Home / Attualità / Il privilegio delle spigolatrici

Il privilegio delle spigolatrici

DI MIGUEL MARTINEZ

kelebeklerblog.com

Non vi sarà sfuggita la notiziola dei dipendenti della Lidl di Follonica che hanno sorpreso due donne Rom a frugare tra i rifiuti (“angolo rotture”) e le hanno rinchiuse brevemente dentro il gabbione dei cassonetti, non solo prendendole in giro, ma anche filmandosi e pubblicando il tutto su Facebook. Che ancora una volta rivela il proprio lato positivo come sterminatoio darwiniano degli imbecilli.

Scontate le reazioni: duecentomila visualizzazioni del video, tanti che dicono “bravi” e tanti che dicono “cattivi” (e tanti che dicono “cattivi” a quelli che dicono “cattivi” e “bravi” a quelli che dicono “bravi” e così via, lo sterminatoio funziona così).

La Lidl prende le distanze:

“Siamo venuti a conoscenza del video diffuso in rete. Prendiamo le distanze senza riserva alcuna dal contenuto del filmato che va contro ogni nostro principio aziendale.

Lidl Italia si dissocia e condanna fermamente comportamenti di questo tipo. L’Azienda sta verificando le circostanze legate al video e si avvarrà di tutti gli strumenti a disposizione, al fine di adottare i provvedimenti necessari nelle sedi più opportune.”

Possiamo essere sicuri che alla fine i dipendenti in questione finiranno incornati dalla multinazionale e mazzolati dalla magistratura.

Al centro di questa vicenda, ci sono due donne Rom; eppure tutta questa sceneggiata è uno scambio di retoriche tra non-Rom. I diritti delle due donne (due minuti chiusi dentro il gabbiotto fanno “sequestro di persona”), il pericolo immigrati, i magistrati, la politica aziendale, la legalità, la proprietà privata.

Nessuno che si chieda, cosa ci stessero a fare le due donne.

C’è una multinazionale che produce una quantità enorme di ciò che i suoi clienti schizzinosi oppure regolamenti astratti definiscono “rifiuti” o “rotture”. Cose in buona parte perfettamente commestibili o utilizzabili in tantissimi modi, da persone meno schizzinose o succubi dei regolamenti.

La multinazionale decide che questa roba deve sparire nell’inceneritore, da cui ritornerà sotto forma di tante piccole particelle che terranno compagnia ai polmoni delle frequentatrici schizzinose della Lidl.

Due donne decidono invece di esercitare l’antico privilegio dei poveri, che è quello di spigolare.

La multinazionale ordina ai suoi subordinati di impedirglielo, e due dei suoi precari sgherri particolarmente infeisbucati obbediscono in maniera cretina, almeno dal punto di vista della magistratura e dell’immagine aziendale – le spigolatrici in genere prendono queste cose come gli inglesi prendono la pioggia, avendo cose ben più importanti a cui pensare.

I due dipendenti, da perfetti burocrati felici di esserlo, sghignazzano, “Non si può entrare nell’angolo rotture della Lidl!”

Eppure il mandante del delitto ha la faccia tosta di prendere le distanze.

Tutto questo mi ricorda uno straordinario post dell’amico Ugo Bardi, scritto un po’ di tempo fa. Consiglio di leggerlo integralmente, ma riporto qui la parte che ci riguarda direttamente. Ugo è uno dei pochi a non voler proiettare il mondo dei Gagè sui Rom.

 

Miguel Martinez

Fonte: http://kelebeklerblog.com

Link: http://kelebeklerblog.com/2017/02/24/il-privilegio-delle-spigolatrici/

24.02.2017

La parte che segue è tratta dal post di Ugo Bardi

Quindi, riguardo all’essere sovversivi, be’, se devo essere sovversivo posso fare molto di meglio che ringiovanire vecchie macchine. Guardate questo:

Sì, sono io, Ugo Bardi, insieme a due signore Rom (zingare o gitane, se preferite) davanti ad un mucchio di oggetti d’acciaio e ferro raccolti per essere riciclati. Questa foto è stata fatta qualche anno fa, proprio di fronte al mio ufficio all’Università di Firenze. Era parte di un progetto finanziato dalla regione Toscana per aiutare i Rom a trovare lavoro e diventare finanziariamente indipendenti. Così, abbiamo avuto l’idea di concentrarci sulla raccolta dei rifiuti.

