Un vecchio documento della CIA pubblicato da WikiLeaks fa chiarezza sulla politica e sulle guerre imperialiste degli USA

Glenn Greenwald
greenwald.substack.com

La prima volta che avevo scritto qualcosa su WikiLeaks era stato all’inizio del 2010, quando il gruppo era ancora in gran parte sconosciuto. Quello che aveva attirato la mia attenzione era stato un breve articolo sul New York Times che iniziava così:

Alla lista dei nemici che minacciano la sicurezza degli Stati Uniti, il Pentagono ha aggiunto WikiLeaks.org, una minuscola organizzazione online che divulga informazioni e documenti che i governi e le multinazionali di tutto il mondo preferirebbero mantenere segreti.

Il NYT spiegava poi che, nel 2008, il Pentagono aveva preparato un memorandum segreto in cui aveva pianificato come distruggere WikiLeaks, facendo volutamente trapelare documenti falsi nella speranza che, una volta pubblicati dall’organizzazione, contribuissero a distruggerne per sempre la credibilità; uno piano vile che, ironia della sorte, era arrivato a conoscenza della stessa WikiLeaks, che lo aveva subito reso pubblico sul suo sito web.

Tutti i gruppi che gli apparati di sicurezza degli Stati Uniti includono nella loro “lista dei nemici” perchè rei di aver pubblicato qualche loro segreto, attirano inevitabilmente il mio interesse e, alle volte, anche il mio sostegno. Di conseguenza, alcuni mesi prima che diventassero famosi a livello internazionale con la pubblicazione delle registrazioni di guerra in Iraq e in Afghanistan e dei cablogrammi diplomatici del Dipartimento di Stato di Hillary Clinton, avevo già letto tutto quello che ero riuscito a trovare sulla fondazione e sulla missione del gruppo; avevo intervistato il suo editore, Julian Assange, e avevo esortato i miei lettori ad aiutare e a sostenere questo gruppo nascente, concludendo che “una delle ultime risorse per scoprire i segreti del governo e dell’élite sono gli informatori e le organizzazioni che li aiutano. WikiLeaks è, tra questi gruppi, quello che, probabilmente, ha il maggior impatto a livello mondiale e quindi non sorprende che venga sottoposto a questi continui attacchi.”

Le motivazioni della mia conclusione erano che WikiLeaks, per anni, aveva smascherato le innumerovoli attività segrete, penalmente perseguibili, dei centri corrotti del potere. La tecnologia di cui erano stati pionieri, quella che aveva consentito alle fonti di rivelare le proprie informazioni senza che nessuno, inclusa la stessa WikiLeaks, fosse in grado conoscerne l’dentità, si era rivelata una grande innovazione, che aveva permesso di far luce sui comportamenti illeciti dei più importanti gruppi di potere mondiali.

Ma c’era stato un documento di WikiLeaks che, all’inizio, aveva attirato la mia attenzione in modo particolare: il “Memorandum Red Cell,” un memo classificato della CIA del 2010, che prende il nome dalla segretissima unità creata dal direttore della CIA durante l’amministrazione Bush/Cheney, George Tenet, nei giorni successivi all’attacco dell’11 settembre.

Ciò che rende il documento così affascinante, così rivelatore, è la discussione della CIA sul come manipolare l’opinione pubblica per garantire, in generale, la sua tolleranza se non addirittura il suo pieno appoggio alla politica statunitense della guerra infinita e, in particolare, al ruolo vitale che il presidente Obama stava interpretando a favore della CIA, infiocchettando e vendendo all’opinione pubblica la necessità di queste continue azioni belliche. In questa analisi classificata c’è molto da imparare sul modo di ragionare del “complesso industriale militare,” noto anche come “Blob” o “Stato profondo,” su come la CIA sfrutti gli impulsi umanitari per assicurare la continuazione delle sue guerre e quale sia la vera funzione del presidente degli Stati Uniti nel campo della politica estera.

La causa scatenante di questo promemoria era stata la crescente insicurezza della CIA, timorosa che le popolazioni dell’Europa Occidentale potessero rapidamente prendere posizione contro la guerra al terrorismo, in particolare contro quella in Afghanistan; preoccupazioni acuite dalla caduta del governo olandese, provocata in gran parte dalla rabbia dell’elettorato per il coinvolgimento del paese nell’invasione dell’Afghanistan. La CIA era alla disperata ricerca di un modo per manipolare l’opinione pubblica che le consentisse di arginare l’ondata delle sempre più numerose proteste europee contro quella guerra, soprattutto in Francia e Germania.

L’Agenzia aveva concluso che la sua migliore ed unica risorsa per farlo era il presidente Obama e la sua popolarità nei paesi dell’Europa Occidentale.

