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Operazione Mosul: una valutazione ad interim e open source dei danni ambientali

DI WIM ZWIJNENBURG

bellingcat.com

Mentre l’Operazione Mosul procede lentamente, una miriade di informazioni open-source sta venendo fuori sia dalla provincia di Ninawa che da altre aree in cui intensi combattimenti hanno avuto luogo in precedenza, indicando che il conflitto in corso ha lasciato una  disastrosa eredità ambientale nel territorio Iracheno. Ciò può comportare rischi acuti e cronici per la salute umana delle comunità irachene che sono già in difficoltà con le conseguenze umanitarie della guerra. Evacuazioni su vasta scala, traumi di guerra e mancanza di servizi di base hanno gravi impatti sulla salute pubblica; e ora molte comunità rischiano di essere colpite anche da un ambiente inquinato dal momento che stanno continuando i combattimenti intorno a qualche conduttura petrolifera irachena e alle strutture industriali, insieme alla tattica della terra bruciata attuata dal così detto Stato Islamico (IS).

Questa analisi si occuperà di qualcuno dei più vulnerabili siti industriali e altri potenziali hotspot ambientali che possono rappresentare una minaccia alla salute pubblica per i civili che sono stati presi di mira/danneggiati negli ultimi tre mesi o che sono venuti in superficie nel corso della nostra indagine e dovrebbero essere monitorati. Tempestiva identificazione, valutazione e verifica, son fondamentali per prevenire ulteriori danni ambientali, stimolando risposte migliori da parte degli operatori umanitari per minimizzare l’esposizione dei civili ai residui tossici della guerra, e preparando una lista indicativa di fonti che dovrebbero essere parte di una vasta valutazione ambientale post-conflitto da parte del governo iracheno con il supporto di rilevanti organizzazioni internazionali di esperti, come il Programma Ambientale delle Nazioni Unite. Le informazioni discusse nell’articolo si basano su fonti open-source, Landsat 8 della NASA, usando EOS Data Analytics LandViewer    e ESA Sentinel 2,, informazioni raccolte da un sopralluogo sul campo nel nord Iraq  fatta dall’autore a fine di Gennaio 2017.

Quads l’operazione Mosul è iniziata, abbiamo pubblicato un analisi veloce e sporca sulle strutture industriali chiave e infrastrutture critiche che, se danneggiate o distrutte, comporterebbero inquinamento localizzato e colpirebbero la salute pubblica. Circa tre mesi dopo, sono diventate di pubblico dominio ulteriori informazioni che possono aiutare a verificare e integrare la lista di potenziali fonti di inquinamento.

Il cielo azzurro diventa nero

Una delle fonti di inquinamento più visibili e incalzante è l’incendio di pozzi petroliferi di Qayyarah. Oltre 20 pozzi sono stati dati alle fiamme a giugno 2016, e gli incendi si sono intensificati nei mesi seguenti. Qayyarah, una piccola città di 15.000 abitanti che si trova vicino a una base aerea, è stata parzialmente evacuata a causa dei combattimenti e degli incendi. Pennacchi di suo nocivo hanno oscurato i cieli sopra la città, e messo in serio pericolo la salute dei civili, come ha sottolineato l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA) nel proprio rapporto ambientale [PDF]) :

Le conseguenze sulla popolazione locale e sulla salute delle comunità colpite dipende dal concentrazione di inquinanti inalati, come dalla durata dell’esposizione e dalla distanza dall’incendio di petrolio. Gli effetti potenziali da esposizione sulla salute comprendono irritazioni cutanee, naso che cola, tosse, problemi respiratori, irritazione di occhi, naso e gola, così come aggravio di asma a problemi sinusali.

Il monitoraggio della salute nella città di Qayyarah e dintorni fatta dall’organizzazione mondiale della sanità (WHO) ha avuto inizio nell’ottobre 2016 quando cliniche mediche si sono stabilite vicino alla città e si è cominciato a inserire le registrazioni dei casi medici riportati nelle cliniche nel sistema E-WARN del WHO. Le infezioni respiratorie acute riportare dalle cliniche non hanno mostrato un’impennata fino alla settimana 46, quando l’Isba dato fuoco ad una fabbrica di zolfo Al-Mishraq, che ha rilasciato 92 mila tonnellate di diossido di zolfo causando effetti acuti sulla popolazione locale. Il numero di pazienti con problemi respiratori ha avuto un’impennata da quella settimana in poi. Oltre 20 persone sono morte per complicanze causate dall’inquinamento e oltre 1500 persone sono ricorsi a cure mediche dopo essere stati esposti alla nube di solfuro che si è estesa sopra l’area. La situazione è temporaneamente peggiorata quando un attacco ad un impianto per il trattamento delle acque ha rilasciato una nume di gas di cloro, utilizzato per la purificazione dell’acqua.<

