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L’era dell’Aquarius

DI PINO CABRAS

megachip.globalist.it

È già evidente come la vicenda dell’Aquarius, la nave attrezzata con 629 migranti soccorsi in mare e in attesa di un approdo certo, rappresenti il primo episodio di una nuova importante fase politica in materia di gestione dei flussi migratori. Il caso Aquarius sta spingendo tutti a posizionarsi e a dipingere lo scenario con toni molto forti, accuse durissime, appelli perentori su fronti opposti.

Per parte mia so che dietro al caso Aquarius ci sono sì quelle 629 vite in viaggio e in ansia, ma c’è anche una questione enorme, complessa, di fronte alla quale non ci sono soluzioni semplici. Non si mettono le brache al mondo, neanche in questa materia. Però si possono costruire punti di riferimento molto laici e ridurre i decibel delle grida, guardando avanti e calcolando il tempo che abbiamo per fare qualcosa.

Partiamo ad esempio dalla cosa più urgente, la vita delle persone coinvolte in questo specifico caso. Se ne parla con i toni del pericolo imminente, come se si trattasse di una carretta del mare pronta a rovesciarsi dopo un S.O.S., mentre invece si tratta di un mezzo sicuro, con viveri e medicinali, in costante contatto con le autorità e con gli operatori sanitari per urgenti rifornimenti. Non è sicuramente un posto invidiabile dove trascorrere l’esistenza, ma non è peggiore di un centro di prima accoglienza sulla terraferma. Quel che è in atto è “solo” un braccio di ferro politico sulla destinazione di questo segmento del viaggio. Come ogni questione politica, la decisione è da ritenersi un argomento controverso, ma quel che è certo è che non sussiste una minaccia diretta e grave all’esistenza delle persone che stanno dentro l’Aquarius. Chi definisce la decisione del governo (che nega l’approdo in porti italiani della nave proveniente dalle acque libiche) come un’operazione spietata di gente “senza cuore”, e invita nel frattempo a guardare in faccia “gli occhi dei bambini”, punta a un importante lato emotivo che tuttavia è fuorviante se si considera che non è affatto in questione il loro salvataggio, bensì la forma che assumerà la loro accoglienza e le decisioni su chi abbia diritto a restare.

Le forze politiche che hanno composto la maggioranza parlamentare e firmato il “Contratto di governo” condividono questi elementi essenziali in materia di migrazioni: il sistema di accoglienza deve essere autenticamente europeo, non nazionale; chi richiede asilo deve farlo direttamente dai Paesi di provenienza o transito e chi ne ha diritto, direttamente da lì, deve essere già ripartito obbligatoriamente presso i 27 Stati membri dell’Unione europea e quindi integrato negli stessi.

Un problema gigantesco come le migrazioni contemporanee, in particolare nelle sue forme irregolari e illegali, non deve essere gestito solo dalla Repubblica Italiana intanto che gli altri membri della UE blindano da decenni le frontiere e i porti, inclusi quelli retti da governi sedicenti “progressisti”.

Veltroni in questi giorni ha paventato un ritorno agli anni trenta, ma ha dimenticato cosa faceva il suo governo negli anni novanta. Proprio mentre dal centrosinistra si urla alla disumanità del caso Aquarius, possiamo compulsare pagine ancora non sbiadite delle azioni di governo di quella parte, come il blocco navale anti immigrazione deciso dal governo Prodi, con “disposizioni rigide sul respingimento” in mare degli albanesi. Nell’album di famiglia della sinistra italiana c’è un’iniziativa molto più drastica di quel che accade oggi.

Certo, non lo ricorda il solito Roberto Saviano, quando intima al ministro dei trasporti di aprire i porti e twitta: «#umanitàperta #apriteiporti #Aquarius». È lo stesso Saviano che non fa una piega su come Israele gestisce le questioni di #umanitàaperta alle sue frontiere e su come bombarda i porticcioli dei pescatori palestinesi. Omissioni umanitarie.

