L’identita’ e il suo doppio

Riflessioni sul principio di identità.

Di Flores TOVO

Comedonchisciotte

Molti filosofi, a partire da Aristotele, ritengono che il principio per eccellenza della scienza logica, ossia il principio supremo superiore a tutti gli altri principi propri del nostro pensare, sia il principio di identità (1).

Comunemente tale principio viene espresso con la formula A=A. In realtà questa formula esprime il principio di uguaglianza, che è diverso da quello dell’identità. Infatti l’uguale viene enunciato se ci sono parecchie cose o enti logici (es. matematici) presenti. Invece l’identità implica la medesimezza, cioè la constatazione che uno può essere identico solo con se stesso e nient’altro con se stesso.

Il filosofo che più di ogni altro stabilì l’eccezionalità del principio di identità fu l’idealista Fichte sulla scorta del pensiero di Leibniz, il quale affermò che la supremazia di tale principio risiede nella sua mancanza di contenuto empirico. Ciò significa che esso è rivelazione di un pensiero puro, svincolato da qualsiasi condizionamento legato alla sensibilità. Che cosa scrisse Fichte a riguardo? Egli affermò che la proposizione  d’uguaglianza A=A è certa, ma “non si pone che A sia”. Per cui la proposizione A è A non è per nulla equivalente ad A=A, poiché essa ci dice che se “ A è , allora A è”, e solo A è identico a se stesso in quanto lo stesso. Fichte aggiungerà poi, che a sua volta A, pur identico solo a se stesso, è tuttavia posto da altro, il quale altro invece non viene posto da nessuno, se non da se stesso: e solo questo altro è il fondamento incondizionato ed assoluto, poiché indipendente da tutto. Questo fondamento è l’Io che pone se stesso, per cui, proprio ponendosi, esso è puro pensiero che agisce. Il significato dell’idealismo scaturisce da qui, da un principio supremo, quello di identità appunto, che viene inteso come dinamico proprio perché  l’Io incondizionato diventa Soggetto assoluto (lo Spirito), riconoscendo se stesso come lo stesso ponendosi (tesi), e con questo atto antepone anche al proprio interno l’antitesi ossia il Non-io (la natura) e la reciproca limitazione (sintesi) fra i due contrari (2).

Pur tuttavia non ci vogliamo inoltrare nelle tematiche dell’idealismo. Il nostro intento è invece quello di far comprendere quanto sia complesso e rilevante lo spiegare, o meglio  il tentar di spiegare, il principio di identità.

Il primo filosofo che lo enunciò, sia pure in forma indiretta, fu senza dubbio Parmenide. Famosissimo, e assai commentato, è il frammento n. 6: “E’ necessario il dire e il pensare che l’essere sia: infatti l’essere è, il nulla non è…” (3). Pure il fr. 2 afferma che l’essere “…è e che non è possibile che non sia…”,  seguita dall’altra affermazione che il non-essere “…non è, ed necessario che non sia…”. Questi due frammenti presuppongono la validità di due principi logici che saranno codificati da Platone e soprattutto da Aristotele: in primis il principio di identità per cui ogni cosa è se stessa e, in secundis, il suo corollario, ossia il principio di non contraddizione (che Aristotele definì di contraddizione) che sancisce che è impossibile che i contraddittori coesistano ad un tempo (A non è non-A). Bisogna sottolineare che la proposizione “l’essere è” implica la veduta dell’essere in senso sostantivato, cioè in senso esistenziale. Un essere che è inteso da Parmenide nel frammento n. 8 come ingenerato, eterno, immutabile, immobile, unico, omogeneo e sferico (ossia perfetto). E’ evidente con ciò che egli si riferiva a Dio, inteso come l’Essere supremo. In effetti molti studiosi considerano la visione parmenidea molto influenzata dall’Uno-Infinito di Anassimandro. Ma il punto non è questo: bisogna in verità porsi la domanda sul perché questi brevi frammenti riportati siano di importanza decisiva per capire il funzionamento del nostro pensiero. A prima vista l’affermazione “l’essere è”  può sembrare una banale tautologia, una proposizione che ripete sul predicato nominale quanto è espresso nel soggetto. Ad esempio se consideriamo l’essere come principio della manifestazione, si dovrebbe dire che “l’essere manifesto è manifesto”. Se poi si considera invece l’essere come Dio, si dovrebbe dire che Dio è Dio. In verità il pensiero tautologico nasconde una profondità intrinseca, poiché esso non esprime una mera ripetizione, bensì un ritornare o meglio un riflettere su di sé. Il frammento 3 di Parmenide ci aiuta a comprendere meglio il discorso. Egli dice che “…Infatti lo stesso è pensare ed essere” . Heidegger lo interpretò come coappartenenza (zusammengörigkeit) (4) fra l’essere e l’essente pensante, cioè l’uomo inteso come esserci. Infatti l’uomo si distingue dagli animali  perché pensa, e perciò è in grado di instaurare un rapporto diretto con l’essere stesso. L’essere però, nel caso della coappartenenza, non è più da intendersi come l’essere supremo (Dio) immobile ed immutabile, ma come l’essere che si manifesta agli essenti. Il filosofo Severino nel suo saggio “Ritornare a Parmenide” si rese conto che bisogna differenziare il termine essere, inteso come Dio, con quello di essere come essere degli enti. Infatti se intendiamo che solo l’uomo in questo pianeta  si distingue da tutti gli animali, risulta chiara la coappartenenza fra pensiero ed essere che Heidegger rivelava. Proprio questa apertura all’essere inserisce l’esserci umano nell’essere stesso, da cui egli riceve il “dono” del pensare. La proposizione tautologica “il pensiero pensa” è assolutamente illuminante. Il pensiero pensando se stesso, sa, con ciò, di pensare; in questa brevissima sentenza c’è la nascita dell’autocoscienza umana. Un’autocoscienza, per dirla con Kierkegaard è “…un rapporto che si rapporta a se stesso; è, nel rapporto, l’orientamento interno di questo stesso rapporto. L’io (l’autocoscienza) non è un rapporto, è il ritorno su se stesso del rapporto” (5).

