Grecia – manovra a tenaglia

Un mese di escalation della tensione, in Grecia: da un lato Erdogan che, spalleggiato dalla Germania e dalla NATO, si spinge sempre più in là nella provocazione in barba a tutti i trattati internazionali e dall’altro gli immigrati che passano all’azione bruciando i campi nelle isole e ammassandosi sul confine, pronti alla rivolta in caso di scoppio del conflitto aperto con la Turchia. Inutili sembrano i tentativi di tenere in casa la gente, con la scusa del Covid che, anzi, sta diventando nuovo motivo di protesta per delle misure percepite come ingiustificate. Autunno caldo sull’Egeo…

 

Mercoledì 26 agosto 2020

Da”Da Hitler a Erdogan” – ARTICOLO ORIGINALE QUI

 

I greci stanno tornando dalle spiagge, potrebbero presto ritrovarsi mobilitati in caserma. La Turchia islamista e totalitaria, aggressore storico dei popoli della regione da mille anni, sta rendendo chiare le sue minacce, che sia o meno un bluff. Erdogan “avverte la Grecia dell’escalation”, gesticola e si lascia trasportare, esattamente come fece Hitler nel 1938. Nella terra greca dell’Egeo, terra di fichi, pescherecci a strascico e spiagge, di solito scarsamente popolate quest’estate, non è una novità.

La situazione era quindi tesa nel Mar Egeo, a volte con sottomarini, oltre a battelli e aerei da combattimento. Non è una novità… i tedeschi lo sanno e agiscono come hanno sempre agito. Perché lontano dalle sciocchezze (…) il problema geopolitico in Europa è prima di tutto la Germania, oggi come un secolo fa. (…)

La Turchia storica non è la prima volta che la Germania provoca questa provocazione. Estendendo l’analisi e l’argomentazione di Olivier Delorme, si potrebbe anche dire, sull’esempio del giurista Yórgos Yannópoulos, che “la Germania tratta la Grecia allo stesso modo in cui trattava la Cecoslovacchia nel 1938”; non ha torto.

 

Provocazione turca davanti al consolato greco di Costantinopoli. Stampa greca, agosto 2020

(…)

“Non dobbiamo più menare il can per l’aia, l’invenzione geopolitica turca, soprannominata la patria blu, altrimenti – dice l’espansione aggressiva a scapito dei paesi vicini in violazione di qualsiasi nozione di diritto internazionale come i trattati, è poi la copia carbone del nocciolo duro della nozione di spazio vitale tanto cara a Hitler, il famoso Lebensraum. Così, la Germania fornisce ancora una volta e molto generosamente alla Turchia il nuovo Liman von Sanders, che, invece di indossare l’uniforme militare, ora indossa l’abito accademico o, meglio ancora, quello del giornalista, perché fa parte delle abitudini geopolitiche tedesche e turche mascherare la giustizia da ingiustizia, il massacro da liberazione e, infine, il saccheggio da interesse legittimo”.

(…)

“Divenuto ormai il paese più popoloso e ricco della vecchia Europa occidentale, la Germania ha fatto della UE il suo dominio economico, prima di tutto per imporre il suo diktat attraverso ricatti e minacce. Gli inglesi, allora vecchie volpi della geopolitica, sono fuggiti attraverso l’UE… per sfuggire a un tale destino. Grazie al loro metodo collaudato, i tedeschi sono ora i tiranni diplomatici d’Europa. Impongono la loro politica estera, cioè la subordinazione alla Germania, ad ogni paese dell’UE attraverso la generalizzazione dei cosiddetti partner europei”.

“La Germania non si tirerà quindi indietro, anche quando questa subordinazione si traduce in modo così drammatico nella rinuncia ai diritti sovrani per i Paesi interessati, se necessario, a favore di Stati extraeuropei e neo-barbarbarici come l’odierna Turchia, peraltro apertamente favorita dalla Germania. C’è dunque il dubbio che il prossimo passo, che la Germania farà inevitabilmente, sarà quello del suo egemonico e, a tutti gli effetti, visibilmente imminente riarmo? Analisi di Yórgos Yannópoulos, 25 agosto.