Sapete che i Rom hanno la fama di raccogliere le cose, occasionalmente, anche senza il permesso del proprietario. Questo viene detto comunemente, ma sono sicuro che i Rom preferiscono di gran lunga evitare la seccatura ed il rischio di questo tipo di riciclaggio, se solo hanno l’opportunità di fare il loro lavoro legalmente. Se gli viene data quest’opportunità, infatti, i Rom si rivelano dei raccoglitori di rifiuti efficienti: quello che possono riusare lo riusano o vendono, quello che non possono riusare lo rivendono come rottame. Infatti, il governo locale ha incoraggiato i Rom a metter su delle cooperative di riciclaggio – hanno anche fornito loro assistenza legale.

Ma i governi, come sappiamo, sono completamente schizofrenici. Così, alcune parti del governo hanno deciso che riciclare acciaio era un’attività criminale ed hanno mandato pattuglie della polizia con le mitragliette a fermare le cooperative. E’ vero, era come in un film. O almeno così mi è stato raccontato (erano coinvolti diversi gruppi di Rom oltre a quello con cui lavoravo io). In più, ogni cooperativa è stata multata per alcuni milioni di euro perché la legge, apparentemente, richiede che ogni pezzo di acciaio debba essere accompagnato da un foglio di carta stampato e firmato che descrive esattamente da dove viene. Per inciso, i Rom non erano particolarmente preoccupati da tutti quei milioni di euro che si supponeva dovessero pagare. E’ il lato buono del non possedere nulla.

Quindi, vedete quanto possa essere sovversivo suggerire che la gente possa farsi una vita da sé e sopravvivere senza i sussidi dello stato. Tuttavia, l’idea sembra attrarre alcune persone e mostra segni di diffusione nel mondo sotto la definizione di “gestione collettiva partecipata dei rifiuti”. Eccone un esempio.


A sinistra vedete un “catador” brasiliano (raccoglitore di rifiuti), sulla destra c’è la professoressa Jutta Gutberlet dell’Università di Vittoria, in Canada. E’ una storia affascinante e la Prof.ssa Gutberlet ci ha lavorato per anni. I catadores dell’America Latina si guadagnano da vivere raccogliendo e riciclando i rifiuti urbani (e riusando ciò che possono). Non è certo un modo per diventare ricchi, naturalmente, ma sembra essere un modo per guadagnarsi dignità è un posto nella società. Persino il presidente Lula sembra aver riconosciuto questa cosa – dev’essere un gran sovversivo. Qui lo vedete con alcuni catadores brasiliani nel 2009.

Posso dirvi che, una volta che cominciate ad occuparvi di queste cose, la vostra visione del mondo cambia, e cambia parecchio. Ma cos’è che fanno esattamente questi catadores? Ha senso? Penso proprio di sì. Penso che abbia molto senso se torniamo alla definizione di rifiuti che abbiamo visto prima. I rifiuti sono alimenti, abbiamo detto, e per questa gente ciò è assolutamente vero: si guadagnano da vivere coi rifiuti. E quello che fanno non è nemmeno nuovo, è parte di una vecchia usanza umana che ci ha accompagnato per millenni. Lasciate che ve lo mostri:

Questo è un dipinto del 1857 del pittore francese Francois Millet. Mostra delle spigolatrici al lavoro. Ora, “spigolare” è un termine che oggi è diventato quasi sconosciuto. Nella mia esperienza, quando lo domando, quelli che sanno cos’è la spigolatura sono una minoranza, forse un 10% o qualcosa del genere. E tuttavia, il fatto stesso che esista una parola specifica per questa attività, significa che fosse molto comune e che avesse uno scopo specifico nell’economia, molto tempo fa.

