che porteranno ai dati?

4) Per l’INVALSI “l’errore non è un grosso problema”

INVALSI: io vedo notevoli possibilità…Credo che uno stato democratico, che sa di avere risorse limitate deve darsi delle priorità [..] Abbiamo stabilito un grande principio, che le elaborazioni algoritmiche debbano avvenire su dati totalmente anonimi.

[..] Potremmo anche valutare il tipo di errore e le caratteristiche del tipo di errore qualora le cose vadano male. Mi spiego. Nel caso specifico della dispersione, l’errore non è un grosso problema. Perché, semplificando, la prevenzione della dispersione cosa vuol dire? Cercare di aiutare con supporto educativo, supporto didattico, pedagogico etc a persone che hanno grossi rischi di disperdersi. Se io sbaglio che cosa mi è successo? Ho dato a queste persone degli strumenti didattici in più, un insegnamento più vicino a quello che potrebbe essere il suo rischio. Mi faccio anche un’autocritica, ho destinato in una direzione piuttosto che ad un altro, però questo, se il rischio rispetto al soggetto non lo danneggia, allora possiamo avere un atteggiamento [aperto]. Se il rischio è di altro tipo allora il discorso è diverso.

5) Per il Garante un’ “etichettatura sbagliata” può essere discriminante

GARANTE: È sicuramente vero che la disciplina della privacy è basata sulla valutazione del rischio. Però, proprio per stare a quel tipo di esempio, purtroppo, o anche per fortuna, la tecnologia ha sempre due volti: viviamo in una società connessa, in cui l’esistenza di un database, in cui un determinato soggetto, specifico, con un nome e cognome e una sua esistenza fosse definito “soggetto a rischio dispersione” – l’espressione più fair che si possa immaginare! – rischierebbe a prescindere dal processo di antidispersione scolastica.

In ambiti “altri”, lavorativo, della scelta o selezione di una certa istituzione o un’altra, se quell’etichetta fosse sbagliata noi staremmo comunque pregiudicando in qualche modo il suo futuro.

Non nella dimensione dell’educazione, per cui tu dici, OK, gli metto a disposizione più risorse, quindi caso mai il problema è per quel qualcun altro a cui sottraggo quelle risorse. Ma in dimensioni altre, diverse dall’educazione; cioè pensiamo all’accesso abusivo a quell’informazione con il dato di Paolo Rossi, che per colpa di un algoritmo che ha messo in fila in maniera non corretta dei fattori si ritrova classificato come a rischio dispersione, poi quando quello proverà ad entrare in un’Università X o Y che cerca solo quelli bravi resterà fuori dalla porta; o quando ci sarà qualcuno che dovrà selezionarlo per un lavoro e avrà accesso ai dati dirà ma “era addirittura a rischio dispersione” [..] quello che ci dobbiamo sempre ricordare nell’approccio a queste problematiche nella dimensione algoritmica [..] è l’etichettatura delle persone, che si presta a un rischio di discriminazione.

6) INVALSI garantisce il diritto alla revisione? E come?

[..] Il vero tema è: come faccio per davvero a garantire a tizio e ai genitori di tizio di ottenere davvero la correzione?

All’alba dell’impatto dell’Intelligenza artificiale abbiamo già visto un certo numero di episodi, nei quali, penso al credito di consumo, al finanziamento legato, alla morosità nei rapporti con le compagnie telefoniche/energia

[..] Un’etichettatura sbagliata per colpa di un algoritmo pregiudica per un certo numero di anni la vita di quella persona. Se un’azienda ti classifica come moroso [..] hai voglia a dire si sono sbagliati, [..] ti imbarchi in una commedia kafkiana

[..] Io non vedo altra soluzione [..] che progettare soluzioni in maniera tale da garantire una revisione effettiva anche a costo di accettare una compressione della potenzialità tecnologica.

