epa08100603 Thousands of Iranians take to the streets to mourn the death of Iranian Revolutionary Guards Corps (IRGC) Lieutenant general and commander of the Quds Force Qasem Soleimani during an anti-US demonstration after Friday prayers in Tehran, Iran, 03 January 2020. The Pentagon announced that Iran's Quds Force leader Qasem Soleimani and Iraqi militia commander Abu Mahdi al-Muhandis were killed on 03 January 2020 following a US airstrike at Baghdad's international airport. The attack comes amid escalating tensions between Tehran and Washington. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

DELITTO COMUNE

DI ANTONIO DE MARTINI

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Devo dire che ha ragione Giorgio Passardi (vedi post più sotto) a pensare che in Iran ci sia anche chi ha emesso un sospiro di sollievo alla notizia dell’assassinio di Suleimani.

L’opposizione laica lo avrebbe certamente preferito ai preti, anche ( o meglio proprio) se non si trattava di un militare a 18 carati.

Aveva però costeggiato i militari doc, condiviso i metodi di ricerca operativa tipici degli Stati Maggiori, visto il mondo e studiato usi e costumi sia dei vicini arabi che degli anglosassoni .

Aveva l’età giusta per entrare in politica e la notorietà per affrontare con successo una elezione in un paese con forte percentuale di analfabetismo.

A suo confronto Rouhani sarebbe apparso come un pretonzolo e Ahmadinejad come un giovinastro litigioso è inaffidabile.

Il candidato ideale per il regime change auspicato, a parole, da tutti.
In realtà l’idea di vederlo al potere e dover normalizzare i rapporti deve essere sembrata intollerabile a Israele, agli USA e ai mullah.
Ecco una base di intesa solida per mantenere lo statu quo.
Un pactum sceleris. In inglese un win-win.

 

Antonio De Martini

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4.01,2020

 

Siccome non ci credo che a Trump gli fanno lanciare missili a piacimento, tenderei a sospettare che l’uccisione del generale iraniano sia un favore che le “intelligence” occidentali hanno fatto all’attuale dirigenza iraniana.
Il generale, che oggi viene presentato come un novello “Rommel” che ha sconfitto l’ISIS (cioè uno stato privo di industria, aviazione e tecnologia situato in un territorio desertico e pianeggiante..😊😉) era in lizza per vincere le prossime elezioni iraniane.
La sua popolarità superava di gran lunga quella di ogni altro candidato.
Un pericolo per il business che i finti nemici (le elites di USA, Arabia, Israele, Iran e Russia) stanno conducendo.
Cioè tenere alto, artificialmente, il prezzo del petrolio.
In questo caso consiglierei agli amici di andarci piano a postare bandiere iraniane e immagini del generale come un novello cheguevara.
Quanto a Trump, occorre dire che al momento, la sua presidenza non ha fatto che qualche decina di morti, tutti fra combattenti in divisa, cioè gente che mette in conto il rischio.
Non dimentichiamoci che Obama e Killary sono responsabili di 1 milione di morti e 8 milioni di profughi, fra cui donne e bambini.

 

GiorgioPassardi

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4.01.2020

Pubblicato da Davide

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24 Commenti

  1. E così si paventa che saranno usate le loro basi in casa nostra.Sapranno gli iracheni che noi siamo una azienda USA non una repubblica,e quindi come dipendenti non possiamo ribellarci nel non far usare le loro basi in casa nostra?Lo sapranno…?

  2. Dal mio punto di vista la responsabilità di questo assassinio è per il 99% Israele.

  3. Ipotesi alternativa: potrebbe essere che gli USA non sapessero che Suleiman fosse su quel convoglio perché arrivato in segreto ma poi abbiano dovuto fare buon viso a cattivo gioco quando gli iraniani hanno annunciato la sua morte.

    • Era in visita ufficiale, il suoi spostamenti erano annunciati pubblicamente. Però credo che la rivendicazione della presidenza americana é sicuramente una toppa

  4. Vorrei attirare l’attenzione su questa frase di Giorgio Passardi, che ricopio sotto, nella quale il vocabolo ‘business’, é forse inadeguato. Potrebbe essere sostituito da un concetto più complesso, comprendente l’idea di spettacolo onnicomprensivo in grado di fare spazio alla recita di parti genuinamente contrastanti, ma sostanzialmente solidali nella condivisione delle finalità esistenziali, congegnato in modo tale da saturare l’intero palcoscenico e permettere a ciascuno spettatore di trovare ispirazione e potersi così, a sua volta, collocare partecipando adeguatamente nel suo defilato palcoscenico privato, salvo non perdere mai di vista il teatro principale per aggiornamenti coerenti e nella speranza, perché no, di una particina sullo sfondo dello spettacolo principale.

