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«Lottare dalla parte giusta ti fa stare bene»

DI NICOLETTA DOSIO, DARIO FIRENZE, MARIE MOISE

jacobinitalia.it

Quando c’è una comunità che non lascia mai indietro, non bisogna aver paura di alcun isolamento dietro le sbarre. Questo ci ha detto Nicoletta Dosio qualche giorno fa nella lunga intervista che vi proponiamo come augurio di buon anno-

Il 30 dicembre, Nicoletta Dosio, 73 anni, storica attivista No Tav, è stata portata al carcere Le Vallette di Torino. Per aver rifiutato le cosiddette misure alternative, Nicoletta dovrà scontare un anno di prigione, per una protesta del 2012 in Val di Susa contro il progetto dell’Alta velocità. L’abbiamo incontrata e intervistata il 14 dicembre scorso allo spazio di mutuo soccorso Ri-Make, a Milano. In questa lunga intervista Nicoletta ripercorre i momenti fondamentali della lotta No Tav, nata da una prima esperienza di sconfitta. Con il suo sorriso sempre sulle labbra, racconta di come le relazioni di solidarietà abbiano permesso al movimento, e a lei in prima persona, di non avere paura, resistendo così alla strategia che da decenni prova a spezzare la lotta No Tav. Per Nicoletta Dosio non sembra esistere alcun isolamento da temere dietro le sbarre, quando c’è una comunità di lotta che non lascia mai indietro nessuno.

Quando hai iniziato a lottare per il tuo territorio? Com’è iniziato il progetto Tav in Val di Susa, come lo avete combattuto e quali sono stati i momenti per te più importanti?

Ho iniziato a lottare trent’anni fa, ma la Val di Susa ha una storia di lotte molto più antica: è stata una Valle di resistenza partigiana e poi operaia, con le sue fabbriche specializzate e i  suoi cotonifici. La delocalizzazione a fine anni Settanta ha portato via il lavoro qualificato, sono rimaste soltanto due acciaierie, che facevano ammalare la Valle inquinandola. Oggi  abbiamo ancora un po’ di allevamento e agricoltura, del turismo stagionale, e tutti gli altri fanno gli sguatteri e i camerieri nelle strutture turistiche che sono nate sui terreni. Tanti giovani se ne vanno via a cercare lavoro altrove.

Prima del progetto dell’alta velocità, negli anni Ottanta, la Valle era stata individuata come un corridoio per il traffico di merci. Hanno iniziato con un progetto di autostrada, inutile e dannosa, tranne che per chi la costruiva. Nessun comune voleva questa autostrada – avevamo già due strade statali e una ferrovia internazionale, in uno spazio di un chilometro e mezzo di ampiezza.

Lo stato promise delle compensazioni, che non erano altro che la costruzione di altre strade con il pretesto della messa in sicurezza del territorio dalle alluvioni. I lavori furono assegnati agli stessi costruttori dell’autostrada, che di fatto misero in sicurezza soltanto l’autostrada a danno del resto della Valle. Il progetto fu ovviamente accompagnato anche dalla promessa di duemila nuovi posti di lavoro.

Già allora era forte quello che chiamiamo «partito degli affari», un partito mafioso, che come tutta la mafia si annida nel cuore dello stato. Alla fine l’autostrada fu costruita.
Facemmo una battaglia contro gli espropri di terreno, nacque un piccolo comitato di proprietari terrieri a Bussoleno, ma la nostra lotta non fu popolare come lo è stata poi quella contro il Tav. Iniziammo a veder passare una quantità enorme di Tir, settemila al giorno. La Valle subì un inquinamento pazzesco, che si aggiunse a quello delle due acciaierie.

Le grandi associazioni ambientaliste non ci aiutarono, si sedettero al tavolo di trattativa per negoziare il modo meno impattante possibile di costruire l’autostrada, parlavano di «un’autostrada ecologica».
La lotta contro l’autostrada fallì, ma poco dopo si presentò un nuovo progetto dannoso: la costruzione di un elettrodotto che doveva portare elettricità dalle centrali nucleari francesi all’Italia. L’esperienza accumulata fu determinante per affrontare questa seconda invasione del territorio. Questa volta riuscimmo ad attivare dei comitati nei vari comuni, diffondendo informazioni sull’inquinamento e i rischi per la salute che quest’opera avrebbe comportato. Riuscimmo a fermare la costruzione dell’elettrodotto, svelando le menzogne che stanno sempre alla base della costruzione delle grandi opere. In questo caso non era vero che fosse già stato siglato un accordo tra i due paesi, bensì tra due Società per azioni, due aziende di energia elettrica.