[..] Sostanzialmente dire: l’algoritmo potrebbe portarmi fino lì, ma se io accettassi quella valutazione algoritmica poi non potrei ripetere quella valutazione algoritmica nella dimensione umana (non ne avrei il tempo, la capacità, le risorse), quindi mi fermo a una valutazione un po’ più bassa, rinuncio a tutta la potenzialità di quella tecnologia, ma a una valutazione ripetibile nella dimensione umana e quindi revisionabile nella dimensione umana.

[ciò] comporta al padrone del vapore anche il fatto di dire la tecnologia non la posso usare tutta, perché l’impatto non sarebbe sostenibile.

INVALSI: È importante mettere dei limiti di velocità

GARANTE: E rispettarli…

[..]

Giornalista: Tu pensa se il Ministero decide di abolire tutti i voti che cosa può succedere, Roberto..no?

Ricapitolando:

L’errore nell’etichettatura degli studenti fragili esiste, dichiara il Presidente INVALSI, che tuttavia ritiene non sia dannoso. In fondo cosa può succedere? Un po’ di soldi in più ad uno studente al posto di un altro, qualche attività di tutoraggio aggiuntiva. Male non faranno.

Intravediamo una nuova idea terapeutica di istruzione emergere dalle parole del Presidente INVALSI, che ricalca la logica della “medicina di precisione”: combinare big-data e intelligenza artificiale per seguire la biografia socio-cognitiva di ogni studente, nell’illusione di potergli “cucire addosso” interventi che ne prevengano l’insuccesso o esaltino l’ eccellenza. È il connubio: personalizzazione di Valditara – neovalutazione INVALSI.

Il Garante ritiene invece che essere etichettati come fragili algoritmicamente, ovvero non potendo controllare in alcun modo il processo di etichettatura, possa ledere diritti soggettivi in maniera imprevedibile e anche grave; sarebbe necessario che il “padrone del vapore” limiti l’uso della tecnologia: ogni valutazione prodotta algoritmicamente deve poter essere revisionato in maniera umana.

È oggi possibile questo nella valutazione INVALSI? E’ possibile revisionare in maniera umana e controllare l’attribuzione di un livello INVALSI a uno studente?

Non ci risulta. L’assegnazione del voto-INVALSI non consente alcun controllo su contenuti, processo, esiti.

Di Rossella Latempa

Fonte: https://www.roars.it/1-il-tuo-futuro-e-scritto-nei-test-invalsi-le-preoccupazioni-del-garante-della-privacy/

NOTE:

(1) Provate a leggere l’elenco delle competenze o la descrizione dei livelli INVALSI associati a uno dei 5 livelli possibili. Al di la dell’ampiezza di ciascuna fascia, cosa si capisce da quelle descrizioni senza conoscere il contenuto dei test? Una riflessione sull’ampiezza e vaghezza di quei traguardi si può leggere qui: https://giscel.it/wp-content/uploads/2017/08/08_DocumentoGiscelIndicazioniLicei2010-1-1.pdf


Articolo 1 di 3 scelto dal gruppo di lavoro CDC Digitale e Green

Commenti (27)

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    1. robertocasiraghi 6 febbraio 2024