Il documento classificato della CIA pubblicato da WikiLeaks il 26 marzo 2010

La premessa di questo promemoria della CIA era che le popolazioni dei paesi NATO che partecipavano alla guerra in Afghanistan non erano favorevoli a quella guerra. Ciò su cui si basavano i governi alleati e la CIA, come riporta il titolo soprastante, era quella che l’agenzia chiamava l’“apatia pubblica,” “lo scarso interesse da parte dell’opinione pubblica per la guerra, che aveva permesso ai leader francesi e tedeschi di ignorare l’opposizione popolare e aumentare costantemente il loro contributo di truppe alla Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF).

In altre parole, fintanto che il pubblico rimaneva sufficientemente disattento, i loro democratici leader erano liberi di ignorarne i desideri e altrettanto liberi di continuare ad impegnarsi in una guerra a cui la popolazione era comunque contraria. Ma ciò che preoccupava di più la CIA era che, nell’Europa Occidentale, la massiccia avversione alla guerra potesse trasformarsi in un’opposizione attiva e ben focalizzata, come era appena successo in Olanda, portando al peggiore di tutti i risultati: che i governi che avevano combattuto con gli Stati Uniti in Afghanistan per un intero decennio si trovassero effettivamente a dover rispettare le convinzioni dei propri concittadini, ammettere che si trattava di una guerra inutile e ritirare i propri contingenti, lasciando gli Stati Uniti a sostenere il fardello da soli.

Qualunque cosa accada, l’unica cosa che la CIA non riesce tollerare è che i leader dei paesi alleati “ascoltino i propri elettori” (ecco perché la CIA ha sempre preferito che i paesi “partner” fossero governati da tiranni: non c’è nessun bisogno di dar retta alla fastidiosa opinione pubblica). Ma, aveva ragionato la CIA, anche nelle democrazie occidentali, finché la popolazione fosse rimasta sufficientemente disattenta, le motivazioni antibelliche avrebbero potuto essere tranquillamente ignorate.

Nel 2010, fra le popolazioni dei paesi dell’Europa occidentale cresceva la consapevolezza di quanto la guerra in Afghanistan fosse agli antipodi dei loro valori, quanto dispendiosa fosse diventata e quanto poco avesse a che fare con la qualità della loro vita. Risolvere quel problema di opinione pubblica, o, si potrebbe anche dire, quel fastidio dovuto alla democrazia, era stato, come al solito, compito della CIA.

Per eliminare la seccatura della crescente ostilità contro la guerra da parte dei paesi dell’Europa Occidentale l’agenzia aveva escogitato due soluzioni principali: 1) sfruttare la difficile situazione delle donne afghane per far leva sulla simpatia delle donne europee, in particolare quelle tedesche e francesi, e cercare di persuaderle che la guerra in Afghanistan era davvero una sorta di progetto umanitario, non uno sforzo geostrategico per controllare la regione e le sue risorse e 2) usare la popolarità tra gli Europei del presidente Obama, da poco insignito del Premio Nobel per la pace, per dare alla guerra un volto grazioso, sofisticato e cosmopolita, contrapposto alla spavalderia evangelica, tipicamente texana, impersonata da George W. Bush.

Però, secondo la CIA, niente di tutto questo avrebbe potuto funzionare senza un presidente abbastanza popolare all’estero, in grado di vendere la guerra non come un barbaro atto di aggressione infinita, ma come un gesto umanitario e benevolo, nobile e gentile come lo stesso presidente. Proprio a causa delle loro opinioni positive su Obama, aveva concluso l’agenzia,  Francesi e  Tedeschi non solo “sarebbero stati ricettivi all’affermazione diretta [da parte di Obama] della loro importanza per la missione [in Afghanistan]” (questo sarebbe stato il rinforzo positivo), ma si sarebbero anche dimostrati “sensibili alle [sue] dirette espressioni di disappunto nei confronti degli alleati che si fossero rifiutati di dare il proprio contributo.”

In altre parole, Obama era come un padre gentile ma retto, nella cui nobiltà d’animo si doveva credere anche quando si trattava di bombardare villaggi e mitragliare aule scolastiche e il cui disappunto (non sei all’altezza dei tuoi doveri di alleato) andava evitato in tutti i modi. I dati dei sondaggi avevano dimostrato che, quando agli Europei veniva ricordato che era stato Obama a sostenere la guerra in Afghanistan, il loro sostegno [alle operazioni belliche] aumentava in modo significativo.

È impossibile sottovalutare l’importanza di questo documento. Pochi mesi prima che la CIA riconoscesse l’abilità di Obama, unica nel suo genere, di vendere la guerra e assicurarne la continuazione, il Comitato del Premio Nobel per la Pace aveva assegnato ad Obama il suo più alto riconoscimento per quelli che aveva definitoi suoi sforzi straordinari per rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli,” aggiungendo: “per 108 anni, il Comitato norvegese per il Nobel ha cercato di stimolare proprio quella politica internazionale e quegli atteggiamenti di cui Obama è ora il principale portavoce nel mondo.”

