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Il nemico interno

DI ALEXIK

carmillaonline.com

“Ritenuta la  straordinaria  necessità  ed  urgenza  di  introdurre strumenti  volti  a  rafforzare  la  sicurezza  delle  città  e   la vivibilità  dei  territori  e  di  promuovere  interventi  volti  al mantenimento del decoro urbano” …

È particolarmente istruttivo soffermarsi sul testo del Decreto Minniti in materia di ‘Sicurezza delle città mentre scorrono in sottofondo le immagini degli espianti degli uliveti di Melendugno, per l’avvio dei cantieri del “Trans Adriatic Pipeline”.

E’ illuminante come alcune centinaia di dipendenti del Ministero dell’Interno si siano fatti interpreti, con la semplicità e l’immediatezza propria della comunicazione non verbale dei manganelli, del contenuto profondo dei concetti enunciati dal Decreto, quali “sicurezza”, “vivibilità  dei  territori”, “decoro”, “benessere delle comunità territoriali”, e della loro articolazione pratica nell’ambito delle politiche di governo.

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Melendugno (LE), 28 marzo 2017.

Le cariche sui sindaci, inoltre, raffigurano plasticamente cosa si intenda per ‘collaborazione interistituzionale per la promozione della sicurezza’, qualora i primi cittadini non vogliano ridurre il proprio ruolo a meri persecutori di mendicanti e poveracci in genere, ma pretendano (temerari!) di rappresentare i bisogni e i desideri della gente che li  ha eletti.
Può sorgere il dubbio, invero, che il senso di tali concetti sia stato frainteso, ma io credo che invece i tutori dell’ordine ne abbiano dato una rappresentazione corretta, almeno nell’accezione più cara all’attuale ministro degli Interni (ed anche a tanti suoi predecessori), alla compagine politica che lo esprime ed agli interessi economici che essa rappresenta.

Comunque, il trattamento riservato ai manifestanti di Melendugno da parte della polizia in assetto antisommossa e la messa in stato d’assedio del paesino del leccese non è di per sé una novità. Qualcuno ci è già passato prima che toccasse ai salentini.

La sperimentazione valsusina

A 1.200 km a nord ovest,  la Val di Susa ha rappresentato, negli anni, un campo di sperimentazione delle strategie di contenimento delle lotte popolari. Un test per l’uso di strumenti repressivi di eccezione, un tempo rivolti contro i militanti di organizzazioni politiche ribelli, e poi estesi nella loro applicazione ad un’intera popolazione civile all’interno di una determinata area.

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Chiomonte (TO), cantiere TAV, giugno 2015.

Strumenti che vanno dalla costante militarizzazione del territorio, all’uso di una particolare violenza contro i dimostranti, ad un eccezionale accanimento giudiziario.
Alla fine del 2015 si contavano circa 1000 imputati e 200 condanne nei procedimenti aperti contro il movimento valsusino, procedimenti che godono di una corsia preferenziale rispetto a quelli istruiti per reati ben più gravi.
Presso la Procura di Torino può infatti accadere che un processo per lo stupro di una bambina si concluda, dopo 20 anni, con la prescrizione, mentre per reati anche bagatellari commessi da militanti No Tav si proceda d’urgenza.
Sono di uso comune nei processi contro i No Tav “la dilatazione del concorso di persone nel reato, l’uso massiccio (e talora indiscriminato) delle misure cautelari, un insieme di forzature (grandi e piccole) in indagini e processi, il ricorso a fattispecie di reato (a dir poco) sovradimensionate con evocazione finanche della finalità di terrorismo, la particolare cura nella gestione dei processi sulla stampa (oltre che negli uffici giudiziari)”1.

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Manifestante ferita a Coldimosso (TO), durante una manifestazione contro il Tav, 17 febbraio 2010.

La sproporzione fra i criteri di giudizio utilizzati emerge nella sua plateale nudità quando la stessa Procura sostiene l’accusa di terrorismo per i manifestanti colpevoli di aver danneggiato un compressore, mentre archivia sistematicamente le denunce per le gravi lesioni, anche permanenti e fortemente invalidanti, subite dai militanti No Tav nel corso di cariche e fermi2, stabilendo una singolare gerarchia di importanza fra ‘l’incolumità’ delle cose e quella delle persone.
Tutto questo, negli anni, è stato preceduto e accompagnato da un’intensa opera di denigrazione e criminalizzazione mediatica del movimento, finalizzata alla preparazione del terreno e della base di consenso necessaria all’esplicarsi dell’azione repressiva3.