(…)

alcuni analisti dicono che al momento in Grecia c’è una controversia tra i militari e i politici.

“L’esercito ha una ferita, che già dai tempi in cui i sottomarini greci potevano affondare la flotta anfibia turca quando sbarcarono a Cipro nel 1974, costringendo così la Turchia a ritirarsi. Da allora, i nostri militari hanno avuto altre occasioni per infliggere pesanti danni a questa Turchia aggressiva e irrazionale, salvo che i governi successivi non hanno lasciato che facessero come volevano, ma li hanno sempre bloccati”.

“Se a questi si aggiungono gli scandali degli acquisti di armi, e poi il parziale disarmo del Paese per quasi dieci anni sotto il diktat della Troika che ha portato al prevedibile sconvolgimento dell’equilibrio delle forze armate tra Grecia e Turchia, allora i nostri militari hanno tutte le ragioni per sospettare del sistema politico. Certo, non si tratta di una reazione che comporta tendenze al colpo di stato come in altri tempi. Piuttosto è, diciamo, soprattutto una questione di amarezza”.

(…) Amarezza, allora. I greci stanno tornando dalle spiagge, quindi potrebbero presto ritrovarsi mobilitati, non si sa mai. La Turchia ufficiale minaccia, mostra i denti, e dichiara dopo la delusione per la sua fregata che “d’ora in poi, faremo ciò che va fatto e non sarà un incidente”.

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Da “Silenzio, ci stiamo mobilitando!” – Sabato 29 agosto 2020

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(…) L’estate del calendario è appena finita, sulle terrazze delle taverne e dei caffè stiamo già raccogliendo tavoli e sedie. L’economia reale sta soffrendo, perché mentre il settore del turismo sta perdendo circa l’80% del suo fatturato abituale, sia i suoi dipendenti che i suoi capi si rivolgono alla presunta amministrazione centrale, per sollecitare le briciole… del previsto sgretolamento. (…)

Il vero volto della Turchia e di Erdogan. Stampa australiana, agosto 2020

(…)

Tuttavia, nel mondo si alzano finalmente le voci per mettere un po’ d’ordine nella logica più elementare, quella dei fatti e dei gesti. “La Turchia non è nostra amica”, scrive Luke Slattery, giornalista e editorialista della stampa australiana.

“La Turchia è dittatoriale in patria e avventurosa all’estero. L’attuale confronto tra Atene e Ankara sull’esplorazione del gas al largo dell’isola greca di Kastellórizo è un importante segnale di allarme sulle ambizioni economiche, strategiche e territoriali della Turchia. Nel Mediterraneo orientale, la Turchia sta ora perseguendo una politica navale espansionistica chiamata Mavi Vatan, o Patria Blu, che è abbastanza simile all’espansionismo di Pechino nel Mar Cinese Meridionale”.

“Kastellórizo è un po’ più di una roccia sovradimensionata con un bel porto. L’isola dista solo un miglio dalla famosa costa turchese della Turchia. Ho visitato la zona diverse volte per una ricerca, scrivendo i miei libri tra il 2004 e il 2010. Durante la mia ultima visita al bar locale, un cameriere del mio hotel a Kas, la città turistica turca, mi ha mostrato la vista dell’isola greca di Kastellórizo dall’ultimo piano, prima di andare in albergo….. puntando l’isola con una mitragliatrice immaginaria e aprendo il fuoco sui suoi abitanti, ovviamente mimando il gesto. La sua prosa ha distillato in modo drammatico tutto l’atteggiamento della Turchia nei confronti della Grecia. (…)

Sorprendentemente, secondo il rapporto disponibile, l’esercito greco è già entrato in una fase di mobilitazione parziale, non solo nelle isole dell’Egeo, ma anche nella Grecia continentale. La stampa locale della Tessaglia, e più precisamente lo storico quotidiano della città di Vólos “Tessaglia” dal 1898, riporta venerdì 28 agosto “che 400 riservisti prima con varie specializzazioni, ma poi sufficientemente specializzati e residenti nella regione, sono stati avvisati dalla Polizia della possibile imminenza della loro mobilitazione.

