Sull’assenza della verità

Verità e menzogna nascono dalla possibilità e dalla libertà di scelta

Sull’assenza della verità
La verità è sofferente

Di Flores TOVO

Comedonchisciotte

L’assenza della verità non è da intendersi come il semplice dominio della menzogna che l’ha sostituita. L’assenza della verità è soprattutto assenza del pensiero, poiché il pensiero nasce e si compie interamente solo attraverso la verità. Comunque, prima di rispondere sul perchè di tale assenza, bisogna cercar di capire cos’è la verità. E’ assai probabile che l’etimologia della parola verità sia di origine sanscrita, che è una lingua indoeuropea: la parola è vrtta, che significa fatto, accadimento. Pure nei testi antichi zoroastriani troviamo la radice var, che significa credere e che corrisponde alla parola sanscrita varami che si traduce come scegliere o volere. Ovviamente ci sono altre interpretazioni dell’origine della parola. Ma non ci stiamo curando di questo. Ora si sa che la tradizionale formula che definisce la verità è espressa in latino dagli Scolastici sulla scorta della filosofia aristotelica (Metafisica, libro VII): essa stabilisce l’essenza della verità come “adaequatio rei et intellectus”. Vale a dire che ci deve essere una adeguazione, o meglio una conformità o una corrispondenza fra un giudizio pensato e una cosa rappresentata. La vrtta, appunto. Bisogna aver chiaro comunque che il vero e il falso nascono solo con un giudizio o proposizione. Infatti se si usano singolarmente concetti come “uomo”, “corre”, “vince”, “bianco” questi non è né veri, né falsi, giacchè sono vere o false solo le combinazioni fra di loro. Se per esempio dico che “quell’uomo corre” e sta in effetti correndo, il giudizio è vero. Aristotele stabilì inoltre che la verità sta nelle proposizioni dichiarative o apofantiche e non nella cosa rappresentata. Il fatto in sé, o fenomeno, è muto. Solo col giudizio la verità o la falsità vengono poste. I fatti sono solo la misura, il punto di riferimento, ma essi, poiché sono muti, non sono perciò la verità: essa si compie solo nel pensiero articolato. Aristotele aggiunge inoltre che il fatto deve accadere realmente, perché anche un ragionamento perfetto, come è il sillogismo, sebbene sia logicamente valido, cioè rispettoso di tutte le regole logiche, è falso se il fatto non sussiste (nihil est in intellectu, quod prius non fuerit in sensu). E’ chiaro quindi che la corrispondenza fra pensiero e cosa deve essere perciò conforme.

Ciò che si è scritto sinora è l’espressione corrente e comune del concetto di verità. Tuttavia abbiamo visto che l’etimologia della parola verità può essere intesa come scelta, come libertà di volere. Un grande approfondimento di tale punto di vista lo dobbiamo a Martin Heidegger, quando si interroga sull’essenza della verità. Nel suo saggio “Dell’essenza della verità” (1) egli scrive la seguente meditazione:

“La questione dell’essenza della verità non si cura di stabilire se la verità è una verità dell’esperienza pratica della vita o di un calcolo economico, se è la verità di una riflessione tecnica o di una forma artistica, o se invece è la verità di una meditazione pensante o di una fede che si esprime nel culto. La questione dell’essenza prescinde da tutto questo e guarda ad una sola cosa: che cosa in generale caratterizza ogni “verità” in quanto verità” (2).

Heidegger si interroga allora sul perché è possibile la corrispondenza fra pensiero e cosa, ossia su qual è il fondamento che la rende possibile.

Egli ritiene che la consegna di conformarsi ad una qualsiasi rappresentazione oggettuale è possibile solo perché l’esserci umano è aperto ad adeguarsi con essa, cioè di decidere con una deliberazione atta a vincolare il pensiero con la realtà. Questa apertura implica la libertà, che consiste sempre nel voler vincolarsi o svincolarsi da un eventuale rapporto.

L’essenza della verità, compresa come conformità dell’asserzione, è la libertà” (3).