    “…Un pericolo per il business che i finti nemici (le elites di USA, Arabia, Israele, Iran e Russia) stanno conducendo. …”

    • Giusto evidenziare questa frase, quantomeno per rifletterci su…anch’io ho la sensazione che le divisioni e gli scontri tra Stati siano sempre più un mero teatrino ad uso e consumo delle masse, le elites possono trovare un accordo spinte da interessi comuni, uno squalo della finanza o un petroliere russo, arabo o americano andrà sempre più a braccetto con un suo omologo di altra nazionalità piuttosto che con un suo compatriota appartenente al ceto medio-basso, visto come una seccatura, un fastidio necessario (per ora…). Questa tendenza credo stia inoltre aumentando notevolmente con la globalizzazione e la creazione di una classe di turbocapitalisti sempre più apolide, che si identifica sempre meno nelle sue radici etniche e culturali e sempre più nel proprio status sociale, un ceto di iper-privilegiati che creano divisioni gattopardesche a piacimento per mantenere lo status quo e rafforzare la propria posizione egemonica. L’assassinio di Soleimani rientra in questo Finto Grande Gioco? A mio parere è più che plausibile, anche in un Paese come l’Iran denaro e potere piacciono assai, i nostri media ce li dipingono scientificamente come fanatici ultra-religiosi (si torna al discorso del creare divisioni-spettacolo, specialità del potere 2.0) ma chi si informa in modo più accorto sa che la realtà è ben diversa, quantomeno ai piani alti.

    • Un’aggiunta, mi era sfuggito il “genuinamente” contrastanti, riferito alle parti in gioco…temo che più si sale di livello meno sia genuino il contrasto.

  5. In pratica Trump ha fatto un favore al Mondo ,spero che altri non si fanno fare altri Favori da un Assassino”’

  6. Sono troppo lontana per sapere. Quindi metto agli atti anche quest’ipotesi. L’invidia, se può, uccide tranquillamente. Ma adesso l’Iran dovrà trovare un altro come Soleimani.

  7. Una cosa sbalorditiva : al Tiggì 1, che si sa come ragiona, hanno detto che i Democratici americani avrebbero tirato il freno circa una possibile guerra all’Iran. Non sarebbero favorevoli. Ammesso che io abbia capito bene, perchè mi sembra il colmo.
    Quanto a Trump avete sentito. Come ha scritto qui CARLO, avrebbe detto: “L’Iran perde tutte le guerre ma vince le trattative diplomatiche”
    Traduzione: Trattiamo che la guerra non voglio farla neanch’io. Grande Trump!

  8. La rielezione di Trump è data troppo per scontata. Non è affatto detto che una certa percentuale di chi lo ha votato 4 anni fa .sperando in un ritiro delle FFAA di terra dal M.O., che nei fatti non può avvenire, sia disposto a ridargli fiducia, anche in ragione di quello che sta accadendo ora, che era abbastanza prevedibile, dato che se tatticamente svuoti uno spazio ci sarà chi lo riempie (e non potevano certo essere i poveri iracheni o afghani governativi).

    Giocarsela adesso inviando 3/4 mila parà e marines, contando quindi sulla qualità e non sulla quantità, è un tentativo maldestro di nascondere il fatto che servono uomini in loco: che questi siano professionisti ben addestrati o ragazzini con un M4 in mano farà pochissima differenza per chi, da casa, inizierà a vederli tornare in una bara. E non basterà colpire coi droni i miliziani pro Iran sparsi qua e là tra il Mediterraneo e l’Indo: ok, Soleimany era un buon stratega ma per uccidere soldati di pattuglia non serve mica la capacità di pianificazione di Von Mainstein.
    Se i morti americani dovessero cominciare a salire verrebbe meno la promessa elettorale di Trump, che a quel punto tenterebbe di alzare il livello di scontro. E sarà fermato.
    In questo modo potranno riaprirsi le trattative, che tutti, escluso forse i russi, vogliono.

  9. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Beh, in effetti potrebbe anche essere … Le caste americane (criminali-assassine manifeste), iraniane, russe, quelle dei “beduini” arabi e tante altre basano i loro profitti e il loro potere sul petrolio: quindi è giocoforza per loro mantenere una sorta d’equilibrio per “non farsi male” a vicenda. Tuttavia ho sempre sostenuto e lo ripeterò all’infinito, repetita iuvant (quamquam continuata secant), che per risolvere titti i problemi dell’umanità e del Pianeta bisogna rinunciare ai combustibili fossili se no faremo la fine degli Australiani (anche gli ameri-cani della California ne sanno qualcosa ma non imparano mai!!!!!!!!!!!!!!!! Come del resto gli italioti i quali, tra l’altro, convivono con le basi degli ameri-cani piene di atomiche!).

