Russia: alla ricerca della Potenza perduta

Intervista all'analista geopolitico e saggista Alessandro Fanetti

AVVISO PER I LETTORI: Abbiamo cambiato il nostro indirizzo Telegram. Per restare aggiornato su tutti gli ultimi nostri articoli iscriviti al nostro canale ufficiale Telegram .

Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

Incontriamo lo studioso Alessandro Fanetti, autore del libro “Russia: alla ricerca della potenza perduta” (Edizioni Eiffel, 2021), per affrontare la realtà di un Paese che sembra lontano, ma che invece è vicinissimo, tenuto però a distanza dall’Occidente, pur non allontanandolo mai dal mirino.

Non è certo un mistero che il sogno segreto di ogni conquistatore che voglia arrivare davvero lontano, è sempre stato quello che Sir Halford John Mackinder chiamava “Heartland”: il Cuore della Terra.

Chi riesce a prenderlo, si prenderà il mondo. Dai tempi dei Cavalieri Portaspada a Carlo XII, da Napoleone a Hitler. Ci hanno provato in molti.

Oggi più che mai, la Russia è tornata. Ed è un player geopolitico cruciale con cui bisogna fare davvero i conti: ciò riguarda anche chi vuole il reset globale. E non è detto che essa sia su quella stessa sponda, anzi.

Questa è molto più di una intervista. E molto presto, scoprirete il perchè.

  • Alessandro, perché hai deciso di studiare la Federazione Russa?

Innanzitutto, approfitto di questa prima domanda per ringraziare tutta la redazione di ComeDonChisciotte.org per l’occasione datami e per l’interesse dimostrato riguardante il mio scritto, oltre ovviamente tutti i lettori che vorranno spendere un po’ del loro tempo per questa intervista e per approfondire queste tematiche.

Tematiche che partendo dalla Russia si ampliano e vanno a toccare anche la vita quotidiana di ciascuno di noi.

Tematiche che per i lettori di ComeDonChisciotte (e per chiunque vorrà) saranno trattate e approfondite anche in un documentario che uscirà in Primavera – Estate 2022 proprio a nome di questa testata informativa e alla quale darò anche il mio contributo.

Per entrare nel merito della questione, dunque, parto dalla seconda parte della domanda e vi dico che questo testo tratta sia le questioni interne che quelle esterne alla Russia.

Per questioni interne intendo, in primis, il lavoro di ricostruzione di un’identità del “terzo millennio” il più possibile onnicomprensiva dopo la dissoluzione dell’URSS e i difficilissimi anni di El’cin (all’ovest comunemente conosciuto come Yeltsin o Eltsin, ndr), attraverso una forte riscoperta dell’ortodossia, della vittoria nella Grande Guerra Patriottica, di un certo militarismo, dell’eurasiatismo e del panslavismo, solo per citare alcuni punti fondamentali.

Ricostruzione voluta fortemente dall’uomo forte da più di 20 anni, Vladimir Putin. Ex agente del KGB venuto alla ribalta pubblicamente grazie alla Seconda Guerra Cecena, devastante dal punto di vista umanitario ma sostanzialmente risolutiva da quello politico.

Ricostruzione che poggia anche sulla nuova Costituzione approvata in via definitiva nell’anno in corso, osteggiata praticamente da tutte le “variegate” opposizioni ma vero pilastro della Russia del Nuovo Millennio.

Per quanto riguarda le questioni esterne, invece, partendo dall’ultimo “Concetto di Politica Estera” tratto il rinnovato impegno della Russia del Nuovo Millennio sia verso l’ “Estero Vicino” che verso l’ “Estero Lontano”, dopo il sostanziale abbandono di quest’ultimo da parte di El’cin. Un impegno che vede Mosca a lavoro ovviamente in Asia, ma anche in Africa e in America Latina.

Rinnovato impegno che, insieme alla proiezione “incredibile e fulminea” della Repubblica Popolare Cinese, sta scombinando il mondo unipolare post dissoluzione dell’URSS.

Un mondo che vede un grande scontro fra i fautori del multipolarismo e quelli della globalismo.

Un mondo caratterizzato da ciò che definisco nel libro come “Guerra a temperature alterne”, che a mio avviso durerà anche nel medio – lungo periodo, fluttuante fra le varie gradazioni racchiuse fra la Guerra Fredda e la Guerra Calda.

Confronti tra potenze che si giocano su vecchi e nuovi campi di battaglia, con l’Artico e lo Spazio che avranno sempre maggior peso.

