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Nel frattempo due applausi per lo Stato Nazione

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Il sistema capitalistico imperialista ha dominato il mondo per almeno due secoli e mezzo, oggi si  è ulteriormente trasformato da industriale in finanziario, un  sistema molto volatile e dinamico, che si adatta continuamente rispetto all’evolversi economico in maniera camaleontica, per cambiare pelle, rafforzarsi e impedire ai nemici di colpirlo.

L’imperialismo del ‘900 infatti era espressione dei conflitti esistenti tra le diverse potenze occidentali, che sfociavano in una serie di guerre altamente distruttive. Però il periodo di rivalità violenta inter-imperialistica si è praticamente concluso nel 1945, dopo la nascita dell’URSS, con la supremazia degli Stati Uniti, la creazione di accordi di Bretton Woods sulla politica del commercio mondiale e la nascita della NATO. Gli scontri diretti tra le due superpotenze, USA e URSS, furono sostituiti da scontri ai confini dell’impero, nelle periferie del globo (Guerra Fredda).

Da questo momento in poi l’imperialismo occidentale ha assunto contorni diversi. Con la fine della seconda guerra mondiale poi gli Stati Uniti hanno preso il controllo dell’Europa occidentale proprio attraverso la NATO, forza di occupazione insediatasi negli stati vassalli europei. La posizione europea subalterna è stata ulteriormente cementificata con l’inserimento dei singoli stati nelle istituzioni economiche istituite durante la conferenza di Bretton Woods, vale a dire, il FMI, la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (IBRD o Banca mondiale) e il GATT (ora WTO). C’è stata solo una decisa resistenza a questo processo d’integrazione da parte della Francia durante il periodo gollista, ma poi è scomparso con l’ascesa di Sarkozy, Hollande e ora Macron.

Questo nuovo imperialismo assomiglia ad una struttura a più livelli, in cui la potenza egemone – gli Stati Uniti – è stata il leader indiscusso in vetta alla piramide, poi viene l’Europa occidentale, poi Giappone e Corea del Sud (entrambi semi-colonie virtuali degli Stati Uniti) e poi il mondo in via di sviluppo. Restano fuori gli stati satelliti dell’URSS e altri, come la Cina, la Corea del Nord e Cuba. Tuttavia, dopo la caduta del Muro di Berlino, quasi tutta l’Europa orientale, al di fuori della Russia, è stata assorbita nell’impero unipolare degli Stati Uniti, entrando sia nella UE che nella NATO (a parte l’Ucraina e la Georgia).

L’impero ci governa in ambito politico, economico, militare e culturale, tutto è stato americanizzato, anche grazie all’hollywoodismo dei costumi e dei valori, somministrato a dosi massicce attraverso la cultura di Netflix. E come ogni impero che si rispetti, pretende tributi dai suoi vassalli, e comunque, a parte il dominio militare, la regola chiave è rappresentata dal possesso della valuta di riserva mondiale, il dollaro-USA.

Gli accordi di Bretton Woods imposero che il dollaro fosse l’unica moneta obbligatoria delle transazioni internazionali, bilaterali o multilaterali (una Borsa Valori), commerciali (acquisto di materie prime e/o prodotti finiti) e finanziarie. Ciò ha consentito agli USA di comprare beni ad un tasso marginalmente più basso rispetto alle altre nazioni, costrette a pagare ad ogni scambio commerciale i costi del cambio. Ciò consente inoltre agli USA di prendere a prestito somme di denaro ad un tasso d’interesse più conveniente, grazie alla capillare presenza della valuta stessa su più mercati finanziari.

Inoltre nel 1973 Henry Kissinger stringeva un accordo con i sauditi (al momento il più grande esportatore di petrolio al mondo e leader de facto dell’Opec), ed otteneva che il petrolio fosse valutato esclusivamente in dollari USA. Questo, naturalmente, aumentò il valore del dollaro, che tenne sotto controllo l’inflazione e potenziando il dominio economico e finanziario degli Stati Uniti, ridusse necessariamente il costo delle merci straniere per i consumatori.

In origine il termine «riserva» si riferiva al fatto che la valuta poteva essere riscattata in cambio di una merce, di solito l’oro, ad un rapporto di cambio fisso. La prima valuta di riserva globale fu la sterlina britannica, e poiché la sterlina era «buona come l’oro», molti Paesi trovarono più conveniente detenere sterline piuttosto che l’oro stesso durante l’era del Gold Standard. Poi verso la fine della seconda guerra mondiale, il dollaro USA acquisì questo status attraverso l’accordo di Bretton Woods. Gli Stati Uniti facevano la parte del leone in quanto a possedimenti d’oro, diventando «l’arsenale della democrazia» ancor prima dell’entrata in guerra degli alleati.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) venne poi istituito con il preciso scopo di monitorare le azioni della Federal Reserve, garantendo che non avrebbe inflazionato il dollaro e che sarebbe sempre stata pronta a scambiare dollari in oro a $35 l’oncia. I dollari erano dunque diventati tanto «buoni come l’oro», come lo era stata la sterlina inglese tempo prima. Durante gli anni ’60 gli Stati Uniti finanziarono la guerra in Vietnam e la guerra alla povertà con denaro stampato. Il volume di dollari in circolazione superò la capacità degli Stati Uniti di rimborsarli a $35 l’oncia. La FED venne chiamata a renderne conto alla fine degli anni ’60, dapprima dalla Banca di Francia e poi anche da altre.

Sta di fatto che l’economia degli USA ha vissuto come un parassita verso i suoi partner, praticamente senza alcuna preoccupazione di risparmio delle proprie risorse. Il mondo produce, mentre il Nord America consuma. Gli Stati Uniti sono il velociraptor il cui deficit è garantito dagli altri, insomma la maggior parte dei deficit americani (di bilancio e di commercio) è coperto da input di capitale provenienti da Europa e Giappone, Cina e Sud del mondo, tra cui i più poveri del terzo  mondo, ai quali si aggiunge il prelievo degli interessi sul debito che viene imposto a tutti i paesi della periferia. La super-potenza americana si alimenta perciò del flusso di capitali che sostengono il parassitismo della sua economia e della sua società,  quindi è anche più vulnerabile di quanto non appaia.

L’egemonia della moneta di riserva spiega così perfettamente la distruzione sia della Libia che dell’Iraq. Sembra che Gheddafi avesse voluto uscire dal dollaro USA e introdurre una nuova moneta autonoma per l’Africa, il dinaro d’oro, finché Nicolas Sarkozy, per interessi colonialistici, arrivò a definire la Libia una «minaccia per la sicurezza finanziaria del mondo».

Da parte sua, Saddam Hussein tentava di fatturare il petrolio iracheno in euro anziché in dollari USA.  Politiche che hanno segnato a tutti gli effetti una condanna a morte per i due leaders e per le loro rispettive nazioni. Gli Stati Uniti non avrebbero tollerato alcuna ingerenza sulla loro moneta, che avrebbe potuto falcidiare per sempre l’abbuffata liberal americana.

