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Mortacci

DI ALCESTE

alcesteilblog.blogspot.it

Appena fuori Roma, sull’antica consolare Flaminia, a pochi passi dal campo di battaglia che vide trionfare Costantino contro Massenzio, si apre la città dei morti.
Il cimitero di Prima Porta.
Il più grande camposanto del Lazio e, forse, dell’Italia centrale.
In questa vasta città deserta si può scorrazzare per ore.

Campi a terra che si stendono per chilometri, lunghe infilate di fornetti a cinque o sei livelli, cappelle gentilizie, tozzi edifici multipiani, labirintici, gravati da decine di migliaia di loculi, ognuno diviso cartesianamente in settori e sottosezioni uniti fra loro da scalinate interne, montacarichi, scale a chiocciola.
D’estate, all’ora di pranzo, durante la canicola che sancisce il riposo da sombrero parastatale, il silenzio è altissimo. Solo un frinire incessante di cicale rompe la quiete, ma presto anche tale rumore si derubrica a sfondo sonoro, inavvertito.
Il cielo è di un azzurro compatto, implacabile.
Alcuni viali sono bordati da pini altissimi e ombrosi, altri sembrano perdersi nella campagna romana, verso la Tiberina; i ruderi di una villa romana interrompono il soliloquio della distesa funebre; stradine secondarie ritagliano larghi prati fitti di croci stitiche, due stanghe di metallo: i funerali di chi è morto povero o, forse, di chi è stato inumato da poco.
I nati morti o i neonati sono sepolti a parte. Un po’ di terra anonima li ricopre; a volte i genitori abbelliscono il minuscolo tumulo con una piccola siepe, o con giocattoli, bambole che non saranno mai cullate, o palloni che non saranno mai calciati. Le girelle coloratissime frullano senza posa, agitate da un alito appena di vento; le silenziose stelle filanti, gialle verdi rosso fuoco, si alzano e si abbassano al ritmo della brezza quasi lasciando presagire l’inconsistenza della natura umana.
Ma la meditazione sul corso del tempo dura poco.
Finita la pausa pranzo la città dei morti torna in fermento.
Si pensa: l’eterno riposo dona a loro, Signore.
E invece no.

Morti che vanno morti che vengono.
Si rivedono camioncini, sterratori, operai dell’azienda municipale, piantumatori, giardinieri.
Le spoglie dei cari sono merce da trattare come altre merci.
Le somme in gioco sono multimilionarie.
Un brusio d’alveare in crescendo: marmisti, fiorai, geometri, esattori d’imposte.
Un ciclone giamaicano investe i mortacci: volano stracci di sudario, casse da morto, margherite fradice, piante in vasetto, blocchi di pietra, polvere di marmo.
Morto scaccia morto.

Il morto va a terra, da solo o in una cavità che accoglierà tutti i familiari, o in un loculo individuale a parete oppure, se gli eredi hanno soldi da buttare, in una cappella privata in modo da garantirgli una parvenza di eternità.
Tutti, però, morti e mortacci vengono tenuti sulla corda, quasi fossero contribuenti perenni del moloch statale e comunale.
Caro morto, perché non paghi?
Ogni dieci anni o trent’anni le istituzioni recano la domanda a figli e nipoti, collaterali e affini.
Domanda tacita. Rinnovate o no? Se il parentame s’incolonna alla cassa bene, altrimenti il morto inizia la sua trafila sino all’ossario comune. Oppure viene ripescato dall’eterno riposo, incenerito e compresso in un’urna.
L’importante è mantenere vivo il circuito dell’esazione.
Dopo dieci anni o trent’anni spesso il parente è morto pure lui, oppure lo si trova poco addolorato e renitente all’esborso fatale per garantire la serenità al mucchietto di ossa avite.
E così vi è la riesumazione.
Il cimitero è un cantiere.
Morti che vanno morti che vengono.
Intere ali sono sotto schiaffo.

