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MONETE VECCHIE E NUOVE, I TERMINI DELLA QUESTIONE

Di Andrea Cavalleri

Comedonchisciotte

In un periodo di crisi, foriero di esperimenti e discussioni, imperversa il tema della moneta.

Poiché l’accento viene posto su aspetti particolari e disparati, si rischia sempre di perdere di vista il significato generale di ciò che si sta facendo, esponendosi in questo modo a errori e fraintendimenti.

In questo articolo cercherò di esporre alcuni punti fermi essenziali, da non dimenticare quando si valuta una moneta o una proposta di riforma monetaria.

Illustrerò certe caratteristiche monetarie tramite esempi possibilmente di attualità, che forniranno già dei giudizi impliciti su temi oggetto di ampie discussioni.

 

Monete elettroniche, cartacee, gold standard.

La storia ha visto succedersi monete di ogni aspetto fisico. Conchiglie, fagioli, dischi metallici di ferro, d’oro, argento, rame, legnetti, carta e impulsi magnetici. Ognuno di questi oggetti ha svolto la sua funzione abbastanza bene, e da questo fatto si può capire agevolmente che non è il supporto materiale, il cosiddetto “simbolo monetario” a determinare i risultati d’uso di una moneta, proprio perché la moneta non coincide con l’ente che la rappresenta.

La moneta è un mezzo di scambio che vale per convenzione entro la comunità dei soggetti che si impegnano ad accettarla in pagamento delle loro merci.

La forma più alta di convenzione è la legge, tipica di quella forma di comunità, la più alta e strutturata, che è lo Stato.

Pertanto si può dire che la moneta sia una fattispecie giuridica, in senso stretto o in senso lato.

In senso stretto quando la moneta è emessa e regolata dallo Stato che ne impone l’accettazione per legge. In senso lato quando circola in una comunità (ad esempio una comunità di produttori di merci e servizi, come accade col Sardex) in cui vige grazie ad accordi liberamente sottoscritti, e comunque garantiti dalla legge.

Alcuni diffidano delle monete a supporto volatile e sostengono un ritorno all’oro in quanto il metallo prezioso è indenne da crisi, “recando in sé il proprio valore”.

Questa prospettiva è particolarmente sciocca e superficiale e presuppone in chi la propugna una crassa confusione tra la moneta e il simbolo monetario. Ma c’è di più.

Il fatto che l’oro fosse usato come mezzo di scambio è sempre stata una mera convenzione, né più né meno di tutti gli altri simboli monetari (e non ha per nulla scongiurato le crisi).

L’unico beneficio che può vantare è di appoggiare la propria convenzione su di una lunga e consolidata tradizione.

Quanto al valore, nessuna teoria del valore dice nulla dei risultati economici, si tratta di una categoria di comodo, più fuorviante piuttosto che utile, che porta a profferire le massime sciocchezze.

Il valore è un apprezzamento soggettivo (o meglio, intersoggettivo, mediato nel rapporto tra domanda e offerta), utilizzato per quantificare i corrispettivi negli scambi e ha alcune notevoli caratteristiche.

  • E’ transeunte (ciò che oggi vale x, domani vale y, oppure ciò che qui vale x altrove vale z).
  • E’ simmetrico: se io faccio un affare vendendo bene un mio prodotto posso dire che “ho dato valore al mio lavoro”; ma questo significa che chi ha comprato “ha sottratto valore al suo lavoro” in quanto il potere d’acquisto del suo stipendio si è abbassato rispetto al mio. E viceversa.
  • Infine che una moneta abbia “più o meno valore” non dice nulla sul funzionamento di detta moneta. Esistono monete che “valgono poco” che funzionano benissimo e altre che “valgono molto” che hanno condotto il loro Paese al disastro.

Quindi l’idea che sulla terra una moneta o qualche altra merce possa avere un “valore intrinseco” è un’enorme sciocchezza. L’unico bene che possa vantare un valore intrinseco è la vita umana, che per definizione non può essere oggetto di mercimonio.

In conclusione si deve classificare il gold standard quale obsolescenza storica, tanto più che l’oro ha un costo (questo sì), del tutto inutile quando è possibile utilizzare al suo posto altri simboli monetari ben più economici.

Inoltre è abbastanza raro, cioè mantiene l’economia, che lo adotta come moneta, sotto la spada di Damocle di una crisi deflattiva.

A cosa serve la moneta.

Ciò che determina la prosperità sono l’organizzazione della società e l’approntamento di efficaci mezzi di produzione, situazione che si riassume con l’allocuzione “divisione del lavoro”.

La divisione del lavoro fa sì che tutti i cittadini dipendano dagli altri per approvvigionarsi del necessario per vivere, scambiandosi l’un l’altro i prodotti del proprio lavoro.

Ciò che rende agevole ed efficace questo scambio è il denaro.

Se il denaro non viene speso, le merci ammuffiscono nei depositi e, ovviamente, non se ne producono di nuove. Invece quando viene speso, il denaro esercita una domanda che stimola l’offerta, e quindi la produzione, di merci.

Meno produzione significa disoccupazione, più produzione significa piena occupazione.

Disoccupazione significa povertà per molti e crisi per tutti, piena occupazione significa più ricchezza disponibile per tutti.

Anche solo da queste scarne note si comprende che il denaro non è fatto per essere accumulato, ma per circolare. E il denaro non ha finalità autoreferenziali (cioè usato per ottenere altro denaro) ma va sempre riferito al lavoro e alle merci, in ordine di generare prosperità. Altrimenti al posto di un agile e geniale supporto all’economia si traduce in un freno e in un vero e proprio cappio strangolatore.

Così si era espresso J.M.Keynes ne “Il problema degli squilibri finanziari globali….” (1941) a proposito del miracolo economico della Germania degli anni ’30: Il dottor Schacht (ministro delle finanze di Hitler NdA) è inciampato per disperazione in… un buon accorgimento tecnico. L’accorgimento consisteva nel risolvere il problema eliminando l’uso di una moneta con valore internazionale e sostituendola con qualcosa che risultava un baratto, non però tra individui, bensì tra diverse unità economiche. In tal modo riuscì a tornare al carattere essenziale e allo scopo originario del commercio, sopprimendo l’apparato che avrebbe dovuto facilitarlo, ma che di fatto lo stava strangolando.

Del resto l’idea di spendere meno di ciò che si guadagna, per tenere soldi da parte, è un’idea che localmente sembra furba, ma considerata globalmente è cretina.

Un banale esperimento lo dimostra: si prendano dieci persone e si diano dieci dobloni a testa mandandoli a vivere per un mese su di un’isola. Se nove di queste persone riescono a guadagnare più di ciò che spendono, a fine mese avranno undici dobloni a testa. Undici per nove novantanove; dieci per dieci cento (i dobloni totali sull’isola). Quindi il decimo personaggio è rimasto in possesso di un solo doblone, perché evidentemente il guadagno di uno è la spesa di un altro!

Il modello del risparmio monetario evidentemente non è applicabile universalmente e si fonda sull’equivoco che il denaro coincida con la ricchezza.

Invece la ricchezza dipende dalla qualità e dalla quantità del lavoro. Infatti, sempre a parità di cento dobloni presenti sull’isola, i dieci residenti potrebbero tornare a fine mese laceri e affamati, oppure pasciuti e abbronzati: non è dipeso dal denaro ma dal livello di merci e servizi che sono stati in grado di approntare e scambiarsi con quel denaro.

Quindi giudicare la bontà di una moneta basandosi sul fatto che si presti o meno all’accumulo è una prospettiva stupida e fuorviante; come giudicare i cavoli in base a quanto si adattino alla merenda.

Investimento e risparmio.

L’investimento è l’azione di una comunità che destina delle risorse a un lavoro che non offre ritorni immediati. Attenzione al fatto che l’investimento non è praticamente mai un’azione individuale, ma sempre comunitaria. Lo spiego con un esempio.

C’era un gruppo di uomini delle caverne che passavano metà del loro tempo a cacciare i cervi con la clava e l’altra metà a scappare dalle tigri. Finché tutto il loro tempo era occupato in questo modo e avevano appena il cibo bastante a ciascuno, non poterono fare nessun investimento.

Quando divennero bravi e organizzati con la clava e agili e furbi a scappare e nascondersi dalle tigri, si ritrovarono con più carne di cervo del necessario. Allora dissero: siamo in dieci, ma il cibo per dieci lo procacciamo in nove. Continuiamo a lavorare in nove con la clava e mandiamo il decimo a trovare il fuoco, così poi saremo più sicuri e vivremo tutti meglio.

