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“Con questo caldo si muore !” – la scioccante realtà delle esportazioni di animali vivi

 

DI BORZOU DARAGAHI

Guardian.com

Per effetto della domanda globale di carne, gli animali vengono spostati da una parte all’altra del mondo, in continuazione. Gli attivisti dicono che questo bestiame vive in condizioni intollerabili e che tutti noi stiamo chiudendo un occhio

Al valico di frontiera di Kapikule tra Turchia e Bulgaria, Lesley Moffat si fa avanti, con un blocco-note in mano, camminando accanto ai camion parcheggiati e carichi di mucche e pecore vive che aspettano – in questa terra di nessuno – di essere esportate dall’UE.  A volte, gli animali restano sui camion per giorni, bloccati in container metallici appena coperti sotto un sole accecante, mentre camionisti, burocrati, importatori ed esportatori discutono su scartoffie e tasse da pagare.

Le mucche cercano di infilare la testa fuori, all’aria fresca e i container sono pieni di urina e di letame con un livello di ammoniaca dentro i rimorchi che continua ad aumentare man mano che il viaggio va avanti. La Moffat – che ha fondato la ONG olandese Eyes on Animals – infila la mano nella grata di un camion per controllare la riserva d’acqua per gli animali. “Guarda qui” dice, afferrando del fieno caduto nella canaletta dell’acqua e mostrando lo sterco che lo blocca. “E’ pieno di paglia sporca e di merda e da qui non possono bere” – dice. “Gli autisti devono farli bere dai secchi”.

Gli autisti devono farli bere dai secchi ” – bestiame in attesa al confine. Foto: Jo-Anne McArthur/Eyes on-Animals/TheGuardianPhotograph

Tira fuori un termometro elettronico e lo infila tra le grate. La temperatura – oltre i 30°C – è più alta di quanto prevedono i regolamenti dell’UE – e la annota mentre si muove da un camion all’altro, accarezzando sul muso qualcuno degli animali stremati  e versa anche acqua della sua bottiglia per far bere le mucche assetate . “La lingua arrotolata è un segno dello stress da calore” – dice, indicando una mucca dentro uno dei camion.

Per anni le autorità hanno promesso di costruire un’area di pascolo all’ombra per gli animali che aspettano al confine e fa vedere anche un progetto che indica dove dovrebbe essere la struttura. Ma non è successo niente “Ogni anno, qui è la stessa cosa”, dice. “I camion arrivano quando la temperatura supera i 30°C, anche se è illegale. C’è solo un idrante antincendio, non c’è ombra, nessuna infrastruttura ed i camion aspettano tutto il giorno sotto il sole. ”

La domanda di carne sta aumentando in tutto il mondo, malgrado la sfida degli attivisti per i diritti degli animali e di uno stile di vita vegetariano e vegano che si sta diffondendo in Occidente. L’attività di esportazione di carne viva è fiorente. In ogni momento del giorno ci sono animali che vengono spostati per enormi distanze in tutto il pianeta. I cavalli dagli Stati Uniti sono caricati su camion e mandati per essere massacrati in Messico. I maiali del Canada sopportano temperature polari mentre aspettano alla frontiera con gli Stati Uniti. Il bestiame che arriva dall’Europa centrale viene trasportato con i camion fino ai confini più remoti della Russia, dove vengono macellati, ingrassati o allevati. Le mucche dall’Australia, dall’Uruguay e dall’Argentina vengono caricate sulle navi che ci mettono settimane per arrivare in Medio Oriente.

Il commercio sta aumentando rapidamente. Nella sola UE, le esportazioni di cavalli vivi, bovini, polli, ovini, suini e caprini – principalmente verso Turchia, Nord Africa e Medio Oriente – sono cresciute del 62,5% tra il 2014 e il 2017, fino a circa 586 milioni di chili. L’anno scorso, l’Australia ha esportato 2,85 milioni di capi di bestiame per 1,4 miliardi di dollari, principalmente verso Kuwait, Qatar e Indonesia, e le cifre stanno aumentando. Secondo l’Australian Bureau of Statistics, le esportazioni di ovini vivi sono aumentate del 21,4% e i vitelli vivi sono aumentati del 9,7% tra marzo 2017 e marzo 2018.

Questo commercio ha senso dal punto di vista economico, e alimenta le persone, come succede in Turchia, dove il governo è disposto a pagare un premio per le carni importate perché il paese consuma molto più di quanto produce. Le esportazioni di animali vivi riducono la necessità di costruire e mantenere costose attrezzature per la carne congelata. La UE importa grandi quantità di frutta e verdura ed esporta animali vivi contribuiscono a colmare il gap commerciale.