(…) in caso di conflitto, Mitsotákis dovrà affrontare tutta l’anima della patria greca, l’anima stessa che gli manca dolorosamente, così come dovrà affrontare l’intera casta dei politici nella terra dei caicchi. Come ha detto Apóstolos nel caffè del porto, “il giorno in cui finalmente dovranno rispondere alla gente, non avranno nemmeno il tempo di dire bè, saranno semplicemente giustiziati in Piazza della Costituzione”. (…)

Fine estate. Silenzio, ci stiamo mobilitando. L’estate del calendario finisce a malapena, le terrazze delle taverne si svuotano, e presto si raccolgono tavoli e sedie.

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Da “Tempo bastardo” – Venerdì 4 settembre 2020

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(…) la Turchia sta ufficialmente contestando il Trattato di Parigi del 1947, cioè non riconosce la sovranità greca sulle isole del Dodecaneso. Più precisamente e prima di tutto, è l’isola di Kastellórizo ad essere presa di mira, proprio come è stato ufficialmente annunciato.

(…)

In breve, non c’è nulla da discutere con la Turchia. Per il norvegese di turno, “le presunte discussioni tecniche alla NATO” con l’intera armata turca in acque greche significa semplicemente che la Grecia deve tornare ai suoi confini e alla sua sovranità, stabilita da trattati internazionali.

Tranne che la Turchia di Erdogan, l’agitatore conosciuto dall’alto dai Fratelli musulmani e uno dei portatori del grande progetto dell’islamizzazione dell’Europa, è un Paese apertamente revisionista dei Trattati, e non si ritirerà senza l’uso della forza. Proprio come… Hitler.

(…) Sávvas Kalenterídis, analista geopolitico ed ex ufficiale dei servizi segreti greci, nella sua analisi dell’epoca, riferendosi ai rapporti e alle dichiarazioni dei funzionari turchi, ha ragione a dire che “la guerra è già iniziata sia attraverso i media, i social network e le dichiarazioni subdole di politici e giornalisti turchi(…)

Allo stato attuale, la Turchia non può affrontare una guerra contro la Grecia perché soffre di una grande debolezza. La sua difesa aerea sta fallendo, mentre molti carri armati e l’artiglieria della sua prima armata, di solito basata ad est di Evros vicino al confine greco, si trova attualmente in Siria, e più precisamente a Idlib. L’obiettivo di Erdogan è quindi quello di utilizzare sia il suo terrorismo che il suo ricatto sulla Grecia per raggiungere, se possibile senza guerre e spargimenti di sangue, gli obiettivi nazionalisti che si è posto nel Mediterraneo orientale e nel Mar Egeo”.

(…) allo stesso tempo, Mitsotákis e la sua banda hanno appena vietato tutte le manifestazioni in Grecia fino al 15 settembre, pena una multa di 5.000 euro a partecipante e la reclusione fino a 10 anni! Ancora una volta, gli apprendisti dittatori di Atene parlano del rischio per la salute”. In breve, temono le manifestazioni pianificate dai genitori degli alunni contro la museruola obbligatoria degli alunni, imposta dall’asilo in poi per l’inizio dell’anno scolastico il 14 settembre.

(…) Quindi c’è abbastanza di questa propaganda COVIDALISTA, veicolata dai fantocci ai comandi, mentre molti compatrioti si suicidano ogni giorno e sono generalmente ignorati dai media. (…) All’inizio di settembre, una quarantenne madre di due bambini si è suicidata gettandosi dal balcone del suo appartamento al 5° piano nel ricco quartiere di Kalamáki sulla Riviera di Atene. Era appena stata licenziata dal suo lavoro. Questo è il terzo tentativo di suicidio nel quartiere in 24 ore. Un uomo si è suicidato nello stesso modo, così come una donna che si è buttata dal secondo piano, ma è miracolosamente sopravvissuta.

Da quando Samarás era al comando, mio cugino si è suicidato nel gennaio 2014 esattamente nello stesso modo. Da allora, Tsípras ha spruzzato la stampa con sussidi e ordini di smettere di parlare di suicidi, come già menzionato in questo blog e in altri media. Papandreou, Samarás, Tsípras e Mitsotákis hanno fatto tutti la stessa cosa. “Branco di bastardi”, come dice mia cugina, la vedova di Kóstas. “Un giorno le nostre famiglie si vendicheranno e tutte queste persone saranno impiccate davanti al Parlamento”.

