Il pensiero metafisico

Il pensiero metafisico

Di Matteo Parigi per ComeDonChisciotte


Il ginnasta si muove in quanto utilizza i propri muscoli per compiere una prestazione sportiva; L’automobile viaggia grazie al motore ed altri componenti che provocano il movimento delle ruote; i pianeti girano intorno al sole perché esiste una forza gravitazionale che li fa girare seguendo delle leggi precise, quelle studiate da Keplero.

Cos’hanno in comune questi fatti?
Esiste una scienza che possa scovare un legame tra essi?
In apparenza no. Infatti, del primo esempio se ne occupa l’esperto di scienze motorie; del secondo il meccanico o l’ingegnere; del terzo l’astronomo. Tuttavia, se un animo profondo, magari un filosofo, si chiedesse quali sono quegli elementi che partecipano di tutte quelle situazioni; ebbene questo amante del sapere potrebbe riuscire alla fine della speculazione a cogliere l’elemento unificante il tutto, ossia l’idea di movimento.

La scienza metafisica è, per dare una definizione semplice, la scienza dell’Essere in quanto essere in sé. Motivo per il quale è anche chiamata la filosofia prima. Infatti, gli oggetti di studio di questa disciplina sono esattamente i princìpi, le categorie universali e prime delle cose. L’essenza di principi primi può essere sintetizzata nella seguente formula: gli enti che vengono prima per conoscenza, vengono dopo per natura, mentre gli enti che vengono prima per natura, vengono dopo per conoscenza[1].


[caption id="attachment_171138" align="aligncenter" width="312"] Uomo che studia i pianeti, da Alberto Magno De Natura Rerum[/caption]


La metafisica caratterizza sin dalle sue origini la filosofia occidentale (ma non è assente in certe dottrine orientali). Non solo: ad essa è stato affidato lo statuto di scienza più elevata, in quanto l’unica capace di ricercare il fine ultimo ed assoluto delle cose. E se il fine massimo di ogni cosa è il Bene, vien da sé che «tutte le altre scienze saranno più necessarie di questa, ma nessuna sarà superiore[2]». La caratteristica di scienza superiore è dovuta anche al fatto di essere di per sé “inutile”, nel senso di materialmente improduttiva e intangibile; ma allo stesso tempo essa è inutile ad altro perché fine a se stessa; non subisce il vincolo di servitù nei confronti di un prodotto materiale, tangibile che deve necessariamente produrre, ed in tal senso è indipendente e sufficiente per se stessa:

«Come diciamo uomo libero colui che è fine a sé stesso e non è asservito ad altri, così questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera; essa sola infatti è fine a sé stessa[3]»

Ma qualche scettico potrebbe già voler chiedere: su quali basi scientifiche si fonda la filosofia metafisica? Come facilmente prevedibile, vi sono sempre stati intellettuali diffidenti ed accusatori: da Kant e neokantiani ai c.d. analitici; da Nietzsche fino ai post-moderni e pensatori deboli come Derrida e Vattimo. Anche Heidegger denunciava la caduta ella filosofia occidentale nell’«oblio dell’essere». Tuttavia, bisogna subito notare che la metafisica è sempre stata largamente incompresa. Proprio a sostegno di questa tesi si è pronunciato uno dei sommi interpreti della filosofia antica G.Reale:

«Crediamo che il termine “metafisica” sia in assoluto il termine filosofico più frainteso e malinteso, E le numerose polemiche contro la metafisica nella filosofia moderna e contemporanea partono per lo più da una presupposta interpretazione del termine in senso negativo, che si spinge al di là di ogni limite, ossia fino all’identificazione di essa con il non-scientifico[4]»

Lo stesso Heidegger deve precisare che:

«Facendo notare la svalutazione della parola “metafisica” non siamo entrati nel merito del suo significato vero e proprio […] Le parole sono spesso, nella storia, più potenti delle cose e delle azioni. Il fatto che noi in fondo sappiamo ancora ben poco sulla potenza della parola “metafisica” e sulla storia dello spiegamento della sua potenza consente di riconoscere quanto povero ed esteriore sia rimasto il nostro sapere della storia della filosofia, quanto poco noi siamo attrezzati per un confronto con essa[5]»

Per poi ammettere che:

«Metafisica è pertanto il titolo per indicare la filosofia vera e propria e riguarda quindi di volta in volta il pensiero fondamentale di una filosofia[6]»

Pertanto, tornando alla domanda su quali principi scientifici si fondi la metafisica (e quindi, la filosofia in generale), la validità è garantita dal principio più razionale e certo di tutti: il principio di non-contraddizione. È infatti grazie a questo principio che le cose sono ciò che sono e non possono non essere (nello stesso momento e secondo il medesimo rispetto[7]). Se ad A è attribuito il predicato «Socrate è uomo», è impossibile che insieme sia A e nonA, senza che i due termini cadano in contraddizione annullandosi a vicenda.