Nel secondo dopoguerra poi è emerso un imperialismo collettivo sotto l’egida e la leadership degli Stati Uniti, quindi la sovranità nazionale di cui gli stati vassalli godevano è stata strettamente subordinata all’autorizzazione e al controllo degli USA. Tanto che i leaders del blocco euro sembrano oggi fin troppo ansiosi di rispettare sia  l’occupazione degli Stati Uniti che la loro egemonia, e le  miserabili classi dirigenti dell’Eurozona, collaborazioniste fino al midollo, rappresentano un modello di classi mondialiste e neoliberiste.

Quindi i famigerati Stati Uniti d’Europa, se mai si faranno, saranno un ulteriore strumento per meglio controllare i dissensi e le possibili defezioni dei dissidenti.  Ne è testimonianza la posizione centrale della NATO, un’alleanza militare capeggiata da un paese al di fuori dell’UE, che naturalmente ha avuto grande interesse imperialistico nella costruzione dell’Unione stessa.

Dice Samir Amin che «Il XX secolo non è stato solo il secolo delle guerre più violente che abbiamo conosciuto, prodotte in gran parte dal conflitto degli imperialismi (allora declinati al plurale). È stato anche il secolo di immensi movimenti rivoluzionari delle nazioni e dei popoli delle periferie del capitalismo del tempo. Queste rivoluzioni hanno trasformato a un ritmo accelerato la Russia, l’Asia, l’Africa e l’America Latina e grazie a ciò sono state il fattore più dinamico della trasformazione del mondo. Ma l’eco che esse hanno avuto nei centri del sistema imperialista è rimasto molto limitato.

Le forze reazionarie pro-imperialiste hanno mantenuto il controllo della gestione politica delle società in quella che è diventata la triade dell’imperialismo collettivo contemporaneo, consentendo loro in tal modo di continuare la loro politica di “containment”, poi di “rolling back” di questa prima ondata di lotte vittoriose per l’emancipazione della maggior parte dell’umanità. È questa mancanza di internazionalismo dei lavoratori e dei popoli che è all’origine del duplice dramma del XX secolo: il soffocamento delle avanzate avviate nelle periferie (le prime esperienze di orientamento socialista, il passaggio dalla liberazione antimperialista alla liberazione sociale), da un lato e, dall’altro, il riallineamento dei socialismi europei nel campo del capitalismo/imperialismo e la deriva della socialdemocrazia divenuta social-liberista». (L’implosione del capitalismo – Samir Amin)

Firma dei Trattati di Roma CEE 1957

Un tempo i paesi europei sovrani potevano decidere se  andare o non andare in guerra unilateralmente, difendere i loro confini, stampare la propria moneta e fare commercio con i paesi che volevano, questo ora non è più possibile. Queste politiche sono decise dagli Stati Uniti via Bruxelles, e tramite le istituzioni sia europee che globali, del resto gli Stati Uniti sono ancora uno Stato sovrano, mentre i suoi vassalli membri dell’area dell’euro non lo sono più.

Ci sono anche i famigerati populismi che decisamente remano contro, ma in Francia il FN di Marine Le Pen è stato sconfitto dall’astro massonico nascente di Emmanuel Macron, e la Germania, tradizionalmente uno stato iper-atlantista, grazie a Frau Merkel, recentemente cerca di difendere la propria supremazia in Europa,  con le sue frecciate maldestre diretto alla NATO, definita obsoleta, decisamente poco apprezzate da Donald Trump, che al contrario ha imposto finanziamenti più consistenti ai paesi membri.

Nel suo libro «Per una democrazia globale» Takis Fotopoulos sostiene tesi molto interessanti, ma difficilmente realizzabili, rimarcando la nascita di una nuova versione d’imperialismo e il modo in cui il sistema dello stato-nazione è stato soffocato da una globalizzazione sistemica, abilitata dalle Elites transnazionali e favorita dallo sviluppo tecnologico. Il dominio del capitale si è decentrato e sostituito da un sistema orizzontale di capitali sovranazionali.

Il collasso del «socialismo reale» avrebbe poi confermato la sua incapacità di trovare una sintesi tra libertà e uguaglianza, per di più è stato travolto da un processo di globalizzazione capitalistica selvaggia, fonte di crisi economiche e sociali devastanti.  All’inizio del nuovo millennio è evidente l’esigenza di rielaborare un diverso progetto di liberazione sociale, e la proposta di una democrazia reale, diretta, non virtuale come quella in cui viviamo, che includa la dimensione politica, ma anche quella economica, insieme a tutti gli aspetti del sociale, questa sembra essere l’unica uscita di sicurezza da una crisi sempre più radicata.

Senza dubbio, nonostante la retorica iper-globalista, gli stati nazionali rimangono la forza più importante nel plasmare l’economia mondiale, inoltre, gli stati più potenti hanno usato la globalizzazione come un mezzo per aumentare il loro potere nazionale (vedi Germania).

Dice Maria Gritsch, «Gli Stati capitalisti avanzati hanno favorito la globalizzazione e l’hanno usata per acquisire maggiore potere sulle loro economie nazionali. Gli Stati Uniti e gli altri Paesi vassalli non si sono dimenticati di progettare e creare gli accordi commerciali transnazionali, le reti di produzione, e la penetrazione dei mercati costitutivi della globalizzazione economica contemporanea. Gli stati capitalisti usano questi strumenti politici per modellare il processo decisionale economico internazionale e la politica sui loro interessi».  (Maria Gritsch, Lo Stato nazione e la globalizzazione economica)

Ma secondo Ernesto Screpanti (L’imperialismo globale e la grande crisi), è stata proprio la globalizzazione contemporanea a favorire la nascita di un nuovo tipo d’imperialismo che è fondamentalmente diverso da quello del Novecento.

Le potenti multinazionali sono riuscite a rompere l’involucro spaziale entro cui si muovevano  durante l’epoca dei grandi imperi coloniali. Oggi il capitale vive nell’interregno sovranazionale, e ha superato il limes territoriale, quindi il suo interesse predominante consiste nell’abbattimento di ogni ostacolo statuale per l’accumulo sistematico di nuovi profitti, e l’espansione commerciale.  Di conseguenza non può sopportare nessuna barriera protezionistica, ma al contrario incentiva il libero scambio e la globalizzazione finanziaria (TTIP, CETA).

Inoltre nell’impero delle multinazionali cambia la natura relazionale tra Stato e capitale, sta crollando quel rapporto simbiotico basato sulla convergenza di interessi, perché il capitale non ha più bisogno di industrie e quadri dirigenziali, visto che trae profitto dalle rendite e non più dalla produzione. Oggi il grande capitale si pone al di sopra dello stato nazionale, nei confronti del quale tende ad assumere una relazione strumentale e conflittuale ad un tempo. Strumentale, in quanto cerca di piegarlo ai propri interessi, sia con l’azione diretta delle lobby sia con la disciplina dei «mercati».