Lasciate che vi spieghi. Quando diciamo “i rifiuti sono alimenti” intendiamo che il ciclo industriale debba essere chiuso in modo tale da rendere l’economia umana simile ad un’ecologia: un sistema che ricicla ciò che usa e non esaurisce mai niente. Ora, se sapete come funziona un’ecologia, osserverete che ogni organismo produce rifiuti. Nessun organismo è efficiente al 100% e non potrebbe esserlo. Ma ciò che è rifiuto per un organismo è cibo per un altro. Così, un’ecologia è creata dalla collaborazione di molte specie che gestiscono il flusso di nutrienti minerali in modo tale che quasi niente venga buttato e quasi tutto venga riciclato.

Torniamo alla spigolatura. Pensate al raccolto del grano in tempi antichi. Significa che un gruppo di contadini armati di falci andavano sui campi a mietere e raccogliere le spighe di grano, legandole in covoni. Notate che il lavoro dei mietitori non era quello di raccogliere ogni spiga che cade a terra. Se avessero dovuto tornare sui propri passi per farlo, avrebbero perso tempo e sarebbero stati meno efficienti. E’ una cosa ben conosciuta in economia: la legge dei rendimenti decrescenti.

Così, il sistema agricolo si è evoluto in modo tale da ottimizzare il rendimento dei campi, sviluppando un sottosistema chiamato “spigolatura”. Gli antichi contadini dovevano fare i conti con una risorsa dal rendimento relativamente basso: le spighe sul terreno. Raccogliere quelle spighe con un rendimento positivo richiedeva un processo molto efficiente. Veniva fatto mobilitando risorse umane che non potevano essere usate per il pesante lavoro del raccolto: le donne, i giovani e gli anziani. Veniva fatto senza attrezzature, informalmente, senza ordini, gerarchie o strutture sociali. La gente camminava semplicemente nei campi, raccogliendo ciò che trovava – questa è la spigolatura. E veniva praticata non solo col grano, ma con qualsiasi prodotto agricolo. Sembra semplice, ma era estremamente importante nell’antica società agricola: era per il fatto che era così efficiente. La spigolatura ha un posto fondamentale nella Bibbia ed è ancora legale praticarla in alcuni posti. Non dappertutto, comunque. Al tempo di Stalin, in Unione Sovietica, ti sparavano sul posto se venivi sorpreso a spigolare. Così, vedete, anche la spigolatura sembra essere qualcosa di sovversivo. Ma è probabile che molti dei nostri avi siano sopravvissuti perché potevano spigolare il proprio cibo. E così eccoci ad oggi!

Ci sarebbe molto da dire sulla spigolatura, ma l’ho presa come paradigma del modo di fare i conti con risorse a basso rendimento. Ciò che chiamiamo “rifiuto”. Non possiamo trattare trattare i rifiuti come abbiamo trattato le risorse minerali. Il rendimento dei rifiuti è troppo basso per trattarlo con gigantesche macchine minerarie. Ci servono processi specifici adattati al basso rendimento delle risorse. Processi che siano ragionevolmente liberi dalla burocrazia, dalle gerarchie, dalle legislazioni complesse e da strutture dall’alto verso il basso. Processi che dovrebbero essere il risultato dell’auto-organizzazione in direzione della massima efficienza e che potremmo chiamare “spigolatura urbana” o “spigolatura industriale”. Secondo me, questi metodi non possono essere imposti per legge o dall’alto. Devono essere sviluppati gradualmente dalla gente, proprio come negli ecosistemi le specie si sono gradualmente evolute nei propri ruoli ecologici.

Ci sarebbe molto ancora da dire su questo argomento, ma credo che mi fermerò qua e spero di avervi dato un po’ di rifiuti – …ehm cibo – per la mente. Vorrei concludere con una foto di alcuni bambini Rom del gruppo col quale ho lavorato.

Vedete, questi bambini sono considerati un problema e, sotto diversi aspetti, lo sono. Ma sono anche una grande opportunità. Non perché li voglia vedere come lavoro a buon mercato per la raccolta dei rifiuti – assolutamente no. E’ perché guardando questi bambini per quello che sono, cioè allegri, simpatici e amichevoli, vedi anche te stesso come un essere umano e vedi la difficile situazione dell’umanità che stiamo affrontando oggi. Non possiamo risolvere niente se dimentichiamo che noi tutti siamo esseri umani e che dobbiamo risolverli insieme. E’ il solo modo che abbiamo e spero che sia la strada che sceglieremo.

