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Il futuro dell’energia è luminoso, parte III: radiofobia

DMITRY ORLOV
cluborlov.blogspot.com

Negli ultimi mesi mi sono dedicato in modo particolare alla tecnologia nucleare, per rendermi conto del ruolo che potrà avere per il futuro dell’energia. È un argomento importante perché il futuro dell’energia è il futuro della civiltà: se non si riuscirà a trovare un’alternativa all’energia dei combustibili fossili, allora non ci sarà più civiltà. Tornare a bruciare legna significherebbe anche la scomparsa degli alberi. Se pensate che i generatori eolici e i pannelli solari siano la risposta, sappiate che questi non possono essere costruiti o mantenuti in efficienza senza i combustibili fossili.

Questo è un argomento piuttosto ostico da discutere a causa di tutta la confusione generata dai vari “negazionisti”: negazionisti del picco del petrolio, negazionisti del cambiamento climatico, negazionisti della bomba del debito…  Esistono anche vane speranze, che vengono fomentate da quei tecnofili che pensano che l’avvento della fusione nucleare sia proprio dietro l’angolo o che sognano specchi giganti nello spazio, l’economia dell’idrogeno o qualche altra forma di tecnologia inesistente. Per facilitare la discussione su questo argomento farò alcune ipotesi. Darò per scontato che la tecnologia inesistente… non esiste, per cui non c’è nulla da discutere. Per favore portate da un’altra parte i vostri reattori a fusione, quelli al torio, gli specchi spaziali e le magiche macchine per il moto perpetuo. A me interessano solo le tecnologie esistenti, collaudate e che possono essere potenziate.

Ipotizzerò anche che i combustibili fossili siano estremamente abbondanti, ma che la loro estrazione sia troppo costosa ed energivora per continuare a ritmi anche solo paragonabili a quelli attuali. La stragrande maggioranza delle nazioni produttrici di combustibili fossili ha già superato il picco di produzione. L’estrazione di petrolio e gas di scisto negli Stati Uniti non è altro che una momentanea perdita di denaro, fino ad ora si parla di 300 miliardi di dollari. Ci sono un paio di date da ricordare: la produzione del petrolio convenzionale ha raggiunto il picco nel 2005-6; la produzione del gasolio per  motori diesel sembra aver raggiunto il picco nel 2017.

Infine, supporrò che il cambiamento climatico sia reale e in accelerazione, che sia in gran parte dovuto alla combustione dei combustibili fossili da parte degli umani (e ai peti delle mucche), che causerà morti e tremende sofferenze e che questo rende il continuo e crescente uso dei combustibili fossili un’idea davvero stupida. Queste sono le mie supposizioni iniziali e non ci saranno ulteriori discussioni su di esse; se non volete accettarle, allora questo articolo non fa per voi.

Un sacco di gente sembra convinta che una combinazione di fonti diverse di energie rinnovabili, solare, eolica, idroelettrica e biomassa, sarà in grado di sostituire i combustibili fossili. Si sbagliano. L’idroelettrico è già al massimo utilizzo ed è limitato. L’energia eolica e solare sono intermittenti e pertanto devono essere affiancate da una fonte energetica modulabile a richiesta, come il gas naturale. Anche la biomassa è già utilizzata al massimo e necessita di una costante produzione agricola, foraggio e materiali da costruzione. Il recente aumento della capacità di generazione installata di energia eolica e solare è stato reso possibile da generose sovvenzioni governative e dal fatto che i produttori cinesi hanno incentivato la produzione dei pannelli solari (ora non lo fanno più). Anche con questi finanziamenti, nei paesi con il maggior carico di base di energia eolica e solare, le tariffe dell’elettricità sono considerevolmente aumentate, così come l’utilizzo da parte loro di gas naturale.

