Dott.ssa Loretta Bolgan: vaccini a mRNA, facciamo chiarezza

Denso appuntamento con l’inestimabile Loretta Bolgan nella trasmissione FRI: MEDICINA RISPONDE, andato in onda lunedì 8 marzo sui canali di Rinascimento Italia.

La dottoressa, laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche, ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze farmaceutiche a Padova e lavorato come Research fellow al Massachusetts General Hospital di Boston.
Finiti gli studi ha lavorato come ricercatrice industriale nello sviluppo di kit di biologia molecolare, nell’allestimento di dossier di registrazione di farmaci e galenici.
Da oltre 20 anni collabora come consulente scientifico con associazioni no-profit, movimenti civici e comitati scientifici che hanno come obiettivo la tutela del consumatore, della salute umana e ambientale e lavorano per la libertà vaccinale e terapeutica e per la salvaguardia dell’ambiente.

Nella trasmissione, condotta da Fabio Frabetti, la dottoressa Bolgan ha voluto rispondere alle domande degli ascoltatori per chiarire molti dubbi relativi al funzionamento, all’efficacia ed ai rischi dei nuovi vaccini ad mRNA prodotti da Pfizer/Biontech e Moderna.

Nello specifico tali prodotti sono del tipo ad mRNA non replicanti e “dopo la traduzione in proteina vengono degradati “, non essendo pertanto “in grado di formare nuove catene di RNA “.
Sebbene tale meccanismo non renda automaticamente contagioso per gli altri il soggetto vaccinato, continua la dottoressa Bolgan, l’individuo potrebbe essere comunque soggetto ad infezione da Sars-Cov-2 e non sono da escludere nemmeno fenomeni di riattivazione del virus stesso.
E’ in questo quadro che andrebbero quindi inquadrati i frequenti casi di positività tra gli operatori sanitari dopo la vaccinazione, essendo da escludere la presenza di liposomi del vaccino all’interno della saliva dell’individuo.
Tale situazione implicherebbe infatti la replicazione virale (e quindi l’automatica contagiosità dell’individuo vaccinato) e sarebbe in diretto contrasto con la definizione stessa di vaccino ad mRNA non replicante.

Per chiarire definitivamente questo aspetto di primaria importanza, prosegue la dottoressa Bolgan, è necessario che vengano condotti in tempi rapidi studi tramite sequenziamento.
Relativamente all’efficacia i dati al momento forniti dalle case farmaceutiche parlano di una copertura teorica fino al 95%, ma essi sono stati ottenuti confrontando una popolazione vaccinata ed una non vaccinata in un momento di assenza dell’epidemia, rendendo i numeri diffusi dai media e dalle autorità privi “di qualunque riscontro con la realtà “.
Per tale considerazione sarà necessario aspettare “la fine dell’epidemia per sapere l’effetto sulla protezione dall’infezione e dalla malattia “.
A rendere il quadro ancora meno incoraggiante si deve aggiungere la totale assenza di studi, anche pre-clinici, su eventuali fenomeni di potenziamento della malattia (ADE, Antibody-dependent Enhancement).

L’analisi di questo fenomeno è di primaria importanza specialmente per gli individui che sono già stati soggetti all’infezione (e quindi hanno sviluppato anticorpi naturali), rendendo di fatto la vaccinazione sconsigliata per coloro che hanno già avuto la Covid-19.
Essendo infatti tali anticorpi naturali anche di “tipo auto-immune” c’è il rischio che la stimolazione indotta dalla vaccinazione possa “indurre addirittura malattie autoimmuni importanti “.
Questo fenomeno, peraltro, non è strettamente legato soltanto ai vaccini a mRNA, ma riguarda tutti i vaccini Covid-19 essendo la formazione di questa tipologia di anticorpi legata alla presenza della proteina Spike.
Ma non è tutto: sulla Spike la dottoressa Bolgan aggiunge anche altre considerazioni relative alle sue proprietà come tossina, come la capacità di tale proteina di formare aggregati prionici nel cervello dell’individuo con conseguente rischio di sviluppare il Parkinson.

In merito alla presunta ingegnerizzazione del virus non viene esclusa nessuna ipotesi: se è vero infatti che ci sono forti indizi in merito ad un avvenuto potenziamento in laboratorio (ad esempio la presenza di alcuni frammenti HIV nel sito di legame, caratteristica unica del virus Sars-Cov-2) “l’ingegnerizzazione da sola non può portare ad una pandemia“, tendendo tali virus a distruggersi molto rapidamente.
In tal senso rimane aperta la questione su come sia avvenuta la “naturalizzazione” del virus che avrebbe permesso la replicazione all’interno di un organismo umano o umanizzato (come i topi all’interno del laboratorio di Wuhan).

Sul tema eventi avversi viene fatta distinzione tra fenomeni legati alla reattogenicità del vaccino, le classiche reazioni a breve termine riportate anche nelle schede tecniche dei farmaci, e quelle a lungo termine.

Proprio in merito a queste ultime non abbiamo dati a disposizione, e la possibilità in futuro di stabilire un nesso di causa richiederebbe la presenza di un gruppo di controllo mai vaccinato con cui effettuare un confronto.
Poichè i produttori stanno cominciando a vaccinare anche tale gruppo di controllo, risulta chiaro come “faremo fatica ad avere il dato a medio-lungo termine ” per quanto riguarda gli eventi avversi.
In merito ad un confronto tra questi gruppi di vaccini e quelli ad adenovirus sulle tre grandi categorie di danni da vaccino, ovvero ” il potenziamento della malattia, l’autoimmunità e la vaccino resistenza (la possibilità di infezione con varianti più pericolose) non c’è nessuna differenza “, conclude la ricercatrice.
Il rischio aggiuntivo per quanto riguarda i vaccini ad mRNA è relativo alla presenza del liposoma che può indurre anafilassi, oltre al rischio di uno sviluppo non del tutto corretto nella conformazione della proteina Spike, che può portare alla formazione di Prioni sopra accennata o di altre tossine pericolose per la persona.

Gli adenovirus, invece, tendono ad entrare nel nucleo vicino al dna genomico, rendendo meno improbabile la possibilità di integrazione con il DNA rispetto alla prima categoria di farmaci.
Come possiamo osservare le problematiche sono diverse, e legate alla tecnica utilizzata, ma “i tre grossi rischi gravi che dipendono dalla Spike sono uguali “.
In conclusione, per i problemi sopra evidenziati, la dottoressa Bolgan sconsiglia fortemente la vaccinazione: si tratta di vaccini “che non dovevano nemmeno entrare in commercio “, viste le problematiche relative a qualità, sicurezza ed efficacia non accettabili.
La scelta di vaccinare per il virus Sars-Cov-2 è stata evidentemente fatta senza tenere conto dell’impatto sulla popolazione (vaccinata e non) e sull’andamento dell’epidemia stessa, rischiando di compromettere la capacità del virus di attenuarsi naturalmente e diventare endemico come nel caso del virus Sars-Cov-1 del 2003.

Altri aspetti affrontati nella trasmissione sono il rischio di sterilità in seguito a vaccinazione, la maggior frequenza di danni cardio-vascolari tra le reazioni avverse segnalate, e molto altro…buona visione.

Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento la dottoressa Bolgan ha pubblicato recentemente due documenti che potete trovare di seguito:

VACCINI COVID-LE PIATTAFORME INNOVATIVE-vaccini a mRNA-parte I

VACCINI COVID-LE PIATTAFORME INNOVATIVE-vaccini a mRNA-parte II