L’allarme democratico (quello vero)

DI GIOVANNI IOZZOLI

carmillaonline.com

È in corso un’offensiva politico-poliziesco-giudiziaria contro il sindacato Si Cobas e soprattutto contro le centinaia di lavoratori e lavoratrici che stanno affrontando, sotto la direzione di questa sigla, durissime battaglie sul terreno della difesa dei posti del lavoro e del diritto alla contrattazione. Non è la solita recriminazione contro la repressione – che in Italia, del resto, non guarda in faccia a nessuno e interviene puntuale, da sempre, dentro ogni contraddizione reale. Qua siamo davanti a un salto di qualità, coordinato e organizzato, che potrebbe anche preludere alla costruzione di un qualche “teorema” nazionale, se si troverà una Procura di buona volontà pronta a prestarsi. È tradizione italiana ricondurre alle aule dei tribunali tutti i fenomeni sociali che non si riescono a normalizzare.

Il rosario della repressione, solo per restare agli ultimi giorni, è impressionante e va aggiornato con il passare delle ore. Sul piano propriamente vertenziale, gli attacchi sono molteplici: a Tortona, a Brescia, a Fermo, a Bologna, a Castellarano: si va dall’ordinario cambio appalto con mancato rinnovo degli iscritti, al licenziamento mirato delle avanguardie (20 alla Coop di Tortona), al licenziamento di massa di chi sciopera (140 dipendenti alla Ambruosi e Viscardi di Fermo), alle cessioni di ramo d’azienda fatte al solo scopo di “ripulire” il personale riottoso e sindacalizzato (alla ex Pamm di Castellarano) e numerose altre situazioni analoghe. Poi c’è il versante poliziesco e giudiziario: si estende in tutta Italia la pratica dell’attacco manu militari ai presidi e ai picchetti, così come i fermi arbitrari contro dirigenti e militanti sindacali, i provvedimenti punitivi, le denunce, le sanzioni amministrative. Le Questure sono tutte allertate per stroncare a colpi di manganello ogni resistenza ai cancelli.

Modena si conferma laboratorio di queste pratiche antisindacali: dopo le centinaia di candelotti sparati ai cancelli dell’Italpizza per mesi, ora è in corso un bel maxi processo (che nostalgia) contro 86 ex dipendenti della Alcar. Fioccano i fogli di via contro i sindacalisti e arrivano le prime pericolosissime richieste di revoca della carta di soggiorno – che per i proletari stranieri sono una minaccia peggiore della galera. A questo ordinaria follia si aggiungono strane voci (e qualcosa di più) circa maneggi, manipolazioni e pressioni sui lavoratori più fragili ed esposti, allo scopo di coinvolgerli in una provocazione di più ampio respiro, da utilizzare magari in qualche ipotesi di “associazione a delinquere” – vecchio pallino degli ambienti giudiziari modenesi che hanno fallito con l’operazione Milani e non vedono l’ora di riprovarci. Il dispiegamento di uomini e mezzi smentisce tutte le chiacchiere sulle “carenze di organico”: quando c’è da bastonare gli operai, l’organico è adeguatissimo. Bisognerebbe farlo notare al piagnucoloso cittadino medio che chiede “più polizia”: vada davanti ai cancelli degli stabilimenti in agitazione e ne vedrà a volontà.

Se si sommano tutti gli elementi di questo contesto mefitico, si contano diverse centinaia di provvedimenti repressivi di vario tipo già in essere (dai rinvii a giudizio ai divieti di dimora) e considerando il pregresso, alcune migliaia di posizioni processuali, riconducibili unicamente a vertenze sindacali. Numeri impressionanti, totalmente occultati dalle cronache mainstream.
L’inquietante salto di qualità di cui parlavamo all’inizio, è nelle modalità in cui questo tsunami si sta dispiegando: mentre prima nei diversi territori l’approccio era variabile e condizionato anche da dinamiche locali, oggi pare esistere una strategia coordinata e generalizzata che mira a sconfiggere sul campo le vertenze (per scoraggiare i segmenti più attivi e sindacalizzati) e fare più male possibile al sindacato e alle sue avanguardie. “Impantaniamoli nella giungla giudiziaria, così non avranno tempo per fare altro”. Un’autentica resa dei conti pre-natalizia. Ma mirante a cosa? E gestita da chi?