Rimane quindi solo l’energia nucleare. Che è sicuramente potente: un chilogrammo di combustibile nucleare genera qualcosa come 14.000.000 di chilowattora di elettricità. A 0,12 dollari per chilowattora (il costo medio all’utenza negli Stati Uniti) il valore dell’energia prodotta è di circa 1,600,000 dollari per chilogrammo di combustibile, che ha un costo di soli 1400 dollari al chilo, rimangono quindi 1,598,600 dollari per la costruzione e la gestione dell’installazione nucleare e della rete elettrica. Il danno ambientale derivante dalla tecnologia nucleare, incluso qualche incidente, è considerevolmente inferiore rispetto a quello causato dai combustibili fossili. I tassi di decesso [delle due categorie di combustibili] sono semplicemente incomparabili: da decine o addirittura centinaia di milioni di morti per i combustibili fossili a poche migliaia per contaminazione nucleare ed esposizione alle radiazioni, la maggior parte delle quali dovuta ai test sulle armi atomiche.

A dire il vero, l’energia nucleare pone alcuni seri problemi. Uno è che la sua quota di produzione di energia, nell’ambito del totale, è piuttosto piccola, il 4%, dietro l’idroelettrico che fa il 7% ma molto più avanti di tutte le rinnovabili combinate, ferme al 2%. Un altro problema è che una risorsa chiave, l’uranio, è scarsamente disponibile e l’isotopo fissile dell’uranio, l’U-235, è ancora più scarso. Gli Stati Uniti sono autosufficienti solo per l’11% del loro combustibile nucleare e ne ricevono metà dalla Russia, mentre sulla costa orientale degli Stati Uniti le centrali nucleari producono il 40% dell’elettricità e la rete di distribuzione non può funzionare senza di esse. Un altro problema è che le difficoltà tecniche relative alla manipolazione e al ritrattamento dei rifiuti nucleari si sono rivelate superiori alle capacità di molti paesi, che si limitano semplicemente ad accumulare all’interno delle centrali elettriche il combustibile esaurito, il sottoprodotto più pericoloso dell’energia nucleare.

Infine, c’è il problema della perdita di competenze: tutte le nazioni che dispongono di impianti nucleari, tranne tre, Russia, Cina e Corea del Sud, sembrano aver perso la capacità di costruire nuove centrali nucleari. Il programma nucleare giapponese è nel caos fin dai fatti di Fukushima. Gli Stati Uniti hanno un centinaio di reattori che stanno invecchiando, ma solo un paio di nuovi progetti in corso, con date di completamento incerte. La Germania ha deciso di chiudere completamente la sua industria nucleare, mentre in Francia i reattori che invecchiano non vengono sostituiti e ci sono solo tre progetti (uno in Finlandia) molto indietro nei tempi di realizzazione e gravati da sovracosti notevoli. Il Regno Unito ha avuto un’esperienza disastrosa con la privatizzazione della sua industria nucleare e ha praticamente finito per consegnarla ai Francesi, ma il futuro di questa relazione è incerto a causa della Brexit. In breve, in tutto l’Occidente (più il Giappone) l’industria nucleare è allo sbando o moribonda. Circa i due terzi di tutti i nuovi progetti di impianti nucleari vengono realizzati dall’azienda russa Rosatom, che gestisce anche la metà circa di tutto il combustibile nucleare nel mondo e ha il controllo completo su alcuni passaggi chiave della tecnologia nucleare. Questi fatti causano gravi difficoltà mentali all’establishment politico degli Stati Uniti, che deve sottoporsi dolorose contorsioni per evitare di menzionare la Russia in questo contesto.

Ma il più problema maggiore con l’energia nucleare è la radiofobia. Le persone tendono a confondere l’energia nucleare con le armi nucleari e la proliferazione atomica. Non riescono a capire la differenza tra radiazione e contaminazione nucleare. Tutto quello che ho appena descritto li fa tremare di paura e li induce a partecipare alle manifestazioni di protesta brandendo cartelli con la scritta “No nukes!”.  A volte ciò è giustificato, a certe persone mancano la predisposizione e le competenze necessarie per fare un uso sicuro della tecnologia nucleare e dovrebbero resistere all’impulso di farlo. Non sarebbe una buona idea per loro, come non lo sarebbe consegnare una bomba a mano ad una scimmia. Ma ci sono prove che la tecnologia nucleare può essere gestita in tutta sicurezza. Esistono inoltre numerosi esempi del forte valore deterrente delle armi nucleari, mentre i pericoli della proliferazione atomica non si sono ancora visti. Con un’eccezione molto importante (gli Stati Uniti) le armi nucleari sono state usate solo come armi difensive, anche se di tipo particolare: il loro uso corretto è di non usarle affatto. Certo, il potenziale nocivo della tecnologia nucleare è molto alto, ma la sua probabilità è molto bassa, e il prodotto dei due è di un ordine di grandezza inferiore all’evidente danno causato dalla combustione dei combustibili fossili.