Ognuno si reca col suo mazzetto sparuto di fiorellini di campagna a visitare l’amato trapassato; esige, ahi!, un po’ di calma onde raccogliere, se non il sentimento, almeno una manciata di ricordi onde veleggiare sulle onde della nostalgia.
Ma no, ecco il clangore dei lavori, il piccone, il martello, lo scalpello.
Centinaia di metri vengono ricoperti dalla polvere degli scavi  e dai mucchi di macerie; lastre tombali divelte, vasi spaccati e iscrizioni schiantate giacciono a mucchi, in rovina. Chi è morto nei decenni scorsi deve far posto al nuovo ingresso. Lumini e circuiti elettrici che hanno fornito il conforto all’ormai ingombrante salma sono strappati a forza; invocazioni celesti e date e iscrizioni a imperitura memoria vengono dileggiate dall’impermanenza garantita dal piccone. “Ti ricorderemo …”, “Sempre vivo nei nostri cuori …”, sì col ciuffolo, trent’anni e già il morto è dimenticato, foto e memoria ed epigrafe giacciono neglette in un ammasso scomposto di schegge e terraglie. Ecco la ruspa, i marmisti accorrono, c’è da infiggere una nuova lapide o cementare il loculo. Tang tang tang, alla faccia degli affetti e del memento mori.
Anche qui si può toccare con mano il declino di gusto e d’immagine dell’italiano.

Osserviamo i defunti più risalenti: volti gravi e compunti, circonfusi di rispettabilità piccolo borghese o di quella timidezza (e diffidenza) che vantano i contadini appena inurbati. La foto in bianco in nero, un inusuale diporto a cui essi si concedono parchi, è stata studiata e scattata in uno studio fotografico: un’occasione speciale, evidentemente. I militari si son fatti fotografare con medaglie e mostrine, i più agiati in giacca e cravatta; le donne son più dimesse, in scuro, con abiti reticenti. Quasi nessuno guarda in macchina, nessuno ride: perché dovrebbe? È un obbligo serioso, da recare con seriosità. Le immagini, sfumate ai bordi, sono racchiuse in un ovale aggraziato e di decorosa semplicità. I nomi sono composti da lettere di metallo bruno fissate al marmo pallido e sobrio con regolarità esemplare; la forma è semplice e netta: capitali romane. Nome cognome date di nascita e morte, null’altro da aggiungere. Alcuni, con vanità comprensibile, aggiunge il titolo onorifico: cav. gen. ing. Gli uomini d’allora morivano; le coniugi si fregiavano del titolo di vedova; figli e nipoti si condolevano con cauta parsimonia: c’era poco da dire: la morte era lo sfondo vasto a cui rassegnarsi.

Col trascorrere del tempo la moderazione venne a scemare inesorabile. Alcuni defunti a cavallo fra Settanta e Ottanta cominciano a mostrare i primi segni di stravaccata indolenza: la figura ora è spesso intera, s’incrina il muto stoicismo a favore di un piagnisteo mellifluo: ci mancherai, addio babbo, sempre con te. I materiali si fanno più variegati e stravaganti (narcisismo funebre), appaiono le prime frasi da cioccolatino (a parodiare l’incolpevole Catullo); l’invadente corsivo inizia a reclamare la sua goffa signoria.

