Hanno seminato vento…ora raccolgono tempesta

L'ordine di Putin di iniziare una parziale mobilitazione delle forze militari russe prosegue il confronto iniziato alla fine della Guerra Fredda tra la Russia e una coalizione di nazioni occidentali guidata dagli Stati Uniti

Scott Ritter
consortiumnews.com

La guerra non è mai una soluzione; ci sono sempre alternative che avrebbero potuto – e dovuto – essere perseguite da coloro ai quali è affidato il destino della società globale prima di dare l’ordine di mandare i giovani di una nazione a combattere e morire. Qualsiasi leader nazionale degno di questo nome dovrebbe cercare di esaurire tutte le possibilità per risolvere i problemi che affliggono i rispettivi Paesi.

Se considerato nel vuoto, l’annuncio del Presidente russo Vladimir Putin mercoledì, in un discorso televisivo al popolo russo, di ordinare la mobilitazione parziale di 300.000 riservisti dell’esercito per integrare i circa 200.000 effettivi russi attualmente impegnati in operazioni di combattimento sul territorio dell’Ucraina, sembrerebbe l’antitesi della ricerca di un’alternativa alla guerra.

Questo annuncio è stato fatto parallelamente a quello che autorizza lo svolgimento di referendum nei territori ucraini attualmente occupati dalle forze russe sulla questione dell’unione di questi territori alla Federazione Russa.

Considerate isolatamente, queste azioni sembrerebbero rappresentare un attacco frontale al diritto internazionale come definito dalla Carta delle Nazioni Unite, che proibisce atti di aggressione da parte di una nazione contro un’altra allo scopo di impadronirsi di un territorio con la forza delle armi. È quanto ha affermato il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden intervenendo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite poche ore dopo l’annuncio di Putin.

“Un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha invaso il suo vicino, ha tentato di cancellare uno Stato sovrano dalla mappa,” ha detto Biden. “La Russia ha spudoratamente violato i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite.”

La storia, tuttavia, è una dura padrona, dove i fatti diventano scomodi per la percezione. Se vista attraverso il prisma dei fatti storici, la narrazione promulgata da Biden si capovolge. La realtà è che dal crollo dell’Unione Sovietica alla fine del 1991, gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno cospirato per soggiogare la Russia nel tentativo di garantire che il popolo russo non fosse mai più in grado di lanciare una sfida geopolitica all’egemonia americana definita da un “ordine internazionale basato su regole” imposto al mondo all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.

Per decenni, l’Unione Sovietica ha rappresentato questa minaccia. Con la sua fine, gli Stati Uniti e i loro alleati erano determinati a non permettere mai più al popolo russo – alla nazione russa – di manifestarsi in un modo simile.

La Germania occidentale aveva aderito alla NATO nel 1955, durante la Guerra Fredda, e questo aveva portato alla formazione dell’organizzazione rivale, il Patto di Varsavia. Bundesarchiv, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons)

Quando Putin ha parlato della necessità di “passi necessari e urgenti per proteggere la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale della Russia” dalle “politiche aggressive di alcune élite occidentali che cercano con ogni mezzo di mantenere la loro supremazia,” aveva in mente questa storia.

L’obiettivo degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali, ha dichiarato Putin, è quello di “indebolire, dividere e infine distruggere il nostro Paese,” promuovendo politiche volte a far sì che “la Russia stessa si disintegri in una moltitudine di regioni e territori mortalmente nemici tra di loro.” Secondo Putin, l’Occidente guidato dagli Stati Uniti “ha deliberatamente incitato all’odio verso la Russia, in particolare in Ucraina, alla quale ha riservato il destino di una testa di ponte anti-russa.”

La terza legge del moto di Newton, secondo cui per ogni azione c’è una reazione uguale e contraria, si applica anche alla geopolitica.

Il 24 febbraio Putin aveva dato ordine alle forze armate russe di avviare quella che aveva definito una “Operazione militare speciale” (SMO) in Ucraina. Putin aveva dichiarato che questa decisione era conforme all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e ai principi di autodifesa collettiva preventiva definiti dal diritto internazionale.

