La verità sulla schiavitù in USA

La schiavitù era un'istituzione sbagliata o ereditata?

 

Paul Craig Roberts – TheUnzReview – 3 giugno 2021

 

La schiavitù ha avuto origine nelle colonie inglesi in Nord America nel 17° secolo o le sue origini risalgono a prima della storia registrata?

La schiavitù è razzista o è basata su motivi economici?

Se una persona vuole capire, queste sono domande importanti.

Ma se una persona vuole coinvolgere gli altri nell’emozione allo scopo di ottenerne la preferenza e le relative ricompense, il denaro e il potere, o semplicemente per godere dell’arroganza della denuncia morale dei propri simili, queste domande sono d’intralcio. Il fatto che queste domande non vengano mai poste e non facciano parte dei programmi di studi sui neri, nelle università o del falso progetto di storia del New York Times – il Progetto 1619 -, è la prova definitiva che oggi la schiavitù è una parola emotiva usata per demonizzare i bianchi e per portare preferenze ai neri.

La schiavitù è presentata ai bambini delle scuole americane come qualcosa che i bianchi hanno fatto ai neri. Quindi, i bianchi sono razzisti e devono pagare in qualche modo per la schiavitù dei neri che è finita negli Stati Uniti 156 anni fa.

Ci sono così tante domande non poste. Per esempio, come hanno fatto i neri portati in Nord America a diventare schiavi? Chi li ha fatti schiavi? La risposta, che fa esplodere la narrazione, è che i neri sono stati schiavizzati da altri neri.

La principale fonte di schiavi per la tratta degli schiavi era il regno nero del Dahomey. Il Dahomey si impegnò in guerre di schiavi con altri regni o tribù nere e divenne la potenza dominante.

Come dice l’Enciclopedia Britannica, “il Dahomey era organizzato per la guerra, non solo per espandere i propri confini ma anche per prendere prigionieri come schiavi. Gli schiavi venivano venduti agli europei [o ai musulmani] in cambio di armi o tenuti per lavorare nelle piantagioni reali che fornivano cibo per l’esercito e la corte”.

Il socialista Karl Polanyi ha scritto il classico “Dahomey and the Slave Trade”, pubblicato nel 1966. Il libro non si adatta al nostro tempo “risvegliato” (“woke” nel testo) e all’agenda dei “black studies”, e non è più disponibile in stampa.

Oggi il Dahomey è conosciuto come Benin. Sulla spiaggia di Ouidah c’è un monumento contemporaneo, la Porta del Non Ritorno, che commemora le vite degli africani catturati dal Regno nero del Dahomey e venduti agli arabi e agli europei come schiavi o scambiati con armi da fuoco.

In altre parole, l’origine degli schiavi neri sono stati gli schiavisti neri.

Perché i capitani di mare europei portarono schiavi neri in Nord America? La risposta è che c’era terra fertile in grado di produrre colture redditizie e nessuna forza lavoro. Coloro che possedevano sovvenzioni di terra o carte dal re inglese avevano bisogno di manodopera per rendere la terra utilizzabile. Non c’era altra forza lavoro.

Gli schiavi furono portati negli Stati Uniti non a causa del razzismo ma per motivi economici. Gli africani neri vendevano altri africani neri ai mercanti per le armi da fuoco che stabilivano il dominio del Dahomey. I mercanti vendevano gli schiavi come forza lavoro a coloro che possedevano terre assegnate o concesse dal monarca inglese e non avevano nessuno che le lavorasse. La schiavitù si era affermata come forza lavoro agricola molto prima che esistessero gli Stati Uniti.

Questo ci riporta alla domanda iniziale di questo saggio. La schiavitù era un’istituzione sbagliata o ereditata? Se qualcosa è sbagliato o meno dipende dalla moralità del tempo. All’epoca il Regno Nero del Dahomey e gli altri [regni] neri con cui il Dahomey si impegnava in guerre di schiavi, non consideravano la schiavitù sbagliata. Nemmeno gli arabi, che per secoli avevano razziato le città costiere europee per ottenere schiavi bianchi. Nemmeno gli europei, che portarono gli schiavi acquistati in Nord America. Né lo fecero i coloni che acquistarono una forza lavoro. Nemmeno gli schiavi originali, prigionieri che avevano combattuto loro stessi nelle guerre di schiavi.