In Val di Susa, in sintesi, si è andato sperimentando quanto il trattamento di una popolazione dissidente potesse avvicinarsi a quello riservato ad una popolazione ‘nemica’.

Non si tratta di un’esagerazione: nel 2011 l’ultimo colpo di coda del morente governo Berlusconi, fu quello di definire – sul modello delle disposizioni già in atto per le discariche napoletane – il cantiere della Lyon Turin Ferroviaire come ‘Area di interesse strategico nazionale’, cioè area ‘ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato’.
L’applicazione cioè,  di un diritto penale di eccezione a base territoriale, “un modello normativo eccezionale a cominciare dal requisito che legittima tutto il sistema in deroga: la proclamazione dello stato di emergenza, adottata con decreto del Consiglio dei Ministri, al di fuori di qualsiasi controllo parlamentare”.4
Una logica militare a tutti gli effetti scelta, non come si vuol in genere far credere, dai temibili black bloc ma dallo Stato, per contenere l’indisponibilità di intere popolazioni a subire politiche di devastazione ambientale.

Nel 2014, con l’art. 37 del Decreto ’Sblocca Italia’ , il modello viene esteso dal Governo Renzi anche ai cantieri di costruzione del “Trans Adriatic Pipeline”, a cui si attribuisce carattere di priorità nazionale e di interesse strategico … nel senso ovviamente dell’interesse strategico della Snam, della British Petroleum, della azera Socar, della belga Fluxys, della spagnola Enagas, della svizzera Axpo, soci del consorzio T.A.P. (!!!)

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Melendugno (LE), in difesa degli ulivi, 28 marzo 2017.

Dunque, l’apparato normativo atto a reprimere i difensori degli ulivi salentini è già stato ampiamente predisposto, e questo ben prima dell’arrivo al dicastero degli Interni di Domenico ‘Marco’ Minniti.
Ma se l’obiettivo è la costruzione e persecuzione del ‘nemico interno’ e la gestione del dissenso con logiche di guerra, il neoministro  presenta ottime referenze.

L’uomo giusto al posto giusto.

Figlio di un pilota dell’aeronautica militare e uomo di provata fede atlantica, Marco Minniti, dal governo D’Alema in poi,  ha collezionato una lunga serie di incarichi governativi con deleghe ai servizi segreti, alla cooperazione con la Nato, al coordinamento di operazioni durante la guerra dei Balcani, alla promozione dell’industria bellica. Tutte attività a stretto contatto e in perfetta sinergia con ministri della difesa, capi delle forze armate, centri di intelligence, manager delle holding belliche5.
Di lui WikiLeaks ricorda come sia riuscito a rassicurare l’ambasciata USA sulla riconferma dell’acquisto da parte dell’Italia dei caccia F-35 (un pacco e un salasso), dopo l’elezione di Prodi nel 2006.
Ammiragli, generali, ex capi di Stato Maggiore, funzionari dei servizi e della NATO, ex prefetti, ex magistrati, ex comandanti delle teste di cuoio, consiglieri militari, analisti della CIA, hanno fatto parte delle sue frequentazioni nell’ambito della Fondazione ICSA, il centro studi sui temi d’intelligence e dell’analisi militare da lui fondato nel 2009 assieme a Francesco Cossiga.

Rignano

Roma, sede della Regione Puglia, 9 marzo 2017.

E chissà se non sia stato proprio Cossiga il suo mentore in tema di ordine pubblico, a cui ispirare i suoi primi atti da neoministro. Atti come lo sgombero del Grande Ghetto di Rignano (FG), conclusosi con due lavoratori maliani  – Mamadu Konate e Nouhou Dumbia – bruciati vivi.
Questa la ricostruzione dei fatti da parte di Campagne in lotta, ‘sin dalle prime ore, gli abitanti del Ghetto hanno raccontato la responsabilità delle forze dell’ordine in quell’incendio, considerando le fiamme che hanno distrutto le baracche come una strategia di sgombero.
 Quella accidentale, è la versione su cui invece concordano la stampa e le istituzioni coinvolte’.