Pubblicato da Davide

  • Riflettendo sull’accaduto, non posso che provare pena sia per le due donne rom che per i dipendenti jobsactizzati, emblematico del nuovo medioevo in cui siamo piombati.
    Sul secondo spunto di riflessione, il riciclo è una delle “8 R” della decrescita, consapevole o infelice, volontaria o forzata che sia. È cruciale oggi essere in grado di riciclare, autoprodurre, scambiare. Vent’anni fa, sapendo come si sarebbe finiti, ho comprato un pezzo di terra. Mi rendo conto che per le grandi masse che vivono nei grandi centri urbani i problemi sono seri. Come si adatteranno a un nuovo stile di vita? E se queste masse sono state anche sottoposte ad un lungo processo di lavaggio del cervello da parte del sistema, come le si potrà convincere a ripopolare le campagne? Si dovrà ricorrere alla collettivizzazione forzata, in stile Pol Pot?
    Come si può creare democraticamente un processo che porti al decongestionamento delle aree urbane, che producono solo rifiuti, violenza, esclusione sociale e malattia mentale?
    Il futuro è nei piccoli centri, nel bioregionalismo, ma prima di giungere a questo è necessaria una guerra di liberazione dagli americani e dall’Euro, senza dimenticare la Chiesa. La vedo molto dura. Nel frattempo, continuo a zappare la terra. È quello che posso fare, per ora. Però ho anche una buona mira.

  • Fulminato1975

    Non si fermeranno, non si fermeranno mai!

  • vocenellanotte

    Il post sia di Martinez che di Bardi crea un po’ di confusione perché mette in ombra quello che invece deve essere detto.
    Premetto che non ho nessuna simpatia per i Rom, che anzi reputo una spregevole comunità di parassiti. Perciò assimilare l’economia marginale, ma onorevole e degna di rispetto della spigolatura perché funzionale a una organizzazione sociale civile e rispettosa, con il parassitismo e il marginalismo sociale dei rom mi sembra una forzatura intellettuale solo per rendersi originali e basta.

    • clausneghe

      Saranno pure parassiti ma del tipo benigno, non ho mai visto un Rom con il dito sul grilletto atomico…
      Della serie “ce ne sono di ben peggiori di parassiti, sono tutti intorno a noi, se solo li vedi”..
      E cmq i nomadi sono esseri umani con i nostri stessi diritti universali.

    • CarloBertani

      Una volta mi salvarono, probabilmente, la vita. Tanti anni fa, sulla camionale di Trieste, mi fermo a far benzina di notte e la macchina non riparte più. Due camionisti sono lì vicino, ungheresi – di quelli pre-cortina di ferro – e si fanno i fari: sono fatto, dove scappo? In quel momento si materializza un furgone da dove scendono decine di Rom che mi spingono, non ho fatto in tempo a salutarli, la macchina è partita, Dio sia benedetto!
      Anni dopo ho bevuto con loro – rakja, fra le macerie della Bosnia – ed ho pianto con loro. Erano scappati da Pristina, da Mitrovica, da Kosovo-polje…quelli dell’UCK avevano dato loro 12 ore di tempo prima d’incendiare le case…qualcuno ci ha lasciato la pelle…facile dire “sono nomadi” “sono ladri”…centinaia di migliaia vivevano in Kosovo in case come le nostre…vedi, dire “non mi sono simpatici” è un eufemismo: bisogna capire le storie della gente, parla con loro, e capirai. Se mai si fideranno a parlare con te. Ciao