Secondo le cifre del WHO fornite all’autore, c’è stata un’impennata del 40%nei casi riportati di problemi respiratori acuti nelle cliniche del governatorato di Ninawa. Comunque, quando gli incendi si sono estinti, i casi rilevati sono tornati ai livelli “normali” registrati nel 2015. Ci sono continue preoccupazioni sia da parte di organizzazioni umanitarie che dei residenti locali, che l’incendio dei pozzi e le fuoriuscite di petrolio possono inquinare l’acqua potabile, pertanto è fondamentale che il governo Iracheno, con il supporto di rilevanti organizzazioni, attivi un sistema di monitoraggio ambientale , specialmente per le fonti di acque sotterranee e il suolo, e inizi a far crescere la consapevolezza tra le comunità locali su sicurezza degli alimenti e igiene, come l’assunzione indiretta di fuliggine attraverso cibo o ingestione può portare a problemi di salute.

Dal momento che l’operazione Mosul continua, continua anche il rischio che i siti industriali o le infrastrutture critiche possano essere danneggiate, portando al rilascio di sostanze pericolose nell’ambiente.  Dall’uscita del nostro precedente blog, numerosi nuovi siti a rischio sono stati identificati.

Siti petroliferi a ovest di Mosul (raffinerie e stoccaggio)

All’inizio di gennaio, l’outlet commerciale satellitare Demos Images ha postato un’immagine dell’incendio dei pozzi petroliferi di Qayyarah, compreso un enorme pennacchio di fumo a est di Mosul. In quel luogo, ci sono diversi siti a rischio che ne potrebbero essere responsabili. Il principale sospetto potrebbe essere la raffineria petrolifera di Kasik – prima che la guerra iniziasse, aveva una capacità di produzione di 10.000 barili al giorno. A giugno 2016c’erano notizie su Twitter che la raffineria era stata colpita, con foto chemostravano un pennacchio di fumo, sebbene la localizzazione dell’immagine non sia stata verificata.

In ogni caso l’Operation Inherent Resolve (OIR) nel proprio rapporto riferisce solo che è stata colpita una unità tattica quel giorno. Ci sono anche rapporti precedenti da parte di media locali che gli USA hanno colpito la raffineria e petroliere il 22 marzo 2016, sebbene il rapporto dell’OIR per quel giorno menzioni solo un attacco vicino a Kisik (altro nome di Kasik) su tunnel, posizioni di battaglia e IED, senza accennare agli attacchi alle infrastrutture petrolifere.

 

A Nord-est della raffineria di Kasik, ci sono anche altri due punti di interesse: un’impianto di stoccaggio di petrolio e un sito di stoccaggio gas. Il primo sembra intatto dalle immagini satellitari di Novembre 2016, mentre l’altro è stato parzialmente danneggiato da tutte le immagini del 2017 disponibili su TerraServer. (Aggiornamento: lo stoccaggio gas è risultato essere uno stoccaggio di grano, che è stato colpito dall’Air Force francese. Grazie a @obretix.)

Raffinerie petrolifere di fortuna di Tel Afar, Ninawa

Un altro aspetto preoccupante potrebbe essere il cambio delle operazioni petrolifere da parte dell’IS. Quando le raffinerie petrolifere professionali sono colpite o danneggiate da attacchi aerei, o perse a causa di ritirate (come Baiji e Qayyarah), la raffinazione di petrolio usando strutture di fortuna guadagnano maggiore popolarità. Usare raffinerie di fortuna è diventata una pratica comune nei governatorati siriani di Deir az Zor e Hasakah, come indicato in precedenti post qui in Bellina e nel report di PAX “Terra bruciata e vite carbonizzate”.

A giugno 2016 Stratford ha riferito che siti analoghi di produzione artigianale sono stati scoperti anche in Iraq, rivelando un luogo specifico in Ninawa,vicino al villaggio di Adayah.

Queste raffinerie probabilmente prendono l’olio grezzo dalle aree petrolifere di Sheikh Ibrahim e Addayah. Un recente esame dell’area usando  TerraServer e Sentinel 2 hanno mostrato altri tre siti a sud est di Tel Afar, con una gran quantità di strutture petrolifere di fortuna, in aree ancora controllate da IS. Tuttavia, si rileva un’attività minima in questi siti.

Molto probabilmente, civili stanno lavorando a questi siti per raffinare petrolio grezzo almeno da inizio 2015. Se civili, bambini compresi, delle comunità locali stanno lavorando in questi siti, la risposta umanitaria e gli esperti medici dovrebbero identificare se ci sono questioni sanitarie croniche o acute in queste comunità.