Davanti a tanto orrore, passa anche in secondo piano la gestione delirante dell’ordine pubblico di sabato scorso, in occasione del corteo Eurostop, preceduto da fogli di via, da una intensa campagna di terrore sul presunto arrivo del terribile blocco nero, e dall’enunciazione (molto cossighiana) dell’intenzione di infiltrare agenti in borghese fra i dimostranti.
La prima manifestazione nazionale di movimento dell’era Minniti ha dovuto rinunciare a 120 compagne/i (tre pullman) sequestrati per tutto il giorno in un centro di identificazione – alla faccia del diritto costituzionale di manifestare – e sopportare l’accerchiamento di una parte del corteo, prima spezzato dalla polizia in due tronconi, e poi assediato senza via d’uscita nel tentativo di provocarne la reazione.

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Chiomonte (TO), giugno 2015.

A tali ‘innovazioni’ nella gestione della piazza, se ne aggiungono altre, proprio oggi, in diretta dal presidio di Melendugno: “Praticamente stiamo cercando di fronteggiare un esercito. Sul posto c’è: polizia, carabinieri, finanza, addirittura i contractor, quelli che pagano per combattere in Iraq, e persino la marina militare“.
Come già succede da tempo nel cantiere TAV di Chiomonte, in tutti le ‘aree di interesse strategico nazionale, ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato’  i militari vengono impiegati in funzione di ordine pubblico … ma i paramilitari fino ad ora non li avevamo ancora visti !

Torniamo al Ministro. Il contenuto dei suoi raccapriccianti decreti in materia di Immigrazione e di Sicurezza urbana è stato in parte già analizzato da Antigone sulle pagine di Carmilla, sottolineando l’impatto nefasto che tali provvedimenti avranno sulle esistenze di chi vive faticosamente già ai margini.
Ma i decreti Minniti non colpiscono il povero solamente nell’esercizio del suo diritto al movimento, alla fruizione degli spazi della città e, in definitiva, nella sua capacità di sopravvivenza individuale (esercizio dell’accattonaggio, di piccoli commerci), ma anche nella sua possibilità di reazione ed organizzazione collettiva.

Bologna, sfratto, 7 marzo 2017.

Bologna, picchetto antisfratto, 7 marzo 2017.

Per esempio un capitolo intero del Decreto sulla sicurezza delle città viene destinato all’ampliamento delle prerogative del prefetto di disporre il concorso della forza pubblica nello sgombero di occupazioni ‘arbitrarie’ di immobili.
Chi occupa una casa, chi si organizza per resistere ad uno sfratto dovrà subire d’ora in poi un maggior livello di violenza, e questo non riguarda solo i classici ceti ‘marginali’, ma ampie fasce di ex ceto medio proletarizzato dalla crisi che non riesce più a sostenere mutui o affitti.
Ovviamente, le disposizioni sugli sgomberi valgono anche per gli spazi occupati non abitativi.

Ulteriori disposizioni possono colpire direttamente chi lotta attuando, per esempio blocchi ferroviari o picchetti, in quanto  ‘chiunque  ponga  in  essere condotte che limitano la  libera  accessibilità  e  fruizione  delle infrastrutture ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto  pubblico  locale,  urbano  ed extraurbano, e delle relative pertinenze’ può essere soggetto a sanzione pecuniaria e ordine di allontanamento, fino al divieto di accesso per sei mesi dal luogo della lotta.
Ma più in generale, i patti sottoscritti da prefetto e sindaco possono rivolgersi contro fenomeni generici di ‘turbativa del libero utilizzo degli spazi pubblici‘, e in questa definizione può ricadere qualsiasi tipo di protesta.
Dulcis in fundo, un emendamento della Carfagna ha introdotto nel decreto la possibilità dell’arresto in flagranza in differita (entro 48 ore) per reati avvenuti in occasione di manifestazioni pubbliche ripresi da telecamere e in immagini fotografiche, estendendo ai presidi e cortei quanto già previsto per gli stadi.

