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L'arresto di Roberto Savi (Uno bianca)

Il caso Cucchi: uno scoglio per il governo

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Dopo tante lotte, dopo aver sopportato ogni sorta d’ingiurie, il caso Cucchi s’avvia a conclusione con (si spera) una punizione esemplare per i colpevoli. Ciò non esaurisce, né sconfessa, il comportamento dei vari attori politici della vicenda i quali, nel corso degli anni, hanno sempre teso a minimizzare la portata di quella morte, come se il “corpus” di Stefano Cucchi, giacché tossicodipendente, non appartenesse all’universale umano degli “Habeas Corpus”, come recita il noto principio giuridico inglese che data all’oramai lontano 1215, con alterne “interpretazioni”, ma presente da secoli nel Diritto degli Stati democratici.

Perché la cosa coinvolge il governo?

Perché, se da un lato c’è stato pieno appoggio ad Ilaria Cucchi – “con questo governo”, ha dichiarato – dall’altra le dichiarazioni di Salvini sembrano quelle di una persona stitica, che non ce la fa a riconoscere la realtà degli eventi. E si sforza, pur imbellettando le sue dichiarazioni di confessioni retoriche – “un’esigua minoranza dei tanti donne e uomini che vestono una divisa…” – quando un atto di coraggio sarebbe senz’altro più consono per rimediare ciò che disse in passato: “in ogni caso, io sto sempre dalla parte di Polizia e Carabinieri”.

Non voglio sobillare frizioni nel governo, né me lo auguro, però quando di mezzo c’è la vicenda – e la vita stroncata in malo modo – di una persona, bisognerebbe avere più coraggio, come quello che si dimostra nei “litigi” internazionali. Ma, domandiamoci, perché – dopo innumerevoli ammazzamenti “in divisa” mai puniti – proprio oggi si giunge ad un risultato?

Perché l’aria è cambiata? E da cosa è cambiata?

Dall’inveterato, sempre presente, andazzo italiota: è un “burino”, un “cafone”, un “pezzente”, “villano”…oggi si aggiunge “drogato”, “perduto”, “borderline”…e l’affare è fatto, ossia li possiamo ammazzare impunemente.

Non starò a raccontare le mille malefatte degli “uomini in divisa” – che non sono proprio un’esigua minoranza – e mi soffermerò un momento sul fatto più eclatante, più terribile di questa storiacce: la Uno Bianca. Perché?

Poiché quella vicenda mostra la sufficienza, la sottovalutazione, fino alla quasi complicità in quegli atti che – è bene ricordare – durarono dal 1987 al 1994: sette anni di sangue costati come una piccola “battaglia”, con un bilancio di 24 morti e 102 feriti. Nessuno s’accorse di niente di quel che capitava fra l’Emilia e la Romagna? Eppure, c’erano – sin dall’inizio – indizi che saltavano agli occhi anche ad un cieco.

Ma quando mai, nelle vicende di malavita nostrana, si nota che il calibro usato è il 5,54 Nato? E’ come metterci una firma. E nessuno se n’accorge, per ben 7 anni!

Perché vi racconto tutto questo?

Poiché i calibri consentiti dalla legge per l’uso civile sono, generalmente, il 7,62 il 6,35, il 22 (short e long range) e poco altro.

I calibri “riservati” ai militari erano invece il 9 “lungo”, il 7,62 e, oggi, il 5,56: perché questa differenza?

Per mantenere “divisi” i due mondi: quello di chi uccide per mestiere da quello di chi deve giustificare, di fronte ad un giudice, i suoi atti.

Ma, Roberto Savi possiede ben due Beretta AR 70/90, che ha avuto un po’ di difficoltà a comprare poiché la Polizia non è più una Forza Armata da molto tempo ed anche perché la Beretta non vende sul mercato civile il suo fucile mitragliatore, se non in una versione semi-automatica (cioè non può sparare a mitraglia) con soli 5 colpi nel caricatore. Questa arma era in dotazione alla Polizia, ma Roberto Savi riesce ad acquistarle come privato proprio perché è un poliziotto.

Chi acquista un’arma del genere deve riempire moduli su moduli, ed erano comunque poche le armi in circolazione di questo tipo: oggi, invece, da Gennaio 2018 è possibile acquistarla, così non ci sarà più la linea di demarcazione sancita dal calibro, fra mondo militare e mondo civile (si fa per dire…)

Potrete comprarvi un bel fucile d’assalto e…farci il tiro a segno. Con quell’affare, costruito per ammazzare persone nel modo più rapido possibile.

Perché salta l’omertà che circonda la banda? Perché qualcuno s’incazza giacché dei poliziotti rapinano le banche, ammazzando senza pietà?

No, perché commettono l’errore di uccidere dei “colleghi”, i tre Carabinieri di ronda al Pilastro.