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Da “Fuoco… e presto sangue?” – Mercoledì 9 settembre 2020

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(…) I “migranti” stanno bruciando Lesbo in questo momento e questo è solo l’inizio. Tra il caldo e il freddo, le pinze si stanno chiudendo in tutto il paese. Solo che la sua anima non ha deposto le armi, e che il tempo potrebbe essere propizio al rovesciamento e alla catarsi.

(…) Nella città di Atene, come altrove, i fallimenti del 2020 si sommano a tutti gli altri che sono diventati abituali nei nostri anni bui. Un gran numero di appartamenti sono ora vacanti, soprattutto in considerazione dello stato di collasso della bolla Airbnb. (…) Le maschere stanno cadendo, così come la mascherata ambientale. Solo che ne moriamo.

Più la Turchia. Alcune stazioni radio, come 94.3 FM, ci ricordano l’8 settembre “che è passato esattamente un mese da quando la nave turca da esplorazione petrolifera e la sua scorta hanno violato il nostro spazio marittimo provocando apertamente le forze armate greche”. Questo è più di un assedio, e la reazione greca avrebbe dovuto essere stata pari alla posta in gioco già da tempo. Tuttavia, non lo è.

(…) Domenica scorsa sono state organizzate in tutta la Grecia dimostrazioni da parte degli oppositori dell’uso delle maschere, soprattutto nelle scuole, imposte soprattutto a partire dalla scuola materna. A Creta, la cosiddetta Giustizia del cosiddetto sistema politico è da allora attivamente alla ricerca di due madri che avrebbero organizzato i raduni cretesi. (…) Quando è troppo è troppo.

Pezzi radio selezionati. “Anche i loro stessi sondaggi mostrano che metà della popolazione non è convinta delle misure totalitarie imposte con il pretesto di una crisi sanitaria, né del vaccino di Bill Gates, amico di Mitsotákis. In realtà, e a parte i sondaggi soprattutto sistemici, il 70% della popolazione è ostile a questa politica di totalitarismo sanitario, il che non significa che sia la realtà stessa della malattia e delle semplici misure di igiene e protezione ad essere negata, tutt’altro”. In ogni caso, il 44% degli intervistati non si sottoporrà alla vaccinazione, e più del 50% degli intervistati nella fascia d’età 17-54 anni condivide questa opinione. E su radio 94.3 FM, si ricorda che secondo il giuramento di Ippocrate e “secondo la nostra Costituzione, nessun atto medico, comprese le vaccinazioni, può essere effettuato senza l’approvazione dei cittadini interessati”.

Per inciso, abbiamo appena appreso che “il gruppo farmaceutico Astra Zeneca ha sospeso, martedì, gli studi clinici del suo vaccino contro il Covid-19 dopo il sospetto di gravi effetti avversi in uno dei partecipanti”, i media greci e internazionali.

(…) dallo scorso febbraio, in Grecia si sono registrati in totale 290 decessi attribuiti a COVID-19, salvo che il Paese, con i suoi ospedali deliberatamente assediati sotto l’occupazione della troika tedesca per dieci anni, ha più di 30.000 morti ogni anno per cancro e quasi 40.000 per malattie cardiache”, radio 94.3 dell’8 settembre nella zona del mattino, citata a memoria. Il gioco è finito, allora!

“La nostra Costituzione (…) non impone alcun atto medico senza l’approvazione dei cittadini, compreso l’obbligo di indossare maschere ovunque, sempre e per tutti e ancor meno la vaccinazione obbligatoria generalizzata. (…) i giganti farmaceutici che stanno dietro ai vaccini che sono in cantiere costringono l’UE ad adottare o addirittura ad imporre i loro prodotti preparati in fretta e furia, esonerando espressamente e totalmente questi stessi industriali da ogni responsabilità penale in caso di … futuro grave malfunzionamento dei loro vaccini”, radio 94.3 FM l’8 settembre.