Per poter discutere in modo intelligente della tecnologia nucleare, è necessario avere qualche nozione di fisica e chimica e una conoscenza almeno rudimentale della sicurezza nazionale e internazionale, della tecnologia della difesa e delle reti elettriche. Nulla di tutto questo è richiesto se l’obiettivo è quello di far temere alla gente la tecnologia nucleare, perché essa è realmente impressionante. È molto più terrificante dell’elettricità, che la maggior parte delle persone non capisce neanche. I popoli primitivi hanno sempre avuto la propensione a credere che i fulmini fossero saette scagliate da un dio in collera; le persone che si presume non siano così primitive considerano infantile questa spiegazione, ma, per lo più, non riescono a suggerire un’alternativa. (Se pensate di essere in grado di farlo, per favore disegnatemi uno schema che spieghi come viene creato il fulmine).

Essere arrostiti da un fulmine è abbastanza spaventoso, ma quando la gente sente che le bombe atomiche possono distruggere tutta la vita presente sulla Terra (non proprio, ma possono certamente rovinarvi la giornata) questo è praticamente tutto ciò che ha bisogno di sapere per aver paura di tutto ciò che è nucleare. Almeno i fulmini sono visibili, mentre la radiazione, per lo più, non lo è (si iniziano a vedere scintille o fiocchi di neve ad occhi chiusi se la radiazione gamma è abbastanza forte, nel qual caso bisogna darsela a gambe il più velocemente possibile).

La maggior parte delle persone sa che le radiazioni possono causare il cancro, e le cose invisibili che possono uccidere sono sicuramente cose da incubi, anche se ciò che alla maggior parte delle persone fa venire il cancro non sono le radiazioni, ma i prodotti perfettamente legali dell’industria dei combustibili fossili e dell’industria chimica. Pensate solo a tutte le sostanze chimiche che si possono comprare in un negozio di ferramenta che portano etichette di avvertimento sui loro effetti cancerogeni. A differenza delle sostanze chimiche cancerogene e dell’inquinamento atmosferico, le radiazioni possono anche avere un effetto benefico. Possono curare il cancro (o almeno mandarlo in remissione). Se siete perfettamente sani  avete comunque bisogno di radiazioni, solari in questo caso, perché la vostra pelle possa produrre vitamina D, senza la quale il vostro sistema immunitario si indebolirà, diventerete letargici e depressi, le vostre ossa diventeranno fragili e perderete i capelli. Ma se rimanete sdraiati al sole troppo a lungo vi brucerete la pelle e aumenterete le possibilità di sviluppare un cancro della pelle.

Inoltre, non si può sfuggire all’esposizione alle radiazioni perché sono assolutamente ubiquitarie. Versatevi una bella tazza di tè caldo ed essa emetterà fotoni infrarossi, che sono una forma di radiazione elettromagnetica, una forma molto carina di radiazione, bella e calda. Ma se un saldatore si toglie la maschera e guarda una saldatura appena fatta mentre è ancora incandescente, i fotoni infrarossi di energia solo leggermente superiore gli causeranno un brutto mal di testa. Allo stesso modo, un po’ di radiazioni nella lunghezza d’onda dei 12mm, il tipo usato nei forni a microonde, non vi faranno nulla, ma se sono molte vi cucineranno fino a farvi diventare belli croccanti. I tipi più nocivi di radiazioni elettromagnetiche, a lunghezza d’onda più corta e più energetiche, sono i raggi X e i raggi gamma, perché possono causare danni alle molecole del vostro corpo. Se il danno è troppo esteso allora è irreparabile, ci si ammala gravemente e si muore.

