Legati nello spirito? Un viaggio alle origini della filosofia cinese e greca

La Cina sta vivendo una graduale rinascita degli studi antichisti dopo i decenni di iconoclastia rivoluzionaria che ha segnato lo scorso secolo. Di pari passo proseguono gli studi comparatisti e le traduzioni delle più grandi culture alle origini della civiltà.

Di Matteo Parigi per China Today

«Se hai un progetto annuale, pianta del grano;
se hai un progetto di dieci anni, pianta degli alberi;
se hai un progetto di cento anni, cura uomini di talento»

– Maestro Guan

Gli antichi greci l’avrebbero chiamata Paideia (παιδεία): l’educazione fondamentale del Greco, dell’uomo “bello e buono” (καλός κἀγαθός), tutto teso a levigarsi, fortificare mente e corpo; mens sana in corpore sano avrebbero poi ripreso i romani. Vetusto e luminoso è infatti il retaggio lasciato da quella terra mediterranea che è considerata la culla della civiltà occidentale. Universale forse sarebbe, se Alessandro Magno avesse oltrepassato le terre della Tauride e della Colchide, ma fu solo a quel punto che «pianse perché non v’era nient’altro da conquistare». Apogeo dell’Ellenismo, geopoliticamente parlando, mentre già ben avviata era invece quella cultura sapienziale, che dalla poesia omerica alla filosofia aristotelica, trasfigurava il pensiero umano nell’Olimpo della civiltà.

Invece al di là dell’Oceano Indiano, oltre le steppe calpestate dai “Barbari”, l’altra grande civiltà umana stava vivendo l’Interessante Epoca degli Stati combattenti. Il clan dei Qin (秦朝) proseguiva gradualmente verso la vittoria decisiva per le sorti del controllo della Cina. Dal 221 a.c. infatti si inizia a parlare a Roma di Serica in riferimento al Regno dei produttori di seta. Tessile prelibato per gli europei, alla cui famosa Via di collegamento tra le due terre di mezzo (Medi-terraneo e Zhong Guo) diede il nome, suggellando altresì il vincolo commerciale che da sempre ha unito le estremità del continente eurasiatico.

Ma se ogni vincolo tiene unite istanze divergenti, ivi è tra europei e cinesi un legame di mutuo fascino e reciproca stima, nonché ispirazione e imitazione. Un’edizione attuale di questo legame è il seminario sulle somiglianze e le differenze delle civiltà cinese e greca, che ha avuto luogo il giorno di Capodanno 2022 presso l’Università Renmin di Pechino a seguito dei giochi olimpici invernali. Ai tempi di Socrate , lo sport serviva ad interrompere (seppur temporaneamente) le guerre. E ancora oggi è uno dei più importanti motori di scambio culturale pacifico. Con la rinascita dell’archeologia cinese, c’è motivo di credere che l’interesse per il mondo classico porterà ai cinesi ad una rinnovata Querelle des anciens et moderne. Nell’Europa del diciannovesimo secolo l’archeologia riportò alla luce i resti dei templi greci e delle pietre di Rosetta. Ora stiamo assistendo a nuovi sforzi accademici per fare un serio confronto tra le antiche civiltà. Ciò è particolarmente importante ai giorni nostri, in cui lo scontro di civiltà viene ripetutamente adoperato come modello di interpretazione.

DALL’UOVO D’ORO ALLA CITTÀ PERFETTA

L’origine di ogni grande cultura nasce attraverso un mito palingenetico universale. In principio tutto era Caos, un magma indefinito e senza forma, racconta Esiodo nella sua Teogonia. Era ciò che in seguito Orfeo chiamò “l’Uovo d’oro del mondo”. Mitema a cui altre tradizioni mitologiche attingono, tra cui i Bramini indiani per fare un esempio. Veri patriarchi del mitema, come attestano le più vetuste fonti storiche, furono i cinesi che vissero almeno mille anni prima rispetto agli eventi narrati nell’Iliade di Omero (circa 1280 a.c.).

Il mondo, che per le prime tribù stanziate tra il Huang He (⿈河) e lo Yang- tze-Kiang (扬⼦江) coincideva con l’universo, sarebbe stato generato da un uovo al cui interno albergava il primo essere, Pan Ku ( 盤 古 ): un gigante dotato, come gli Dei dell’Olimpo, di affezioni umane; tanto che le lacrime versate per la tristezza – narra la leggenda – formarono il fiume Giallo e il fiume Azzurro.