In questo quadro mi colpisce un’osservazione del giornalista Sebastiano Caputo, che chiama in causa una delle critiche rivolte alla chiusura dei porti, ossia il fatto che si concentri sui soggetti più deboli. Dice Caputo che chiudere i porti «è un atto politico, non razzista, che mira a fermare questa orrenda tratta di esseri umani. Ora però aspettiamo da Matteo Salvini, e dai suoi colleghi al governo, un gesto altrettanto forte quando i vertici della NATO ci chiederanno di utilizzare le nostre basi militari per bombardare Paesi sovrani e appoggiare guerre “umanitarie” che alimentano quella stessa orrenda tratta di essere umani. Forti coi forti, senza doppi standard.»

Le risposte sono scritte nel futuro, e dovranno contrastare le pressioni di quelle stesse parti politiche che oggi ci accusano di razzismo ma si sono schierate con tutte le guerre imperialistiche che hanno devastato Africa e Asia negli ultimi venticinque anni.

Non mi è congeniale la postura mediatica di Salvini su questa materia, troppo attenta al possibile risvolto elettorale, come d’altro canto, sul fronte opposto, lo è quella del sindaco di Napoli De Magistris. Tuttavia le cose vanno viste nell’insieme, senza pregiudizi, e senza sconti per i signori delle pagliuzze e delle travi. Faccio un esempio che sconcerterà qualche lettore. Ricordo di aver assistito a un dibattito in TV del 2011, quando si stava per fare la guerra alla Libia. Sino a quel giorno Salvini lo conoscevo solo di viso, non lo avevo mai seguito in un confronto. Praticamente vinse a mani basse su esponenti della sinistra che si spendevano per la guerra a Gheddafi, ai quali diceva in sostanza: “ma vi rendete conto che devastando questo paese, oltre a fare decine di migliaia di morti, causerete una catastrofe migratoria dai costi umani esagerati?” E concluse con “Povera sinistra, come si è ridotta, povera sinistra”. Mi colpì moltissimo perché aveva ragionato e concluso con lucidità prevedendo gli esiti di quel disastro criminale, al quale la sinistra si consegnò totalmente, in parte complicemente e in parte stupidamente. Ricordo l’odio sparso dagli organi di informazione vicini alla sinistra: una totale demonizzazione di Gheddafi, una campagna isterica e guerrafondaia, un delirio che accompagnava le stragi, lo sterminio dei dirigenti dello stato libico, la distruzione dei potabilizzatori e delle infrastrutture, e infine l’espulsione di due milioni di africani che lavoravano in Libia. Non mi piace il frasario del Salvini di oggi, lo ribadisco, ma la sinistra è ancora incapace di un’autocritica sulle sue grandi colpe storiche di anni recenti, non imputabili a Salvini.

Le classi dirigenti francesi e britanniche negli ultimi sette anni hanno scatenato guerre che oltre ai lutti e oltre alla distruzione di interi Stati con cui noi avevamo relazioni convenienti, hanno provocato un drastico peggioramento nella gestione dei flussi migratori, e ora dicono che gestirli non è affar loro ma solo affar nostro. Non siamo di fronte a casuale o banale egoismo. Stanno invece ridisegnando la gerarchia europea, trasformando il fianco sud dell’Europa in un mondo troppo debole per farsi valere, troppo ripiegato sui suoi problemi per esigere che più a nord si paghi il prezzo delle spietate politiche di potenza.

Le classi dirigenti di Parigi e Londra hanno scelto cosa voler fare dell’Italia: il paraurti per le tragedie della globalizzazione; così come a Francoforte, Bruxelles e Berlino avevano deciso cosa fare della Grecia: il laboratorio dove sperimentare la futura ‘mezzogiornificazione’ di mezza Europa. È l’autodemolizione del sogno europeo in vista di un ordine che toglie già, ancora una volta, il velo che nascondeva ciò che non è mai venuto meno: i soliti brutali rapporti di forza guidati dalle grandi capitali dei grandi capitali.

In questa particolare congiuntura è giusto richiamare l’Europa ai suoi doveri, in tempi rapidi. L’estate è lunga.