      • natascia

        Essi, i Rom, a cui per certi versi si possono avvicinare le comunità ebree, rappresentano la nostra umanità ancestrale. Tutto, la creatività, la visione “altra”, la necessità di disperata difesa della comunità VERA, derivano dal nostro nomadismo primordiale. La successiva sedentarietà di coltivatori di fertili terreni i un clima favorevole come in Europa e in Italia, ha creato nel tempo i mostri di potere accentrato , burocrazia e parassitismo presenti sotto i nostri occhi. Ferma l’impossibile e non auspicabile, per loro, integrazione, teniamoli modernamente liberi di liberarci in ogni momento. Se posso fare una chiosa sul declino della Repubblica Serenissima, possiamo dire che iniziò quando, costretta dalle diverse rotte, ripiegò i gli interessi sulla gestione territoriale del suo entroterra. Perdendo così la forza, l’acume, l’intraprendenza, e i valori comunitari che le avevano permesso di divenire ciò che è stata : una potenza millenaria di buon governo, scambi, commercio, esplorazione.

        • Gianfranco Attanasio

          SONO ‘ebrei’ ( quantomeno in parte ), sono i discendenti, ibridatisi in infinite traversie storiche, della tribu’ di Manasse, in tempi antichi ( I caduta di Gerusalemme ) costretta a fuggire e riparata in India, dove millenni dopo riprese la via dell’Occidente. Vi sono ampie documentazioni in internet…questo non significa accusarli di ogni male come levare loro ogni responsabilita’. Il fatto che l’Europa tanto attenta ai migranti ed ai loro diritti se ne freghi altamente di costoro indica davvero la eterodirezione che ha preso la politica europea, assolutamente estranea ai bisogni delle diverse comunita’ ‘allogene’ che da secoli qui vivono. Cosa si puo’ fare ? Tanto e poco, come sempre. Parlarne, innanzitutto, e parlare loro ( come Bertani giustamente indica ). Io l’ho fatto e ne ho ricavato motivo per sentirmi davvero estraneo nel paese in cui sono nato, l’Italia, paese in cui diversi di loro sono nati MA portatori di un’altra cultura, da noi pensata come inferiore perche’ marginale, come di un’altra religione, spesso musulmana, come di un altro modo di vestirsi, assai simile alle donne indu’… Internazionalisti de sx, dove siete ? Mi sa che vi piacciono un po’ troppo le brioches, ci avete preso gusto…non vi interessa piu’ il pane. Troppo populista…

          • cavallo pazzo

            La differenza di trattamento dei rom e dei migranti africani è presto spiegata: i rom non si adattano al modello di vita consumista e, soprattutto, non possono essere usati come esercito di riserva industriale per tagliare i salari dei lavoratori. Da qui il guanto di velluto con gli africani extracomunitari e il disistneresse o il pugno di ferro verso i rom comunitari.

          • Gianfranco Attanasio

            Ciao…non so.. cmq le due etnie, quella insediatasi in terre altrui sulla base di un mandato di un loro ‘dio’ e questi in Europa ( ma anche in Nordafrica ) hanno comportamenti simili: entrambi sono dediti appena possibile alla sottrazione degli altrui averi ed al disprezzo verso gli ‘altri’ ( Rom: gage’, jewish goy: il termine e’ analogo se non etimologicamente identico ), gli uni con l’alta finanza gli altri con quelli di piu’ basso cabotaggio, entrambi non si mischiano, anzi aborrono qualsivoglia contatto che non sia loro utile, entrambi hanno leggende analoghe sulle loro origini ( verificatelo su internet ), entrambi sono stereotipi dell’ ‘ebreo errante’ ( Jelem, jelem … e’ una bellissima canzone e loro inno nazionale ), entrambi hanno un penchant verso l’esoterismo ( alto e basso: sono maghi e fattucchieri sperimentati o cabalisti sommi ), entrambi si considerano ampiamente decaduti da una loro origine verginale che risale alla notte dei tempi, entrambi fanno molti figli appena possono ( spesso le donne sono considerate utili alla riproduzione e basta ), entrambi entrambi… Quanto ai neri, non penso che siano poi cosi’ utili all’economia avanzata: penso invece che lo siano molto di piu’ a destrutturare una societa’ portandola verso il tribalismo di valori e comportamenti: quello che a livello sociologico stanno diventando le nostre societa’, degli enormi slums senza identita’ con bande giovanili dedite al far niente ed alla droga. Questo e’ un argomento che non e’ stato acclarato finora in modo profondo, ostando l’ipocrisia generale del politically correct, ovvero la censura su quanto ci sta succedendo e l’impossibilita’ di PENSARE le cose come sono. Una volta destrutturate come negli USA, le societa’ europee finiscono di costituire un problema ‘politico’, finiscono di essere dunque degli ORGANISMI autosufficienti e pensanti e divengono solo piu’ un problema di ordine pubblico: come tener a bada le ceninaia di etnie presenti sul territorio, territorio ampiamente vandalizzato, deturpato e occupato da mafie di ogni origine e colore. Dobbiamo dire di NO: ce la faremo ?

