Il Vangelo di Gaza

Cosa dobbiamo imparare dalle lezioni bibliche di Netanyahu.

Laurent Guyénot
unz.com

In un discorso in ebraico del 28 ottobre, Netanyahu ha giustificato il massacro israeliano dei civili di Gaza con un riferimento biblico ad Amalek.

Dovete ricordare ciò che Amalek vi ha fatto, dice la nostra Sacra Bibbia. E noi lo ricordiamo. E combattiamo. Le nostre coraggiose truppe e i combattenti che ora si trovano a Gaza e in tutte le altre regioni di Israele si uniscono alla catena di eroi ebrei, una catena che era iniziata 3.000 anni fa, da Giosuè ben Nun, fino agli eroi del 1948, della Guerra dei Sei Giorni, della Guerra dell’Ottobre 73 e di tutte le altre guerre di questo Paese. Le nostre eroiche truppe hanno un obiettivo principale e supremo: sconfiggere completamente il nemico assassino e garantire la nostra esistenza in questo Paese.

Nella Sacra Bibbia di Netanyahu, Dio dà al suo popolo eletto la Palestina e lo stesso Dio ordina di sterminare gli Amaleciti, un popolo arabo che lo ostacola. Yahweh chiede a Mosè non solo di sterminare gli Amaleciti, ma anche di “cancellare il ricordo di Amalec sotto il cielo” (Deuteronomio 25:19).

Era stato lasciato a Saul il compito di finirli: “Uccidi l’uomo e la donna, il bambino e il lattante, il bue e la pecora, il cammello e l’asino“, gli ordina Yahweh (1Samuele 15,8). Poiché Saul aveva risparmiato il re amalecita Agag, Yahweh lo aveva destituito dalla carica di re e lo aveva fatto impazzire: “Mi pento di aver fatto re Saul, poiché egli è venuto meno alla sua fedeltà nei miei confronti e non ha eseguito i miei ordini” (15,11). Il santo profeta Samuele, che aveva una linea di comunicazione diretta con Yahweh, aveva dovuto lui stesso macellare Agag (“tagliò Agag a pezzi“, nella Revised Standard Version). Yahweh aveva poi dato la carica di re a Davide, che si era dimostrato uno sterminatore più obbediente, ad esempio quando aveva fatto passare gli abitanti di Rabba “sotto seghe, erpici di ferro e asce di ferro, e li fece passare attraverso il forno per mattoni; e così fece con tutte le città dei figli di Ammon” (2 Samuele 12:31).

Nonostante nella Bibbia vengano completamente sterminati, gli Amaleciti rimangono l’eterno incubo di Israele. Amalek è stato associato, come suo nonno Esaù, a Roma e al Cristianesimo, ma anche all’Iran, perché il cattivo del Libro di Ester, Haman, viene definito un Agagita, cioè un discendente del re amalecita Agag. Ecco perché l’impiccagione di Haman e dei suoi dieci figli e il massacro di 75.000 Persiani sono spesso confusi nella tradizione ebraica con lo sterminio degli Amaleciti e la brutale esecuzione del loro re. La lettura della Torah nel mattino del Purim è tratta dal racconto della battaglia contro gli Amaleciti, e termina con “Yahweh sarà in guerra con Amalec di generazione in generazione” (Esodo 17:16) [1].

In un articolo del 2009 del New York Times intitolato “Israel’s Fears, Amalek’s Arsenal” (Le paure di Israele, l’arsenale di Amalek), Jeffrey Goldberg riferisce che, quando aveva chiesto a uno dei consiglieri di Netanyahu di “fare una stima di quanto fosse profonda l’ansia del signor Netanyahu riguardo all’Iran”, la risposta era stata: “Pensi ad Amalek”[2]. Ora Netanyahu invita gli israeliani a ricordare Amalek mentre il loro esercito bombarda Gaza, uomini, donne, bambini, neonati e bestiame compresi.