Eppure la CIA, come spesso succede, conosceva la verità nascosta: che la qualità principale di Obama era la sua capacità di abbellire, commercializzare e prolungare le guerre, non quella di terminarle. L’avevano riconosciuto per quello che realmente dovrebbero essere i presidenti americani: strumenti per creare un marchio e un’immagine del ruolo degli Stati Uniti nel mondo, che possa essere efficacemente venduto sia alla popolazione statunitense che a quella mondiale, per convincerle che le infinite e barbare guerre degli Stati Uniti sarebbero, in realtà, solo progetti umanitari, benevolmente studiati per venire in soccorso alle popolazioni locali; il pretesto storicamente usato per giustificare ogni guerra in ogni paese.

Molti si sono chiesti perché la CIA si fosse opposta con tanta veemenza alla candidatura di Donald Trump e poi lo avesse ostacolato per tutta la durata della sua presidenza. Anche se aveva espresso dubbi su molte delle loro operazioni preferite, dalle guerre per il cambio di regime, come quella in Siria, alla sopravvivenza della NATO dopo la caduta dell’Unione Sovietica, e aveva apramente criticato i loro fallimenti di intelligence (cosa che aveva stimolato il commento pre-insediamento di Chuck Schumer, che aveva avvertito che, a causa del suo comportamento, la CIA si sarebbe vendicata di lui), non è che Trump sia stato un presidente particolarmente pacifico. Ha mantenuto la promessa elettorale di intensificare le campagne di bombardamento in nome della lotta al terrorismo, addirittura con meno vincoli rispetto al passato.

Tra le varie cause del disprezzo per Trump da parte dei funzionari delle agenzie addette alla sicurezza nazionale la più importante è probabilmente la sua incapacità e la sua riluttanza ad abbellire le barbare azioni degli Stati Uniti e a fingere che gli Stati Uniti siano qualcosa di diverso da quello che realmente sono. Ricordiamo la furia e la rabbia che Trump aveva scatenato nel 2017 quando, in risposta ad una domanda di Bill O’Reilly di Fox News sull’uso della violenza da parte di Putin nei confronti dei giornalisti e di altre persone, aveva risposto: “Di assassini ce ne sono molti. Lei pensa che il nostro paese sia così innocente?

La rabbia scatenata da quel commento, ovviamente, non era legata a qualche dubbio sulla veridicità della dichiarazione di Trump. Nessuna persona senziente la riconoscerebbe come qualcosa di diversa dal vero. La rabbia era dovuta al fatto che i presidenti non dovrebbero dire la verità sugli Stati Uniti e su ciò che essi fanno nel mondo (proprio come i presidenti dovrebbero fingere di odiare i despoti, anche se poi li sostengono in tutti i modi possibili). Come evidenziato nel memorandum della CIA del 2010, i presidenti utili sono quelli, come Obama, abili ad ingannare il mondo e a dipingere la politica aggressiva degli degli Stati Uniti come benigna, in modo da consentire ai leader democratici [dei paesi alleati] di andare anche contro la volontà dei propri elettori se, così facendo, si assecondano gli interessi degli Stati Uniti.

Come avevo scritto nel 2017, quando gli esperti e i commentatori di politica estera avevano fatto finta di essere oltraggiati per il supporto di Trump al dittatore egiziano Abdel Fattah el-Sisi, come se sostenere una tirannia fosse una violazione dei valori americani e non un elemento fondamentale della politica estera degli Stati Uniti post Seconda Guerra Mondiale:

Aprendo le porte della Casa Bianca a Sisi, Trump non sta inaugurando una nuova politica, ma, al contrario, ne chiarisce e ne applica una molto vecchia. Questo effetto trumpiano, che smaschera in tutta la sua nuda bruttezza ciò che i cosiddetti esperti di Washington preferiscono tenere nascosto, è visibile in molti altri settori …

Questo è il motivo per cui così tanti a Washington, che non hanno mai incontrato un dittatore filo-USA che non fossero disposti ad armare e finanziare, sono così sconvolti. Sisi non è una persona che invitereste a cena a casa vostra, è qualcuno a cui far arrivare in segreto denaro e armi, non prima però di aver fatto un bel discorso sui diritti umani e sulla libertà davanti alla bandiera americana. Quelle che Trump sta violando non sono i principi o l’etica di Washington, ma le tattiche propagandistiche di Washington.

Non è stato solo Trump a far infuriare i potenti attori statunitensi che operano dietro le quinte facendo conoscere al mondo il vero volto degli Stati Uniti. È stato anche Julian Assange a farlo, fondando un’organizzazione che ha pubblicato documenti come questo, che rivelano verità assolutamente vitali.

Per quella denuncia, la CIA aveva incessantemente attaccato Trump, addirittura anche prima della sua elezione e, per lo stesso motivo, Assange è attualmente recluso in una prigione britannica, accusato di spionaggio dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Poche cose fanno infuriare le élite della politica estera statunitense più di quelle che, inconsapevolmente o meno, mostrano al mondo il vero volto degli apparati di sicurezza degli USA.

Glenn Greenwald

Fonte: greenwald.substack.com
Link: https://greenwald.substack.com/p/a-long-forgotten-cia-document-from
23.11.2020
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org