Le catastrofiche inondazioni del Fiume Giallo divennero il nodo gordiano dell’epoca pr i cinesi. I disastri naturali limitavano il progresso politico e scientifico. Il primo capace di fronteggiare questi disastri, fu Yu (禹) che salì per questo motivo al trono. Il controllo sull’elemento dell’acqua ha permesso a Yu di governare iure imperii. A partire da Yu, la cultura cinese si afferma come la pioniera della connessione organica e nell’applicazione delle conoscenze geografiche, dei presupposti scientifici-geometrici e dell’organizzazione politica. tanto che fu il Grande Yu il fondatore della prima dinastia cinese, scelto al posto del legittimo erede al trono dal momento in cui l’imperatore Shun lo scelse al posto del legittimo erede al trono. Il nuovo regno, stabilita la capitale al centro (Anyi), si venne a formare con le originarie nove province ( 九 州 ) lungo un perimetro a circonferenze progressive, secondo una isonomia geometrica ante litteram rispetto alle civiltà delle architetture razionali occidentali.

Quindici secoli più tardi l’Atene di Clistene diede forma politica e architettonica alla teoria: l’Agorà (ἀγορά), l’assemblea suprema, dove ogni cittadino si spogliava delle disuguaglianze e gerarchie sociali, per ritrovarvi le libertà politiche in stato di uguaglianza di fronte alla legge (Νόμος) e a i propri simili (maschi abbienti, liberi e nobili); tale uguaglianza si rispecchiava nella isonomia dell’urbanistica, sviluppata in circonferenze aventi per centro l’Agorà: luogo del dialogo tra uguali, dell’informazione.

Sebbene il percorso fosse piano, l’ateniese doveva compiere una “salita” che lo proiettasse nel regno della libertà politica, in opposizione al regno delle necessità economiche e delle appartenenze di ceto immanenti ai rapporti sociali. L’isonomia di Clistene – ripresa con rimpianto da Platone quando descrive la città ideale – ebbe breve durata, per poi essere rimpiazzata dalle riforme architettonico-urbanistiche di Ippodamo di Mileto e da quelle politiche di Pericle.

IL CONFRONTO FILOSOFICO E IL PREGIUDIZIO METAFISICO

Tornando ad un esame più filosofico, da sempre gli addetti al mestiere hanno tentato di rintracciare qualsivoglia origine, influenza o riferimento tra le civiltà greca ed asiatica. Entrambe hanno sviluppato idee, concetti o filosofie di vita peculiari e inimitate, se non inimitabili. E’ ormai ben assodato infatti – in opposizione a gran parte della letteratura degli orientalisti su una presunta origine orientale o asiatica – quanto la filosofia greca fosse unica e rivoluzionaria per il mondo. A motivo del “miracolo greco” vengono infatti evocate diverse variabili, ma vi sono tre elementi che più di tutti definiscono l’originalità dei greci: lo statuto di “scienza” della filosofia, il suo carattere contemplativo-disinteressato e la superiorità gerarchica di essa rispetto a tutte le altre scienze (delle quali la filosofia è madre).

Tuttavia va rilevato, soprattutto alla luce delle nuove riflessioni, che vi sono anche pregiudizi nei confronti del pensiero filosofico cinese, se non propriamente incomprensibilità nei confronti dei testi e di una cultura tuttora in fase di definizione. François Jullien, per cominciare, afferma che la principale differenza filosofica strutturale tra le due civiltà consista nella scoperta e nella presenza o meno di pensiero metafisico: se i greci, in particolare Parmenide, Platone e Aristotele, poterono esser capaci di speculazioni “oltre la fisica”, i cinesi – sempre secondo Jullien – mancarono quel passaggio dal lògos (λόγος) naturalistico alla noesis (νόησις).

Secoli in anticipo il leggendario Fu Xi (伏羲) espresse in semplici trigrammi ciò che in seguito saranno gli elementi dell’Yijing ( 易 經 il Libro dei Mutamenti): una perfetta teoria della corrispondenza tra enti o processi fenomenologici e Idee/Forme irriducibili, nonché sovrasensibili, rappresentate ciascuna da un trigramma: tre linee intere e/o spezzate. Se infatti parliamo di Metafisica a partire dagli scritti “dopo la fisica” di Aristotele (μετά τα Φυσικά), o dalla “seconda navigazione” (G.Reale) operata da Platone, è da almeno un millennio in anticipo che nell’Yijing si rivela quella Forma (εἶδος) e sottofondo strutturale dell’Essere o della Sostanza (οὐσία); «L’Essere – insiste lo stesso Aristotele – ha molteplici significati».

