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I missili di Putin servono a dissuadere un attacco americano?

ISRAEL SHAMIR

unz.com

La presentazione di nuove armi russe fatta il primo marzo è stata interpretata come un atto d’arroganza strategica. Lo scopo, in realtà, era quello di scoraggiare un attacco imminente. Il pericolo non è ancora finito, perché la settimana dopo, il 7 marzo, il presidente russo ha sottolineato la propria disponibilità ad impiegare armi nucleari a scopo di ritorsione, anche se ciò vorrebbe dire la fine del mondo.

“Certo, sarebbe un disastro globale per l’umanità, un disastro per il mondo intero”, ha detto Putin, “ma, in quanto cittadino russo nonché Capo dello Stato, devo chiedermi: perché dovremmo voler un mondo senza la Russia?”.

Risposta audace. Un uomo meno coraggioso avrebbe evitato di rispondere così. Significa che il pericolo è ancora imminente. Con queste schiette parole Putin vuole dissuadere chiunque voglia provocarlo troppo.

Perché, all’improvviso, ha deciso proprio ora di svelare al mondo queste nuove armi? Non è che i russi (o gli americani, per quel che vale) siano abituati a dare pubblicamente aggiornamenti sul proprio arsenale. E dal 2002, l’anno in cui gli Stati Uniti si ritirarono dal trattato ABM, è passato molto tempo. Qual è stato il motivo, o, perlomeno, il fattore scatenante?

Alcuni osservatori scommettono sia stato un astuto trucco pre-elettorale rivolto al pubblico domestico. Potrebbe essere un’interpretazione, ma minore. Il principale oppositore di Putin, il comunista Grudinin, non ne ha contestato né la politica estera né la spesa per la difesa; gli elettori approvano comunque la politica estera. La rivelazione di Putin ha reso i russi orgogliosi, ma loro lo voterebbero comunque.

Il motivo del discorso di Vlad è un altro, e più urgente: un terribile crescendo di minacce aveva reso la Russia molto vulnerabile. Le agenzie di spionaggio hanno forse convinto il leader russo che le minacce fossero reali.

È da tempo che l’establishment americano cerca un modo per umiliare e punire la Russia, dopo l’accusa di Mueller verso 13 russi. Secondo questa, “i cospiratori russi volevano promuovere discordia negli Stati Uniti e minare la fiducia dell’opinione pubblica nella democrazia”, come afferma Rod Rosenstein, vice procuratore generale che supervisiona l’inchiesta di Mueller. Non importa che i russi incriminati non siano funzionari dello stato russo; che la loro attività (se mai sia esistita) sia stata minima: pochi annunci pubblicitari del costo di circa $100.000, una goccia nell’oceano rispetto alle enormi quantità di denaro speso dalle campagne sia della Clinton che di Trump. L’establishment americano ha tuttavia definito “atto di guerra” queste azioni minori di privati cittadini russi.

Il 19 febbraio, Glenn Greenwald ha riassunto le reazioni statunitensi nel pezzo intitolato “La Russia ha commesso un ‘atto di guerra’ del livello di Pearl Harbor e dell’11/9”. Ci ha ricordato che senatori di entrambi gli schieramenti, come il repubblicano McCain e la democratica Shaheen, hanno a lungo descritto l’intromissione russa nel 2016 come un “atto di guerra”. Hillary Clinton ha descritto il presunto hacking della DNC e le mail in arrivo di John Podesta come un “cyber 9/11”. Tom Friedman del New York Times ha detto al “Morning Joe” che l’hacking russo “Hanno attaccato il cuore della nostra democrazia. È stato un evento del livello di Pearl Harbor”.

Dopo l’accusa, il paragone è diventato una fiera del luogo comune. “Karen Tumulty del Washington Post, lamentandosi dell’inazione di Trump, ha chiesto ai lettori di “immaginare come la storia avrebbe giudicato Franklin D. Roosevelt all’indomani di Pearl Harbor, se avesse dichiarato alla radio che Tokyo se la stava ‘ridendo di gusto’. O se George W. Bush si fosse trovato tra le macerie del World Trade Center con un megafono e si fosse messo ad insultare i Democrats”.

Greenwald ha concluso: “Se l’ingerenza delle elezioni russe è al livello degli attacchi di Pearl Harbor e dell’11 settembre, allora la risposta americana dovrebbe essere alla pari con la sua risposta a quegli attacchi?”. In altre parole, politici e media statunitensi hanno invitato a riservare alla Russia lo stesso trattamento che gli Stati Uniti hanno riservato a Giappone (Hiroshima e Nagasaki) ed Afghanistan (invasione più 16 anni di occupazione).

Alla ricerca dell’escalation, l’establishment anglo-americano si è rivolto al solito trucco di presunti attacchi gas siriani. La gente è stata addestrata a rispondere a tali accuse (o, in alternativa, a non dire una parola mentre gli USA bombardano Mosul e Raqqa, o si prepara a distruggere la Corea del Nord con armi nucleari). Assad e la Russia sono stati accusati di aver distrutto col gas la roccaforte ribelle di Ghuta est, l’ultima chance dell’occidente di imporre un regime change in Siria, data la sua posizione vicino alla capitale.

