Paul R. Pillar – Responsible Statecraft - 5 aprile 2024
L'ultimo inasprimento della violenza da parte di Israele in una regione già violenta pone l'amministrazione Biden di fronte a una delle sfide più grandi per tenere gli Stati Uniti fuori da una nuova guerra in Medio Oriente.
Il bombardamento da parte di Israele di una sede diplomatica iraniana a Damasco, che ha provocato la morte di un alto comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane e di diversi altri funzionari iraniani, oltre ad almeno quattro cittadini siriani, ha rappresentato una netta escalation. Oltre ad essere un atto di aggressione in Siria come molti precedenti attacchi aerei israeliani, colpire il complesso dell'ambasciata ha rappresentato un attacco diretto all'Iran.
I leader iraniani saranno sottoposti a forti pressioni per rispondere con forza, pressioni di una portata che è possibile apprezzare immaginando che i ruoli siano invertiti. Se l'Iran avesse bombardato un'ambasciata di Israele o degli Stati Uniti, una risposta violenta e letale sarebbe stata non solo attesa, ma richiesta da politici e opinione pubblica.
Anche in Iran, in queste situazioni, il sentimento popolare può giocare un ruolo simile, come dimostra l'esplosione di emozioni pubbliche quando, quattro anni fa, un drone americano assassinò l'importante comandante delle Guardie Rivoluzionarie Qassem Soleimani. In un'ottica più calcolata, proprio come la necessità di "ripristinare la deterrenza" è spesso sentita come una giustificazione per le risposte violente da parte degli Stati Uniti o di Israele, allo stesso modo tali calcoli possono essere presenti nel processo decisionale iraniano.
Il giorno dopo l'attacco, la Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha giurato vendetta e ha detto che "Israele sarà punito". Il rappresentante iraniano al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha affermato il diritto dell'Iran a una "risposta decisa a tali atti riprovevoli".
I leader iraniani però sentono pressioni anche nell'altra direzione. Il coinvolgimento in una nuova guerra non sarebbe nell'interesse dell'Iran e i suoi leader non lo stanno cercando.
Le ragioni includono la decisa inferiorità militare dell'Iran rispetto a Israele o agli Stati Uniti e i suoi profondi problemi economici. Uno dei motivi principali per cui le tensioni regionali incentrate sulle tragiche circostanze della Striscia di Gaza non sono aumentate più di tanto è stata la moderazione che l'Iran ha mostrato nei sei mesi successivi all'attacco di Hamas al sud di Israele (un attacco che ha colto di sorpresa i leader iraniani quanto chiunque altro).
Ma l'Iran comunque risponderà in qualche modo all'attacco israeliano. Prevedere esattamente quale delle opzioni disponibili utilizzerà è difficile quanto lo saranno le decisioni dei leader iraniani, che cercheranno di bilanciare le considerazioni contrastanti che pesano su di loro. Tutto ciò che si può dire con sicurezza è che le risposte iraniane avverranno in tempi e luoghi a scelta di Teheran.
Sulle motivazioni che hanno spinto Israele ad attaccare il complesso dell'ambasciata a Damasco si possono fare diverse ipotesi. Forse Israele ha considerato questa come un'ulteriore operazione nella sua campagna di bombardamenti aerei, durata anni, contro obiettivi legati all'Iran in Siria. L'intelligence ha presentato un obiettivo di opportunità con gli ufficiali dell'IRGC nel complesso dell'ambasciata e Israele ha colto l'occasione.
Oppure si potrebbe considerare l'attacco come un'ulteriore manifestazione della rabbia nazionale incontrollata che caratterizza Israele dall'operazione di Hamas di ottobre. Potrebbe trattarsi del tipo di attacco dannoso e incauto da cui il Presidente Biden aveva messo in guardia quando, lo scorso ottobre, aveva detto agli israeliani che gli americani comprendevano "il loro shock, il loro dolore e la loro rabbia", ma che Israele non doveva essere "consumato" da quella rabbia. Ha osservato che anche gli Stati Uniti hanno "commesso degli errori" nella loro rabbia dopo l'11 settembre - un riferimento obliquo al lancio di una guerra offensiva contro l'Iraq, un Paese che non aveva nulla a che fare con l'attacco dell'11 settembre.
Ma il bombardamento della struttura dell'ambasciata a Damasco è stata un'escalation abbastanza chiara (e un'espansione delle violazioni israeliane alle leggi di guerra), che probabilmente riflette una decisione attentamente calcolata ai più alti livelli del governo di Benjamin Netanyahu. Il calcolo non ha avuto molto a che fare con l'eventuale danno, probabilmente a breve termine e minimo, che la perdita degli ufficiali dell'IRGC avrebbe prodotto nelle capacità iraniane.