Qual è, a questo punto ci si chiede, la molla che produce la scintilla del pensare? Nessuno mai come Hegel, in tutta la storia della filosofia, ha cercato di spiegare con straordinaria profondità  il come nasce e si dirama il pensiero che proviene dall’essere. Nella sua “Scienza della logica” egli definisce l’essere, che  è indefinibile per la sua massima estensione concettuale, come immediatezza indeterminata (che è comunque vita) e che proprio per questo  corrisponde al nulla (che è non-vita): “L’essere, l’indeterminato immediato, nel fatto è nulla, né più né meno che nulla” (6). Così pure il nulla che si contrappone all’essere è assenza di contenuto e determinazione. Eppure, sottolinea sempre Hegel, questo nulla lo si intuisce e lo si pensa, ed è differente dall’essere. Ed è proprio la sua differenza dall’essere che lo distingue, pur essendo esso stesso indeterminato. Ci si trova così in una dimensione di pensiero agli antipodi rispetto a quella di Parmenide. L’essere non è più considerato un immutabile, e così pure il nulla non è posto  come un assoluto nulla, poiché esso, essendo pensato, è, pur non-essendo. Il principio di non-contraddizione, che fissava per sempre che solo l’essere è, e il nulla non è, viene qui superato. Del resto solo questa operazione filosofica profondissima, avvenuta dopo duemila anni di storia filosofica, è quella che consente di comprendere il vero significato del principio di identità.

Forse un esempio empirico può aiutare a capire meglio il discorso che si vuole impostare. Se un individuo va davanti ad uno specchio vede riflessa la propria figura. Per cui egli non è più soltanto un individuo in carne ed ossa, ma anche il proprio doppio che è appunto la propria immagine riflessa. Ora, è chiaro che il vero esistente è questo individuo, mentre il riflesso è solo l’immagine prodotta sullo specchio. Eppure se prendiamo quel singolo e gli si toglie la facoltà del pensare, egli si accorgerà di vedere solo un qualcosa di indeterminato sullo specchio, e non riconoscerà se stesso: egli continuerà a vivere come prima, ma non sarà mai consapevole della propria immagine.  Un cane, un gatto, un uccello e così via, che proiettano la propria figura su di uno specchio potranno avvertire delle modificazioni nella propria percezione, ma non potranno mai dire: io sono quello lì; mentre un qualsiasi umano dotato di un minimo di ragione riconoscerà subito la propria  immagine.

A questo punto occorre spiegare il significato del verbo riflettere che deriva dal latino reflectere e che viene comunemente tradotto come la facoltà di considerare con attenzione un qualcosa che ci interessa. Kant riteneva che  questa capacità fosse in grado di giudicare sentimentalmente il gusto del bello e del sublime. Infatti con lo studio dei giudizi riflettenti sentimentali riuscì a costruire la sua grandissima opera ontologico-estetica “La critica del giudizio”. In realtà il significato originario del verbo è quello di ripiegare, di volgere indietro, di rimandare indietro: questo ci acconsente di capire cosa accade quando si vede la propria immagine sullo specchio. In pratica ci si rende conto che ci stiamo osservando. Hegel scriverà a riguardo che “la verità dell’essere è l’essenza”, intendendo per essenza la riflessione stessa. Cosa significa questo? Per la tradizione filosofico-metafisica, il piano dell’essenza è quello in cui il sapere, al vertice del processo cognitivo, perviene alla verità, ossia a cogliere le proprietà fondamentali, o essenziali dell’essere come le categorie e i principi logici primi: il sapere vero è  perciò quello che attinge l’essenza dall’essere immediato. L’essere, sia che lo si intenda come principio della manifestazione, sia come ente vivente, proprio perché immediato, è indeterminato: l’immediatezza fa sì che sia “un morto essere”. L’ente che si specchia non riconoscendo se stesso, è identità morta dal punto di vista conoscitivo. Solo il riflesso riconosciuto, grazie alla riflessione, acconsente di comprendere che l’immagine proiettata appartiene all’ente. In altre parole, io sono io come ente pensante solo se rifletto consapevolmente su di me. Infatti l’identità dell’essere e di ogni ente in sé è astratta se non viene riflessa. Essa è come l’essere parmenideo immobile e immutabile: un essere che Nietzsche definiva simile ad un’enorme e liscia palla di ghiaccio, priva di vita. Il pensiero comune ritiene superficialmente che non vi sia nulla di contradditorio nella propria identità, poiché ciò che è identico a se stesso non si muove;  non capendo, se così fosse, che non ci sarebbe né vitalità, né conoscenza. L’uomo, conseguentemente, non penserebbe, e diventerebbe come quel cane o quel gatto che vedrebbero il proprio riflesso sullo specchio senza sapere di essere quel cane o quel gatto. Quindi l’essere (e gli enti) per Hegel non è statico, ma è in sé contradditorio. L’essere immediato e indeterminato è uguale al nulla, pur essendo essere: come tale è solo parvenza. Tuttavia è proprio questa nullità che lo spinge ad agire. “Nella sfera dell’essere, all’essere come immediato, sorge il non essere, anch’esso come immediato…”(8). Ma la parvenza è la riflessione essenziale: è l’immagine dello specchio, che come tale non è, perché non è la vera vita, e che comunque esige di essere rappresentata. Il pensiero lo vuole: senza la riflessione, esso non penserebbe. Ogni ente vivente possiede in sé sia l’essere che il nulla  (la non-vita), cioè reca con sé il negativo. “Omnis determinatio est negatio” diceva Spinoza. Una frase che colpì a fondo Hegel. Essa volle stabilire che ogni essere vivente, pur positivo perché esiste, porta con sé la propria negazione, che lo spinge ad affermarsi contro le tantissime altre determinazioni che incontra nella sua vita. Un uomo determinato porta con sé, quindi, la propria negazione: ciò lo induce a superare tale negatività. La riflessione sorge, si diceva, da questa negatività ed è però essa stessa negatività, in quanto la riflessione è un rimandare all’essere. Ciò significa che il pensiero nasce col negare una negatività, che però è essa stessa negatività. E’ la negazione della negazione. Ciò consentirà ad Hegel affermare che il principio di identità e il principio di non-contraddizione  sono di natura sintetica (unità fra positivo e negativo) e non analitica (il semplice porre o questo o quello), poiché “il principio di identità contiene…il movimento della riflessione, l’identità come dileguarsi dell’essere altro” (9).