Ecco che così si spiega il temine antico di “varami”, che intendeva la verità come scelta e volere, ossia come un atto razionale che implica apertura positiva verso ciò che è manifesto, e come proposito di conformarsi ad essa. Una libertà tuttavia che può scegliere l’opposto, cioè la non-conformazione e il non-adeguamento. In tal caso si ha la menzogna voluta.

L’uomo, secondo Heidegger, è Esserci, cioè un ente (il Ci) aperto all’Essere. Questa apertura nasce quando i primi pionieri della civiltà cominciarono a lavorare collettivamente lungo i grandi fiumi, e quindi a progettare. Il progetto implica sia il pensiero sul cosa fare e sia l’intuizione temporale del futuro, poiché il pro-getto si attua verso il futuro, che di rimbalzo implica il ricordo di ciò che si è fatto, ossia il rimando al passato (4): ma non è questo il tema che si vuole ora trattare.

Poiché l’esserci è sostanzialmente apertura e possibilità, vien da sé che egli può scegliere, e questo costituisce la sua essenza. Ecco perché egli può incamminarsi sulla via della verità o sulla via dell’erranza. Quando si sceglie l’erranza, scrive Heidegger, essa “…domina l’uomo e lo fuorvia” (5). Nello stesso tempo l’uomo, però, può scegliere di non lasciarsi fuorviare. La verità è quindi l’evento fondante del pensiero umano, e in tale evento “si trova” anche il suo contrario, cioè la menzogna. La vita diventa perciò un gioco, un tragico gioco d’azzardo, in cui il rischio di una caduta nel non-pensiero, e nel non-essere, cioè nella menzogna, è sempre presente. Proprio per questo Heidegger concepì la verità come “alètheia”, come svelamento o non-nascondimento dell’Essere stesso, da lui inteso principalmente come pensiero e tempo, ispirandosi al pensiero di Parmenide ed Eraclito. La verità, in base a questa prospettiva filosofica, era intesa come un’apertura pre-discorsiva, ontologica, ovvero come l’intuizione originaria: essa è l’accadere stesso dell’Essere in cui l’uomo viene ad essere coinvolto. Heidegger in seguito, dopo un lunga polemica col filologo classico Paul Frieländer, riconobbe comunque che la verità viene esperita subito e soltanto come correttezza del rappresentare e dell’esperire (orthòtes), restando però fermo nella convinzione che la verità è l’apertura all’Essere che a sua volta si apre.

Ora, in relazione a ciò che si è scritto, osserviamo che nel corso della storia umana ci sono state epoche soggiogate dall’erranza ed altre invece rivolte verso la ricerca della verità. Anche il pensiero filosofico, se lo si studia nel suo complesso, è segnato talvolta dal trionfo di filosofie scettiche e nichiliste basate sul dubbio e sul caos, e altre da filosofie che si contrapponevano all’incertezza dubitante, e che cercarono di fondare sistemi di un conoscere saldo e certo. In altre parole si è assistito alla lotta fra coloro che affermavano che non ci sono verità né assolute, nè indubitabili, e coloro che invece ponevano con forza spirituale verità ferme ed incontrovertibili. Il primo importantissimo esempio di tale conflitto filosofico risale all’antichità, e ha avuto effetti su tutta la filosofia successiva (intesa come spirito che si attua nella storia) fino a quella moderna. Si tratta dello scontro fra lo scetticismo radicale di Gorgia da Lentini e Socrate-Platone.

Il vegliardissimo siceliota siracusano Gorgia da Lentini (campò più di 100 anni) divenne famoso affermando le sue tre principali tesi: 1) nulla c’è; 2) se anche qualcosa c’è, non è conoscibile all’uomo; 3) se anche è conoscibile, è incomunicabile agli altri. Tesi che hanno suscitato una discussione filosofica interminabile, per cui è inutile aggiungere altro. Certamente Gorgia negava che ci fosse una Unità trascendente, in quanto escludeva ogni adesione alla realtà di un Essere inteso come Dio eterno ed infinito. Da queste affermazioni discendeva l’impossibilità di una scienza vera, ontologica e assoluta. L’unica via per la comunicazione restava quella del sentimento capace di persuadere gli ascoltatori (peithò), che però poteva aprire le porte all’inganno (apàte). La retorica diventava l’arte della persuasione (che fruttava molti soldi a Gorgia per il suo insegnamento), la quale spianava la strada al caos derivante dall’inganno. La verità, la morale, la giustizia precipitavano nelle spire di una dialettica puramente discorsiva che distruggevano il senso ed ogni predicabilità permanente ad un qualsiasi soggetto. Si giungeva perciò, alla fine del percorso, alla tragedia spalancata sull’orlo di un caos abissale.

