COVID 19 e vaccini: chi sono i veri Terrapiattisti?

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Dopo l’interessantissima intervista rilasciataci in estate – Il chimico Mainardi: cosa succede al tuo corpo quando ti vaccini –  il Dott. Paolo Mainardi ritorna a parlare dei studi che hanno portato alla messa in commercio dei sieri contro il Covid19, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro “Senza Precedenti. Le parole che hanno caratterizzato questi ultimi anni” (Collana libri dell’UnaMedicina), pubblicato i primi giorni di dicembre 2022.

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Di Paolo Mainardi per ComeDonChisciotte.org

 

Seneff S. and Nigh G. (2021). Worse Than the Disease? Reviewing Some Possible Unintended Consequences of the mRNA Vaccines Against COVID-19International Journal of Vaccine Theory.

In questo articolo, Seneff e Nigh, MIT di Boston, ripetono più volte le parole: “Senza precedenti”, che non associano solo all’utilizzo di mRNA o al fatto che è la prima formulazione realizzata da Moderna. Le associano anche al fatto che è il primo vaccino ad essere stato messo in commercio con nient’altro che dati preliminari sull’efficacia, e con affermazioni non chiare sulla riduzione delle infezioni, della trasmissibilità o dei decessi.

A sostenerlo non sono solo i diversi articoli di Peter Doshi, senior editor del BMJ [1][2], ma anche lo stesso Dr. Tal Zaks, CMO (Chief Medical Officer) di Moderna, che nel luglio del 2020 ha dichiarato a BMJ: “il trial non può giudicare i ricoveri ospedalieri e le morti per Covid-19 in base alla dimensione e alla durata, in quanto sono semplicemente troppo rari”; “lo stesso vale per la sua capacità di salvare vite o prevenire la trasmissione: gli studi non sono stati progettati per scoprirlo”.

Curiosamente, nello stesso luglio 2020, un comunicato stampa di Moderna riportava che “Il trial mira a studiare se il vaccino può prevenire Covid-19 gravi” e “cerca di capire se il vaccino possa prevenire la morte causata da covid-19”, ossia tutto quello che ci si aspetta da un vaccino. Altrimenti a cosa serve?

La pensa così anche il Prof Peter Hotez, MD PhD, preside della National School of Tropical Medicine presso il Baylor College of Medicine di Houston: “Idealmente, da un vaccino antivirale ci si aspetta che faccia due cose…in primo luogo, ridurre la probabilità di ammalarsi gravemente e andare in ospedale, e due, prevenire l’infezione e quindi interrompere la trasmissione della malattia”.

Il Dr. Eric Topol, Fondatore e Direttore dello Scripps Research Translational Institute, professore di medicina molecolare presso lo Scripps Research Institute, e redattore capo di Medscape, lo chiese espressamente al Dr. Paul Offit, del comitato consultivo della FDA, il quale, alla domanda:  “Non stiamo parlando solo di una lieve infezione positiva alla PCR, deve essere una malattia da moderata a grave per qualificarsi come evento positivo, giusto?”, rispose: “Esatto”.

Ma non è stato così, come ammesso dallo stesso Zaks. In tutti gli studi di fase III per i quali sono stati resi noti i dettagli, le infezioni confermate in laboratorio, anche con solo sintomi lievi, sono state qualificate come conformi alla definizione dell’endpoint primario. Le persone con solo tosse e positivi al test di laboratorio sono state considerate come casi positivi al Covid19.

Qui entriamo in una pagina buia della vicenda, dove coloro che manifestavano dubbi, perplessità, anche fondate su evidenze scientifiche, venivano etichettati come terrapiattisti, in quanto non riconoscevano l’estrema utilità dei vaccini a salvarci dalla pandemia.

Ma chi sono i veri Terrapiattisti?

Sia negli studi clinici, sia nelle comunicazioni ufficiali è stata resuscitata la “teoria del microbo” che spiega come specifici organismi microscopici causino malattie specifiche.

Il primo a sostenerla in passato fu Agostino Bassi con una serie di esperimenti tra il 1808 e il 1813, che mostravano che un “parassita vegetale” provocava nei bachi da seta una malattia nota come calcinaccio. Prima di lui fu sviluppata da Girolamo Fracastoro nel 1546 e ampliata da Marcus von Plenciz nel 1762. Nel 1861 Pasteur pubblicò la sua teoria dei germi e, nel 1865, dimostrò il legame tra germi e malattie.