Con questo ci sentiamo di affermare che Hegel è il filosofo che ha compreso meglio di chiunque il senso del divenire. Credere erroneamente che il suo pensiero sia chiuso o escatologico, significa non averlo capito e studiato. Egli dirà spesso che l’inizio, il cominciamento logico, è “il resultato”, il rimandare indietro. Il suo pensiero è, come ben capì Heidegger, di struttura circolare.

Si può allora considerare, dopo la conclusione di questo breve saggio sul principio di identità, che codesto principio fondamentale esclude qualsiasi forma di immobilità sia dell’essere e sia degli enti che vivono su questa terra finita. Per cui ciò che oggi può sembrare definitivo, in realtà non lo sarà mai. La fine della storia ci sarà solo con l’estinzione dell’essere umano e del suo pensare. Anche la dittatura della tecnica moderna capitalistica, che è la più pervasiva di tutti i tempi in ogni suo aspetto, è destinata ad essere tolta. E poiché l’identità dell’essere è pur sempre identità universale che si esterna non solo nel singolo, ma in ogni comunità e popolo, essa si potrà certamente rivelare in molteplici e varie forme, che però saranno sempre conformi al destino di quei  protagonisti della storia che sono riusciti ad imporre nel loro passato la fondazione permanente di una grande tradizione. Questo vuol dire che l’identità, pur cambiando, resta saldamente ancorata al suo principio.

Note:

  • I principi logici fondamentali della nostra mente sono: 1) il principio di identità coi suoi due corollari che sono il principio di non-contraddizione e del terzo escluso, applicati soprattutto nella matematica e alla coerenza nei discorsi; essi furono codificati da Aristotele. A questi si può aggiungere il principio di identità degli indiscernibili, codificato da Leibniz. 2) Il principio della dialettica dei contrari, propria di Eraclito e stabilita da Hegel, applicabile nella comprensione storica; 3) Il principio di ragion sufficiente, che è una riforma del principio di causa nei suoi vari aspetti, anche in questo caso dimostrato con grande perizia da Leibniz, una riforma che è di uso universale.
  • Si veda di J.G.FICHTE, La dottrina della scienza, ed. Laterza, Bari 1971, da p. 73 a p.87.
  • I frammenti di Parmenide, ivi riportati, stanno in: PARMENIDE, Sulla natura, a cura di G. Reale, ed Rusconi, Milano 1998.
  • HEIDEGGER, Identità e differenza, ed. Adelphi, Milano 2009. Un libretto celebre che raccoglie le meditazioni di Heidegger su Parmenide ed Hegel.
  • KIERKEGAARD, La malattia mortale, sta in “Opere”, p.625, ed Sansoni Milano 1993.
  • W.F. HEGEL, Scienza della logica, vol. I, p.70, ed. Laterza, Bari 1988.
  • IDEM, vol. II, p. 433.
  • IDEM, vol. II, p. 447.
  • IDEM, vol. II, p. 463.

 

Flores TOVO

Novembre 2021

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61 Commenti
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sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
14 Novembre 2021 8:48

Mi spiace ricordare che Skoteinos di Efeso era arrivato a quelle stesse conclusioni qualche secoletto PRIMA.
Certo aveva dato una sguardatina ai Vedanta in primis Advaita.Come del resto Moyses:Io sono quel che sono,ovvero Io sono quel che è,che personalmente preferisco.
Tovo,conosco un posto sulla sesta,dove fanno panini succulenti.Ti consiglio quello NON DUALE.

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IlContadino
IlContadino(@ilcontadino)
Utente CDC
Risposta al commento di  sbregaverse
14 Novembre 2021 10:50

Il famoso panino del Maestro Zen, quello con una sola fetta di pane.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
14 Novembre 2021 13:49

Quando vi mettete in coppia date il massimo…
Mi avete rallegrato la mattinata

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
14 Novembre 2021 15:19

Senza contare che tutto
………..aggratis.