[caption id="attachment_171126" align="aligncenter" width="265"] Tavole di verità del principio di non contraddizione[/caption]

Appartiene in questo senso alla metafisica lo studio dei contrari e di tutte le categorie di cui l’essere partecipa. Per intenderci, il concetto «contrari» identifica quegli enti e quelle qualità che maggiormente si dicono opposti, insieme ai contradditori; la contrarietà si predica di quelle proprietà che non si possono trovare insieme nello stesso soggetto; si differenziano per genere rispetto al «diverso», perché i contrari tra loro hanno differenza massima; inoltre gli enti si dicono contrari a seconda del rapporto che instaurano con la contrarietà: perché la posseggono, possono produrla, riceverla, la subiscono ecc.

Il principio di non contraddizione, quindi, garantisce in ultima istanza la scientificità di questa facoltà del pensiero. Ma lo è anche e soprattutto nella misura in cui si dimostra immune allo stesso tentativo di confutazione. Infatti, proprio nel momento in cui si debba spiegare la sua inconsistenza o falsità, si sta esattamente ricorrendo ad esso: lo stesso discorso, lo stesso pensiero razionale lo sta confutando lo sta adoperando, quindi lo conferma; sta intrattenendo un discorso (logos) necessariamente logico, non contradditorio; se infatti non pensasse/comunicasse in tal modo, non penserebbe/direbbe niente; non si pensa nulla se non si pensa una cosa determinata[8].


Già a questo punto la questione potrebbe “stare in piedi”, come direbbe Socrate. Ma concediamo anche l’ulteriore obiezione mossa da coloro i quali ritengono che anche questo principio debba avere qualche dimostrazione empirica. In questo caso, la risposta è in parte nella domanda: il principio di contraddizione è autoevidente. Si tratta, per usare un gergo epistemologico, di un assioma, ossia di un principio evidente di per sé, che non ha bisogno di essere dimostrato. Infatti «è impossibile che ci sia dimostrazione di tutto: in tal caso si procederebbe all’infinito, e in questo modo, per conseguenza, non ci sarebbe affatto dimostrazione[9]» Un assioma noto a tutti, per fare un esempio, è quello per cui «ad ogni retta appartengono almeno due punti» e tale enunciato è, come detto sopra, autoevidente.

Prima è stato analizzato il concetto di «contrario», ma questo è solo una delle facoltà dell’Essere. Gli enti infatti possono essere simili, identici, grandi o piccoli, di maggiore o minore qualità, per sé o accidentali ecc. Giova di conseguenza capire preliminarmente cos’è questo Essere di cui si predicano molteplici significati. Le facoltà sopracitate son infatti alcune tra questi significati o parti dell’essere.

Per esempio, dire che «possiedo tre mele» significa tra le altre cose che esiste qualcosa come una quantità che è data dall’«essere tre», di qualcosa che a sua volta è «essere mela»; questa quindi è, in quanto sostanza, oggetto di predicati (qualità, quantità, grande-piccolo ecc.). Quindi l’essere, in questo esempio, ha il significato di quantità, sostanza, possesso, che a sua volta fa parte della categoria di «relazione»; infatti, la relazione in sé ha uno statuto di essere, sebbene a sua volta in molteplici sensi. Uno di questi è la relazione di tipo numerico, ma non in quanto semplicemente appartiene all’ambito dei numeri, bensì perché questi essendo segni del molteplice ed allo stesso tempo misura, stanno in rapporto con l’Unità; riprendendo in questo modo la teoria di Platone[10] è nella misura in cui si può affermare l’Uno, l’Unità assoluta che tutte le cose molteplici possono essere tali. Il rapporto Uno-Molteplice (Uno-Diade per Platone) è in questo senso esso stesso la causa dell’essere di tutte le cose: un ente è tale se e solo se non è anche un’altra cosa (secondo il medesimo rispetto: in termini di quantità non può essere uno e allo stesso tempo due, tre…). La mela è mela e quindi non banana; in tal senso la mela «è» e «non è»; è se stessa e non altro. Similmente il discorso vale per le stesse Idee (Platone) o Forme (Aristotele): queste sono maggiormente «essere» in quanto eterne ed immutabili; gli enti sensibili invece «sono» meno perché soggetti per natura al mutamento ed alla corruzione.


Le categorie non si limitano alla numerologia. Tra i significati dell’Essere vi sono anche la sostanza, la natura, potenza e atto, limite, perfezione; causa, accidente e altre. Non è possibile in questa sede soffermarci completamente su tutte i significati. Ma cos’è questo Essere di cui stiamo parlando ininterrottamente? In realtà è proprio l’oggetto della ricerca in corso. Sicuramente, a questo punto possiamo intanto affermare che di questo Essere non c’è una sola e monolitica definizione. Sul concetto puro in questione vi sono diverse dottrine, sorte già nel mondo classico per influssi di diverse scuole, sulle quali non è possibile stendere una descrizione esaustiva qui. Per adesso basti accennare che le principali correnti furono quella eleatica (Parmenide), henologica (Platone), ontologica (Aristotele), i filoni durante l’Ellenismo (epicureismo, stoicismo, scetticismo), il Neoplatonismo e la dottrina di Plotino.