Dimostrazione contro l’uso di maschere a scuola. Atene, 6 settembre 2020

E nella vita reale, quella senza maschera, la Turchia di Erdogan continua la sua aggressione, mentre la Germania e la NATO sotto il norvegese Stoltenberg, grande amico della Turchia, spingono per il “dialogo” a tutti i costi, senza alcun presupposto concreto per Ankara. E in Grecia, tutti sanno che un tale “dialogo” significa prima di tutto che Atene già accetta… il ridimensionamento della sua sovranità e del suo territorio. È semplice e altrettanto chiaro.

E quando l’islamista Erdogan minaccia apertamente di invadere l’isola di Kastellórizo e allo stesso tempo invia il messaggio che l’Europa non dovrebbe dare importanza a quest’isola; ad Atene, Stélios Pétsas, il portavoce di Mitsotakién, minimizza scandalosamente le differenze tra i due Paesi. Sì, perché il pendio scivoloso del tradimento è apparentemente in fase di preparazione.

La sera dell’8 settembre abbiamo appreso che “due squadre tecniche, una greca e una turca, potrebbero incontrarsi presto per studiare le questioni tecniche al fine di ridurre le tensioni. Il giornalista Lámbros Kalarrýtis ha aggiunto. “In breve, la Grecia deve fare un passo indietro riconoscendo… il fallimento della sua sovranità nell’area. In tal caso, si tratta di un duro colpo per il sistema politico greco che si verificherà in breve tempo. Direi senza troppi errori che la Turchia, che fu all’origine della Metapolítefsi nel 1974, sarà anche all’origine della sua uccisione nel 2020”, 90.1 FM, trasmissione dell’8 settembre. (…)

Va ricordato che Metapolítefsi si traduce in “cambio di regime” (…)

[E’] guerra totale, da quasi due settimane, il confine sul fiume Evros è sul punto di cadere in una direzione, in ogni caso, se si considera la ripresa dell’invasione. Diverse centinaia di turchi, così come altri invasori solitamente chiamati “migranti”, stanno entrando in Grecia mentre il livello dell’acqua del fiume Evros è basso. Questi “migranti” sono deliberatamente scortati e assistiti dall’esercito… “filantropo” della Turchia. Evidentemente, da parte greca manca la forza perché il dispiegamento della polizia non è ancora completo e l’esercito greco si sta piuttosto e attivamente preparando per una guerra più convenzionale.

 

Al confine con la Tracia. Evros, settembre 2020, stampa greca

Sempre nella stessa serie, gli agenti di polizia greci hanno appena scoperto nelle ultime settimane che alcuni “migranti” appena arrivati che attraversano l’Evros avevano addosso una grande quantità di pillole Captagon, una droga regolarmente associata all’organizzazione dello Stato islamico. Esattamente 13.213 pillole sono state sequestrate dalla polizia vicino al confine, secondo la stampa locale della regione di Evros. “Si sente che si sta preparando un grosso colpo e che quando si apriranno le ostilità, diciamo più classiche, la Turchia darà il segnale del caos alle cellule dormienti degli islamisti, introdotte in Grecia sotto… la stella polare dell’immigrationismo. La promiscuità e la disperazione di coloro che sono stati sfruttati, consapevolmente o inconsapevolmente, faranno poi il resto. Questo non è affatto rassicurante”, radio 90.1 FM, trasmessa da Lámbros Kalarrýtis, 8 settembre, citato a memoria.

(…)

È in questo contesto che la recente dichiarazione del Ministro per i Migranti, Mitarákis, che ha annunciato la creazione di un campo con una capacità di 5000 posti proprio al confine di Evros, ha causato più di una protesta, tranne per il fatto che non è stata ampiamente diffusa dai cosiddetti media nazionali e ne abbiamo avuto notizia dalla stampa locale. Ciò equivale a creare un campo di jihadisti sul nostro confine per ostacolare seriamente la missione delle forze armate greche, ma anche per islamizzare la zona a beneficio esclusivo dei noti progetti islamo-nazionalisti turchi.