      • cavallo pazzo

        Scusa, ma cosa vuol dire che si erano fatti i fari? Cosa ti avrebbero mai fatto quei camionisti?

        • CarloBertani

          All’epoca, mia moglie era giovane e attraente: era scesa dall’auto per chiedere cosa c’era. Adesso hai capito?

          • cavallo pazzo

            Ahia… beh, meglio per come è andata allora…

    • vocenellanotte

      Mi permetto di inserire un commento aggiuntivo ai commenti di clausneghe, di bertani, e natascia, e ai quali non ho nulla da obiettare. Perciò masssimo rispetto!
      Le esperienze personali sono ovviamente fondamentali: ho avuto 2 visite in casa da parte di un gruppo di Rom appena insediatisi a 500 mt. dalla mia casa in 6 mesi. Mi hanno procurato 15.000 euro di danni (porta, infissi esterni, mobili divelti, sanitari rotti, ecc.) in casa e portato via valori per poche centinania di euro.
      In città le molestie subite a tutti i semafori per elemosine pretese, lavaggi di vetri, zoppi, storpi e sciamannaggi vari fuori da tutti i presidi ospedalieri sono indescrivibili.
      Perciò operazioni intellettuali e/o ideologiche le vedo fuori luogo.
      Mi pare evidente che la dignità umana non può essere oggetto di discussione perciò nessuna discriminazione preordinata, o pregiudiziale di alcun tipo.
      Detto questo, la nostra organizzazione sociale non è perfetta (anzi direi angosciante e alienante), ma sempre perfettibile. Tuttavia a mente fresca non posso notare che i Rom che invadono le nostre città sono ben lungi dall’arricchirci di diversità, culture, modi, lingua, musica, cucina, donne, letteratura, teatro, allegria, e sono perfettamente allineati al sistema predatorio capitalista e hanno occupato il posto a loro congeniale che è il parassitismo (non quello culturale, altrimenti parleremmo di contaminazione). In ultima analisi la presenza dei Rom così come viene accettata e consentita nelle nostre città è solo uno dei tanti strumenti di sottomissione, di controllo e di sfruttamento ideati da chi detiene il potere. Chi dice che non è vero, mi dispiace ma è complice.

      • Denisio

        Rimane tutto da dimostrare come il nostro sistema possa essere “perfettibile” pragmaticamente e non nella ideologia dei benpensanti medi.

      • michele d’onofrio

        Scusa se m’intrometto. Quindi il tuo unico ‘contatto’ con i Rom è stato il doppio furto in appartamento? Non hai mai scambiata una parola con loro pur trovandoli, come dici, dappertutto?
        Un’ultima domanda: come fai a sapere che i ladri nel tuo appartamento erano rom?

      • natascia

        Trovo infatti del tutto sbagliate le cretinerie con cui si cerca di integrarli. Sono “Altri”. Altri che non vogliono essere integrati e se manifestano tale volontà e solo per sfruttare qualche falla del sistema. Ci surclassano in tutti i modi. Abbiamo molto da imparare. Di fatto bisogna studiarli. Io ho un negozio e li, le, riconosco. So come agiscono, e mi rispettano.

  • Primadellesabbie

    I due dipendenti/ragazzi rappresentano, ai miei occhi, l’aspetto più allarmante di questa vicenda, che mette impietosamente in luce la disastrosa immaturità che la famiglia, la scuola, gli amici, complice la propensione alla superficialità e sciatteria morale (dei due soggetti in questione, non sono riusciti a far loro superare.