      Ai bambini si raccomanda di non accettare caramelle dagli sconosciuti, ma io direi che bisognerebbe metterli in guardia soprattutto dal frequentare la scuola e non solo da quella come è fatta oggi (un oggi peraltro cominciato ieri visto che, dopo il sessantotto, in alcuni atenei italiani, per smania di egualitarismo, si facevano esami di gruppo dove tutti gli studenti prendevano lo stesso voto a prescindere dal loro aver risposto o meno a qualche domanda dell'esaminante). La scuola di oggi è comunque scuola di sempre perché questa veneranda istituzione, la scuola appunto, è sempre stata dominata da alcuni principi in essa immanenti: che si deve credere ed obbedire, che si deve essere giudicati pur essendo innocenti, che si deve imparare in luoghi chiusi ed asfittici (perfino le galline oggi sono trattate meglio e possono "imparare" a fare le uova all'aria aperta), che quello che si studia è soggetto ad essere implacabilmente dimenticato cinque minuti dopo aver dato il relativo esame e, soprattutto, che essendo la sua funzione tradizionale quella di selezionare i migliori fregandosene degli altri, il metodo dell'iniziazione barbara e cruenta non è assolutamente sgradito anche se assume forme diverse e più soft di quelle in uso un tempo presso certe popolazioni indiane d'America. Dal punto di vista iniziatico, che le domandine Invalsi contengano degli errori è un pregio e non un difetto perché solo seminando di difficoltà il percorso didattico possono emergere i migliori che non sono necessariamente quelli che studiano ma quelli che sanno districarsi meglio tra gli imprevisti, capendo la logica Invalsi, la mentalità volutamente tortuosa degli estensori dei quiz, e, magari, agendo in tandem con qualche utile soffiata ambientale. Nel mio ieri, ricordo i capitoli di storia di 30 pagine alla volta che ci facevano studiare al liceo, assolutamente impossibili da assimilare per l'ammasso di dati che rendeva ogni interrogazione una spaventosa incognita, un tiro al bersaglio con gli occhi bendati. E chi si salvava, era chi poteva usufruire della benevolenza del prof o della prof di turno o chi aveva capito che era sì un gioco al massacro ma pur sempre un gioco e che con una buona dose aggiuntiva di penalità iniziatica (l'esame di riparazione a settembre) si poteva rientrare in campo senza problemi. Con ciò non voglio negare l'insostituibilità della scuola (anche se vedrei meglio un'alternativa come l'home schooling) ma metterne in luce, ancora oggi, il carattere di sostanziale innegabile tortura. Il capitalismo si è da qualche anno messo al timone di questa istituzione e la sta pilotando verso le sue tipiche immorali finalità ma non è che prima, quando era gestita dallo stato italiano ancora non del tutto inquinato, le sofferenze per chi studia fossero minori, anzi!

    1. sarah 5 febbraio 2024

      L'uso del test INVALSI e la mancanza di meritocrazia sono due condizioni che coesistono, dunque evidentemente l'uno non è affatto garanzia dell'altra. A mio avviso, dopo anni di insegnamento, l'istituzione INVALSI è un carrozzone che accontenta i suoi addetti, molto più dei docenti, e che, come spesso accade in questo paese, è stato creato con ben poca perizia per mettere una pezza tardiva alla piaga ormai palese dell'abbassamento del livello medio degli studenti sempre più in difficoltà nel confronto con altre realtà nazionali. Sono d'accordo sostanzialmente con la critica espressa nell'articolo, peraltro molto sentita tra i colleghi e posso garantire, a chi avesse dubbi, che questo strumento non è affatto un mezzo per assegnare o riconoscere meriti ai ragazzi. Serve semmai ad alimentare, indirettamente, l'osceno mercato dei corsi dedicati al corpo insegnante che non offrono alcuna possibilità dì vero aggiornamento ma indottrinano al solito pensiero dominante. Essendo poi l'approccio invalsi sostanzialmente avulso dalla realtà scolastica, posso concordare anche sul fatto che si tratta di un potenziale strumento di etichettatura come già ahimè accade nella decantata scuola dell'inclusione.

    2. Luca VFR 5 febbraio 2024

      Etichettare significa selezionare, selezionare significa poter scegliere,scegliere significa creare schiavi di serie "A" e schiavi di serie "B" i quali, essendo fondamentalmente inutili, delle vere e proprio "scimmie col diritto di voto", nell'ottica di chi fa questi discorsi, devono essere neutralizzate in un qualche modo. Tra i vari modi quello migliore è quello che vede le suddette scimmie messe a guardare crescere le margherite. Ovviamente dalla parte delle radici.

    3. Fantine 5 febbraio 2024

      Ammesso che servano ad operare una selezione.
      Invero, quelle che definisci "le scimmie col diritto di voto" vanno benissimo al sistema.
      Coloro che posseggono invece capacità, hanno due alternative: essere cooptati dal sistema o esserne esclusi (morte sociale e/o professionale), in taluni casi anche fisica. Ed in tal caso sono loro a guardare le margherite dal lato delle radici.
      È certamente una generalizzazione, ma non del tutto.