In base a questa teoria un soggetto infetto (positivo ai test) è automaticamente considerato malato e contagioso. Così, negli studi clinici, una positività anche asintomatica è stata valutata come evento “atteso”, anche se l’essere contagiati dimostra l’inefficacia e non l’efficacia del vaccino. L’efficacia del vaccino è misurata almeno dalla capacità di proteggere dall’infezione, pertanto dal numero dei non positivi, che sono un 99% degli arruolati, sia nel gruppo dei vaccinati, sia nei non vaccinati. È come se in uno studio sull’efficacia di un farmaco si registrasse una percentuale di guariti del 99% anche nel gruppo placebo; chi attribuirebbe al trattamento farmacologico la guarigione nel gruppo farmaco?

Si è ricorsi a questa obsoleta teoria del microbo come causa della malattia anche nella comunicazione ufficiale e questo ha portato alla caccia agli untori, persone semplicemente positivi a test, sulla cui attendibilità ci sono mille dubbi. Si è arrivati così, a vedere un elicottero inseguire un solitario runner su una spiaggia desolata, ma, allo stesso tempo, a vedere convalescenti da Covid19, anche con sintomi gravi, ricoverati nelle RSA. Questo accade, come scrivono Seneff e Nigh, quando la gestione della pandemia è affidata a burocrati anziché a medici, e quando si tappa la voce ad esperti titolati non allineati ad un pensiero unico, come riporta Robert F. Kennedy, Jr. nel libro: “Censura e Covid19: un attacco alla scienza e agli ideali americani”.

I veri terrapiattisti sono proprio coloro che hanno accusato i ricercatori indipendenti non allineati di esserlo. Coloro che non hanno tenuto conto che da molti decenni questa teoria è stata superata, come spesso accade nella ricerca scientifica, quando nuove evidenze non soddisfano più una teoria. Secondo Kark Popper, è sufficiente che solo un risultato non sia spiegabile dal modello teorico, per dover rivederlo rivedere. Da decenni, “sappiamo” che l’esito finale di un patogeno dipende dall’interazione con l’ospite, non tanto dalla patogenicità del virus.

Purtroppo, queste nuove evidenze fanno fatica ad essere prese in considerazione in quanto ci sono interessi economici a farci intendere le malattie come conseguenza di agenti esterni e non dovute a fragilità endogene.

Combattere le infezioni con farmaci e con disinfettanti ambientali rappresenta un ottimo mercato, tanto che ancora nel 2012 Casadevall, del Johns Hopkins School of Medicine, sentiva la necessità di definire cosa sia un patogeno, in un articolo con domande e risposte, che riporta come la differenza per un microbo di essere opportunista o commensale dipende dall’ospite [3]. Casadevall mette in evidenza quanto è noto ormai da decenni, che i microbi possono comportarsi da opportunisti o commensali in base alla capacità dell’ospite di gestirli. “Si comportano da opportunisti, causando malattie, nelle persone con un’immunità ridotta, ma non negli individui normali, dove possono essere commensali”.

Lo stesso microbo può causare malattie in un individuo, ma vivere in modo innocuo negli altri, il che significa che lo stesso microbo sarebbe chiamato opportunista in un individuo e commensale in un altro.

Ancora oggi, spesso, ci comportiamo da terrapiattisti nei confronti dei microbi: “sono stato contagiato da tizio…, ha preso una forma virale…”, espressioni, modi di dire, che non tengono conto delle nuove, e anche non tanto nuove, evidenze.

Ed è sorprendente che nel 2022 l’ISS scriva: “Una malattia infettiva è una patologia causata da agenti microbici che entrano in contatto con un individuo, si riproducono e causano un’alterazione funzionale: la malattia è quindi il risultato della complessa interazione tra il sistema immunitario e l’organismo estraneo. I germi che causano le malattie infettive possono appartenere a diverse categorie e principalmente a virus, batteri o funghi” [4].

Concetti da veri TERRAPIATTISTI!!!!

Il 29 ottobre, ad Asti, sono stato invitato a un convegno sul confronto del microbiota del suolo, dei grandi animali e dell’uomo. Il risultato di questo confronto è che siamo permeati da una nebbia di microbi, che entrano ed escono dal ns corpo, in 1 g di feci ci sono da 100 a 1000 miliardi di germi, inclusi virus che siamo riusciti a gestire.

Altro ragionamento da terrapiattisti è sostenere che sia sempre utile stimolare una risposta da parte del sistema immunitario, come fanno i vaccini, ma questa è sempre vantaggiosa?

Nel suo articolo del 2012 Casadevall scrive: “quando la risposta immunitaria a qualche microbo è insufficiente (ossia non neutralizzante) il microbo può replicarsi e diffondersi in tutto l’ospite”.