Cosa sarà successo? I Carabinieri si saranno un po’ incazzati…e avranno minacciato d’indagare senza troppe pastoie…e allora…si fa un accordo.

Noi non indaghiamo e voi ce li prendete.

Detto fatto: un giovane magistrato di Rimini incarica due graduati (Polizia di Stato) di provata fedeltà e capacità, i quali consultano gli elenchi dei possessori di un Beretta AR 70/90 e…il “gioco” finisce. Dopo ben 7 anni.

Ultima notizia: un appartenente alla banda, Marino Occhipinti, colpevole d’omicidio, è stato scarcerato nello scorso Gennaio perché il direttore del carcere l’ha giudicato “pentito”. I parenti delle vittime hanno storto il naso, e non solo quello.

Dopo questa vicenda, e dopo Uva, Rasman, Aldrovandi…e tutti gli altri…oggi scoppia la pentola ed i Carabinieri parlano.

Pare, quasi, un percorso inverso rispetto ad altre nazioni.

Come tutti sapranno, i “bobbies” – i famosi agenti di quartiere inglesi – per decenni hanno girato disarmati. Solo un manganello. Oggi, non più: la giustificazione è il terrorismo, mentre la vera questione è un taglio di bilancio. I bobbies, quando capitava qualcosa di più di un ubriaco od una semplice lite, chiamavano via radio la squadra armata che stazionava in questura. Troppo spreco: pigliati ‘sta pistola e vai.

Ciò avveniva, in Italia, anche per i vigili urbani, che erano armati solo se ne facevano richiesta, e molti non si prendevano la responsabilità di un’arma. Ne conobbi parecchi negli anni ’70: qualcuno disarmato, altri con una piccola 6,35 in un taschino della giacca.

Poi, per “armarli” si usò un metodo tutto italiano: negli anni ’80, diedero un “bonus” mensile di 60.000 lire a chi girava armato. Chiaro che tutti si comprarono una pistola.

E scomparve, anche da noi, la separazione fra chi si dedicava a compiti d’ordine pubblico “soft” (vigili urbani) e chi invece era un “uomo con la pistola” conclamato e, dalle BR in poi, anche una mitraglietta.

Oggi, ci ritroviamo con un milione di “tutori dell’ordine” sul modello americano: la cosa stupefacente è che, ad esempio negli ospedali e nelle stazioni, il servizio viene sempre di più affidato a “vigilantes” esterni con compiti di ordine pubblico. I quali sovrintendono alla sicurezza del personale (la cosiddetta “sicurezza interna”), mentre non c’è più tutela e lavoro investigativo nei luoghi dove è più facile intercettare reati: negli ospedali, sui treni, ecc.

In parole povere, abbiamo nuovamente una “guardia pretoriana” che deve rispondere, in primis, ai suoi datori di lavoro, che non sono i cittadini, bensì il potere dominante. Nulla che non sapevamo.

Per questa ragione c’è lo spregio delle leggi: poiché si sa che, comunque, qualcuno coprirà le tue malefatte. In cambio della solita formula: “Fedeltà: pronta, cieca ed assoluta”.

Ne è un esempio lampante quello della Lunigiana (1), dove alcune caserme vissero per anni in un regime di pieno spregio delle istituzioni repubblicane, laddove dei magistrati che li indagavano si diceva: Il pm Iacopini deve morire. E male anche”.

Per queste, ed altre ragioni, è importante dare un segnale forte, del tipo:

“Per i reati di minacce, violenza e tortura è previsto, se commesso da personale dei servizi di tutela dell’ordine (Polizia, Carabinieri, Agenti di Custodia), oltre che la sospensione dal servizio ed il licenziamento se accertato il dolo, l’aumento della pena di un terzo.”

Se non riusciamo a riportare all’interno dei limiti costituzionali il personale delle Forze dell’Ordine, avremo mancato ad un preciso principio costituzionale, ossia che l’indagato non è colpevole fino all’emissione di precisi atti dell’autorità giudiziaria nei suoi confronti e, anche in quel caso, la sua incolumità personale deve essere tutelata.

Solo così la morte di Stefano Cucchi non sarà avvenuta invano: non sono d’accordo per intitolare una via a Stefano Cucchi: meglio un provvedimento legislativo, che sarà ricordato per sempre come “Legge Cucchi”. Avremo così pagato un debito, per la sua breve e tormentata vita.

Non scordiamolo mai: uno stato di diritto non può comprendere atti di giustizia al di fuori di quelli emanati da una sentenza, con tutte le riserve per l’errore umano ma, comunque, sempre meglio delle botte o delle pistole ficcate in bocca per spaventare.

Non siamo la Gestapo e non vogliamo diventarlo: chi ha orecchie per intendere, intenda, e scriva il comma che abbiamo proposto. Se ne ha il coraggio.