Socrate fu il primo filosofo che reagì contro tale relativismo radicale, proponendo, a cominciare da una prospettiva etica imperniata sul concetto di bene, verità intersoggettive condivise. Egli però ragionava ancora in termini umanistici, che erano pur sempre messi sotto la cappa del dubbio, proprio perché tutto ciò che è umano è limitato e finito.

La grande reazione profonda, d’immensa portata storica, fu quella di Platone, allievo di Socrate. La morte ingiusta di questi lo sconvolse al punto tale da spingerlo a costruire una scienza filosofica assoluta (epistème), con lo scopo di sradicare definitivamente lo scetticismo totalizzante di Gorgia e dei Sofisti in generale. Egli si convinse che la catastrofe che si era abbattuta in Grecia con le due guerre del Peloponneso erano da imputare proprio alla degenerazione di tutti i valori fondanti dell’essere umano, a partire dalla distruzione della verità operata da una filosofia perniciosa. Platone fondò il sistema delle idee (da ideìn, vedere), visioni intellettuali della verità, ossia gli “”Immutabili”, a cui pochi (i filosofi) possono accedere. Solo il Sommo Bene, che è l’Uno che trascende le stesse idee, è inaccessibile.

Abbiamo riportato, in estrema sintesi, questo esempio filosofico, perché esso rivela sinteticamente il destino che costituisce l’essenza stessa dell’esserci umano, sempre oscillante fra menzogna e verità. Menzogne colossali sono sempre presenti in ogni epoca, che possono durare secoli o decenni (si veda ad esempio la “Donazione” di Costantino o “I decretali dello Pseudo-Isidoro” o il dispaccio di Ems da parte di Bismark, per non dire dei falsi storici perpetrati dagli Usa per entrare in guerra da aggrediti). La prima e potente reazione allo scetticismo fu quella di S. Agostino, quando confutò, a parer mio, in modo decisivo, il pensiero degli Scettici. Egli infatti sancì l’inoppugnabile “si fallor sum”, che anticipò di un millennio e più il “cogito” cartesiano. Il “si fallor sum” ha il significato ontologico che si può anche sbagliare su tutto, ma non sulla realtà della propria esistenza (De civitate dei, XI, 26). Va da sé, aggiungeva S. Agostino, che l’uomo è sì aperto alla verità, ed è capace persino di cogliere una verità indubitabile, ma essendo un ente finito, non può cogliere quella assoluta che appartiene a Dio.

Verità e menzogna nascono, come s’è detto, dalla possibilità e dalla libertà di scelta: esse sono, come ben rivelava Heidegger, perennemente e strutturalmente costitutive dell’esserci umano. Non a caso egli era stato uno studioso attento di Sant’Agostino, del Cusano de “La dotta ignoranza” e de “Il Dio nascosto” e dei grandi mistici tedeschi (in particolare di Silesio). Possiamo con ciò constatare che le epoche storiche contrassegnate dalla ricerca della verità, sono anche quelle epoche in cui il pensiero umano conosce capacità artistiche, filosofiche e scientifiche straordinarie, mentre, all’opposto, le epoche in cui la menzogna penetra non solo nelle classi dirigenti, ma anche all’interno dei popoli, il caos regna sovrano. Con la menzogna radicale e pervasiva il pensiero declina fino al delirio.