Questo fu il primo investimento e i risultati furono così buoni che il cibo bastante per tutti riuscivano a procacciarlo in otto con meno sforzo di prima in nove. Allora investirono su altri due cavernicoli per inventare la ruota e così via.

La morale che si ricava dalla storiella è articolata in alcuni punti.

Primo: che l’investimento si può fare grazie a un surplus che esiste già, adesso quando avvio il progetto.

Secondo: il surplus è collettivo, non è necessario che il cercatore di fuoco avvii la sua ricerca solo quando lui stesso ha messo da parte scorte di cibo per tutto il periodo dell’investimento. Potrebbe non bastargli una vita per essere pronto.

Terzo: anche i benefici dell’investimento hanno effetti collettivi.

In merito al terzo punto bisogna notare che, quando la comunità diventa numerosa, e quando i risultati degli investimenti non possono essere goduti da tutti, coloro che forniscono il surplus iniziale pretendono garanzie di poter beneficiare dei risultati. E’ una questione di giustizia (non certo di efficienza) assolutamente ragionevole.

Pertanto si misura, tramite denaro, l’apporto al surplus iniziale per sostenere l’investimento e si stabiliscono dei diritti proporzionali sui risultati.

Sempre per questioni inerenti i diritti, i prestatori si sono rapidamente accorti di due cose: che  potevano bloccare l’operazione in partenza evitando di fornire il surplus e quindi avevano il coltello dalla parte del manico; in secondo luogo che non sempre le nuove imprese avevano successo.

Per questa ragione, anziché partecipare all’impresa come soci, preferirono sovragarantire le loro proprietà (che non usavano, altrimenti non le avrebbero potute prestare) chiedendo il rimborso obbligatorio della quota investita, maggiorata di un guadagno annuale e così nacque l’interesse, imposto col ricatto.

Non è qui il caso di discutere l’argomento, noto solo che l’efficienza non c’entra nulla con l’interesse, che nasce invece dall’attitudine all’avarizia e all’avidità mascherate da pseudomoralismo, come se l’investitore si togliesse il pane di bocca per il prestito. Mentre, di norma, l’investimento non è fatto di drammatiche privazioni, anzi, oggidì non è fatto neppure dal proprietario del capitale (che in termini monetari viene creato dal nulla), ma da un gestore la cui remunerazione si può quantificare sicuramente come “eccessiva”.

Ho introdotto l’argomento degli interessi perché sono l’accorgimento tramite cui ci siamo convinti che l’investimento sia un fatto individuale e grazie a cui ci hanno persuaso che i surplus attuali non sono impegnati bene se non garantiscono un incremento di proprietà al prestatore.

Idee entrambe errate.

In base a queste convinzioni si preferisce far marcire le scorte piuttosto che impegnarle a vantaggio generale e inevitabilmente, per la legge della domanda e dell’offerta, si lesinano gli investimenti.

Se infatti, come accade in una società ricca, la disponibilità di capitale fosse abbondante e facile da ottenere, la sua remunerazione cadrebbe rovinosamente. Ecco che allora si crea un’artificiale scarsità finanziaria per non rinunciare al profitto collegato ai prestiti.

Questi concetti sono stati illustrati da Keynes in un periodo che andrebbe mandato a memoria:

Il secolo XIX aveva esagerato sino alla stravaganza quel criterio che si può chiamare brevemente dei risultati finanziari, quale segno della opportunità di una azione qualsiasi, di iniziativa privata o collettiva. Tutta la condotta della vita era stata ridotta a una specie di parodia dell’incubo di un contabile.

Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano d’opinione che fosse giusto ed opportuno di costruire delle catapecchie perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, “rendevano”, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe “ipotecato il futuro”, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da una inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro.

[…] la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi fossero mantenuti nell’ozio.

[…] Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non “rende”. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire dei palazzi, ma perché non ce li possiamo “permettere”.

(John Maynard Keynes, da “National Self-Sufficiency,” The Yale Review, Vol. 22, n. 4 -June 1933)

Il discorso sul risparmio sarebbe lungo, ma mi preme evidenziare il suo aspetto collegato all’investimento e, di riflesso, alla moneta.

Si risparmia soprattutto per due ragioni: per fronteggiare le crisi e per sostentarsi in vecchiaia.

L’investimento, se è autentico, promuove la piena occupazione e previene le crisi rendendo inutili le scorte monetarie di emergenza. Cosa intendo con investimento autentico? Intendo riferirmi a un impiego reale e concreto delle risorse, per costruire strade, fabbriche, ospedali e astronavi all’elio. Ora quando una società fa tutto questo, chiunque cerchi lavoro lo trova. E se non si dà l’evenienza di restare disoccupati, le scorte per i periodi bui diventano inutili. Ovviamente non è un investimento autentico continuare a comprare e rivendere le stesse case già costruite, le stesse azioni già collocate in borsa, o altri pezzi di carta su cui sono stilati fantasiosi contratti.

Per quanto riguarda la vecchiaia bisogna dire, per prima cosa, che in una società che raggiunge la piena occupazione i figli avranno un reddito con cui soccorrere gli anziani genitori, o pagheranno tasse con cui finanzieranno le pensioni dei genitori. Mentre una gioventù disoccupata rende drammatico il problema dell’aiuto alla vecchiaia.

In secondo luogo bisogna ricordarsi che se i soldi garantiscono di poter acquistare in futuro quei beni che ci serviranno, non garantiscono però che quei beni esisteranno. Ed è molto più facile che esistano centri di assistenza a cinque stelle per anziani, o altri raffinati servizi, in una società che produce astronavi all’elio, piuttosto che in un’economia depressa con molti disoccupati.

Bisogna quindi convincersi che l’investimento è la prima e più sicura forma di risparmio, purché l’investimento sia reale e non la presa in giro a base di castelli di carte che va tanto di moda oggi.

E’ interessante che la costituzione italiana esprimesse già concetti simili nell’articolo 47, che recita così: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Come si nota, il secondo periodo specifica il primo ed esemplifica le forme di investimento, tutte orientate alla realtà concreta. Ma per mettersi al riparo da malintesi, sarebbe stato ancora meglio aggiungere due parole alla prima frase: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme non monetarie.

Monete, beni rifugio, sicurezza per il futuro.

Tutto il lungo discorso che ho fatto su investimento e risparmio mirava a fornire uno strumento di giudizio per valutare certe prospettive che emergono parlando di monete indicate come possibili beni-rifugio, o come possibili investimenti.

Secondo la terminologia che ho usato sopra, comprare monete non è un investimento, al massimo è una forma di speculazione. E per speculazione si intendono quelle attività che non accrescono la ricchezza totale (anzi spesso la diminuiscono), ma sono orientate a impadronirsi di percentuali sempre maggiori della ricchezza già esistente. Insomma attività parassitarie e predatorie.

A questo punto, qualcuno si potrebbe chiedere costernato se questo modo di porre le cose non sia troppo limitativo per la finanza.

Per chi non l’avesse ancora capito rispondo in modo esaustivo e definitivo con sole quattro chiarissime parole: al diavolo la finanza (volendo si può aggiungere un punto esclamativo).

Se il lettore, il cittadino, il lavoratore, non hanno ancora capito che fare gli interessi della finanza significa distruggere i propri, allora che comprino bitcoin, che spendano in derivati, che consegnino i loro risparmi a qualche hedge fund. Poi non si lamentino se trovano solo lavori sottopagati, se lo Stato taglia loro le pensioni e se i figli, disoccupati, per racimolare un tozzo di pane saranno costretti ad arruolarsi come mercenari, andando a morire in qualche Paese all’altro capo del mondo alle cui vicende sono (e siete)  totalmente estranei.

Qualunque azione tipica della finanza (speculativa) è il contrario della sicurezza per il proprio futuro: è la distruzione del futuro. Perciò non perdete mai di vista la bussola e ricordate: al diavolo la finanza! Questo è il nord della prosperità.

Bisogna boicottare la speculazione, disprezzare la speculazione e sostenere quei politici che promuovono una severa repressione finanziaria.

Chi cede alla tentazione di pensare che “quando sarà il momento si introdurranno regole limitative alla finanza, ma nel frattempo ci faccio qualche guadagno” è un vile stolto.

E’ come un drogato che pensa che “domani farò qualcosa per la mia salute, ma intanto oggi prendo la mia dose” (per rifare lo stesso l’indomani).

E’ come un architetto che si è accorto che le fondamenta del suo palazzo sono troppo fragili, “ma intanto ci costruisco sopra un altro piano”.

E’ fare la stessa orribile cosa che fanno i grandi speculatori e usurai internazionali, contro cui magari lanciamo invettive tutti i giorni, solo in scala più piccola, perché queste sono le possibilità.