La schiavitù era un fatto della vita da millenni. Molto prima che i popoli bianchi avessero schiavi neri, avevano schiavi bianchi, che erano essi stessi schiavi di proprietà degli arabi. Alla fine del XVIII e all’inizio del XIX secolo cittadini nordamericani furono ridotti in schiavitù quando alcune navi mercantili statunitensi furono catturate dalle province nordafricane dell’Impero Ottomano. Per alcuni anni il Congresso degli Stati Uniti pagò grandi somme per riscattare gli schiavi americani ad Algeri, Tunisi e Tripoli. Il presidente Thomas Jefferson si stancò di questo e inviò le forze navali statunitensi che conquistarono Tripoli e interruppero la pratica di ridurre in schiavitù gli equipaggi delle navi mercantili americane catturate – da cui derivò nell’inno dei Marines degli Stati Uniti – “Alle spiagge di Tripoli”.

La schiavitù era ovunque. Era un’istituzione ereditata. Nelle guerre di schiavi africane, un uomo poteva iniziare la battaglia da libero e, se sconfitto, ritrovarsi schiavo. Una persona nata da genitori schiavi non conosceva altra vita. Nell’America del Nord, dove gli schiavi costituivano la forza lavoro agricola, ognuno nasceva in una società in cui la schiavitù era un’istituzione consolidata. Era il risultato di una scelta fatta in un tempo lontano quando non c’era una forza lavoro alternativa.

Le rivoluzioni americana e francese, come vengono chiamate, hanno portato ad un idealismo della persona libera e autonoma, e coloro che sono stati colpiti da questo ideale hanno considerato la schiavitù come sbagliata, come sembra essere sotto questo ideale della civiltà occidentale. Tuttavia, non era sbagliato nel Dahomey nero.

Come ci si libera di un’intera istituzione lavorativa e la si sostituisce, non è mai stato descritto da coloro che volevano la fine della schiavitù nel XIX secolo. I proprietari terrieri possedevano la terra e il lavoro. Imporre loro di liberare i loro schiavi avrebbe significato privarli di una gran parte del loro capitale. Se avessero liberato la loro forza lavoro, avrebbero dovuto riassumerli con dei salari, ma dopo una tale perdita di capitale da dove sarebbero venuti i salari? I contribuenti avrebbero finanziato un programma governativo per compensare i proprietari per aver liberato i propri schiavi? Queste sono domande importanti in un periodo in cui molte altre domande importanti avevano la precedenza. Riconfigurare le istituzioni stabilite di un paese è un’impresa straordinaria. I comunisti ci hanno provato nel 20° secolo e non hanno avuto successo.

La meccanizzazione ha sostituito la maggior parte della forza lavoro agricola, ma non era un’alternativa disponibile all’epoca. Se ci fosse stata, cosa avrebbe fornito il sostentamento agli schiavi liberati? Alla fine fu la mezzadria, che mantenne gli ex-schiavi legati alla terra come lo erano stati da schiavi e come lo erano stati i servi della gleba medievali. Invece dei salari, i mezzadri condividevano la proprietà del raccolto e i proventi della vendita.

Negli Stati Uniti la forte immigrazione avrebbe alla fine prodotto una forza lavoro libera, se non fosse stato per il fatto che, fino alla chiusura della frontiera alla fine del XIX secolo, gli immigrati potevano muoversi verso ovest e rivendicare la terra che occupavano. La maggior parte preferiva lavorare al proprio posto piuttosto che lavorare come mano d’opera per un’altra persona.

La delocalizzazione del lavoro ha eliminato la maggior parte della forza lavoro manifatturiera americana, e coloro che avevano un lavoro manifatturiero si ritrovano oggi con standard di vita ridotti. L’intelligenza artificiale (AI) e i robot stanno eliminando gran parte del resto dell’occupazione umana. La questione dell’occupazione umana in un mondo di automazione e AI rimane una questione elusa, proprio come gli abolizionisti hanno eluso la questione del destino degli schiavi liberati. Il presidente Lincoln voleva rimandarli in Africa o in qualche parte dell’America centrale o meridionale.

Se la schiavitù era un tale male, perché il Congresso ha resuscitato la schiavitù con il 16° emendamento nel 1909 e gli stati lo hanno ratificato nel 1913? Per capire cosa intendo, chiedetevi qual è la definizione di schiavo? Uno schiavo è una persona che non possiede il proprio lavoro o i prodotti del suo lavoro. Se siete soggetti a un’imposta sul reddito, non possedete il vostro lavoro.