A differenza dei proprietari assenteisti dell’età moderna, il potere dei capitalisti di oggi, grazie alla nuova liquidità delle loro risorse, non conosce limiti sufficientemente forti da non poter essere violati.

Nei regimi imperiali otto-novecenteschi lo stato garantiva una ridistribuzione del plusvalore tra le varie classi sociali, di conseguenza rendeva possibile la formazione di partiti riformisti che miravano a servire gli interessi immediati del proletariato conciliandoli con quelli della nazione.

La turbo-globalizzazione invece, sostenuta dal fondamentalismo mercantile, si è imposta in un mondo privo di confini, in cui la combinazione di tecnologie rivoluzionarie di trasporto e di comunicazione hanno aumentato la potenza delle Trans Nazionali Corporations (TNC). In questo modo il potere è uscito dagli Stati nazionali e si è riversato nel mercato, sostenuto quindi dalle teorie neoliberiste di Milton Friedman degli anni ’80, e successivamente divulgato dai suoi fedeli apostoli, Ronald Reagan e Margaret Thatcher.

Un tempo insomma lo Stato acquisiva i mezzi di produzione per finalità strategiche, e talvolta entrava anche in competizione con il capitale privato, oggi invece è diventato succube del privato, infatti nel caso di sofferenze bancarie compra a prezzi più alti dei valori di mercato, assorbe le parti «malate» del capitale e poi rivende le parti «sane», in modo da dispensare delle perdite i privati e predisporli a ulteriori guadagni. Vedi le ultime vicende italiane di MPS e Banche venete.

Lo Stato alla fine è diventato «ancella» del capitale privato, nel senso che asseconda i movimenti speculativi dei grandi proprietari, li soccorre quando necessario e ne assorbe le perdite, con la scusa di garantire la ripresa e la stabilizzazione dei profitti nel tempo della crisi sistemica, rivestendo un ruolo di vassallaggio ormai apertamente riconosciuto da tutta la narrativa economica mondiale. Nella grande maggioranza dei casi un tale intervento privatistico dello Stato implica naturalmente aumenti significativi del debito pubblico, che saranno poi fronteggiati tramite nuovi tagli al welfare.

Ecco perché lo Stato Nazione è in coma profondo, quindi la più efficace lotta politica dovrebbe essere quella di recuperare la sovranità nazionale e l’indipendenza, obiettivo non facile da perseguire nei confronti dell’impero anglo-sionista delle TNC, una sfida pari a quella di Davide contro Golia, perché al momento il servilismo nei confronti del vero padrone delle ferriere riduce gli Stati a semplici satrapie economico finanziarie.

Ma tutto può succedere nel prossimo futuro, perché la corda è ormai troppo tesa e noi tifiamo perché si spezzi molto presto … dato che come disse il grande Marcus Cato «multa inter os atque offam», molte gocce possono scivolare tra le labbra e l’orlo della tazza …

Nel frattempo due applausi per lo Stato Nazione

 

 

Rosanna Spadini

Liberamente tratto da: https://off-guardian.org/2017/06/16/two-cheers-for-the-nation-state/

21.07.2017

 

 

 

 

Pubblicato da Rosanna

Ho insegnato italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

66 Commenti

  1. Sì, ma non scriva:
    “nel 1945 con la nascita dell’Urss”!

    • Sì è impreciso, l’Urss nasce nel 1922 … correggo

      • tutta questa brava gente che ti critica e ti corregge, è segno di vivacità che non trovi in altri siti,
        danno lustro a CdC, ci fa crescere anche spiritualmente,
        trovo bravo tong. e altri.

        brava Rosanna Spadini, (gladius), avevi uno scrittore in casa? saluti t l

        • Hai perfettamente ragione sulla vivacità intellettuale di CdC, per questo rispondo e scrivo volentieri su questo sito, che permette piena libertà di espressione, tale che in tanti anni nessuno mi ha mai contestato sul merito di ciò che affermavo, e questo lo si deve all’apertura mentale degli amministratori, quindi grazie anche a Davide e Truman.

    • Bravo, compagno.

  2. Allenteranno la corda sempre quel tanto che basta. Non la fanno spezzare.

  3. Sostanzialmente d’accordo. Bella l’analisi sulla globalizzazione e le sue conseguenze sia a livello di situazione strategica tra le potenze sia per quel che riguarda l’erosione dello stato nazionale. Alcuni appunti :

    1. Gli USA sono rimasti l’unica superpotenza occidentale perchè l’Europa si è suicidata nella WWII. La NATO è servita a far si che rimanesse suicidata ancora per molto tempo.
    2. Dopo le guerre di contenimento del comunismo : Corea e Vietnam e l’avventura in Afganistan dell’URSS ( e il primo incontro con l’estremismo islamico) non ci sono state guerre di rilievo fino alla fine dell’URSS. Dopo, con la situazione di squilibrio strategico, sono cominciate le guerre, prima in Yugoslavia e poi la serie di guerre nel MO. Che ci sia stata una ragione finanziaria non lo metto in dubbio, quella principale secondo me è stata la volontà di Israele e della sua lobby negli USA di cancellare dalla faccia della terra i suoi nemici. E se vedi, ci sono quasi riusciti.
    3.È vero che il consumismo americano fatto a debito finanziato dai risparmiatori internazionali ha drogato l’economia mondiale, ha permesso però ai Paesi esportatori di fare affari enormi. La Cina è diventata una potenza mondiale vendendo i suoi prodotti agli USA (e all’Europa), rubando tutti i brevetti che poteva rubare e usando i soldi per un riarmo che al confronto quello di Hitler sembra una bazzecola.
    4.L’internazionalismo è sempre stato la chimera della sinistra italiana e mondiale, non è mai esistito e mai esisterà, solo che la gente non lo vuole capire. Il centro nevralgico della civiltà e la condizione necessaria per l’esistenza di un ordinamento democratico è lo stato nazionale funzionante.
    5: Per quanto riguarda i sovranisti, La Le Pen in Francia si è scontrata contro un nemico micidiale : il consumatore scettico. Scettico perchè crede che la Francia ( ma questo vale anche di più per gli altri Paesi europei tranne, forse, la Germania) non ha più i mezzi per fare una politica di potenza nazionale di stampo gollista. Inoltre il consumatore vuole avere una moneta forte e senza inflazione che garantisca il suo potere d’acquisto.