Ma allora che sicurezze si possono costruire per il futuro?

Alcune azioni economiche di buon senso possono aiutare a garantirsi un futuro decente: scorte alimentari, ridondanza dei sistemi critici, organizzazione e, per quanto possibile, autosufficienza.

Tuttavia la verità è che il futuro è imprevedibile e non potremo mai sapere davvero oggi cosa convenga fare per il domani.

Quindi l’unica certezza per il futuro non è di natura economica, ma politica: se a qualunque bisogno o emergenza di domani risponderemo insieme, lo faremo meglio che da soli.

Il vero valore e bene rifugio in vista del futuro è la coesione sociale.

Quando una popolazione sviluppa il senso del dovere verso l’aiuto reciproco, stipula la miglior polizza sul futuro che possa ottenere. Un filosofo aveva chiamato questo atteggiamento: “senso della comunità di destino”.

In questa prospettiva i cittadini assumono la disposizione a collaborare e soccorrersi a vicenda.

Non è facile perché la storia mostra molti esempi di popolazioni divise, in cui i vicini aspettano solo il momento propizio per fregare il prossimo e godere delle disgrazie altrui: è un misto di invidia, di avidità e furbizia di bassa lega. Questi però sono appunto furbetti che per qualche meschina soddisfazione di oggi rovinano il domani, o per qualche vantaggio nel loro giardinetto rovinano il Paese. Quelli veramente intelligenti sono gli altri, che diffondono fiducia anziché sospetto, amicizia anziché prevaricazione e che sanno che per avere bisogna anche dare.

La morale è che la moneta non è e non può essere un bene rifugio e non è certo un sistema monetario a garantirci il futuro.

Tanto più che essendo la moneta un ente giuridico lo si può cambiare come si vuole a seconda delle necessità. La moneta è una convenzione, non una grandezza fisica dipendente da qualche legge cosmologica. Le soluzioni tecniche si troveranno sempre a piacere, invece la coesione sociale va conquistata con un serio lavoro, a cominciare dall’educazione.

Emissione.

Il metodo con cui una moneta convenzionale viene introdotta in circolazione determina degli effetti sensibili. Le possibilità sono sostanzialmente tre: la moneta viene spesa dall’ente emettitore, la moneta viene emessa e prestata, la moneta viene emessa e regalata.

In tutti e tre i casi, con effetti e beneficiari diversi, l’atto di emissione di nuova moneta crea un reddito detto di “signoraggio” che corrisponde alla differenza tra il costo del simbolo monetario e il valore della moneta sul mercato. Se, ad esempio, una banconota da 100€ costa in stampa 0,20€, il suo reddito da signoraggio è di 99,80€ .

Se la moneta viene creata e spesa (come fanno i falsari), l’emettitore può acquistare merci e servizi senza offrirne in contropartita. La comodità di un simile gesto è enorme e se fosse permesso farlo a chiunque, tutti batterebbero moneta invece di lavorare. Pertanto di solito è lo Stato che si riserva il diritto di farlo, acquistando beni e servizi di utilità generale. In questo modo il processo è equo perché il reddito da emissione monetaria lo incamera lo Stato a nome di tutti i cittadini e lo spende in beni e servizi utili alla popolazione; dal loro canto i cittadini acquistano una sola volta il denaro emesso, pagandolo in merci e servizi forniti da loro stessi, e poi se lo scambiano tra loro.

Un esempio di grande successo nell’uso di questo metodo risale alla Germania degli anni ’30, che fece un boom economico (unico Paese al mondo) nel periodo della grande depressione, dando lavoro a sei milioni di disoccupati in due anni. Il suo massimo dirigente (che come lord Voldemort nella saga di Harry Potter è “colui che non si può nominare”) aveva chiaro il concetto di cosa stava facendo, come risulta dalle sue parole: non eravamo così stupidi da cercare di usare una moneta basata sull’oro, di cui non ne avevamo, invece per ogni marco che emettevamo richiedevamo l’equivalente di un marco di lavoro o di beni prodotti…e ridevamo dei finanzieri che sostengono che il valore di una moneta dipende dal suo contenuto d’oro e da riserve di valuta che risiedono nelle casseforti di una banca centrale.

Se, come da seconda opzione, la moneta viene emessa e prestata, insorgono dei problemi piuttosto spinosi. Infatti un prestito di moneta presuppone una restituzione di moneta. Ma se l’ente emettitore è monopolista (e deve per forza esserlo per ragioni di ordine pubblico) e quindi nessun altro può fabbricare moneta, la popolazione ha solo due alternative: o indebitarsi o rinunciare all’uso del denaro.

Infatti i cittadini possono produrre qualunque tipo di merce tranne la moneta, ma la Banca Centrale (o più precisamente il sistema bancario nel suo insieme) che la emette, non accetta in pagamento né alimentari, né vestiari, né gadget elettronici e neppure (somma ingiustizia!) astronavi all’elio; vuole indietro  quell’unica cosa che i cittadini non possono procurarsi in altro modo che facendosela prestare dall’ente emettitore.

Per questo si parla di denaro-debito, perché la quantità di moneta in circolazione è direttamente proporzionale al debito.

Direttamente proporzionale, e non uguale al debito, perché ci sono gli interessi. Cioè, la banca presta 100 e richiede in restituzione 105, cosa impossibile ( fosse anche meno, es 100,0000001 sarebbe ugualmente impossibile perché 100 è il totale emesso). La presenza di interessi, per quanto piccoli rende il debito inestinguibile (dopo un solo giorno dall’emissione) e aritmeticamente crescente, in quanto per pagare gli interessi la popolazione deve indebitarsi per cifre progressivamente maggiori di quelle precedenti.

Se a questa situazione, già anomala, si aggiunge la posta al passivo del circolante da parte dell’ente emettitore (che elimina dal bilancio il reddito da signoraggio) ci ritroviamo in un’economia fondata sul debito in cui i passivi, ancorché artificiali e immotivati, superano gli attivi, rendendo il sistema instabile e soggetto a periodiche crisi di assestamento.

Poiché, evidentemente, questo è il sistema più astruso, illogico e disfunzionale, è anche il sistema più praticato al mondo. Come esponente esemplare di questo metodo si può indicare l’euro, che tanto bene ha fatto ai popoli europei, soprattutto ai Greci.

Contrariamente a quanto si possa pensare, esiste anche il caso di monete emesse e regalate.

Il bitcoin infatti si genera automaticamente nei processi di gestione della sua rete di pagamenti. Dato che la gestione della rete è volontaria e gratuita il sistema regala i nuovi bitcoin  con una probabilità proporzionale al lavoro di rete (come una lotteria in cui chi ha più biglietti ha più possibilità di vincere). Tuttavia si tratta di una moneta puramente finanziaria, non legata a nessun processo di produzione e consumo e progettata come bene rifugio per il risparmio.

Quanto ho già scritto sopra, riguardo alla finanza e alla sicurezza per il futuro, permette di giudicare questo esperimento.

Più interessante il metodo del Sardex, che è una camera di compensazione. In tale sistema la moneta è un’unità di conto puramente virtuale, priva di reddito da signoraggio, viene emessa solo all’atto della transazione e nel momento in cui si raggiunge il saldo zero svanisce. Tra i molti vantaggi che presenta c’è quello di avere una massa monetaria totale assolutamente perfetta, né inflattiva né deflattiva, in quanto è esattamente proporzionata alle capacità produttive e alla domanda aggregata dei soggetti che compongono il sistema. E’ anche la moneta più democratica esistente, in quanto insorge per libera associazione dei lavoratori (imprenditori e liberi professionisti) e il sistema di gestione di rete non ha effetti sugli affari (come invece per il bitcoin).

Ha l’unico limite di essere poco adatta a remunerare il lavoro dipendente.

Convertibilità.

Una moneta funziona tanto meglio quanti più sono i soggetti che l’accettano. Non tanto per la comodità d’uso, quanto perché maggiore è il numero delle imprese che accettano una certa moneta, più è probabile che chi la detiene possa acquistare tutto ciò che gli serve.

E poiché è raro che un unico Stato sia economicamente autosufficiente, una moneta accettata internazionalmente consente di procurarsi qualunque merce.

Ma cosa determina la convertibilità di una moneta?

In teoria chi accetta la moneta dello Stato Tizio, potrà comprare merci prodotte in quello Stato.

Se dunque la Nazione tizia produce una gran quantità di merci, o merci di qualità, o merci di cui ha l’esclusiva, qualunque Nazione caia o sempronia sarà lieta di accettare la moneta tizia perché sicuramente potrà spenderla per procacciarsi articoli utili.