Che si tratti dunque di gestione militare della piazza, o della creazione di una sorta di ‘diritto amministrativo del nemico’ (il potere di ordinanza dei sindaci contro determinati soggetti sociali) da affiancare a quello penale, l’obiettivo è sempre quello di colpire le figure conflittuali o potenzialmente tali in vista di un aggravamento della crisi.
Prevedono, evidentemente, che essa si evolverà in maniera particolarmente grave, se affinano strumenti così sproporzionati rispetto alla reale entità del conflitto e della capacità di organizzazione di chi si oppone.
Prevedono, evidentemente, che l’estendersi dell’esercito industriale di riserva non si incontrerà mai più con nessuna rivoluzione industriale in grado di assorbirlo, e si attrezzano per rispedirlo altrove.
Prevedono, evidentemente, che il capitale in crisi di valorizzazione, spingerà gradualmente l’espropriazione oltre i limiti posti dal minimo vitale di masse sempre più consistenti di persone (nel suo piccolo, l’esempio salentino significa questo: famiglie di olivicoltori rovinate, nuova carne da emigrazione), e si attrezzano per neutralizzarne la reazione.
Loro si attrezzano. E noi ?

Alexik

Fonte: www.carmillaonline.com

Link: https://www.carmillaonline.com/2017/03/29/il-nemico-interno/

29.03.2017

  1. Livio Pepino, La Val Susa e il diritto penale del nemico, in ‘Quaderni del Controsservatorio Valsusa n. 1’, Intra Moenia Edizioni, 2014.  
  2. Sull’argomento si consiglia la visione del documentario ‘Archiviato. L’obbligatorietà dell’azione penale in Valsusa’. Qui il trailer. 
  3. Per i dettagli: Xenia Chiaramonte, Alessandro Senaldi, Criminalizzare i movimenti. I No Tav fra etichettamento e resistenza, in ‘Studi sulla questione criminale, X, n. 1, 2015, pp. 105-144.  
  4. Carlo Ruga Riva, Diritto penale, regioni e territorio. Tecniche funzioni e limiti, Giuffrè, 2012, p. 187. 
  5. Per il curriculum dettagliato: Antonio Mazzeo, Marco Minniti. Quest’uomo è una sicurezza, 20 gennaio 2017. 

Pubblicato da Davide

15 Commenti

  1. Le forze di polizia e la magistratura dovrebbero lavorare per il popolo, non contro. Presumere che il popolo sia Minniti…

  2. Lunghissimo articolo che spiega bene, agli increduli e a quelli che “Lo Stato siamo noi” qual’è la vera sostanza di questa Demon-crazia in cui siamo immersi nostro malgrado.
    Comanda il manganello e la offesa fisica e psichica, oggi come allora e come sempre è stato, appunto.
    Niente di nuovo nello squallore dello Stato, Entità eterea e inafferrabile seppur così dolorosamente presente con i suoi servi cattivi ignoranti ma armati.
    Il pelato sbirro lì sopra, figliastro di un generale incrociato con un raccoglitore di olive funziona per i Pugliesi come legge del contrappasso, dal momento che il suo patrigno piddiota D’Alema, noto distruttore di cose e persone, nostrane e estere, è stato coccolato e pluri eletto dai Pugliesi..ricordo ancora le quattro bombe cluster gentilmente depositate,con il suo permesso, nel mio lago di Garda dai mercenari volanti Nato impegnati a macellare la Yugoslavia, ricordo…
    Adesso cari Pugliesi tenetevelo il raccoglitore di Gallipoli e tenevi pure i suoi frutti marci.
    E ricordate: Il nemico è lo Stato.
    Dove c’è lo Stato non c’è libertà.

    • “quattro bombe cluster gentilmente depositate,con il suo permesso, nel mio lago di Garda dai mercenari volanti Nato”

      Questa non la sapevo…

      Comunque vorrestidire l’ex raccoglitore di Gallipoli.
      Adesso è diventato “vignaiolo” di ben 38 ettari.
      Con quali sudori frontali è entrato in possesso di questi ettari ?

    • Anche tu cadi nella solita trappola!
      Lo Stato siamo noi in quanto comunità! In quanto unione di persone che da sole non contano nulla!
      CHe poi lo Stato sia corrotto è un altro paio di maniche.
      Senza l’unione delle persone non hai nessuno a proteggerti e se ora non ce lo hai perchè lo stato è corrotto, non potrai avere comunque nessuno senza stato, cioè senza una comunità e regole condivise di supporto.

      • lo “stato” , non e’ una entita’ , ma una constatazione .Un verbo . Noi siamo una comunita’ , ma non una societa’ , e quindi qualcun altro decide . Deve decidere , perché tutti gli altri ne sono , cerebralmente , incapaci . Noi potremmo essere lo “stato” , non lo siamo , siamo carne da agenzia delle entrate . E non abbiamo le risorse culturali , morali , o intellettuali , per migliorare . Per trovare un minimo di dignita’ , ci sono due strade , quella che porta oltre confine , e la rivoluzione . La rivoluzione Culturale , che richiede uno sforzo massiccio . Chi vuole collaborare ?