    4. sarah 5 febbraio 2024

      Il che, purtroppo, non è da escludere. Visti i recenti trascorsi...

    5. Luca VFR 5 febbraio 2024

      Ma anche no, dato che saranno sostituiti dai robot.

    1. Linoleum 5 febbraio 2024

      e che valga la pena di correre il rischio di commettere un errore. Questa è la grande valutazione, che è esattamente la valutazione che fa il medico, che si muove, iper-semplificando, in una prospettiva probabilistica.

      E' l'approccio di tutti gli ambiti scientifici, stanno infatti cercando di attuare approcci scientifici ad ambiti umanistici, facendo danni. La medicina poi, è l'ibrido per eccellenza... quando lo capiremo saremo sani.
      Dalla prospettiva probabilistica, infatti, la follia di alcune approssimazioni che, se da un lato aiutano a realizzare modelli utili per l'analisi, contribuendo a ridurre lo spazio di non-conoscenza di un certo fenomeno, dall'altro - quando prese per verità assolute - allontanano dalla conoscenza, esponenzialmente man mano che si progredisce nell'analisi stessa. Ed hanno pure il coraggio di sottoscrivere questa enorme presa per i fondelli.

      Personalmente ho assistito a questo stesso discorso fatto da uno scienziato, in difesa di tale approccio alla ricerca, in pubblico spacciato da lui come l'unico possibile. Nonostante mi sia svenato, tirando fuori decine di argomentazioni, non l'ho smosso, finché era esposto al giudizio di una platea.
      Solo in privato, in una conversazione informale, a distanza di poche ore, ha ammesso di condividere il mio ragionamento: come uomo, e non come scienziato, anche lui NON SA, ma SENTE, che la conoscenza, in questi termini probabilistici, è falsa, è illusione, è il contentino per l'ego dell'umanità intera, e benché torni utile in alcuni casi in cui risulta sufficiente per risolvere problemi che si verificano nel nostro microcosmico livello vitale, non risolve il problema del Sapere in senso universale.
      Continuimo a dedicarci all'utile: siamo intelligentissimi... contenti voi...

    2. REmaggiore 5 febbraio 2024

      Il diario di bordo di "Fitzcarraldo" di Herzog

    3. sarah 5 febbraio 2024

      Esatto, @Linoleum. Ci offre un'ottima riflessione e un fondamentale spunto di ragionamento.

    4. Linoleum 5 febbraio 2024

      Grazie Sarah, quando vedo la volontà di produrre pensiero insieme mi si colma il cuore di gioia. Il grande potenziale dello scambio

    1. Bertozzi 5 febbraio 2024

      Comunque sono ridicoli ogni oltre immaginazione. A che servirebbe l'AI gli algoritmi ecc? A prevenire la dispersione scolastica, che significa: sempre più persone smettono di andare a scuola perché inutile e dannoso e tu che fai? Provi a mettere una pezza coll'algoritmo? L' algoritmo non trasformerà il maestrino pedante e ignorante in un essere carismatico, caro il mio garante, non cambierà in nulla tutta questa massa di zombie, non cambiera i programmi imbevuti di propaganda e falsità storiche per cui fate un mea culpa e ripartite da zero, se ne avete l'umiltà, cosa di cui dubito.
      In ultimo ricordo che l'istruzione è un diritto non un dovere, i ragazzi non devono dimostrare nulla allo stato o al garante, ma è lo stato e il garante che devono essere in grado di dare loro un' istruzione, se non sono in grado è perfettamente naturale che i ragazzi li mandino a quel paese e a tutta la massa di zombie toccherà trovare un altro modo di mangiare e vivere di spocchia

    1. pippo123 5 febbraio 2024

      I test INVALSI ( di oggi) contraddicono i tanti 110 e lode delle universita' meridionali...ed anche molti piagnistei

    1. Sonia Milone 5 febbraio 2024

      L'articolo è il primo di una serie di tre (pubblicazione mercoledi e venerdi).