Una parte del lavoro di uno schiavo va al suo mantenimento. Altrimenti, se non viene nutrito, vestito, alloggiato e non viene curata la sua salute, il suo proprietario perde il suo lavoro. Il resto del suo lavoro potrebbe essere sequestrato dal suo proprietario per coprire il costo dell’acquisto dello schiavo e per ottenere un profitto. Per uno schiavo negli Stati Uniti del 19° secolo l’aliquota fiscale era di circa il 50%. Per un servo medievale, l’aliquota fiscale era più bassa perché aveva meno tecnologia e quindi era meno produttivo. Un servo della gleba medievale non poteva riprodursi se il suo tasso d’imposta superava il 30%, o tale era l’opinione anni fa quando ho studiato l’economia medievale. A differenza di uno schiavo, un servo della gleba non veniva comprato e venduto. Era legato alla terra. Come uno schiavo, era tassato in termini di lavoro. Il signore del feudo aveva diritti d’uso sul lavoro dei servi e i servi avevano diritti d’uso sulla terra.

Un tempo i servi della gleba erano contadini liberi. Dopo il crollo della potenza romana, non avevano protezione contro i predoni vichinghi, saraceni e magiari. Per sopravvivere fornivano manodopera a un capo tribù che costruiva una torre fortificata e manteneva uomini da destinare al combattimento. In caso di incursioni, i servi avevano un rifugio fortificato in cui fuggire per proteggersi. In effetti, i servi pagavano una tassa di difesa. Scambiavano una percentuale del loro lavoro per la protezione. La servitù della gleba divenne un’istituzione consolidata e continuò per molto tempo dopo che le incursioni erano cessate. In Inghilterra la servitù della gleba ebbe fine con gli “Enclosure acts“, che spogliarono i servi dei loro diritti d’uso della terra e crearono un libero mercato del lavoro.

Considerate l’imposta sul reddito negli Stati Uniti. Quando il presidente Reagan fu eletto, l’aliquota fiscale sul reddito da investimento era del 70%. L’aliquota fiscale massima su salari e stipendi era del 50%. In altre parole, i ricchi privilegiati (principalmente bianchi) erano tassati allo stesso tasso degli schiavi neri del 19° secolo.

Come può essere un uomo libero un americano sul cui lavoro il governo ha una pretesa? Chiaramente, non è un uomo libero. Possiamo dire che c’è una differenza tra un americano attuale e uno schiavo, perché il governo possiede solo una percentuale del suo lavoro e non la persona stessa – a meno che la persona non paghi le tasse, nel qual caso può essere imprigionata e il suo lavoro affittato a compagnie private che pagano alla prigione l’uso del lavoro del prigioniero.

La straordinaria incapacità di porre le domande pertinenti discusse in questo saggio ha causato una divisione razziale negli Stati Uniti infusa di odio. Questo odio è coltivato ogni giorno da media irresponsabili, dal Partito Democratico, dalle università, dal “Progetto 1619” del NY Times e dalla teoria critica della razza insegnata nelle scuole pubbliche. Ora che tutto questo odio è stato creato, come ce ne liberiamo? Con la disinformazione che passa come fatto accademico, come possiamo recuperare la verità e sfuggire alle bugie che ci stanno distruggendo?

 

Link: https://www.unz.com/proberts/the-truth-about-slavery/

 

Traduzione di Arrigo de Angeli per ComeDonChisciotte

 

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LuxIgnis
Trusted Member
7 Giugno 2021 , 13:19 13:19

La risposta alla seconda domanda è tutti e due. Uno supporta l’altro. A me questi articoli mi danno un senso di voler giustificare qualcosa, e non mi piace. Per carità, tutto giusto. La schiavitù nasce migliaia di anni fa e non è rivolta solo ai neri: i romani avevano schiavi, gli ebrei anche (citato nella bibbia), i cinesi, i mongoli, e così via. Ma l’articolista dimentica il razzismo dilagante ancora tutt’ora presente negli USA. Anche qui non solo verso i neri, ma verso chiunque era leggermente diverso dagli stereotipi delle epoche. Razzismo verso i neri, ma anche verso i nativi (questo ancora peggio perché attuale anche adesso ma di cui non se ne frega nessuno), verso gli irlandesi, verso gli italiani (e c’hanno pure ammazzato qualcuno per questo) e così via. Resta il fatto che le forze capitaliste di qualunque razza e colore hanno fatto schiavi. Sono stati preferiti i neri perché più facili da gestire e da ottenere, rispetto ad esempio dei nativi (nord e sud) che hanno preferito morire piuttosto che essere schiavi. Chiaramente questo non ha niente a che fare con i movimenti “woke” od inginocchiamenti vari. Queste sono solo becere manovre politiche di una finta SX… Leggi tutto »