Netanyahu non è impazzito, come avevo già spiegato in un altro articolo [anche tradotto su CDC]. È semplicemente posseduto dalla Bibbia, perché Israele e la Bibbia sono una cosa sola. La follia di Netanyahu è radicata nella Bibbia. La sua ossessione per Amalek è collettiva, condivisa dagli Ebrei religiosi sionisti di tutto il mondo. Ascoltiamo, ad esempio, questa conferenza del rabbino Eliyahu Kin, tenuta nel 2009, sulla questione: “Perché gli Ebrei devono distruggere Amalek?”. Ve la riassumo. Gli Amaleciti hanno meritato il loro destino perché si sono opposti alla volontà di Dio. La volontà di Dio è buona e opporsi alla volontà di Dio è male. Quindi sterminare Amalek è bene, mentre salvare un solo Amalecita, come aveva fatto Saul, è male. Infatti, poiché Dio è buono, sterminare Amalek è l’espressione della sua bontà. E poiché “il modo migliore per amare ciò che Hashem (Dio) ama è odiare ciò che Hashem odia”, odiare Amalek è amare Dio. Il motivo per cui gli Amaleciti odiano gli Ebrei non è perché gli Ebrei vogliano sterminarli. “Ciò che infastidisce Amalek è che l’Ebreo crede nel mussar, nella moralità, nell’etica, nell’essere buono, nell’essere gentile”. Gli Amaleciti sono malvagi anche perché si oppongono alla Torah – nella quale Dio ordina di sterminarli. In definitiva, riassume Rabbi Kin, “siamo crudeli con Amalek perché dobbiamo esserlo. Perché è esattamente quello che loro farebbero a noi se ne avessero la possibilità”. Perché? Perché Amalek “è un concentrato di odio”. E gli Ebrei devono odiare l’odio – tranne l’odio di Dio per Amalek, che devono amare come espressione dell’amore di Dio. Come affrontare una simile follia collettiva?

Più precisamente: cosa c’è di male se Netanyahu cita la Bibbia? È la Sacra Bibbia, no? La Parola di Dio! Anche a noi, popoli cristianizzati, è stato insegnato che nell’antichità Dio aveva scelto gli Ebrei, aveva dato loro la Palestina con l’ordine di sterminare gli Amaleciti (e i Madianiti, e molti altri popoli, sette nazioni in tutto). Cosa potrebbero obiettare i Cristiani al rabbino? Che all’epoca Dio aveva il sangue caldo, ma che ora si è dato una calmata? Che gli Amaleciti non ci sono più o che hanno il diritto di opporsi al progetto biblico? (Perché, sapete, ora c’è Israele). Basta con questo struggimento! Dopo tutto, Dio, il creatore dell’universo, ordina, nella nostra Bibbia cristiana, di sterminare Amalek, uomini, donne, bambini e neonati (e bestiame, perché Yahweh non fa differenza). È innegabile, indiscutibile, inconfutabile.

Ammettiamolo: il Dio dell’Antico Testamento è un diavolo assetato di sangue. Alcuni lo sanno da tempo e hanno cercato di metterci in guardia. Bakunin, per esempio, che vedeva l’ebraismo nel marxismo, affermava in Dio e lo Stato che di tutti gli dei adorati dagli uomini, Yahweh “era certamente il più geloso, il più vanitoso, il più feroce, il più ingiusto, il più sanguinario, il più dispotico e il più ostile alla dignità e alla libertà umana”. Citando John Kaminski, “Yahweh ha dato agli ebrei il diritto di rubare le terre degli altri (Deuteronomio 6:10-13, 6:18-19, 7:1-2). Yahweh ha dato agli Israeliti il diritto di commettere genocidi, di annientare i popoli di cui avevano il diritto divino di prendere le terre come proprie (Deuteronomio 7:16). Yahweh ha dato agli Israeliti il diritto di “distruggerli (gli altri popoli) con una enorme distruzione finché non siano distrutti” (Deuteronomio 7:23). Yahweh ha dato agli Israeliti il diritto di uccidere e depredare le altre razze dei loro beni (Esodo 3:20-22). Yahweh ha fatto degli Israeliti un popolo ‘santo’, una razza padrona tra le altre razze (Deuteronomio 7:6)”.

Bakunin era tra quegli intellettuali perspicaci che, nel XIX secolo, avevano aperto gli occhi e avevano capito che, fin dall’inizio, Israele era stata la creazione della divinità più malvagia. Ma la maggior parte della gente non li ascoltava, perché Israele era, per i Cristiani, un’astrazione, una storia, una leggenda sacra di un’epoca mitologica. Oggi, invece, Israele è reale e il suo carattere infernale è sotto gli occhi di tutti. Mai prima d’ora la realizzazione dell’anima malvagia di Israele era stata così accessibile. Viviamo in un tempo di rivelazione, ed è meglio non perderselo.

“I palestinesi si sono inconsapevolmente sacrificati per illuminare l’intera civiltà planetaria sulla profonda malvagità e sulla natura satanica dello Stato sionista di Israele”, ha scritto il Profeta in poltrona [3]. Un’affermazione profonda. Gaza è Cristo e Israele è Israele [4]. Ma Gaza è anche Amalek. Amalek era Cristo fin dall’inizio, ma noi non lo vedevamo, perché ci era stato detto che Cristo era il figlio di Yahweh e un tutt’uno con lui. Ora possiamo cominciare a vedere il nostro tragico errore. Questo è il nostro campanello d’allarme. Affrontiamo la verità su Yahweh e sul popolo eletto che ha creato a sua immagine e somiglianza (o viceversa).