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Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
14 Novembre 2021 9:08

Stupefacente, da una parte del mondo abbiamo beoni meditativi che si chiedono perché pensano, come pensano, cosa hanno pensato, da dove proviene il pensato, sono perché penso, aspetta che ci penso anche se non sono padrone del penso ma solo dell’ aspetta, mi hanno regalato il pensare ma no so cosa c’è dentro, penso di restituire il regalo ma se penso restituisco niente. E qui arriva l’ altra parte del mondo che fa di tutto, forse usa oppiacei e no alcol, per non pensare, arriva al nirvana il quale non è un vero e proprio non pensare ma più un “me ne sbatto altamente di ogni”. Gli animali non pensano noi si: ne siamo sicuri ? Il mio cane era una cosa indescrivibile, pensava eccome, capiva l’ italiano e accettò subito il ruolo di supervisore perché quello del guardiano aveva capito, quando gliel’ ho detto a parole, che lo avrei svolto io. La malvagità condannata dalla propria testimonianza è qualcosa di vile e oppressa dalla coscienza presume sempre il peggio. Il timore infatti non è altro che rinunzia agli aiuti della ragione; quanto meno nell’intimo ci si aspetta da essi, tanto più grave si stima l’ignoranza della causa che produce… Leggi tutto »

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JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rnamessaggero
14 Novembre 2021 11:37

Dovresti leggere Nietzsche per capire cosa ne pensasse delle associazioni dialettiche fuori controllo di Hegel, una sorta di retorico filosofante che spacciava il nulla con l’antitesi del niente che però si sintetizzava in una cattedra universitaria.

Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 12:33

La mia faccia sotto ai tuoi piedi e ti puoi anche muovere ( cit. Troisi il grande ). Si qualcosa di Nietzsche l’ ho letta, non tutto ovviamente perché “loro a scrivere sono in tanti io a leggere son da solo”. Calcolando che la maggior parte, come alcune razze di cane, riportano, sentito uno li hai praticamente sentiti tutti. “mi hanno regalato il pensare ma non so cosa c’è dentro, penso di restituire il regalo ma se penso restituisco niente” cito me stesso, vedi in quel niente che restituisco, trovi tutte le risposte al concetto di se stessi. Quel niente ha affascinato gli orientali, distrutto la mente degli occidentali ma quel niente persiste, a questo punto occorre dire che in realtà dire che è niente è sbagliato, cercare di definirlo pure. Se non puoi battere il nemico fattelo amico, quindi quel niente è mio amico, è in me ma non ne sono padrone, da esso discende il libero arbitrio, quello si è il mio. Se confrontiamo i nostri niente, non dobbiamo neanche parlare per farlo. Bellissima la filosofia, già a partire dal senso della parola, impedisce però di capirsi al volo, io che potrei insegnare il capirsi al volo, andrei… Leggi tutto »

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JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rnamessaggero
14 Novembre 2021 13:03

Direi che sentito Nietzsche ti accorgi del tempo perso con gli altri. 🙂
Secondo me niente e nulla non sono la stessa cosa. Se niente è come uno spazio “vuoto”, il nulla è la potenzialità di ciò che non è ancora: l’uomo dentro il bambino o il vecchio dentro all’uomo.
Nulla è la potenzialità da cui il divenire/tempo trae l’essere o totalità di ciò che esiste finito ma non finale modo d’essere.
Non dico tutto ciò sia vero, come non può esserlo la conoscenza umana, ma un verosimile che soddisfa me e forse altri miei simili.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 13:30

Lo spazio “vuoto” ha il tremendo potenziale di esser “riempito”, di poter contenere qualsiasi cosa.

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
14 Novembre 2021 14:28

Ho messo vuoto tra virgolette proprio perchè non esiste se non come nostra astrazione spazio-temporale. Sarebbe come dire che il mare è vuoto quando è pieno d’acqua.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 14:39

Si, avevo notato le virgolette.
E’ un piacere leggere i tuoi commenti

Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 16:40

Quindi mi pare di capire che “niente” è il passato e “nulla” il futuro. L’ uomo che ricorda in un continuum unico e sferito tutta la sequenza temporale dalla nascita, volendo anche prima, all’ attimo presente, valuta il niente e il vuoto perché anche volendo non può metterci dentro alcunché. Mentre l’ uomo che non ha memoria e vive infinitesimalmente l’ attimo presente, ovviamente stando seduti, osserva il nulla che diviene niente. Purtroppo per questa ultima pratica mentale non abbiamo testimonianze, nessuno ricorda, è come entrare in un museo dove è vietato fare foto, possiamo solo dire che il museo esiste. Guai diventare uomini ed essere vittime del concetto di spazio e tempo, non occorre diventare, si resta quello che si è da sempre. Un esempio, da quando sei nato e invecchi, noti che invecchi ma la sensazione di essere resta sempre la stessa, cioè non invecchia proprio, ecco vedi, per me quella sensazione non è soggetta allo spazio tempo eppure si nutre di “nulla” ed espelle “niente”, cioè svolge funzione. Ora il tema funzione è troppo lungo da trattare per via che le parole adatte al tema sono state abilitate dalla fisica quantistica, materia che manda definitivamente in pensione… Leggi tutto »

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JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rnamessaggero
14 Novembre 2021 17:08

Secondo me niente è pronome indefinito, sostantivo maschile e avverbio mentre nulla è la potenzialità del divenire.
“Si resta quello che si è da sempre” è vero che alcuni non crescono mai anzi, a considerare le fedi religiose, pare siano la maggioranza, ma resti cosa? Neonato? Bambino? Adulto? Perchè da adulto si suppone non pensi come un bambino anche perchè hai meno esperienza della vita.
Dopo di che la fisica quantistica ha poco da insegnare ad Eraclito anzi penso sia stato l’opposto vista la sua secolare notorietà in Occidente. Pensa che ci fu un filosofo greco antico che suggerì l’uomo discendesse dai pesci tanto per dire quanto moderno era Darwin, per non parlare poi delle cosmologie recenti o dell’atomismo.
Nel caso delle teorie scientifiche pare sì che siamo restati gli stessi dalla nostra infanzia storica alla vecchiaia moderna. 🙂

Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 18:02

Neonato bambino adulto sono categorie, l’ essere non è categoria, per questo affermo si resta quel che si è. Se diventi impiegato statale che fai ? Vai dai filosofi a dire che sei statale e non più operaio in fabbrica ? Oppure se sei adulto credi di poter dire che non sei più bambino ? Oppure se sei bambino credi di poter dire che non sei adulto ? Sia il bambino che l’ adulto fanno uso dell’ essere che nel tempo, come ho già detto non cambia. L’ adulto sa tutto ? Conosce più di un bambino ma lungi dal sapere tutto, per questo alcuni invitano gli adulti a restare bambini, cioè aperti alle nuove nozioni e i migliori, ciooè quelli che capiscono più degli altri, sono quelli che ignorano ciò che sanno per non interferire con ciò che ancora non sanno, in questa dinamica dovresti vedere i bambini. Vale sempre che per arrivare dove non sai devi passare per dove non conosci, come i bambini appunto. Indipendentemente dalla massa delle nozioni acquisite, il nostro essere resta immutato, cambia la nostra psiche, mente, amicizie ecc. ma non cambia il nostro essere. Percepire l’ essere che non muta mai in noi,… Leggi tutto »

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JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rnamessaggero
14 Novembre 2021 19:30

Noi conosciamo grazie alle categorie mentali divenute nell’interazione filogenetica della vita con l’ambiente. Dopo di che «“Sapere di non sapere”…è la sola forma d’ipotetico sapere compatibile con l’uomo.»
Dire di restare bambini non significa dire che bisogna continuare a bere il latte dal biberon, ma mantenere la curiosità dei bambini per apprendere con le capacità e l’esperienza degli adulti.
Che il nostro essere resti immutato è un tuo punto di s-vista, mentre per me l’essere non esiste che non sia lo stato ultimo, ma non finale, del nostro o del cosmo divenire esistente. E nessuna forma di sapere umano sarebbe stata possibile se l’esterno (la sola cosa che noi vediamo) non riflettesse l’interno delle cose.

Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
15 Novembre 2021 19:33

Ti ho dedicato tempo ma il tuo essere è rimasto immutato, sei la prova di quanto ho detto. Certo ora sappiamo che l’ esterno riflette l’ interno grazie alla “interazione filogenetica della vita con l’ambiente”, ma prima che questa interazione producesse un risultato valutabile da un filosofo qualsiasi, del nostro “essere” che ne dice la filosofia ? L’ essere è potenziale informe, tutte le forme che ne derivano non sono essere ma solo categorie che tu, a mio parere, confondi con l’ essere. Al cogito ergo sum, preferisco sum ergo cogito. È la sum che fa il totale.

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rnamessaggero
15 Novembre 2021 20:05

Grazie del tempo.
Anche tu sei la prova di quanto ho scritto, dato conosciamo solo un’ipotesi verosimile della raltà, è il tuo punto di s-vista contro il mio che non cambio dato non mi hai dato nessuna ragione valida per farlo.

Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
15 Novembre 2021 20:10

Continui a confermare quanto sostengo, nessuno può cambiarti, sei e basta. Ora però hai un problema logico da risolvere.

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rnamessaggero
15 Novembre 2021 20:32

Dato un’ipotesi verosimile sulla realtà è tutto quanto l’uomo possa conoscere di se e/o delle cose, arrivati al dunque non è più questione di sistema ma di natura che genera quel sistema.
Detto in altri termini vuol dire che sei di una natura statica e, dato simile conosce simile, vedi solo il lato statico del reale.

Bertozzi
Bertozzi(@bertozzi)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rnamessaggero
14 Novembre 2021 18:27

Quello che definisce i no vax ‘ottusi e disonesti’, o ‘bamboccioni senza cervello’? sei stato anche gentile. Però che cattive compagnie oh… 😉

Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
Risposta al commento di  Bertozzi
14 Novembre 2021 19:29

Cattive compagnie, quelli con la fede nel pensiero unico sono la maggioranza, tanto li trovo ovunque.

Eugiorso
Eugiorso(@eugiorso)
Utente CDC
14 Novembre 2021 11:01

Non essendo un filosofo, ma soltanto uno che ha conoscenze e interessi in campo filosofico, mi concentro sulla parte finale dell’articolo/ saggio breve: “ciò che oggi può sembrare definitivo, in realtà non lo sarà mai. La fine della storia ci sarà solo con l’estinzione dell’essere umano e del suo pensare. Anche la dittatura della tecnica moderna capitalistica, che è la più pervasiva di tutti i tempi in ogni suo aspetto, è destinata ad essere tolta.” Le conclusioni mi ricordano i discorsi che facevo, anni fa, con il Filosofo Costanzo Preve e di certo questo modo storico di produzione che ci imprigiona e sembra un lungo tunnel senza un’uscita verso la luce (quanto il suo riflesso politico chiamato democrazia) non può essere eterno, ma potrà soltanto mutare o crollare, in questo ultimo caso sostituito da qualcosa di veramente nuovo. Il modo storico di produzione sociale che conosciamo come capitalismo produttivo e che ha caratterizzato gli ultimi due secoli dello scorso millennio è infatti mutato nell’attuale, che io chiamo “neocapitalismo finanziario del terzo millennio”, con la pretesa di “eternità” segnando la fine della storia. Non sarà certo così, se non altro perché ogni “impero” ama pensarsi eterno e definitivo, come se fosse… Leggi tutto »

JA
JA(@ja)
Utente CDC
14 Novembre 2021 11:23

«…e pensando al suo pensiero…» il cane prese un giorno ad inseguire la sua coda.
Per restare nella realtà e non nel circolo vizioso dell’idealismo che, come la notte fiso-nomica, tutte le vacche fa eguali, con la fisica moderna (la meccanica quantistica) si è passati da una logica aristotelica del ‘principio di non contraddizione’ e del ‘terzo escluso’, ad una eraclitea (meta-dialettica) che invece lo include; potendo un quanto essere e non essere contemporaneamente due rappresentazioni opposte di una stessa realtà: particella ed onda.
«Il mare è l’acqua più pura e impura: per i pesci essa è potabile e conserva loro la vita, per gli uomini essa è imbevibile ed esiziale» Eraclito d’Efeso

Armin
Armin(@armin)
Utente CDC
14 Novembre 2021 11:49

IL pensiero occidentale deve sviluppare la Filosofia pratica.