[caption id="attachment_171133" align="aligncenter" width="225"] Platone attribuiva l'etimologia del dio Apollo ad A-pollon, ossia "assenza del molteplice"(da οἱ πολλοί, i molti, con alpha privativo). La statua in foto è Apollo del Belvedere, di autore ignoto, circa 350 a.C., Musei Vaticani[/caption]


L'Essere riguarda tutto ciò che è: esiste, vive, giace, viene pensato, ciò di cui v’è un discorso. È, per utilizzare una formula accettata, la totalità delle cose, oppure l’unità che racchiude, concepisce tutte le cose come un intero. Si può intendere l’Essere quindi come una specie di Unità che, rende possibile l’essere se stesse delle cose nella moltitudine. Nell’altra configurazione anticipata, si può pensare come la Sostanza ultima e comune di tutte le cose; tale è l’accezione ontologica, che per etimologia è sinonimo di “metafisica”.

La Sostanza come l’Essere assoluto non è un qualcosa di specificamente materiale, come noi la intendiamo oggi. Se, per esempio, diciamo «l’uomo è cantante», vediamo che l’«uomo» è un essere per sé, mentre l’attributo di «cantante» è un essere per accidente. In altri termini, l’uomo è cantante in questo caso ma l’uomo di per sé non è per forza cantante; se non vi fosse «cantante», l’uomo non cesserebbe affatto di essere «uomo». Pertanto, l’attributo «cantante» è essere solo per accidente, mentre «uomo», in quanto oggetto di predicati è «sostanza» di questi predicati.

Infine, è utile accennare anche ai concetti di Potenza e Atto. Tramite il primo si afferma la possibilità che un essere od una sua facoltà sia, anche se in quel momento non è (una determinata cosa). Il secondo è l’essere quando ed in quanto tale, in quel preciso momento e nella sua forma compiuta. Riprendendo in prestito la categoria dei contrari, in potenza i contrari sono insieme nel medesimo oggetto: la salute in potenza può essere sia buona salute sia malattia; in atto invece la salute o è buona o è malattia.


[caption id="attachment_171137" align="aligncenter" width="468"]Morte di Socrate, Jean Louis David, 1787 Morte di Socrate, Jean Louis David, 1787[/caption]


Questo tipo di pensiero metafisico è, in conclusione, ricerca dell’esistenza di determinate forme e strutture di realtà. È la forza dell’intelletto puro che ritorna più che mai necessario ai fini di una comprensione più completa ed assiale della realtà. Nel tempo di uno scientismo che non solo ha dichiarato guerra contro qualsivoglia campo di sapere oltreterreno, ma che si afferma esso stesso come assoluto e ben più dispotico di una metafisica che colga l’ordine, quindi la bellezza; le connessioni, quindi il senso di tutto il creato, per non parlare del fatto che è soltanto attraverso questi concetti della metafisica che è possibile concepire in modo razionale ciò o colui che chiamiamo Dio. Non è assurdo credere che la metafisica sia stata ritenuta la filosofia prima non soltanto in termini di scienza, ma anche per conseguenze etiche. Chissà se non anche per fare omaggio al più intelligente e giusto tra gli uomini[11], il quale dedicò l’intera sua vita a ricercare se le virtù umane fossero molte oppure una sola, concludendo che esse sono un’unica scienza che unisce le virtù molteplici.


di Matteo Parigi per ComeDonChisciotte

[1] Aristotele, Metafisica, 982 b

[2] Ivi 983 a

[3] Ivi cit.

[4] G.Reale, Storia della filosofia greca e romana, p.2276, Giunti/Bompiani, Firenze 2018

[5] M.Heidegger, Nietsche, p. 373, a cura di F.Volpi, Adelphi, Milano 1994, op. cit.

[6] Ibidem

[7] Metafisica 1005 b

[8] Ivi 1006 b

[9] Ivi 1006 a

[10] Per l’argomento v. Platone, Repubblica, Parmenide, Filebo, Timeo, Lettera VII e gli studi sulle c.d. dottrine non scritte

[11] Platone, Fedone 118 a

Commenti (18)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 18 caricati
    1. oriundo2006 24 febbraio 2023

