La morte verrà all'improvviso ...

La morte verrà all'improvviso ...


Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org


L'angoscia è il pensiero di un male che sovrasta, a volte ben definito, a volte oscuro. In quest'ultimo caso l'angoscia si fa patologica, come un oppressione dello spirito che ne cela le cause profonde, rendendo l'angoscia stessa incontrollabile, autoalimentante e difficile da superare.

In ogni caso l'angoscia è paura di un qualcosa di cui non si vede soluzione prima che accada, in un contesto definito o incerto nella sua percezione emotiva.

Il male per antonomasia per ogni vivente è la morte, che può quindi diventare oggetto di paura o di angoscia. E' un fatto certo, di cui si può anche ignorare il come e il quando, ma che talvolta viene percepito come incombente in un tempo prossimo venturo. Fortunatamente non è così per la maggior parte della durata del nostro viaggio in Terra, quando la fortuna ci regala un benessere di corpo e di spirito, al quale tutti anelano. Eppure anche in questi momenti di relativa serenità sappiamo per certo che dovremo morire, e che una qualche calamità imprevedibile potrebbe colpire il nostro mondo e/o i nostri affetti più cari, in qualsiasi momento.

In questo particolare momento tutti noi, tranne qualche demente, non vorremmo far guerra a nessuno, tanto meno agli amici russi, ma la pressione mediatica alla quale siamo sottoposti h24 non fa che riproporci la volontà di un potere oscuro e malevolo di precipitarci in questa sciagurata follia, comprovata da molti fatti certificati, come tanti indizi di pubblico dominio.

Non può quindi destare meraviglia la tendenza, per umana reazione, all'effetto Titanic, cioè a festeggiare come se nulla fosse fino ad un attimo prima del verificarsi del tragico evento, esorcizzato fino all'ultimo tramite una resa forzata al conformismo dilagante. Purtroppo però le anime più sensibili, che non possono rinunciare ad un minimo di autenticità, sono spinte a scivolare verso un angoscia in questo caso più che giustificata.

Come se non bastasse non c'è solo la possibilità di una guerra da fine del mondo, ci sono mille altri pericoli che si materializzano un giorno sì e l'altro pure, come la crisi sanitaria, economica, ecologica, religiosa, lavorativa, educativa; minacce di controllo sociale tirannico, immigrazioni selvagge, corruzione e criminalità a tutti i livelli, demolizione culturale e morale, ecc. E davanti a tutto una realtà di popoli vessati, colonizzati, bombardati, vittime di genocidio, per non parlare dei metodi industriali nelle produzioni alimentari di consumo quotidiano, totalmente privi di rispetto per il "materiale" biologico trattato, e quindi anche del consumatore. Non è neppure più pensabile la vile istanza egoistica "non nel mio giardino", dal momento che il giardino è diventato uno solo, l'unico pianeta di cui disponiamo, patendo perciò tutti, già ora, le conseguenze della sua pessima gestione, in gran parte globalizzata. Ciliegina sulla torta gli investimenti smodati nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, di cui non potremo prevedere e controllare le applicazioni future, potenzialmente fantastiche quanto minacciose della stessa sovranità umana che stoltamente credevamo acquisita in via definitiva.

Eppure la vita continua, e la speranza, come sempre, è l'ultima a morire, cioè non morirà fino a che il cuore degli uomini continuerà a battere. Io sono fiducioso e ottimista, e non mi sento cretino per questo perché so che il cuore dell'uomo, inteso come spirito vitale, ha in sé la forza più potente di tutte, l'amore e la cura del mondo. Non intendo con questo sposare l'antropocentrismo che ha caratterizzato gli ultimi secoli, al contrario vedo una comune percezione del mondo che comprende tutta la biosfera che ci ospita, benevola o severa a seconda dei nostri comportamenti, sperabilmente sempre più ispirati da una buona coscienza, all'altezza dei tempi.

Però senza la necessaria elevazione dello spirito non potremo coltivare la nostra coscienza in qualità e misura sufficienti a superare questa tremenda prova, di cambiamento epocale di abitudini secolari, incrostate di ruggine corrosiva anche delle strutture più solide del passato.

Quest'epoca esige autenticità, per essere degni di esistere, di continuare ad esistere come in passato ma non allo stesso modo, bensì con un apertura che è il contrario di quanto l'oppressione mediatica induce, soprattutto negli spiriti più deboli, incapaci di reagire. Questi rappresentano un fardello di cui dobbiamo farci carico, avendone la forza anche quando appaiono maggioritari, come del resto è nell'ordine delle cose prima di un salto quantico di civiltà, che non avrà eguali nella nostra storia. Eppure è un passo obbligato, proprio in continuità della storia della presenza umana sul pianeta. Per poterlo compiere non occorrono tanto atti di eroismo individuale, quanto non possiamo sperare in un novello San Cristoforo, ma basta l'ottimismo della volontà, che pure si sta diffondendo silente come una pandemia nella sua prima fase di incubazione, prima di diventare virale ed esponenzialmente contagiosa.