L’obiettivo dell’operazione era quello di proteggere le repubbliche recentemente indipendenti di Lugansk e Donetsk (denominate collettivamente regione del Donbass) da un pericolo imminente rappresentato da una concentrazione di forze militari ucraine che, secondo la Russia, erano pronte ad attaccare.

L’obiettivo dichiarato della SMO era quello di salvaguardare il territorio e la popolazione delle repubbliche di Lugansk e Donetsk eliminando la minaccia rappresentata dalle forze armate ucraine. Per raggiungere questo obiettivo, la Russia aveva identificato due obiettivi primari: la smilitarizzazione e la denazificazione.

La smilitarizzazione dell’Ucraina sarebbe stata realizzata attraverso l’eliminazione di tutte le infrastrutture e le strutture organizzative affiliate all’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, o NATO; la denazificazione avrebbe comportato un’analoga eliminazione dell’odiosa ideologia dell’ultranazionalista ucraino Stepan Bandera, responsabile della morte di centinaia di migliaia di Ebrei, Polacchi e Russi etnici durante la Seconda Guerra Mondiale e in un decennio di resistenza antisovietica dopo la fine della guerra.

Fiaccolata in onore di Stepan Bandera a Kiev, 1 gennaio 2020. (A1/Wikimedia Commons)

A partire dal 2015, la NATO ha addestrato ed equipaggiato le forze armate ucraine per affrontare i separatisti filorussi che avevano preso il potere nel Donbass dopo l’estromissione del presidente ucraino filorusso Victor Yanukovich in una violenta insurrezione, nota come “Rivoluzione di Maidan”, guidata dai partiti politici ucraini di destra che professavano fedeltà alla memoria di Stepan Bandera.

L’Ucraina ha perseguito l’adesione alla NATO fin dal 2008, sancendo questo obiettivo nella sua costituzione. Sebbene nel 2022 l’adesione effettiva non sia ancora avvenuta, il livello di coinvolgimento della NATO nelle forze armate ucraine ne ha fatto un’estensione de facto dell’alleanza NATO.

La Russia considerava la combinazione tra l’adesione alla NATO e l’atteggiamento antirusso del governo ucraino post-Maidan, legato all’ideologia di Bandera, come una minaccia alla sua sicurezza nazionale. La SMO è stata concepita per eliminare tale minaccia.

Le due fasi dell’operazione russa

Nei suoi primi sei mesi circa, l’operazione militare russa può essere suddivisa in due fasi distinte. La prima è stata uno sforzo di tipo blitzkrieg, progettato per scioccare l’esercito e il governo ucraini e costringerli alla resa. In mancanza di ciò, [questa rapida avanzata] doveva modellare il campo di battaglia in modo da isolare le forze ucraine concentrate nella regione del Donbass prima di essere impegnate in modo decisivo dall’esercito russo nella seconda fase, iniziata il 25 marzo.

La seconda fase della SMO, la “battaglia per il Donbass,” si è svolta nei mesi di aprile, maggio, giugno e luglio ed è stata caratterizzata da scontri brutali, un vero e proprio tritacarne, sul terreno urbano e tra le fortificazioni difensive preparate dalle forze ucraine nel corso degli ultimi otto anni.

La Russia ha guadagnato lentamente, in una guerra di logoramento che l’ha vista infliggere perdite terribili alle forze armate ucraine. L’entità dei danni causati dalla Russia all’esercito ucraino è stata tale che, alla fine di luglio, quasi l’intero inventario di armi di epoca sovietica che l’Ucraina possedeva all’inizio dell’SMO era stato distrutto, insieme a oltre il 50% della sua componente militare in servizio attivo.

Kadyroviti ceceni accanto alle truppe regolari russe e ai miliziani separatisti del Donbass nel mese di giugno. CC BY 3.0, Wikimedia Commons)

Normalmente, di fronte a perdite di questa portata, qualsiasi analista militare professionista avrebbe giustamente concluso che la Russia aveva, in effetti, raggiunto il suo obiettivo di smilitarizzazione, che, logicamente, avrebbe dovuto essere seguito dalla resa del governo ucraino a condizioni che avrebbero portato al tipo di cambiamento politico necessario per attuare l’obiettivo russo di denazificazione e, con esso, garantire la neutralità ucraina.