Piuttosto, l'attacco è stato parte di un tentativo di escalation di Israele per uscire da una situazione in cui il suo obiettivo dichiarato di "distruggere Hamas" è fuori portata, l'isolamento mondiale di Israele a causa delle sue azioni a Gaza sta diventando innegabile e persino l’ abituale e automatico sostegno statunitense si è palesemente indebolito. Per Netanyahu personalmente, l'escalation e l'espansione della guerra, nella misura in cui ciò significa anche continuarla a tempo indeterminato, è anche la sua unica speranza apparente di evitare le sue difficoltà politiche e legali.
L'escalation come modo previsto da Israele per uscire dal vicolo cieco di Gaza ha due elementi. Il principale è provocare l'Iran a rispondere, il che può consentire a Israele di presentarsi in difesa piuttosto che come in attacco, di spostare il dibattito dalla distruzione che sta causando a Gaza alla necessità di proteggersi da nemici stranieri. L'altro elemento è quello di aumentare le possibilità che gli Stati Uniti vengano coinvolti direttamente in un conflitto con l'Iran. Se ciò accadesse, la guerra in Medio Oriente non sarebbe vista solo come una questione di Israele che attacca i palestinesi, ma coinvolgerebbe invece gli interessi della superpotenza protettrice di Israele.
Gli Stati Uniti potrebbero essere trascinati in un conflitto israelo-iraniano in due modi. Uno sarebbe attraverso richieste politiche all'interno degli Stati Uniti affinché Washington agisca più direttamente per difendere "il nostro alleato Israele" quando viene attaccato dall'Iran.
L'altra possibilità è che le rappresaglie iraniane contro Israele si estendano anche ad obiettivi statunitensi. La plausibilità di questa ipotesi - nonostante l'inferiorità militare dell'Iran - diventa comprensibile con un'ulteriore riflessione sull'inversione dei ruoli. Gli Stati Uniti non hanno mai esitato a incolpare l'Iran per qualsiasi cosa facciano i beneficiari dei suoi aiuti, anche se - come nel caso dell'attacco di Hamas a ottobre contro Israele - l'Iran non è coinvolto nell'azione del suo protetto. Così, per esempio, l'editorialista David Ignatius scrive che "Israele ha una giusta causa nel combattere Hamas e i suoi padroni in Iran".
I finanziatori di Israele a Washington hanno fornito molto più di quanto l'Iran abbia mai fornito ad Hamas o a qualsiasi altro suo amico. Questo fatto è alla base della dichiarazione del rappresentante iraniano al Consiglio di Sicurezza secondo cui "gli Stati Uniti sono responsabili di tutti i crimini commessi dal regime israeliano". Questo e il fatto che l'attacco israeliano al complesso dell'ambasciata iraniana a Damasco, come l'abbattimento dei quartieri di Gaza da parte degli israeliani, è stato condotto con aerei militari avanzati forniti dagli Stati Uniti.
Una guerra con l'Iran sarebbe altamente dannosa per gli interessi degli Stati Uniti per molte ragioni, tra cui i costi umani e materiali diretti, l'interruzione delle attività economiche che interessano gli americani, il risentimento estero che porterebbe a ulteriori rappresaglie violente, il siluramento di una diplomazia proficua e la deviazione dell'attenzione e delle risorse da altre preoccupazioni urgenti della politica estera degli Stati Uniti.
Evitare una guerra di questo tipo richiede non solo doti da grandi statisti per gestire tatticamente le crisi, ma anche un allontanamento più strategico dalla strana relazione con Israele che ha portato gli Stati Uniti nell'attuale situazione difficile e pericolosa. Gli Stati Uniti devono abbandonare le logore nozioni su chi sia un alleato e chi un avversario e prestare attenzione a chi sia un aggressore e chi no.
Nonostante i frequenti riferimenti in termini simmetrici a una "guerra ombra" tra Iran e Israele, un elenco degli eventi di questa guerra mostra un modello asimmetrico in cui Israele ha iniziato la maggior parte della violenza e l'Iran ha per lo più solo risposto. Per gli Stati Uniti prendere le distanze da questo schema non sarebbe solo nell'interesse nazionale, ma anche nell'interesse della pace e della sicurezza regionale.
Paul R. Pillar è Senior Fellow non residente presso il Center for Security Studies della Georgetown University e Fellow non residente presso il Quincy Institute for Responsible Statecraft. È anche Associate Fellow del Geneva Center for Security Policy.
Link: https://responsiblestatecraft.org/iran-israel-war/
Scelto e tradotto (IMC) da CptHook per ComeDonChisciotte
Firenze137 14 aprile 2024
In seguito all'attacco dei droni di qualche ora fa, sono venuto a leggere questo articolo e i commenti di Martin ed altri.