      Rappresenta l'ultimo tentativo di digitalizzare e disumanizzare la scuola facendo fuori gli insegnanti come previsto da Bill Gates.

      Innanzitutto bisogna sapere che l'Invalsi
      1.è nato quando hanno aziendalizzato le scuole, hanno sottratto i finanziamenti pubblici e le hanno messe in competizione l'una con l'altra per accaparrarsi i pochi fondi pubblici disponibili. Sono il frutto delle feroci politiche neoliberali applicate alla scuola.
      Più studenti vanno bene nei test Invalsi, più la scuola ottiene la fama di essere una buona scuola, più iscrizioni ottiene e, quindi, più ottiene soldi.
      2.sono test a crocetta che il latinista Luciano Canfora definiva una mostruosità: premiano al massimo chi ha un pò di memoria e non chi sa elaborare criticamente le materie studiate.
      3.sono test standarizzati, uguali per tutti gli studenti d'Italia. L'obiettivo è standarizzarli in tutto l'Occidente.

      Non solo quindi la valutazione di Invalsi è arbitraria e fallace ma applicare l'IA a scopi predittivi il percorso scolastico di uno studente è follia pura.
      Solo gli insegnati possono conoscere lo studente con quell'insieme di qualità e competenze umane e professionali che nessuna IA potrà mai sostituire.
      Il 7 di uno studente non è il 7 di un altro, nonostante il voto sia uguale.

      La ricaduta sugli studenti sarà pesantissima (stiamo parlando anche di bambini!).
      In psicologia vige il meccanismo della profezia che si autoavvera: se tu prevedi che uno sarà un fallito, lo diventerà. Se invece hai fiducia nelle sue capacità, lui farà bene. Hanno fatto numerosi test a conferma. Ad esempio, hanno diviso una classe in 2 gruppi: al gruppo A dicevano che andavano male, al gruppo B che andava bene. Risultato: tutto il gruppo A è peggiorato (chi aveva 9 passava al 7, chi 7 passava al 5), tutto il gruppo B è migliorato. PS l'ho molto sintetizzata ma se andate a cercarla potete approfondire...

    2. emilyever 5 febbraio 2024

      Mi permetto di aggiungere, perchè ero a scuola quando fu introdotto l'Invalsi alle superiori per la prima volta, l'indegno comportamento della CGIL che accettò supinamente tali prove, anzi, appoggiò pure i presidi che richiesero fosse inseriti la preparazione e lo svolgimento delle prove Invalsi nel piano educativo di Istituto (di quest'ultimo mi vanto di non averne mai letto uno in 40 anni di insegnamento). I Cobas della scuola, invece, fornirono un bel dossier che noi, piccola pattuglia di dissidenti, utilizzammo in collegio docenti almeno per rifiutarci di "correggerli" secondo la scheda mandata dal ministero, che per esempio, non ricordo più in quale anno, fece impazzire i commissari d'esame delle scuole medie inferiori perchè la mandò completamente sbagliata.
      All'inizio la preside mentì ai docenti, dicendo che sarebbero stati completamente anonimi, invece, al collega che doveva consegnare i fogli ai ragazzi, fu assegnato un foglio con le corrispondenze fra i nomi dei ragazzi e i codici su ogni foglio, e lui, con molta non chalance, fingendo di non aver capito le istruzioni, distribuì i fogli a caso facendo saltare gli accostamenti. Il nostro piccolo gruppo di dissidenti si rifiutò di correggere i compiti,"coperti" dai Cobas. Alcuni che avevano capito il pericolo di queste prove strapparono la tessera della CGIL davanti al rappresentante sindacale. Ma la CGIL è ancora qui, e anche le prove Invalsi.