Allarghiamo il focus del ragionamento. I dati macroeconomici sono in drastico peggioramento: Pil, produzione industriale – e segnatamente manifatturiera –, ordinativi e aspettative: ogni indice ha il segno meno. Tutte le strategie di sopravvivenza sono già state bruciate: in questi vent’anni la compressione dei salari e la precarizzazione di massa, attraverso lo stiracchiamento delle filiere e l’abuso degli appalti interni, sono stati l’unico strumento – ampiamente utilizzato – per mantenere margini di competitività abbassando il costo del lavoro e intensificandone lo sfruttamento: una specie di “delocalizzazione interna” praticata con entusiasmo da tutta l’impresa italiana, grande e piccina. Oltre, però, non si può andare. La corda è ormai consumata.
Un clima di panico serpeggia oggi nel micro mondo delle imprese italiane; l’interrogativo che rimbalza da un centro studi all’altro, che tutti ripetono con voce bassa e tremante, è: “stiamo tornando al 2008? Dopo un decennio, siamo tornati alla casella di partenza della Grande Crisi?”.

Al punto in cui siamo, rischia di essere una domanda retorica: ormai ci siamo dentro fino al collo. E del resto in un paese in cui ogni anno cala il reddito disponibile delle famiglie, calano gli investimenti privati, non decollano quelli pubblici, aumenta la pressione fiscale, all’interno di un quadro continentale stagnante da oltre un anno, nella debole condizione di terzisti dell’industria continentale europea, che situazione si potrebbe manifestare, se non quella che è sotto i nostri occhi?

Siamo di nuovo in quella sacca tremenda da cui avevamo solo avuto l’illusione di essere usciti. E la affrontiamo con un armamentario di ammortizzatori molto più povero e meno tutelante, rispetto a dieci anni fa – su questo piano Ichino e compagnia bella hanno lavorato bene, esercitando un’egemonia di lunga lena su tutti i governi tecnici, di destra o di sinistra, i quali, un pezzetto alla volta, hanno rosicchiato gli strumenti difensivi che riparavano un minimo i lavoratori e che nel 2008 avevano impedito un adeguamento meccanico e immediato dei livelli occupazionali all’andamento produttivo.

Torniamo ai facchini. Chi sta concretamente gestendo questa nuova escalation antioperaia e antisindacale? Questori ardimentosi, prefetti intraprendenti, graduati bellicosi in cerca di medaglie e promozioni? Crediamo di no. Queste cose non si decidono nelle sedi locali. C’è un livello di decisionalità politica più alto. Certe operazioni di piazza sono anche pericolose; a Castellarano un dipendente è stato investito da un capo cooperativa pochi giorni fa, mentre in tutti i picchetti i tentativi di sfondamento dei camion sono all’ordine del giorno – la tragedia del povero Abdel Salam è dietro l’angolo, anche senza eccedere in allarmismi. Quindi: chi si prenderebbe la briga di organizzare queste grandi manovre paramilitari, senza la copertura politica del Ministro dell’Interno?

E qui c’è il primo nodo da sciogliere (lo sottoponiamo volentieri alle Sardine democratiche): al Viminale oggi non c’è più il puzzone Salvini, con il suo “linguaggio violento” e le sue “retoriche sovraniste” e la sua “cultura dell’odio”; al governo oggi c’è il centro sinistra, e a gestire l’ordine e la sicurezza pubblica c’è una funzionaria di lungo corso, dall’aria presentabile e l’impeccabile bon ton istituzionale (vabbè, era nella squadra di Salvini, ma questo in Italia è abbastanza normale, siamo gente laica e pragmatica).

Però, le domande che vanno poste sono: chi al governo del paese sta sollecitando o coprendo questa ondata repressiva antisindacale? Qualcuno si è assunto questo ruolo di killer delle lotte, facendo fare “alla sinistra” il lavoro sporco della destra, come nella migliore tradizione italiana?
E ancora: l’impossibilità di fare pratica sindacale vera – cioè scioperi e picchetti –, rappresenta un vulnus democratico grave almeno quanto “le retoriche populiste” del cattivone Salvini?
Massacrare lavoratori, prevalentemente stranieri, spesso donne, è più politicamente corretto e sopportabile delle sparate xenofobe o antifemministe dei trogloditi leghisti?
E in ultimo. È normale che si debbano passare anni nelle aule di tribunale (o peggio), per aver reclamato l’applicazione della legalità – giusti contratti per giusto lavoro, equo salario, tutele contro i licenziamenti, diritti sindacali? Cioè: la normalità costituzionale sta diventando oggettivamente sovversiva?