Altri rischi ambientali dalle strutture industriali

Attacchi o danni ai siti industriali possono esacerbare rischi ambientali alla salute dei civili e ostacolare la risposta umanitaria. Perciò, mappare i potenziali hotspots può migliorare la rapidità di identificazione di questi luoghi. UN-Habitat, il programma UN che si occupa di insediamenti umani, ha fatto una panoramica molto istruttiva sui siti industriali in Mosul, nel suo “Mosul City Profile”. Le informazioni raccolte vengono sia dai documenti pre-2014 di pianificazione di sviluppo urbano e economica di vari ministeri iracheni, sia da consultazioni con esperti del Mosul che sono fuggiti dalla città dopo che l’IS ha preso il controllo. Prima della guerra, Mosul ospitava vari impianti di industria leggera e pesante, principalmente ne settore tessile, attrezzatura medica e farmaceutica. Molti di questi siti sono stati smantellati dall’IS, e le attrezzature sono state portate in Siria o vendute. Alcune fabbriche sono state bombardate, come il principale impianto tessile della città, e la fabbrica farmaceutica. UNHABITAT ha stimato che da Agosto 2016, dal 60% al 75% delle imprese industriali della città sono state distrutte.

Al momento di scrivere, non è chiaro fino a che punto questi impianti abbiano ancora sostanze chimiche in stoccaggio e possano comportare una minaccia alla salute delle comunità o all’ambiente. Quindi, i team di esperti impegnati a visitare questi siti dovrebbero iniziare rapidamente a valutare la presenza di sostanze tossiche industriali e, se necessario, iniziare un monitoraggio di questi siti. Potrebbe esserci ache un ruolo per i cittadini, per esempio aggiornando le immagini delle aree di interesse che dovrebbero essere verificate da un esperto.

Un’altra questione è l’uso di attrezzature radioattive negli ospedali, e il potenziale inquinamento in caso questi vengano colpiti. Come ha descritto UNHABITAT  a proposito del complesso medico di Ibn Sina:

L’ospedale non ha un sistema di gestione dei rifiuti adeguato. I sui rifiuti nucleari e residui di materiale radioattivo sono gettati via in maniera non sicura in cisterne settiche. Se bombardato, sarebbe sicuramente un disastro ambientale. I rifiuti nucleari e radioattivi stoccati nella cisterna settica potrebbero percolare nel suolo e diventare un pericolo sanitario.

La guerra delle trincee di petrolio

L’ultima preoccupazione ad apparire nelle analisi del satellite fornita da Stratford sono le trincee scavate dall’IS a sud di Mosul. Sebbene possono esserci varie ragioni per usare trincee, come bloccare veicoli e truppe che entrano in città, o per formare una linea di difesa, precedenti azioni dell’IS indicano che potrebbero riempirle con petrolio greggio o prodotti chimici, e dargli fuoco, usandole per creare una cortina di fumo o, nello scenario peggiore, creando nubi di gas tossico come ultima risorsa. Tattiche simili sono state usate a Baghdad nel 2003.

Pozzo petrolifero in fiamme a Baiji

Imagini recenti rilasciate da LANDSAT 8 della NASA mostra anche un continuo fuoco di petrolio ad uno dei pozzi di petrolio a est della raffineria di Baiji. La raffineria stessa è stata gravemente danneggiata durante il prolungato combattimento e bombardamento del 2014-2015. I dati LANDSAT 8 forniti da EOS Data Analytics nel loro archivio Landviewer mostrano che il pozzo sta bruciando da Febbraio 2016, e potrebbe bruciare anche da prima, visto che non ci sono in archivio immagini anteriori disponibili.

Rischio di armi chimiche

Diversi rapporti dei media menzionano i tentativi dell’IS di produrre usare armi chimiche, in particolare iprite.Produzione su grande scala di missili e granate all’irite sembra essere una priorità per la lidership dell’IS – a fine gennaio 2017, sono stati scoperti missili terra-terra russi vicino a quello che sembrava essere un impianto di produzione di agenti chimici di guerra. Questo tipo di impianti e laboratori artigianali che utilizzano prodotti chimici industriali rappresentano un’ulteriore minaccia per i civili che abita nel vicinanze a causa dei rischi di esposizione. A causa della minaccia di armi chimiche, il WHO ha effettuato attività di training e capacity building a ottobre 2016 su come far fronte ad agenti chimici in caso di attacco.

Wim Zwijnenburg

 Fonte: https://www.bellingcat.com

Link: https://www.bellingcat.com/news/mena/2017/02/21/mosul-operation-interim-open-source-assessment-conflict-related-environmental-damage/

21,02.2017

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GAIA GALASSI

 

Pubblicato da Davide

  • Vamos a la Muerte

    Il tizio sembra più che altro interessato alla salute dei pozzi petroliferi. Bah…

  • silvano

    Ad Aleppo gli interessavano le persone.