      ...E prima che intervenisse il garante della privacy (non ricordo se fosse ancora la buonanima di Rodotà) per togliere le domande personali, alle elementari la prova Invalsi aveva in allegato un questionario in cui si chiedevano ai bambini informazioni sulla vita familiare , tipo quanti libri ci fossero a casa loro, se avessero visto i genitori leggere un libro, la presenza di quanti televisori ecc.e altre amenità del genere

    1. Nestor Halak 5 febbraio 2024

      "In ambiti “altri”, lavorativo, della scelta o selezione di una certa istituzione o un’altra, se quell’etichetta fosse sbagliata noi staremmo comunque pregiudicando in qualche modo il suo futuro."

      Prima di tutto occorrerebbe essere certi di cosa misura esattamente l'algoritmo.Ma anche se l'etichetta fosse giusta e oggettiva potrebbe essere dannosa. Non si tratta infatti del risultato in quel momento di un particolare esame, ma di un giudizio sulla persona di durata indefinita che potrebbe essere usata in altri ambiti.
      E' umoristico che da un lato si tenti di negare ideologicamente l'esistenza di qualità fisicamente evidenti come maschio / femmina, bianco/nero, eterosessuale / omosessuale, e dall'altro si voglia creare discriminazioni nuove attaccando etichette predittive agli studenti.

    2. Sonia Milone 5 febbraio 2024

      Concordo. Sotto il caso specifico di prevedere il percorso scolastico si nasconde il solito tentativo di controllare le vite accaparrandosi quelle dei più giovani....

    1. PietroGE 5 febbraio 2024

      Francamente ho difficoltà a capire dove si vuole arrivare con l'articolo. Che differenza ci sarebbe tra il sistema di voti che è sempre stato presente nella scuola, non solo italiana, e il giudizio di un algoritmo. Con un voto basso ci si pregiudicava il futuro anche prima che arrivasse l'AI. Sospetto che quello che si vuole ottenere è l'abolizione del giudizio scolastico e la fine della meritocrazia. Tutti promossi, altrimenti si fa selezione e, nel caso di gente immigrata, si fa anche razzismo. A costoro va ricordato che la selezione la farà sicuramente il mercato del lavoro con le lettere di raccomandazione invece che con il merito e che il danno alla economia e quindi alla società sarà immenso. Qui si sta scherzando con il fuoco. Nelle scuole italiane ci vuole più meritocrazia e occorre raggiungere i piani alti nelle competizioni studentesche (oggi dominate dagli asiatici) se si vuole avere un futuro non africano per questo Paese.

    2. emilyever 5 febbraio 2024

      Hai mai letto un test Invalsi? a parte gli errori di quelli che lo "pensano" per cui il punto e virgola è considerato una pausa più lunga del punto fermo (forse perchè ormai si usa pochissimo, e non è un caso, e la sua funzione si è persa nella notte dei tempi) le domande sulla comprensione del testo italiano potrebbero essere prese ad esempio di come si voglia indirizzare verso il pensiero unico e penalizzare quelli che si pongono dubbi, cercano di contestualizzare, capire il sottotesto. Una risposta delle tre proposte è chiaramente sbagliata, una è quella considerata giusta per il ministero, ma (non in tutti i quesiti, e mi riferisco alle scuole superiori) un'altra la potrebbe prendere in considerazione lo studente che ha capacità critiche, o un pensiero divergente, e che sente il bisogno di spiegarla, di contestualizzarla. Giammai! l'algoritmo lo condanna, e mi chiedo anche se queste prove non servano a segnalare coloro che potrebbero diventare "persone che ragionano con la propria testa, per cui pericolose", meglio rendergli subito la carriera professionale più difficile.
      Non so se negli ultimi 10 anni da quando non sono più a scuola le cose siano cambiate, ma allora i docenti di matematica si lamentavano che un terzo dei quiz erano infattibili dai loro studenti perchè non rientravano nel programma ministeriale del nostro corso di studi . E' vero che all'inizio dell'anno alle scuole il ministero chiede i programmi, ma che uso ne fa?
      Almeno all'estero i docenti sono periodicamente in contatto con chi stila le domande, e non capita, come da noi, che ai bambini di seconda elementare vengano somministrate domande di comprensione sulla taigà e sulle dacie, visto che era un brano tradotto dalle prove finlandesi.