In pratica la cosa va in un modo un po’ diverso.

Se una moneta è accettata da tutti, chi la emette può stamparne un quantitativo molto superiore alle capacità produttive della propria Nazione e, attraverso la moneta convertibile, acquistare all’estero beni e servizi senza contropartita (gli altri Stati non potranno comprare merci dell’emettitore perché questi non ne produce abbastanza), rifilando ai partner carta straccia.

Insomma chi emette moneta convertibile rischia (lui sì!) di vivere al di sopra dei propri mezzi.

E’ quanto hanno fatto gli USA negli ultimi cinquant’anni, sfruttando l’esclusiva del dollaro per trattare il petrolio, e quanto ha fatto e fa tutt’ora la Francia col franco coloniale (CFA).

I Paesi privi di moneta convertibile risultano subalterni o colonizzati finanziariamente dagli Stati che la emettono, e questo crea tensioni politiche.

In particolare è accaduto in un passato anche molto recente che quegli Stati, che hanno provato a sollevarsi dal giogo monetario estero, fossero attaccati con tutti i mezzi: ricatti, attentati, rivoluzioni politiche e, se non basta, guerra aperta, come è accaduto con l’IRAQ e con la Libia.

Insomma la storia ha dimostrato che il vero presupposto di ultima istanza per la convertibilità della moneta è la forza militare e violenta.

Questo dovrebbe portare quelle istituzioni desiderose di stabilire una convivenza pacifica sulla terra a rinunziare alle monete convertibili, per sostituirle con le camere di compensazione internazionali.

La dimensione internazionale infatti è quella ideale per la camera di compensazione (per via della completezza dell’offerta), che mantiene automaticamente uno scambio paritetico e complementare fra tutti i soggetti che vi aderiscono, orientandoli alla cooperazione piuttosto che alla competizione.

Conclusione.

Termino qui questo pro memoria, che ha esaminato alcune delle caratteristiche salienti della moneta, sperando di aiutare chi discute del tema a non focalizzarsi solo sui particolari, ma a mantenere la consapevolezza del significato generale dell’argomento.

Come ultima sintesi ricordo a tutti che il denaro non si mangia.

Dunque quando la moneta viene strutturata al servizio dell’economia reale il pranzo è assicurato, quando invece si pretende (per una mostruosità logica) di alterare l’economia reale per il bene della moneta (di solito si usano frasi come “per la stabilità della moneta”, “per salvaguardare il valore della moneta” e simili amenità) la fame e la carestia sono alle porte.

 

Andrea Cavalleri

Fonte: comedonchisciotte.org

13.12.2017

Pubblicato da Truman

  • Truman

    Una nota: nell’immagine ho volutamente inserito una moneta poco convenzionale per invitare a riflettere.

  • SanPap

    “non è il supporto materiale, il cosiddetto “simbolo monetario” a determinare i risultati d’uso di una moneta”
    e come no !

  • snypex

    Finalmente una persona che aiuta a fare chiarezza.
    Un sentito ringraziamento ad Andrea Cavalleri.
    Ma bisogna leggere bene le premesse e le conclusioni per apprezzarlo.

  • vocenellanotte

    Sono totalmente d’accordo. Una domanda sorge però spontanea: perché?
    Credo perché la competizione tra maschi per accaparrarsi le femmine, e delle femmine per farsi ingravidare da maschi di successo, sia trasferita nel possesso di qualcosa di immateriale e di convenzionale. Insomma il tipico transfer delle psicopatie.

  • Agas Gas

    Se l’oro non valesse nulla e fosse solo una reliquia barbarica (tenuto conto che oggi l’oro è tesaurizzato per il 90% ed è usato nella gioelleria e pochissimo nell’elettronica) il Sig. Andrea Cavalleri dovrebbe rispondere alla domanda: Perchè le banche centrali dal 2008 sono acquirenti nette di oro? E poi facciamo chiarezza: il possedimento di oro è sempre stato il sottostante di ricchezza (riconosciuta da tutte le nazioni) necessaria per l’emissione di valuta…poi i governi hanno sforato, hanno stampato di più di quello che avevano come sottostante svilendo la valuta ovverossia svalutandola. A Keynes ed ai governanti politici non piace avere le mani legate dal vincolo di pareggio di bilancio perchè così non possono spendere i vostri soldi per acquisire più potere e così hanno inventato la scusa (un dogma monetario-economico truffaldino) che l’economia deve essere “aiutata” dall’aumento di spesa pubblica gestita o dal governo o dalla banca centrale potendo così manipolare l’offerta di valuta ed il tasso di interesse della valuta. In pratica avendo un valore nomilae di 10000 Euro in banca da 10 anni, con l’inflazione il potere di acquisto di quel nominale scende perchè aumentano i prezzi a causa della svalutazione della valuta: i primi che si avvalgono della spesa dei nuovi soldi comprano ad un prezzo migliore ed alzano il prezzo per gli altri. I primi a beneficiare dell’emissione della nuova valuta sono i governi che spendono per primi, i banchieri che spendono per primi e gli amici imprenditori di grosse aziende che usano quei soldi per fare buyback delle azioni delle loro società. La valuta di cui si può aumentare l’offerta senza avere un sottostante è definita come valuta disonesta in quanto sottrae ricchezza alle persone e chi compie l’emissione può essere tranquillamente chiamato ladro legalizzato. Inoltre l’aumento dell’offerta della valuta falsa i conti economici degli agenti economici che loro malgrado falliscono nelle loro imprese: l’aumento dell’offerta di valuta è causa dei boom e dei burst economici e gli unici responsabili sono i banchieri centrali ed i governi. Con l’oro questo non è possibile oggi, visti i sistemi moderni per l’accertamento della quantità di oro nelle monete d’oro. La zigrinatura delle monete è stata introdotta per evidenziare se la moneta fosse stata limata (aggio del signore o signoraggio). L’equivalente dell’aggio del signore nella situazione attuale è l’aumento di offerta di valuta senza sottostante, il tasso di interesse per i prestiti governativi e privati, la riserva frazionaria e la gestione delle carte di debito.

    Comunque si sta avvicinando sempre di più il giorno in cui la legge di Gresham eliminerà l’oro dal mercato e tutti lo vorranno o vorranno l’equivalente digitale il bitcoin: la moneta cattiva scaccia quella buona.

    • lurker

      “oggi l’oro è tesaurizzato per il 90%”
      “il possedimento di oro è sempre stato il sottostante di ricchezza (riconosciuta da tutte le nazioni) necessaria per l’emissione di valuta”

      Quindi estrarre l’oro naturalmente presente sulla Terra in forme piu’ o meno nascoste e tornare a nasconderne il 90% in qualche deposito, sarebbe il sottostante di ricchezza per emettere una valuta che abbia un effettivo valore. Tutto si basa su un materiale che al 90% non ha alcun uso utile se non quello di servire come base per una economia ritenuta sana. In definitiva, il valore dell’oro si basa essenzialmente sul fatto di essere considerato una riserva di valore.

      Qualsiasi cosa nasca da un argomento cosi’ illogico e autoreferenziale vale ancora meno dell’oro. Come dicono gli informatici, “garbage in, garbage out”.

      • Agas Gas

        Veramente gli informatici dicono “shitout=shitin”…il discorso sarà illogico per te ma l’oro è sempre stato e sempre sarà una riserva di valore vista l’energia che ci vuole per estrarre un’oncia d’oro. E comunque rispondi anche tu alla domanda: Perchè le banche centrali dal 2008 sono acquirenti nette di oro?
        E poi te ne faccio un’altra che sembra spostare a te l’illogicità del tuo commento: “Perchè dal 2010 le nazioni come Francia, Inghilterra, Svezia e Germania hanno contrattato con gli USA il ritorno di una parte dell’oro da Fort Knox verso casetta e ci sono riuscite? E poi un’altra: “Come mai l’Oriente (India, Cina e Russia) sono acquirenti netti di oro da 10 anni a questa parte e non vendono quello che estraggono?
        E perchè chiunque di buon senso dovrebbe possedere qualche moneta d’oro?

        Aria di ritorno ad un Gold Standard con Rublo e Yuan agganciati all’oro?

        Se sono illogico chiedo scusa, visto che per programmare bisogna essere logici, ma nella vita tutto ha una spiegazione anche se gli eventi che la precedono sembrano illogici come delle funzioni che sembrano essere chiamate a casaccio tra un thread e l’altro(per chi non capisce :D).

