Il grande reset dell’Impero Britannico

 

Robert Ingraham – Larouche|PAC – 15 gennaio 2021

 

Il giorno 20 gennaio è prevista la proclamazione di Joe Biden come 46° presidente degli Stati Uniti. Il giorno successivo il World Economic Forum (WEF), un’organizzazione composta dalle persone più ricche e più influenti del mondo, convocherà una conferenza internazionale online della durata di quattro giorni. Il titolo di questo incontro sarà “Agenda Davos” e servirà per stimolare la messa a punto dell’iniziativa del grande reset. Dato che lo slogan della campagna elettorale di Joe Biden e quello del Grande Reset sono esattamente gli stessi, si possono fare delle previsioni abbastanza concrete sull’operato di Biden. Non facciamoci ingannare dal fatto che inciampa ripetutamente sulle parole di quello slogan ogni volta che lo dice. Inoltre, inciampa ripetutamente nelle parole in ogni discorso che fa, come se fosse ipnotizzato.

L’idea del Grande Reset è stata annunciata per la prima volta l’anno scorso durante una conferenza del WEF tenutasi dal 20 al 24 gennaio a Davos, in Svizzera. Tra i partecipanti a questa conferenza erano presenti, tra gli altri, Kristina Georgieva (amministratore delegato del Fondo Monetario Internazionale), Antonio Guterres (segretario generale delle Nazioni Unite), Christine Lagarde (presidente della Banca Centrale Europea), Sharan Burrow (segretario generale della Confederazione Sindacale Internazionale), Bradford L. Smith (presidente della Microsoft), Bernard Looney (direttore esecutivo della British Petroleum), George Soros (presidente del fondo Soros) e Ajay S. Banga (direttore esecutivo di Mastercard). Insomma, un raggruppamento in una stessa sede dell’élite oligarchica, finanziaria e corporativa.

Il programma del Grande Reset è puro fascismo: un governo oligarchico, l’eliminazione della sovranità nazionale, l’abrogazione della libertà personale, la limitazione della scienza e del progresso industriale e la riduzione sistematica degli standard di vita, in particolare negli Stati Uniti e in Europa. In un certo senso, il Grande Reset ha una particolare somiglianza con ciò che è conosciuto come “corporativismo”, dato che questo termine è stato applicato al regime totalitario italiano con Mussolini e a quello tedesco con Hitler. Un altro termine applicabile è “sinarchismo”, che in sostanza definisce un movimento nazi-comunista creato e guidato da interessi oligarchici. Si può dire che sia contemporaneamente sia di destra che di sinistra: la chiave per comprenderlo è la sua sponsorizzazione oligarchica.

Che cos’è l’Impero Britannico

I critici del Grande Reset lo etichettano come “socialismo”. Sbagliato! Questo non è socialismo, ma piuttosto una forma estrema di politiche economiche e sociali imperiali. “L’iniziativa del Grande Reset” non è altro che una presa di potere da parte dell’impero britannico moderno, lo stesso impero britannico contro il quale ci fu la rivoluzione americana nel 1776. L’intenzione è quella di assoggettare ogni nazione alle imposizioni dell’élite finanziaria e oligarchica.

Il problema è che pochissime persone capiscono cosa sia realmente l’Impero Britannico. Alcuni ritengono che non esista o che sia scomparso. Ma l’impero britannico non è mai scomparso, si è semplicemente adattato. Parte del problema è che la gente fa l’errore di identificare l’impero britannico con la nazione-stato Gran Bretagna, piuttosto che con il suo sistema finanziario oligarchico con base nella City di Londra. Quel sistema finanziario non si allea con nessun’altro stato e ha subordinati in tutto il mondo.

L’impero britannico è ora un impero finanziario e oligarchico. La sua attività iniziò ad Amsterdam tra il 1601 e il 1609 con la creazione della Banca di Amsterdam, la Borsa e la Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Questo paradigma finanziario fu poi esportato a Londra tra il 1690 e il 1698 attraverso la creazione della Banca d’Inghilterra, e la (nuova) Compagnia Britannica delle Indie Orientali. Come descritto da Lyndon LaRouche, questo era il sistema anglo-olandese dell’economia imperiale. In contrasto con l’idea rinascimentale del Commonwealth, questo modello anglo-olandese era stato concepito fin dall’inizio per servire un’élite dominante. Da quegli sviluppi del XVII secolo, nacque un sistema di Banca Centrale Privata, un sistema che è rimasto egemone in Europa per 300 anni e che si fonda sul fatto che gli interessi oligarchici privati, e non i governi sovrani, dovranno controllare l’economia, le banche e la finanza mondiale.

