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“A Beppe Grillo ho dato solo consigli sbagliati – e oggi faccio fatica a non dirmi dell’Isis”: dialogo con Massimo Fini

DI DAVIDE BRULLO

pangea.news

Questo Governo s’ha da continuare.
Da cannibale e mangiapolitici, da nietzschiano bastian contrario, ora sei un fan di questo Governo…

“Dico che questo Governo, vincendo i sospetti dei più spregevoli, funziona. Di Maio e Salvini vanno abbastanza bene insieme, e credo che ciò dipenda dal fatto che c’è reciproca stima tra i due. Punto sul fatto che il Governo tenga, ma sia chiaro che sono più vicino, con tutti i distinguo, al Movimento 5 Stelle che alla Lega”.

Io penso, invece, che il Governo non reggerà: Salvini si sta pappando il M5S, lo ha vampirizzato; tanto vale far saltare il banco, giocare grosso e andare a elezioni.

“…e a quel punto mi trasformerei nel ‘bombarolo’ di De André e farei saltare Salvini… No. Non penso che Salvini sia così sciocco da perdere tutto”.

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Il ribelle canonizzato.
Ogni tot consulto Massimo Fini. Più che un Geremia che lancia l’orda di anatemi contro le mura del palazzo, più che una Cassandra che strologa sull’apocalisse futura, mi pare un Montaigne con la raffinata enfasi di disintegrare tutto per salvare ciò che resta del buono. Ora che il suo ribellismo è stato canonizzato, per così dire, nel repertorio Confesso che ho vissuto. Esistenza inquieta di un perdente di successo (stampa Marsilio, quest’anno, e lui ribadisce, “ricordati di ricordare Cesare De Michelis: un grande editore, un grande uomo. Tutti se ne stanno accorgendo solo ora, che non c’è più”), Fini, che si è sempre permesso tutto, che non si è fatto giornalisticamente mancare nulla, può avere, perfino, bramiti di tenerezza.

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A Grillo solo consigli sbagliati.
Torniamo alla politica. Ma cosa t’importa dei ‘grillini’?

“Il riequilibrio sociale sancito nel loro programma: è quello che manca a questo Paese ed è quello che m’interessa. I ragazzi del Movimento li conosco tutti, sono bravi, preparati. Rispetto al resto, poi…”.

Conosci anche Beppe Grillo, presumo.

“Da una vita. Cominciò a interessarmi trent’anni fa, se non ricordo male, quando i suoi spettacoli si trasformarono da comici a politici. Per merito della moglie, l’affascinante iraniana, aveva letto La Ragione aveva torto?, e mi chiese dei consigli. Io, ovviamente, gli diedi solo consigli sbagliati”.

Ad esempio.

“Beh, durante uno spettacolo Beppe prende un’ascia e spacca un computer. Ecco, questo era un consiglio sbagliato, considerando che il Movimento è nato intorno a Internet e ai social. L’unica volta che gli ho dato un consiglio giusto, però, non mi ha ascoltato”.

Racconta.

“Era l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, per sostituire quell’ectoplasma di Giorgio Napolitano. Dalla piattaforma web del Movimento, una cosa folle – un partito con milioni di elettori non può affidarsi per le decisioni importanti a 150mila fanatici… – tra i papabili, appare anche Romano Prodi. Consiglio a Grillo di andare da Bersani e di proporre Prodi come Presidente, Bersani non avrebbe potuto dire di no. Invece, il Movimento optò per Stefano Rodotà, il tipico radical chic, un uomo per tutte le stagioni”.

Ma con Grillo vi sentite ancora?

“Ogni tanto. Ma lui fa per i fatti suoi”.

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Bossi era un genio. Salvini è un razzista.
In Una vita spendi parole di platino per Umberto Bossi.

“Ovvio: è stato l’unico politico italiano degli ultimi anni, dai Novanta in qua. Aveva idee troppo avanzate”.

Esempio.

“Le macroregioni. Bossi ha previsto che in una Europa politicamente unita non possono esistere Stati o Regioni, ma aggregazioni coese dal punto di vista sociale, economico, culturale, climatico”.

Ora c’è Salvini e la Lega finalmente riesce dove Bossi non riuscì: liberarsi di Berlusconi e governare.

“Salvini ha molti vantaggi rispetto a Bossi. Bossi turbava l’establishment e tutti gli erano contro. Bossi non era razzista, la mitica Padania è di chi lì vive e lì lavora, senza esami del sangue. Salvini, invece, è antropologicamente un razzista”.

Come la maggior parte degli italiani.

“…e questo è strano. Non eravamo così. Non eravamo un Paese razzista. Ma è ovvio che di fronte a questa migrazione, di cui l’Occidente è totalmente responsabile, si è creata una guerra tra poveri che Salvini ha buon gioco a stimolare”.