    • Sono in gran parte d’accordo con le tue considerazioni, sta di fatto che lo stato nazione sta morendo, sotto i colpi della globalizzazione e degli organismi sovranazionali che stanno imponendo le loro scelte imperialistiche, pilotate a loro volta dagli interessi delle multinazionali … in questo modo va persa la ricchezza sociale e civile che lo stato nazione ha rappresentato nella storia: difesa dei diritti del lavoro, del welfare, della parità sociale, della democrazia. Di conseguenza è venuta meno la capacità politica di costruzione della pace sociale all’interno degli stati, mentre si moltiplicano possibili deflagrazioni di conflitti di classe. Quindi lo stato sembra essersi ridotto alla pura funzione di “gendarme sociale”, deve garantire le condizioni per rendere il lavoro sempre più disponibile a uno sfruttamento crescente.

    • Inoltre il consumatore vuole avere una moneta forte e senza inflazione che garantisca il suo potere d’acquisto.

      Il consumatore vuole unamoneta forte e senza inflazione perchè non capisce nulla di economia e viene intortato dalla propaganda 24 ore al giorno; i tedeschi sono
      terrorizzati dalla fine dell’euro perchè con una loro moneta nazionale dovrebbero rivalutare, quindi avere una moneta ancora più forte, solo che poi i prodotti tedeschi non li comprerebbe più nessuno perchè troppo cari. I tedeschi, come la mafia e gli
      strozzini ebrei, sono terrorizzati anche dall’inflazione perchè i loro crediti rischiano di valere meno. Ai risparmiatori, che molte volte coincidono coi consumatori conveniva avere inflazione: https://pbs.twimg.com/media/DCCTMuJXoAEDW-D.jpg

    • non ti metto la mia preferenza anche se condivido in parte quello che hai detto!

      “ha permesso però ai Paesi esportatori di fare affari enormi”

      e su questo io dirrei che ha permesso a quei 4 delinquenti di fare affari enormi e a noi (peccoroni) sono rimaste come sempre piu o meno le bricciole!
      saluti (posso anche sbagliarmi!!)

  4. Forse la mossa più micidiale che gli Stati Uniti hanno portato a termine, è stato l’abbraccio mortale che hanno imposto alla Cina, al Giappone e a tutte quelle nazioni che hanno fondato il proprio sviluppo con l’esportazione dei loro prodotti nell’immenso mercato americano; esclusa da questo gioco la Germania, alla quale è stato concesso di realizzare il proprio ruolo in ambito europeo. Tutti coloro che vogliono esportare in America, devono acquistare immensi quantitativi di debito pubblico americano, in modo da permettere allo stato americano di finanziare il debito privato dei cittadini americani, i quali a loro volta comprano immensi quantitativi di merci di importazione. Ma per fare queste politiche ci vogliono accordi fra poteri ben diversi dagli Stati Nazione, che probabilmente non avrebbero nessun interesse a portarli avanti. Nonostante tutto però, benché l’impero galattico in stile Asimov sia sponsorizzato ormai da decine di anni, non sembra che come idea giusta e morale abbia fatto molti progressi. Rimane tutt’ora una costruzione innaturale, astratta e lontana, a differenza dello Stato Nazione, che invece, con tutti i suoi difetti, resta un concetto più concreto e alla portata dei popoli. Per il sistema ormai è una questione di metodo; imporre la globalizzazione con il consenso sembra sempre più difficile, non resta loro che stringere il cappio al collo delle Nazioni che non si allineano, in maniera sempre più palese

    • @gix, anche se la conclusione dell’articolo può sembrare ottimistica, in realtà, diciamolo tra di noi, non ci credo molto … infatti la nuova forma assunta dall’imperialismo globale scavalca i confini degli stati nazionali, perché sembrano ormai puri ostacoli all’espansione commerciale e all’accumulazione, quindi mentre in passato il capitale monopolistico nazionale traeva vantaggio dall’espansione imperialista, in quanto rappresentava un modo per estendere il proprio mercato, oggi accade il contrario. Se poi a questa nuova versione del capitalismo aggiungiamo lo sviluppo tecnologico e il connubio con la finanza, il sistema si fa sempre più complesso e al momento quasi invulnerabile.

  5. Articolo agile(ma non banale) su argomenti complessi. Complimenti.

  6. <>

    Le due guerre mondiali le hanno volute, finanziate e giustificare i “padroni del discorso”.

    Gli stessi soggetti hanno finanziato i bolscevichi e la rivoluzione comunista (ed i bolscevichi in primis privatizzarono la banca centrale russa e la regalarono ad un gruppo di ebrei inglesi, che ancora ne sono proprietari).

    Queste verità incontestabili distruggono buona parte dei ragionamenti riportati nell’articolo…….che è palesemente scritto da una comunista internazionalista (i migliori servi dei “padroni del discorso” sono gli internazionalisti, qualunque sia la forma con cui si presentano ).

    • La frase che dice “È questa mancanza di internazionalismo dei lavoratori e dei popoli che è all’origine del duplice dramma del XX secolo” è una citazione tratta da “L’implosione del capitalismo”, di Samir Amin, che ho citato per esigenza argomentativa, ma che non condivido … mai stata comunista e mai lo sarò, anche se in questo momento della storia mi sembrano più tutelati i cittadini della Russia, che non quelli degli Usa, leggi meglio per favore … le tue semplificazioni poi circa i bolscevichi che privatizzarono la banca centrale russa e la regalarono ad un gruppo di ebrei inglesi la devi provare con fonti e documenti, diversamente è puro complottismo … grazie

  7. ” il sistema dello stato-nazione è stato soffocato da una globalizzazione
    sistemica, abilitata dalle Elites transnazionali e favorita dallo
    sviluppo tecnologico. Il dominio del capitale si è decentrato e
    sostituito da un sistema orizzontale di capitali sovranazionali.”
    Come amo ripetere questo è il trionfo dell’etica protestante: dimostrare la propria vicinanza al divino attraverso un lavoro indefesso che non conosce confini. L’edonismo reaganiano è solo una deriva di certo puritanesimo, che si lascia trastullare dai gadget dimenticandosi il vero scopo ascetico del lavoro (senza se e senza ma). Alla base della cultura americana rimane quell’afflato puritano che pretende di impegnare ognuno nella ricerca non tanto della ricchezza da mostrare (anche localmente) quanto nell’impegno individuale di inseguire una volontà “altra” che permetta di appalesare la presunta “supremazia”.
    E’ fin troppo ovvio che tale sistema religioso non conosca confini, anzi tenda a plasmare l’intera umanità: conoscete qualche religione che si prefigga scopi squisitamente locali?
    Eppure…..eppure leggendo Huntington si scopre che la destra americana (quella che ha sostenuto Trump) oltre ad essere moloto religiosa è anche molto patriottica, smentendo così il carattere globalista delle religioni. Quindi esiste una pesante frattura all’interno dei vertici di potere: pecunia non olet oppure olet, dando al denaro una dimensione locale?
    Questa è la vera scommessa che ha portato Trump alla Casa Bianca. Intanto stiamo assistendo a dei voltafaccia, e Trump2.0 è già diverso da Trump1.0.
    La partita tra globalizzatori e nazionalisti è appena cominciata, ed i risultati non sono così scontati come sembra.