      Ma i curatori dell'Invalsi hanno voglia di sentire le varie scuole? hai visto dove si trova l'Invalsi (tieni conto che le mie sono dati di 10 anni fa): una splendida villa rinascimentale con molte stanze e un parco,in mezzo alla campagna, e con poca gente che vi lavora, e spesso a giorni alterni... vuoi mica che si chiedano se a 7 anni conoscono le foreste finlandesi?

      Poi è scorretto dire che quelli fragili riceveranno soldini in più per rinforzarli. Ripeto, se l'andazzo non è cambiato, è tutto il contrario: sono premiate con maggiori fondi le scuole che hanno avuto risultati migliori, penalizzate le altre, per cui le disuguaglianze saranno sempre più evidenti. A meno che, ti dico, come agli albori di questo quizzone, i docenti e i presidi non pensino che sia loro interesse che le risposte siano corrette, e magari proprio dalla dirigenza non si suggerisca di dare qualche aiutino, o magari si inviti i genitori dei disabili o degli stranieri appena arrivati, a tenere i loro figli a casa per quel giorno

    3. PietroGE 5 febbraio 2024

      Una cosa è se ci sono errori un'altra cosa ben diversa è, siccome ci sono errori, buttiamo a mare la selezione degli studenti e dichiariamo tutti idonei e tutti preparati. Così si prepara una classe di incompetenti che in una società che diventa sempre più tecnologica ed è in competizione con le società asiatiche, dove vige la meritocrazia scolastica, si gioca il proprio futuro. Voglio ricordare che noi non siamo uno di quei Paesi dove si fa un buco per terra, si vende quello che viene fuori e si vive da nababbi. Noi siamo un Paese manifatturiero che basa la sua ricchezza e la possibilità di pagarsi un minimo di welfare con la competenza e la capacità innovativa della nostra gente. Togliete questa risorsa dalla società e noi andiamo in direzione Africa senza le materie prime e le risorse energetiche del continente africano. Le disuguaglianze nella scuola ci sono sempre state e la differenza tra un algoritmo e il famoso compito in classe dei miei tempi è solo superficiale. Se si aboliscono le disuguaglianze a scuola a fare la selezione e quindi le diseguaglianze sarà il mercato del lavoro, sperando sempre che ci sarà un mercato del lavoro se si continua su questa strada.

    4. Bertozzi 5 febbraio 2024

      Ahahah LOL!

    5. Bertozzi 5 febbraio 2024

      Che si aboliscano le disuguaglianze a scuola è una tua illazione non suffragata da nulla, se avessi un figlio in età scolare sapresti che stai parlando del nulla.
      Poi non capisco tutti sti ragionamenti, se il sistema scolastico va a puttane è di sicuro colpa dell'immigrazione no! Come di tutto il resto! Non capisco cosa stiamo qui a ragionare, tanto il motivo di ogni sventura sempre quello è, no?
      L' intelligenza artificiale verrà usata contro di noi? Beh ma è sicuramente colpa dei barconi!

      Anche quando burocrati europei decidono scientemente di distruggere le poche capacità di apprendimento dei bambini attraverso piani attuati nel tempo con scienza e precisione da migliaia di maestrini e presidi... comunque la colpa è dei negri.
      Quando li costringevano alla mascherina senza ricreazione senza aria e senza possibilità di avvicinarsi l' un l' altro... La colpa era comunque dei negri se andiamo a ben vedere, dai ammettiamolo.

      Sei divertentissimo, ogni giorno meglio.