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La Fallaci? Forte con i deboli e debole con i forti.
Il 15 settembre è stato l’anniversario dalla morte di Oriana Fallaci. Oggi sono tutti fallaci ‘fallaciani’.

“Ho lavorato con Oriana all’Europeo. Io venivo dall’Avanti e i giornalisti dell’Europeo parlavano solo di ristoranti e di puttane. Con Oriana il dialogo era altro, più alto. Ma non era profonda, ecco. Dal punto di vista personale la Fallaci era totalmente insopportabile, era forte con i deboli e debole con i forti. A me, per dire, ha intentato un processo. Voleva tre miliardi di lire. Non li ha avuti”.

Racconta.

“Avevo scritto un suo ritratto dove mettevo in evidenza il talento della giornalista e le ombre del carattere. Le ombre non le sono garbate”.

Spiegati meglio.

“Nel ritratto racconto questo episodio. Oriana torna da Teheran con dei tappeti che alla dogana non riescono a passare. Allora chiede a una segretaria dell’Europeo, incinta, di andare a sdoganare i tappeti per lei. La segretaria, gentilmente, acconsente, ma non riesce a sdoganare i tappeti. In redazione, la Fallaci assale la segretaria, incinta, con calci e pugni, al punto che devono intervenire due colleghi per frenarla”.

Mica male la signora.

“La Fallaci migliore è quella degli inizi, dei grandi ritratti di artisti e letterati: scrive in un bellissimo italiano, allieva di Curzio Malaparte, il più grande giornalista italiano di tutti i tempi. Quando comincia a trafficare con la Storia non ne azzecca una. L’ultima Fallaci, poi, è di un razzismo stupido. Ad ogni modo, nonostante tutto, al Cimitero evangelico agli Allori, dove è sepolta, le ho portato una rosa bianca…”.

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Usa o Cina? Meglio Isis…
Stretti tra la boria statunitense e il cinismo cinese, cosa ci tocca subire?

“Il nostro è un totalitarismo inaccettabile. Abbiamo esportato la democrazia e la nostra way of life ovunque, in Cina, in India. Gli unici antagonisti, ormai, sono quelli dell’Isis. Devo fare molti sforzi per non dichiararmi concettualmente aderente a Isis…”.

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Leggo la “Gazzetta dello Sport”. Ma è degenerata pure lei.
Sfilza di domande spot. Il direttore di giornale più bravo?

“Per me, Perluigi Magnaschi. Era il vice di Guglielmo Zucconi al Giorno, che gli faceva fare. Fu lui a crearmi come polemista e per lui ho scritto le cose più feroci”.

I giornali li leggi ancora?

“Leggo la Gazzetta dello Sport. Ma è degenerata pure lei. Era meglio quando la dirigeva Carlo Verdelli. Il primo quotidiano che leggo, comunque, è il Corriere della Sera: è cerchiobottista ma almeno dà delle indicazioni. Fisicamente, invece, trovo rivoltante la Repubblica, proprio non posso guardarlo”.

Il libro che consigli. Che non sia Nietzsche o Dostoevskij.

“…e neanche Viaggio al termine della notte di Céline o Marcel Proust, presumo. Beh, ti dico un libro recente. Canale Mussolini di Antonio Pennacchi. Fa capire cosa è stato, dal basso, il fascismo, è da far leggere ai ragazzi”.

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Mi bolleranno come uno schifoso modernista.
Ti piace la parola sovranismo, ci sono delle affinità con il tuo “Manifesto dell’Antimodernità” in cui auspichi il ritorno “alle piccole patrie”?

“Nessun paese, tanto meno l’Italia, può esistere e resistere, oggi, ai grandi agglomerati internazionali. Solo l’Europa, nel suo insieme, ha risorse tali da contrastare Usa, Russia, Cina e India. Il ritorno alle piccole patrie e al localismo è un progetto di lunga durata. Ho vinto pochissime battaglie nella mia vita, e questo è un bene… ma questa la vincerò. Il mio timore è che quando tutti saranno antimodernisti, io sarò bollato come uno schifoso modernista…”.

Ribelle impenitente, imperiale ‘anti’, mai domo.

 

Davide Brullo

Fonte: www.pangea.news

Link: http://www.pangea.news/a-beppe-grillo-ho-dato-solo-consigli-sbagliati-e-oggi-faccio-fatica-a-non-dirmi-dellisis-dialogo-con-massimo-fini/

17.09.2018

Pubblicato da Davide

2 Commenti

  1. Bossi era un ipocrita e un ladro, Salvini e’ una persona intelligente e perbene. E se “salta il banco”, il premier sara’ Salvini.

  2. Il ruolo di Massimo Fini è sempre stato quello dell’intellettuale che fa finta di essere antisistema.