Inoltre, i macellai nei paesi musulmani chiedono agnello e manzo appena macellati. “Dipende dalla cultura del consumo di carne”, afferma Jean-Luc Mériaux, segretario generale dell’Unione Europea per il commercio di bestiame e carne (UECBV), una lobby con sede a Bruxelles che sostiene che queste esportazioni forniscono un contributo importante per l’economia della UE. “Vogliono carne molto fresca e la mangiano appena macellata. E se non gli diamo noi il bestiame, lo farà qualcun altro – forse il Brasile, Uruguay o Australia “.

Animali al confine. Foto: Jo-Anne McArthur/Eyes on Animals/The Guardian

Ma il commercio solleva qualche scomoda domanda etica. Qui, al confine tra Turchia e Bulgaria, si forma uno stretto collo di bottiglia, formato dai tanti animali che lasciano la UE per la Turchia e per il Medio Oriente e qui molte  mucche vengono ammassate in spazi in cui non riescono nemmeno a sdraiarsi. Stranamente, solo qualcuna muggisce e questo è segno di sfinimento. Una mucca sanguina da un moncone, dopo che si è rotta un corno contro la ringhiera del camion e qualcuno l’ha rubato.

Tra le tante attività minori, ora la Moffat parla con i camionisti, cerca di assistere gli animali per quanto può e quando trova un vitello, appena nato, in pericolo (probabilmente il vitello è nato durante il viaggio), chiama un veterinario dalla vicina città di Edirne, nel nord-ovest della Turchia, e paga per le cure mediche.

La Moffat è nipote di allevatori di bestiame che vivono in Ontario, gente che trattava bene le sue quaranta o più mucche e fin da bambina imparò a guardare al movimento dell’agrobusiness globale e cominciò a pensare a come doveva vivere quel bestiame e alle condizioni che considerava insostenibili per gli animali e immorali per le persone che consumavano la loro carne. “Ho imparato a conoscere l’agricoltura come un contadino, quando avevo 12 anni” – dice – “e questo mi ha reso un attivista da subito.”

Ora, insegue fisicamente commercianti e camion, spesso facendo chilometri e chilometri in auto, annotando il modo in cui vengono trattati gli animali che vengono loro affidati. La sua esperienza più spaventosa fu nel 2005, mentre stava controllando quel che faceva un commerciante nelle campagne del Belgio. Lo stava osservando mentre in un campo faceva salire degli asini su un camion. Quando lui la riconobbe,  lei tornò di corsa verso la sua auto e, intanto, lui la seguiva con una mazza da baseball con cui voleva distruggere la sua auto. Lei scappò via mentre quell’uomo la inseguiva. “Non ho mai guidato tanto veloce” – dice – “Attraversavo i borghi dei paesi a 180 km/h.”  Poi finalmente riuscì a parcheggiare davanti a un caffè e chiedere aiuto.

Ma la maggior parte degli incontri è molto meno conflittuale. Durante le ore passate lungo il confine, diversi camionisti che la Moffat sveglia dai loro pisolini, acconsentono ad accendere i ventilatori che si trovano dentro i rimorchi quando lei fa notare quanto è alta la temperatura. Altri promettono di far bere gli animali mentre aspettano che arrivino i documenti della dogana. La Moffat è in sintonia con la difficile situazione dei camionisti, molti dei quali farebbero un lavoro agricolo se non fosse per la prepotenza dell’agricoltura industriale. Molti dei camionisti esprimono simpatia per gli animali e sembra che vogliano collaborare.

“Non sono loro, quelli che hanno i soldi”, dice. “Non sono loro i capi. Sono costretti a guidare davvero per tante ore, per lunghe distanze e da soli, cosa che è illegale, ma che mette al sicuro i soldi dei boss “.

Lesley Moffat ed un veterinario , Ibrahim Sarigöz, visitano un vitello.  Foto: Jo-Anne McArthur/Eyes on Animals/The Guardian

Questa è solo una delle prime linee su cui gli attivisti di tutto il mondo combattono da anni. Negli anni ’90, diffuse proteste  nel Regno Unito dominarono la stampa. Nel 1995, Jill Phipps, un’attivista per i diritti degli animali, di 31 anni, fu  uccisa schiacciata da un furgone durante una protesta contro l’esportazione di vitelli vivi nei Paesi Bassi. Se ne è parlato di nuovo durante le discussioni sulla Brexit, con Michael Gove, Segretario per l’ambiente del Regno Unito, che si occupa di vietare l’esportazione di animali vivi dopo che il paese ha lasciato la UE, cosa che non sarebbe consentita dalle regole commerciali che esistono attualmente nella UE.  In Nuova Zelanda esiste un divieto di fatto sulle esportazioni per animali da macello in vigore dal 2003, mentre ora gli attivisti in Australia stanno cercando di far passare un divieto, dopo aver mostrato del materiale raccolto di nascosto per far vedere a quali abusi vengono sottoposti gli animali da macello che viaggiano sulle navi  per tutto il mondo. Le mucche – dicono – vengono stipate in container che si riempiono di decine di migliaia di litri di urina e di feci durante i loro viaggi che impiegano settimane.