        • lurker

          Mi risulta che l’espressione tradizionale sia Garbage In, Garbage Out (https://it.wikipedia.org/wiki/Garbage_In,_Garbage_Out). Per l’altra espressione ho trovato solo questi riferimenti:

          https://www.urbandictionary.com/define.php?term=Shit%20In.%20Shit%20Out.
          https://www.urbandictionary.com/define.php?term=siso

          A naso mi sembra roba molto piu’ recente. E si’, un informatico la scriverebbe come hai fatto tu. Ma sto divagando.

          La gente compra oro perche’ ha un valore. Il punto e’ capire perche’. Anche il bitcoin ha un valore, ma chissa’ se lo conservera’. Anche i bulbi di tulipano hanno un valore, e ne hanno avuto uno molto alto, prima che la bolla scoppiasse. In tutti questi casi parliamo di oggetti di nulla o poca utilitita’ pratica. Tu stesso hai evidenziato come l’oro sia usato solo in minima parte, e soprattutto in gioielleria, quindi essenzialmente perche’ piace alla gente (anche se e’ vero che l’oro ha caratteristiche oggettive che lo rendono adatto a quell’uso). In definitiva sembra proprio che il valore dell’oro sia basato sulla fiducia che la gente creda nel suo valore (e il fatto che gli stati europei che hanno chiesto di trasferire l’oro dagli USA e’ forse un segno che la fiducia negli USA non e’ ai massimi storici).

          Di buono, a favore dell’oro, c’e’ che la fiducia della gente non sembra voler sparire come per i bulbi di tulipano o (forse) per i bitcoin. Resta il fatto che la quantita’ di oro in circolazione non dipende dalle dimensioni e alle caratteristiche dell’economia, mentre la quantita’ di valuta circolante dovrebbe essere correlata a queste cose. Come potrebbe una valuta che non ha nessun legame con l’economia avere un senso?

          C’e’ una spiegazione per tutto, e’ vero. Legare la valuta all’oro ne garantisce la scarsita’, e questo e’ vantaggioso per qualcuno e svantaggioso per altri. La valuta fiat gestita come si fa oggi garantisce la scarsita’ per l’economia produttiva e la gente comune e l’abbondanza per il capitale e l’economia finanzaria, e anche questo e’ a vantaggio di qualcuno. La cosa illogica e’ che anche chi ci perde, in gran parte, sembra voler appoggiare uno di questi due punti di vista.

  • Ronte

    L’1% della popolazione mondiale possiede più del restante 99%.
    62 super ricchi controllano la stessa ricchezza di metà della popolazione mondiale più povera.
    Restando in Italia, l’1% più ricco è in possesso di un quarto della ricchezza nazionale netta.
    Evidentemente parlare di moneta X,Y, Z…è quantomeno umiliante, una colossale presa di giro…

    • Francesco Mascali

      Non proprio. Anche dalle scelte monetarie dipende se l 1% possiederà il 70% o il 10% nel futuro. Che poi mi pare anche normale che l 1% possieda il 20%. È a livello mondiale che lo squilibrio è da guerra civile.

      • Ronte

        Non sono le scelte monetarie….ma il Sistema che governa, vuoi che sia in quella nazione o nell’altra, vuoi nel loro rapporto. La gestione delle banche, dei mezzi di produzione, delle risorse, della forza lavoro, del commercio e così via, determinano il valore monetario. E se il tutto è gestito da interessi personali o di gruppo, mai si potranno ottenere equilibri…da qui le diversità e da qui gli scontri a tutti i livelli, compreso quello monetario. Ecco perchè soltanto con un Sistema sociale e Socialista mondiale i conti possono tornare…

  • AlbertoConti

    Apprezzabile il giudizio netto sulla finanza. Significativamente deludente la totale assenza di riflessione sul sistema fiscale. Con questa lacuna imperdonabile non si può cogliere l’essenza della moneta.

  • Francesco Mascali

    Un encomio sulla prima parte dove ben spiega il danno per la società di nascondere sotto il cuscino le risorse.
    Trovo un solo errore che però è piuttosto grave,ripreso dalle cavolate dei signoraggisti sull’impagabilità dei debiti con la scusa i debiti non possano che essere pagati in moneta. È falso, perché le banche non sono un sistema astratto o chiuso. Comprino anche loro beni durevoli e di consumo. Pagano anche loro stipendi. Le banche centrali poi sono tenute a rigirare i proventi da signoraggio agli Stati.e chi dubita gli Stati spendano a destra e a manca?

    • XL

      La banca per il suo funzionamento non spende tanto rispetto al resto della società.
      E soprattutto non ricicla il denaro dei prestiti, ma lo crea e lo distrugge.
      Quindi rispetto all’entità del debito l’ente creditore rimette in circolo le briciole.
      Sulla crescita aritmetica del debito può fare un’interessante verifica: cerchi uno storico del debito pubblico dei paesi area euro (su eurostat c’era) non in % debt/GDP ma in valuta (miloni di euro) e vedrà che per tutti e 17 i Paesi è in crescita inarrestabile dall’anno di ingresso a oggi.

      • XL

        Ovviamente non parlavo della banca centrale , ma dato che il 93% del denaro è moneta scritturale delle banche, si può dire che è moneta che si crea e si distrugge.

        • Francesco Mascali

          Credo che la moneta emessa dalle banche private superi anche il 93%, ma non è questo il punto. I soldi di uno finiscono al massimo a qualcun altro, sempre e comunque. Non c’è un debito impagabile perché in questo universo è normale che se semino un chicco di grano posso poi raccogliere una spiga. I debiti stanno aumentando certo, ma il patrimonio netto in termini reali aumenta ancor più velocemente, e solo una guerra lo ridurrà.

          • XL

            “I soldi di uno finiscono al massimo a qualcun altro, sempre e comunque”
            Mi scusi, ma l’erroraccio lo fa lei. Pensi un po’ che per la crisi del ’29 scomparve un terzo della moneta americana. Questo a causa dei depositi a vista usati come denaro. I depositi ovviamente non furono rimborsabili a causa della svalutazione degli asset (e come poteva essere altrimenti essendo costituiti da titoli soggetti ad asta quotidiana; al momento di vendere crollarono ulteriormente). La teoria della deflazione del debito di Irving Fisher si dimostrò drammaticamente esatta.

    • XL

    • Lucio Brovedan

      a proposito di queste sue:
      ” … sull’impagabilità dei debiti con la scusa i debiti non possano che essere pagati in moneta. È falso”
      le riporto, sotto, uno scambio di mail fra me ed un prof. universitario di strumenti finanziari.
      Forse lei saprebbe argomentare, al posto del mio interlocutore che ha interrotto lo scambio di opinioni?

      Scambio mail con il Prof. di Strumenti Finanziari – 18 Aprile 2017
      LB:
      La domanda che le feci allora, e sulla quale sembrava avessimo punti di vista diversi, la riformulo praticamente allo stesso modo:
      Premessa
      1: ad esclusione delle monete metalliche e dei biglietti di stato ove presenti, tutto quello che usiamo come strumento di pagamento, cioè banconote e denaro bancario scritturale nelle sue varie forme, viene creato dal sistema bancario (B.Centrale e B.ordinarie) e reso disponibile attraverso una operazione di indebitamento.
      Premessa 2: il denaro così creato matura da subito un interesse che dovrà, al
      termine, essere pagato, in aggiunta al debito iniziale.
      Domanda:
      se l’unico soggetto abilitato a emettere moneta è il sistema bancario, da chi
      viene emesso (se viene emesso) il denaro necessario per pagare l’interesse?
      Per poter quindi assolvere il primo comandamento: “Servire il
      debito”?
      Lei si è offerto di darmi una risposta diversa dalla mia (e non solo mia) conclusione: nessuno! Perciò il debito è insostenibile. Irredimibile, per intero. Grazie per la sua cortese disponibilità.
      Un cordiale saluto

      Il prof.
      universitario: Non sono un macro economista ed è una questione di loro competenza. Il debito viene ripagato in quota capitale e interessi con il reddito prodotto nel paese ovvero con la quota di risparmio. Penso sia così..