Il sistema bancario centrale dell’oligarchia definisce la ricchezza solamente in termini monetari. Tutto ha a che fare con il denaro: chi ce l’ha, chi lo controlla e chi stabilisce le regole. Non si preoccupa del reale progresso umano. Fin dall’inizio, questo sistema è stato ostile alla scienza e alla crescita fisica dell’economia. L’impero britannico del XVIII e XIX secolo, ad esempio, era finanziato principalmente dagli enormi profitti derivati dal commercio di schiavi e dal traffico di droga.

Come ben capirono George Washington e Alexander Hamilton, solo un governo sovrano ha il potere di sfidare le richieste dell’impero e di perseguire politiche che porteranno il Bene Comune. La Costituzione degli Stati Uniti pone esplicitamente tutto il potere relativo al denaro, alle banche ed alla finanza sotto l’autorità del governo sovrano degli Stati Uniti. La creazione di una Banca Nazionale da parte di Hamilton stabilì un sistema di credito nazionale attraverso il quale le risorse finanziarie della nazione potevano essere usate per agevolare la crescita di progetti industriali e scientifici che avrebbero accresciuto la produttività e il benessere della popolazione.

Il grande peccato commesso da Donald Trump, secondo l’oligarchia, è stato quello di insistere nel voler riaffermare la sovranità nazionale degli Stati Uniti.

Le élite imperiali dei giorni nostri chiedono una resa di fatto di tutta la sovranità nazionale. Loro (non i governi sovrani) si proclamano gestori del mondo. Questo non è socialismo, neanche “globalizzazione” come questo termine è solitamente inteso. È un impero finanziario gestito da e per interessi oligarchici imperiali. Le Greta Thunberg e i Bernie Sanders del mondo sono soltanto pedine dell’oligarchia, troppo stupide per riconoscere i genocidi che servono.

Gli oligarchi stanno ora tentando di assumere il controllo totale. Uno dei principali discorsi tenuti alla conferenza di Davos del 2020 è stato pronunciato dal principe Carlo, Sua Altezza Reale il Principe Carlo Filippo Arturo Giorgio, principe del Galles, KG, KT, GCB, OM, AK, QSO, CC, SOM, CD, PC, ADC, Conte di Chester, Duca di Cornovaglia, Duca di Rothesay, Conte di Carrick, Barone di Renfrew, Signore delle Isole e Principe e Grande Amministratore di Scozia, che ha dichiarato:

Abbiamo un’occasione d’oro per cogliere qualcosa di buono da questa crisi, le sue onde d’urto senza precedenti possono rendere le persone più ricettive al cambiamento…, è un’opportunità che non abbiamo mai avuto prima e che forse non avremo mai più.

Il ruolo del principe Carlo nel Grande Reset non è di secondaria importanza. Una dichiarazione ufficiale sul sito web del WEF lo accredita come co-autore del progetto:

Il Grande Reset è una nuova iniziativa del WEF e di S.A.R. il principe di Galles per guidare i decisori sulla strada verso un mondo più resiliente e sostenibile dopo il coronavirus.

Povertà forzata e spopolamento

In sostanza, cosa si propone di fare il Grande Reset? Il primo obiettivo dichiarato è quello di sradicare tutte le tracce della presidenza Trump e di forzare la totale sottomissione americana ad una agenda globale malthusiana.

Inoltre, le loro proposte ruotano intorno a tre principi fondamentali.

  • Primo: usare la pandemia da COVID-19 per gestire un rifacimento completo della vita politica, sociale ed economica che dovrà essere decisa dall’alto, scavalcando o mettendo da parte i governi nazionali, regionali e locali. Come parte di tutto questo, qualsiasi voce dissenziente sarà messa a tacere e le libertà civili saranno soppresse.
  • Secondo: la parte centrale del loro programma è verde, verde, verde. Intendono forzare il rispetto degli accordi di Parigi, de-carbonizzare l’economia mondiale in modo da impedire qualsiasi crescita industriale o manifatturiera e ridurre gli standard di vita in Nord America e in Europa. I posti di lavoro produttivi saranno eliminati e la popolazione conseguentemente impoverita sarà dipendente dai “sussidi” dei rispettivi governanti dell’Impero Romano.
  • Terzo: ogni residua parvenza di controllo sovrano su banche e finanza sarà eliminata attraverso una serie di misure, compresa la creazione di una “moneta digitale” globale che funzionerà al di sopra dell’autorità dei governi sovrani, così come tutti i sistemi bancari nazionali. Questo darà inizio ad una dittatura finanziaria globale controllata e gestita proprio dall’oligarchia.