      Estraggo dal saggio, assai benvenuto, una asserzione ‘autoevidente’: ‘’.. la validità ( della metafisica ) è garantita dal principio più razionale e certo di tutti: il principio di non-contraddizione’’.
      Ma questo è davvero la base fondante la validità ‘scientifica’ della metafisica’, tà metà tà fusikà, o non dovremmo spingere l’analisi ancora più a fondo ?
      Vorrei indicare che il suddetto principio mi pare poggiare invero sul principio di identità: A=A e da questo trae la sua validità, che scorre poi nella Logica e nelle altre discipline scientifiche e filosofiche.
      Il principio di identità è dato dal riflesso dell’ Oggetto nel Soggetto in modo che si sovrappongano completamente alla nostra ‘visione’.
      Questo riflesso, che denota la profondità dell’ Essere in cui il Divino trasluce in noi, è nel contempo la dimensione privilegiata che costituisce il Pensiero.
      Il Divino, oggetto della metafisica, è dato dalla percezione della profondità insondabile dell’ Essere che vive in noi stessi, attraverso la Visione dell’ identità delle cose nell’ Essere.
      Il Pensiero precede qualsiasi asserzione perchè la fonda.
      In altri termini, mi pare di poter dire che l’autoaffermazione dell’ Essere, che si compie o tutto ad un tratto come ‘Satori' o dopo matura riflessione ‘logica', si esplica, si dipana nella metafisica come ‘scienza’ in quanto percezione della nostra identità profonda con l’Essere della Vita intera e nelle ‘cose’.
      In Oriente qui si entra direttamente nello scivaismo in cui la Coscienza ‘incorpora’ tutto in Sè come anche nel Buddismo specie Nichiren: in due parole: Tat Tvam Asi.
      La Metafisica ( occidentale ) ne vuole essere la dimostrazione nonostante la pluralità degli Enti, dimostrati come non contraddittori rispetto all’ identità profonda con la Coscienza che li sussume in sè. In Oriente si è più sintetici: la si dà per scontata. E nell’ Islam diventa Divina unicità di Allah: che è dunque Pura Coscienza.
      Kant dove sei ?
      ( Perdonate queste mie digressioni pre-prandium…! )

    2. uparishutrachoal 24 febbraio 2023

      La Metafisica ( occidentale ) ne vuole essere la dimostrazione nonostante la pluralità degli Enti, dimostrati come non contraddittori rispetto all’ identità profonda con la Coscienza che li sussume in sè.

      Troppo buono..
      La Metafisica Occidentale, come pure la Scolastica, non vanno mai oltre l'Essere, rendendo il pensiero filosofico mutilato di ciò che poi è il più importante, che è l'Infinito detto anche Tao o Brahman Nirguna (inqualificato) rispetto al Saguna ( qualificato)
      Solo Guénon ha fatto una traduzione in termini filosofici di ciò che in Oriente è conosciuto intuitivamente, che sarebbe l'Intuizione Intellettuale, ben al di sopra di ciò che razionalmente si può comprendere.
      Ma come dice Mircea Eliade, Guénon parla ad iniziati, e come tale viene escluso da consesso filosofico, rendendo questo solo un coacervo di chiacchiere più o meno plausibili a cui manca il Principio..che poi è il più importante.

    1. fantelesto 24 febbraio 2023

      Parlare di metafisica può avere solo un valore storico, è una visione grossolana del mondo, se scendiamo nel dettaglio risulta un pura speculazione umana. La teoria di non contraddizione perde significato nell'universo quantistico, A e nonA esistono entrambi, dipende solo dall'istante in cui io guardo. Come controprova vedo il mio gatto vivere tranquillamente senza porsi quesiti che non riesce a risolvere. Il problema è che io non ho un gatto.

    1. absitiniuriaverbis 24 febbraio 2023

      Non sono abbastanza (eufemismo...) attrezzato per comprendere un testo del genere.
      Oltre il sensibile in natura (che a naso dovrebbe essere lo scopo della metafisica) , cosa c'è?
      La tocco piano: di tutto lo spettro visibile noi vediamo una minima parte, lo stesso si applica all'udibile, non si può toccare niente ma solo sentire forze di repulsione, e per i 2 (almeno...ma potremmo considerare anche tensione, prurito, pressione, equilibrio, dolore, stiramento, chemio percezione, sete, termopercezione, cinestesia, fame, magnetismo, tempo.. ) sensi restanti valgono analoghe limitazioni.
      Quindi c'è altro, ben altro.
      Considerando che stiamo svalutando e disprezzando quello che abbiamo intorno, ha senso discutere di quello che non percepiamo?
      Probabilmente si, la spiritualità (non so se il termine sia adeguato) è un mondo inesplorato e, più che altro, trascurato che dovremmo interiorizzare meglio. Se ne fossimo capaci.