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2018/10/il-caso-cucchi-uno-scoglio-per-il.html

13.10.2018

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/i-carabinieri-picchiatori-il-pm-deve-morire-male/

Pubblicato da Davide

8 Commenti

  1. Mi dispiace ma stavolta ha mischiato capre e cavoli nel pezzo e secondo me c’è anche un po’ di ignoranza nel campo specifico. Concordo con il principio che in Italia non c’è la pena di morte per nessuno e meno che mai per chi è sotto tutela statale ma per il resto non ci siamo.
    Il principio che Lei enuncia che per la uno bianca ci sia stata una colpevole gestione quasi criminale e che poi la soluzione sia stata che la polizia si incazzo davvero di fantozziana memoria , mi spiace ma non sta in piedi.
    Inoltre il controllo delle armi in Italia da sempre è uno dei più stringenti del mondo guardi gli usa e capisce.
    Ma qui il problema che il caso cucchi ci pone sotto gli occhi non è legato solo all’evento in se ma a come ancora si approccia il problema della droga in Italia e di come le forze dell’ordine sono trattate dal popolo italiano. Infine chiede di inasprire le pene per chi vestendo una divisa compia atti contrari al proprio giuramento ma vorrei ricordare un concetto “ pagami come dici tu e lavoro come dico io , pagami come dico io e lavoro come dici tu’ che al saldo del denaro è un concetto che va esteso a un comparto stressato su molti fronti e che non viene mantenuto , come tutto l’apparato statale italiano ultimamente, come si dovrebbe.
    Comunque vada un pensiero caro a Stefano.

  2. Il nesso tra Cucchi e la uno Bianca si può trovare nella sostanziale impunità di cui hanno goduto i responsabili per anni, e questo può senz’altro risultare più che sufficiente, per quanto riguarda il discorso che fa Bertani. E’ anche vero che non sono rari i casi di eccessi da parte delle forze dell’ordine, che spesso sono collegati a fatti e situazioni che hanno ben poco a che vedere con il preterintenzionale. Per esempio ci sarebbe da chiedersi perché è stato consentito per 7 anni alla banda della uno bianca di andare in giro liberamente ad ammazzare gente inerme; solo per rapinare soldi che non risulta abbiano arricchito la banda più di tanto, oppure per lasciar sfogare la voglia di uccidere dei componenti, per un malinteso senso di deformazione professionale? Si può comprendere che seguire questi interrogativi porta in un territorio sconosciuto, che richiederebbe articoli su articoli a parte, e si scoprirebbero forse cose molto più spiacevoli di un possibile incidente di percorso, ammesso che sia stato tale, come quello del povero Cucchi. Forse è vero che l’aria è cambiata, chissà, ma forse si tratta solo di coperture reciproche che non sono più garantite, anche se certe posizioni vengono ribadite anche oltre l’evidenza dei fatti, come è per il povero Bossetti.

  3. Se il nostro “stato” non avesse smantellato i manicomi i casi aldovrandi e cucchi non sarebbero mai esistiti…

  4. Che risate. Vogliono far passare quest’episodio come l’eccezione quando si sa che le forze dell’ordine spesso e volentieri pestano i fermati. Stavolta gli é andata male, doppiamente male. Non solo il fermato é morto ma aveva una sorella con due coglioni così. Quante volte hanno pestato, ucciso gente impunemente? Quante volte ripesteranno gente impunemente? Un’infinità di volte.

  5. nessuno deve mettere sotto accusa l’Arma ma le singole persone.

  6. Come poteva il comandante dei f.lli Savi non capire la personalità dei suoi subalterni?
    Come è possibile che alle cariche istituzionali ci arrivino tali personaggi?
    Se si fossero assunte informazioni serie sui nostri nel loro paese di nascita la pelle ci si sarebbe accapponata.

  7. In nessun caso forze dell’ordine, sindaco o quant’altri possono decidere loro cosa sia giusto e cosa non lo sia anteponendo il loro giudizio alla legge.
    che la punizione sia esemplare per i due giustizieri di Cucchi e punizione (con le dovute attenuanti) per il sindaco Lucano soprannominato “sono meglio della legge”.
    detto questo, è oltremodo evidente che chi vive di espedienti non ha un buon rapporto con la legge e chi la rappresenta. uno che spaccia per fare i soldi per drogarsi vede il carabiniere che lo arresta per spaccio come uno che dovrebbe comprendere la sua miseria (dopo tutto che male si fa a vendere un pò di svago?)… e invece sto str… di caramba rompe. la reazione della sorella è emblematica in tal senso. dov’era l’energia dell’Ilaria quando si trattava di adoperarsi per il fratello perso dietro alla droga? mah…eppure di energia ne ha tirata fuori tanta e menomale che l’ha trovata.
    doppiamente co… quei due e ancora peggio quelli che hanno chiuso gli occhi e processato prima i medici e poi i secondini…ma che pentola colma di vermi tutta questa storia…