Cosa succederà se dentro la crisi sociale incipiente, larghe masse impoverite cominceranno a rivendicare reddito e servizi, a fronte di una disoccupazione di massa? La post-democrazia italiana è in grado di sopportare tale domanda senza implodere e delegare ai suoi corpi armati il simulacro della pace sociale?

Ecco, questa è la situazione. Una pesantissima crisi sociale in arrivo, centinaia di migliaia di persone che rischiano concretamente di trovarsi senza un lavoro nei prossimi due anni, le crisi storiche – Ilva, Alitalia, il settore bancario, l’automotive tutto intero – nelle quali nessuno sa dove mettere le mani e che tutti sanno come andranno a finire. I salari ulteriormente falcidiati dalla riduzione, pesante, delle ore lavorate. La ristrutturazione tecnologica usata come una clava contro i segmenti più deboli di forza lavoro.

Un popolo già frastornato, livoroso e impaurito, potrebbe trovarsi davanti a un concretissimo smottamento sociale. Gli esiti di tale passaggio sono onestamente non prevedibili. Anche la Bella addormentata della favola a un certo puntò fu costretta ad aprire gli occhi. Magari la nostra favola sbocca nell’incubo e la Bella addormentata si risveglia zombi, ottusa e feroce. Non lo sappiamo.
Quello che sappiamo è che mentre nella Francia dei gilets jaunes, si sciopera per una settimana intera, dando corpo, voce e dignità al malessere sociale, in Italia Landini auspica un “fronte comune imprese, sindacati, governo per una nuova idea di paese”.
Prepariamoci a un risveglio che sarà comunque brusco.

 

Giovanni Iozzoli

Fonte: www.carmillaonline.com

Link: https://www.carmillaonline.com/2019/12/12/lallarme-democratico-quello-vero/

13.12.2019

Pubblicato da Davide

Precedente Il Vaticano usa le donazioni caritatevoli per coprire i buchi del proprio bilancio
Prossimo Le ragioni di una sconfitta

11 Commenti

  1. Arduo commentare l’approccio anacronistico di questo articolo. Verrebbe più facile sbeffeggiare gli strafalcioni tipo “i trogloditi leghisti”, oppure le ” tradizioni della sinistra”, per finire con l’appello alle “sardine” di perorare la causa, oppure alla ministra dell’interno (che non è Salvini) di essere buona…..
    Potrei anche solidarizzare con gli operai che vengono sfruttati e licenziati e lottano per la dignità del lavoro, quello che non accetto in questo tipo di analisi è che molto spesso le rivendicazioni servono solo ai sindacalisti per fare carriera e agli operai per trascorrere un giorno in più al centro commerciale. Insomma non c’è nemmeno l’ombra di una critica al sistema capitalistico, né all’ordine neoliberista (competizione, arricchimento, arraffamento, inciviltà, individualismo, ecc).

    • Senza dubbio all’autore la lega non piace ma quello che scrive non è diretto a Salvini o ai leghisti ma a coloro in cui confidava ossia alle forze di sinistra attualmente al governo.
      si parla di risveglio ma l’unico belladdormentato mi sembra proprio lui che, di colpo, cade dal pero e scopre che la sua sinistra manda la polizia contro i sindacalisti (altra bella categoria di venduti di vecchia data) e contro quegli operai dei quali dovrebbe tutelare gli interessi.
      Sottoporre il problema alle sardine è come sperare che il mio cane risolva un’equazione differenziale, non perché sia stupido ma perché si interessa ad altro; Salvini sta alle sardine come crocchette e galline stanno a lui.
      Patetica, infine, la constatazione che Landini non guiderà mai una protesta alla francese; se la cosa lo sorprende così tanto vuol dire che finora non ha capito niente in fatto di sindacati e sindacalisti.

  2. L’articolo parla di “strumenti difensivi che riparavano un minimo i lavoratori” indicando lo sciopero come arma principale. Tutto giusto nella modernità. Oggi però quelle armi sono spuntate. I lavoratori non sono più una classe definita secondo gli antichi criteri e chi osa sfidare il padronato si ritrova con il posto di lavoro spostato in quei paesi che non hanno conosciuto le lotte sindacali. Quindi il principale strumento difensivo per i salariati resta la chiusura delle frontiere e la conseguente impossibilità di delocalizzare. La FIAT, giusto per citare quel komunista di Kossiga, lo Stato italiano se l’è pagata almeno 4 volte tra sgravi, finanziamenti etc… e adesso in Italia si produce solo una parte, il resto è all’estero grazie agli accordi europei. Negli anni 80 Merloni propose la cassa integrazione per 8 giorni per 78.000 operai FIAT. Oggi in totale ce ne sono circa 20.000. I guadagni societari, una volta abbattuto il costo della manodopera tramite delocalizzazione, non rimpinguano più le casse statali, ma sono incamerate dalle scatole cinesi delle società che hanno sede nei paradisi fiscali, doppio svantaggio. Comunque mi piace il tono dell’articolo che dice, in buona sostanza. che bisogna muoversi per vedersi riconosciuto qualcosa.