    Non male alche il funzionario che ha delegato a simili soggetti di far rispettare la regola aziendale, confrontandosi con terzi.

  • natascia

    La frase emblematica è “al tempo di Stalin, in Unione Sovietica, ti sparavano sul posto se venivi sorpreso a spigolare. ” Manca solo il fucile, ma oggi è anche peggio. Per quanto riguarda i Rom essi sono sono l’unica vera Umanità in grado di dare dei seri problemi a questi pazzi al potere.

    • MarioG

      I Rom l’unica vera Umanità!
      (Brava! bene! bis!)
      Per di più in grado di dare seri problemi ai pazzi al potere!!
      (Applausi, 3PUNTI OMAGGIO, ovazione)
      Ad ogni modo, nella fase attuale sembra che si limitino a dare seri problemi a quei disgraziati che, loro malgrado, sono costretti a condividere un quartiere o un vicinato con loro.
      Un esempio: l’altro giorno è passato su striscia il servizio su questi fari di Umanità (donne comprese) che chiedevano il pizzo ai barboni per lasciarli dormire al calduccio nei locali pubblici di un areoporto.
      Pare sia una loro specialità un po’ dappertutto: il racket sui senzatetto.
      C..! Con questi campioni ai piani alti del potere tremano!
      Per curiosità: parla come parte in causa?

      • natascia

        Non era sottile sarcasmo.

  • gnorans

    La spigolature è una delle poche strade, se non l’unica, che offre ai Rom uno spiraglio per inserirsi utilmente in una società.
    Ma tale attività è continuamente ostacolata a vari livelli, vedasi “mercatini del rubato” e simili.
    Finchè rubano, borseggiano o chiedono l’elemosina non c’è problema, basta che non toccano la “monnezza”.

  • clausneghe

    Ma il video è stato oscurato da Tube?
    Censura fa capolino…

  • TizianoS

    -Youtube registra il video e poi lo rimuove.
    -La Lidl ordina ai dipendenti di sorvegliare l’ “angolo rotture” e poi li minaccia.
    -I dipendenti che forse volevano fare uno scherzo sia pure di cattivo gusto poi saranno “mazzolati dalla magistratura”.
    -I dipendenti, come i “catadores”, fanno questo mestiere che “non è certo un modo per diventare ricchi”, poi dovranno pagare le spese legali e il risarcimento danni alle donne “rom”.
    -I “rom” poi rideranno.

  • Cataldo

    Sono nato nella fase terminale di una cultura che non conosceva, in sostanza, l’idea del rifiuto come è oggi inteso, cultura rapidamente scomparsa, pertanto condivido il principio che sostiene l’articolo per molte vie diverse ….

    Dove vivo, negli anni, ho visto una parabola di quell’evoluzione di cui qualcuno parla:
    La “spigolatura” dei cassonetti, ivi compresi depositi più o meno sorvegliati dei mercati . All’inizio era un passaggio non sistematico da parte dei cartonari e dei ferrovecchio, che evidentemente avevano altrove rendimenti migliori, poi è iniziato un passaggio mattutino verso le 4, da parte di rom, immigrati e piccoli cartonari e ferrovecchio italiani in fieri, in breve è partito un secondo giro mattutino, poi qualcuno notturno. Da qualche anno i cassonetti nelle zone favorevoli* sono sempre aperti, cosi come appaiono e scompaiono ingombranti di varia natura. Tutto questo si è pero accompagnato ad un degrado della vivibilità pedonale di tutta la citta; in città mi sposto a piedi, in molti mi guardano perplessi per lo scarpone fino a giugno, non conoscono i sorci del “Nicolosi”, ne provano a superare gli scarti degli scarti degli scarti che inesorabili rendono il marciapiede un ossimoro.
    Se parliamo di organizzazione dal basso chi mi può contraddire se uscissi da casa con schioppetto** e randello per ripristinare la viabilità del mio marciapiede ?
    E’ evidente che c’è molto da riflettere.

    *Cosi ad occhio le zone con più immigrati residenti sono tra le più ricche sotto questo profilo
    **Lo schioppetto è ovviamente per le pantecane.

