Grecia, spese militari al 2,3% del Pil ma la troika non obietta perché Atene concede le basi militari agli Usa in funzione anti-Turchia

La Grecia ha recentemente rafforzato le intese nel settore della difesa con i suoi alleati americani nel Mediterraneo, sperando di ottenere il loro sostegno contro la vicina Turchia neo-ottomana di Erdogan sempre più destabilizzante e cercare di attirare i loro investimenti, preziosi per far ripartire il paese dopo la crisi dei debiti sovrani del 2010.

In un contesto di forti tensioni nel Mediterraneo orientale, il governo conservatore di Kyriakos Mitsotakis, ha rafforzato la sua cooperazione strategica con Parigi, ha rilanciato un accordo militare con Washington approvato con l’astensione in aula di Siryza e dell’ex premier Alexis Tsipras e ha addirittura deciso di inviare missili Patriot in Arabia Saudita. Inoltre, una fregata greca ha partecipato dalla scorsa settimana alla missione della portaerei francese Charles-de-Gaulle nel Mediterraneo orientale. L’obiettivo ufficiale di questa missione è sostenere le operazioni antiji-jihadiste in Siria e In Iraq, ma anche garantire la stabilità nella regione (cioè fare la faccia feroce al Sultano di Istanbul).

Nella recente votazione in Parlamento su un accordo di difesa greco-americano, il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha sostenuto con forza il “rafforzamento dell’alleanza strategica con gli Stati Uniti”. Il premier Mitsotakis ha precisato che Atene ha già firmato col Pentagono un accordo per il potenziamento della sua flotta di F-16 (aerei non concessi alla Turchia per via dell’acquisto di missili russi S-400) che costerà alla Grecia 1,5 miliardi di dollari. La Grecia si è messa in luce da anni per essere nella Nato, dopo la Bulgaria, l’alleato europeo che, come chiede insistentemente il presidente Trump da quattro anni, destina da tempo alla spesa militare la più alta percentuale del Pil (il 2,3%) nonostante la sua precaria situazione economica.

Atene si sente isolata

Atene in questo momento si sente isolata e cerca alleati contro i controversi accordi firmati tra Ankara e il governo libico a Tripoli, che stanno ridisegnando i confini marittimi ignorando la presenza delle isole greche soprattutto di Castellorizzo nell’ex Dodecaneso italiano, l’isola dove è stato girato il film Mediterraneo di Salvatores. Denunciati dall’Unione europea, (mentre gli aerei americani F35 non sono stati concessi alla Turchia per via dell’acquisto di missili russi S-400) questi accordi hanno ancora una volta messo a dura prova le relazioni greco-turche, che sono tradizionalmente molto tese e delicate. Oltre alla questione del flusso migratorio dalla costa turca alle isole greche, i due vicini si sono scontrati a lungo sulle questioni di sovranità nel Mar Egeo e sulle trivellazioni nella zona di Cipro dove è coinvolta anche la nostra compagnia di stato, Eni, costretta a fermare i lavori di ricerca di idrocarburi a causa di interferenze militari turche del tutto illegittime secondo gli accordi internazionali.

“La partecipazione della Grecia alla forza europea nel Mediterraneo è una necessità data la provocazione della Turchia e i suoi tentativi di imporsi in questo settore nonostante il diritto internazionale”, ha detto all’Afp Kostantinos Filis, direttore della ricerca presso l’Istituto greco di relazioni internazionali. Possibile? Una voce isolata? Non proprio.

La Grecia sta cercando di “rafforzare la sua capacità di scoraggiare coloro che possono avere obiettivi” nella zona, ha detto il portavoce del governo Stelios Petsas senza mezzi termini. Ci sono in ballo gli interessi delle società italiane (Eni) e francesi (Total) che operano nella trivellazione petrolifera al largo di Cipro, principale alleato della Grecia. La Turchia, che ha occupato (con l’approvazione americana) la parte settentrionale dell’isola dal 1974 e sfida il diritto di Nicosia di sfruttare i giacimenti nel Mediterraneo, ha impedito queste trivellazioni in diverse occasioni, con grande preoccupazione dell’Occidente. Parigi spera di vendere due fregate francesi ad Atene che a sua volta spera di costruire parti di queste navi nei suoi cantieri navali. I due paesi prevedono di firmare un accordo “strategico” alla fine di febbraio.

E l’Italia? Per ora non è pervenuta nel settore della difesa sebbene sia il terzo paese creditore di Atene dopo Berlino e Parigi.
La nuova politica di difesa di Atene, tuttavia, ha provocato forti critiche da parte dell’opposizione di sinistra, che ha chiamato come avventurismo le scelte del governo conservatore. “Stai trascinando il paese in avventure al di là delle sue capacità e cambiando la politica estera che è stata seguita per decenni”, ha detto l’ex primo ministro Alexis Tsipras. Il dispiegamento di missili Patriot in Arabia Saudita “fa parte di un’iniziativa congiunta con gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito” per “garantire la sicurezza dei siti energetici cruciali”, ha ribattuto il governo. Per Atene, che sta cercando di rilanciare la sua economia, dopo un decennio di crisi economica e drastici tagli al bilancio della difesa, si tratta anche di attrarre nuovi investimenti da parte dei suoi partner tradizionali.

Pioggia di soldi dal Pentagono

Secondo il governo greco, gli Stati Uniti investiranno 12 milioni di euro nella base aerea di Larissa, nella Grecia centrale, e altri 6 milioni di euro presso la base statunitense a Souda, nell’isola di Creta. In cambio, Atene modernizzerà la sua flotta di jet da combattimento F-16 statunitensi e ha espresso interesse per droni e F-35. Appare chiaro che Washington è sempre meno fiduciosa di poter restare in Turchia nella base di Incerlik vicino alla Siria dove sono custodite anche della bombe atomiche tattiche e si sta preparando a un piano B in caso i rapporti con Erdogan dovessero peggiorare. Ecco così spiegato il maggior interesse strategico, che Washington sta già mostrando, nelle basi greche, tra cui si deve annoverare anche Alessandropoli, una base militare Usa vicina allo stretto dei Dardanelli, punto strategico da due secoli per contrastare l’accesso della flotta russa nel Mar Mediterraneo. Non a caso l’ambasciatore Usa ad Atene Geoffrey Pyatt non ha nascosto la sua soddisfazione per l’accordo militare tra i due paesi.

Fonte: it.businessinsider.com
Link: https://it.businessinsider.com/grecia-spese-militari-al-23-del-pil-ma-la-troika-non-obietta-perche-atene-concede-le-basi-militari-agli-usa-in-funzione-anti-turchia/

Pubblicato da Tommesh

Appassionato di civiltà Sumera ed esoterismo, nel 2006 ho iniziato a studiare la scrittura cuneiforme da autodidatta. Vivo la mia vita terrena in questo Periodo Storico che definisco "oscuro"...
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