    • Mah, le chiese protestanti, al contrario di quella cattolica, sono tutte nazionali, cioè legate al popolo e alla nazione dove operano. Le destra religiosa americana, infatti, è molto religiosa. È anche vero che fanno proselitismo e che il messaggio cristiano è sostanzialmente universale, occorre però considerare il contesto culturale. L’etica protestante, così come viene intesa, nasce e cresce in ambito mitteleuropeo e americano bianco. Dubito fortemente che abbia un carattere che trascende le specifiche culturali di un popolo.

      • Da leggere : la destra americana ,infatti, è molto nazionalista.

      • E come la spiegheresti allora questa “onda montante” che sta investendo tutto il globo? Scriveva Max Weber, parlando di Beruf (impegno professionale) “quando cominciò a dominare sull’etica intramondana contribuì a edificare quel possente cosmo dell’ordine dell’economia moderna…che oggi determina, con una forza coattiva invincibile, lo stile di vita di tutti gli individui che sono nati entro questo grande ingranaggio… e forse continuerà a farlo finchè non sia stato bruciato l’ultimo quintale di carbon fossile”. Chi applica tale devozione al Beruf sono “specialisti senza spirito, edonisti senza cuore: questo nulla si immagina di essere asceso a un grado di umanità non mai prima raggiunto”. Chiamiamolo progresso, che oggi si chiama globalizzazione.
        Tutto questo parte da una concezione altamente religiosa che oggi deve fare i conti con l’evoluzione (chiamala pure secolarizzazione, se vuoi). Come dicevo negli USA è in atto uno scontro ai vertici: da una parte le forze del capitale globalizzante ormai apolide ed internazionalista e dall’altra quei pochi difensori delle tradizioni puritane che vedono nella società ancora un obbligo morale e quindi raccolgono i consensi delle masse impoverite dalla delocalizzazione. Ma ormai la frittata è fatta, e rimettere le uova in frigo non è più possibile.

        • I cinesi e i giapponesi hanno una concezione del Beruf sostanzialmente simile a quella protestante, anche se non sono protestanti. Probabilmente (io non conosco quelle culture) c’è un impegno alla armonia e al consenso più un nazionalismo sentito che fa da collante della società e che spinge ad una morale del lavoro rigida e severa.

          • Assolutamente NO! Stai facendo una confusione colossale. Da quelle parti l’etica (o l’ascesi) intramondana non assume mai il ruolo voluto e cercato dal post-calvinismo. Il benessere confuciano non può essere confuso con il benessere quacchero o peggio ancora puritano, dato che per questi ultimi esiste una connessione diretta tra Beruf e dio inteso come ente superiore irraggiungibile, e serve a rendergli onore. E comunque anche se il colonialismo giapponese ha prodotto danni rimarchevoli, questi sono annoverabili praticamente solo in territorio cinese. Adesso se proprio vuoi convincermi devi dimostrare che il Beruf giapponese o cinese hanno prodotto quei mostri che anche Weber sottolinea quando parla di “specialisti senza spirito e edonisti senza cuore” che stanno colonizzando il mondo a propria immagine e somiglianza. Piuttosto ci vedo dei bei paralleli tra il post-calvinismo made in USA e quanto viene descritto da Perkins nel suo “Confessioni di un sicario dell’economia”.: gente senza spirito nè anima, appunto. Da non confondere con certe tradizioni orientali, per favore.

    • Infatti i Puritani, nella conquista del territorio americano, operarono una certa selezione anche nell’ambito del Vecchio Testamento, e secondo un principio utilitaristico, presero ciò che serviva e cestinarono tutto il resto … uso della schiavitù, proprietà privata, capitalismo, cancellazione dei debiti, cioè accolsero dalle Sacre Scritture quello che più faceva comodo.
      I Puritani sono molto simili agli ebrei, e soprattutto un concetto chiave che si rivelò gravido di conseguenze inaspettate, è stato quello del popolo eletto, e certamente si diressero in America pensando che fosse la loro Terra Promessa. Gli indiani poi furono destinati alla distruzione così come lo erano stati i cananei per Giosuè e i Giudici. Non solo, ma quando i Puritani hanno individuato nella storia una terra ricca o in qualche modo appetibile hanno sempre pensato di averne diritto, perché così ha voluto Dio.

      • Il fatto è che non puoi sempre fare patti di mediazione tra il diavolo e la tua coscienza, perchè alla fine i nodi vengono al pettine. E siamo così arrivati ai giorni nostri quando i nipoti dei quei puritani devono scegliere tra impegno primigeno degli avi ed edonismo cosmopolita. Il loro (delle elites USA) movimento è dichiaratamente spaccato in due e sai qual’è la cosa bella? Che la destra religiosa chiama questi ex-zeloti “di sinistra”.. Ridicolo, davvero.

  8. “Politiche che hanno segnato a tutti gli effetti una condanna a morte per i due leaders e per le loro rispettive nazioni.”

    E ancora..

    “Tanto che i leaders del blocco euro sembrano oggi fin troppo ansiosi di rispettare sia l’occupazione degli Stati Uniti che la loro egemonia, e le miserabili classi dirigenti dell’Eurozona, collaborazioniste fino al midollo, rappresentano un modello di classi mondialiste e neoliberiste.”

    Le parole straniere in italiano non si declinano, pertanto “i leader”, ” i film” e così via.

    Per il resto, interessantissimo articolo, grazie.

  9. “Lo Stato alla fine è diventato «ancella» del capitale privato”

    Mi pare che dall’avvento della borghesia lo Stato sia sempre stato “ancella”.
    La borghesia dominante è diventata cosmopolita quindi non ha più bisogno della nazione ma lo Stato nasce e resta la camera di compenso degli interessi delle oligarchie, non vedo come possa essere altro.
    Basterebbe riflettere sul fatto che lo Stato nazionale esisteva e ha portato al sistema delle élite transnazionali di oggi ossia non c’è stata una improvvisa cesura ad opera di alcuni malvagi ma al contrario lo Stato nazionale era il mezzo per arrivare all’attuale cosmopolitismo oligarchico.

    La stessa Rosanna dice che “non ci crede molto” nel ripescaggio dei patriottismi e questo dovrebbe essere sufficiente oer comprendere che c’è un’assenza di reali nuove proposte e ideologie che siano in grado di prefigurare un nuovo orizzonte collettivista e non oligarchico.
    Il contrario di oligarchico è appunto collettivista ma solo la parola (collettivismo) spaventa quelli che molto timidamente stanno cominciando a rendersi conto che gli converrebbe opporsi a un sistema che li sta riducendo in una condizione servile.