E’ quasi una banalità constatare che la nostra epoca è governata in tutti i suoi gangli dalla menzogna ingannevole, la quale trova il fondamentale supporto di quasi tutti i mezzi di comunicazione. Mai la penetrazione della frode è stata così penetrante in tutta la storia umana, grazie all’imposizione totalitaria della tecnica (il Gestell). Ciarlatani, bari, imbroglioni e millantatori sono al servizio permanente ed effettivo e al soldo di pochissimi detentori di ricchezze esorbitanti e folli. Viviamo nell’epoca della “compiuta peccaminosità” prevista da Fichte; un’ epoca senza vera autorità, senza disciplina, indifferente verso ogni verità, sfrenata e senza un filo conduttore, poiché la ragione e la logica vengono rifiutate. “Ci troviamo in una nova gigantesca Babele in cui gli uomini parlano nel vuoto” (6).

La domanda su come è potuto accadere questo, ha ormai avuto questa migliaia di risposte, che si possono riassumere con poche parole: trionfo del macchinismo, tirannia del calcolo e del profitto, riduzione dell’uomo nella dimensione di un individualismo atomistico, privo cioè di ogni senso comunitario. Mettiamoci anche la conseguente distruzione del sacro, del bello, del giusto, del bene e del pensare profondo e si ottiene così il quadro completo. Parole che comunque rappresentano un percorso che parte all’incirca nel 1500 e che è giunto ai nostri giorni. Insomma stiamo assistendo alla vittoria dell’erranza e dell’inganno perpetrate nei secoli, in cui la verità si ritira.

Nihil sub soli novi” scrive l’Ecclesiaste. La tragedia umana consiste appunto in questa continua oscillazione fra il vero e il falso, fra il pensare e la sua negazione. Questa oscillazione sembrerebbe dar origine a cicli storici che in diverse forme si ripetono, poiché la struttura mentale degli uomini non muta, mentre però mutano i movimenti sociali. Ma oggi è assai probabile che non sia più così. Il dominante regno della quantità, creato dal sistema capitalistico, che riguarda l’aspetto demografico, economico, tecnico, e spazio-temporale ci ha condotto verso la terza guerra mondiale, sebbene moltissimi non l’abbiano ancora compreso. Si va diritti verso l’Indifferenziato.

Se questo accadrà, e purtroppo ci sono molte probabilità che accada, nulla avrà più senso, poiché ci sarà solo il vuoto dell’abisso.

Note:

  1. HEIDEGGER, Dell’essenza della verità, p.133. Sta in “Segnavia”, sta in Adelphi Edizioni, Milano 1987.
  2. IDEM, p.133.
  3. IDEM, p.142.
  4. Si veda M.HEIDEGGER, Logica, Il problema della verità, ed. Mursia, Milano 1986.
  5. HEIDEGGER, Dell’essenza, op. cit., p. 152.
  6. Si veda J.G. FICHTE, “I tratti fondamentali dell’epoca presente, ed. Guarini ed Associati, Milano 1999.

Rovigo, 22-04-2022.

Flores Tovo

[email protected]

Commenti (36)

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Mostra commenti 36 caricati
    1. uparishutrachoal 8 maggio 2022

      C'è la verità dell'Essere e la verità del Nulla..e ambedue esercitano il pensiero per i propri opposti fini.
      Oltre il bianco e il nero c'è il grigio..e oltre al Nulla e all'Essere c'è l'Infinito..che tutto contiene..tutto svuota, e può essere indicato come un'immagine a un cieco..
      Nondimeno il pensare, se ben impostato, ci porta alla soglia dell'abisso e lì rimane a congetturare.

    2. sbregaverse 8 maggio 2022

      Ma anche no ,upone mio, così mi torni duale.
      Certo sono che ti sai esprimere meglio.
      Sempre con incrollabili stima e affetto.
      Noumeno e fenomeno , assoluto e relativo, essere e non essere: NON sono separati e nemmanco si possono separare.