  3. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    L’allarme democratico è per tutte le società (pseudo)democratiche “occidentali.
    Abbiamo sotto gli occhi l’esempio del fallimento del sistema borghese-capitalista nonchè neonazista (il neo-nazismo, si sa, è “l’alter ego” del liberal-capitalismo, la bestia primordiale dell’Es(*) che devasta e “appuzza” il mondo): la vicenda dell’ ex ILVA di Taranto. Essa è l’esempio delle insormontabili contraddizioni del sistema capitalista: insostenibiltà sotto tutti i punti di vista (non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca!!!)!
    Nel frattempo un crescente nazi-fascismo permea sempre di più alcuni strati della società occidentale (e non solo) che con il suo aberrante modo di vivere si appropria illegittimamente e spreca inutilmente preziose risorse saccheggiando, devastando il Pianeta e affamando interi popoli.
    (*) L’Es (o Id) è, secondo la teoria psicoanalitica di Sigmund Freud, quella istanza intrapsichica che “rappresenta la voce della natura (primordiale – ndr) nell’animo dell’uomo”. L’Es, infatti, contiene quelle spinte pulsionali di carattere erotico (Eros), aggressive ed auto-distruttive.

  4. Il Sindacato ,i vertici del Sindacato ,sono Artefici del MALE dei Lavoratori, capi del Sindacato Politicizzati Prezzolati come tutti la Classe Dirigente di questo Stato .

  5. C’è un passaggio particolarmente significativo: “arrivano le prime pericolosissime richieste di revoca della carta di soggiorno – che per i proletari stranieri sono una minaccia peggiore della galera”. Ecco sintetizzato il senso dell’immigrazione di massa.

  6. Articolo bello ma non si arriva ancora a fare il passo necessario per la consapevolezza della rivolta ancora destra e sinistra ancora abbassò Salvini ma non mi va bene neanche l’altro non si è capito che non è certo la destra il nemico ma in questo caso per fare qualcosa dovrebbero unirsi destra e sinistra che hanno gli stessi obbiettivi ma si scontrano sulle briciole

  7. Che sia così, credo che tranne i supporti bipedi di smartphone (che sono maggioranza degli italiani), lo si è capito da un pezzo.
    Purtroppo la soluzione, se c’è, non la vuole nessuno…..ed è effetto della capacità della classe dominante di ragianare a tutto campo, a 360 gradi, il popolo al più, tra i migliori si arriva ai 90 gradi.
    E tutto parte da lontano, studiato a tavolino da esperti di controllo sociale….ma spiegare al popolo come centra il casco, la cintura di sicurezza, la lotta al bullismo o al femminicidio e tutte le leggi da società civile con la sua messa in schiavitù, non è facile, accusare leggi di buon senso che si, salvano vite, ma nel contempo creano utili idioti incapaci di libero arbitrio, incapaci, se non glielo dice la legge, la polizia e la magistratura, di discernere ciò che è giusto da ciò che è giusto per la legge/repressione.
    La democrazia senza la libertà ed il libero arbitrio è parola vuota, ogni legge che mi impone qualcosa, ad esempio di mettere la cintura di sicurezza, di percorrere una strada ad una certa velocità non per convinzione mia (libertà) ma per paura della punizione, abitua l’uomo a prendere ordini ed ad eseguirli senza analizzarli nello specifico e nel contesto.
    Ed un uomo che ha perso la capacità di anlisi nello specifico e nel contesto, è un nuovo schiavo, incapace di rivoluzioni, di lotta e, o rivendicazioni giuste……..ci sarebbe da tornare troppo indietro per pensare di affrontare il futuro, ma ormai, come cantava Battisti negli anni 70, solo i cespugli ci possono salvare:
    La fossa del leone
    È ancora realtà
    Uscirne è impossibile per noi
    È uno slogan falsità
    Il nostro caro angelo
    Si ciba di radici e poi
    Lui dorme nei cespugli sotto gli alberi
    Ma schiavo non sarà mai…………..