Ma le stesse forze che Putin aveva descritto nel suo discorso di mobilitazione hanno cospirato per promuovere la loro agenda anti-russa, versando decine di miliardi di dollari di aiuti militari (superando, in pochi mesi, l’intero bilancio annuale della difesa della Russia) progettati non per promuovere una vittoria ucraina, ma piuttosto per accelerare una sconfitta strategica russa.

Mentre una volta l’obiettivo primario dell’Occidente era quello di difendersi dall’invasione [russa],” ha osservato il giornalista Tom Stevenson in un articolo del New York Times, “ora è diventato il logoramento strategico permanente della Russia.

La fornitura di aiuti militari di questa portata ha cambiato le carte in tavola e le forze militari russe responsabili dell’attuazione della SMO non sono state in grado di superare le difficoltà. Questa nuova realtà si è manifestata nella prima metà di settembre, quando l’Ucraina ha lanciato un’importante controffensiva che è riuscita a respingere le forze russe dal territorio della regione di Kharkov, occupato dall’inizio della SMO.

Un nuovo paradigma di minaccia

Il Presidente della Russia Vladimir Putin con il Ministro della Difesa Sergey Shoigu dopo le cerimonie di deposizione di corone alla Tomba del Milite Ignoto nel mese di giugno. (Cremlino.ru, CC BY 4.0, Wikimedia Commons)

Sebbene la Russia sia stata in grado di stabilizzare le proprie difese e infine di fermare l’offensiva ucraina, infliggendo moltissime perdite alle forze d’attacco, la realtà è che la Russia in Ucraina si trovava ad affrontare un nuovo paradigma di minaccia, che vedeva le forze armate russe combattere contro un esercito ucraino ricostituito e diventato di fatto una forza mercenaria dell’alleanza NATO guidata dagli Stati Uniti.

Di fronte a questa nuova realtà, Putin ha informato il popolo russo che riteneva “necessario prendere la seguente decisione, che risponde pienamente alle minacce che dobbiamo affrontare: Per difendere la nostra patria, la sua sovranità e la sua integrità territoriale, la sicurezza del nostro popolo e quella della popolazione e per garantire le aree liberate, ritengo necessario sostenere la proposta del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore di introdurre una mobilitazione parziale nella Federazione Russa.”

Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO farebbero bene a riflettere sulla lezione contenuta in Osea 8:7: “Semina vento, raccogli tempesta.”

O, in altre parole, la Terza Legge di Newton è tornata per vendicarsi.

La decisione di Putin di ordinare una mobilitazione parziale delle forze armate russe, combinata con la decisione di condurre i referendum nel Donbass e nell’Ucraina occupata, trasforma radicalmente la SMO da un’operazione di portata limitata ad una legata alla sopravvivenza esistenziale della Russia. Una volta condotti i referendum e trasmessi i risultati al Parlamento russo, quello che oggi è il territorio dell’Ucraina diventerà, in un colpo solo, parte della Federazione Russa – la patria russa.

Tutte le forze ucraine che si troveranno sul territorio delle regioni da incorporare alla Russia saranno considerate come occupanti e i bombardamenti ucraini su questi territori saranno trattati come un attacco alla Russia, scatenando la piena risposta della Russia. Mentre la SMO era stata progettata per preservare le infrastrutture ucraine e ridurre le vittime civili, un’operazione militare post-SMO sarà configurata per distruggere una minaccia attiva alla stessa Madre Russia. I guanti verranno tolti.

Gli Stati Uniti e la NATO devono prendere una decisione

7 aprile 2021: Una guardia d’onore in Ucraina durante la visita di un comitato militare della NATO. (NATO)

Gli Stati Uniti e la NATO, dopo essersi impegnati in un programma volto a sconfiggere la Russia per procura, devono ora decidere se continuare a sostenere politicamente e materialmente l’Ucraina e, in caso affermativo, in quale misura. L’obiettivo rimane la “sconfitta strategica” della Russia, o l’aiuto sarà semplicemente mirato per aiutare l’Ucraina a difendersi?