Perché i Cristiani non hanno mai notato che, quando prometteva a Israele il dominio sulle nazioni a condizione di un culto esclusivo, Yahweh era lo stesso diavolo che era poi apparso a Gesù e “gli mostrò tutti i regni del mondo e il loro splendore [e] gli disse: ‘Te li darò tutti, se cadrai ai miei piedi e mi renderai omaggio‘” (Matteo 4,8-10). Dopo tutto, Satana è solo un “angelo di Yahweh” nella Bibbia ebraica (Numeri 22 e 32), indistinguibile da Yahweh stesso in 1Cronache 21.

Netanyahu ci sta aprendo gli occhi e attendo con ansia la sua prossima lezione biblica. Dopo aver menzionato Amalek, si è riferito al biblico Giosuè come ad un “eroe ebraico”. Leggete il Libro di Giosuè per capire cosa si intende e cosa intendono tutti gli israeliani che lo applaudono. Giosuè aveva commesso un genocidio dopo l’altro per ordine di Yahweh, uccidendo “uomini e donne, giovani e vecchi” (6:21) In tutto il Paese, “non lasciò un solo superstite e mise ogni essere vivente sotto la maledizione della distruzione, come Yahweh, dio di Israele, aveva ordinato” (10:40).

Tre giorni prima di quel discorso, Netanyahu aveva dichiarato al suo popolo: “Realizzeremo la profezia di Isaia“. Forse ricorderete che Isaia aveva profetizzato un tempo in cui tutte le nazioni “trasformeranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci” (Isaia 2:4). Ma tornate alla vostra Bibbia e leggete la profezia completa per capire cosa intende Netanyahu. Isaia parla di un tempo in cui “la Legge uscirà da Sion” e Israele “giudicherà tra le nazioni e arbitrerà tra molti popoli” (2:3-4). Ecco un altro passo di Isaia: “La nazione e il regno che non ti serviranno periranno e le nazioni saranno completamente distrutte” (60,12); “Succhierai il latte delle nazioni, succhierai le ricchezze dei re” (60,16); “Ti nutrirai delle ricchezze delle nazioni, le soppianterai nella loro gloria” (61,5-6). “La spada di Yahweh è ingozzata di sangue, è unta di grasso“, dice Isaia in occasione di “una grande strage nel paese di Edom [nonno di Amalek]” (34,6).

Un uomo, nel II secolo d.C., si era reso conto che Gesù non poteva essere il figlio di Yahweh, ma che era invece il suo arcinemico. Il suo nome era Marcione. Gli studiosi lo chiamano Gnostico, perché insegnava che Yahweh era un demiurgo malvagio e Cristo il dio buono che era sceso dal cielo per salvarci da Yahweh. Quasi tutti i testi che chiamiamo gnostici promuovevano questa visione, in una forma o nell’altra. Nell’Apocrifo di Giovanni, anch’esso del II secolo, Yahweh (o Yaltabaoth) è il primo di una serie di entità demoniache chiamate arconti, che usurpa la posizione di Dio proclamando: “Io sono un dio geloso, non c’è nessun altro che me”. Yaltabaoth e gli altri arconti tentano di imprigionare Adamo nel Giardino dell’Eden, un falso paradiso. Ma Cristo, che è il primo eone, invia Eva ad Adamo per liberare la luce intrappolata in lui e condurlo a mangiare il frutto liberatorio dell’Albero della Conoscenza.

Gli studiosi moderni hanno stabilito che lo Gnosticismo era nato all’interno del Giudaismo, probabilmente in Samaria. Secondo l’autorevole opinione di Gilles Quispel, lo Gnosticismo era stato un’eresia ebraica prima che cristiana. Nei primi tre secoli c’erano stati Gnostici cristiani e Gnostici anticristiani, ma erano tutti ebrei [5]. Come eresia ebraica, lo Gnosticismo può essere visto come un rifiuto da parte degli Ebrei spirituali della natura materialista e sadica di Yahweh. Gli Gnostici, tuttavia, prendevano ancora troppo sul serio la loro Torah e accettavano la premessa che, prima di diventare il dio di Israele, Yahweh fosse stato “Dio”, il creatore del mondo. In questo senso, erano ancora in preda ad un’illusione biblica.

Nell’infanzia ebraica del Cristianesimo, c’era stata la lotta tra Cristiani gnostici e Cristiani antignostici. Marcione aveva scritto il primo evangelium e fondato la prima ekklesia organizzata. Questa ekklesia era ancora molto forte all’inizio del III secolo, secondo Tertulliano, che racconta anche che il maestro gnostico Valentinus era quasi diventato vescovo di Roma (contro Marcione). Gli Gnostici, basandosi sull’insegnamento di Paolo, credevano che la nuova alleanza di Gesù li liberasse da quella di Mosè, ma i loro nemici insistevano sulla continuità e sostenevano che la Nuova Alleanza (o Testamento) adempiva piuttosto che contraddire l’Antica. Alla fine avevano prevalso gli antignostici e il Tanakh ebraico era entrato a far parte del canone cristiano. Questa poteva essere una mossa politica saggia finché lo scopo era quello di convertire gli Ebrei. Ma quando il Cristianesimo era diventato una religione gentile, aveva fatto sì che i gentili adorassero Yahweh insieme a Cristo.