La conoscenza o meglio competenza specifica non sono in grado di apprezzarla perché mi considero un analfabeta totale e di politica e di strategie militari, economiche, politiche. Insomma tutto quello che concerne il momento politico attuale e che facendo di tutta l'erba un fascio si potrebbe definire, argomentare - rispetto alla politica di una Nazione coinvolta sullo scacchiere internazionale l'analisi della sua logica legata alla stretta "convenienza" a pensare/programmare ad es. le azioni (belliche) A, B, C ognuna delle quali connotata da un "costo" di 15, 35 50 (totale 100) ma che una volta "spes"i A,B,C ne esce una resa (di solito sulla carta) di 300, 400. E perché no 1000.
E non mi posso scordare la poesia di Trilussa 'fa la nanna"
Ninna nanna,
tu nun senti li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza a vantaggio de la razza
....
Chè quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse pe li ladri de le Borse.
.....
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!”
Insomma che questo razionale ragionare "conti sulla "convenienza non tengono conto
quel popolo coione anche se - qualcuno di loro - risparmiato dal cannone.
Ed allora ben vengano le argomentazioni sulle strategie e le "convenienze" che si delineano sui vari scenari che via via nel tempo cambiano, e che ci aiutano a capire appunto razionalmente ovviamente.
Ed a questa si aggiunga che queste argomentazioni di scenari che in un mondo informaticamente globalizzato sono di quasi immediato "effetto"
e pongono in luce nei vari talk giornalisti come il docente di Sociologia Orsini (leggo oscurato da Wikipedia, va beh.. anche wikipedia non è la nostra enciclopedia di tutti, ma la "Loro" enciclopedia) ) che io ascolto - ripeto - con ammirazione ma senza quella mia competenza di cui sopra.
Detto questo però a domanda che mi faccio è siamo sicuri l'homo sapiens di oggi - 2024 "sappia", VEDA davvero quali sono le sue reali convenienze? Le convenienze dell' Homo Sapiens come specie che da circa 4 milioni di anni abita la terra.
Se ad es. i 7,5 miliardi di esseri umani li suddividiamo in classi in base all'età, territorio allora ci potranno essere convenienze delle singole "classi", che confliggono con quelle di altre.
Ma in generale davvero l'homo sapiens VEDE chiaro davanti a se stesso cosa fare che gli convenga realmente?
Cito qualche particolare della vita di tutti i giorni. Acquistare un cesto di insalata "confezionata". Confezione di plastica che avvolge il ciuffo di insalata e che gettiamo nell'apposito bidone e che si somma ai quintali e tonnellate di analoghe confezioni. Sulla confezione è scritto "abbiamo lavato l'insalata rilavatela pure ma state tranquilli": Siamo sicuri che l'insalata è stata lavata ?. E con che cosa se deve "resistere" tra frigoriferi di trasporto su Tir, frigoriferi centrali provinciali, e quelli espositivi del punto di vendita.
Una volta andavamo a fare la spesa con una "borsa" (la sporta) al mercato e l'ortolano ci dava il cesto di insalata che lo mettevamo in borsa.
Idem se andavano dal fornaio, dal pizzicagnolo, dal macellaro.
Tutti i piccoli negozi quasi spariti, perché siamo abituati ormai che dopo
l'ufficio ed il panino volante del "pranzo" ed il Pilates o il jogging è comodo andare fare la spesa al Supermarket.
Ognuno la sua spesa, La mamma la sua spesa, il papà la sua spesala nonna ed il nonno a casa da soli a fare la loro spesa etc.
E così un fiume di soldi per la grande distribuzione che "detta legge".
La egge delle convenienze di pochi nei confronti di molti che però
a loro - i molti - va bene che i pochi dettino legge e abbiano le loro convenienze
Grandi convenienze, fiumi di soldi di convenienze che si diffondono e si tramandano di padre in figlio e che poi la family-convenienza genera la politik-convenienza e quindi la electoral-convenienza che rende sempre più conflittuale la serenità sociale. Che alla fine del "giro" renderà conflittuale ed in crisi la sopravvivenza. E dei molti, ma anche dei pochi Che l'hanno generata.
Ed allora perchè l'homo Sapiens - nonostante libri, scuole, Maestri - per chi crede un certo Gesù di Nazareth si è fatto mettere in croce per rendere "consapevoli" coloro che all'epoca erano i"dottori della legge",
"Dio perdonali non sanno quello che fanno". Che se glielo dici/ricordi ad Odifreddi ti risponde (probabilmente) 'ma io sono ateo...'
Ma alla fine si tratta davvero di essere credenti o non credenti.
O essere Ciechi ?.
Che bisogno c'è, che bisogno ha l'Homo Sapiens di creare mafia, 'ndrangheta logge e loggette, mettersi un grembialino di iniziazione, per che cosa ? Per non vedere ? E qui mi fermo.
Mi scuso. Ho scritto di getto e riconoscendo i mei limiti però
questa "logica" di questa libertà sempre più accecata è davvero un dilemma quasi da commedia di Pirandello "sei personaggi in cerca d' autore". Buona Vita.