Infine, non dimentico di trattare il ruolo che gioca l’Europa (e quello che invece potrebbe giocare) e quello dell’Italia, nonché il nuovo fronte di scontro: la “geopolitica dei vaccini”.

Ho reputato utile offrire al lettore uno scritto che racchiudesse in sé tutte queste caratteristiche e notizie, proprio in virtù dei cambiamenti molto recenti che abbiamo visto e che stiamo vivendo, riportando anche varie fonti di alto livello per chi volesse ulteriormente approfondire le singole tematiche.

Russia: alla ricerca della potenza perduta
Alessandro Fanetti, analista geopolitico
  •  “Come sta” la Russia in questo momento e che ruolo sta svolgendo nel panorama geopolitico globale?

La Federazione Russa ha vissuto, e in parte sta ancora vivendo, un momento di transizione interna dopo gli ultimi 10 anni del XX secolo. La situazione economico – sociale penosa nella quale l’aveva lasciata quella classe dirigente ultraliberista ha imposto a Putin un cambio di passo, a mio avviso anche troppo debole rispetto alle reali necessità. Molti oligarchi di quel periodo sono stati estromessi dalla stanza dei bottoni e lo stesso El’cin, che pure era stato decisivo per l’ascesa al potere dell’attuale inquilino del Cremlino, l’ha criticato più volte. L’adozione della nuova Costituzione la reputo una delle mosse più importanti del ventennio putiniano, in quanto cerca di fissare ciò che la Russia è divenuta nel Nuovo Millennio.

Per quanto riguarda il ruolo di Mosca nel mondo, è assolutamente più propositivo e slanciato rispetto all’ultimo decennio del XX secolo. La proiezione esterna in difesa degli interessi strategici del Paese e per la conquista di nuove “fette” di mondo per propugnare la sua idea di sviluppo e insidiare l’unipolarismo a guida USA, sta dando frutti significativi. Il ritorno in America Latina con il sorvolo dei bombardieri strategici sul Venezuela ne è un esempio lampante. Così come l’attivismo in Africa e la rafforzata sintonia con la Cina.

  • A proposito di Cina, quali sono i rapporti Mosca – Pechino?

Il tentativo fatto da El’cin di far divenire la Russia un Paese sostanzialmente inserito nel contesto internazionale liberale post – 1989 è fallito e dopo un momento (durato alcuni anni) di riflessione strategica fatto dalla nuova classe dirigente, Mosca ha deciso di riscoprire la visione eurasiatica e di creare una rinnovata e più stretta relazione con la Cina.

La chiave di volta si può far risalire al 2014, quando il colpo di stato in Ucraina ha definitivamente convinto le già dubbiose élite russe che l’occidente non era un partner affidabile.

La Cina vede tutto ciò di buon occhio, riuscendo così ad approfittare delle ingenti risorse naturali russe, avendo al suo fianco un alleato in grado di picconare il predominio di Washington nel mondo (in ottica multipolare) e collaborando per la stabilizzazione dell’Asia.

L’Occidente ha perso la grande occasione di mantenere la Russia vicina e “tranquilla” e ora ne paga le conseguenze.

In questo senso, l’Italia ha la coscienza a posto in quanto nel 2002 l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lavorò alacremente per questo risultato e l’Accordo di Pratica di Mare garantì davvero un punto di grande distensione USA (NATO) – Russia.

  • Abbiamo toccato vari temi e molti Paesi. Manca però all’appello l’Unione Europea. Che ruolo ha in tutto questo?

L’Unione Europea, essendo un’entità molto vaporosa in politica estera (e non solo), lascia sostanzialmente gli Stati membri da soli a decidere cosa fare e come farlo a livello internazionale.

Trovare una posizione comune è sempre stato il “Tallone d’Achille” di questa entità e credo proprio che lo sarà anche in futuro. Anche perché spesso gli interessi dei singoli Paesi membri sono opposti.

La guerra in Libia nel 2011 ne è stato un fulgido esempio, con la Francia che cinicamente aveva tutto da guadagnarci e l’Italia che aveva tutto da perdere.

Diversa è la posizione e la forza d’urto della NATO, della quale molti Paesi europei fanno parte anche se Washington ne gestisce le redini reali.

Quest’ultima cerca davvero di gestire le questioni geopolitiche europee, nella stragrande maggioranza dei casi riuscendoci, ma talvolta anche fallendo l’obiettivo.