    Collettivismo fa paura, democrazia diretta fa paura, nazionalizzazione delle banche centrali e separazione delle funzioni bancarie sono concetti che la gente non capisce, non parliamo di “privatizzazione dell’emissione di moneta” da parte delle banche private, solidarietà purtroppo implica che si facciano dei sacrifici e quindi non va bene, mobilità sociale significa che la media e piccola borghesia dovrebbero rinunciare alla propria rendita di posizione e alla possibilità di favorire i propri figli nell’inserimento nel mondo del lavoro ovviamente a scapito dei figli delle classi meno abbienti e non va bene nemmeno quella, scendere in piazza non si fa perché è noioso, alle elezioni il popolo vota in massa per i Macron.

    A me sembra che la gente stia benissimo cosí altrimenti sarebbe un fermento di nuove visioni politico economiche mentre esistono solo delle minestre riscaldate, come è l’interesse nazionale, che vanno anche bene come primo passo per riprendere il filo di un discorso di opposizione ma che hanno bisogno di essere elaborate verso proposte realmente rivoluzionarie.

    Ma la rivoluzione fa paura e non va benei partiti anti sistema diffidano degli intellettuali, gli intellettuali o i Papi non parlano al popolo…

    La cartina tornasole sono i risultati elettorali e l’affluenza al voto.
    La gente o si astiene o manda al potere a grande maggioranza gli emissari delle oligarchie quindi mi sembra che siamo tutti contenti cosí come stiamo.

    • -La borghesia cosmopolita è sempre stata quella del cosiddetto “popolo eletto”, quella europea è sempre stata legata più o meno strettamente al Paese natale.
      -Con la globalizzazione il cosmopolitismo ha incluso anche i capitalisti globali e i global player finanziari. Questi però non fanno la borghesia, la quale, al contrario si sta sempre più proletarizzando nelle periferie delle città.
      -I cambiamenti alle elezioni non sono lineari, lo dimostra un movimento come i 5S che dall’oggi al domani prendono un 25% dell’elettorato o uno come il portavoce dei Rotschild che, di fatto, è stato eletto dai media e da un 12% degli elettori.
      -La gente non sta bene così, non ha trovato nel panorama politico un partito o un movimento capace di cambiare veramente le cose. Quando lo troverà le cose cambieranno rapidamente.

      • Sul popolo eletto non la penso come te.
        La borghesia non è quello che ti pare a te, è una classe sociale di imprenditori e di banchieri che è nata all’inerno dello Stato assolutista, ha creato lo Stato nazionale e poi è diventata cosmopolita alleandosi con l’alta aristocrazia sopravvissuta alla rivoluzione.
        L’élite è composta dalla borghesia imprenditoriale, da quella finanziaria, dall’aristocrazia del sangue e dalla aristocrazia ebraica.
        Quelli che si stanno proletarizzando sono i medio e piccoli borghesi lasciati indietro che al contrario di quello che credi tu non sono “la vera borghesia” ma la faxcia più bassa della borghesia che fino a ieri ha vissuto a rimorchio dell élite di cui ho parlato aiutandola in funzione di cuscinetto protettivo contro le richieste di emancipazione del “proletariato”, espletando questa funzione fino all’autolesionismo tanto che oggi si accorgono che stanno per essere scaricati e ridotti nelle stesse condizioni di quei subalterni che avevano l’incarico di reprimere politicamente ed economicamente.

        Per quanto riguarda le elezioni ho scritto che esiste l’astensionismo che è evidentemente una forma di consenso. Per chi lo vuole capire…

        Non è che la gente “deve trovare nel oanorama politico” il movimento che (magivpcamente) cambi veramente le cose.
        La gente deve elaborare autonomamente una nuova visione ANCHE con l’aiuto di partiti e intelkettuali ma l’elaborazione deve venire da una spinta della gente e questa spinta oggi non c’è minimamente.
        Senza di questo il cambiamento non avviene E LO VEDI PURE TU.

        Quindi non sosteniamo visioni del tutto inconciliabili ma io sto dicendo che DATO CHE OGGI IL CAMBIAMENTO NON ARRIVA né lo si intravede all’orizzonte, COME OSSERVI TU STESSO, la ragione non è nel complotto ebraico ma nel fatto che i cittadini di media borghesia, quelka maggioranza silenziosa che determina il risultato delle elezioni, non è ancora convinta di dover affrontare dei sacrifici.
        Quindi, necessariamente, oensa che tutto sommato è meglio stare cosí come stiamo piuttosto che affrontare quei sacrifici.

        Poi se alle prossime elezioni (ovviamente non solo in Italia) vincono a man bassa i Salvini o i Grillo le cose potrebbero iniziare a cambiare.

        Intanto andiamo SEMPRE a votare e poi si chiacchiera del resto.

        • “Intanto andiamo SEMPRE a votare e poi si chiacchiera del resto.”

          Cioè avvalliamo quei 4 partiti che tengono in vita il sistema e poi pensiamo a cambiarlo DALL’INTERNO attraverso la finta democrazia? Ma ti rendi conto di quello che scrivi? L’astensionismo è la prova dell’intelligenza di un popolo: dove non puoi cambiare, evita. Siamo in una fase critica, e anche se l’astensionismo viene dipinto dai media secondo la versione che anche tu condividi le cose si stanno delineando abbastanza bene. Non ne vogliono parlare se non per criminalizzarlo, e questo è da solo un dato che dovrebbe fare riflettere sulla sua vera portata. Il fatto è che questo sistema elettorale si sta trasformando da lineare a non-lineare proprio a causa dell’astensionismo. Immagina che con un bacino di utenza superiore al 50% si affacci un movimento in grado di canalizzare quel dissenso: cosa pensi che succeda?
          Io continuo a vedere nell’astensionismo grandi possibilità, che invece non vedo nel sistema politico attuale.

          • Esatto. il cambiamento non avviene, al contrario di quanto dice DesEsseintes, proprio perchè ancora c’è uno zoccolo duro (dove per duro si intende proprio ” de coccio”) che va a votare, quindi da ancora spinte alla giostra e la fa girare!
            Il voto è legittimazione dei partiti, della loro politica, è partecipare a un gioco falso e truccato per lamentarsi del gioco falso e truccato.

            Purtroppo ci vuole coraggio.
            Il coraggio è l’arrendersi all’evidenza che i parametri nei quali siamo vissuti sono fasulli e il coraggio è nell’abbandonarli senza remore.
            Purtroppo anche avendo una visione generale abbastanza aperta, quando manca il coraggio, si stenta a fare quella considerazione “oltre”..

            per cui si…i trattati europei fanno si che la democrazia degli stati non conti piu, si, i nostri governi sono asserviti e lobbizzati da elite e multinazionali, si c’è una corruzione interna endemica..ma…….alla fine….votando..eleggendo il meno peggio…ce la possiamo fare!
            E così infatti….non ce la si fa!