Nel 1992, con l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht, nacque l’Europa dei grandi traffici commerciali ed ebbe inizio la privatizzazione dei servizi pubblici, ferrovie comprese. Ci allarmammo subito, perché capimmo che non si sarebbe trattato solo di noi e della devastazione del nostro territorio. I lavori di scavo avrebbero disperso ovunque nell’ambiente materiali tossici come l’amianto e l’uranio. Con questa consapevolezza, le persone hanno iniziato a mobilitarsi. Partecipammo alle lotte contro la costruzione del Tav dappertutto. Un territorio infatti deve difendersi, ma non nella modalità not in my back yard, cioè non toccate il mio giardino ma fate pure nel giardino di qualcun altro. Il problema non era dove costruire il Tav, ma se costruirlo. Infatti, nessuno vuole stoccare nel proprio territorio l’amianto e l’uranio contenuti nello smarino [i detriti provenienti dai lavori di scavo, Ndr], e nessun territorio dovrebbe essere costretto a farlo. Le grandi opere inutili e dannose vanno rifiutate di per sé, insieme alla loro strategia di mettere gli uni contro gli altri.

Quali sono state le strategie adottate da quello che chiami «partito degli affari» per attaccare il movimento?

Nel 1998 predisposero il primo sondaggio per la costruzione del Tav. Ci furono una serie di piccoli attentati a delle centraline elettriche e furono arrestati tre ragazzi anarchici, Sole, Edo detto Baleno, e Silvano. Furono tutti accusati di devastazione e saccheggio. Baleno morì suicida in carcere e lo stesso accadde a Sole, poco dopo. Silvano resistette e solo in seguito emerse che, in realtà, nei piccoli attentati avevano avuto un ruolo i servizi segreti e che di fatto i due ragazzi «erano stati suicidati». Gli attentati erano stati fatti per spaventare le persone, allontanarle dalla lotta e farle tornare a casa. La macchina della diffamazione prese di mira gli anarchici, additati come il pericolo principale. La loro strategia è sempre stata quella di farci sentire deboli e impotenti. Permettono le manifestazioni solo a patto che siano non violente: possiamo parlare, ma non possiamo difenderci.

Altro caso incredibile fu quello del compressore [nel maggio 2013 vengono arrestati tre attivisti No Tav con l’accusa di terrorismo, caduta nel corso del processo, per aver dato fuoco a un compressore nel cantiere dell’Alta Velocità a Chiomone, Ndr]: per un compressore andato a fuoco attribuirono l’accusa di terrorismo, come se fosse stata bruciata una persona e non un oggetto.

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Pubblicato da Davide

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17 Commenti

  1. Bellissima testimonianza… fino a che non arrivano a parlare dei “Fridays for Future”. Pare non lo abbiamo capito che si tratta di un falso movimento per sviare la loro lotta verso un binario morto.

    Più in basso nella pagina sul loro sito si vede la pubblicità della loro rivista, dove si capisce che non si schierano per il sovranismo.
    In Val di Susa forse vinceranno una battaglia, ma la guerra non si può che vincere sfidando Brussels.

    • Tu pensi che il mondo sia uguale dappertutto e globalizzato. Non e’ cosi.
      La Val di Susa non e’ come da altre parti.
      Se volevano fare il Tav dopo tanti anni lo avrebbero fatto senza se e senza ma.
      Capire il motivo per cui NON LO FARANNO MAI e’ molto complicato.

  2. L’intervista mette in luce i pensieri che il capitale, inteso come forza mostruosa che annienta tutto e tutti, vorrebbe radiare dalla faccia del pianeta. Grazie a questa donna coraggiosa questi pensieri si fanno scintilla per le sinapsi che ancora danno segni di vita.

  3. Interessante l’intervista che mette in luce parecchie cosucce. In sé la testimonianza è utile, ma nel dettaglio troviamo tutta la violenza del “pensiero debole” già nel titolo: “poiché siamo nel giusto ogni nostro atto è legittimo”, cioè un pensiero totalizzante tipico della sinistra cachemire alla Vattimo. Solo per questo rifiuto in toto la protervia dell’articolo che può essere paragonata, per esempio, alla violenza del Parlamento UE di Sassoli di imporre alla Spagna l’immunità per Junqueras e Puidgemont, perché anche loro “sono dalla parte del giusto”.
    Nel merito dei contenuti No-Tav posso anche condividere l’inutilità dell’opera, ma il percorso per arrivare alla decisione finale non può e non deve essere imposto da un gruppo di potere (quale il No-Tav) in un regolamento di conti tra bande con i Si-Tav, altrimenti torniamo al fascismo quando vinceva quello che aveva i muscoli.

    • Gruppo di potere i NOTAV ? ….ma perpiacere lascia perdere quello che ti hanno raccontato, fatti un giro nella valle, quelli sono patrioti.

      • Patrioti? E di quale patria? Sono patrioti loro o chi ha costruito le infrastrutture che hanno reso l’Italia una delle potenze industriali mondiali?

        A me paiono ricchi radical-chic, i pochi privilegiati rimasti a vivere in una periferia di Torino gentrificata da preservare dal lordume plebeo. Un po’ come gli abitanti VIP della Maremma e della Tuscia, che per non avere il traffico sono riusciti a non fare completare la A12 a scapito della salute di un milione e rotti di abitanti del Valdarno.

        Che poi, nel merito, la TAV sia inutile o meno è un’altra faccenda.