1) Un anno fa il premio Nobel per la pace, Ahmed, presidente etiope attaccava la regione a nord del paese, il TIgray.
(PREMIO NOBEL PER LA PACE, LO DàNNO AI MONDIALISTI, cioè ai banditi).
Sembrava avesse vinto. Ha ucciso e massacrato molti innocenti. Invece, ora, i guerriglieri del Tigray, assieme
ad altre 8 etnie, scontenti tutti della politica mondialista di Ahmed (vuole eliminare le differenze razziali e culturali, come le “élite” occidentali idiote).
Invece i guerrieri del Tigray si sono ripresi e scatenati, ed assieme, a altre 8 etnie stanno avanzando clamorosamente verso Addis Abeba!!!!!!!!!!!!!!!!
Stanno vincendo! Sono scesi di centinaia di km dal nord e adesso sono a 300 km da Addis Abeba!
Il mondialista ha perso la testa, chiede il sacrificio della popolazione……(la sua stessa etnia lo odia)!(mi ricorda un certo mario draghi).
Credo che il suo destino sia segnato.

2) Nella penisola arabica, l’arabia saudita, mondialista e amica di Renzi, continua a soffrire morti e feriti a profusione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
causati dagli attacchi missilistici e dai droni Yemeniti, oltreché dai combattimenti al suolo sanguinosi (per i sauditi)..
Il mondialismo, sta andando in rovina. Grazie di morire!

ignorans
ignorans(@ottavino)
Utente CDC
14 Novembre 2021 11:56

La filosofia occidentale parla dell’essere ma non lo descrive, non ne indica l’origine quindi rimane sconosciuto. Evidente ma sconosciuto

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  ignorans
14 Novembre 2021 12:12

Perchè in realtà ciò che chiamiamo essere non è un’entità in se stessa, ma la nostra categoria mentale dello stato compiuto che ci fa capire quando qualcosa ha raggiunto la sua entelechia aristotelica: per esempio il bambino che non è ancora uomo.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 13:32

L’essere é universale ed é l’universo stesso.

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
14 Novembre 2021 14:37

In parte, ma d’altra parte diviene perchè non è ancora entelechia in atto.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 14:58

Si, penso che tu abbia le idee abbastanza chiare sull’argomento.
A mio parere tutto ció che “é” rientra nel concetto di entelechia.
L’universo intero é in divenire. E noi ne facciamo parte.
Io mi considero un atto in (di) questo universo, non un attore.

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
14 Novembre 2021 15:16

Idee non solo frutto di lettura per “calibrare” il punto di s-vista, ma poi della decennale fisionomia estetica della realtà per ricavarne l’immanente legge del divenire come più grossolanamente fa la scienza moderna, a cui però manca una meta-fisica come invece aveva la scienza antica per indirizzare il futuro dell’Occidente.

Armin
Armin(@armin)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 17:08

Hai fatto centro! L’occidente è svuotato, senza Valori e senza IL MITO. Sai, i mercanti che sono al potere sono fessacchiotti.
Il tempo ce lo fanno credere lineare, monofunzionale ed invece ……………………….. il sovrumano FWN
ha specificato …………………………………….
Ciao.

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Armin
14 Novembre 2021 17:21

Più che mercanti una volta li chiamavano pidocchi rifatti a cui Aristotele non dava nemmeno il diritto di voto perchè operatori di mestieri senza virtù.

danone
danone(@danone)
Utente CDC
Risposta al commento di  ignorans
14 Novembre 2021 19:34

Non parla nemmeno dell’essere, parla solo di quelli che hanno parlato in precedenza dell’essere.
Se ogni tanto parlasse riguardo l’essere, credimi che in qualche descrizione si avventurerebbe, per iniziare a parlare di qualcosa.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
14 Novembre 2021 13:17

E’ grazie alla sua marcata identitá che la profusa, immensa e sopravvalutata filosofia d’oltr’Alpe, arriva ad enunciare bestialitá tipo: Gli animali non pensano. Ma poi ce ne sono molte altre. Studiare il pensiero é diletto di molti, ma prima o poi si scontrano con quello che chiamano io, io profondo, ego, coscienza, essere essente, spirito, e vari altri stravaganti nomi ed attributi. Qui l’occidentale si perde, e ci confonde con ragionamenti tortuosi. L’intelletto non serve, non basta, per carpire la coscienza. Poi, riguardo l’identitá come l’intendiamo noi, meglio perderla che trovarla….nel senso che, se proprio ci tenete ad identificarvi con qualcosa, questo qualcosa dovrebbe essere il cosmo, l’universo, altrimenti andrebbe abbandonata, giacché “identitá” non esiste, é un concetto. Quanto piú riduciamo la vastitá della nostra identitá, quanto piú arriveranno enunciati dei “mammasantissima famosi filosofi” che ci illuminano con: “gli animali non pensano”. La formidabile memoria dell’uomo, insieme alla sua altrettanto formidabile immaginazione, ci differenzia dagli altri animali. Anche se solo noi siamo capaci di soffrire ancora per eventi del passato. Solamente perché li ricordiamo. E solo noi siamo capaci di angosciarci per un futuro che ancora non é. Solamente perché lo immaginiamo. In pratica siamo capaci di usare la memoria… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 23 giorni fa effettuato da Fedeledellacroce
JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
14 Novembre 2021 14:49

Sentirsi il tutto ti renderebbe il tutto stesso mentre in realtà siamo solo una parte del tutto come tutto ciò e grazie a cui il tutto esiste.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 15:05

Io mi sento io, unico e momentaneo, passeggero, mortale, piccolo, un niente.
Ma la mia identitá é molto piú grande del mio essere.