Le tumulazioni del nuovo millennio sono definitivamente ridanciane e kitsch: le pose si fanno sfrontate, a trentadue denti, l’italianuzzo mostra senza vergogna il suo carattere più triviale e cretino, quello turistico: anche i più anziani li si sorprende in bermuda, o in occasioni da magnata, o in sella a motocicli, o a pesca o in déshabillé da supermercato casual; donne e ragazze vantano cotonature terribili: le più anziane hanno, a volte, i portamenti da rimorchio presso il centro anziani, pittate come bambole lisciardose a settant’anni suonati; le giovani spesso atteggiano labbra ed espressioni alla scemenza finto-simpatetica di facebook. Siamo nei dintorni della disfatta più piena. Avanzano travertini e graniti coloratissimi, una lapide é diversa dall’altra, abbondano le gigantografie, quasi che il morto abbia a reclamare, inquadrato quaranta per quaranta, una insepolta vitalità; debordano sciarpe e gadget di Roma e Lazio, ultime Thule della nostra spenta passionalità; i biglietti di curva, testimoni di un derby vinto dalla squadra del cuore, sostituiscono i lumini; anche i tagliandi dei concerti vanno forte. I caratteri dei nomi sembrano gli esperimenti di un litografo folle: non più in rilievo, ma argentati, dorati, sghembi, persino rutilanti. Le croci s’allargano, fioriscono nuove braccia, a fiamma, a filamento, ecco un cuore sanguinolento, Padre Pio, al solito ingobbito e menagramo, lo si ritrova dappertutto, a sostituire, col suo do ut des superstizioso, il Credo principale. Anche il Cristo trasmuta: va di moda la nuova versione, elegante e snella, in un frusciar di vesti azzurrine, capello lungo e barbetta appena spuntata: al diavolo la fissità egiziana del romanico, via la gravità alla Grünewald, coi suoi lacrimoni sofferti e di truculenza distorta: siamo al kitsch couture, al Nazareno da tatuaggio, che ciabatta annoiato con le infradito sul lago di Tiberiade, un piacente ragazzotto, un po’ effeminato, buono per la pubblicità di Trivago. La Madonna, invece, pare scomparsa, sommersa figurativamente da stormi di angioletti, tutti capoccia e ali, che sciamano dalle lapidi, uno più orrendo dell’altro, tinti come battone, in un tripudio di cattivo gusto che ora, annientato il ceto intellettuale del dopoguerra e liquidato l’umanesimo scolastico, s’impone come spirito dominante dei tempi a venire. Le epigrafi sorprendono per la loro sentenziosità da somari ripetenti: qui si volgarizza il carpe diem, Ungaretti, Mimnermo, Keats e Thomas Gray piegandoli a una commozione posticcia, irritante: anche se, a ben guardare, sotto tale buccia trapela la tipica reazione del nichilista postmoderno di fronte alla morte, signora spaventosa e inaccettabile: una disperazione acuta, senza lenimenti, incomprensibile.

Cosa ci vuole dunque, signor mio? Occorrono squadre paramilitari, educazione paramilitare, legge marziale per almeno cinque anni, ritorno del servizio di leva (almeno due anni di ferma). E poi, Dio lo voglia, una dittatura illuminata, un Vlad Tepes che impali senza battere ciglio e un Federico di Svevia a ripristinare l’italiano, lingua divina.

Alceste
Fonte: http://alcesteilblog.blogspot.it
Link: http://alcesteilblog.blogspot.it/2017/07/mortacci.html#more
24.07.2017

Pubblicato da Davide

  • DesEsseintes

    Eh sí…o tempora o mores…ma anche tanto va la gatta al lardo…non dimentichiamolo…

  • natascia

    Si ci vuole tutto questo. Poi principalmente orari per il cellulare.

    • DesEsseintes

      Ecco, ma prima c’era e ha portato allo sfacelo di oggi…
      Secondo: tutti dicono che ci vuole ma nessuno lo mette in atto e non ci vorrebbe niente perché indici dei referendum, partecipi più attivamente alla vita politica, voti per i partiti antisistema e nel giro di meno di cinque anni hai quel ritorno all’autorità considerato tanto risolutivo. Come mai nessuno si impegna per questo?

      In altre parole: bisogna evitare gli errori del passato, quindi capire quali erano e bisogna coinvolgere quelli che oggi sono disinteressati o sfiduciati.

      Per questo ci vuole sensibilità, non solamente la durezza del dittatore assetato di sangue (viene citato Vlad Tepes, addirittura).
      Ci vuole soprattutto la capacità di immaginare il nuovo mentre per adesso siamo ancora alla riproposizione abbastanza pedissequa del vecchio.