 

Pino Cabras

Fonte: http://megachip.globalist.it

Link: http://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/articolo/2018/06/11/l-era-dell-aquarius-2025951.html

11.06.2018

 

Pubblicato da Davide

8 Commenti

  1. Saviano è un ostaggio. Deve dire quello che gli viene ordinato da chi gli dà la scorta. Vedremo se col nuovo governo cambierà o se è un incorreggibile venduto ai poteri. Bisogna però ammettere che scrive bene.

  2. Stanno freschi a cantare i soliti uccellacci. Noi che di immigrati ne abbiamo accolti a centinaia di migliaia saremmo razzisti, chi invece li ha respinti tutti si permette di darci a noi dei razzisti. Se fossimo razzisti non ne avremmo accolto nemmeno uno, e non gli avremmo affittato le case, e non li avremmo sfamati, e non gli avremmo dato cellulare, ricarica, sigarette, tv satellitare, internet aggratis ecc..
    Qualcuno d’oltralpe, o del pd, confonde il razzismo con la coglioneria, il regolamento di Dublino parla chiaro, il migrante deve essere accolto dal paese di primo approdo, quindi se la ONG che li raccoglie in mare è tedesca il paese di primo approdo è la Germania, e se li prende lei.. se poi il regolamento non lo rispetta nessuno allora facciamo bene anche noi ad uniformarci al menefreghismo europeo, e tutti gli stati che hanno fatto peggio di noi devono solo che stare muti.
    Lo ripeto, finalmente abbiamo un governo vero che fa i nostri interessi, e l’Europa non è abituata ad avere dei veri interlocutori pensanti ed autonomi nelle decisioni, ma dovranno abituarsi, è finita la pacchia.

  3. A me fa girare fortemente le palle il fatto che nessuno, dico nessuno, riduca il tutto ai minimi termini e cioè:

    ognuno di questi “migranti” ha pagato migliaia di euro o dollari alla malavita organizzata internazionale per farsi imbarcare su queste carrette e farsi portare in Italia o altrove.

    Per me finanziare la malavita è un reato e basta, non ha attenuanti. Non me ne importa un bel niente dei problemi dai quali fuggono (ancorché possano essere stati in parte causati da noi, in azioni o omissioni).
    Hanno trovato somme (anche indebitandosi con la stessa malavita) che, nel loro paese, li avrebbero aiutati forse a migliorare la propria vita.

    Il risultato? La malavita si rafforza e noi ci indeboliamo. E allora non provo alcuna pietà nel dire che sono, volenti (qualcuno forse nolente, non lo so) COMPLICI DELLA MALAVITA, commettono un reato che può essere definito favoreggiamento.

    Smettiamola con questa puttanata del politicamente corretto! Se dobbiamo spendere soldi per questa gente, spendiamoli a casa loro per aiutarli a crearsi una vita.

    Arrigo de Angeli

  4. Sì potrebbe fare presto a risolvere la questione dei rifugiati: intanto si ribadisce il principio che le tasse servono a dare servizi e assistenza solo a chi è residente in Italia regolarmente.

    Dopo di ché si mette alla prova chi veramente è favorevole al mantenimento degli irregolari aprendo sottoscrizioni pubbliche con raccolta di fondi in ogni supermercato e ufficio postale.
    In base ai fondi raccolti si decidono quante persone tenere e quante rimpatriare.

    Così si vede quanti sono i veri altruisti e chi invece è per l’accoglienza col Q-lo degli altri!

  5. Nulla da ribattere, concordo parola per parola.
    Detto questo, piuttosto che dibattere sui particolari, suggerirei una risposta generale anche prendendo spunto dall’articolo.
    1 Passo, la contingenza delle persone attualmente “in viaggio” dovrá essere risolta caso per caso
    2 Passo, l’Europa come “entitá” o, in alternativa, ogni stato europeo dovrá aprire appositi uffici siti nei paesi di partenza
    3 Passo, a mezzo di questi uffici si risponderá, in loco ed in tempi brevi, alle domande di asilo. Chi riceverá risposta positiva sará riunito ad altri e, sempre in tempi brevi, trasportato in modo degno nello stato europeo di sua richiesta.
    4 Passo, sará chiaramente spiegato a mezzo di tutti i media possibili, che saranno sospese, anzi, vietate tutte le operazioni di “salvataggio”.
    Salvo quelle eseguite in emergenza reale, affondamento in corso, da navi civili o militari di passaggio; ovvero non stazionate lungo la costa africana.
    Ció avrá un costo? politico, militare o economico?
    L’Europa se ne fará carico, eventualmente, con l’aiuto del Vaticano che, oggi, solo lancia moniti ma, non agisce concretamente.