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
14 Novembre 2021 15:20

Per me siamo più come la tessera di un mosaico ma non il mosaico che però contribuiamo a far esistere: Uno tutto e di tutto parte

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 15:36

Differiscono le nostre parole (vacue)
Ma sono in piena sintonia con quanto dici (risonanza)

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
14 Novembre 2021 15:54

“Risonanza”, parola fondamentale per la nostra conoscenza. Ecco un mio aforisma sull’argomento. Non è per supponenza ma essendo brevi presuppongono già una conoscenza generale, se no non sarebbero aforismi ma saggi perdendo in stile e musicalità interna:
Estetica trascendentale. Sostanza è l’interpretazione che noi diamo alla realtà attraverso l’attuazione d’un suo stesso modo d’essere: la nostra essenza. Essenza che più o meno individuando l’atto cosmico stesso, determina una diversa capacità fisionomica nella risonanza della legge cosmica.”

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
14 Novembre 2021 16:00

E vabbé, oh!
Mo’ m’hai rovinato la giornata.
Per assimilare e digerire questa chicca dovró spremermi assiduamente le meningi qualche giorno.
:)) 😀

VincenzoS1955
VincenzoS1955(@vincenzos1955)
Utente CDC
14 Novembre 2021 14:20

L’origine di tutti i guai che imperversano per il mondo è il pensare. Meno pensa e meno guai fa l’uomo.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  VincenzoS1955
14 Novembre 2021 14:27

Si, peró…..
E’ l’intento, il proposito all’origine del pensiero che deve essere plasmato in qualcosa di inclusivo, per portare gioia, a noi e chi ci circonda, senza calpestare il mondo.
Altrimenti, come dici tu, le azioni che seguiranno il pensiero, potranno generare solamente guai.

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sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
14 Novembre 2021 15:15

La grande illusione : pensare di essere NOI che pensiamo.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  sbregaverse
14 Novembre 2021 15:45

Hahaha! Hai ragione.
Noi siamo pensiero!
Prova tu a non pensare, se ci riesci. A spegnere quella scimmietta che non sta ferma un attimo.
Ma vedi, con un piccolo sforzo possiamo, per esempio, far scivolare pensieri negativi e soffermarci su quelli positivi.
I nostri pensieri sono il risultato delle nostre emozioni. E le nostre emozioni, almeno quelle, dovrebbero essere sotto il nostro controllo. Nascono da un processo interiore. Sono nostre!
E sono queste che bisogna controllare e nutrire con gioia ed amore. E solo noi possiamo farlo.
E tutto aggratis, come piace a noi.

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sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
14 Novembre 2021 19:27

Quasi quasi ci sei,ma per AGAPE non bisogna esserci nemmeno un po’.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  sbregaverse
14 Novembre 2021 20:39

Ma dai, no che non ci sono!

oriundo2006
oriundo2006(@oriundo2006)
Utente CDC
Risposta al commento di  sbregaverse
15 Novembre 2021 16:23

Giusto: è il Pensiero he pensa sè sesso. Poi qualche cabalista ha scoperto come inserisi in questo flusso di pensieri e li comanda a bacchetta. Noi e loro, indubbiamente…

uparishutrachoal
uparishutrachoal(@uparishutrachoal)
Utente CDC
14 Novembre 2021 15:30

Il pensiero è valido solo se è strumento per tacitare la mente..altrimenti è una masturbazione senza neppure l’orgasmo. Titillare le parole fino allo sfinimento è pratica giovanile, e avendone fin troppo abusato ne riconosco solo il merito di avermi fatto stufare, e cercare pratiche mentali più soddisfacenti al fine di ‘stare meglio’..che tanto, come dice l’adagio, non si cava un ragno dal buco..e la filosofia del linguaggio non ci rende più sereni. Naturalmente sono contrario all’analisi filosofica ma non alla sintesi.. La prima è sviscerare le parole fino a perderne il senso, mentre la seconda è l’Intuizione di realtà indubitabili a cui il pensiero rende omaggio offrendo il suo aiuto per quello che può..che poi è solo l’aiuto a smettere di pensare in termini sezionatori. ‘Io sono’..è verità. Che poi l’io sia diverso dall’essere, è già speculazione che può prendere la strada filosofica, conducendoci all’abisso della frantumazione psichica.. Rimanere all’‘io sono’ è ampiamente sufficiente per capire cosa va storto dentro di noi e cercare di correggerlo., e solo in questo caso il pensiero ha un senso al servizio del reale.. Va da sé che, mentre il pensiero rafforza l’io fino a frantumarlo, l’incamminarsi verso l’essere ha significato opposto; e più… Leggi tutto »

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  uparishutrachoal
14 Novembre 2021 19:33

UPA sei perfetto così come sei non c’è niente da correggere.
Te lo dice un mona che sa di essere mona , meglio di qualunque altro che ritenga di sapere quanto,MONA, io sia.