I sostenitori dei diritti degli animali insistono sul fatto che il commercio di animali vivi non è necessario e che gli animali dovrebbero essere allevati il più vicino possibile ai posti dove vengono mangiati, o macellati ed esportati solo come carcasse congelate. “Vogliamo che finisca questo commercio crudele e assolutamente fuori dal tempo”, afferma Reineke Hameleers, direttore dell’ Eurogroup for Animals. “Gli animali non sono merce, sono esseri viventi. ”      Jørn Dohrmann, un deputato danese del Parlamento europeo che è relatore sulle esportazioni di animali vivi, dice che la UE dovrebbe rifiutarsi di far vendere gli animali a quei paesi dove saranno soggetti ad abusi.

Gli attivisti sostengono che le linee guida stabilite dalla UE e dagli stati membri vengono facilmente raggirate dal momento che gli animali vengono trasportati su camion o navi di proprietà di mega-imprese. “Non possono muoversi”, dice Francesca Porta, dell’ Eurogroup for Animals. “Se gli animali cadono per terra, non ce la fanno a  rialzarsi, sono esausti perché la durata del viaggio è molto lunga. Non hanno acqua, né cibo, né tempo per riposarsi. Per gli animali non svezzati in particolare, il tasso di mortalità è altissimo. “La UE è profondamente consapevole di questi fatti e di come vengono applicate le sue normative, infatti sta facendo degli accertamenti il cui risultato dovrebbe essere pronto entro gennaio 2019. Dohrmann il mese scorso è andato in Turchia per vedere come trattano gli animali alla frontiera. “Penso che la Commissione europea sia debole su questa questione“, dice. “Ci sono 28 diverse normative nazionali e 28 modi di implementarle diversamente in ogni paese “.

La UECBV insiste sul fatto che il settore  si attenga ai rigidi requisiti delle leggi sia nazionali che europee, riconoscendo che occasionalmente potrebbero esistere “carenze” e margini di miglioramento. Mériaux dice che le aziende che non rispettano le regole esistenti non sono idonee per operare. “Provate a caricare un camion in Francia o in Irlanda in estate e non avrete il permesso di andare in Turchia perché le temperature sono troppo alte”, dice. “Vi diranno di aspettare almeno un paio di settimane.”

“Dovremmo pensarci due volte prima di farli soffrire …’ – Animali al confine. Foto: Jo-Anne McArthur/Eyes on Animals/The Guardian

Il settore industriale sostiene perfino che le azioni degli attivisti possano portare a conseguenze non intenzionali. Kirk Leech, direttore esecutivo di un lobbying di Londra, l’European Animal Research Association, cita come esempio una azienda olandese costretta a usare un traghetto russo decrepito e arrugginito per portare le sue pecore dalla costa del Kent in Francia, per farle macellare con il metodo halal, perché nessun’altro traghetto voleva trasferire animali vivi. “Dato che gli attivisti hanno fatto una grande campagna su questa storia, anche altri trasportatori – potenzialmente migliori come Eurotunnel – sono stati costretti  a rifiutare di portarli” ha detto  “Eurotunnel muove carri armati, alcol e sigarette, ma non porta animali che servono per il consumo di cibo o per scopi di ricerca, perché hanno paura delle conseguenze sulla loro reputazione”.

Solo Air France e alcune compagnie charter trasportano animali vivi per la ricerca o il consumo. Leech ricorda il caso di animali vivi che dovevano andare da Lisbona a Oporto, in Portogallo – 300 Km. – ma l’unico modo, in aereo, dovevano era via Francoforte, caricando quelle povere creature di altro stress, perché l’operatore nazionale portoghese si rifiutava di trasportarli.

La Moffat conosce bene questi argomenti e ammette che a volte si vince e altre si perde. “Da qualche parte si deve cominciare, e quando pulisci da una parte, succede che si sporca da qualche altra parte” – dice, comunque non ha intenzione di mollare. “Non importa se questi animali finiranno per essere massacrati” – dice – “Per qualunque essere che abbia desiderio di vivere e che può provare dolore, dovremmo pensarci due volte prima di lasciarlo soffrire. Per me significa allargare il raggio della compassione umana che include tutto ciò che prova dolore”.

 

Borzou Daragahi

Fonte: https://www.theguardian.com

Link: https://www.theguardian.com/environment/2018/jul/30/this-one-has-heat-stress-the-shocking-reality-of-live-animal-exports 

30.08.2018

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Davide