Il caso del gasdotto North Stream 2 che collega la Russia alla Germania senza passare da altri Paesi ne è un esempio lampante. Fortemente voluto da Berlino e oggettivamente molto utile per garantire approvvigionamenti sicuri e rapidi, è stato osteggiato dagli USA in tutti i modi perché esso si potrebbe prospettare come un tassello di quella autonomia strategica europea da un lato, e di una rinnovata relazione Berlino – Mosca – Bruxelles dall’altro (entrambe le cose viste come il diavolo in persona da Washington).

  • Parliamo della “Covid-19”. E’ stato, e lo è ancora, un cataclisma geopolitico globale.

La Covid ha mostrato tutte le debolezze e la precarietà dell’attuale situazione internazionale, in primis rendendo lampanti le diseguaglianze tra Paesi e mostrando ancora una volta tutta la debolezza degli organismi internazionali come l’ONU. Ogni Paese ha fatto sostanzialmente per conto suo e la Federazione Russa, registrando in tempi record un vaccino, ha acquisito un vantaggio geopolitico strategico nei confronti dell’occidente. Molti Paesi si sono rivolti a Mosca per avere dosi in tempi rapidi (anche alcuni di quelli del “blocco occidentale”) e il Cremlino ha usato quest’arma per rafforzarsi agli occhi del mondo.

Anche la Cina ha tentato di fare lo stesso e in parte c’è riuscita, ma l’onta di aver visto nascere il virus in “casa propria” gli ha comunque creato dei disagi che stentano ad essere cancellati.

  • Cosa significa “globalismo vs multipolarismo”?

La visione del mondo uscita trionfante con la caduta del Muro di Berlino e la successiva dissoluzione dell’Unione Sovietica era quella definita da Francis Fukuyama come “fine della Storia”.

Democrazia liberale e libero mercato avevano trionfato per sempre, con buona pace di tutte le altre esperienze e modelli.

Politicamente, l’Occidente ha visto questo come la possibilità concreta di creare un “mondo unico”, di globalizzare la propria visione esportandola anche laddove questa era inapplicabile o non vista di buon occhio.

Questo ha giustificato le tragiche guerre per “esportare la democrazia”, debellare il fondamentalismo islamico, etc.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti e la pessima figura di Washington in Afghanistan ha mostrato tutta la debolezza teorica e pratica di questa visione.

Dunque, se delle forze ancora pensano che i propri valori (e i propri interessi) siano universali e vadano imposti al mondo intero, altri puntano alla creazione di un mondo multipolare dove ogni polo possa vivere e gestirsi come meglio crede, senza interferenze esterne pericolose anche per la stabilità e la sicurezza globale.

Questa è, a mio avviso, la grande sfida geopolitica (e direi anche esistenziale) della nostra epoca.

  • Cosa ne pensi delle imminenti elezioni parlamentari in Russia e del futuro di Putin?

Non credo che le elezioni parlamentari cambieranno di molto la politica russa di questi ultimi anni. Certamente saranno un test significativo per Russia Unita, anche perché si vota anche per il rinnovo di alcune cariche territoriali, ma nella sostanza non credo che ci siano stravolgimenti.

Per quanto riguarda il futuro di Putin, nessuno può sapere con esattezza quando e come lascerà il Governo del Paese, ma una cosa è certa: tutto ciò che ha fatto e sta facendo è per garantire continuità.

No stravolgimenti, no cambiamenti radicali. Questo è il suo mantra.

Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

L’AUTORE

 

Russia: alla ricerca della Potenza perdutaAlessandro Fanetti, nato a Siena nel 1988, è uno studioso di geopolitica e relazioni internazionali iscritto all’Associazione Italiana Analisti di Intelligence e Geopolitica.

Laureatosi in Scienze Internazionali e ottenuto un Master in Intelligence Economica presso lo IASSP di Milano, ha iniziato ormai da qualche anno a collaborare con vari Istituti e Associazioni che si occupano delle sue materie di competenza.

Le aree di studio e di analisi alle quali dedica la maggior parte degli sforzi sono quella “Ex URSS” e quella “latinoamericana e caraibica”, ovviamente sempre ampliando l’orizzonte verso il “Sistema Mondo”.

Per ComeDonChisciotte.org ha scritto: “Tecnici al potere: come l’intelligence cambia le nostre vite e “L’Intelligence economica: il nuovo occhio sul mondo”.

Il suo primo libro è Russia: alla ricerca della potenza perduta (Edizioni Eiffel, 2021).

 

20.09.2021

ComeDonChisciotte.org porta all’attenzione le iniziative editoriali di terzi, nell’esclusivo interesse culturale e informativo del lettore, senza scopo di lucro.

Potrebbe piacerti anche
Notifica di
16 Commenti
vecchi
nuovi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
16
0
È il momento di condividere le tue opinionix