    1. danone 24 febbraio 2023

      Parigi usa il termine meta-fisica, sviluppando le sue riflessioni e deduzioni, ma secondo me si incarta da solo ed in realtà non si accorge che così, ovvero con le riflessioni espresse nell'articolo, non arriverà mai a niente, seppure siano coerenti e razionali.
      I problemi sono due..
      1
      usando il termine metafisica invece di scienza dello Spirito o spiritualità, si divide il mondo, l'essere, l'infinito, in due spazi, uno fisico ben distinto e separato dal mondo metafisico, mentre la spiritualità contiene tute e due i mondi, rendendoli omogenei entrambi all'indagine spirituale e spesso facendoli compenetrare l'uno nell'altro.
      2
      Parigi non si accorge che lo spartiacque fra i due mondi fisico e metafisico non è altro che la mia incarnazione e nell'altro senso la mia morte su questo piano fisico.
      Ma per la spiritualità questo spartiacque non esiste davvero, ma sono solo dimensioni dell'essere che vengono percepite da coloro che percorrono l'Essere, che conoscono l'Essere attraverso l'esperienza della presenza cosciente.
      La spiritualità quindi è quella linea che parte da te arriva a Dio e passa attraverso l'incommensurabile.
      Fisica e metafisica sono due termini inutili ed inservibili, coi loro significati, utilizzati da chi ancora non possiede vera conoscenza e vera pratica dell'essere nell'Essere.

    2. sbregaverse 24 febbraio 2023

      Caro uan, Parigi, è studente che studia*, guarda , ancora, cieli bigi**, NON sa che QUELLA filosofia LÌ , è robaccia.
      Vedrai che, gioco forza, ben presto , verrà, aaaahhhrrschhh, agrshhhhhsss, aahhhhhhh, a CONTEMPLARE*** la mistica.
      *Totò
      **La bohème
      *** Byung-chul Han

    3. uparishutrachoal 24 febbraio 2023

      La metafisica, intesa in senso pieno e non in modo occidentale, dovrebbe andare oltre l'Essere..ben superiore anche alla scienza dello Spirito, che è pur sempre un prodotto dell'Infinito, vera realtà assoluta rispetto a Dio o Iswara nella tradizione indù.
      Gurdjieff è un maestro pratico, e usa la teoria a fini pratici e non speculativi, per questo fa partire tutto dal Principio di Creazione che chiama Assoluto..ma è solo il primo grado della manifestazione informale, superato dalla sua origine che è il Tao..o Infinito..oltre l'Essere e il Non essere.
      Ma ovviamente, per noi, raggiungere il primo grado della manifestazione che si identifica col raggio di creazione o coscienza, è una bussola di valore assoluto..in quanto pone un obbiettivo tangibile alla ricerca, a differenza dell'Infinito, concetto ostico e non desiderabile per chi non ha raggiunto neppure l'Essere, e si attarda nelle paludi del mondo crogiolandosi nei piaceri sensoriali che ostacolano la scalata.
      In esoterismo vengono chiamati Piccoli Misteri (raggiungere la pienezza dello stato umano) a fronte dei Grandi Misteri (procedere oltre verso lo stato incondizionato (di Atman))
      La metafisica, secondo Guénon, dovrebbe appunto riguardare questo stato incondizionato, e non quello condizionato, sia pure dallo Spirito.
      Anche lo Spirito alla fine si riposa nell'Infinito da cui deduce e vero termine ultimo di una metafisica che sia veramente Universale in senso pieno e assoluto.
      Gurdjieff, come Steiner in peggio, e in sintonia con le limitatezze proprie di noi occidentali, procedono da interessi pratici e meno speculativi..ben diversi dal pensiero orientale nei suoi aspetti superiori rappresentato dall'Advaita Vedanta , dallo Zen o il Tao.
      Comunque quello che dici è giusto..ma parziale, come parziale è un percorso che necessita di concetti ben chiari ed evidenti rispetto a considerazioni che per noi solo solo filosofiche ..o metafisiche.

    1. Davide Orlandi 23 febbraio 2023

      Ciao a tutti:
      certo l'argomento si presta a mille dibattiti, ma vorrei far notare un certo numero di inesattezze:

      1) la metafisica non é una scienza. La scienza si basa su principi metafisici, e lo scopo della metafisica é, appunto, cogliere tali principi. La facoltà discorsiva può giocare un ruolo nell'atto di comprensione del principio metafisico, ma esso richiede la collaborazione di tutto il nostro essere.

      2) la filosofia non è la metafisica. La filosofia è un approccio discorsivo alla metafisica, che vale per quello che vale. Essa usa le parole per spiegare i principi metafisici. Geometricamente corrisponde al tentativo di quadrare il cerchio.

      3) la metafisica non è scienza dell'Essere, perché non è una scienza. Essa fonda tutte le scienze. Essa fonda anche la scienza moderna: i concetti di materia (inerte), di energia, lo stesso metodo scientifico, si basano tutti sull'applicazione di principi metafisici.

      4) in metafisica il principio di non-contraddizione non vale: l'espressione "Dio esiste" e "Dio non esiste" sono entrambe valide, come pure espressioni più semplici come "l'uomo è un animale" e "l'uomo non è un animale". Questo perché i principi metafisici non possono essere confinati nei limiti delle parole. Per essere espressi sono proprio obbligati a fare violenza alle parole.