Ossia stimolare questo tipo di risposta, facilita il virus. Non è semplice capire i meccanismi per cui non sempre stimolare una risposta immunitaria sia vincente, ma sono ben noti e studiati da anni.

Altro aspetto dei terrapiattisti è stato far credere che sia possibile realizzare vaccini contro virus mutanti. I diversamente giovani potranno ricordare lo scettiscismo di importanti ricercatori quando furono messi in commercio i primi vaccini antinfluenzali, contro virus mutanti, un 30% dei quali sono coronavirus che, nel tempo, si sono adattati a convivere con noi. Certo non del tutto innocui, ogni anno assistiamo a picchi epidemici influenzali con aumento del numero di decessi, a livello nazionale non tanto minori di quelli registrati nel 2020.

picchi influenzali

Mentre in alcune aree c’erano picchi elevati di mortalità, in altre c’era una diminuzione. Anche in questo caso i terrapiattisti mostrano realtà dove i virus compaiono e scompaiono in determinate stagioni dell’anno suggerendo che vadano in vacanza nei mesi caldi, quando, invece, i picchi di contagi, di malattie influenzali e decessi, sono dovuti ad una diminuzione dell’efficacia del nostro sistema immunitario delle alte vie aeree, che viene inibito dall’abbassamento delle temperature. Ancora una volta, diamo la colpa del “cadere” ammalati non a una nostra fragilità, ma a fattori esterni, che immaginiamo poter risolvere con i vaccini, i farmaci e i disinfettanti.

Eppure, gli annuali studi europei sull’efficacia dei vaccini antinfluenzali (l’Italia partecipa come ISS) riportano efficacie diverse nei differenti Stati, in quanto i ceppi circolanti sono diversi: più si discostano da quelli progettati nel vaccino, minore è l’efficacia.

Riportano anche efficacie NEGATIVE soprattutto per la variante B, la tardiva, quando i ceppi sono maggiormente mutati, e nella classe 0-14 anni. Questi studi riportano che si ammalano (di influenza) di più i vaccinati dei non vaccinati. Una medicina che asserisce di essere basata sulle evidenze, dovrebbe tenerne conto.

Queste evidenze, riportate dai registri ospedalieri, confermano quanto previsto dagli studi sul potenziamento anticorpo–dipendente (ADE: Antibody Dependent Enhancement), studi di non facile lettura per i non addetti ai lavori, ma che mostrano come il legame tra un virus e gli anticorpi non neutralizzanti faciliti il suo ingresso nelle cellule ospiti e talvolta anche la sua replicazione e porti sia ad un aumento dell’infettività che della virulenza. I primi studi sull’ADE risalgono al 1964!!!!

Peron e Nakaya forniscono prove che mostrano come precedenti esposizioni ai coronavirus sperimentate dagli anziani potrebbe predisporli all’ADE dopo l’esposizione a SARS-CoV-2. Ricordo che un 30% dei virus influenzali sono coronavirus, è facile esserne stati esposti.

Sulla base di queste evidenze, ha senso ripetere frequentemente una vaccinazione? O sono terrapiattisti coloro che lo affermano?

La ricerca evolve rapidamente, occorre essere flessibili e disponibili a mettersi in discussione se non si vuole diventare dei terrapiattisti.  I concetti, le nuove teorie espresse dai virologi evoluzionisti, ossia da coloro che hanno scoperto che la Terra non è piatta, sono sconvolgenti.

Il virologo Virgin, in una bellissima review, ci mostra il corpo umano come un ecosistema, composto da cellule, batteri (10 volte le nostre cellule), funghi, virus (100 volte le nostre cellule), dove il nostro corpo cellulare non è nemmeno al centro, così come la Terra non è al centro dell’Universo. Ne costituisce un semplice contenitore, uno spazio abitativo, (quanti sono sobbalzati sulle seggiole, quando lo dicevo a congressi tanti anni fa) che, anche se l’istinto di sopravvivenza riguarda l’ecosistema, non il corpo cellulare, nessuno ha interesse a distruggere. Purtroppo per noi, nel salto di specie, i nuovi microbi arrivano da animali con maggiori capacità di noi di gestirli. Quale è l’interesse di un elefante di rompere tutto se messo in una cristalleria? Nessuno, non rompe perché è cattivo, ma per la fragilità degli oggetti contenuti.

Anche i virus sono commensali a noi utili: i fagi controllano sovra crescite batteriche (disbiosi), i mutanti mantengono allenato il sistema endogeno di riconoscimento di eventuali nuovi virus, attraverso i quali, impediamo ad essi di replicare. Meno replicano, meno danni subiamo, meno siamo contagiosi.

