L’atteggiamento cinese nei confronti di Hong Kong mostra la fine della superiorità statunitense

Moon of Alabama
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Incolpare la Cina per la pandemia del Covid-19 è una menzogna. Ma gli Stati Uniti continueranno a farlo come parte della loro più ampia strategia anti-cinese.

Mentre gli Stati Uniti sono impegnati a contrastare l’epidemia a casa loro, la Cina l’ha già sconfitta all’interno dei propri confini. Ora utilizza la sua posizione di vantaggio per rimuovere un problema che gli Stati Uniti usavano da tempo per infastidirla. Hong Kong sarà finalmente liberata dai razzisti travestiti da liberali sostenuti dagli Stati Uniti.

Alla fine del 1984, la Gran Bretagna e la Cina avevano firmato un accordo formale che prevedeva, per il 1997, il passaggio alla Cina della colonia britannica di Hong Kong. La Gran Bretagna aveva dovuto accettare il patto perché aveva perso la capacità di difendere la colonia. La dichiarazione congiunta sino-britannica stabiliva che la Cina avrebbe promulgato una legge formale che avrebbe consentito ad Hong Kong di autogovernarsi in larga misura.

La “Legge Formale della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese” è, di fatto, la costituzione della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong. Ma è anche una legge nazionale della Cina, adottata dal Congresso Nazionale del Popolo Cinese nel 1990 e introdotta ad Hong Kong nel 1997, al termine del dominio britannico. Se necessario, la legge può essere modificata.

Il paragrafo II della Legge Formale regola le relazioni tra le autorità centrali e la Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong. Secondo l’articolo 23 della Legge Formale, Hong Kong avrebbe dovuto attuare alcune misure di sicurezza interna:

La Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong emanerà leggi proprie per vietare qualsiasi atto di tradimento, secessione, sedizione, sovversione contro il governo centrale del popolo o furto di segreti statali; per vietare alle organizzazioni o agli organi politici stranieri di svolgere attività politiche nella regione e per vietare alle organizzazioni o agli organi politici della regione di stabilire legami con organizzazioni o organismi politici stranieri.

Hong Kong non è riuscita a varare nessuna delle leggi richieste dall’articolo 23. Ogni volta che il suo governo ha cercato di applicare, anche parzialmente, tali leggi, nel 2003, 2014 e 2019, le proteste e le rivolte su larga scala nelle strade di Hong Kong lo hanno sempre impedito.

La Cina è sempre stata preoccupata per i disordini ad Hong Kong fomentati dall’estero, ma non aveva sollevato il problema perchè dipendeva ancora da Hong Kong per l’accesso ai capitali e ai mercati.

Nel 2000, il PIL di Hong Kong ammontava a 171 miliardi di dollari, mentre quello cinese era solo 7 volte più grande, 1.200 miliardi. L’anno scorso il PIL di Hong Kong è quasi raddoppiato, passando a 365 miliardi. Ma il PIL cinese è cresciuto di oltre dieci volte, fino ad arrivare a 14.200 miliardi, quasi 40 volte quello di Hong Kong. A parità di potere d’acquisto, la divergenza è ancora maggiore. Come sbocco economico della Cina, Hong Kong ha perso molta della sua importanza.

Un altro fattore che tratteneva la Cina dall’occuparsi in modo più attivo di Hong Kong era la sua preoccupazione per le conseguenze negative da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna. Ma, durante l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno introdotto sempre più misure per ostacolare lo sviluppo della Cina. Secondo l‘Atto sui diritti umani e la democrazia ad Hong Kong, approvato lo scorso anno dal Congresso americano, il governo degli Stati Uniti dovrebbe vigilare su Hong Kong e punire coloro che, a suo giudizio, violano i diritti umani. Le sanzioni contro le società cinesi, in particolare contro Huawei, recentemente estese fino al blocco totale delle consegne dei chip 5G, dimostrano che gli Stati Uniti faranno tutto il possibile per ostacolare il successo economico della Cina.