          • Concordo totalmente. Il sistema è falso e truccato almeno come le slot machine, potrai aver l’illusione per una volta di aver recuperato qualcosina ma il bilancio finale DEVE essere sempre in perdita altrimenti le slot machine non esisterebbero. Slot machine = democrazia attuale.

            Ci vuole un punto di rottura con il passato, ci vuole la creazione di un sistema collaborativo e snello quindi orizzontale. Il sistema verticistico, gerarchico coercitivo di massa deve essere abbandonato. È un abominio. La natura nella sua infinita saggezza crea l’uomo laborioso, l’uomo tollerante, l’uomo ribelle, l’uomo studioso e ciascuno compensa l’altro senza bisogno di vertici istituzionali o eserciti, tutti possono cooperare senza costrizione, le leggi hanno cercato da sempre il mantenimento del dominio delle èlite infatti in carcere si trovano dei poveri idioti beccati con qualche grammo di erba mentre i cialtroni che invadono interi paesi creando morte, migrazioni e fame sempre governano!
            Questa regola della società è bene in mostra ma pochissimi vedono un male assoluto in questa deriva, piuttosto il male assoluto molti lo vedono nel povero Giuliani che protesta contro la follia globalista… non c’è nessuna speranza in questo mondo, l’intelligenza si sta rivoltando contro l’umanità, qualsiasi azione di contrasto è prevista dunque rimane solo l’angoscia di restare, ma non il disonore di andare a votare per essere complici del lurido sistema.

          • In linea teorica condivido, non credo nella democrazia rappresentativa e lo ritengo il sistema più subdolo applicabile, votare significa legittimare, legittimare significa accettare consapevolmente di essere una pedina di questo modello mistificatorio, detto questo che facciamo? Sul serio perché nonostante le mie convinzioni di base, sopra esposte, sono profondamente combattuto di recarmi alle urne, se lo consentiranno, votando un partito “antisistema” in cui mi riconosco solo per il suo atteggiamento fortemente ostile nei confronti di Europa ed immigrazione, incoerenza, masochismo? Forse ma attualmente le alternative sono poche e movimenti extraparlamentari che mettano in discussione io sistema non ne intravedo all’orizzonte.

          • Siamo passati dal rischio di una dittatura della maggioranza a una dittatura della minoranza.
            Il discorso della governabilità e il continuo martellare sul fatto che dopo le elezioni ci deve essere un unico vincitore con la maggioranza (parlamentare, ma sempre una minoranza dei voti reali) che possa finalmente fare le “riforme”.
            Il problema è piuttosto eviente: La maggioranza NON LE VUOLE certe riforme ma dovendole fare per forza si sta scatenando un putiferio di giochi, giri, truffe, leggi elettorali, partiti, movimenti extraparlamentari etcetcetcetc.
            Sono tutte sciocchezze di proporzioni gigantesche.

            Oggi in Italia si sa cosa ci vuole. Se un partito/leader proponesse determinate semplici ovvie cose otterrebbe il 98%. Andrebbero a votare anche i piccioni e i gatti.

            Ma non si puo fare cio che vuole la maggioranza….
            E quando in un paese c’è una minoranza che decide o imponendosi con la forza o con il raggiro è sempre una forma di fascismo.

          • Sí, mi rendo conto di quello che scrivo e penso che ti sbagli.
            Se veniva eletta la Le Pen, che io avrei votato anche se non c’entro nulla con le idee del suo partito, cadeva l’UE (anche perché avrebbe suscitato una fiammata populista in tutto il continente).
            Quelli che la pensano come te si sono astenuti e ha vinto Macron quindi chi non ha votato lo ha fatto perché è favorevole all’Unione Europea.

            In Italia la Lega e il M5S non sono gatekeeper, probabilmente non saprebbero governare ma darebbero il segnale che il sistema non è invincibile, che esiste una alternativa e a quel punto potrebbe traboccare quella rabbia che la gente non ha più nemmeno il coraggio di provare.

          • Se veniva eletta la Le Pen, CHE IO AVREI VOTATO????? Che è successo? L’anticiclone africano e il condizionatore ormai arrugginito?

          • No, è successo che non capisci una mazza per problemi congeniti.
            L’ho sempre detto che avrei votato Le Pen da qualche anno prima dell’elezione del 2017.
            Magari se ogni tanto lasci perdere il Biancosarti la mattina presto può essere che ti svegli un attimo.

          • A parte il fatto che io non bevo il Biancosarti e che come vino preferisco il Barolo, un vino che è di molto superiore al Mouton Cadet del Barone Philippe ( non glielo dire, si potrebbe arrabbiare), non eri tu che celebravi la vittoria di Macron sul forum? “Come era ovvio ha vinto Macron”?

          • A parte il fatto che tu non distingui il Biancosarti dal Barolo nemmeno leggendo l’etichetta e che io bevo pinot di Borgogna e non Bordeaux, se dico “Come era ovvio ha vinto Macron” a te sembra che sto festeggiando?

            Non capisci, vero?

            Significava che se uno fa le piazzate da lavandaia in tv come la le Pen e se si insiste “solo ed esclusivamente” con temi non sbagliati che però fanno paura alla maggior parte dell’elettorato non si va da nessuna parte (fai il 20/25% poi quando stai per arrivare al potere la gente vota per l’emissario del Mouton Cadet).

          • Se veniva eletta la LePen non cambiava nulla come in Grecia non è cambiato nulla eleggendo syriza.

          • “Quelli che la pensano come te si sono astenuti e ha vinto Macron”

            Guarda che “quelli che” l’ha già scritta Jannacci. Con risultati molto più migliori, se posso usare una perifrasi poetica.
            Ti prego di notare che io ho parlato di sistemi, e non ti ho accusato direttamente di nulla. Ho solo detto (e lo ripeto) che il voto teleguidato non porta da nessuna parte, così come il telecomando anche se ha un centinaio di canali che puoi attivare alla fine ti fa vedere sempre le stesse cose alla tivù. E non è che se per caso vedi un bel film alla fine la tivù diventa saggia e veicolo di libertà: il giorno dopo su quello stesso canale ti vogliono rifilare la sola dell’ultima panca per addominali o del frullatore che ti fa dimagrire. A quello serve la tivù, tutto il resto succede per sbaglio.

    • I risultati elettorali sono solo la cartina al tornasole di quanta manipolazione ci sia, di quanto sia estesa, pervasiva e subdola.
      Niente altro. Davvero niente altro!
      Non essendoci MAI alle elezioni un partito/candidato fuori dal sistema ma solo pagliacci ricattabili che ci mettono la faccia e basta, mentre le politiche vengono prese e attuate altrove, le elezioni non contano più se non per determinare quanti soldi prende un partito invece di un altro, quale “potentato”, “clan”, si mette ai posti di comando per gestire la corruttela e quindi arricchirsi di piu negli anni in cui governa.

