Il diritto al dubbio e la barbarie di chi vuole toglierlo

In risposta al vademecum della Comunità Europea per individuare, segnalare e combattere le teorie del complotto.
di Francesco Benozzo
comedonchisciotte.org

Sul sito della Commissione Europea è uscito in questi mesi un allarmante vademecum – che sarebbe più corretto chiamare “catechismo” – per difendersi dai complottisti. Il prontuario, tradotto nelle principali lingue europee, si muove a partire da questa premessa: «La pandemia di coronavirus ha registrato un aumento di teorie del complotto dannose e fuorvianti, diffuse principalmente online. Per far fronte a questa tendenza, la Commissione europea e l’UNESCO stanno pubblicando una serie di dieci infografiche didattiche per aiutare i cittadini a individuare, smentire e contrastare le teorie del complotto».
Qui il testo completo: https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/coronavirus-response/fighting-disinformation/identifying-conspiracy-theories_it

L’unica possibilità di reazione per chi, pur avendo letto questo catechismo infarcito di preoccupazione e costellato di diktat, non ne è stato catechizzato, è probabilmente quella di esplodere in una risata. In alternativa, per salvare almeno in parte la nostra anima perduta, possiamo pronunciare con finta o vera convinzione un «Amen». Ancora meglio, se uno di questi invasati e fanatici anti-complottisti si presentasse fisicamente con lo scopo di redimerci sventolando davanti a noi questi foglietti contenenti i nuovi comandamenti, sarebbe rispondere con la famosa frase che il colonnello Antonio Di Maggio (interpretato da Totò nel film I due colonnelli di Steno) utilizzò per rispondere al maggiore Kruger quando gli disse «Badate colonnello, io ho carta bianca».
Al di là delle reazioni che ciascuno potrebbe avere, va registrato un fenomeno, che io definirei senza mezzi termini barbarico, di appropriazione e istituzionalizzazione di una presunta verità, vale a dire una censura sancita dagli organi governativi europei relativa a opinioni che sono tra l’altro sostenute anche da eminenti scienziati: è davvero ammissibile che la Comunità Europea condanni a priori come false «le affermazioni per cui il virus sarebbe stato creato artificialmente (per esempio in un laboratorio) da persone che avevano un interesse specifico» (posizione sostenuta, insieme a molti altri, dal virologo Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina nel 2008, e ribadita in questi giorni – gennaio 2021 – da uno studio condotto nel Dipartimento di Microbiologia dell’Università di Innsbruck e pubblicato sulla Wiley Online Library)? È tollerabile che la Comunità Europea inciti i cittadini a segnalare, arginare, emarginare «le affermazioni per cui talune misure sanitarie adottate per contrastare la diffusione del virus sarebbero utilizzate per controllare la società» (posizione già teorizzata nella “biopolitica” di Michel Foucault e sostenuta, insieme a molti altri, da un filosofo come Giorgio Agamben)? È sopportabile che si tolga ai cittadini ogni diritto al dubbio asseverando perentoriamente – con l’uso di quell’imperativo «Ricorda!» che assomiglia non a caso alla formula usata nei volantini di propaganda per l’arruolamento nell’Esercito Nazionale Repubblicano della Repubblica Sociale Italiana, sotto il comando di fascisti e Tedeschi: «Soldato, Ricorda!» – una versione ufficiale e non contestabile? («Ricorda: nessuno è responsabile della creazione del virus, ma tutti possiamo contribuire ad arginarne la diffusione»). È concepibile che un documento ufficiale come quello preso in esame faccia credere tra le righe che chi osa opporsi a una narrazione imposta su un qualche aspetto della realtà debba essere automaticamente relegato tra coloro che credono anche alle scie chimiche, alle teorie anti-semitiche, al fatto che la terra è piatta, ai rettiliani che hanno colonizzato il mondo, e non si sa a cos’altro? No, non è ammissibile. No, non è tollerabile. No, non è sopportabile. No, non è concepibile.

Non è ammissibile, tollerabile, concepibile; ed è pericoloso. Personalmente e nel mio piccolo, ad esempio, considero una conseguenza diretta e pericolosa di fenomeni di indottrinamento come quello rappresentato da questo delirante documento, di cui naturalmente sono i mezzi di comunicazione di massa i primi amplificatori, le dozzine di mail (contenenti offese volgari, augurî di morte per me e i miei figli e minacce gravi) che mi sono state recapitate nei mesi scorsi per alcune posizioni pubbliche che ho preso nei confronti delle misure a mio parere sproporzionate adottate per fronteggiare il dichiarato stato di emergenza. Io ho esercitato il mio diritto al dubbio e continuerò a farlo.
Ogni forma di conoscenza implica una sete di irrevocabile.
Dubitare è un dovere di Homo sapiens, fa parte della sua capacità cognitivo-linguistica da almeno 195.000 anni.
Dubitare ci impone la fatica della lucidità, ed è spossante, perché spesso, dopo averci spremuto obbligandoci a usare ed esaurire le nostre capacità critiche e analitiche, ci abbandona ai nostri disinganni.
Ogni civiltà nasce col mito e cresce grazie al dubbio. È cioè necessario all’uomo creare dei valori e dei riferimenti per poterli poi mettere in discussione. Alle credenze si sostituiscono sempre delle incertezze. Le antiche storie diventano dei dogmi, e i dogmi diventano occasioni di confutazione dei dogmi. Perché l’istinto, fin da bambini, va sempre verso la negazione.
Il dissenso è un istinto primario. Affermare qualcosa significa rendersi intercambiabili, negare qualcosa significa prendere coscienza di se stessi. Ma il dubbio non è semplice negazione, dal momento che quest’ultima ha sempre bisogno di una realtà esterna da confutare, e diventa inevitabilmente un dogmatismo rovesciato, mentre il dubbio attinge ai propri conflitti, assomiglia più da vicino alla pratica dell’astensionismo, e concede la possibilità di sottrarsi alla meccanicistica opposizione tra affermazione e negazione. Il dubbio è una condizione, non una sterile manifestazione di opposizione.
Il dubbio è, nella fattispecie, la condizione della mente libera.
Anche il vero scienziato per sua natura deve essere un complottista: il premio Nobel per la fisica del 1965, Richard Feynman, l’elaboratore della teoria elettrodinamica quantistica, ha dichiarato una volta che l’unico modo per avanzare nella ricerca è quello di diffidare di ciò che la scienza ha insegnato a chi fa ricerca, di non credere mai ai risultati pubblicati e accettati, di muoversi sempre in territori contrari. «Molte riviste scientifiche – aggiunge Feynman – sono gestite dagli stessi poteri di tipo politico ed economico da cui gli scienziati ricevono i fondi di ricerca».
La vera scienza non ha niente a che fare con la religione scientocratica che ci governa attualmente.
La vera scienza è un’arte del dubbio.
Chi pratica l’attitudine al dubbio è il nemico giurato di ogni impostura narrativa, e nessun ridicolo documento emanato da una Commissione di politici può togliere a un individuo il diritto di dubitare.

Francesco Benozzo

Pubblicato da Tommesh – ComeDonChisciotte.org

2 Commenti
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clausneghe
clausneghe
15 Gennaio 2021 16:48

Ma chi se ne impippa di quello che dicono questi anonimi funzionari euroinomani?
Dei loro consigli e raccomandazioni non so che farmene.
Vadano al Diavolo e ci restino.

Nicolass
Nicolass
15 Gennaio 2021 18:01

dubito ergo sum….