  6. --<<---->>-- --<<---->>--

    Aquarius ė una provocazione.
    È l’inizio della guerra per abbattere il nuovo governo italiano.

  7. Il problema immigrazione , come lo vedo io. Un gruppo potentissimo di rabbini ha deciso di portare in Europa cento -centocinquanta milioni di africani e in un paio di decenni ottenere l’Europa meticcia , una sottospecie umana meglio controllata e meglio sfruttata dalle quinte colonne ebraiche che già ora controllano la finanza, i mezzi di informazione e in malo modo, in vari paesi, anche la politica. Per ottenere tutto questo questi potentissimi rabbi che come prima occupazione fanno i finanzieri e occupano le banche e i sistemi di strozzinaggio, hanno finanziato e finanziano il loro galoppino Soros che con innumerevoli società dove è falso perfino il nome, stimola,invoglia e spinge questi giovani africani nullafacenti ad abbandonare i loro paesi e ad invaderci.. Naturalmente se a qualche governante viene in mente di opporsi a questa invasione saltano subito fuori le quinte colonne giudaiche i vari Saviano, Ferrara, Mieli, Lerner, ecc. ecc. ecc.

    • Il “baffetto” (D’Alema) diceva che l’europa avrebbe bisogno di almeno 30 milioni di immigrati … non ha specificato se africani o meno ma mi sembra evidente che pensava proprio all’africa.
      Non credo che d’alema sia un rabbino e forse non è neppure su libro paga dei rabbini!
      Insomma secondo me qui non centrano rabbini o non rabbini, qui siamo di fronte a un piano, un progetto ben preciso preso ai più alti livelli perché secondo loro l’invecchiamento della popolazione europea (in particola modo in italia), imporrebbe non certo un piano di rilancio della famiglia e delle popolazioni locali come penserebbe qualunque persona minimamente razionale e assennata ma un vero e proprio programma di sostituzione di buona parte delle popolazioni locali.
      Sostituzione, naturalmente, soprattutto con etnie che nei secoli sono state sempre utilizzate per gli scopi dei dominanti di turno: gli africani!
      Ma questo è solo una parte del progetto che credo hanno in mente! la parte non meno importante e in previsione di future probabili rivolte sociali, è quella di utilizzare questa manovalanza come mercenari contro le stesse popolazioni locali….infine non credo che trascureranno di utilizzarli anche come veri e propri ascari nelle future guerre contro la russia.
      Per questo li coccolano e per questo non demorderanno dal continuare i flussi migratori… alla faccia dei Conti e visconti!

      Perciò non aspettatevi la fine dei flussi migratori neppure da parte dei salvini, di maio e avvocati alla Conte! Questi vogliono solo che i flussi siano meno incontrollati e meglio condivisi, non vogliono affatto mettervi fine e se per caso ci proveranno a mettervi davvero fine, se ne sbarazzeranno (intendo dei conte, salvini ecc.) facilmente.
      L’idea di suddividere questi migranti per quote di cui i vari paesi dovrebbero farsi carico (questa è la richiesta dei vari conte, di maio e salvini) non farebbe che incrementare ulteriormente questi afflussi perciò credo che alla fine, la richiesta italiana sarà accolta proprio perché va nella direzione voluta dai centri di potere.
      Ma quanto ai “controlli” nei paesi d’origine e alla limitazione dei numeri, scordatevela perché questa è pura fantasia! Per ottenere la vera fine dei flussi migratori ci vorrebbero altro che i conte, i salvini e i di maio!