Se le origini della spiegazione cosmologica dell’universo, naturalistica del mondo e storica dell’uomo risultavano ancora mitologiche, a partire dall’Yijing emerge in Cina un nuovo modo di pensare il Totale della realtà, la totalità dell’Essere. Per i cinesi infatti l’idea del Dao è il supremo ordine, da cui tutto dipende e a cui tutto è finalizzato. Una linea retta pura (陽 Yang) e un’altra spezzata ( 陰 Yin): principio maschile-positivo il primo, femminile-negativo il secondo. Ivi risiede il sottofondo metafisico di idee eterne e immutabili nella loro essenza, cause e Forme del divenire inerente al mondo sensibile. L’alternarsi di questi due principi deriva dall’Unità, il Dao. “Dao (道) ” è anche tradotto non a caso come “Bene”; quest’ultimo – spiega Bertuccioli – si manifesta, si ipostatizza sotto la veste della Bontà al benevolo, Saggezza agli occhi del saggio. Il Dao inoltre esisteva prima del nulla e prima che dal nulla nascessero le cose. Il Daodejing ( 道 德 經 ) di Laozi (⽼⼦), la grande “Scrittura” cinese insieme a Confucio e all’Yijing, lo descrive con chiarezza:

«V’è qualcosa di informe
che esisteva prima del Cielo e della Terra.
Silenzioso, immateriale, indipendente, invariabile,
esso tutto pervade senza posa.
Lo si può considerare la Madre del Creato.
Io non conosco il suo nome. Lo chiamerò Dao»

Il Dao è immutabile – prosegue Bertuccioli – non può essere descritto con
parole:

«Il Dao che può essere descritto non è il Dao immutabile.
Il nome che può essere definito non è il nome immutabile.
Non-essere è il nome di ciò che originò il Cielo e la Terra.
Essere è il nome della madre di tutte le cose»

Esso è causa di tutto e fine di sé stesso:

«Il Re si regola sulla Terra,
la Terra si regola sul Cielo,
il Cielo si regola sul Dao
e il Dao si regola su se stesso»

Nella lingua greca antica tali descrizioni sono riferite all’Uno divinizzato da Platone, o dal motore immobile aristotelico da cui tutto dipende e del quale è causa. L’Uno è per Platone e al di sopra dell’Essere (henologia) così come per Laozi il Dao immutabile esisteva “prima del cielo e della terra”, mentre per Aristotele esso coincide con l’Essere (ontologia).
Ma i riferimenti non riguardano soltanto i due sommi greci sopracitati. L’armonia dello Yin con lo Yang ricorda a tratti quella dell’efesino Eraclito: questi infatti riteneva che «tutto scorre» (πάντα ῥεῖ), cioè che la realtà è continuo Divenire a causa di un incessante scontro (Πόλεμος) tra opposti, per cui niente è mai medesimo a se stesso: «A chi discende nello stesso fiume sopraggiungono acque sempre nuove».

Sulla scia della dottrina dello Yinyang, il filosofo cinese Zou Yan ( 鄒 衍 ) teorizza i c.d. Wuxing (五⾏), cioè Cinque elementi: fuoco, metallo, acqua, legno, terra. Il riferimento in questo caso va ai presocratici naturalisti, per i quali il principio di tutte le cose (ἀρχή) risiede nell’acqua (Talete), nell’infinito di Anassimandro, l’aria di Anassimene, il fuoco secondo Eraclito. Ma il pensiero di Zou Yan ricorda anche, con le dovute differenze, quello di Empedocle di Agrigento, il quale affermò che l’origine di tutte le cose consiste nell’unione ad opera dell’Amicizia, e nella separazione causata dalla Discordia, dei quattro elementi originari (terra, aria, fuoco acqua).