      Ho l’impressione che tutte queste geremiadi, quella di Alceste ma anche quella di Fusaro e delle centinaia di blogger a parole antisistema, siano solo occasioni di captatio benevolentiae dei propri lettori, almeno finché non si avrà il coraggio di mettere in discussione “l’ordine” e non di rimpiangere quello del passato che è il primo responsabile della deriva verso il chaos organizzato di oggi.

      • natascia

        Concordo …. ma fino ad un certo punto. Molte sono le ragioni dello sfacelo di oggi. Non tutte riconducibili ad una visione del passato come portatore di germi negativi. Il passato sono le nostre radici e basta. Parliamo ad esempio dei cimiteri. Sempre struggenti le visioni crepuscolari di Alceste , le amo perche le vivo anch’ io che amai : I Sepolcri di Ugo Foscolo. Persone plasmate nell’800. E’ tuttavia legittimo chiedersi, cosa amino i nostri giovani. Forse i Bestles o Ludovico Einaudi, o Alessandro Baricco , o Bransky senza fare inutili contrapposizioni. Trovo che vi siano nella vita come nella storia di noi umani dei momenti in cui sia opportuno andare a letto senza cena. Stare leggeri senza continuare ad appesantire troppi rituali oramai sterili, privi di senso nel privato come nel sociale. Solo togliendo , togliendo e scrostando , si vedrà l’ essenza che sempre ci ha guidato.

        • Anni Venti (Ex Invisible man)

          Provo a enumerare le cause dello sfacelo stilando un elenco del tutto soggettivo e non in ordine di importanza:
          Democrazia
          Emancipazione femminile
          Televisione
          Evoluzione del marketing
          Tecnologia
          Colonizzazione americana
          Opulenza.
          Se siete d’accordo o meno non risparmiatevi dal farmelo sapere ed eventualmente aggiungete qualcosa.

          • DesEsseintes

            La democrazia e l’emancipazione femminile sarebbero le cause dello sfacelo attuale…

            Ragazzi, siete senza speranza.

          • Anni Venti (Ex Invisible man)

            Che arroganza. Argomenti please…

          • natascia

            Magari fosse così semplice. Ad esempio la democrazia. Di fatto oggi non esiste, perché una serie di sovrastrutture apparentemente sacre e inamovibili la annichiliscono finanche rendendo la sovranità popolare una farsa. Trovo che la chiave di lettura di molti problemi stia proprio nell’assenza di manutenzioni legislative, di soppressioni di organi di fatto ostacolanti , di vitali potature di rami secchi e incancreniti della pubblica amministrazione. Manutenzioni, soppressioni, potature, oggi , in questo preciso momento il popolo chiede questo. Il popolo sovrano posto di fronte agli adeguati referendum avrebbe le idee ben chiare. Purtroppo una serie di entità incistatesi illegittimamente impediscono ogni vitale movimento e spacciano per riforme l’appesantimento, per meglio perpetuare il furto economico della cosa pubblica , per meglio annichilire il cittadino in ogni sua manifestazione sociale . In una prima fase di risanamento , a mio avviso , non necessiterebbero riforme , ma solo tagli, manutenzioni e soppressioni dei partiti, dei sindacati per iniziare . Non vedo figure carismatiche pronte al sacrificio personale, lo stesso Grillo dichiaratosi illo tempore antisistema sembra tenga molta famiglia. Tra il pensiero e l’azione esistono dei passaggi molto importanti che solo persone eccezionali sono in grado di compiere e il terreno culturale non c’è.

          • Sepp

            Ti informo che tu ed io siamo il frutto di un
            concepimento fatto da una donna, sei stato
            per nove mesi dentro e per almeno trent’anni
            attaccato alla sua gonna, come anche io, quindi
            l’emancipazione femminile e’ una boiata mostruosa,
            perche’ ci hanno programmato dall’inizio, siamo
            tutti figli di mamma, alcuni di piu’.
            Concludo, oggi la societa’ e’ lo specchio di queste
            madri.
            Leggere Alceste e’ uno spasso, il suo stile e’ come
            il famoso Pasquino.

