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Facebook rischia di chiudere, ha contro i giovani (e Soros)

FONTE:LIBREIDEE.ORG

Ci sono almeno 3 indizi che portano verso un’inaspettata chiusura del più grande social media del mondo. Il primo è quello di cui tutti parlano oggi: un ipermegamultone che si aggiunge alle rogne pregresse di Zuckerberg; ben presto la politica dovrà mettere mano alla faccenda con una manovra antitrust, anche e soprattutto in vista delle elezioni americane del 3 novembre. C’è chi, come business insider, scommette sulla chiusura di Facebook e parla di una operazione in grande stile che il governo post-Trump dovrà attuare. La vicenda di Cambridge Analytica è a tutti nota, e ora si è aggiunta solo l’indiscrezione per la cifra da pagare a seguito di violazione della privacy: cinque miliardi di dollari. La più elevata mai imposta dalla Federal Trade Commission contro un’azienda di tecnologia. Attenzione, non sarebbe certo la prima volta che accade qualcosa del genere ad un’azienda di grandi dimensioni. E penso alla compagnia petrolifera Standard Oil, fondata da Rockefeller nel 1870 e smembrata per decreto nel 1911 dall’antitrust americana.

A detta degli espertoni, questo è il più grande rischio che oggi corre Facebook, perché uno smembramento comporterebbe cambiamenti epocali, tali da snaturare l’idea stessa del “faccialibro” per come esso nacque nell’ormai preistorico 2004. Il secondo indizio allieterà senza dubbio i gusti dei complottisti – di gran lunga la categoria umana che preferisco e della quale mi vanto di far parte, nonostante il neologismo sia demenziale e colpisca scorrettamente tutti quelli che propongono dei dubbi. Si tratta di Soros, amici. Eh già, il vecchio volpone dell’economia globalista da qualche tempo attacca Facebook senza remore. «Affermano che distribuiscono solamente informazioni – ha affermato il capitalista ungherese – ma in realtà sono quasi distributori monopolisti, e questo li rende servizi pubblici. Dovrebbero pertanto essere soggetti a regolamentazioni più stringenti mirate a preservare la competizione, l’innovazione e un accesso universale, leale ed aperto». Soros ha poi paragonato Facebook e Google ai casinò, che «progettano deliberatamente la dipendenza ai servizi che forniscono».

Ma qual è la ragione di questo attacco? Non lo sappiamo, ma da buon complottista ipotizzo che Facebook abbia dato voce a tutti, minando così le cristalline certezze provenienti dai media tradizionali. Insomma, Soros finanzia i liberal sparsi per il mondo, ma chi contesta i liberal è “fuori controllo” grazie a internet. A mio avviso è evidente che lui odi la Rete. Ad esempio, il vegliardo spende una vagonata di soldi per far salire al potere la Hillary Clinton, eppoi la Rete aiuta la visibilità di Donald Trump. Inaccettabile per un lobbysta che si rispetti! Ma è il terzo indizio quello che mi induce a ritenere Facebook avviata al tramonto o ad un profondo rimescolamenteo delle (sue) carte. Il social, infatti, ha dei picchi di utenza che ben presto saranno ridimensionati dal fatto che i millennials non si iscrivono più a questo tipo di social. In altre parole, la disaffezione dei giovani costringerà Zuckerberg alla chiusura in modo molto più determinante delle decisioni dell’Antitrust.

Ve lo ricordate Myspace? E SecondLife? Tutta bella roba caduta in disuso per assenza di grano, altro che antitrust! Com’è noto, infatti, le nuove generazioni preferiscono Instagram (sempre di proprietà di Zuckerberg) dove praticamente non si parla di politica (e Soros qui non sbrocca, guardacaso), o Tinder, la nuova Bibbia per i segaioli impenitenti. Insomma, immagini taroccate e app per rimorchiare potranno continuare, Facebook rischia invece grosso. Se non cambia pelle. Dovesse accadere, comunque, non tutto il male viene per nuocere. Chi è noiosamente e ampollosamente affezionato ai “discorsi lunghi” potrà infatti tornare ai vecchi cari blog (ehehehe), ai forum, oppure alle nuove app come Telegram, società di messaggistica e canali in stile blog informativi che ha sede nel Regno Unito, ma che è stata fondata dall’imprenditore russo Pavel Durov. Con un cognome così direi che il rischio smembramento è quanto mai remoto.

