Postfascisti e rivestimento a kapò

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Lo Stato italiano per migliorare l’efficienza energetica ha deciso di installare il rivestimento a kapò all’intero territorio nazionale. Si tratta di opere atte alla limitazione di tutte le dispersioni che naturalmente avvengono grazie ai moti convenzionalconvettivi dovuti ad agitazione termico/sociale.
L’intera penisola sarà perciò interessata a questa gigantesca opera di contenimento nazionalpopolare che segue l’opera di distanziamento sociale appena legiferata tramite svariati e svarioni DPCM o, indifferentemente, DCPM.[1] Notevoli i significati che possono essere associati arbitrariamente agli immancabili acronimi. Ad esempio CSM significa indifferentemente Consiglio Superiore della Magistratura e Centro di Salute Mentale. Così DPCM può significare Datemi Pazienti Costanti Manganellate, Dimmi Perchè Cazzo Mastichi, Dante Poco Conosceva Manfredi, Donare Povertà Comporta Moralità , Drogare Pennuti Castrare Maiali e via elencando. Ma direi che, sic rebus autobus (o era stantibus?) la prima versione sia quella più corretta: Datemi Pazienti Costanti Manganellate. Si tratta di operazioni edilsociali molto lunghe che richiedono, appunto, pazienza e un tempo dilatato per poter essere eseguite con precisione e convincere anche il più riottoso.

Diciamo pure che è una caratteristica abbastanza italiota quella di diventare caparbiamente correi nei vari omicidi sociali documentati dalle vicende nazionali. Prendiamo ad esempio le facilità con cui si cambia casacca. Ve li ricordate i pentastellati all’inizio della loro cavalcata gloriosa verso il Pirlamento (scusate il refuso)? Duri e puri, inamovibili contro MUOS, TAV, vaccini, euro, UE etc…Eppure non sono poi passati così tanti anni. Ma perché, pensate forse che i fascisti dantan fossero poi così diversi? Tutti ammassati (e magari che li avessero ammassati per davvero una volta per tutte) ad ascoltare rapiti i discorsi del mascelluto a Piazza Venezia, in un delirio nazionalpopolare di rara intensità. Poi la toponomastica ha fatto brutti scherzi, e in un attimo si è passati da Piazza Venezia a Piazzale Loreto: il mascelluto improvvisamente si trovava capovolto perché il mondo non girava più dalla stessa parte, ma all’incontrario. E mormorava frasi del tipo “Lavoro e faccio sforzi, pur sapendo che tutto non è che una farsa”. Frasi che amava ripetere anche nei confronti di Antonio Gramsci, di Giacomo Matteotti e della sfilza di dissidenti anche all’interno del fascio (Ciano, Balbo, Grandi), aggiungendo del ridicolo alla dolorosa farsa nazionale.
All’improvviso una miriade di festanti sostenitori del duce si ritrovavano a cambiare repentinamente camicia, il cui colore virava dal nero al bianco oppure al rosso: se il fascismo era stato sconfitto da un destino cinico e baro, nulla impediva di mettersi in sella ad un altro destino dal diverso colore politico. La scusa migliore è che non si era mai stati davvero convinti di quelle messinscena oceaniche, ma ovviamente tale scusa arrivava sempre oltre il tempo massimo ammissibile per una qualsiasi dignitosa retromarcia.
Insomma i cambi di opinione, quantunque benvenuti se adeguatamente motivati, in Italia sembra siano una costante dipendente dal vento che tira. Non approfondirò citando Scilipoti e le transumanze politiche che non da ieri rovinano il festante clima pirlamentare, voto di scambio incluso. L’abigeato politico in qualità di prassi corrente è stato ormai depenalizzato, e la prescrizione fa il resto.

Torniamo ai tempi mostri (o nostri, come preferite). Esattamente come un secolo fa, oggi l’italiano medio ha l’impellente bisogno di qualcuno che comandi. Lo ripete anche Renzi, uno che di comandare se ne intende: “ ci vuole uno che comandi”, lanciando il suo dardo velenoso nei confronti del Presidente del Contagio, pardon, del Consiglio.[2] Le persone si smarriscono davanti a fake news e relativismi. Hanno bisogno di certezze. Piccole, maledette e subito. Poi, per carità, quando cambia il vento ne cercano altre di subitanea applicazione. Siamo un popolo affascinato dai succedanei. I postfascisti poi sono davvero inquietanti, se ci pensiamo bene. Deboli con i forti e forti con i deboli, questa è la loro caratteristica. Disposti a portare soffocanti mascherine per mesi senza fiatare e altrettanto disposti ad obbligare il disgraziato di turno alla stessa tortura.

Il fenomeno ha molto a che vedere con la sindrome del parcheggiatore abusivo. E’ quel personaggio che senza averne alcun diritto, una volta indossato un cappellino dalla vaga reminiscenza poliziesca diventa il più inflessibile dei vigili, obbligando ogni sciagurato automobilista della zona ad effettuare tutte le manovre da lui richieste. Ovviamente anche l’automobilista in questione soffre della simmetrica sindrome che gli impedisce di mettere in discussione l’autorità di quel patetico cappellino. It takes two to tango.
L’uomo forte e la miriade di uomini deboli, incapaci di fare valere la proprie ragioni ma eternamente pronti a seviziare il prossimo per il sadico piacere di normalizzare il dissenso, così come istruiti dall’uomo forte, sono quindi una costante sociale del Belpaese. Questa è la stata la cifra del fascismo e questa è destinata a diventare la cifra del postfascismo attuale. La matrice rimane identica, cambiano i dettagli. Camicie nere un secolo fa, divise regolamentate oggi.