Il Cristianesimo ci ha dato la grande storia di Cristo, l’uomo che voleva liberare gli Ebrei dal loro dio malvagio ed etnocentrico e che per questo era stato martirizzato. Ma nella civiltà gentile il Cristianesimo è diventato anche il cavallo di Troia di Yahweh. Lo spirito e l’insegnamento di Cristo sono arrivati a noi mescolati con lo spirito e l’insegnamento di Yahweh. Lo spirito di Yahweh è lo spirito delle stragi: “Lo spirito di Yahweh si posò su di lui (Sansone) ed egli scese ad Ashkelon, dove uccise trenta dei loro uomini e li depredò” (Giudici 14:19). Lo spirito di Yahweh è in tutto Israele, ora, più forte che mai, alimentato da un secolo di bagni di sangue orchestrati dai Sionisti.

In un libro scritto sotto lo pseudonimo di Seymour Light, The Marcion Thesis, Revisited, che consiglio, Nick Kollerstrom (autore anche del memorabile Terror on the Tube) fa notare che, se dovessimo disegnare il ritratto di Yahweh, egli dovrebbe essere un drago: Egli “cavalca i cieli” (Deuteronomio 33:22) con le sue ali (Salmo 17:8, 36:8, 91:4), mentre “dalle sue narici sale fumo e dalla sua bocca fuoco divorante” (Salmo 18:8 e Samuele 22:9). Yahweh condivide anche con i malvagi draghi della letteratura la sua brama di oro che accumula nella sua dimora: “Mio è l’argento, mio l’oro!“. (Aggeo 2:8). (Secondo 1Re 10:14, la quantità di oro accumulata ogni anno nel tempio di Salomone era di “666 talenti d’oro“). Come i draghi, anche Yahweh è un consumatore di giovani vergini: trentadue di esse gli erano state offerte dopo la strage dei Madianiti, presumibilmente bruciate in olocausto insieme ai buoi, agli asini e alle pecore che facevano parte del bottino di Yahweh (Numeri 31).

Nell’episodio della contesa di Elia con i profeti di Baal, il fuoco divoratore di Yahweh è dato come prova definitiva che egli è Dio: “Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome di Yahweh; il dio che risponde con il fuoco è davvero Dio” (1Re 18,24). Che spiritualità! È il fuoco divoratore di Yahweh che ora si scatena su Gaza.

È meglio che ve ne rendiate conto: Yahweh, il Dio di Israele, è Satana.

Laurent Guyénot

Riferimenti:

[1] Elliott Horowitz, Reckless Rites: Purim and the Legacy of Jewish Violence, Princeton University Press, 2006, pp. 122-125, 4.

[2] Jeffrey Goldberg, “Israel’s Fears, Amalek’s Arsenal,” New York Times, May 16, 2009, on www.nytimes.com

[3] The Armchair Prophet, “What’s happening in Gaza right now is beyond biblical…beyond apocalyptic,” State of the Nation, November 2, 2023, on https://stateofthenation.co/?p=193985

[4] Watch Abby Martin’s 2019 documentary Gaza Fights for Freedom.

[5] Gilles Quispel, Gnostica, Judaica, Catholica. Collected Essays of Gilles Quispel, edited by Johannes Van Oort, Brill, 2008. Also Attilio Mastrocinque, From Jewish Magic to Gnosticism, Mohr Siebeck, 2005.

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/article/the-gospel-of-gaza/
06.11.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Laurent Guyénot è nato in Francia nel 1960. Dopo essersi laureato come ingegnere all’École Nationale Supérieure de Techniques Avancées di Parigi e aver lavorato per due anni nell’industria degli armamenti negli Stati Uniti, si è dedicato allo studio della storia religiosa e dell’antropologia. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Studi Medievali alla Sorbona di Parigi e da allora è autore di diversi libri in francese sull’”antropologia narrativa” medievale, tra cui La lancia sanguinante (2010) e La morte delle fate (2011). Ha inoltre pubblicato un’indagine sui danni psicologici e sociali della pornografia di massa. Negli ultimi otto anni ha condotto ricerche sulla “storia profonda” dell’America e ha collaborato con Voltairenet.org. Il suo libro JFK-911 è un contributo significativo alla comprensione dei fili comuni che collegano i due più gravi crimini dello Stato Profondo nella storia americana.

 

 

 

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