I portavoce del Grande Reset sono molto schietti su gran parte di quanto detto. In effetti, la loro arroganza è davvero sorprendente. Vengono apertamente proposte e discusse cose che solo pochi decenni fa sarebbero state viste come un tradimento. La loro fiducia, tuttavia, non è del tutto fuori luogo. L’Europa è già entrata a far parte di questo progetto. Questo è legittimo. L’Europa non si è mai liberata dal sistema bancario centrale privato dell’oligarchia. Dalla creazione dell’Unione Europea nel 1992 e la sua successiva trasformazione in oligarchia con il Trattato di Lisbona nel 2007, l’Europa è diventata il primo stato oligarchico del mondo. Oggi essa gioca un ruolo centrale nella promozione delle attività globali dell’élite.

Nei mesi a venire il cambiamento climatico sarà l’argomento principale usato per forzare la distruzione di ciò che resta di una economia produttiva sia negli Stati Uniti che altrove. Joe Biden ha già nominato John Kerry come “Inviato presidenziale speciale per il clima” che avrà una posizione di rilievo nel Consiglio di Sicurezza Nazionale. In recenti discorsi, in cui si è espresso a favore del Grande Reset operato dal WEF, Kerry ha dichiarato:

La nozione di reset è più importante che mai. Personalmente credo che ci troviamo all’alba di un’epoca estremamente eccitante… So che Joe Biden ci crede. Non è sufficiente che gli Stati Uniti aderiscano all’accordo sul clima di Parigi. Non è sufficiente per noi fare solo il minimo di ciò che l’accordo richiede. L’amministrazione Biden si concentrerà su ogni settore dell’economia americana. Ci sarà un obiettivo per il 2035 per raggiungere la neutralità della rete per quanto riguarda l’energia e la produzione… siamo pronti a tornare e aiutare a guidare e aumentare l’ambizione a Glasgow per accelerare questa incredibile capacità di una trasformazione nel settore privato”.

 Una delle parole chiave ripetute più e più volte da questi portavoce oligarchici è “sostenibile”: un’economia sostenibile, una rete energetica sostenibile, un approvvigionamento alimentare sostenibile ecc. Questa fraseologia è presa direttamente dal rapporto malthusiano della Agenda 2030 delle Nazioni Unite e ciò che viene descritto sono standard di vita da povertà per la popolazione, lo spopolamento e il divieto di una reale crescita economica. La costruzione di nuove centrali nucleari o di altri impianti di generazione elettrica è bandita. Invece, l’energia solare ed eolica sarà usata per produrre elettricità appena sufficiente per “sostenere” una popolazione in diminuzione. Allo stesso modo, per il consumo di cibo, l’assistenza sanitaria, ecc. Una produzione appena sufficiente per “tirare avanti”, in condizioni di crescente povertà. Sotto questo regime di crescita zero, agli europei e agli americani sarà richiesto di ridurre i loro standard di vita, in modo da rendere il mondo più “pulito”, “equo” e “sostenibile”.

Il Vaticano, sotto Papa Francesco, sta partecipando direttamente a questi progetti fascisti. Hanno creato un’organizzazione chiamata “Il Consiglio per il Capitalismo Inclusivo con il Vaticano”, che secondo il loro sito web, è impegnata a costruire “economie e società inclusive e sostenibili”.

Fascismo oligarchico

Il presidente del WEF è un individuo chiamato Klaus Schwab. Schwab è un “economista” che, negli ultimi decenni, si è dimostrato utile alle élite globali ed è stato premiato con promozioni a posizioni sempre più alte. È nato nel 1938 a Ravensburg, in Germania, sotto il regime nazista e, se si guardano i suoi scritti, essi sanno di fascismo, in particolare di una certa varietà. Nei suoi libri The Fourth Industrial Revolution (2016), The Great Reset (2020) e Stakeholder Capitalism (2021), Schwab espone un esplicito modello economico fascista/corporativista intrecciato con un’agenda verde maltusiana e anti-progresso. La sua visione ha una somiglianza inquietante con le idee del nazista verde, Martin Heidegger.