Il “perno sull’Asia” dell’amministrazione Obama era già una mossa mascherata contro la Cina. La strategia di difesa nazionale dell’amministrazione Trump ha apertamente definito la Cina come “un concorrente strategico che utilizza attività economiche di tipo predatorio per intimidire i paesi confinanti, mentre militarizza il Mar Cinese Meridionale.”
Il Corpo dei Marines degli Stati Uniti viene riconfigurato in unità specializzate con il compito specifico di bloccare l’accesso della Cina al mare:

In questo modo, piccole unità di Marines verrebbero dispiegate intorno alle isole dell’arcipelago avanzato e nel Mar Cinese Meridionale, ogni elemento avrebbe la capacità di contestare lo spazio aereo e navale circostante usando missili antiaerei e antinave. Collettivamente, queste forze opererebbero un’azione di logoramento contro le forze cinesi, impedendo loro di spostarsi verso l’esterno e, alla fine, come parte di una campagna congiunta, le costringerebbero a ripiegare sulla terraferma cinese.

La “Guerra fredda 2.0” lanciata dagli Stati Uniti contro la Cina vedrà ora importanti contromosse.

Le violente rivolte dello scorso anno ad Hong Kong, incoraggiate dai media di Washington DC, erano state la dimostrazione che la situazione ad Hong Kong si stava evolvendo in  modo pericoloso per la Cina.

Non c’è più motivo per la Cina di trattenersi dal contrastare questa assurdità. L’economia di Hong Kong non è più così importante. Le sanzioni statunitensi stanno comunque arrivando, indipendentemente da ciò che la Cina farà o non farà ad Hong Kong. I progetti militari statunitensi sono ora una minaccia evidente.

Dal momento che le leggi che Hong Kong avrebbe dovuto varare non sono neanche in programma, ora sarà la Cina stessa a crearle e a farle rispettare:

Venerdì, il governo centrale presenterà una risoluzione per consentire ai vertici del massimo organo legislativo, il Comitato Permanente del Congresso Nazionale del Popolo (NPC), di elaborare ed approvare una nuova legge sulla sicurezza nazionale tagliata su misura per Hong Kong, è stato annunciato giovedì scorso.

In precedenza, alcune fonti avevano riferito al Post che questa nuova legge avrebbe proibito la secessione e l’attività sovversiva, nonché le interferenze e gli atti terroristici stranieri nella città, sviluppi che preoccupavano Pechino da un po’ di tempo, soprattutto nell’ultimo anno, che aveva visto proteste antigovernative sempre più violente.

Secondo una fonte continentale a conoscenza della situazione ad Hong Kong, Pechino è giunta alla conclusione che, dato l’attuale clima politico, è impossibile per il Consiglio Legislativo della città approvare una legge di sicurezza nazionale che renda operativo l’articolo 23 della Legge Formale riguardante la città. Questo è il motivo per cui [Pechino] ha chiesto all’NPC di assumerne la responsabilità.

Il 28 maggio l’NPC voterà una risoluzione per chiedere al proprio Comitato Permanente di redigere la legge che riguarda Hong Kong. È probabile che venga votata ed approvata alla fine di giugno. La legge entrerà a far parte dell’allegato III della Legge Formale che comprende “Le leggi nazionali da applicare nella regione amministrativa speciale di Hong Kong.

In base alla nuova legge, gli Stati Uniti dovranno interrompere il finanziamento delle organizzazioni studentesche, dei sindacati antigovernativi e dei media di Hong Kong. I partiti di opposizione non potranno più avere rapporti con operazioni di influenza gestite dagli Stati Uniti.

Il Dipartimento di Stato americano ha prontamente condannato questa presa di posizione:

Hong Kong si è sviluppata come bastione della libertà. Gli Stati Uniti esortano vivamente Pechino a riconsiderare la sua disastrosa proposta, ad adempiere ai suoi obblighi internazionali e a rispettare l’alto grado di autonomia, le istituzioni democratiche e le libertà civili di Hong Kong, fondamentali per preservare il suo status speciale ai sensi delle leggi degli Stati Uniti. Qualsiasi decisione che pregiudichi l’autonomia e le libertà di Hong Kong, come garantito dalla Dichiarazione Congiunta sino-britannica e dalla Legge Formale, avrebbe inevitabilmente un impatto negativo sulla nostra valutazione della formula un “paese-due sistemi” e dello stato del territorio.

Noi siamo con la gente di Hong Kong.

Non è (ancora?) “La guerra imminente contro la Cina” ma solo un soffiare e sbuffare, con tanta retorica ma pochi effetti pratici. Nessuna azione degli Stati Uniti può impedire al governo cinese di mettere al sicuro il proprio reame. Hong Kong è una città cinese in cui comandano le leggi cinesi, non i dollari statunitensi.