Il presunto attacco con gas di cloro è stato segnalato il 25 febbraio, ed è stato immediatamente smentito da russi e siriani. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha detto che questo anonimo “falso report” è stato fabbricato negli Stati Uniti per denigrare il governo siriano e le sue truppe, per accusarli di crimini di guerra e per causare la rottura definitiva del paese. Gli americani ed i loro alleati, ha detto, stavano “strumentalizzando le infondate accuse dell’uso di armi tossiche da parte di Damasco”.

I ribelli hanno detto di esser stati attaccati dal gas al cloro, in contrasto con le volte precedenti in cui hanno sostenuto che il gas usato fosse il sarin. Il gas di cloro è un affare complicato; non è mortale, ma l’inalazione è dannosa. È anche piuttosto difficile da monitorare e verificare, perché il cloro è ampiamente utilizzato per scopi domestici, dalla pulizia dei bagni alla depurazione dell’acqua, e non è una sostanza vietata (anche se il cloro gassoso è vietato). Questa difficoltà di verificare l’ha resa adatta ad essere una sostanza spesso rivendicata.

La situazione a Ghuta est è stata un replay di Aleppo; notizie di bambini feriti, video prodotti dagli Elmetti Bianchi e testardi tentativi dei ribelli di impedire l’esodo dei civili dalla zona. Ogni volta che i ribelli vengono colpiti duramente, si inventano la balla di civili sofferenti e di attacchi di gas, sperando che gli Stati Uniti costringano il governo siriano ed i loro alleati russi a cedere.

È indubbio che i civili abbiano sofferto nella guerra siriana; c’è tuttavia un modo per porre fine alla loro sofferenza. I ribelli potrebbero deporre le armi e seguire il processo politico, come altri paesi. Ci sono molti americani insoddisfatti del governo Trump, ma non vanno a bombardare Washington; sperano in un risultato migliore e diverso alle successive elezioni. Il loro esempio può essere emulato dai ribelli siriani, così da non far soffrire i civili.

Se questo è chiedere troppo, potrebbero lasciar andare i civili e combattere fino alla morte. Ma no, non li lasciano liberi; al contrario, si inventano report di civili sofferenti.

C’è un altro angolo di osservazione. I ribelli di Ghuta est sono addestrati e guidati da agenti dell’intelligence britannica e americana, e sono caduti sotto il fuoco russo. Forse è stata una ritorsione russa per il bombardamento su installazioni di aree petrolifere vicino a Deir ez-Zor, dove la compagnia militare privata russa (chiamata Wagner, dal soprannome del suo leader) è stata maggiormente colpita ed  ha subìto molte perdite. Thierry Meyssan, il noto giornalista francese residente a Damasco, ha affermato che anche le truppe di terra russe abbiano partecipato all’assalto di Ghuta est. È possibile che russi e americani stiano già combattendo direttamente, sebbene ambo le parti siano restie ad ammettere le proprie perdite.

Il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson è stato il primo a “prendere seriamente in considerazione” gli attacchi aerei in Siria. Si è perso la festa in Libia (“siamo venuti, abbiamo visto, è morto”, disse la Clinton di Gheddafi), ed ora il pel di carota freme per bombardare qualcuno. Il suo Parlamento tuttavia non gli consente di farlo.

La palla è stata ripresa dagli americani. Bloomberg ha scritto in un editoriale: “È tempo di un’altra linea rossa, una dalla quale gli Stati Uniti non si tirino indietro. Trump dovrebbe dire ad Assad ed ai suoi alleati russi che ad un ulteriore verificato uso di qualsiasi arma chimica, incluso il cloro, si risponderà con una rappresaglia ancor maggiore di quella avvenuta ad aprile”.

[Il riferimento è all’attacco del missile da crociera sulla base aerea siriana di Shayrat, presumibilmente per vendetta contro l’attacco con gas sarin a Khan Sheikhoun. Da sùbito sono emersi dubbi su questo “attacco con gas sarin”, ed Unz.com li ha subito riportati. A giugno 2017, Seymour Hersh ha svelato tutta la storia dietro Shayrat: non c’è stato alcun “attacco di sarin” , ed a Trump è stato detto dai suoi stessi servizi di chiudere il caso. Lui ha insistito ed attaccato ancora, stavolta però avvertendo i russi prima: non ci sono state vittime russe o siriane, solo il danno minimo di $100 milioni per i contribuenti americani. I media mainstream statunitensi erano in sollucchero, e si sono congratulati con Trump per questo esemplare comportamento presidenziale].