E che dire del Qi ( 氣 )? Per la filosofia cinese, ma soprattutto nell’ambito della medicina tradizionale, è il respiro vitale, l’energia insita in ogni essere; è ciò che anima, dà la vita. Nell’uomo può assumere diverse forme. Si tratta chiaramente di quello spirito vitale al quale i greci hanno dato il nome di Pneuma (πνεῦμα).

Dalla dinastia Zhou alle dinastie Song e Ming, un gran numero di scuole di pensiero crebbero in Cina. Secondo lo storico Ban Gu, nel Regno di Mezzo fiorirono otto scuole di pensiero, le più importanti delle quali sono il confucianesimo e il taoismo (daoismo). Confucio spostò l’interesse cinese su questioni politiche e sociali, mentre relegò la metafisica e gli studi teologici in secondo ordine, seppur mai tralasciati completamente.

Anche in filosofia politica e antropologica vi sono tra Cina e civiltà occidentale differenze interessanti e similitudini. Innanzitutto i cinesi, invece di preoccuparsi su quale sia la migliore forma di governo (se la monarchia, aristocrazia, repubblica, ecc.), presero in considerazione esclusivamente le riflessioni sulle responsabilità morali dei governanti, sull’etica individuale dell’Imperatore.

Il governante o il dotto al suo servizio veniva scelto e qindi valutato in base al grado di virtù e saggezza; esso era sottoposto al costante giudizio del Cielo, secondo la teoria del Mandato Celeste (天命). Sia i cinesi che i greci ritenevano di primaria importanza la virtu (ἀρετή) della classe dirigente. Il tema della virtù fu ampiamente sviluppato da Socrate e in generale nei dialoghi platonici, in stretta connessione con la scoperta greca dell’anima (ψυχή), splendidamente metaforizzata nel mito dell’auriga e il carro alato, oltretutto “ripreso” da Yang Xiong (揚雄): «Il carattere è come un cavallo che conduce al bene o al male».

Tuttavia, se in Cina le politiche educative rimasero indirizzate esclusivamente alla classe burocratica e nobile, la Paideia greca doveva invece formare il Greco in quanto tale; l’Uomo in quanto essere differenziato dagli animali: la Paideia (παιδεία) comprendeva infatti quelle arti considerate proprie dell’essere umano, il cui scopo fosse lavorare ai fini della sua massima realizzazione. Ne consegue pertanto, da una parte, lo stretto legame con la filosofia; dall’altra la considerazione che l’uomo è un “animale politico” (πολιτικὸν ζῷον).

Il greco è tenuto a “divenire uomo”: significa che la natura umana è uno scopo da raggiungere, una idea o forma ideale. Talvolta tale natura finale è, come rappresentato nel mito di Glauco, un ritorno alle origini, dimenticate e rese irricononcibili all’uomo del presente. Lo stesso Platone utilizza il termine “reminiscenza o anamnesi” (ἀνάμνησις); Mengzi ( 孟 ⼦ ) conferma l’intuizione platonica quando scrive che «Lo scopo dell’apprendere non è altro che la ricerca del cuore che si è smarrito.» In tutto ciò sta il segreto dell’educazione secondo le due grandi civiltà.

CONCLUSIONE APERTA

Non è possibile esauire la totalità dei rimandi tra i due giganti della civilizzazione mondiale. Rimane tuttavia – si spera – l’intento di aguzzare l’interesse delle nuove generazioni nei confronti di una ricerca comparativa su due delle più grandi civiltà mai apparse. Inoltre andrebbe a vantaggio di una maggiore chiarezza rispetto alle effettive responsabilità su scoperte, concetti, elementi culturali e retaggio storico inerenti il mondo nel suo complesso. Orologio, bussola, carta, telescopio e tante altre scoperte del quale l’Europa ha beneficiato sono opere della più antica civiltà finora conosciuta.

Dall’altra parte è innegabile l’immenso salto qualitativo verso gli apogei del pensiero umano avvenuto in Grecia; e, a maggior ragione, è troppo mastodontico tentare di riassumerne il nocciolo duro. Per lo meno sono stati suggeriti, appena accennati, pochi spunti su ciò che dal gigante Pan Ku a Platone corrisponde a intuizioni comuni, universali. In opposizione ad una certa retorica che, innestandosi nel dibattito su Europa e Cina, continua a sostenere una contrapposizione tra civilità destinate per necessità irrimediabile a scontrarsi.

Di Matteo Parigi per China Today
26/06/2023

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