Holodoc
Noble Member
7 Giugno 2021 , 14:50 14:50

Quindi se ho ben capito il fatto che il Ku Klux Klan perseguitasse i neri è un fatto incidentale e se gli schiavi fossero stati bianchi avrebbe perseguitato questi ultimi… o sbaglio?

MarioG
Active Member
Reply to  Holodoc
7 Giugno 2021 , 15:52 15:52

In questo caso mi sembra che non abbia colto il senso dell’articolo, che non fa rivelazioni inaspettate, ma ribadisce cose banali. Ma proprio per questo trova la sua ragion d’essere nella situazione attuale, di dichiarata Rivoluzione Culturale a detrimento di tutto ciò che possa ricondursi a un identitarismo non colored, l’unico inammissibile. PCR intende combattere questo, non riabilitare la schiavitù.
Il Ku Klux Klan non perseguitava i neri per incidens. Ma il Ku Klux Klan non ha nemmeno razziato i neri nei villaggi africani. Bella scoperta, si dirà. Certo, ma il degrado del discorso pubblico attuale è talmente avanzato che occorre ribadirlo, nel momento in cui la storia viene tutta rifiltrata secondo un unico schema primario: rinvenire le colpe del bianco in quanto tale. Si cavalca il noto metodo della colpa inestinguibile (se è l’identità il colpevole, allora la colpa è ereditaria) per annullare chi potrebbe rappresentare un identità troppo recalcitrante (anche se non colored).

Last edited 14 giorni fa by MarioG
Holodoc
Noble Member
Reply to  MarioG
8 Giugno 2021 , 6:38 6:38

Il fatto è che la soppressione della schiavitù non ha risolto il conflitto nella popolazione americana. Il razzismo ne è uscito rinforzato, probabilmente anche per la contemporanea comparsa di teorie pseudoscientifiche (Lombroso) che lo hanno traghettato indisturbato fino a metà del 20esimo secolo.

Altrettanto pseudoscientifiche sono le pretese dei neri di avere un riconoscimento per le persecuzioni subite. In base a cosa vanno date?
Basta essere scuri anche se i propri antenati hanno messo piede negli USA solo da 40 anni oppure bisogna essere discendente da schiavi? E riguardo ai bianchi? Bisogna discriminare anche chi è arrivato da poco dall’Europa solo perché pallido?

oriundo2006
Active Member
Reply to  Holodoc
8 Giugno 2021 , 20:47 20:47

Ma Holodoc, non e’ che tutto il ragionamento sulla responsabilita’ esclusiva dei ‘bianchi’ e basta sia viziato in origine? Non e’ che la schiavitu’ tipo quella del Dahomey o nel Centrafrica sia finita proprio con la colonizzazione francese, belga e inglese ? E dunque, non e’ una battaglia di retroguardia prendersela con i ‘bianchi’, che hanno portato civilta’ ( a modo loro beninteso ) laddove vigeva la legge della giungla ed il cannibalismo ? Dunque oggi cosa si chiede dietro questa apologia del ‘buon selvaggio, perche’ e’ poi questa l’ idea che legittima il discorso di protesta ? Curiosamente, penso che sia una richiesta di essere integrati nel sistema una volta per tutte ed a tutti i livelli. Nel sistema bianco, of course… Dunque, se i politici americani fossero persone politicamente valide, la prima cosa che farebbero sarebbe riformare l’ istruzione pubblica. Che io sappia, si chiede invece di consentire l’accesso anche senza qualifica, alle Universita’ piu’ prestigiose. Appunto, come volevasi dimostrare. E’ una protesta non di rivolta contro il sistema ma di integrazione nel sistema dei bianchi sponsorizzata dall’esser discendenti di chi molto soffri’: un risarcimento del danno postumo per essere finalmente ‘in’ e non ‘out’. E’ una protesta… Leggi tutto »

zeppelin
Reply to  Holodoc
7 Giugno 2021 , 17:24 17:24

Interessante è leggere sui “white trash
e specialmente il loro ruolo nella guerra di secessione:
https://en.wikipedia.org/wiki/White_trash#During_the_Civil_War

…some of the military leaders of the North […] recognized that their fight was not only to liberate slaves, but also the poor white Southerners who were oppressed by the system of slavery.