    6. uomospeciale 5 febbraio 2024

      Pensa che fessi gli asiatici per i quali conta solo il merito e i risultati raggiunti, mentre qui abbiamo il 6 politico, le quote rosa, le "azioni affermative" le "discriminazioni positive" le tutele etnico-liguistico- culturali, le quote LGBTQ, le quote panda, e siamo ossessionati H24 dal non dover mai far torto a nessuno con buona parte delle nostre leggi ormai pensate su misura di mediocre o addirittura di delinquente, per non scontentare o escludere mai nessuno.
      E quando qualcuno si permette di essere migliore trova solo porte chiuse e ostilità dovunque, al punto che fa molto prima a emigrare in qualche paese più civile del nostro.
      "L'importante è partecipare" e anche "non bisogna mai lasciare indietro nessuno" sono concetti che qui in Italia te li ripetono sino alla nausea già dalle scuole elementari:
      Niente di meglio per formare un popolo di mediocri perdenti a vita.
      Tralasciamo poi il fatto che in Italia la scuola è vista ormai come un percorso di formazione e valorizzazione personali invece che la fucina della futura classe dirigente e imprenditoriale di un paese.
      Di qui i milioni di laureati in materie non richieste sul mercato del lavoro sia pubblico che privato:
      e i decenni di impegno e fiumi di soldi di famiglia sprecati a studiare per poi attaccare una laurea al muro e andare a fare lo spazzino o a girare gli hamburger al McDonald's.
      Solo nei paesi in piena decadenza come il nostro è passato il delirante concetto che uno debba studiare quello che gli piace, invece di quello che gli servirà davvero in futuro.

    7. emilyever 5 febbraio 2024

      Tu parli come se l'Invalsi fosse l'unico strumento che un docente ha per valutare gli studenti. Se aboliamo tale test pensi passino tutti? ma se non fa neppure media con i voti scolastici! i risultati vengono comunicati direttamente al ministero, che poi valuta l'istituto in generale e manda i fondi, come ti dicevo (certo, per fortuna non solo in base a questi.)
      I sistemi di valutazione di ogni docente del consiglio di classe rimangono, ma come scrivevo anche sotto l'articolo sull'uso dell'inglese il fatto che i loro allievi debbano sostenere la prova Invalsi li ha condizionati e si comincia a credere che sia inutile, anzi, magari dannoso ai fini della prova Invalsi , lo svolgimento di un tema. vuoi mai che prima della sintesi imparino ad analizzare, a difendere la tesi con argomentazioni, a contestualizzare? e quindi meglio allenarsi a rispondere alla comprensione di un brano con crocette, già dalle elementari, e terrorizzare gli studenti con l'Invalsi che gli capiterà fra 3 anni, o alla maturità ecc. Meglio cercare di insegnargli la logica per superare un test, tanto devono abituarsi alla vita, no? se per caso da grandi vorranno insegnare, per esempio, vuoi mica che vadano a verificare, in un tema di concorso, se sai analizzare il ruolo della borghesia nella costruzione dello stato moderno come successe a me, o tradurre e commentare un pezzo di Quintiliano, e all'orale ti chiedano come imposteresti una lezione sulla guerra greco-gotica? no, dovrai superare un test a crocette magari solo di logica, o come è successo 2 anni fa per la classe di concorso di greco antico, con neppure una domanda sulla tua materia.

    8. PietroGE 5 febbraio 2024

      Ancora la tua ossessione : l' immigrazione.

    9. PietroGE 5 febbraio 2024

      Risus abundat ....

    10. PietroGE 5 febbraio 2024

      Io non sono d'accordo sulla sostituzione del vecchio compito in classe e dell'interrogazione con i test a crocetta, sto parlando della illusione, tipica della sinistra in Italia e in occidente, che si possa eliminare la disuguaglianza tra le persone con un qualche metodo scolastico di apprendimento. Tutti uguali, tutti promossi! Risultato tutti ignoranti. Quello che si può e si deve fare è formare una classe di persone competenti che possano dare il loro contributo in una società che diventa sempre più complessa con l'introduzione di tecnologie un tempo inesistenti e con problemi sociali nuovi. E per questo ci vuole la meritocrazia.

    11. Bertozzi 5 febbraio 2024

      Ahahah grande, la mia ossessione...

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