      5) che i principi metafisici siano indimostrabili è sicuro. Che siano "auto-evidenti" ci andrei piano. Per esempio il fatto che due punti identifichino una retta è un assioma geometrico, ma io non lo vedo affatto "auto-evidente".

      6) che la metafisica sia improduttiva lo accetto. Ma che sia inutile proprio no. La ragione per cui si crede che lo sia è che negli ultimi 4 secoli i filosofi hanno cercato sistematicamente di eliminare la metafisica dalla loro speculazione. Ma questo lo hanno fatto perché non riuscivano più a penetrarne in Misteri. Tanto per fare un esempio, i filosofi del Seicento credevano che l'uomo vivesse, in origine, nello "stato di natura" che per loro è equivalente allo stato animale, e abbiano formato aggregati sociali negoziando tra loro un "contratto sociale". Ma queste sono solo loro speculazioni. Di questo "stato di natura" non se ne vede traccia, e non esiste nessuna istanza storica di "contratto sociale". In realtà l'aggregazione sociale deriva dalla comprensione dei principi metafisici, e il degrado di tale comprensione va di pari passo col degrado sociale.

    2. afrances 23 febbraio 2023

      Se in metafisica il concetto di non- contraddizione non vale, allora il concetto di non-contraddizione vale. Questo perché non esiste la meta-metafisica, direbbe Russell

    3. gianB 24 febbraio 2023

      Per legarmi al punto 4, direi anche, visto che il termine é stato usato dallo stesso Parigi, il Bene é il giusto ma anche il Bene non é il giusto.

    4. Matteo Parigi 24 febbraio 2023

      1) In realtà è esattamente il contrario: le singole scienze hanno tutto fuorché principi metafisici . L'ingegnere studia le macchine che producono movimento, non certo il movimento in quanto movimento; il chimico studia il mutamento dato dalle reazioni chimiche, il mutamento della materia, non certo il mutamento in quanto mutamento in sé. L'unico punto in comune forse con la metafisica è il ricorso per metodologia al principio di non contraddizione.


      A meno che lei non intenda scienza in senso assoluto, come ricerca razionale di una consocenza. In questo caso, certo che la metafisica è scienza. Ho già spiegato, rilegga bene. Inoltre ricordo che scienza e filosofia fino all'Illuminsimo, erano (e nel senso qui inteso rimangono) la stessa cosa (tanto che in epoca classica si chiamavano entrambe "Episteme", ed in epoca pre-moderna la scienza era "filosofia naturale".

      In sintesi, non so di cosa stia parlando.


      2) Metafisica = filosofia prima

      Oppure: metafisica = una disciplina della filosofia


      Sinceramente, ma c'è o ci fa?


      3) Per la questione della scienza: vedi punto 1.

      Per il resto, "fonda la scienza moderna";

      seguono concetti a caso: materia inerte (quindi principio d'inerzia = quindi è scienza): teoria di Blumendberg già ampiamente confutata.

      Inoltre, la metafisica fonda tutte le scienza, pure il metodo scientifico, ma non è una scienza, Ok............


      4) Infatti la metafisica non dice se l'uomo è animale o no (in realtà sì, vedi dopo). Dice "se l'uomo non è animale, allo stesso tempo e secondo il medesimo rispetto non può essere anche animale".

      Inoltre dice "l'uomo in verità è animale, in alcuni sensi, ossia ha anima vegetativa e sensitiva" e "l'uomo non è animale in altri sensi, ossia non solo animale ha anche anima intellettiva"

      Rilegga bene.


      5) Va bene, Davide...


      6) Davide: "Che la metafisica sia improduttiva lo accetto. Ma che sia inutile proprio no"


      Io: "La caratteristica di scienza superiore è dovuta anche al fatto di essere di per sé “inutile”, nel senso di materialmente improduttiva e intangibile; ma allo stesso tempo essa è inutile ad altro perché fine a se stessa; non subisce il vincolo di servitù nei confronti di un prodotto materiale, tangibile che deve necessariamente produrre, ed in tal senso è indipendente e sufficiente per se stessa"


      Aristotele: "Come diciamo uomo libero colui che è fine a sé stesso e non è asservito ad altri, così questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera; essa sola infatti è fine a sé stessa[3]"



      Fine. Un abbraccio...