PietroGE
Active Member
7 Giugno 2021 , 15:33 15:33

Un articolo che rimette nel giusto contesto storico il problema razzismo/schiavitù, una accoppiata artificiale prodotta per far accettare ai bianchi la loro liquidazione attraverso l’immigrazione di massa. Si crea un senso di colpa che può essere lenito solo dall’accettazione della propria scomparsa. Da notare che il ruolo degli arabi nella tratta degli schiavi è stato importante, ed è importante oggi nella tratta dei migranti, perché la schiavitù è una pratica permessa nel Corano. Interessante è la transizione dalla schiavitù al lavoro in fabbrica come proletariato senza diritti e una paga da fame avvenuta con la guerra civile americana, e l’introduzione delle macchine in agricoltura in sostituzione della manodopera schiavizzata, cosa, quest’ultima, che da noi non è ancora arrivata, vedere cosa succede nei campi. C’è stato un miglioramento nei diritti ma la condizione economica degli ex schiavi è migliorata solo con l’avvento del consumismo. Sarebbe interessante capire perché una volta liberi gli ex schiavi non sono ritornati nella terra di origine africana. O meglio solo alcuni, una piccola parte, hanno formato il nuovo stato di Liberia.

Vocenellanotte
Member
7 Giugno 2021 , 16:51 16:51

Una veduta a volo d’uccello del binomio schiavitù razzismo alla luce del pregresso economico di tipo liberista, aggiornato all’ultima tendenza woke.
Terribilmente scorretto, purtuttavia poco incisivo.

uparishutrachoal
Trusted Member
7 Giugno 2021 , 18:16 18:16

La colpa dei bianchi è quella di avere conquistato il mondo e di aver obbligato la rivoluzione industriale nell’altro mezzo.. Il razzismo è solo il sacco dove vengono buttate tutte le magagne che ciò ha comportato..assieme all’invidia di chi si sente escluso dalle operazioni..e di chi sfrutta e crea l’andazzo per neutralizzare un competitor per il dominio globale.. La lotta al razzismo fa comodo a molti..e per questo viene foraggiata..come il sessismo all’incontrario.. Ma se qualcuno ha nutrito il mostro..non è detto che lo sappia controllare per non finire bruciato dal fuoco appiccato.. La pandemia imposta serve anche a schiavizzare i popoli in modo nuovo..e alla fine far dimenticare quello vecchio.. Tutti schiavi è soluzione ..che è quella del comandante quando la truppa rinfaccia a qualche furbetto di avere privilegi..e si placa quando gli vengono tolti.. Alla fine ..l’antirazzismo è solo il tentativo di chi comanda di spingere tutti in basso..e di rimanerci.. E in questo caso se ne vede la ragione altrimenti misteriosa.. Che poi il debole venga schiavizzato dal più forte è prassi normale in tutti i tempi..e pure esaltata come giustizia superiore.. Esistono vari gradi di schiavitù..come vari gradi di forza in chi la vuole imporre e… Leggi tutto »

oriundo2006
Active Member
8 Giugno 2021 , 9:58 9:58

Sta bene: cosa possiamo fare oggi per diminuire, limitare o addirittura escludere questa ‘schiavitu’, tenuto conto che lo schiavo ha una caratteristica che l’articolo non dice, ma che e’ desumibile da Hobbes quando parla della liberta’ naturale, ovvero il diritto di muoversi liberamente a propria volonta’ come fondamento dei diritti politici interi ? Infatti chi e’ in catene non ne gode proprio per questa ragione di fatto e l’ ‘abeas corpus’ serve a restringerne le applicazioni… Ebbene, si possono fare tante riflessioni proprio a partire da quest’ ultima definizione e per limitarsi all’ attualita’, a tutto quello che ci e’ stato imposto per via pandemica, prima fra tutte l’ impossibilita’ di muoversi a proprio piacimento, ovvero uno stato di costrizione generale limitante la nostra persona proprio nella parte che ci fa uomini liberi e dunque soggetti di diritti individuali e collettivi. Leggersi un po’ di articoli della nostra Costituzione puo’ schiarire le idee: e’ il corpo il fondamento dei nostri diritti e riprendere Focault anche qui potrebbe essere di sommo giovamento ( senza le sue derive stravaganti ). In secondo luogo, la schiavitu’ e’ definibile come il possesso da parte di altri ( il ‘padrone’ ) del ‘corpo’ di un… Leggi tutto »