        • dopo la rivoluzione non ci vuole forse una organizzazione che metta insieme le varie parti della società e gestisca la comunita con regole condivise e democratice?

  3. E noi?
    Noi stiamo qui su internet a discutere di giustizia mentre l’ordine sociale di stampo capitalista si disfà rapidamente sotto i nostri occhi.
    Le bande armate non vanno più di moda e la resistenza attiva è relegata a piccoli gruppi di invidividui che si organìzzano per la difesa in extremis del proprio territorio mentre tutti gli altri appartenenti alla Grande Comunità Nazionale (del caxxo) se ne fottono altamente di tutto ciò che non aggredisca le loro capacità di shopping domenicale in uno qualsiasi dei templi del consumismo.
    E questa è anche la ragione per cui non esistono più gruppi organizzati con pretese rivoluzionarie: chi di noi spenderebbe la propria vita rischiando la galera per l’ideale di migliorare le condizioni di questo schifo di società morente che ama la propria schiavitù sopra ogni altra cosa?
    Io no di certo. Ormai c’è solo da sperare che il Caos avvolga definitivamente queste lande prive di vita (autentica).

  4. UN NON STATO PER UN NON POPOLO…
    TRANQUILLI…
    EVITATE DI AGITARVI E’ PERFETTAMENTE INUTILE…
    … e nuoce pure alla salute…

  5. La Democrazia è solo una finzione con la quale si fa credere al popolino che conti qualcosa: d’altronde, permettere di infilare ogni tanto una scheda in un’urna non crea alcun danno ai Padroni del Vapore.
    Quanto alla Magistratura, di uomini di valore ce ne sono come le mosche bianche e, quasi sempre, vengono uccisi e non certo dalla Mafia ma da “menti raffinatissime” di cui parlò Giovanni Falcone. E, con “menti raffinatissime” non si riferiva certo a peracottari come Totò Riina o Bernardo Provenzano utilizzati al massimo come manovalanza. Gli altri non sono altro che il braccio giuridico del Potere.

  6. mi domando: chi protesta non esercita un libero utilizzo degli spazi pubblici?

  7. Questa tragedia , e’ colpa del lettore che commenta come stesse guardando un oggetto di arredamento , incapace di capire le sue responsabilita’ , e le conseguenze di non arrestare la spirale che ci elimina .

  8. I reati contro le persone e il patrimonio dei privati cittadini sono sempre meno efficacemente tutelati. I reati o psico reati -cioè reati di opinione – contro il regime politico esistente e la sua ideologia sono invece puniti con la massima celerità e intransigenza. Un po’ come accadeva nelle dittature sudamericane dove a fronte della totale insicurezza dei cittadini il regime di turno riusciva a tutelarsi benissimo con la repressione degli oppositori. Le ridicole accuse di terrorismo per episodi di gravità minore che con quel fenomeno non hanno nulla a che fare sono emblematiche. La piega che sta prendendo l’Italia, anche con le proposte di privatizzazione della sicurezza demandata alla illusoria reazione armata dei privati a fronte del disinteresse dello Stato, è in questa direzione

  9. ma se giurano fedeltà alla repubblica(quindi partiti quindi ministro dell’interno che li dirige)
    perchè dovrebbero lavorare per il popolo?Mica giurano fedeltà al popolo?
    Non mi dica che Mantovan ne era all’oscuro…non mi dica che lei pensa che le forze dell’ordine siano li per aiutare lei a ritrovare la macchina rubata o proteggerla da aguzzini,scippatori,ladri ed assassini vero?
    Altrimenti come spiegherebbe quel risolino che le fanno quando immagino una volta nella vita sia andato a denunciare un furto…in quel momento il carabiniere pensa ”illuso,ma che pensi che io sai qui per proteggere lei ?”
    Le forze dell’ordine sono da mano armata dell’elite e quegli ordini eseguono..
    non mi dica che non ha mai notato in un posto di blocco un piccolissimo senso di essere oppresso e non difeso…no eh..
    allora è un illuso e fanno a bene a bastonarci perchè siamo,per la maggior parte pecore di un gregge che va tosato,munto e quando la pecora è vecchia ci si fanno dei gustosi arrosticini…