(Massimo Bordin, “Facebook verrà chiuso”, dal blog “Micidial” del 29 luglio 2019)

 

Fonte: www.libreidee.org

Link: https://www.libreidee.org/2019/07/facebook-rischia-di-chiudere-ha-contro-i-giovani-e-soros/

31.07.2019

Pubblicato da Davide

18 Commenti

  1. Oltre Soros (per suoi interessi) e i giovani ( per cambio moda) dovrebbe essere contro Facebook il sistema del Signoraggio Monetario visto che Facebook si vuol creare una sua moneta che mal che vada svelerebbe alle masse la mondiale truffa della moneta privata creata dal nulla

  2. Analisi a dir poco avventate…
    Per prima cosa bisogna considerare che una multa di 5 miliardi su un fatturato annuo di 60 miliardi è pressoché irrilevante.
    Inoltre i 60 miliardi che incassa Facebook derivano dalle pubblicità e quindi bisogna considerarci anche la mole di denaro generata dai prodotti venduti tramite e per via di Facebook, che ovviamente è molto più imponente.
    Se la regia è sovranazionale non può non tener conto di questo.
    SecondLife e MySpace erano macchinosi, la banda ancora troppo stretta, gli smartphone agli albori e non si è mai trovato un modo efficace per farli fruttare: paragone inutile.
    Seconda cosa i millennials (e quelli a cui si riferisce l’autore rappresenta la “parte bassa”).
    È vero che preferiscono Instagram, ma i millennials non sono quasi neanche profilati nelle campagne pubblicitarie delle aziende (per lo più coinvolgono dai 25 anni in su) in quanto non comprano o comprano poco, semplicemente perchè la maggior parte ancora non lavora.
    Prima che i millennials diverranno realmente interessanti, Facebook ha tempo per apportare qualunque modifica o per trasformarsi in altro; poi che si chiamerà Facebook o Pinco Pallino sarà irrilevante.
    Infine il fattore più importante, quello che l’autore è evidentemente incapace di notare: il chiacchiericcio che si genera nei social non ha la funzione di risvegliare ma di addormentare.
    Mentre gli utenti blaterano sembrando di protestare, in realtà si stanno (si sono) assuefacendo sempre più al modello neoliberista; “i discorsi lunghi” sono l’equivalente dei rumori che potrebbero fare muovendosi i rinchiusi nella famosa caverna di Platone.
    Le proteste, che il nostro articolista/complottista vede come pericolose, sono previste e per paradosso rispecchiano esattamente la filosofia di Facebook (e del neoliberismo in genere), esse sono la pubblicità (il prezzo da pagare) per avere un ometto patetico, ridicolo e inerme.
    Nel complesso tutto procede “perfettamente”.
    Ma davvero si pensa che un mostro del genere è gestito in toto da un ragazzetto in felpa?
    A me fanno ridere le immagini di lui che compare alla sbarra…

  3. se sparisce FB se ne va uno dei principali e conosciuti forum di opinione politica “libera” ancorchè ipercontrollata dai sionisti, globalisti e PolCor dei miei stivali, per cui non so se la perdita di esso sia un bene per noi, o per Soros che comunque per ora vince sempre.

  4. Se questo signore si dichiara complottista, ci sarebbe stato da aspettarsi che ponesse alcune semplici domande: chi c’è dietro Facebook? chi l’ha finanziata e creata? Chi gestisce l’enorme quantità di dati che ha in mano? perché è stata creata (quest’utlima domanda in fondo sarebbe più che sufficiente)? Invece niente, manco un sussulto di ansia da dubbi complottisti; bo, forse li mette sul suo blog…Inoltre tutto il complotto si riduce a… Soros, che va bene per ogni evenienza, anche quando parlotta a titolo personale. La multa? chi ci dice che non siano fondi investiti che devono rientrare, magari in tempi e modi imprevisti e frettolosi? Poi magari in cambio daranno l’autorizzazione a ZuK di emettere moneta, la Lybra…chissà, nei complotti tutto è possibile.