    • Il problema sono i soldi, il denaro, e la speculazione finanziaria conseguente sugli interessi,e non il petrolio o il carbone o le tecnologie varie ed eventuali che storicamente e ciclicamente si presentano alla ribalta del mondo.

      Il sistema attuale, che è stato ideato 250 anni fa, cioè CAPITALE+MATERIA PRIMA – LAVORO SALARIATO – RIVENDITA DEL BENE PRODOTTO MAGGIORATO E CON INTERESSE BANCARIO (cioè DEBITO), con aggiunta di SPECULAZIONE MOBILIARE/IMMOBILIARE, che pur mostrando tutte le sue limitazioni ed effetti collaterali devastanti, è l’unico adottato da TUTTI i paesi del pianeta, prevede matematicamente il riequilibrio attraverso GUERRE e DESTABILIZZAZIONI CICLICHE e GEOLOCALIZZATE.

      Vorrei inoltre sapere che cosa si aspettavano gli australiani. Che, non lo sapevano che in Oceania fa caldino d’estate? Pensare di andare a fare vacanza in Australia è un conto, ma sperare di viverci e lavoraci, da quelle parti, senza avere a che fare con la Natura è da cretini.
      E non il global warming non c’entra un fico. Secco in questo caso.

      • Vincenzo Siesto da Pomigliano

        Infatti volevo dire che se si rinuncia ai combustibili fossili si risolve, oltre a quello ambientale (che fatalmente è legato alla sopravvivenza del ‘Umanità), anche il problema dei profitti, della speculazione e degli “effetti collaterali” legati ad essi.
        Detto questo faccio presente che non mi risulta che prima di 250 anni fa ci fossero tutti questi problemi legati alle temperature, ovvero problemi che si ripetevano, in un crescendo esponenziale, anno dopo anno!!!!!!
        Anche la California ogni anno brucia e si trova nell’emisfero boreale (l’estate nell’emisfero australe capita quendo la Terra si trova più vicino al Sole). E “ogni tanto” bruciano anche il Canada e la Siberia. E con questo chiuderei la discussione considerato che è fuori argomento!

  10. ognuno giustamente propone delle ipotesi. scartate le assurde, tutte contribuiscono ad una migliore comprensione dei fatti.
    personalmente condivido poco, e contesto tra le ipotesi la volontà da parte usa di tenere alto il prezzo del greggio, semmai tutt’altro.

    • Infatti è esattamente il contrario: gli USA tengono relativamente basso il prezzo del greggio, ponendo così sotto scacco il governo petro e gas dipendente russo. Con il tacito consenso cinese a cui un prezzo basso va benissimo. anzi.

      Il vero problema strategico-militare sarà un eventuale accordo USA-IRAN (che di recente ha scoperto nuovi giacimenti che sostanzialmente raddoppiano le sue riserve), oltre all’ingresso nel mercato del gas israeliano e egiziano destinato al mercato europeo.
      E il problema saranno i russi, non certo gli iraniani.

      Se è vero che l’era del petrolio sta, volente o nolente, finendo, non così sarà per quella del gas, di cui ci sono ampissime riserve. Se le auto si sta facendo di tutto per elettrificarle, e se si vuole contestualmente uscire dal nucleare, allora resta sostanzialmente solo il gas per alimentare le centrali elettriche. Realisticamente non l’eolico e il solare.
      Questo i petrolieri texani lo sanno da anni.

      • aggiungiamo alla Russia anche il venezuela ed i sauditi, spinti per ragioni economiche a quotare aramco in borsa. a New York, ovviamente…

        • Assolutamente.
          Indicatori chiarissimi della partita che si sta giocando, che a me pare ricca di bluff abbastanza evidenti. Da parte di tutti.
          Spero solo che ai russi non venga in mente, o la voglia, di andarli a vedere.
          I sauditi poi sono strafalliti, come peraltro gli USA. Solo che non hanno le loro armi.