  4. Che bella donna!
    Il raffronto è impietoso tra il viso ed il sorriso di Nicoletta e la faccia inespressiva (come il suo discorso del nulla a reti unificate) del VOSTRO presidente Mattarella.
    Non importa come la pensiate sulla TAV o sulla resistenza che in Val di Susa ed a Torino fù cosa diversa (salvare le imprese FIAT compresa. ma questa è altra storia) quello che importa e che Nicoletta insegna è che la delega non è possibile, non c’è polizia, esercito, magistratura e politica che ci rappresentano e ci difendono, la lotta è legittima difesa ed il territorio è patria (terra dei nostri padri ) non comprabile e non vendibile agli interessi legittimi e non di speculatori “stranieri”. Questo vale per la Valle di Susa, per Aviano & C., e per tutta l’Italia. La Val di Susa è patria dei Valsusini e solo loro hanno diritto di decidere sulla loro patria, non è importante come la pensiate sulla TAV, se non siete legati a quel territorio il vostro parere non conta un cazzo, ma anche se contrari il supporto ai NOTAV è doveroso, non deve passare il concetto che la vostra patria. la vostra casa o il vostro terreno siano gli speculatori ed i mafiosi a decidere come sfruttarli, e se non vi sta bene carcere e manganellate…….ieri Mattarella, tra le righe del suo discorso a ribadito questo concetto, la patria non è nostra ma di interessi sopra le nostre teste, Nicoletta sceglie di andare in carcere, stai attento Mattarella alle donne ed agli uomini italiani………. siamo tanti Nicoletta. (JE SUIS NICOLETTA….et vous ?)

  5. Certo, il tradimento del Movimento 5 Stelle!

    Ma sovranisti e identitari dove sono? Dov’erano?

  6. Una Signora con la esse maiuscola. Complimenti. Mattarella a confronto ci fa la figura del poverello. Avercene gente come Lei nelle istituzioni.

  7. I stati sono organizzazioni a delinquere, come le mafie, il pizzo diventa tassa, i sicari sono le forze d’ordine… L’incubo di tutti due sono le persone ORGANIZZATE per resistere. La mafia uccide, lo stato “suicide”, che differenza c’e?

  8. Come ebbi modo di scrivere circa un anno fa su di un altro sito, la linea della TAV che parte da Lisbona per finire a Kiev, sembra essere funzionale anche per una eventuale guerra contro la Russia.

    Gli armamenti necessari quali carri armati, logistica, munizioni, vettovagliamento, verrebbero caricati su navi dall’altra parte dell’oceano, per poi essere sbarcati a Lisbona, e da li nel giro di poche ore consegnati in Ukraina per rifornire quei soldati che malauguratamente dovessero farsi convincere a combattere contro le armate russe.

    In tempo di pace, invece, quella strada ferrata ad alta velocità, verrebbe usata per rifornire di merci deperibili quali frutta e verdure l’intera Europa, in modo tale da mandare dapprima sul lastrico le aziende agricole (soprattutto italiane), che verrebbero poi svendute per pochi soldi alle grandi multinazionali, le quali potranno poi impiantare coltivazioni intensive nel nostro Meridione, per fare come già avviene nel sud della Spagna.

    Ricordatevi quello che disse Kissinger: “Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla le persone”

    Nel momento in cui non saremo piu’ autosufficienti riguardo la sussistenza alimentare, saremo ancora di più alla mercè di coloro i quali già ci tengono ben saldi per la gola.

  9. Nicoletta ci scrive dal carcere

    Sto bene, sono contenta della scelta che ho fatto perché è il risultato di una causa giusta e bella, la lotta NoTav che è anche la lotta per un modello di società diverso e nasce dalla consapevolezza che quello presente non è l’unico dei mondi possibili.

    Sento la solidarietà collettiva e provo di persona cosa sia una famiglia di lotta. L’appoggio e l’affetto che mi avete dimostrato quando sono stata arrestata, e le manifestazioni la cui eco mi è arrivata da lontano, confermano che la scelta è giusta e che potrò portarla fino in fondo con gioia.

    Parlo di voi alle altre detenute e ripeto che la solidarietà data a me è per tutte le donne e gli uomini che queste mura insensate rinchiudono.

    In questo stesso carcere ci sono anche altri cari compagni, Giorgio, Mattia e Luca che sento più che mai vicini ed abbraccio.

    Un abbraccio ed un bacio a tutte e tutti voi.

    Siamo dalla parte giusta.

    Avanti NoTav!
    https://www.notav.info/post/nicoletta-ci-scrive-dal-carcere/

  10. E poi c’è anche la macchina di fango usata contro Erri De Luca e la parola contraria e l’opinione contraria al progetto che portò all’apertura di un processo per volontà degli accusatori che persero perché le accuse e le prove false-infondate fanno solo perdere tempo alla collettività e cercano di spostare l’attenzione verso falsi problemi, diffondere un opinione non è un reato ma calunniare è un reato grave.

  11. Gran bel titolo, prima di tutto: “Lottare dalla parte giusta ti fa star bene”. Verissimo.

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