  • Zerco

    I Rom mi sono simpatici: si fanno beffe della società ai cui margini vivono, godono dell’ambiguità di essere “nomadi” quando il nomadismo non ha più ragione di esistere, qui nell’Europa occidentale. Essendo ai margini, anche della legge, sono più liberi di noi, ci sfruttano ma non li ritengo dannosi, però dire che “riciclano” è proprio spararla grossa! Sì, “spigolano” nei rifiuti, ma per uno che ne ritengono, mille ne spargono di nuovo nell’ambiente da cui erano stati faticosamente raccolti. E lì, caro Ugo Bardi, non ci sei certo tu a ripulire!

  • Sauro Giorgi

    Una precisazione. Le “rotture” non finiscono al macero per decisione Lidl o COOP o Esselunga e simili, ma perché non possono fare altrimenti a causa della legge italiana che ne proibisce la distribuzione.

  • cavallo pazzo

    Ecco un altro sedicente di sinistra che non riflette su una stranezza: come mai i governi europei, da sempre al servizio di grandi aziende e finanza, all’improvviso si scoprono così caritatevoli e di buon cuore, tanto da non solo accogliere indiscriminatamente chiunque voglia entrare, ma addirittura al punto da andarli a prendere direttamente in Libia. Forse il nostro internazionalista dovrebbe riflettere su alcuni concetti quali: -lavori che gli italiani non vogliono più fare (il che è un bene, giacchè se non vogliono farli significa che sono sottopagati, e io ingenuamente sono rimasto alla sinistra che combatte affinchè lavori sottopagati non siano più tali, questo nuovo corso della sinistra che predica di far fare a stranieri lavori sottopagati mi lascia un po’ spiazzato. E -la competizione globale pretende che le nostre industrie siano competitive con quelle dell’Asia, e i salari si sa sono una componente che incide abbastanza sulla competitività.
    Ecco, rifletta su questo l’ottimo Martinez. E poi ci faccia sapere.
    PS: so che questo caso in particolare riguarda i rom, ma è ingenuo non cogliere il collegamento tra l’insofferenza verso i rom e l’insofferenza verso le risorse boldriniane. Io ricordo la grande migrazione degli albanesi in Puglia: non c’era mica tanto razzismo, oggi quegli albanesi vivono benissimo e a parte qualche episodio fisiologico, nessuno di loro ha vissuto brutti episodi di razzismo. SIamo sicuri che gli italiani siano un popolo di gretti razzisti? O magari c’è dell’altro?

  • Tizio.8020

    Volevo, se mi permettete, fare un apragone con una notizia che ho commentato oggi.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/media/2017/02/24/rai-vespa-guida-la-rivolta-contro-il-tetto-di-240-mila-euro-ai-salari/208792/

    Io noto un sottofondo Kafkiano in tutto ciò: da un lato l’insofferenza di operatori “Jobsackati” verso chi occupa gradini sociali inferiori ai loro, dall’altro, l’insofferenza dei “grandi” verso una banale riduzione dei loro emolumenti.
    Un Vespa o un Conti o chittipare si permette di lamentarsi perchè il Governo mette un tetto di 240.000 € ai loro emolumenti?????
    Fatemi capire: si importano terzomondisti perchè “abbiamo bisogno di forza lavoro” ( quando la massima aspirazione è percepire “voucher” in maniera continuativa), ma non si riesce a far sprofondare dalla vergogna ‘sti parassiti immondi???
    Son pochi 240.000 € l’anno?
    Famo a cambio: il Vespa va a raccoglier pomodori alle stesse condizioni della poveretta morta l’altro anno, e i suoi emolumenti li ridistribuiamo fra i giovani Italiani, che forse cos non saranno costretti a “rifiutare” certi lavori.
    I giovani Italiani sarebbero “troppo choosy”, mentre questi, che giustamente sono “Grandi Artisti”, non possono mica essere pagati come un barbone qualsiasi!
    Come potrebbero sopravvivere con soli 20.000 € (lordi, vivaddio!) al mese???

  • enricodiba

    Probabilmente…la lidl non ha mai detto di sequestrare due donne,ma dimettere sotto chiave i prodotti