    • L’ho già scritto in un recente post e lo ribadisco. Gli usa sono diventati dopo quasi un secolo nuovamente primi produttori ed esportatori di petrolio, grazie però allo shale oil che ha costi di estrazione decisamente superiori a quelli dei giacimenti naturali. Per evitare il fallimento delle imprese estrattive da scisti e maturare profitti il prezzo deve essere tenuto alto. Questo, e l’ovvia protezione dello stato teocratico di israele, sono i motivi che spingono gli usa, da anni ormai, a destabilizzare il MO e impedire all’Iran di esportare petrolio, oltre ai soliti accordi sottobanco con i beduini sauditi. I russi, pur importanti produttori di petrolio, puntano secondo me sul metano, perché ne hanno enormi riserve con costi di estrazione ampiamente ammortizzati. Il prezzo del metano grazie a gretini e auto elettriche (e conseguente necessità di aumento della produzione) tenderà a salire; questo oltre all’importanza strategica e potere contrattuale del metano nei confronti dell’europa, che non sarà scalfita dallo sfruttamento dei giacimenti dei ladri sionisti. In questo articolo (in inglese) del 31 gennaio 2019 https://www.voanews.com/middle-east/israels-leviathan-field-begins-pumping-gas si afferma che il metanodotto sottomarino dovrebbe portare da 9 a 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno (4% del fabbisogno europeo secondo quest’altro articolo sempre in inglese https://www.forbes.com/sites/scottcarpenter/2020/01/02/new-gas-pipeline-deal-gives-europe-access-to-eastern-mediterranean-reserves-angering-turkey/), bypassando la Turchia. Sono previsti lavori della durata di 5 anni non ancora iniziati. Ma, ovviamente, la Turchia non è d’accordo e controlla Cipro nord.

      • il petrolio di scisto è il problema!
        innanzi tutto ad oggi un prezzo del greggio che renda competitivo lo shale è stimato a circa 75$ per barile. dubito che sia sufficiente in quanto ad oggi le società che operano nel settore non hanno ancora prodotto utili ma solo debiti.
        ovviamente pilotare al rialzo il prezzo del petrolio vorrebbe dare ossigeno a troppi nemici usa.
        forse sul lungo termine, ma per altre ragioni, ciò potrebbe avvenire.
        in quanto al gas naturale certo è un mercato in espansione, anche se il greggio, e non lo shale, è al momento non sostituibile.

  11. Quanto a Trump, occorre dire che al momento, la sua presidenza non ha fatto che qualche decina di morti, tutti fra combattenti in divisa, cioè gente che mette in conto il rischio.
    Non dimentichiamoci che Obama e Killary sono responsabili di 1 milione di morti e 8 milioni di profughi, fra cui donne e bambini.

    Beh, insomma. Trump, su cui erano stato poste speranze troppo superiori alla caratura del personaggio, di morti ne ha fatti, e parecchi. Direttamente e indirettamente.
    Tutti i morti che ci saranno d’ora innanzi, ad esempio, sono riconducibili a Trump.
    Che poi Trump sia, come l’americano medio, un povero cretino facilmente manovrabile, non cambia la situazione.

    Che tra gli obiettivi dell’omicidio di Soleimani ci fosse un tentativo di regime change in Iran è evidente. Come è altrettanto evidente che non andrà in porto. E che, anzi, le cose potrebbero andare in modo completamente opposto a quanto sperato.

    Fossi un americano eviterei di andarmene in giro per il mondo a fare il turista, per i prossimi anni. O di prendere un aereo.

  12. Un po’ debole come spiegazione. Presupporrebbe almeno comune in entrambi una volontà stabilizzatrice dei conflitti in Medio Oriente, cosa che invece sappiamo ( grazie a Meyssan e altri ) ben lontana dal Golem col culo a strisce. L’ idea USA è quella di destabilizzare portando al livello del neolitico le società arabo-islamiche, come più volte i dirigenti USA hanno affermato, e sopratutto LASCIARCELE. L’assassinio inoltre arriva in un momento preciso, quello della sostanziale vittoria sul campo delle forze fedeli ad Assad e della debacle mostruosa dei sicofonanti prezzolati dall’asse del male arabo-sunnita-anglosionista. Non poco quindi…Inoltre, la caratura internazionale dell’ Iran stava aumentando con le manovre congiunte nel Golfo…altro momento imbarazzante per chi vuole la destabilizzazione dell’area, con connessi immensi profitti di ‘sostituzione’.
    Direi dunque che è bene che il commentatore dell’articolo cambi mestiere, oppure, se le ha, che produca informazioni coerenti a suo supporto.

  13. Mah? Ipotesi che secondo me rimane nell’ambito della fantapolitica. Tuttavia talvolta la fantasia supera la realtà. Vedremo gli sviluppi nel prossimo futuro: se non ci saranno sanguinose rappresaglie da una parte e dall’altra e se in qualche modo dovessero riprendere i negoziati Usa/Iran, l’ipotesi citata nell’articolo potrebbe rivelarsi corretta. Non credo sarà così comunque, vedremo.