L’American Conservative, sito repubblicano pro Trump, si è fortemente opposto ai piani di bombardare la Siria: “Il presidente non aveva alcuna autorità per ordinare l’attacco alle forze siriane l’anno scorso, e tuttora non ce l’ha. Non esiste un mandato internazionale acciocché le forze americane siano in Siria, né esiste alcuna autorizzazione per un’azione militare contro le forze governative siriane o relativi alleati. Se Trump ordinasse un altro attacco illegale, gli Stati Uniti commetterebbero plurimi atti di guerra contro un governo che non ci minaccia, che non ha fatto nulla contro di noi o contro i nostri alleati, e che sta ancora combattendo all’interno dei propri confini internazionalmente riconosciuti”.

Le voci di chi vuole attaccare e punire russi e siriani sembrano però più forti. “La Casa Bianca sta considerando una nuova azione militare contro il regime siriano”, ha scritto il The Washington Post il 5 marzo. Il quotidiano ha indicato chi ha spinto per l’attacco (il Consigliere per la Sicurezza Nazionale H.R. McMaster) e chi no (il Segretario alla Difesa Jim Mattis). “Altri funzionari, in particolare alla Casa Bianca ed al Dipartimento di Stato, sembrano più aperti ad un’ulteriore azione contro Assad”, dice l’articolo.

Questo è il contesto del discorso di Putin del 1° marzo. Il presidente russo ha parlato dei nuovi missili russi, resistenti al sistema Aegis e non arrestabili dal fuoco di terra, che possono rendere le portaerei americane, il maggior simbolo della potenza USA, facili bersagli. La Russia li affonderebbe in caso di attacco contro di lei o contro i suoi alleati, ha detto Putin.

‘Alleati’ è la parola chiave. L’alleato russo minacciato è la Siria. Putin ha avvertito gli americani che un attacco aereo in Siria potrebbe ricevere come risposta un attacco al loro Carrier Strike Group (CSG) nell’area. Se bombardate Damasco, faremo affondare i vostri CSG nel Mediterraneo e nel Golfo. Possiamo incenerire anche le vostri basi aeree nell’area.

La posta in gioco bruscamente alzata è un punto di svolta. Chissà quale sarà la risposta russa a questa o quell’altra azione degli alleati occidentali? I bellicosi neocon dicono che la Russia è tutto fumo e niente arrosto. I realisti dicono che gli Stati Uniti potrebbero subire l’umiliante e dolorosa perdita dei propri CSG, oltre a quella di migliaia di vite. Trump si era goduto il precedente attacco in Siria con dozzine di Tomahawk, prima di tornare alla sua meravigliosa torta al cioccolato. Se l’attacco venisse ripercorso sui CSG che attaccano, la questione sarebbe completamente diversa. Qualcuno ha detto Pearl Harbor?

Anche se questo scambio non portasse a massicci attacchi nucleari di Stati Uniti e Russia, od alla guerra totale che distruggerebbe il mondo, avrebbe comunque un prezzo molto alto. I russi potrebbero persino colpire il club privato di Trump a Palm Beach, Florida, come hanno maliziosamente prospettato nel video parodia.

Sembra che il presidente americano ne abbia appena parlato con la May. Gli inglesi per qualche ragione sono più desiderosi di far guerra alla Russia. Stanno facendo del proprio meglio per fermare il riavvicinamento tra Stati Uniti e Russia. La strana storia dell’avvelenamenteo della propria ex spia con un gas nervino aggiunge ulteriore pepe al loro impegno, e l’Ambasciata Russa nel Regno Unito ha trollato su Twitter: “Nei giornali di oggi: gli esperti chiedono a @Theresa_May di interrompere il disgelo Russia-USA. Nessuna fiducia nel miglior amico ed alleato della Gran Bretagna?”.

La partita è diventata più eccitante. I russi stanno bluffando o no? Giocheranno la mano, o lasceranno cadere le carte, questa è la domanda. Non c’è ancora nessuna risposta. Solo la storia lo dirà.

Nel frattempo, a giudicare dalla tesa calma in Medio Oriente ma anche altrove, il gioco di Putin ha avuto successo. I missili americani sono rimasti nei propri siti di lancio, così come quelli russi. L’offensiva russo-siriana a Ghuta est procede senza sosta; le operazioni di terra americane in Siria sono invece giunte ad un punto morto, perché i curdi sono troppo occupati coi turchi. Forse sopravviveremo a questo quasi scontro, come siamo sopravvissuti al quasi-scontro del 2011.

 

Israel Shamir

Fonte: www.unz.com

Link: https://www.unz.com/ishamir/putins-weapons/

11.03.2018

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di HMG

Pubblicato da Davide

Un commento

  1. Ora passo in modalità chicchi di caffè: >>>taluni dicono che la May ha sbroccato quando i russi hanno messo in giro
    la notizia che UK sta vendendo oro da loro custodito ma di proprietà di
    altri. Il fatto è che questi “altri” hanno fatto formale richiesta
    di rimpatrio del loro oro dal UK!!!<<<