Il Mito del GARAGE: esiste il successo fai da te ?

di Tommaso
comedonchisciotte.org

Quando ero bambino sognavo di diventare come BILL GATES. Non soltanto perché i media mi dicevano che era l’uomo più ricco del pianeta, ma perché volevo costruire pure io qualcosa di imponente, di importante, qualcosa che sarebbe rimasto impresso anche sui libri di storia. Dare lavoro a milioni di persone, realizzare un prodotto conosciuto e utilizzato in tutto il mondo… questo era il mio sogno ad occhi aperti.

Come riuscire a realizzare questo sogno? Qual è il segreto di queste persone, uomini e donne, che sono riusciti a creare progetti così ambiziosi tanto da diventare famosi?
Nel corso della mia gioventù capii che tutti i più grandi imprenditori avevano iniziato dal proprio GARAGE!

Allora anche il mio sogno poteva diventare realtà! Pure io, giovane abitante del pianeta Terra, avrei presto potuto ambire a tali traguardi, anch’io sarei diventato un  miliardario acclamato da milioni e milioni di persone in tutto il mondo. La soluzione era lì, davanti a me: il mio GARAGE.

Ecco perché nasce il “Mito del GARAGE”, ovvero, una favoletta creata ad-hoc per gli “adam” (= abitanti della Terra che non si rendono conto di cosa gli capita sopra la propria testa, ma nonostante questo, credono di conoscere la verità grazie al documentario visto in TV o ai manuali studiati all’Università): i potenti della Terra sono partiti dal proprio GARAGE. Un’idea geniale, come una scintilla, ha acceso in loro la mentalità dell’affarista vincente e (udite, udite!) nel giro di pochissimo tempo sono diventati ultra-miliardari e quindi potenti, esattamente come i Bill Gates di turno.

Ma come funziona il “Mito del GARAGE” ?
Beh, in realtà il giochino è molto semplice, niente di complicato:

1) Si sceglie una persona che fa già parte della ristretta cerchia della “Struttura” che controlla questo pianeta.
2) Si finanzia con una pioggia di soldi che neanche immaginate.
3) Si crea attorno a questa persona un team di esperti, professionisti di quel determinato settore di business.
4) I media (tutti controllati dalla stesse persone) fanno da cassa di risonanza, iniziano a martellare la notizia senza sosta e ci raccontano la favoletta del ragazzo (o ragazza), nato povero o da una famiglia media, che soltanto facendo leva sul suo grande talento (e un po’ di spregiudicatezza e molto pragmatismo) è riuscito a creare un impero.
5) Se la cantano e se la suonano fra loro… anno dopo anno.

Alcune volte lo schema è leggermente differente. L’idea geniale di un determinato prodotto/servizio viene in mente ad una persona (o gruppo di persone) non facente parte della “Struttura”. In questo caso, i passi da fare sono i seguenti:
1) Si acquista l’impresa/idea con il minor dispendio di soldi possibile.
2) Si tiene sempre a capo del progetto di business le stesse persone che l’hanno creata (paravento).
3) Si manovrano i creatori del progetto dietro le quinte e si svuotano di tutti i poteri decisionali. Difficilmente gli ideatori del progetto oppongono resistenza: gli viene data visibilità mediatica e soldi, inoltre il loro lavoro all’interno della nuova società sarà minimo, senza stress.

A cosa serve il “Mito del GARAGE” ?
Il “Mito del GARAGE” serve a far credere alle persone di poter riuscire a realizzare individualmente il proprio spettacolare successo all’interno dell’attuale piramide sociale, mentre (purtroppo) nella realtà, non è così: i gruppi di potere, i grandi capitali, le grandi aziende sono tutte in mano ad un ristretto manipolo di persone o di strutture giuridiche. Il mito serve a tenere viva la fiamma del desiderio di soldi e potere che è insita in ognuno di noi. Serve come strumento di controllo: la persona che non riesce a raggiungere alcun obiettivo, difficilmente si scaglierà contro quel dato sistema economico e sociale che avrebbe voluto scalare, ma lo farà con sé medesimo: ha fallito, dove altri, invece, ce l’hanno fatta.

Ogni anno arrivano alla ribalta ciclicamente nuovi astri del business, e io sono sempre senza soldi. Ecco: ciò è la prova della mia colpa. Non sono in grado di farcela, non ne ho le capacità, non posso ambire ai traguardi che raggiungono i più grandi, quelli che hanno la gloria e che, a volte, fanno pure la Storia.

Un consiglio da amico: se volete creare qualcosa di utile per il vostro pianeta, non iniziate dal vostro GARAGE, ma iniziate ad unirvi agli uomini ed alle donne che cercano di cambiare l’attuale assetto economico e sociale nel quale viviamo.
Se la Terra dove semini è malata, non nasceranno mai buoni frutti.

Buona vita
Tommesh

Fonte: comedonchisciotte.org
12/08/2020

3 Commenti
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Primadellesabbie
Primadellesabbie
13 Agosto 2020 7:21

E io invece non la capisco questa cosa del successo, non la ho mai capita, forse non ho fame, come suggerisce un commento.

Inoltre ho appreso dalla storia dell’esistenza di personaggi rilevanti che lo hanno evitato accuratamente il successo e dall’antropologia di popoli che hanno traversato millenni senza che i loro componenti immaginassero qualche cosa che si possa equiparare al nostro successo individuale.

Sospetto che costoro godessero di un’identità senza bisogno di inventarsela…o non avevano un garage.

(E se abolissimo il diritto d’autore?).

Truman
Truman
13 Agosto 2020 8:10

Mi torna in mente uno dei tanti enunciati della legge di Parkinson: quando un’istituzione ha finalmente una sede adeguata alla sua importanza, allora è già in decadenza. Se ricordo bene, uno degli esempi era la Basilica di S. Pietro.

E allora il mito del garage ha qualche fondamento, ma come al solito viene sfruttato dal sistema spettacolare / commerciale / globale / terroristico per sfruttare gli individui.

IlContadino
IlContadino
14 Agosto 2020 3:52

Il mito del Garage serve anche a celare la fonte dalla quale proviene il sapere tecnologico, diciamo una parte di esso, ad essere più precisi. Alcune tecnologie sembrano nascere dal nulla, soprattutto quelle che vengono imposte a chiunque e che modificano drasticamente il vivere quotidiano di ogni singolo abitante del pianeta (molto spesso impoverendolo, sul lato umano) . Alla tecnologia non scappi… ma è una fortuna, ringraziamo il giovanotto asociale, disordinato e pipparolo che ha avuto la geniale intuizione…che polli siamo, madò