    3. uparishutrachoal 8 maggio 2022

      La dualità esiste al suo livello e non allo stato principiale, che è l'unico assoluto e si identifica con l'Infinito..Che poi è il Brahman Nirguna o Tao.
      Nel processo verso la reintegrazione metafisica, dobbiamo affrontare anche la dualità e superarla...se ci riesce (hahaha).
      In realtà esistono sempre tre forze: l'Essere, il Nulla e l'Infinito che le contiene, costituendone il luogo di manifestazione: naturalmente i termini sono simbolici e ridotti al piano mentale che altrimenti non ne potremmo neppure parlare.
      Il valore della gerarchia è misconosciuto al giorno d'oggi, ma è dolorosamente reale e se vogliamo diventare generali è obbligatorio passare dalla gavetta: il mondo spirituale, pur procedendo all'incontrario del possesso materiale mondano, obbliga a incorporare e trascendere le varie dualità e noi siamo la terza forza: il palcoscenico di carne che rischia la devastazione se la recita è troppo sguaiata.
      Il dualismo esiste, il fenomeno è reale come reale deve essere la sua digestione interiore per ricostituire l'unità da cui è uscito per sgranchirsi..ma anche l'Unità è un'illusione reale, e oltre c'è l'Abisso da cui tutto deriva e tutto alla fine ritorna.

    4. sbregaverse 8 maggio 2022

      Molto sinceramente c'è qualcosa che posso condividere nel tuo dettato, ma che non riesco a scindere da quello che non condivido. È probabile ch'io non riesca a seguire le tue tracce d'appresso ;ma rimane intatta la consapevolezza dell'onestà del tuo pensiero.

    1. Archepensevole 8 maggio 2022

      CIAO A TUTTI
      la Verità non esiste
      Ci possiamo avvicinare a Lei, MAI sarà
      al nostro cospetto.
      La verità è umana è quindi nascitura d'errore...
      Io su questo sputo di pianeta partorito da Dio credo che non dovremmo fidarci delle oche abbeverate dal laghetto pisciato costantemente da Satana cioè il pensiero unico

    2. sbregaverse 8 maggio 2022

      Sì Mosè ,nella tenda allestita per parlare con IL PADRE DI ABRAMO ISACCO E GIACOBBE,JAHWÈ se preferisci , DIO ANCHE VA BENE, non poteva MAI vederLO IN FACCIA.

    1. DrCaligari 8 maggio 2022

      Pazzesco quindi la var del calcio è una radice citata nei testi zoroastriani e passata poi dal sanscrito che significa verità in quanto fatto, accadimento reale. Il fallo da rigore come fatto concreto, scaturigine del Vero. Coltissimo il mondo del pallone...

    2. Arian Van Heisen 8 maggio 2022

      Quella è un ' interpretazione una convinzione di un fatto non è il VERO.

    3. sbregaverse 8 maggio 2022

      La cosa coseggia : NON va interpretata NÈ è interpretabile.
      La penso uguale uguale a Heidegger.

    4. Arian Van Heisen 8 maggio 2022

      Heidegger la pensava come noi..

    1. Arian Van Heisen 8 maggio 2022

      Ci troviamo in una nova gigantesca Babele in cui gli uomini parlano nel vuoto” (6).
      Nihil sub soli novi” scrive l’Ecclesiaste. La tragedia umana consiste appunto in questa continua oscillazione fra il vero e il falso, fra il pensare e la sua negazione. Questa oscillazione sembrerebbe dar origine a cicli storici che in diverse forme si ripetono, poiché la struttura mentale degli uomini non muta, mentre però mutano i movimenti sociali."

      Articolo Spettacolare, da far studiare nelle scuole dell' Obbligo e superiori all' inizio di ogni anno scolastico o accademico.

      Senza veritas non esiste un futuro ..!

    1. Martin 8 maggio 2022

      Da heideggeriano "militante" da circa 35 anni, non posso che lodare l'autore di questo pregevole articolo, ed invitare i lettori a leggerlo ed a riflettere attentamente. Heidegger non e' solo stato il filosofo piu' importante dello scorso secolo, ma e' uno dei filosofi piu' importanti dell'intera storia della filosofia.
      Non e' abbastanza studiato perche' non ha NULLA a che fare con idealismo, materialismo, positivismo, marxismo e neomarxismo; e perche' e' estremamente difficile da comprendere; oltre che per via della sua compromissione con il Nazismo - come il fisico Werner Heisenberg, quello che ha scoperto il quantismo e relativizzato...la stessa fisica e concezione dell'universo newtoniana! Post Heisenberg, l'universo non e' piu' "il grande orologio".