    1. Chicxulub2.0 23 febbraio 2023

      Molto interessante

      Tuttavia sul principio di non contraddizione che sarebbe “autoevidente” ci sarebbe da discutere

      Ovviamente non ha il minimo senso darne una confutazione logica però si potrebbe riflettere sul fatto che gli artisti, in particolare fra '500 e '600 si esprimono molto spesso per ossimori ossia sanno che se a teatro o in una poesia si veicolassero dei concetti razionalmente espressi, al pubblico non gliene fregherebbe più niente dell'opera

      Invece sono più di 400 anni che i teatri di tutto il mondo e anche il cinema mettono in scena le streghe di Macbeth che dicono “Il buono è cattivo e il cattivo è buono”, cosa che ovviamente non è possibile ma purtroppo è verissima e non è banale relativismo sorosiano

      Si può spiegare perfettamente in una sola paginetta formato A4 ma a quel punto la gente si alza, chiede indietro i soldi del biglietto e se ne va

      Cioè la metafisica come petizione di principio indaga “razionalmente” quella eccedenza dell'ente che è (e spiace molto ma “resterà”) “indeterminata”

      Però “razionalmente” implica proprio il “determinare” quindi la metafisica si avvita sulla sua petizione di principio e dimentica l'oggetto originario della sua ricerca che era l'ontologico

      Non puoi indagare razionalmente ciò che hai stabilito fin dall'inizio che è “non determinabile” cioè “non razionalizzabile”

      Quindi la metafisica alla deriva diventa scientismo o inutile filosofia speculativa, si leva la maschera rivelandosi “tecnica” ossia “volontà di potenza pura” (avevo messo un link a un video di C. Galli che ne parla) e oggi ci troviamo al cortocircuito

      A me piace il cortocircuito per carità, solo ho l'impressione che non tutti i sostenitori dell' “ordine” e della “bellezza” si rendano davvero conto di cosa comporterà

    1. uparishutrachoal 23 febbraio 2023

      E col non essere come la mettiamo?
      Lo rendiamo equivalente al nulla? Me il nulla non ha nessuna realtà, soprattutto quella del non essere..in quanto il non essere non è solo una potenza dell'essere in un percorso tra la potenza e l'atto, che è un sentiero obbligato..ma è il "possibile", l'apertura verso l'Infinito, vero oggetto della metafisica.
      Essere e non essere sono solo aspetti di una realtà più vasta che li determina..e che possiamo chiamare Infinito in quanto unico termine che rende l'idea, anche se il pensiero formale (su cui si basa la metafisica classica) non può trascendere i limiti della logica, ed quindi condannato a rimanere nei limiti che si è autoimposto.
      Posto che l'Infinito è la Possibilità Universale, l'Essere sarà solo una sua specificazione, dividendo l'Infinito (termine assurdo ma obbligato se ne vogliamo parlare) in due parti..l'Essere e il Non Essere..ambedue "possibili" di cui solo uno è dotato di quello che chiamiamo "esistenza" nella manifestazione che chiamiamo "mondo".
      L'errore dell'Occidente è stato quello di fermarsi all'Essere senza indagare ciò che va oltre, e da qui l'identificazione col Dio assoluto con tutte le contraddizioni che sono seguite se non ammettiamo la Sua finetezza rispetto all'Infinito da cui "nasce"

    2. LuxIgnis 24 febbraio 2023

      Il Tao che può essere definito Tao, non è il Tao costante (eterno).
      Il Nome che può essere definito Nome, non è il Nome costante.
      Il Senza-nome è l’inizio di Cielo e Terra.
      Il Nome è la madre dei Diecimila Esseri.
      Quindi,
      chi mantiene l’attenzione nel Non-essere (lett. ciò che non c'è) può contemplare le sue meraviglie,
      chi mantiene l’attenzione nell’Essere (lett. ciò che c'è) può osservare i suoi confini.
      Questi due concetti hanno una comune sorgente pur avendo differenti nomi.
      Il mistero dei misteri, la porta delle mille meraviglie.

      DaoDeJing Cap. 1

      In sostanza sia l'Essere che il Non-essere non esistono in senso assoluto. Hanno una comune sorgente. È il nostro punto di vista che ne fa una distinzione. Se si mantiene l'attenzione al Non-essere vediamo il suo mistero e la meraviglia del mondo, dell'universo. Se invece lo facciamo verso l'Essere ne vediamo le sue manifestazioni. L'Essere si manifesta quando si auto confina dal Non-essere.
      Tra l'Essere e il Non-essere c'è solo un abito che li distingue.

      Tanti pipponi, quando un tizio cinese di qualche migliaio d'anni fa lo aveva espresso così semplicemente!

    3. Matteo Parigi 24 febbraio 2023

      Il "Non essere" è instrinsecamente connaturato all'Essere. Come ho cercato di spiegare, in metafisica si cerca proprio di cogliere in che modo le cose, nella loro essenza, sono tali, di quali facoltà partecipano e perché ovviamente non sono altro, da cosa si differenziano rispetto al resto delle "cose".

      Come ho infatti accennato:
      "un ente è tale se e solo se non è anche un’altra cosa (secondo il medesimo rispetto: in termini di quantità non può essere uno e allo stesso tempo due, tre…). La mela è mela e quindi non banana; in tal senso la mela «è» e «non è»; è se stessa e non altro")

      Apprezzo anche i riferimenti che fa di Heidegger (che pure ho citato) e Guénon, il quale sicuramente critica e coglie i limiti della metafisica in termini di oblio nell'essere. Tuttavia, il compito mio in questa sede non è stato quello di trovare l'"infinito al di sopra di essere e non essere", ma quello di spiegare come e su che cosa un metafisico pensa e fa ricerca.