          • Anni Venti (Ex Invisible man)

            Solita risposta gnegnegnegnegnosa… Un po’ di cuore, un po’ di amore.. Argomenti please…

          • Sepp

            Hai ragione sto piangendo, asciugami le lacrime
            perche’ ormai siamo ridotti veramente male,
            non si salva piu’ niente dal disastro.

          • Anni Venti (Ex Invisible man)

            Vabbè dai non fare così, non piangere..

      • Annibale Manstretta

        Non concordo: è come dire “siccome prima Tizio aveva 16 anni una salute di ferro e gli ormoni grossi come gatti soriani, e adesso invece ne ha 95 ed è sul letto sul morte, allora è il fatto di averne avuti 16 che l’ha portato ed essere un moribondo di 95”. Spero apprezzerai la sapida metafora del sabato mattina..

        • DesEsseintes

          Sí, stavo appunto bevendo un prosecchino bio di quelli “col fondo” e la sapida metafora ci stava benissimo.

          Fatto sta che la metafora deve corrispondere alla realtà che si vuole rappresentare mediante quel “ri-velamento” e secondo me il ragazzino di 16 anni che poi diventa vecchio non c’entra molto.

          Comunque ragazzi, se per voi il problema è la democrazia e l’emancipazione femminile siete liberi di crederlo.
          Per me è una stronxata semplicemente folle però ormai abbiamo visto che il QI si sta drasticamente ridimensionando, in un altro articolo ho letto che i maschietti hanno perso il 60% dei loro spermatozoi…a questo punto lasciamo perdere perché evidentemente la gente è contenta cosí.

          L’ho detto varie volte: resta solo la speranza che il sistema crolli sotto le sue stesse contraddizioni ma è veramente una esilissima pia speranza.

          • Annibale Manstretta

            Il sistema crollerà, questo è inevitabile. come è inevitabile che il ragazzino diventi vecchio e muoia (sempre che diventi vecchio). Tutto ciò che nasce prima o poi muore. Anche il sistema. Come e uando è un altro discorso.
            Io vado a riesling oggi. Prosit!

  • clausneghe

    Un occhio spietato, quello di Alceste necroforo…
    E’ proprio così, la danza macabra fa ridere…
    Io mi farei cremare, sembra che si taglino un poco le spese perenni, per gli eredi..

  • disqus_VKUtLIms5T

    Uno sfacelo studiato a tavolino ricorrendo alla tecnica della bollitura della rana…
    i nostri avi ci avevano lasciato un sistemapaese invidiabile…
    Adesso mi guardo intorno e contemplo solo ed esclusivamente rovine morali e materiali, non ci resta che piangere; di lotta per recuperare i beni perduti non se ne parla nemmeno.

  • Tonguessy

    Vebbene citare le necrofilie dello sfacelo, ma finire per augurarsi Pol Pot come cura mi pare pericolosamente più kitsch delle cafonaggini cimiteriali. Tra l’altro senza manco identificare un minimo di logica tra la bontà della dittatura come metodo per risollevare la decadenza. Perchè siamo forse in democrazia? Chi avrebbe eletto Draghi, Monti e tutta la combriccola che siede nella stanza dei bottoni?

  • gix

    Sarà pure una captatio un po’ ruffiana verso i suoi lettori, ma ho trovato divertente questo giro di Alceste a prima porta. Ironia a denti stretti, certo, ma, ogni tanto, utile, come quando gli antichi romani tiravano ogni genere di schifezza addosso ai loro eserciti che sfilavano trionfanti dopo le campagne vittoriose. E poi, se è andato in questo periodo dell’anno, non deve essere stato facile, con il caldo e il sole a picco…ha rischiato di rimanere li…

  • mazzam

    Niente di meglio di Alceste.
    Un uomo a pezzi, disgustato dall’Italia americana, innamorato dell’Italia italiana.
    Claps!