      I piu' acerrimi nemici della filosofia di Heidegger sono i materialisti ed i neopositivisti "filosofi della scienza", corrente oggi dominante guarda che caso nei Paesi Anglo Sassoni, e sostanzialmente riconducibile a Karl Popper ed al suo principio di non falsificabilita' - che liquida come "non senso" qualunque affermazione "non dimostrabile" e "non falsificabile", come l'intera filosofia "metafisica".

      Per Popper, evidentemente, il mistero del perche' esistiamo, del senso dell'esistenza, del perche' veniamo tutti heideggerianamente gettati-nel-mondo, e' irrilevante. C'e' solo la Scienza e la conoscenza "scientifica".
      Bum! Bum!

      Le domande che pone Heidegger, per Popper semplicemente sono irrilevanti e non vanno poste, "y hasta la vista!" Verrebbe da rispondere come il mio fruttivendolo romano ("ma hai visto che asta?")
      Altro che dibattito filosofico! Siamo tutti "non falsificabili", ma guarda che caso esistiamo!

      La verita' per Heidegger inerisce al senso dell'Essere, e' di per se' nascosta, ed e' quindi un disvelamento, un emergere dall'oscurita', un processo di illuminazione che afferma l'Essere. La verita' e' quindi essenzialmente un processo di disvelamento e non va confusa con il mero concetto di "esattezza" (o conformita' all'oggetto, ossia agli Enti), che attiene alle caratteristiche degli Enti. Quando si confonde la Verita' con la mera Esattezza, e' evidente che si sta "errando tra gli Enti"

      Heidegger predisse, gia' dagli anni 20 dello scorso secolo, l'imminente dominio della "Tecnica planetaria", ed il suo profondo impatto sull'esistenza umana!!!
      La Tecnica sarebbe, fin dalla sua origine, un Destino, sulla cui essenza non si e' - pericolosamente - riflettuto adeguatamente: la sua essenza, anche per il Destino dell'Uomo e dell'Essere, non si e' ancora disvelata.
      (E se il Destino fosse Terminator?)

      Quando ci si allontana dal senso della Verita', si perde il senso dell'Essere e si finisce per errare confusi nella Babele degli "Enti" - proprio come stiamo oggi, come in altre epoche. La mentalita' meramente accumulatrice - speculativa (attenzione, attenzione!) e' uno dei percorsi piu' sicuri per "perdersi tra gli Enti".

      Il problema e' che oggi, dopo il crollo della Metafisica, siamo anche sotto il dominio della Tecnica planetaria.
      Quando si perde il senso della Verita' e dell' Esistenza Autentica, impera solo il "si dice", il regno del "senso comune" , sempre a rischio di scadere nella Chiacchiera.

      Ovvio a chiunque rifletta che il messaggio heideggeriano e' geniale, profondo e rivelatorio. Purtroppo dopo la sua morte (1976), tra le centinaia di filosofi a lui ispirati, NESSUNO e' riuscito a continuare il suo pensiero, come se ci fosse un muro invalicabile.

      Nel frattempo, stiamo proprio "errando nella Babele degli Enti", sotto il dominio della Tecnica planetaria e della mentalita' accumulatrice-speculativa (attenzione, attenzione!) e dei suoi MEDIA NeoGlobal.

      Attenzione, attenzione!!!!

    2. R66 8 maggio 2022

      Potresti fare qualche esempio riscontrabile nel quotidiano per marcare la differenza tra verità ed esattezza?

    3. sbregaverse 8 maggio 2022

      Ogni cosa è il VERUM.
      VERUM IPSUM FACTUM.

    4. sbregaverse 8 maggio 2022

      Per un punto Martin perse la cappa.