  5. I giovani non vanno più su facebook perché ormai ci trovano anche la nonna iscritta, che poi gli chiede l’amicizia; nei paesi più sviluppati culturalmente dell’Italia, per esempio i datori di lavoro prima di assumere qualcuno vanno nel suo profilo facebook, per vedere che cosa pensa e come si comporta, oppure per vedere se ha postato qualche foto osè, nel caso siano dei bigotti o sessualmente frustati; quindi è normale che i giovani non si iscrivono più, mica sono scemi; instagram ovviamente sarà il prossimo finché non si tornerà paradossalmente a pavoneggiarsi di meno ed essere più riservati.

    • Tutti i social sono una cagata e Facebook più di tutti. Non riesco proprio a capire a chi possa piacere.

      Per mettere in piazza la tua vita devi essere soddisfatto di quello che hai realizzato, ma se fossi veramente soddisfatto non sentiresti il bisogno di metterla in piazza… quindi… gli unici per cui è utile sono i malati di narcisismo!

      Non invidio per niente i ragazzi di oggi, che con i social si ritrovano ad essere “stalkerati” dal bullo della classe o dalla mamma invadente anche quando non sono fisicamente con loro. Penso che se fossi giovane ne starei decisamente alla larga (come faccio già, d’altronde…)

      Al limite si salva Twitter che può essere usato per seguire e commentare notizie in tempo reale… lo scopo per cui è nato, tra l’altro…

    • sono l’autore del pezzo. concordo in pieno. tranne che sul discorso “paesi evoluti”. Anche qui gli HR manager vanno a vedere su facebook i candidati…

  6. Facebook è uno strumento delle agenzie governative statunitensi che hanno costruito il suo successo artificialmente inoculandolo in ogni loro colonia per farne la principale piattaforma di massa. Ora la concorrenza lo sta portando ad un leggero declino ma come azienda è molto più di un social network: detiene un sacco di brevetti tecnologici (compresa una società che costruisce visori per la realtà virtuale da cui molti giovani che scimmiottano su Instagram sono perversamente attratti) e il lancio di Libra sarà un occasione anche per rilanciare il social stesso. Per abbattere un mostro del genere ci vuole assai più di una multa salata.

  7. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Non solo Facebook dovrebbe chiudere, ma tutta l’altra spazzatura mediatica che “infesta” il mondo.
    E, oltre a Facebook, penso che dovrebbe essere smembrata tutta la federazione USA…. prima che porti alla morte l’intero pianeta. Non mi credete?

  8. Il mio parere è che Facebook sia una trappola per gonzi, per far scrivere alla gente solo stupidaggini e insulti gratuiti, a cui in alcuni casi seguono denunce, querele, e alla fine spese e perdite.
    E gli altri ridono, come diceva Dante……

  9. Esiste anche WK, il Facebook russo, già usato dai tanti che non vogliono essere tracciati da Facebook.

  10. Marco Echoes Tramontana

    Chiudiamo internet.

  11. Dubito che distruggeranno un qualcosa che in borsa è capitalizzata ad una cifra astronomica senza assets a garantire tale valore. Se succederà dovrà succedere piuttosto lentamente, attendendo che le azioni perdano valore ma non troppo rapidamente.

    Qualcuno voleva utilizzare FB per guidare le menti ma alla fine è stata una piattaforma ampiamente democratica che ha dato voce anche alle parti che non piacciono al vegliardo ed ai dem. Ed allora costringiamo con una bella multa Zuccaberg a cambiare le cose.

    Palese comunque come tutte queste piattaforme nascano per far si che le persone inseriscano i propri dati, le proprie foto ecc ecc fornendole volontariamente alle società.

  12. Chissà come mai,quando si è parlato della Libra,i poteri forti insorgono.Oltre ad Iran e Corea del Nord,le varie criptovalute ora i parassiti del debito hanno un altro nemico. Soros dovrebbe essere messo ai lavori forzati.

  13. E la chiudessero! Io non ci vado su face Book, ma temo di essere attenzionata da Analiyica lo stesso: con chiunque incontro tesso le lodi di Putin. Ma forse “mettersi in piazza” è il modo migliore per non farsi notare.

  14. C’è da dire che però qualora Facebook dovesse sparire, il nostro mark zuckerberg passerebbe a instagram ,che é il social del momento e viene subito dopo Facebook per numero di iscritti, quindi la sua ricchezza e potere rimarrebbero invariati