Non posso giudicare chi la vede diversamente, ha tutte le attenuanti del caso, ma lo compiango e prego anche per lui, anzi soprattutto per lui, visto che la sua salvezza è anche la mia e di quelli che seguiranno, nello spazio e nel tempo. Questa è la cosa più importante, la cura nel salvare il futuro delle prossime generazioni, che passa dalla cura per il nostro prossimo. E' un fatto biologico e morale allo stesso tempo, siamo i soli a poter tenere insieme le due cose in questo nostro mondo profondamente modificato, che tutti in fondo vorrebbero salvare e rendere più civile ed armonioso, in grado di restituire anche spazi di felicità a chi la merita, con l'aiuto di un po' di fortuna, o della Provvidenza per chi ci crede.

Siamo tutti coscienti di essere viaggiatori pro tempore, con una stazione di partenza e una di arrivo. C'è chi non vede nulla dopo e chi invece pensa ad un'altra forma di esistenza oltre la stazione d'arrivo (stranamente analoghe considerazioni non si fanno quasi mai riguardo alla stazione di partenza).

La differenza d'atteggiamento durante il viaggio è grande, eppure non impedisce di condividere i fondamentali della coscienza, che si fa morale e quindi comportamentale, per quello che è percepito come il bene, pur nella sua attualizzazione relativa.

C'è chi crede in Dio e chi crede solo nell'uomo, cioè anche in se stesso, ed entrambi possono trovare grande conforto nella preghiera, che trasforma le nostre fragilità in altrettanta forza. A qualcuno o qualcosa dovremo pure rendere grazie. Anche a questo serve una buona educazione. Per tutto il resto c'è il diavolo che ci pensa, regnando in Terra, ma senza speranza, povero diavolo!

Raramente si pensa alla nostra vita come se fossimo immortali. Anche questo è un buon esercizio per capire il mondo, come le dimostrazioni "per assurdo" in matematica. Applicandosi con un minimo di serietà chiunque capirebbe quanto siamo fortunati ad essere mortali e quanto saggia sia la vita biologica nel nostro fantastico pianeta, e probabilmente in molti altri nell'universo, anche quando è necessariamente crudele. Attenzione però, con questi esercizi spirituali si diventa eretici per la religione del marketing, e per non fare una brutta fine è consigliabile non pubblicizzare troppo questi pensieri. Il nostro spirito se ne gioverà ugualmente, anzi di più vedendo aumentare la nostra capacità di sopravvivenza e d'azione. Che ogni giorno sia perciò un buon giorno, come si usa augurare a tutti per buona abitudine, tra persone civili e ben educate, e possibilmente anche sincere e di buon cuore.

La conclusione di questi pensieri resta indeterminata, ma non resta in sospeso. Per quel che mi riguarda, per quel che può valere, il "dado è tratto", e il mio Rubicone l'ho già attraversato da tempo, a ben pensare fin da piccolo, e per questo sono grato al mondo, ai miei famigliari ed amici, ed al mio prossimo molto più in generale, fatto ormai di 8 miliardi di anime, sul quale ho scommesso come su un cavallo sicuramente vincente, dal cuore troppo grande per fallire.


Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

07/09/2026

Commenti (2)

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    1. peppe57 13 settembre 2026

      Ok, non ce l'ho fatta a leggerlo. Mi è sembrato un pochino troppo di fronte alla quantità di allegria che mi tocca vivere. Solo una domanda: ma è così sconvolgente il fatto che si debba morire? E' così annichilente l'idea che questo (e lo sottolineerei se il sito ammettesse di poter sottolineare una parola o una frase) corpo finisca? E quando? UUUHHH!!!!!! Cosa rimarrà? E come hanno fatto i re primordiali a guidare un regno per 28.000 anni ognuno? E come ha fatto Noè (comunque lo vogliate chiamare, ce ne sono circa una decina in tutto il mondo) a vivere 800 e passa anni, mentre i suoi discendenti (i nostri antenati,. in pratica) hanno vissuto solo 80 anni? Ed Elìa che sembra sia andato in cielo e nessuno più l'ha visto? (e d'altronde aveva anche ben ragione, visto come si sono evo-invo-luti i suoi eredi dei millenni)..................
      Oggi sappiamo tante cose, ma facciamo finta di non sapere niente e che il "dolore della vita e della morte ci attanaglia"................
      Leggete, perché c'è tanto da imparare............

    1. maghi 13 settembre 2026

      non so se la preghiera abbia gli effetti su chi crede e chi no. Gesù per operare miracolo, chiedeva la fede in Lui, che prontamente veniva dichiarata per ottenerlo. Non credo che tutti l'avessero, ma Lui operava miracolo lo stesso. Per pietà o misericordia, o tutte e due. Poi però aggiungeva di non peccare più. Perchè non si perdessero gli effetti del miracolo. Forse se uno cominciasse a pregare e vedesse un cambiamento miracoloso, potrebbe divenire fedele. Solo in questo senso la preghiera avrebbe successo.

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