Violetto
Active Member
8 Giugno 2021 , 11:37 11:37

Questo articolo mi sembra una accozzaglia di coser buttate li e di cui non riesco a capire il senso ultimo che il “nostro” P.C.R. vuole dargli. La schiavitù esiste da sempre, spesso gli schiavi erano i prigionieri di guerra. Il “motivo” economico della schiavitù importata dall’Africa non elimina il razzismo dell’uomo bianco verso le “razze” indigene” che fossero africane o native americane. P.C.R. si dimentica di dire che i neri africani furono importati in America a causa del “genocidio” dei nativi (sia per mano del bianco europeo sia per causa di malattie importate …eh gia…virus….per tutti i negazionisti). Morirono decine di milioni di individui e dovettero importare schiavi africani. Certamente nel commercio degli schiavi hanno avuto un ruolo anche “neri” africani…e con questo? Da queste cose buttate li cosa si ricava? BOh. Venendo all’ultima parte ancora più surreale: la tassa sul reddito (o quale che sia) “dovrebbe” avere un senso di giustizia sociale ed equità. il principio per cui in una comunità (quindi solidale) si contribuisce in base alle proprie ricchezze mettendo risorse in comune per poter garantire dei diritti/servizi a tutti, in particolare a chi non può permettersi di pagarseli. Questa non è schiavitù ma la base minima per… Leggi tutto »

Last edited 14 giorni fa by Violetto
danone
Noble Member
Reply to  Violetto
8 Giugno 2021 , 17:52 17:52

Non è mai esistita una tassazione basata su principi etico-morali di convivenza solidale e pacifica come intendi tu.
La tassazione sul reddito nasce da ambienti e da logiche diametralmente opposte alla solidarietà.
Lo dimostra l’evidenza che la vera base minima, o il contributo di ognuno, per una comunità è il lavoro (ricchezza reale), non il prelievo forzoso ed obbligatorio, in forma monetaria, sul frutto del tuo lavoro.
Le tasse non sono mai servite a consolidare una comunità, ma a riempire le casse vuote di uno Stato estorsore, o le avide tasche di privati prepotenti.
In una nazione sovrana, con istituzioni “democratiche” (se esistono), che perseguono il bene comune del proprio popolo, in una economia monetaria a moneta fiat, non dovrebbero esistere tasse sul reddito, sarebbero un assurdo logico e contabile.
Sono invece favorevole ad un tetto limite per i patrimoni privati personali o per i redditi e i profitti individuali eccessivi, poichè l’iniziativa economica privata deve essere libera, ma subordinata all’utilità sociale.

Last edited 13 giorni fa by danone
Violetto
Active Member
Reply to  danone
8 Giugno 2021 , 18:00 18:00

Non è mai esistita una tassazione basata su principi etico-morali di convivenza solidale e pacifica come intendi tu.”

Senz’altro.

In una Repubblica come l’Italia le tasse (che dovrebbero essere progressive, lo sono già ma andrebbe migliorata la progressività proprio per una questione di giustizia sociale e di redistribuzione) convergono nel bilancio dello stato con il quale si finanziano i servizi “sociali” fondamentali come per esempio la sanità.

Nelle nazioni avanzate anche con tassazioni maggiori di quella italiana il problema dello “stato estorsore” non si pone perché lo Stato da in cambio servizi ed efficienza in maniera trasversale. Ciò depotenzia di molto l’invidia sociale e il classismo.

Lo stato sociale italiano è sempre stato il più misero d’Europa a causa delle ruberie, delle mafie, della corruzione che hanno MANGIATO letteralmente il potenziale di questo paese e che hanno incistato nelle nostre menti l’idea dello stato “estorsore” invece che “garante” .

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