Schwab è stato notevole nel proporre qualcosa chiamato “Stakeholder Capitalism”. Infatti, il titolo della conferenza del WEF del 2020 era “Stakeholders per un mondo coeso e sostenibile” (1). Per mettere questo in prospettiva, considerate che negli anni ’80 e ’90 del ‘900 Lyndon LaRouche ha condotto una campagna incessante contro ciò che chiamava “Valori degli azionisti”. Infatti, ha scritto un libro, The Ugly Truth About Milton Friedman, come parte di questa campagna. LaRouche ha parlato di Friedman, così come di tutta la scuola austriaca del “libero mercato” di Friedrich von Hayek, come antiamericani, come sostenitori del monetarismo dell’impero britannico, dove il denaro – e la sua accumulazione – è lo scopo primario dell’attività economica.

Oggi, vediamo Schwab e altri sostenitori del Grande Reset denunciare anche il “Capitalismo degli azionisti”, ma ciò che prescrivono è il diretto opposto di ciò che proponeva LaRouche. LaRouche chiedeva un ritorno alla politica hamiltoniana del credito diretto alla produzione, alla scienza e alla tecnologia, allo scopo di aumentare la produttività umana e di innescare il progresso umano verso l’alto. Il “capitalismo degli azionisti”, come definito dal WEF, propone invece di costringere i governi e le corporazioni a imporre una politica malthusiana di “condivisione della ricchezza” senza crescita a ogni nazione.

Il co-fondatore di Salesforce.com, Marc Benioff, ha dichiarato: “Il capitalismo, come lo conosciamo, è morto. Vedremo un nuovo tipo di capitalismo – e non sarà il capitalismo di Milton Friedman, che è solo per fare soldi“.

Questo non è altro che corporativismo fascista, una partnership tra l’elite finanziaria, la Silicon Valley e i tentacoli estesi di un’aristocrazia ereditaria per imporre al mondo un regime di povertà e spopolamento, l’eliminazione della sovranità nazionale e la massiccia centralizzazione della ricchezza e del potere nelle mani di pochi, il tutto in nome “dell’uguaglianza”, della “lotta al razzismo”, della “lotta alla misoginia” e della “salvaguardia della madre terra”.

Che cosa si può fare?

Nonostante le farneticazioni del principe Carlo, di Klaus Schwab e di altri, il loro successo nell’attuazione di questa agenda imperiale non è affatto assicurato. È fondamentale capire che l’oligarchia finanziaria sta operando da una posizione di debolezza. Negli ultimi 50 anni, e in particolare dopo la crisi finanziaria del 2007-2008, hanno trasformato il sistema bancario e monetario mondiale in una gigantesca bolla speculativa, basata sull’usura e sul gioco d’azzardo. Quel sistema – il loro sistema – è in bancarotta. È appeso a un filo. Allo stesso tempo la loro determinazione ad imporre politiche che impoveriranno ulteriormente il popolo degli Stati Uniti e di altre nazioni porterà solo ad una maggiore resistenza.

Ciò che è di grande importanza in questo momento è il fatto che i leader patriottici emergenti debbano iniziare ad istruirsi sulle soluzioni economiche alla crisi attuale. È urgente che un numero crescente di persone si istruisca sulla differenza tra il sistema americano di Hamilton e Lincoln e l’economia imperiale britannica. Per esempio, John Maynard Keynes e Friedrich von Hayek sono solitamente ritratti come avversari nella teoria economica, ma, in realtà, erano semplicemente concorrenti all’interno del sistema imperiale britannico – due burattini della City di Londra, che semplicemente differivano su come il sistema imperiale britannico dovesse essere gestito. Entrambi erano nemici delle politiche di Alexander Hamilton e del sistema americano. Lyndon LaRouche ha passato una vita ad organizzare, scrivere e combattere per far rivivere il Sistema Americano. Non è ora di scoprire per cosa combattevano i nostri fondatori e Abraham Lincoln?

 

(1) È utile citare che in quella stessa conferenza di Davos, il presidente Trump ha cercato di ricordare agli europei i loro principi storici con una discussione sulla Cupola del Brunelleschi.

 

Link: https://www.larouchepac.com/20210115/british-empire-s-great-reset/?recruiter_id=41487

Traduzione di Francesco Paparella per ComeDonChisciotte