      LB:
      Mi pare che lei, molto correttamente, non stia glissando la risposta.
      Più probabilmente non si è mai posto il quesito. Ma credo sia opportuno farlo, come semplici cittadini e ancor più da parte di chi si occupa di economia e denaro, per professione. Per questo proseguo con l’argomentazione: Consideriamo che il reddito è quello che si produce cedendo beni, prodotti e servizi, per più denaro di quanto sono costati.
      Ma beni e denaro, pur scambiandosi, non si trasformano concretamente gli uni nell’altro e viceversa. Perciò sono e restano due insiemi distinti.
      E siccome la moneta non si genera da se stessa ma è necessario emetterla (da parte del sistema bancario, e non altri soggetti, con un atto di volontà che ne prevede di volta in volta la quantità specifica), al momento del rimborso, la quota interessi, non corrispondendo a nessuna emissione precedente, dev’essere pagata attingendo al resto della moneta circolante. E’ un sistema inevitabilmente insolvente e progettato per esserlo, a parere di molti, coi quali concordo. Finché la crescita economica è abbastanza elevata e le aspettative di guadagno inducono imprenditori e consumatori a fornire le garanzie per l’emissione di nuova moneta, il perverso, insostenibile, meccanismo e i suoi danni non si percepiscono.
      Poi, per aumento dell’indebitamento ed i relativi oneri finanziari (interessi), congiunti all’imposizione di (premeditate e “imposte”) politiche monetarie restrittive che favoriscono la deflazione, l’economia accelera verso il crack sistemico. Lo scenario bellico e la fase deflattiva che lo precede sono strumentali alla redistribuzione della ricchezza reale dal “popolo sovrano” verso i “sovrani della moneta”.

      Il Prof. Universitario:
      Perdoni ma ieri mi è rimasta un pezzo di risposta non inviata.. il tema che ritengo dirima la questione è rappresentato dal funzionamento dei moltiplicatori della moneta, dei depositi e del credito. Se verifica vedrà che risolverà i suoi dubbi..

      LB:
      Il moltiplicatore dei depositi nasce come meccanismo per creare nuovi prestiti, e dunque nuova moneta, secondo il criterio della riserva frazionaria. E la quantità di nuova moneta che si può creare risulta inversamente proporzionale alla percentuale della suddetta riserva.
      Ora i parametri per l’emissione, di nuova moneta bancaria, non sono più strettamente legati a questo meccanismo bensì al “valore” delle riserve, calcolato secondo i noti parametri, coefficienti per tipologia di impiego, di Basilea. Che queste riserve siano diverse da banca a banca e rappresentino un indice della sua solidità/solvibilità, è cosa nota e proprio lei se ne è occupato in quella bella conferenza sul bail-in. Della quale ricordo le sue parole per cui le autorità bancarie internazionali, stavano facendo qualcosa “per mandare avanti ancora un po’ la giostra”.
      Concordo pienamente. Tuttavia il moltiplicatore rileva solo per la quantità della moneta bancaria, non affatto per la natura di quella moneta, che essendo appunto nata indebitando il soggetto prenditore della stessa, richiederebbe di essere restituita con l’aggiunta di interessi (altra moneta). Questi ultimi (gli interessi), devono infatti essere costituiti da moneta, che ancora non esiste nel sistema e non da beni di altra natura. Perciò i soggetti passivi obbligati (debitori), per estinguere interamente il debito, devono usare moneta circolante già emessa, impedendo ad altri indebitati di
      adempiere. A meno di non emettere altra moneta, nuovo debito, nuovi interessi …. in un processo senza fine. Come già spiegavo.

      Più che sollevare dubbi o quesiti, che mi sono già fatto circa vent’anni fa, sto sottoponendo fatti ed argomentazioni, nella speranza di indurre il dubbio in lei, per successivi suoi approfondimenti personali. Cordiali saluti LB

      (dal 20 Aprile 2017 non sono pervenute altre comunicazioni da parte del gentile Prof.)
      Non sappiamo se, gli stessi operatori del mondo bancario e accademico, non si siano mai fatti la domanda, se proprio non capiscano questi meccanismi o addirittura non gliene importi, per non rischiare la fine del sistema di potere che li nutre, affamando il popolo.
      Di fatto è il singolo cittadino che deve capirli per poter aspirare ad una economia che crea benessere, piuttosto delle aberranti disuguaglianze, vere cause del disastro sociale.

      Lucio Brovedan

      • Francesco Mascali

        La risposta del prof fa cadere le braccia. Sarà l’età ma se uno studente mi fa una domanda stimolante mi faccio in 4 per rispondere. Mi dia il tempo e proverò a spiegarle perché ha maturato false.convinzioni. e i moltiplicatori come ha ben spiegato mincuo nel post recentemente citato non c entrano ovviamente niente.

      • Francesco Mascali

        Domanda: se l’unico soggetto abilitato a emettere moneta è il sistema bancario, da chi viene emesso (se viene emesso) il denaro necessario per pagare l’interesse?
        Per poter quindi assolvere il primo comandamento: “Servire il debito”?

        Risposta: anche se nel mondo moderno le complicazioni sono così tante da nascondere i fatti più immediati la moneta è innanzitutto un mezzo di scambio, non un fine.
        Primo, lo so è una falsa risposta ma poi seguono le altre, se fosse così semplice come la mette lei le banche non fallirebbero mai. E invece falliscono dopo 10 come dopo 500 anni di storia.
        Secondo, non è vero che i prestiti vanno necessariamente rimborsati con denaro, e questo l’esperto di strumenti finanziari doveva dirglielo subito prima ancora di accendere il cervello, visto che questo dovrebbe essere di sua competenza. Non è solo l’usuraio o il giocatore di poker che finiti i soldi sul tavolo si prende gli appartamenti e le aziende. Le banche fanno prestiti su pegno, mutui ipotecari, obbligazioni convertibili. Quindi il denaro di alcuni prestiti tramutatosi in asset potrebbe benissimo coprire l’interesse anche degli altri prestiti. Ma anche così non fosse, non cambia nulla perchè…
        Terzo: le banche non sono un sistema chiuso (e infatti punto primo falliscono), hanno delle spese di funzionamento, hanno anche delle spese per il capitale circolante (e infatti tutte le banche che conosco emettono obbligazioni pagando loro l’interesse a qualcun altro). Ma soprattutto, visto che come tutte le altre imprese esistono per fare utili, gli utili quando non alimentano il sistema dei prestiti.. dove finiscono? Sono utili degli azionisti! La banche sono solitamente quotate quindi se volete potete prendervene una parte comprandovi azioni Unicredit anzichè Iphone o bitcoin. In ogni caso, siate azionisti con 2 azioni o multimiliardari qualcosa ci dovrete pur fare con gli utili distribuiti. Zonin con gli utili si sarà comprato ville, macchine, avrà pagato viaggi e camerieri, avrà investito nell’azienda agricola o in bitcoin, qualunque cosa abbia fatto ha rimesso in circolo quei soldi permettendo a qualcuno di pagare non solo i propri debiti ma anche l’interesse.
        Certo un conto è aver contratto debiti per investimenti che si rivelano produttivi e quindi ben capaci di fruttare un interesse, e un altro il credito al consumo, dove ci si indebita per comprare Iphone e auto sportive, ma l’idiozia umana non è un problema strettamente monetario.
        Quarto: la BCE funziona diversamente dalle banche private, ma la questione resta identica. La BCE “stampa” cartacei o contabili gli euro che vuole e li presta. Normalmente (anche se ultimamente avviene il contrario tanto sono folli i tempi attuali) riceverebbe un interesse su tutti i prestiti. Ma l’interesse pagato dove finisce? Fa utile? Una minima parte finisce in costi di gestione, e quindi torna all’economia reale esattamente come nel caso Terzo. La maggior parte per statuto deve essere restituita agli Stati. Per cui se lo stato Greco ci perde a vantaggio di quello Italiano o Tedesco si può discutere, ma non è questo ciò che lei lamenta. Il punto è che semplificando con la Banca d’Italia, visto che il suo problema non cambiava con la Lira del 1990, l’interesse lucrato dalla Banca d’Italia, anche se questa era ed è di proprietà privata, finiva in piccola parte come riserva (quella in buona parte bruciata nei giochi con Soros), e in larga parte tornava allo Stato Italiano in qualità di legittimo proprietario dei diritti di signoraggio. Che lo Stato poi spendesse tutti gli utili da signoraggio è un’evidenza, ma ciò non significa affatto che i debiti siano impagabili necessariamente. E infatti…
        Quinto: sebbene non sia attualmente il caso delle nazioni europee, ed anzi diversi economisti ritengono sia un idiozia perseguire in fasi recessive quest’obiettivo, esistono più casi di nazioni che i debiti li hanno fatti diminuire anzichè aumentare. Ma..
        Sesto: in una società che cresce (sia privata o sia lo Stato stesso), in un mondo ad altissima competizione, indebitarsi sempre più è naturale, ma i debiti hanno una garanzia di fondo superiore e crescente, quindi sono, teoricamente, perfettamente pagabili, solo che non ha necessariamente senso farlo.
        Settimo: Dal 2011 sono profondamente in2a33at0 dal punto di vista economico perchè gli italiani sono vittime volontarie di un grande raggiro. Se come al punto Zero è asserito la moneta è innanzitutto un mezzo di scambio, il colpo di stato del 2011, l’austerity, lo spread, sono frutto di un grande imbroglio. Dovuto al fatto che abbiamo una moneta unica in tutta l’Europa, e che nessuno, neanche i tedeschi, rispetta tutti i parametri necessari ad una reciproca convivenza simbiotica.
        Andava guardata la bilancia commerciale innanzitutto. Un saldo passivo con importazioni superiori alle esportazioni, se cronico, è un evidente segnale di “vivere al di sopra delle proprie possibilità”. Ma non era questa la situazione italiana, avevamo un saldo attivo, per cui potevamo permetterci di far saltare il banco, di uscire dall’euro (ma bastava una seria minaccia perchè il problema non è l’euro in sè, ma l’euro com’è gestito attualmente,) di stampare moneta complementare, di facilitare anzichè ostacolare l’emissione di moneta da privati (gli assegni postdatati che sono scomparsi per via della non trasferibilità erano emissione di moneta da privati (illegale ma prassi comune ieri come vedere film in streaming oggi).
        Lo Stato con apposite regole e con operazioni a mercato chiuso anzichè aperto, potrebbe ancora finanziare il debito, finchè consumiamo meno di quello che produciamo siamo evidentemente solvibili, perdipiù fintantochè all’enorme debito dello stato corrispondeva un ancor più ampia ricchezza finanziaria, immobiliare, privata e pubblica. Insomma non eravamo la Grecia, non lo siamo ancora, ma ci stiamo facendo derubare al punto che prima o poi rischiamo di ritrovarci a diventare la Grecia.
        Temo abbia ragione che molti nel mondo accademico queste domande non se le siano poste, con la scusa sono specializzati in qualcos’altro (per quanto affine). E anche chi lavora o ha lavorato nel sistema bancario si rende conto che la complessità del sistema non gioca a favore di chi lo vuole migliorare. Io stesso poche righe dopo il punto settimo devo scriverle che ho fatto delle semplificazioni per sostenere il punto settimo, e che (limitatamente a questo punto) applicare i miei desiderata aprirebbe un calderone che forse neanche il migliore dei dittatori riuscirebbe a tenere controllo visto le innumerevoli controindicazioni che riesco (oltre quelle che non riesco) a immaginare alla soluzione da me prospettata.
        Certo è che mi pare umano, oltre che logico, che affidare un potere come quello di battere moneta a dei soggetti privati scelti da uno stakeholder con interessi specifici quale “le banche” non implichi affatto un interesse da parte di questo a migliorare il sistema a vantaggio di tutti. Rileggersi il post di mincuo è sempre istruttivo. Mincuo se ci sei batti un colpo!!!