Come è riportato da Casadevall, “li riconosciamo e gestiamo attraverso i  linfociti B che producono anticorpi, che si attaccano al virus per neutralizzarlo direttamente oppure etichettarlo”.

La tolleranza dei linfociti B dipende dalla biodiversità dei ceppi batterici intestinali, se è bassa, si riduce la capacità di riconoscerli e di gestirli. Così subiremo molti danni, saremo fortemente contagiosi.

Come è ben riportato dal geriatra milanese Di Sabatino, a una bassa biodiversità dei ceppi batterici intestinali corrisponde una risposta infiammatoria cronica di basso grado che produce citochine anti-infiammatorie diverse da quelle abili, che sono, invece, prodotte da un microbiota altamente biodiversificato.

Alla nascita abbiamo una scarsa biodiversificazione, soprattutto lo svezzamento la incrementa fino a quella dell’adulto, poi, diventando anziani si torna bambini, la biodiversificazione torna ad essere quella dei primi mesi di vita (vulnerabilità dei primi 1000 giorni = fragilità dell’anziano).

invecchiamento

Diversi studi dimostrano come il nostro microbiota abbia diminuito la biodiversità, (ad esempio studio tra abitanti di Firenze e del Burkina Faso). La perdita di contatto con il suolo, lo stile di vita e gli stili di alimentazione sempre più indirizzati a privazione di cibi, hanno aumentato la nostra fragilità.

Molto probabilmente la diversità degli esiti al SARS-COV-2 tra Nord e Sud sono stati dovuti anche ai differenti stili alimentari.

Infatti, studi riportano esiti peggiori al SARS-COV-2 in soggetti con risposta infiammatoria cronica di basso grado, ossia con citochine anti-infiammatorie diverse da quelle abili, ossia con microbiota scarsamente biodiversificato. Ed è il cibo a stimolare la biodiversità del microbiota.

citochine

microbiota

Se da una parte, la fragilità rende più vulnerabile ai virus, riducendo la capacità di riconoscerli e gestirli, dall’altra rende vulnerabile anche ai vaccini, in quanto stimolano una risposta del sistema immunitario (debole) non neutralizzante, che facilita i virus a replicare e a entrare nelle cellule.

Ippocrate da Coo, che aveva già capito il ruolo del cibo, aveva intuito l’esistenza del microbiota come “La forza vitale che tende per natura a riequilibrare le disarmonie che portano patologie” e definito come “la migliore medicina consista semplicemente nello stimolare questa forza innata”. Inoltre (la “mia” UnaMedicina) sosteneva anche che:

Ci sono solo due cose, scienza e opinione: la prima genera conoscenza, la seconda ignoranza.

In questi ultimi anni, abbiamo ascoltato tanta opinione, poca scienza.

PER APPROFONDIRE IL TEMA: www.unamedicina.it

 

Di Paolo Mainardi per ComeDonChisciotte.org

 

Paolo Mainardi. Dall’anno della sua laurea in chimica (1982) entra a far parte di un gruppo di ricerca su epilessia dell’Università di Genova. Partecipa a studi sul ruolo della serotonina cerebrale nell’epilessia, che dimostrano una sua azione protettiva delle crisi, anche se era ampiamente ritenuta essere pro-convulsiva. Ricerca un modo per confermare questo suo ruolo anti-epilettico e individua in una sieroproteina del latte, principalmente del colostro umano, la molecola capace di aumentare la sintesi cerebrale di serotonina. Approfondendo le sue azioni, scopre il microbiota, di cui si innamora, diventando un profondo studioso.
www.dottpaolomainardi.it

 

NOTE

[1] Doshi, P. (2020). Will COVID-19 Vaccines Save Lives? Current Trials Aren’t Designed to Tell Us. BMJ 371: m4037.

[2] Doshi P. (2021b). Clarification: Pfizer and Moderna’s “95% effective” Vaccines — We Need More Details and the Raw Data. BMJ blog. Accessed 02/20/21

[3] Pirofski LA, Casadevall A. Q&A: What is a pathogen? A question that begs the point. BMC Biol. 2012;10:6. Published 2012 Jan 31. doi:10.1186/1741-7007-10-6

[4] https://www.epicentro.iss.it/infettive/#:~:text=I%20germi%20che%20causano%20le,a%20virus%2C%20batteri%20o%20funghi.

Pubblicato da Massimo A. Cascone per ComeDonChisciotte.org

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