Si tratta di due obiettivi completamente diversi.

Il primo consente di continuare a logorare qualsiasi forza russa che cercasse di proiettare il proprio potere dal territorio russo verso l’Ucraina ma, nel farlo, rispetta la realtà, se non la legittimità, dell’incorporazione nella Federazione Russa del Donbass e dei territori ucraini meridionali sotto occupazione.

L’altra continua a sostenere l’attuale politica del governo ucraino e dei suoi alleati occidentali di sfrattare la Russia dal Donbass, dall’Ucraina occupata e dalla Crimea. Questo significa attaccare la Madre Russia. Questo significa la guerra con la Russia.

Da parte sua, la Russia si considera già in guerra con l’Occidente. “Siamo davvero in guerra con… la NATO e con l’Occidente collettivo,” ha dichiarato il Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu in una dichiarazione successiva all’annuncio di Putin sulla mobilitazione parziale.

“Non ci riferiamo solo alle armi che vengono fornite in grandi quantità. Naturalmente, troviamo il modo di contrastare queste armi. Abbiamo in mente, naturalmente, i sistemi occidentali attualmente in esistenza: sistemi di comunicazione, sistemi di elaborazione delle informazioni, sistemi di ricognizione e sistemi di intelligence satellitare.”

In questo contesto, la mobilitazione parziale russa non è pensata per sconfiggere l’esercito ucraino, ma per sconfiggere le forze della NATO e dell'”Occidente collettivo” dislocate in Ucraina.

E se queste risorse della NATO si configurassero in modo tale da essere considerate dalla Russia come una minaccia per la patria russa…

Naturalmente,” ha detto Putin nel suo discorso sulla mobilitazione parziale, “se l’integrità territoriale del nostro Paese fosse minacciata, useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per difendere la Russia e il nostro popolo,” un chiaro riferimento all’arsenale nucleare russo.

Questo non è un bluff,” ha sottolineato Putin. “I cittadini della Russia possono stare tranquilli: l’integrità territoriale della nostra patria, la nostra indipendenza e la nostra libertà, lo ribadisco, saranno salvaguardate con tutti i mezzi a nostra disposizione. E coloro che cercano di ricattarci con le armi nucleari devono sapere che la rosa dei venti [il simbolo della NATO, N.D.T.] può girare anche nella loro direzione.”

Questo è ciò a cui è giunto il mondo: una folle corsa verso l’apocalisse nucleare causata dall’irrazionale espansione della NATO e da politiche russofobiche improntate all’arroganza, apparentemente ignare della realtà che il conflitto ucraino è ormai diventato una questione di importanza esistenziale per la Russia.

Gli Stati Uniti e i loro alleati nell'”Occidente collettivo” devono ora decidere se il continuo perseguimento di una politica pluridecennale di isolamento e distruzione della Russia sia una questione di importanza esistenziale e se il continuo sostegno ad un governo ucraino che è poco più che la manifestazione moderna dell’odiosa ideologia di Stepan Bandera valga la vita dei loro rispettivi cittadini e del resto del mondo.

L’orologio dell’apocalisse è letteralmente ad un secondo dalla mezzanotte e noi Occidentali dobbiamo solo incolpare noi stessi.

Scott Ritter

Fonte: consortiumnews.com
Link: https://consortiumnews.com/2022/09/22/scott-ritter-reaping-the-whirlwind/
22.09.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Scott Ritter è un ex ufficiale dei servizi segreti del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, ha prestato servizio nell’ex Unione Sovietica per l’attuazione dei trattati sul controllo degli armamenti, nel Golfo Persico durante l’operazione Desert Storm e in Iraq per la supervisione del disarmo delle armi di distruzione di massa. Il suo libro più recente è Disarmament in the Time of Perestroika, pubblicato da Clarity Press.

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