        • Lucio Brovedan

          – Primo: nessuna relazione fra la non emissione degli interessi e le condizioni giuridiche di messa in liquidazione
          – Secondo: E’ facoltà del creditore accettare altre forme di pagamento del debito e questo capita anche perche la mancata emissione degli interessi crea carenza di circolante. Inoltre i pegni non c’entrano con l’argomento perchè il pegno costituisce una garanzia, proprio in caso di mancato pagamento.
          “Il denaro tramutatosi in asset…” … per magia una scrittura contabile, indicante una quantità (il debito totale), si tramuta in altro bene fisico? Ma si vuol capire o no che il denaro appena emesso sotto forma di debito (da banca centrale o commerciale idem) matura da subito un interesse, cioè un ulteriore debito che non corrisponde a nessuna (ulteriore apposita) emissione???
          – Terzo: il fatto che anche la banca sia un soggetto che compie operazioni economiche di compravendita o diversi altri contratti nulla ha a che fare, con l’emissione del denaro corrispondente alla quota degli interessi, (siamo fuori tema)
          – Quarto: banche centrali e ordinarie non “prestano” denaro ma lo creano (denaro scritturale) sul quale ne chiedono anche altro in restituzione, gli interessi (di nuovo senza emetterli separatamente), con la sola differenza che le ordinarie sono soggette a dei limiti (le riserve) mentre le b. centrali non hanno alcun limite potendo appunto funzionare da prestatore di ultima istanza, per il sistema.
          – Quinto: cosa c’entrano le opinioni degli economistio per rimediare alle fasi recessive? La sua è una risposta o una digressione, divagazione?
          – Sesto: in una società che produce più beni di quanti ne consuma (“in crescita” secondo la sua definizione) è necessario emettere nuova moneta per favorire gli scambi dei nuovi beni prodotti (a parità di altri fattori come la velocità degli scambi). Non è affatto necessario aumentare l’indebitamento complessivo ma a qualcuno (lei?) sembra “normale” perchè ormai assuefatto all’idea errata che il denaro debba essere emesso, necessariamente, a fronte di un debito (pura abitudine mentale). E anche questo non c’entra con l’emissione degli interessi
          – Settimo: valutazioni in buona parte condivisibili, anche queste ben lontane dall’oggetto iniziale.
          Non so se lei si occupi di insegnamento o formazione perchè, se questo è il metodo di affrontare un argomento specifico, i destinatari rischiano di perdere il filo, snza capire la risposta, ammesso che questa possa definirsi tale.
          C’è tanto bisogno di sintesi e chiarezza.
          In ogni caso la ringrazio ed esprimo il mio apprezzamento per la cortesia
          LB

  • desibros

    “Del resto l’idea di spendere meno di ciò che si guadagna, per tenere
    soldi da parte, è un’idea che localmente sembra furba, ma considerata
    globalmente è cretina.”
    Infatti e davvero da cretini sopravvivere alle crisi mentre intorno a te vedi la gente piangere.Altrettanto da cretini avere una via di fuga dal ricatto dei salari in calo. Sempre più da cretini crearsi una “assicurazione personale vera”. Articolo davvero interessante pieno di spunti ma mi sembra a senso unico.

    • Denisio

      Globalmente significa alla prova dei fatti, stabile sia nel tempo che nello spazio. Quello che dici tu l’ha detto anche lui, il problema è che l’artifizio è limitato e non dura nel tempo.

    • Francesco Mascali

      Non intendeva questo l articolista. E le principali religioni concordano. L’usura è vietata da tutti (salvo stravolgimenti moderni o la non applicazione per i goym). La parabola dei talenti invita a investire e non a nascondere con codardia sotto il cassetto.
      L’Islam prevede che la tassazione principale di redistribuzione non sia sui redditi (da lavoro o da investimento) bensì sulle “riserve”. Libero insomma di comprare oro,bitcoin, o mettere i soldi sotto il materasso. Però una volta l anno ti fai i conti e se hai avuto un gruzzoletto conservato ininterrottamente te lo tassi da solo.
      Se invece con i risparmi fai investimenti (senza tasso di interesse quindi con condivisione piena dei rischi), nessuna tassa di redistribuzione. Sei dunque motivato a comprare un pezzo di terra, un appartamento, aprire un’attività, anziché bloccare le risorse. Se poi le.blocchi perché temi il futuro, non hai tutti i torti però è giusto che ciò che si è dimostrato essere in eccesso.venga condiviso con chi è in stato di bisogno.

    • uomoselvatico70 uomoselvatico7

      Credo che si riferisca a chi si ostina ad accumulare denaro anche quando la sua restante aspettativa di vita è nettamente inferiore alla sua capacità di spesa.
      Da un certo punto di vista devo dagli ragione visto che nudi si nasce e nudi si muore, ed è molto meglio lasciare i debiti invece dei soldi.
      Insomma chi può spendere spenda, questo è il succo del discorso.
      Del resto pure mio nonno sosteneva che ” i soldi sono fatti per essere spesi”….
      E coerentemente con le sue idee, ha fatto una bella vita non si è mai privato di nulla, ed è finito sottoterra povero in canna.
      Amen.

      • Francesco Mascali

        Mio nonno ha fatto l opposto, non che si sia mai fatto mancare l essenziale, ma riconosceva bene la differenza col superfluo. Adesso per qualche generazione sono più fortunato e tutelato grazie a lui. Dopo la tomba i figli (se ne hai) restano.

        • uomoselvatico70 uomoselvatico7

          Non ne ho.

          • Francesco Mascali

            A volte ci sono i nipoti, se 6 solo mi pare ragionevole dilapidare tutto entro i 70. Ma siamo nei casi specifici.