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uparishutrachoal
uparishutrachoal(@uparishutrachoal)
Utente CDC
Risposta al commento di  sbregaverse
14 Novembre 2021 21:08

C’è da correggere tutto ciò che impedisce di essere quello che siamo..

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  uparishutrachoal
14 Novembre 2021 21:25

Beh sì,messa così sì, all’impersonale sì:
ma NOI non possiamo correggere una beneamata mazza!

LuxIgnis
LuxIgnis(@luxignis)
Utente CDC
14 Novembre 2021 15:36

Mi affascinava la filosofia quando ero ragazzo, tanto è che sono stato iscritto a filosofia all’università. Poi ho lasciata per vari motivi. Più in là nella vita ho capito che la maggior parte delle filosofie sono solo pipponi mentali che non hanno senso della realtà. Perché in verità non osservano incondizionatamente ma proiettano le convinzioni di una mente ordinaria che è poco più di un elaboratore elettronico. Un bio computer, programmato per lo più da influenze esterne, ed in molte persone direi la totalità. Burattini programmati. La mente va benissimo per sbucciare una mela molto meno bene per capire che cos’è una mela. E la mente è un’abilissima creatrice di menzogne elaboratissime e (quasi) convincenti. La maggior parte delle filosofie sbuccia mele ed alimenta l’ego di cui la mente è il costituente principale. Quindi un animale non pensa secondo alcuni perché semplicemente noi proiettiamo il nostro modo di pensare verso l’animale, ma non l’osserviamo od ascoltiamo profondamente scevri da pregiudizi. Ma gli animali pensano, sentono, vogliono, anche le piante lo fanno e probabilmente ogni particella lo fa. E’ solo che sono lontani dalla nostra capacità percettiva e quindi proiettiamo la nostra presunta superiorità non sapendo che altro fare. Perché per… Leggi tutto »

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  LuxIgnis
14 Novembre 2021 16:23

Anche qui concordo, grande risonanza.
Pare che il termine Tao viene da una parola indiana “Djan” che é un tipo di meditazione. Man mano che questa tecnicha, buddista, si propagava ad oriente, il nome subí modifiche, tipo Djen da cui “Zen”, e poi ancora in Dao, all’origine del termine Tao.
Djan, insieme ad altre tecniche ed esplorazioni mistiche, si originó sulle montagne dell’Himalaya, probabilmente 15.000 anni fa.

Ultimo aggiornamento 23 giorni fa effettuato da Fedeledellacroce
LuxIgnis
LuxIgnis(@luxignis)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
14 Novembre 2021 19:30

Non so se sia così. Dao in lingua cinese, tuttora adesso, vuol dire semplicemente via nelle stesse modalità che usiamo in italiano. Anche in senso stradale: via pinco pallino = pinco pallino dao.
Può anche significare “parlare” ma è antiquato e non usato ora in questo senso.
Zen invece è giapponese, il corrispettivo cinese è “chan”. Buddismo chan cioè zen.

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  LuxIgnis
14 Novembre 2021 19:48

Fede fa un pochetto di confuc/s/ione hai tu perfetta ratio.
DESCULPAME Lux nel pistolotto, più sopra c’è un poco di cacca raccolta per strada,non tua certo, ma se ne sente l’inelegante aroma.
P.S.Forse era meglio se non chiosavo,ma purtroppo sono un esteta.IL BRUTTO ,per adesso, NON MI PIACE.

Ultimo aggiornamento 23 giorni fa effettuato da sbregaverse
sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  sbregaverse
14 Novembre 2021 20:09

SEMPRE con affetto per entrambi.

halak
halak(@halak)
Utente CDC
15 Novembre 2021 11:00

Parole,parole,parole
parole,parole,parole,
parole soltanto parole, parole tra noi

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  halak
15 Novembre 2021 14:58

Hai perfetta ragione ho seguito maestro che insegnava il silenzio.Ma poi,quando dopo 3/6/9 giorni,usciva dall’ assoluto silenzio,sproloquiava banalità come un fiume in piena umiliando, vieppiù, la goduta assenza del sonoro.

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  sbregaverse
15 Novembre 2021 15:01

In ogni caso il SILENZIO è via e insieme sinonimo di AGAPE.

oriundo2006
oriundo2006(@oriundo2006)
Utente CDC
15 Novembre 2021 16:54

Innanzitutto un grazie a chi ha prodotto l’ articolo e poi lo ha postato. Questo argomento cade a ‘bomba’ come si suo dire: cerchiamo una identità collettiva che sia vera e non ricicciamenti vari ‘more’ politico, teologico o consumistico. Detto questo, il tema è impossibile da chiarire sia qui che in un tractatus logico-politico, impresa oramai desueta, richiedendo un sapere eciclopedico dei temi fondamentali della filosofia occidentali come di quella orientale. Ho però alcuni appunti da proporvi: 1) si asserisce e si contata che il momento fondante è quello per cui ‘’..uno può essere identico solo con se stesso e nient’altro con se stesso..’’: oppure è la coscienza individualizzata che in quel momento si unisce con la coscienza del Tutto ? Dunque l’ individualità potrebbe essere solo il MODO in cui noi esperiamo la Coscienza Universale. Il suo riflesso individuale è illusorio…da qui la confusione tra identità e uguaglianza…quest’ ultima sarebbe la omousia che fonda l’ identità singola, palesandosi solo per un attimo e poi venendo ‘risucchiata’ dal turbine di forze del corpo e dalla follia egoica. L’ unione del corpo con questa identità superna è l’ Incarnazione che pertiene a tutti gli uomini ( e sicuramente non solo ).… Leggi tutto »

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