Non ci facciamo ingannare. Contemporaneamente a Lesbo, negli ultimi giorni, due navi pirata appartenenti a ONG tedesche che si occupano di immigrazione sono state controllate dalle autorità greche. Le attrezzature informatiche e le droghe trovate a bordo sono state sequestrate. Gli equipaggi sono stati messi agli arresti, tranne che in seguito all’intervento dell’ambasciata tedesca, sono stati rilasciati (…)

Solo che a Lesbo la guerra è ripresa, già con altri mezzi. Poiché il campo di Mória è stato messo in quarantena in seguito alla scoperta di diverse decine di casi di COVID-19, i suoi “simpatici organizzatori” Islamo-conquistatori hanno ovviamente ricevuto l’ordine di dargli fuoco e di ribellarsi nella notte tra l’8 e il 9 settembre. L’incendio ha già distrutto Mória, e contemporaneamente è stato appiccato un incendio doloso in diversi altri luoghi dell’isola. La situazione è esplosiva, Mitilene, la capitale è sotto assedio in quanto da quella notte diverse migliaia di invasori stanno convergendo sulla città, le forze dell’ordine si trovano ad affrontare sul terreno. Quanto agli abitanti di Mitilene, sono tutti in piedi, pronti a difendersi, stampa greca del 9 settembre.

Mória in fiamme. Stampa greca del 9 settembre
Mória è caduta. Barricata degli abitanti. Stampa del 9 settembre

Va da sé che la polizia e i vigili del fuoco sono attaccati dagli invasori di Mória, la tattica è ben nota, anche ben collaudata. In un messaggio pubblicato su Facebook, il Presidente dell’Associazione degli abitanti di Mória e delle località vicine, esprime tutta la rabbia e lo scompiglio dei greci, e non solo a Lesbo. “Da qualche ora ci sono diversi grandi fuochi in giro e anche all’interno del campo. Tutto fa pensare che si tratti di un incendio doloso. Il fuoco, con la forza dei venti, si sta diffondendo rapidamente. Le campane della chiesa suonano l’allarme! Il nostro villaggio sta attraversando un periodo difficile! Queste persone stanno bruciando e distruggendo apertamente il nostro Paese. Coloro che ci hanno condannato a vivere così, si assumono la piena responsabilità di questo crimine e di tutte le conseguenze che ne deriveranno”. Inutile dire che l’unica via d’uscita in questi casi è che gli abitanti prendano le armi, come hanno fatto lo scorso febbraio a Lesbo e a Chios.

Anche a Lesbo gli invasori musulmani non hanno… non sono riusciti a distruggere la piccola cappella vicino a Mória negli ultimi giorni. Tra gli altri crimini apertamente razzisti e cristianofobici in questo caso, questi “migranti” hanno anche rubato e presumibilmente distrutto una piccola stele di 1500 anni fa, che fino ad allora era stata conservata nella cappella. La stampa locale lo testimonia… contrariamente alla stampa di Atene e per una buona ragione.

La piccola cappella distrutta. Stampa locale di Lesbo, settembre 2020

E a Samos, questi stessi “migranti” che già costituiscono il 30% della popolazione, si stanno insediando e, per di più, apertamente… la loro intera economia della prostituzione, abusando delle loro mogli e figlie nel centro della città della capitale dell’isola di Pitagora e impunemente, radio 94.3, 8 settembre. Questa è anche la… “società aperta” tanto cara a Sóros e agli immigrati di destra e di sinistra.

 

Tempo sporco, sporca NATO… (…) “Secondo i funzionari della NATO, il ritiro delle navi turche non è una condizione preliminare per l’inizio delle discussioni tecniche tra Grecia e Turchia, che, come si è detto, sono già iniziate e continueranno giovedì. L’unica preoccupazione della NATO è quella di evitare un incidente (…)

Questa logica può certamente portare a un’attenuazione a breve termine, ma soprattutto mette in attesa i diritti sovrani della Grecia su una vasta area fin dall’inizio, dando così un ulteriore impulso alla rapacità di Ankara. La NATO sembra ancora una volta voler diminuire la Grecia, cercando di trasformare l’Egeo in una vasta area grigia.