  8. io sono sempre piu’ convinto che queste sono le conseguenze della perdita di sovranita’ monetaria che il paese ha subito , non si e’ mai visto un progetto come l’euro nel mondo e adesso che e’ un fallimento totale chi ne paga le conseguenze purtroppo sono sempre gli stessi , il problema e’ che questi strozzini non sanno neanche loro come uscire da questo progetto folle

  9. Alcune riflessioni:

    – queste cose nella bassa padana vanno avanti da un po’ di anni e c’è stato pure un morto stirato da un crumiro ai cancelli. A me sembra evidente la mafia politico-imprenditoriale della rossa emilia, dei fascisti rossi epigoni (Landini docet) di quella risma di sindacalisti della CGIL che perso il Biennio Rosso abbandonarono la rivoluzione autogestionaria per passare pari pari nelle corporazioni fasciste. Detto ciò, opinabile?, mi pare riduttivo da aprte degli epigoni della sinistra rivoluzionaria come quei di carmilla starsene rintanati ancora rintanati alla mera denuncia ironica delle Sardine. Qua cari va ribaltato tutto il sistema fascio mafioso che oggi fa capo al frontman Bonaccini, farla finita con le stronzate dei fronti unici antifascisti, passare all’attacco sparso e generalizzato ognun per sè, sia contro i fascio leghisti sia contro i mafiopiddini.

    – è vero che la immigrazione tende ad abbassare il livello medio dei salari, tuttavia proprio queste lotte tendono ad alzare il livello medio dei salari. Il crumiraggio tende unicamente ad abbassare il livello medio dei salar. Questi sono fattori da tenere in considerazione per tutti i proletari per ragionare con la propria testa e non con quella dei politici che pescano nel torbido.

    – E’ vero che quello che denuncia l’articolo è una concertazione reazionaria senza pari attualmente in Italia e deve far riflettere che avviene proprio nella bassa padana fra Milano e Bologna. Al centro sud si preferisce lasciare nella inedia lenta i proletari e farli transitare nella microcriminalità come successivo serbatoio di riserva per la criminalità organizzata.

    – Bisogna molto riflettere sul ruolo reazionario e mafioso del PD, specie quello emiliano. Percià non basta l’ironia contro le sardine: una sinistra rivoluzionaria deve attaccare le sardine frontalmente, non ci si può alleare neanche di striscio. Basta conll’antifascismo di maniera buono per tutte le manovre e tutte le stagioni. Il fronte unico antifascista non ha mai portato nulla di buono, alla meglio favorisce la borghesia progressista. Meglio attaccare tutti i tipi di fascismi e mafie in ordine sparso, generalizzato e senza tregua; senza ambiguità. Le sardine sono la quintessenza del qualunquismo perbenista che superano persino i cinque stelle i quali sono finalmente arrivati al capolinea della loro nullità: non si continui a ripetere sempre gli stessi errori. Le sardine, come i cinque stelle, non sono alleati di nesusna emancipazione sociale, al contrario sono il peggio mimetizzato.

    – Perchè nell’area padana, che è non solo avanzata rispetto al su Italia, ma è una delle zone vincenti della globalizzazione e di capitalismo abvanzato a livello continentale, per certi segmenti produttivi reagiscono con la repressione concertata politica, padronale e giudiziaria? Per quali segmenti produttivi reagiscono così e per quali no?

    – Perchè nel caso di piccole e medie imprese che falliscono ci sono casi sempre più numerosi di recupero autogestionario da parte dei dipendenti col tfr? Perchè questo tipo di recupero economico viene lasciato alle logiche capitalistiche laddove invece si pososno aprire prospettive autogestionarie generalizzate? Perchè non ci si attrezza per saccheggiare i saperi innovativi per incidere autonomamente su queste prospettive possibili?

    Sbarazzarsi della triade sindacale, delel istituzioni e della sinistra istituzionale sarebbe molto salutare per il proletariato.

  10. Cito :
    stiamo tornando al 2008? Dopo un decennio, siamo tornati alla casella di partenza della Grande Crisi?”.
    Ma in realtà da quella crisi non siamo mai usciti e mi dispiace per l’autore che non se ne sia mai accorto.
    Bisognerebbe dire che il perseguirsi di questa “stagnazione” in seno UE stia portando il paziente Italiano alla morte e non c’è da meravigliarsi che si arrivi a situazioni di disordine pubblico.
    Ma bisognerebbe ricordarsi che prima che gli Italiani si ribellino come i Francesi ,si dovrà chiudere quasi del tutto la valvola di sfogo classica dell’emigrazione all’estero.