Mi chiedo solo che fine faranno i postfascisti attuali una volta che la supposta-pandemia Covid-19 sarà archiviata. Perchè è chiaro che ieri come oggi hanno bisogno di uno stato di guerra per ridare vigore al proprio status di parcheggiatore abusivo. E le guerre, ci insegna la Storia, per fortuna non durano per sempre. Così quando finiscono inizia la stagione dei saldi morali, ovvero dei salti mortali per accaparrarsi una nuova bandiera in linea con i mutati tempi. Qualsiasi surrogato va bene.
Ecco, mi chiedo quale metamorfosi ci faranno vedere gli odierni kapò una volta che anche questa guerra sarà finita. Diventeranno sostenitori di Scientology? Vegani? Barbudos? Canoisti? Impagliatori di quaglie? Oppure semplicemente spariranno perché qualcuno si sarà dimostrato più forte di loro, e trovandosi dalla parte sbagliata della barricata mancherà loro quel coraggio precedentemente dimostrato verso i deboli? Diventeranno come gli elettori di Berlusconi, sostenuto all’interno della cabina elettorale e ignorato al suo esterno?
Ho la certezza che questi hooligans siano le vere colonne portanti del potere da cui acquisiscono arroganza ed ignoranza; la Storia dimostra quanto siano pronti al voltafaccia appena il vento gira. Da fascisti ad antifascisti il passo è breve e la convenienza immediata. Questi sono i postfascisti: ubbidienti parcheggiatori abusivi e ausiliari del conformismo sociale che controllano che tutto vada per il verso prestabilito, qualsiasi esso sia: ieri l’olio di ricino, oggi le mascherine. Oceanici consensi a Piazza Venezia e ritirate precipitose davanti al nemico quando si scopre più forte. Un esercito di Badoglio è sempre a disposizione dell’Italia: «la guerra continua e l’Italia resta fedele alla parola data… chiunque turbi l’ordine pubblico sarà inesorabilmente colpito» urlava nel Luglio ‘43 e l’annuncio – contrariamente alle attese – provocò immense dimostrazioni di festa, al grido di: ‘Viva il Re, viva Badoglio». I veicoli più disparati si colmavano di passeggeri recanti scritte e bandiere, che percorrevano le strade cittadine.[3] Gran cosa il postfascismo: oggi leoni e domani coglioni. Eravamo a soli due mesi dalla infame fuga del 9 Settembre preceduta dalla dichiarazione di rito: “Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria….etc…”. Storia nota, ieri come oggi: la fuga come ragionevole succedaneo all’impossibile vittoria.

Assieme alle mascherine spariranno quindi gli attuali postfascisti festanti e ligi ai diktat governativi, inghiottiti dalla mediocrità che da almeno un secolo contraddistingue i frequentatori dei Bar Sport sparsi in tutta la penisola. Tornerà il calcio e ritorneranno le invettive contro arbitri e allenatori, in una trita e stanca replica pre-covid. Poi ogni tanto si riderà pensando a quella volta che si è denunciato il vicino perché faceva una passeggiata col figlioletto[4]. Tutto normale, insomma.

Intanto godiamoci le detrazioni per il rivestimento a kapò di cui si vuole dotare questa italietta postfascista: addirittura il 110% dei costi sostenuti. Così siamo tutti contenti, lo stivale aveva da tempo bisogno di un restyling: erano almeno settant’anni che non venivano organizzate imponenti manifestazioni militaresche per sopprimere il dissenso. Con 60.000 Assistenti Civici i postvigilantes sapranno far rispettare l’avanzamento lavori: il contenimento energetico prosegue a tappe forzate per assicurarci l’isolamento termico/sociale ed evitare inutili sprechi. Inoltre il Pirlamento ha urgente bisogno del rifacimento della facciata, messa davvero male. Successivamente ci sarà un DCPM per il rifacimento della verginità così tutto potrà ricominciare da zero, come se non fosse successo nulla, e mascherine, postfascisti, supposte-pandemie e DCPM saranno materiale mitologico per le favole che i nonni racconteranno a increduli nipotini.

Andrà tutto bene e staremo tutti meglio. Ok, non proprio tutto e tutti. Ma lo sapevamo già.

“Io non ho creato il fascismo, l’ho tratto dall’inconscio degli italiani.” – Benito Mussolini

Tonguessy

Fonte: www-comedonchisciotte.org

29.05.2020

 

NOTE

[1]https://www.informazione.it/a/6E4EE3BA-9E07-42CE-8ACB-365FD9C747C3/Fase-2-accordo-Stato-regioni-sul-DCPM-nella-notte
[2]https://www.ilgiornale.it/news/politica/renzi-stuzzica-conte-contro-coronavirus-serve-che-comanda-1835150.html
[3]https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Badoglio#La_caduta_di_Mussolini
[4]https://www.fanpage.it/attualita/torino-la-denuncia-di-un-papa-multa-di-400-euro-perche-ero-sotto-casa-con-figlia-e-cane/

 

Pubblicato da Davide

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