  • Lucio Brovedan

    Ottimo articolo, il mio Grazie all’autore.
    Aiuta ad affrontare i concetti base della creazione di ricchezza (forse meglio “benessere”) della società, nel suo insieme. La moneta, il denaro, dev’essere solo uno strumento, sostanzialmemte contabile, per promuovere la produzione di beni e servizi (utili alla società), e non uno strumento di accumulo, un bene rifugio.
    Lo scambio e l’accumulo (di ricchezza), sono due funzioni troppo diverse, quasi sempre incompatibili.
    Il fatto che si usi lo stesso strumento per funzioni così diverse costituisce un grandissimo ostacolo per una sana economia. E prima ancora, la remunerazione del capitale con un “interesse”, anzichè con una partecipazione agli utili, ad esempio.

  • Pfefferminz

    L’articolo mi è piaciuto soprattutto per la sua “carica utopistica”. Inoltre è scritto bene, in modo semplice e comprensibile e, a tratti, è anche spiritoso (“ricordo a tutti che il denaro non si mangia”).
    L’autore rimette le cose al loro posto: il denaro è uno strumento al servizio della comunità, non deve essere la comunità succube o schiava del denaro. Troppo spesso vogliono farci credere che gli individui sono al servizio dell’economia, mentre invece è l’economia che deve essere al servizio degli individui.
    Belli gli accenni alla vita umana, “l’unico bene che possa vantare un valore intrinseco” e alla coesione sociale: “Il vero valore e bene rifugio in vista del futuro è la coesione sociale”. Perché non ne parla mai nessuno?
    Nel paragrafo sull’emissione l’autore cita l’esempio della Germania negli anni ’30. L’esperimento monetario dell’ “innominabile” viene attaccato argomentando che non sarebbe andato a buon fine e che, se non ci fosse stata la guerra, il sistema sarebbe miseramente crollato.
    Come esempio positivo di esperimento monetario riuscito porterei quello dei “greenbacks”, USA, 1861 – 1865. Il popolo amava i greenbacks, una moneta cartacea emessa dallo Stato, che fu abolita in circostanze a dir poco strane.
    Anch’io ringrazio l’autore per tutte le utilissime informazioni da tenere presente per “mantenere la consapevolezza del significato generale dell’argomento”.

    • Alessahdro

      Perché non ne parla mai nessuno?

      Io sono anni che ne parlo, in rete sono anni che se ne parla. Si parla di RBE Resource Based Economy. E’ sui mezzi mainstream che non se ne parla…

  • Alessahdro

    Condivido tutto, meno la parte sul BtiCoin e a questo punto sulle criptovalute in generale. Che il BTC sia il giochino speculativo del momento siamo d’accordo, ma l’idea che è alla base delle criptovalute non è da buttare.

    Avere un mezzo di scambio del valore, decentralizzato, distribuito, che torni in capo al portatore che ne ha il pieno controllo e gestione, senza intermediari, con la rete che diventa il “garante” è un’idea rivoluzionaria che varrebbe la pena approfondire prima essere liquidata tout court.

    Ci sono anche progetti non basati su BlockChain e miners, dove non ci sono costi di transazione in quanto è l’utente stesso che partecipa al processo di validazione.

    Anche Internet all’inizio ha avuto difficoltà e scetticismo, ma eccoci qui. 😉

  • alvise

    Non ho letto tutto quindi potrei sbagliare il mio giudizio, ma mi pare, almeno dalle prime righe, che quello che ho letto ricorda molto Auriti e quello che denunciava in fatto di moneta fiat.

  • gnorans

    Articolo profondo, chiarissimo, assolutamente privo di termini anche vagamente tecnici, caratteristica di chi ama andare al nocciolo.
    Però c’è una questione che resta tabù: i limiti della proprietà privata.
    La questione non è di principio, è quantitativa. Non è che sia facile stabilire i limiti della proprietà, ma per ora il problema non è nemmeno nominato.
    Questo vale anche per la proprietà intellettuale, ricordando che anche il denaro è un prodotto dell’ingegno umano.

    • Lucio Brovedan

      Il problema consiste nel fatto che adottiamo ancora un concetto di proprietà privata che risale al diritto romano: facoltà di godere e disporre, come di una qualsiasi res.
      Dovremmo vedere la enorme differenza fra la proprietà di un bene di consumo individuale e quella di un “bene collettivo” come un impresa, ad esempio, dove lavorano molte persone e di fatto coivolge gli interessi di un’infinità di “stakeholders”

  • SanPap

    Nepal. Stavo andando a Kathmandu su una vecchia automobile presa in affitto, ad una curva della strada di montagna una sospensione si schianta; avevo con me dei dollari, delle sterline, delle rupie indiane e nepalesi, una carta american express, dei traveler’s cheque, alcune monete d’oro che mio padre mi aveva costretto a portarmi dietro.
    La carta moneta era insufficiente, nel suo complesso, a pagare il traino nel primo paese in cui ci fosse qualcuno in grado di riparare il guasto, il soggiorno (tra una cosa e un’altra ci sono voluti quasi quattro giorni) e la riparazione; un pagamento (o un prelievo) con l’AE non mi venne accettato perché non c’era un collegamento telematico, si dovevano usare quei foglietti azzurri a ricalco, non so se ve li ricordate; il problema era la mia firma che per loro, abituati ad altri caratteri, era differente da quella sul passaporto; stesso identico problema con i traveler’s cheque (più me li facevano firmare più mi innervosivo e la firma sembrava inventata, devo essere onesto), nessuno si voleva accollare il rischio di essere truffati. Mi hanno salvato le monete d’oro. La teoria e la pratica.

    • Francesco Mascali

      Diversificazione del rischio perfetta cmq.

      • SanPap

        anni di duro addestramento al seguito di mio nonno, ufficiale della Marina Militare e gran giramondo: quando sbarcava passa il suo tempo in giro, non a caso mia madre era figlia unica.

    • XL

      L’oro ha status di moneta convertibile, non valore intrinseco. Ed è accettato per tradizione (convenzione) come mezzo di pagamento. Non è che si smentiscano le affermazioni dell’articolo.

      • SanPap

        non volevo smentirle, l’idea era piuttosto sottolineare che ci sono tante situazioni in giro che è difficile trovare un soluzione valida sempre, salvare una nazione che si è chiusa in un angolo non è la stessa cosa che salvare un viaggiatore in difficoltà o dare sicurezza ad un fuggiasco

  • lurker

    Se tu stesso ammetti che la quantita’ di denaro in circolazione deve essere legata alle merci disponibili, visto che e’ evidente che le merci disponibili cambiano nel tempo (anche se non da un giorno all’altro, ma ammetterai che tra oggi, 10, 20, 50 o 100 anni fa la situazione non e’ rimasta la stessa), e che la quantita’ di oro resta sostanzialmente stabile (e comunque le variazioni non dipendono sostanzialmente dall’offerta di merce), come puoi sostenere che il gold standard sia ragionevole? Proprio quello che hai detto dimostra come serva una valuta che sia in grado di adattarsi ai cambiamenti dell’economia. Serve un sistema di controllo. Certo, il controllo puo’ essere gestito male, ma privarsene significa che, prima o poi, ci si trovera’ di fronte allo stesso problema (instablilita’ dei prezzi).

    Sul fatto che la valuta fiat renda impossibile il libero mercato: magari! Se il libero mercato e’ un mercato senza la regolamentazione del governo, allora e’ la legge del piu’ forte. Il piu’ forte (il piu’ ricco) vince. Esattamente quello che un governo degno di questo nome dovrebbe evitare.

    • Agas Gas

      È una brutta cosa non capire una equazione di primo grado. L’oro porta i prezzi delle merci al loro prezzo più basso per via della deflazione tecnologica. Se i prezzi si abbassano e la quantita” d’oro resta invariata aumenta il numero delle merci e senza inflazione ed aumentando il potere di acquisto. Per cui invece di agire sul lato dell’offerta di valuta, l’oro agisce sul lato dell’aumento del numero delle merci e sul l’abbassamento del loro prezzo e mantenendo bassa l’inflazione ed aumentando il potere di acquisto dei salari. Se tu agisci aumentando la quantità di valuta, favorisci esclusivamente i primi percettori della nuova valuta che acquistano al prezzo più basso rispetto agli ultimi. Per cui hai che un aumento di valuta produce un aumento dell’inflazione tramite l’aumento del prezzo delle merci, un abbassamento del potere di acquisto dei salari ed un aumento delle distorsioni delle condizioni economiche dovute alla manipolazione dei tassi di interesse (per aumentare la velocità di circolazione della valuta) con conseguenza di distorcere i conti economici degli agenti economici, un aumento degli indebitamenti con conseguente aumento di fallimenti e suicidi. Visto che l’equazione rappresenta le nostre vite meglio vivere sotto un gold standard reale ed onesto che sotto la gestione truffaldina centralizzata di una valuta fiat.