Dopo Trump, la censura tech si scaglia su Rizzo e il Manifesto

di Marco Rizzo (Segretario del Partito Comunista)

Ho ricevuto due restrizioni per una ipotetica violazione degli standard di Facebook: la prima è un ban totale da Facebook della durata di 30 giorni (poi decaduto dopo poche ore), mentre la seconda è un parziale oscuramento dei contenuti per limitare la diffusione dei miei post,  nonchè la rimozione di un post con elevatissimo consenso. Queste restrizioni sono state accompagnate da un messaggio in cui mi si avvertiva che la pagina sarebbe potuta essere in futuro rimossa definitivamente. La mia unica “colpa” (ed unica ipotetica violazione del contratto d’uso) sarebbe quella di un post che potete qui leggere e in cui esplicito un pensiero di critica rigorosamente politica (tra l’altro assolutamente non in violazione della policy).

Il post di Marco Rizzo che ha scatenato la censura
Il post di Marco Rizzo che ha scatenato la censura

Finché i social media fanno ciò che vogliono negli USA, stigmatizziamo il principio ma poi non possiamo fare di più. Però qui siamo nel nostro Paese, dove bloccare ieri un giornale, oggi -nel mio caso un profilo politico- è in netta e gravissima violazione della Costituzione e delle leggi in tema di tutela della pluralità di opinione. Siamo ormai in una “repubblica delle banane”? Se rispetti le leggi del tuo Paese, puoi esser “giudicato” da un gestore ricco, potente e privato? In Italia queste piattaforme lavorano grazie all’accesso che gli viene concesso dal potere pubblico. È così sovversivo chiedere che sia garantita a tutti la parità di esercitare il proprio pensiero e che le regole del gioco e chi  organizza lo spazio informativo con diritti, obblighi e garanzie chiaramente definiti sia lo Stato e non qualcuno nella Silicon Valley? È intollerante ed incredibile che i giganti del web possano decidere sui contenuti (oggi tocca a me, ma domani potrebbe toccare a te), possano scegliere a loro piacimento a chi prestare la loro potente cassa di risonanza e chi censurare, attentando alla libertà di espressione. Questa autonomia illimitata e fuori da ogni controllo, a vantaggio di privati detentori di grandi capitali è inaccettabile. Non ci illudiamo di vincere facilmente questa battaglia, ma non ci faremo certo intimidire da chi non ha compreso la determinazione di una parte del popolo italiano che crescerà e si allargherà sempre di più.

fonte affaritaliani

È dell’ultim’ora la notizia che l’App de Il Manifesto è stata rimossa senza preavviso da Google Play.