Gli Stati Uniti sembrano credere di poter vincere una guerra fredda contro la Cina. Ma si sbagliano.

Sul fronte economico non sono gli Stati Uniti a vincere con il disaccoppiamento dalla Cina, perché è l‘Asia intera che si sta distaccando dagli Stati Uniti:

Da quando, nell’aprile 2018, era iniziata la guerra tecnologica USA-Cina con il divieto di Washington di esportare chip alla ZTE Corporation cinese, la “de-americanizzazione delle catene di approvvigionamento” era diventata la parola d’ordine nel settore dei semiconduttori.

Nell’aprile 2020, Taiwan, Vietnam, Tailandia e Indonesia hanno acquistato circa il 50% in più di prodotti cinesi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Giappone e Corea hanno fatto registrare aumenti del 20%. Anche le esportazioni negli Stati Uniti sono aumentate nell’ultimo anno, anche se da una base molto bassa per il 2019.

Anche le importazioni cinesi dall’Asia sono aumentate rapidamente.

Quando gli Stati Uniti proibiscono alle aziende che utilizzano software o macchinari statunitensi di progettare chip e di venderli alla Cina, queste società cercheranno di acquistare altrove i software e i macchinari. Quando gli Stati Uniti tentano di ostacolare l’accesso della Cina ai chip dei computer, la Cina costruirà la propria industria per la produzione di chip. Tra dieci anni saranno gli Stati Uniti ad aver perso l’accesso a quelli che allora saranno i prodotti allo stato dell’arte, perché verranno tutti dalla Cina. Già oggi è la Cina a dominare il commercio globale.

Il modo caotico in cui gli Stati Uniti stanno gestendo la crisi del Covid viene ampiamente osservato all’estero. Quelli che ci vedono chiaro hanno già riconosciuto che ora è la Cina, non gli Stati Uniti, la superpotenza con la testa sul collo. Gli Stati Uniti sono in affanno e continueranno ad esserlo per molto tempo:

Questo è il motivo per cui non considero il discorso su una possibile “Guerra Fredda 2.0” significativo o rilevante. Se ci fosse una sorta di “Guerra Fredda” tra gli Stati Uniti e la Cina, i politici statunitensi sarebbero comunque in grado di iniziare a pianificare in modo credibile la gestione di questa complessa relazione con la Cina. Ma, in realtà, le opzioni per “gestire” il nucleo di questa relazione sono penosamente poche, dal momento che il compito principale di ogni leadership statunitense che emerga da questo incubo del Covid sarà quello di gestire il crollo vertiginoso di quell’impero mondiale che era stato detenuto dagli Stati Uniti fin dal 1945.

Quindi, qui a Washington nella primavera del 2020, io dico, lasciamoli soffiare e sbuffare con queste loro nuove flatulenze di infantile sinofobia. Lasciamoli minacciare questa o quella versione di una nuova “Guerra Fredda.” Lasciamoli competere alle prossime elezioni, se queste si terranno, su “Chi può essere più duro con la Cina.” Ma la dura realtà mostra che, come diceva Banquo, “È una storia, raccontata da un idiota, piena di rumori e di rabbia, che non significa nulla.

Nel suo libro del 2003, After the Empire, Emmanuel Todd descriveva il perché gli Stati Uniti si stessero muovendo verso la perdita del loro status di superpotenza:

Todd, in modo calmo e sereno, fa il punto su molte tendenze negative, tra cui l’indebolimento dell’impegno americano sull’integrazione socio-economica degli afroamericani, un’economia bulimica che si basa sempre più sui giochi di prestigio e sulla buona volontà degli investitori stranieri ed una politica estera che sperpera le riserve di “soft power” del paese, mentre il suo comportamento guerrafondaio da pompiere piromane si scontra con una resistenza in continua crescita.

La crisi del Covid-19 lo ha reso evidente a tutti.

Gli Stati Uniti, come previsto da Todd, dovranno ora rinunciare al loro status di superpotenza? O daranno inizio ad una grande guerra contro la Cina per distogliere l’attenzione e dimostrare la loro presunta superiorità?

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Fonte: moonofalabama.org
Link: https://www.moonofalabama.org/2020/05/chinas-move-in-hong-kong-illustrates-the-end-of-us-superiority.html#more
22.05.2020