Come potete vedere, è tutta una questione di dosaggio. Le persone che trascorrono molte ore al giorno con un telefono cellulare incollato all’orecchio possono avere una probabilità più alta di sviluppare un tumore al cervello (non ci sono ancora prove sicure). Ma le persone che si mettono in continuazione le dita nel naso magari hanno una maggiore probabilità di sviluppare un cancro al naso, non ci avevate pensato, vero? È molto utile sapere a che dosaggio di radiazioni ci si sta esponendo e di che tipo sono, perché il solo fatto di avere paura delle radiazioni di solito vi fa diventare dei pazzoidi radiofobici. Avere paura delle centrali nucleari solo perché sono radioattive è una cosa palesemente stupida. Se c’è un posto dove tutti sono consapevoli al massimo grado delle radiazioni e dei loro rischi, questo è una centrale nucleare. Infatti, solitamente si riceve una dose inferiore di radiazioni all’interno dell’edificio di contenimento di un reattore nucleare, con il reattore che funziona a pieno regime, rispetto a quante se ne riceverebbero nella stessa unità di tempo stando all’aperto, bombardati dalla radiazione solare e dai raggi cosmici.

La scienza nucleare rappresenta il massimo avvicinamento della razza umana ad un genere di alchimia funzionante nel mondo reale. Gli alchimisti medievali cercavano una pietra filosofale che potesse tramutare d’incanto il piombo in oro. Bene, gli scienziati nucleari hanno imparato trasmutare gli elementi, anche se si è visto che è molto più facile trasformare l’oro in piombo piuttosto che il contrario e, in entrambi i casi, si tratta di un enorme spreco di energia. Quello che invece non è uno spreco di energia è la trasformazione dell’uranio in plutonio. Si può prendere uranio contenente lo 0,7% dell’isotopo utile U-235, arricchirlo al 3-5% di U-235, metterlo in un reattore, generare moltissimo vapore ed elettricità, e quello che si ottiene alla fine è un qualcosa che contiene uno 0,7% di plutonio ugualmente utile (più un sacco di orribile spazzatura radioattiva che richiede molto tempo per raffreddarsi e diventare sicura). E se si tratta di un reattore “autofertilizzante” a neutroni veloci (che solo Rosatom è riuscita mettere a punto), allora la quantità di plutonio che si ottiene è un multiplo della quantità originaria di U-235.

Una certa paura della tecnologia nucleare è comunque necessaria, non per la tecnologia in sé, ma per gli errori umani connessi al suo utilizzo. A questo proposito, i più grandi e pericolosi errori umani sono stati commessi non dagli ingegneri o dai tecnici nucleari, ma da quei cittadini che accettano di essere governati da narcisistici sociopatici con tendenze omicide, ai quali la tecnologia nucleare offre eccellenti opportunità per il raggiungimento dei loro nefasti scopi e per il rafforzamento della loro stretta mortale sulla società, ottenuta con la minaccia di attacchi atomici e con la messa in scena di incidenti nucleari. Dal momento che gli attacchi atomici sono mosse assolutamente suicide, [questi individui] non si spingono mai oltre le semplici minacce; non succede così con gli incidenti nucleari.

Se si analizzano minuziosamente, i tre più grandi e famosi incidenti nucleari, Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima, sembrano incidenti esattamente come il caso di una persona che si dà delle coltellate cuore, pugnalandosi dal di dietro, più volte al giorno, per diversi giorni può essere ritenuto un suicidio. Piuttosto, [per questi incidenti] sembra si sia trattato di operazioni speciali meticolosamente pianificate con il coinvolgimento funzionari ai più alti livelli e progettate per raggiungere obbiettivi (in precedenza) segreti molto specifici . Hanno in comune il fatto di essere stati messi in scena in modo che l’accusa di essere stati causati di proposito da quelli che avrebbero dovuto invece prevenirli fosse sufficientemente oltraggiosa da farla diventare impensabile per la stragrande maggioranza, facendo sì che quella sparuta minoranza di persone che riescono a capire l’inganno vengano considerate “teorici della cospirazione” (un termine dispregiativo blocca-ragionamento inventato proprio per questo scopo). Discuterò di questi tre “incidenti” per quanto riguarda mezzi, motivazioni, opportunità e modus operandi nel post di questo giovedì.

Dmitry Orlov

Fonte: cluborlov.blogspot.com
Link: http://cluborlov.blogspot.com/2019/02/the-future-of-energy-is-bright-part-iii.html
12.02.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.