    5. A.P. 8 maggio 2022

      A me pare che il quotidiano non sia filosofico, quindi la verità, che è eterna e immutabile, non ha nulla a che fare con il quotidiano.
      Verità ed esattezza sono concetti totalmente diversi: infatti nel quotidiano l'esattezza ha un suo fondamento, diciamo scientifico, la verità essendo eterna è inevitabilmente trascendente.
      La scienza filosofica, non dimentichiamo che fu fondata da hegel appunto per chiarire che tra esattezza e verità non può esserci relazione: una cosa è la scienza esatta, che in quanto esatta non è pee forza vera, una cosa la verità trascendente che è intrinsecamente immutabile.
      Almeno questo io sono giunto a capire, se ho commesso errori ben vengano le correzioni.

    6. sbregaverse 8 maggio 2022

      Certo ma il VERO è proprio l'OVVIO accadimento quotidiano nell'ADESSO.
      VERO OVVIO ADESSO sono sinonimi e.....si possono usare altri lemmi ancora....

    7. A.P. 8 maggio 2022

      Concordo in molto di quello che dice.
      A mio avviso però Heidegger, pur nella sua lungimiranza e capacità analitica si è fatto prendere un pò la mano e questo perché ha ignorato totalmente, e ne aveva tutto il diritto sia ben chiaro, il metodo genetico delle categorie di Marx.
      In fondo l'idealismo, e marx lo è a 360 gradi apre uno spiraglio, da una possibilità all'umanità di togliersi dai guai, mentre heidegger si lascia troppo influenzare dal pensiero nicciano.
      Questo è quello che penso.

    8. A.P. 8 maggio 2022

      Lei è di una simpatia contagiosa mi creda!

    9. sbregaverse 8 maggio 2022

      TI credo ti credo,in effetti, MI piaccio talmente che......spesso MI rileggo....no non sono egoico.....perquanto il fatto stesso di scrivere presso questo sito..... dai,mi sembra ....si essere in ottima compagnia...

    10. sbregaverse 8 maggio 2022

      EH sì Heidegger aveva tutto ben chiaro quando scriveva che il mondo mondeggia e anche le cose coseggiano;indubbiamente un furbastro matricolato nel COPIARE: anche con aspetti indubbiamente originali e questo gli va riconosciuto, teosofie vecchie di 10000 anni. Magari poi qualcuno lo trova inarrivabile, solo perchè ritiene che il pensiero speculativo,parta dai presocratici.

    11. Martin 8 maggio 2022

      Per Heidegger il marxismo e' una delle tante correnti filosofiche -nulla di piu' - della Metafisica ormai crollata

    12. Martin 8 maggio 2022

      Con il attesti inesorabilmente di non conoscere o non aver minimamente compreso il pensiero di Heidegger

    13. sbregaverse 8 maggio 2022

      Non posso che confermare che la mia interpretazione di Heidegger è per amore o per forza altra dalla tua.Non del tutto non del tutto, in ogni caso. Ti assicuro però che sono e sei pure tu : in ottima compagnia.

    14. sbregaverse 8 maggio 2022

      Heidegger va metabolizzato tutto , soprattutto quello mistico, quello più ostico ma al contempo,mia doxa, quello più vero.

    1. sbregaverse 8 maggio 2022

      Heidegger , Flores, lo sa bene, è pietra tombale della filosofia.
      Heidegger nasce filosofo ma muore MISTICO.
      Niente di nuovo sotto il sole.Qoèlet.
      Nemmeno all'ombra dell'ombrellone.sbregaverse.
      NON potevo esimermi dal commento sei che, come tout le monde sa, viene, arshhssss.asssshhhh.ahhaaahh,prima del nove.
      Ma che casso aehnmm tasso di credibilità posso avere se mi esprimo così....?!?!?!

    1. absitiniuriaverbis 8 maggio 2022

      Ho iniziato la lettura speranzoso e mano mano che mi avvicinavo alla fine della stessa, la delusione ha preso il sopravvento.
      Sarà che sono un tecnico e lontano dalla maniera di articolare della filosofia, ma sono deluso.
      Questo non inficia, la qualità dell' interessante articolo, tuttavia.