    • E del potere della Tv cosa ne dici? La società dello spettacolo ti dice nulla? E comunque lo stato nazione ha vissuto una lunga gestazione, in Italia si è formato solo nel 1861, e solo all’interno dello stato nazione è nata la democrazia, quindi ora è tramontata anche quella …

      • Guarda che lo hai scritto tu (copincollo):

        “diciamolo tra di noi, non ci credo molto”

        Quindi, dicamolo tra di noi, dopo una frase del genere risulti poco credibile come pasionaria del nazionalismo.

        Per adesso c’è quello e cerchiamo di farci qualcosa ma è un argomento perdente che porta a raggiungere il 20/25% e poi a regredire appena la maggioranza silenziosa comincia a pensare che il partito della patria può andare davvero al potere.
        Come puntualmente è successo in Francia.

        • Forse non mi sono spiegata bene … io sto combattendo per ritrovare la sovranità perduta, ma credo sia una battaglia impari, tra le forze populiste, continuamente screditate dai media, e i poteri globalisti, che hanno la garanzia di sessant’anni di propaganda tv, lavaggio del cervello giornaliero sulla terra promessa dei futuri Stati Uniti d’Europa … quindi anche se credo fermamente che lo Stato Nazione sia stata l’unica condizione possibile per la nascita della democrazia e del welfare per tutti, mi chiedo se il ripristino di condizioni storicamente così pregiudicate potrà essere un obiettivo raggiungibile …

          • Certo.
            Però pensare che le forze sovraniste stiano commettendo degli errori e che dovrebbero tentare anche altre strategie lo si esclude a priori.
            Perché occorrerebbe mettersi in discussione…PENSARE…no, troppa fatica.

            “Noi tireremo dritto!”

            E la gente vota Macron.

          • Come ho cercato di spiegare ci sono due fenomeni sociali molto interessanti che stanno succedendo: la destra USA è spaccata tra il ritorno a dio patria e famiglia e nazione e l’internazionalismo globalizzante, apolide e ateo. Trump sta a dimostrare qualcosa in questo senso. Il secondo fenomeno è l’astensionismo che come ho detto può portare a biforcazioni inattese nel panorama politico. I poll si basano su nozioni di matematica lineare, ma cosa succede se ci mettiamo un bel frattale?.Questa è una bella domanda che mette in crisi tutte le teorie del “voto utile”: fin che dura va bene, ma potrebbe anche non durare.

          • Ne abbiamo discusso spesso, e tu avevi promesso di pubblicare un articolo sulla necessità e soprattutto sull’utilità dell’astensionismo … io non ci credo molto, ma chissà … potresti anche sorprenderci.

  10. Senza offesa:”Ma lei signora Spadini, ha mai letto e studiato Marx, Lenin, Trotsky?”. E se non l’ha fatto, le suggerisco di esaminare l’opera di Lenin, ‘Stato e Rivoluzione’….O pensa davvero che il rimedio alla ‘fine del mondo’ sia il M5S!? Se così fosse, consapevole che un’eventuale mia assenza non la turberebbe minimamente, prometto che non commenterò più articoli da lei postati.

  11. E sì, è giunta l’epoca di riscrivere l’antifascismo partendo da “Dio, Patria e Famiglia”.

    E già che ci siamo, aggiungerei: sovranisti di tutto il mondo, unitevi!

  12. E’ chiaro che il modello degli USA, che si ergono a locomotiva del mondo fungendo da consumatore di ultima istanza per produttori di tutto il mondo coma Corea del Sud, la Germania e non ultima l’Italia, non ti piace… Invece non dici una parola sul modello tedesco, che vorrebbe ergersi a locomotiva d’Europa invadendo il mercato comune coi suoi prodotti, resi artificialmente più convenienti dall’euro, prestando i soldi senza nessuna cautela, tanto qualcun’altro che paghi all’occorrenza si trova… riuscendo nel mirabile intento di distruggere il continente per la terza volta nel giro di un secolo. Va detto che la stessa Germania si fa scudo dell’Europa a piacimento, il surplus, che infrange una regola, non è colpa sua ma del QE di
    Draghi, la BCE è da anni che li invita a spendere di più, ma loro fanno i finti tonti; glielo dice anche Trump, ma niente… Va poi fatto notare che la NATO (la cui sede, nella seconda foto, assomiglia paurosamente alle mostrine delle SS) sta prendendo una piega neo-nazista, in fuzione anti russa, che non è proprio rassicurante.

    • Mi sembra di averla citata la Germania, anche se il tema non era espressamente quello che tu dici “Senza dubbio, nonostante la retorica iper-globalista, gli stati nazionali rimangono la forza più importante nel plasmare l’economia mondiale, inoltre, gli stati più potenti hanno usato la globalizzazione come un mezzo per aumentare il loro potere nazionale (vedi Germania)”.

      • Si, l’hai citata una volta tra parentesi e un’altra volta di sfuggita… Però pare che la loro “stupidità” economica stia diventando un problema mondiale, e visto che, come detto, non esita a farsi scudo dell’europa, non vorrei si passasse dai modi di dire ai fatti. Detto questo, anche se ho altre preferenze, tra i due modelli preferisco di gran lunga quello statunitense, che ha permesso ai miei genitori di tirare su 5 figli, rispetto a quello tedesco, che non è matematicamente applicabile al resto del mondo e sta creando nient’altro che povertà.

        • Guarda che il “modello tedesco” è un “di cui” di quello USA. Ordoliberismo contro neocon, se proprio vogliamo essere pignoli, ma la sostanza è identica, con l’aggravante che quello tedesco è una “generosa” concessione degli USA in cambio di una moneta (e relativa economia) complice nella resilienza del dollaro.

          Senza riunificazione ed euro scommetto che i “cugini” americani non avrebbero esitato a comprimerci peggio della Grecia, pur di salvarsi le chiappe a stelle e strisce.

          • So come nasce la UE, so anche che ogni tanto gli USA hanno dei piccoli problemini con le cose che sfuggono loro di mano… Secondo te sta andando tutto secondo i loro piani? O hanno ottenuto l’opposto di ciò che speravano?

        • Aggiungo che la creazione di povertà è (anche) una diretta conseguenza del modello economico-finanziario anglofono, come dimostrano i dati mondiali sulla crescente forbice tra troppo ricchi e troppo poveri. La chiave di tutto è proprio qui, come fondamento per superare questi modelli antiumani.

  13. Oggi il Corriere della Sera pubblica l’articolo “Così rinasce l’alleanza «austro-ungarica» in nome del sovranismo” nel quale critica la politica austro-ungarica contro l’immigrazione. Mentre nel 1914 eravamo contro il blocco autro-ungarico in nome dell’indipendenza nazionale oggi occorre appoggiarlo incondizionatamente in nome della sovranità italiana.
    O tempora, o mores!

  14. Davvero un articolo da incorniciare.