 

Atene risponde poi, a quanto pare, con la firma di un accordo militare tripartito con Cipro e Israele e con l’acquisto di attrezzature militari francesi, tra cui gli aerei Rafale. (…)

La sceneggiatura così spesso suggerita su Internet in Grecia è quindi la seguente. Per tradire, Mitsotákis non avrebbe firmato un documento scritto perché in questi casi, solo un accordo di reciproco interesse lo lega alla mano invisibile, quella che lo ha fatto Primo Ministro. Questi accordi vengono attuati senza essere firmati, solo nell’interesse reciproco. L’imperialista, inoltre, è stato nominato prima capo della Nuova Democrazia e poi primo ministro, con l’obbligo di “risolvere” la disputa greco-turca.

Prima di lui, Papandreou e Tsípras finirono per “risolvere” la disputa macedone, sempre agli stessi ordini. Tsípras, secondo il suo contratto, doveva anche occuparsi della disputa greco-turca, ma non è riuscito ad andare fino in fondo. Quindi Mitsotákis deve occuparsene, anche se con urgenza. La geopolitica della regione, o anche del mondo, e tanto una questione di mano invisibile… indica già il passo successivo del gioco, compresa la guerra contro la Russia. Diciamo che è solo una storia per adulti!

 

Infine, e a nostro modesto parere, anche se Mitsotákis potrebbe voler agire in accordo con gli interessi del popolo greco, la mano invisibile che gestisce molti di quelli del suo gabinetto, decide e poi agisce diversamente, da cui, ad esempio, l’annuncio “incomprensibile”, soprattutto nell’attuale contesto dell’annuncio di Mitarákis sul futuro campo dei 5.000 sul confine.

Nella terra dell’estate, tutto fa pensare che l’inverno sarà l’inverno di una guerra ancora più aperta, l’inverno della stagnazione, o allo stesso tempo… l’inverno del risveglio.

(…) Tra il caldo e il freddo, Mitsotákis, la pedina di Berlino e Bill Gates, divide il popolo abusando del meccanismo sociale innescato dalla cosiddetta crisi COVID-19. La malattia è indiscutibilmente reale e, per di più, non molto conveniente, se non che non minaccerà mai l’esistenza del paese. Il Paese è minacciato, prima dai suoi politici e poi dai suoi nemici esterni dichiarati apertamente e oltraggiati. I greci lo sanno ancora per la maggior parte nonostante l’indottrinamento europeista e immigratorio da quasi quarant’anni, da qui, tra le altre ragioni, l’emancipazione degli scettici che si sta formando contro la propaganda (…)  Uno scettico in greco è prima di tutto uno scettico che pensa semplicemente.

(…) Il campo di Mória è totalmente distrutto. Tredicimila invasori musulmani si sono dati alla clandestinità e ora vagano per l’isola, minacciando la sua popolazione. E ad Atene, la mattina del 9 settembre, Mitsotákis ha convocato ad Atene un consiglio straordinario dei ministri a seguito degli eventi di Lesbo. È stato allora in fretta e furia che la polizia ha evacuato gli invasori “migranti” da piazza Vittoria ad Atene per accamparsi in un campo chiuso la mattina del 9 settembre, radio 94.3 FM.

All’ultimo momento… e questa volta finalmente grazie al COVIDISMO, il governo si è reso conto che i campi devono finalmente diventare centri ermeticamente sigillati… questo per non aggiungere una sesta colonna alla quinta colonna dei ministeri, delle ONG o delle università.

(…) La fine della partita è vicina. Solo che l’anima del Paese non ha deposto le armi e che il tempo potrebbe rivelarsi propizio al rovesciamento, o addirittura alla catarsi.

 

“Prepariamoci alla guerra, oppure alla sconfitta attraverso i negoziati imposti da Berlino. Ricordiamoci che gli agenti di Erdogan a Mória hanno agito come previsto e ora dobbiamo affrontare le ostilità a tutti i livelli, qualora l’esercito turco dovesse invadere il Mar Egeo. E i 150 migranti salvati nella notte al largo di Amorgos, saranno riportati in Turchia”, ha riferito 94.3 FM la mattina del 9 settembre. Sì, Amorgos, l’isola del “Grande Blu”… ciao Cicladi.

 

Fuoco… e presto sangue?

 

 

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Traduzione per comedonchisciotte.org da cura di Franz-CVM