      La verità che la scienza insegue a tappe e che è pronta ad essere soppiantata da nuove verità temporanee che spiegano meglio quello che accade è diversa, per esempio, dal concetto di verità in uso nei tribunali dove 'verità' è solo e solo quella che si può dimostrare attraverso prove. Ancora diversa è la verità dettata dalla fede che non ha bisogno di prova alcuna.
      E, giusto per non dilungarmi a sproposito, diversa ancora è quella verità che accettiamo perché ci fa semplicemente comodo perché ci lascia nel nostro sonno profondo che tanto ci piace.
      Quella che finalmente ci evita di pensare.
      Con buona, pace del vecchio cogito ergo sum: RIP.

    1. sbregaverse 8 maggio 2022

      ....e se nell'apocalisse come assenza del VERUM si trovasse, invece la sua essenza.....?......!.......?

    1. Vocenellanotte 8 maggio 2022

      La conclusione apocalittica mi sembra alquanto forzata, la trattazione invece può essere accettabile eccetto quando, indirettamente, anche l'autore, adombra che la verità possa essere relativa. Questo proprio non lo accetto.

    1. gianB 8 maggio 2022

      Se potessimo solo dire che verità e falso sono due complementari come il bianco e il nero, come il giorno e la notte, mi basterebbe chiederti con quale dei due identifichi tu l'uno e l'altro. La tua certezza o titubanza nel rispondere mi basterebbe per capire quale sia il tuo karma.

    2. absitiniuriaverbis 8 maggio 2022

      Interessante. Magari mi aiuti a capire meglio e ti ringrazio.
      Ti rispondo dopo qualche secondo di esitazione: verità è il nero.
      Nel senso che si può accendere e spegnere la luce. Ma il nero è eterno.

    3. indipendente 8 maggio 2022

      Nella dualità non risiede alcuna verità. La mente, mente.

    4. sbregaverse 8 maggio 2022

      MA CHE BRAVO ADVAITIN

    5. absitiniuriaverbis 8 maggio 2022

      Immagino che tu volessi aiutarmi, nel caso, ringrazio.
      Non colgo però il nesso tra la mia osservazione in risposta a gianB ed il tuo commento.
      Tra parentesi, il tuo commento lo condivido.
      La visione della non-dualità è alla base della dottrina induista dell’Advaita Vedanta che mi raccontavano anni orsono.
      Mi ricordo in particolare di:
      “Io sono questo”, “io sono quello”, è sogno, mentre l'”io sono”, puro e semplice, ha impresso su di sé il marchio della realtà. – Sri Maharaj Nisargadatta
      E, se vuoi : Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.»

    6. sbregaverse 8 maggio 2022

      Sì ANCHE in exteriore, in effetti :
      DAPPERTUTTO.

    7. gianB 8 maggio 2022

      Poiché mi hai già ringraziato non posso esimermi dal risponderti.
      Innanzitutto dicevo che SE possiamo dire che sono due complementari, in una complementarietà senza confini, nel senso che non esiste l'uno senza l'altro. Una visione quindi assolutamente al di fuori di una FEDE nell'eterno. Non perché esso non esista ma neanche perché esista, semplicemente non è alla nostra portata. Quindi usavo il sentimento del "sentire la verità" da parte del mio prossimo come uno strumento di confronto e non più come una necessità di risolvere un assoluto ontologico. Il più grande dei filosofi infatti non è riuscito a dare alcuna definizione risolutiva (la verità non può che venire ri-velata).
      Passo all'analisi della tua risposta al fine di chiarire ancor più il mio pensiero.
      La tua esitazione sulla risposta mette in evidenza un'intellettualizzazione del problema Verità. Ovvero sei caduto nel tranello del filosofo. Intendo dire che se crediamo nella verità quale una tensione positiva, una tensione per la vita, la risposta non può essere che istintiva ed immediata: la luce, il bianco. Ma invece tu hai frapposto al vivere, pienamente, qui ed ora, fisicamente e spiritualmente, al concetto di eternità, ovvero ad un concetto astratto, intellettuale appunto, non spirituale. Travolto da questo essere fuori di sé (intendo fuori dal proprio sentire spirituale) hai associato la verità al nero attribuendo a quest'ultimo un valore di eternità, peraltro arbitrario quanto sarebbe dire il contrario in quanto semplicemente non conosciamo l'eterno.
      Ovviamente puoi dirmi che quanto ho detto è completamente falso.

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