      Il problema, come ho avuto modo di rilevare in quasi tutte le risposte date, è proprio uno dei punti basilari del mio articolo, ossia il fatto che non bisogna confondere il pensiero metafisico la ricerca attraverso l'intelletto puro degli enti primi (oltre le loro manifestazioni particolari), con delle pratiche mistiche o ascetiche di raggiungimento di Dio od entità divine in senso pseudo-religioso.

      In pratica, pare che a tutti sia sfuggito il seguente passaggio (e non solo):

      «Crediamo che il termine “metafisica” sia in assoluto il termine filosofico più frainteso e malinteso, E le numerose polemiche contro la metafisica nella filosofia moderna e contemporanea partono per lo più da una presupposta interpretazione del termine in senso negativo, che si spinge al di là di ogni limite, ossia fino all’identificazione di essa con il non-scientifico[4]»

      Esiste sì una metafisica, intesa come la descrisse Guénon ne "La metafisica orientale" in termini di "inseprimible infinito" o di raggiungimento di uno "stato primordiale" al di là del tempo, ma cerchiamo di non cadere nella iperteologizzazione della filosofia o, come già detto nell'ascetismo/misticismo religioso o filosofico che, per quanto interessanti, qui c'entrano poco.

      Grazie del commento filosofico!
      Un abbraccio

    4. Matteo Parigi 24 febbraio 2023

      Vero! Grazie per la citazione di Laozi sempre piacevole. Stavo proprio pensando al DaoDeJing quando ho scritto:"La metafisica caratterizza sin dalle sue origini la filosofia occidentale (ma non è assente in certe dottrine orientali)". In antitesi, tra l'altro, rispetto ad una certa narrativa accademica, secondo cui la filosofia orientale non abbia ancora scoperto la metafisica (sic!)La penso diversamente sui "tanti pipponi", dal momento che per me, come per Socrate, i discorsi e le ricerche filosofiche sono sempre, fruttuose o aporetiche, cure per l'anima.Un abbraccio

    5. uparishutrachoal 24 febbraio 2023

      Diciamo che la tua metafisica si identifica con l'ontologia, come è proprio della metafisica occidentale, ma così ci neghiamo al suo sviluppo superiore, raggiungibile non con costrutti mistici o sentimentali, ma con l'uso di quella ragione che hai posto come condizione insopprimibile per un discorso scientifico e non fideistico.
      Guénon, a cui mi rifaccio per così dire, cavare il ragno dal buco,..e cioè conciliare il pensiero scientifico con il Principio Metafisico oltre l'Ontologia, ne parla specificatamente ne "Gli Stati molteplici dell'Essere", partendo appunto dalla nozione primordiale, indubitabile e razionalmente fondata, che poi sarebbe la nozione di Infinito Metafisico; ciò che non ha confini perché allora verrebbe limitato e quindi non sarebbe Infinito, e soprattutto non si identifica con l'Essere perché il Non Essere lo limita.
      In questa concezione, in linea con ciò che si chiama Tradizione, l'Ontologia è scienza dell'Essere e la Metafisica è scienza dell'Infinito Metafisico di cui l'Essere è solo una determinazione, la prima..e per noi la più importante ovviamente.
      La nozione d'Infinito è logicamente indubitabile, come il principio di non contradizione o quello di identità, solo è posta a un livello superiore, perché la sua negazione è logicamente assurda e comprende sia l'Essere e il Non Essere.
      Non siamo nel campo della fede o del misticismo, ma dell'evidenza razionale che ogni limite riguarda gli enti, e che l'insieme degli enti ha per limite ciò che non è un ente, come l'Essere ha per limite il Non Essere e tutto è racchiuso nel Tutto Universale che non può avere limite per definizione logica.
      Il comprendere esperienzialmente ciò che capibile con la mente, fa parte del percorso iniziatico, e qui la filosofia finisce, avendo compiuto il suo dovere di condurci alla porta dove il pensiero cessa e si apre alla Luce, se riusciamo a coglierla.

    6. Matteo Parigi 24 febbraio 2023

      Lei ha ripetuto ciò che è già stato detto e ripetuto: che anche in quella che lei chiama ontologia (come per sminuire) le cose sono, quindi l'essere è, perché anche non sono altro, quindi il non essere.


      Lo dica pure a parole sue, ci mancherebbe. Capisco si debba dar giustizia dell'inesprimibile e impensabile razionalmente; ma alla fine arriva sempre alla "luce che si trasmette per tradizione apostolica" di E.Pound. Va bene eh ripeto, lo dico anche io. Ma qui è pensiero metafisico, classico se vogliamo, è un'altra cosa, per quanto a tratti tangibile

Visualizzati 18 di 18 commenti approvati.